
I PIÙ LETTI DEL MESE
-
PER IL 2026 ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO!

SOSTIENI
BastaBugie
CON UNA OFFERTA
DI ALMENO 15 EURO
Riceverai un omaggio -

Audio registrati
SCEGLI UN ARGOMENTO
Aborto
America
Animalisti e vegetariani
Attualità
Cinema
Comunismo
Cristianesimo
Ecologia
Economia
Eutanasia
Evoluzionismo
Famiglia e matrimonio
Fecondazione artificiale
Immigrazione
Islam
Libri
Liturgia e sacramenti
Morale
Omelie
Omosessualità
Pedofilia
Pillole
Politica
Santi e beati
Scienza
Scuola
Storia
Televisione
« Torna alla edizione
VIGANO' E DON POMPEI, SENZA GERARCHIA NON C'E' CHIESA VISIBILE
La recente vicenda legata a don Leonardo Maria Pompei, ex parroco di S. Maria Assunta in Cielo in Sermoneta, attualmente sospeso a divinis dal suo vescovo, mons. Mariano Crociata, ha provocato numerosi commenti sul web. Com'era da prevedersi, dal momento che don Pompei è molto presente su internet e sui social media. La Nuova Bussola Quotidiana ha ospitato, tra gli altri, un articolo del prof. Daniele Trabucco, che ha poi replicato sul blog chiesaepostconcilio.
S. E. Mons. Carlo Maria Viganò ha inviato alla nostra redazione uno scritto di sei pagine dall'eloquente titolo Obœdientia obœdientibus (l'obbedienza si deve a chi obbedisce), che intende essere una precisazione al contenuto di fondo degli articoli in questione, contenuto che possiamo così riassumere: l'obbedienza ai legittimi superiori rimane virtù necessaria anche in tempi, come quelli attuali, in cui la Chiesa vive una crisi senza precedenti.
La lettera di mons. Viganò mette in risalto che l'obbedienza assoluta si deve solo a Dio, mentre alle diverse autorità umane è dovuta un'obbedienza «subordinata e condizionata alla sottomissione dell'autorità umana (e dell'ordine impartito) all'autorità di Dio» (frase in grassetto nella lettera). Il riferimento di questa affermazione sarebbe, nelle intenzioni di mons. Viganò che la riporta, la Summa Theologiæ, II-II, q. 104, a. 4. Don Pompei avrebbe dunque fatto bene a disobbedire al proprio vescovo in quanto egli, «superiore dottrinalmente deviato», gli avrebbe impartito un «ordine dottrinale» (e non meramente disciplinare) non conforme alla volontà di Dio.
Nel parallelo tra don Bosco e padre Pio da una parte e don Pompei dall'altra - parallelo intavolato dal prof. Trabucco, a cui Viganò intende rispondere - vi sarebbe una differenza essenziale, che permette di comprendere la legittimità del comportamento di don Pompei: «Perché il ragionamento del prof. Trabucco sia valido - spiega mons. Viganò - tanto padre Pio quanto don Pompei dovrebbero essersi trovati ad obbedire a dei superiori legittimi, ossia che esercitano la propria Autorità conformemente alla Legge di Dio, alla Verità rivelata, al Magistero immutabile della Chiesa». Va da sé, seguendo il filo logico dell'argomentazione, che l'autorità preposta a don Pompei sarebbe dunque illegittima, a differenza di quelle preposte a don Bosco o a padre Pio.
AFFERMAZIONI CONFUSE
Tale illegittimità non riguarderebbe solo il vescovo di Latina, ma l'intera gerarchia della Chiesa cattolica, che ormai l'ex-Nunzio negli Stati Uniti denomina «gerarchia conciliare e sinodale», la quale «si è sottratta all'autorità di Dio e della Chiesa nel momento in cui, adulterando la fede, si è sinodalizzata». Poco oltre, Viganò spiega che, in realtà, «sono loro stessi ad affermare di essere la "nuova chiesa" rispetto a quella preconciliare»; per questa ragione, «obbedire a questi pastori significa rendersi loro complici, ed essere in comunione con loro esclude l'essere in comunione con la Chiesa cattolica apostolica romana».
Le affermazioni di Sua Eccellenza risultano tanto forti nei toni quanto confuse nei contenuti. Mi pare che la maggiore evidenza di tale confusione si ritrovi nell'errata ricostruzione del pensiero di san Tommaso. Si sarà notato che nella citazione verbatim sopra riportata, mons. Viganò afferma che l'obbedienza alle autorità umane dipende dalla sottomissione sia loro che dell'ordine impartito all'autorità di Dio. Eppure, san Tommaso, nell'art. 5, non afferma affatto ciò. Egli spiega come vi siano due motivi per cui «un suddito può non essere tenuto a obbedire in tutto al proprio superiore». Primo, che vi sia un'autorità superiore che comanda diversamente: «Se dunque l'imperatore comanda una cosa e Dio comanda il contrario, si deve obbedire a Dio senza badare all'imperatore». Secondo, che il superiore comandi relativamente a qualcosa a cui il suddito non è sottoposto, quando in pratica comanda oltre il suo ambito di competenza.
Come si può notare, san Tommaso ammette che vi possano essere degli ordini illegittimi ai quali si può (e talvolta si deve) resistere; ma il testo evocato non supporta affatto l'argomento di Viganò, che è invece ripetutamente orientato a definire la gerarchia cattolica illegittima. San Tommaso parla di ordini illegittimi, Viganò di autorità illegittima; la prospettiva è completamente diversa e profondamente differenti sono le conseguenze. Nel primo caso, è lecito non obbedire ad un ordine oggettivamente contrario alla legge di Dio (o altra legge superiore), oppure ad un ordine che non rientra nella competenza dell'autorità preposta; in nessun modo, però, si questiona la legittimità dell'autorità stessa. Nel secondo caso, che non trova appigli nel testo della Summa, è l'autorità stessa che viene ritenuta illegittima, di modo che qualsiasi ordine che da essa scaturisca risulta a sua volta illegittimo, o comunque non vincolante. Si passa così dalla possibilità di opporre un rifiuto all'esecuzione di alcuni (pochi o tanti) ordini che hanno delle caratteristiche precise, all'opposizione all'autorità in quanto tale, perché ritenuta illegittima.
LE LEGITTIME AUTORITÀ
Secondo mons. Viganò, la bontà del comportamento di don Pompei starebbe dunque nel fatto che ha disobbedito ad autorità a suo avviso illegittime. Una illegittimità che, per Viganò, è palese, dal momento che «papi, cardinali, vescovi e chierici aderiscono tutti, indistintamente, ad un altro Vangelo (Gal 1, 6-7), un'altra religione, un altro credo, un altro papato, un altro sacerdozio, un'altra messa, sostenendo di appartenere a un'altra chiesa, che chiamano conciliare e sinodale». Si tratta dunque dell'impossibilità di obbedire non ad un ordine contrario alla legge di Dio o alle leggi della Chiesa, ma «ad un'autorità usurpata, di cui si sono impadroniti degli eversori eretici e corrotti».
Che questa sia la prospettiva, ne è ulteriore conferma il fatto che né mons. Viganò, né don Pompei (a quanto ci risulta) abbiano fatto ricorso alle legittime autorità competenti contro le sanzioni ricevute, semplicemente perché, nella loro prospettiva, non esistono più autorità legittime nella Chiesa. Questa lettera conferma che avevamo visto giusto quando sottolineavamo che il nocciolo del problema del "caso don Pompei" non era legato alla disobbedienza all'ordine di sospendere le proprie attività sui social, ma al rifiuto di riconoscere la legittimità della gerarchia cattolica. E dunque sembra delinearsi a tutti gli effetti il delitto di scisma, delitto per cui lo stesso Viganò è già stato scomunicato.
La scelta di don Pompei e di mons. Viganò pertanto non riguarda propriamente il tema dell'obbedienza, quanto piuttosto quello ben più ampio e fondamentale dell'apostolicità della Chiesa cattolica e della sua visibilità. Come avremo modo di vedere in un prossimo articolo.
Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Non c'è crisi che dispensi dalla comunione gerarchica" parla di mons. Viganò che difende don Pompei. L'ex nunzio dimentica che nel sacerdozio cattolico è essenziale (per diritto divino) l'inserimento canonico nella struttura gerarchica della Chiesa, senza cui si cade nello scisma. E anche la dichiarazione di eresia può venire solo da chi ne ha l'autorità.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 ottobre 2025:
Il nocciolo della problematicità della posizione assunta da monsignor Carlo Maria Viganò, alla quale anche don Leonardo M. Pompei appare aderire, è il rifiuto almeno implicito della nota dell'apostolicità della vera Chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica, e della sua visibilità (vedi qui il nostro articolo precedente).
Quando si parla di apostolicità della Chiesa si intendono tre aspetti correlati: l'apostolicità d'origine (la Chiesa è fondata sugli Apostoli), quella di dottrina (la Chiesa custodisce nel tempo la dottrina e i mezzi di salvezza trasmessi dagli Apostoli) e quella di successione (ininterrotta successione apostolica).
I tre aspetti, pure distinti, si compendiano nella caratteristica più specifica di questa nota dell'apostolicità, ossia che il fondamento degli Apostoli permane nella Chiesa, tramite i loro successori, fino alla fine del mondo, nella visibilità dell'episcopato e del primato petrino. Laddove ci sono il successore di Pietro e i vescovi in comunione con lui, lì c'è la Chiesa di Cristo. Se - come ha sostenuto mons. Viganò - papi, cardinali, vescovi e chierici fossero illegittimi in quanto affermano di appartenere ad un'altra chiesa conciliare e sinodale, allora potremmo tranquillamente ritenere che è venuta meno l'apostolicità della Chiesa, in quanto è venuto meno l'intero collegio dei vescovi in comunione con il papa e il papa stesso, ossia coloro che tale apostolicità incarnano. Il che è un'eresia. Parimenti sarebbe venuta meno la visibilità della Chiesa, che è strettamente connessa alla permanenza della successione apostolica.
Noi, a differenza dei protestanti, professiamo la necessità di essere parte dell'unità visibile della Chiesa, che è fondata sulla comunione con la gerarchia, nell'obbedienza agli ordini legittimi che essa impartisce. In modo più semplice, alla domanda su dove sia la Chiesa, la fede cattolica ci insegna che la Chiesa è lì dove vi sono i pastori legittimi (chi siano costoro, lo diremo tra poco) e i fedeli in comunione con loro; dove questa comunione non è costituita da affinità, affetto, uniformità di vedute, ma dall'obbedienza agli ordini legittimi, dalla professione della fede della Chiesa e dalla partecipazione agli stessi sacramenti.
Per i chierici, in particolare, è necessario che l'esercizio del proprio ministero provenga dalla missio canonica che essi ricevono dal proprio vescovo (non basta l'ordine sacro valido); i vescovi devono poi esercitare il proprio ministero nella comunione con il Sommo Pontefice, da cui discende ogni giurisdizione. Se l'essere parte dell'unità visibile della Chiesa è condizione necessaria per tutti i battezzati, lo è maggiormente per i chierici; un sacerdote o un vescovo che pretenda di esercitare il proprio ministero al di fuori di questa comunione, e dunque indipendentemente dall'autorità visibile della gerarchia cattolica, tradisce un aspetto essenziale del sacerdozio, aspetto fondato sulla Rivelazione («come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi», Gv 20, 21), e dunque di diritto divino.
Quest'ultima precisazione è di straordinaria importanza, perché ci conferma che non esiste crisi nella Chiesa che possa dispensare un chierico dalla comunione gerarchica. Nel sacerdozio cattolico è essenziale non la sola ordinazione valida, ma anche l'inserimento canonico nella struttura gerarchica della Chiesa; e, sebbene vi sia una distinzione tra validità e legittimità, tuttavia entrambi gli aspetti sono intimamente legati tra loro e necessari per il sacerdozio cattolico. La Chiesa fondata da Gesù Cristo, quella che è veramente indefettibile, ha questa struttura gerarchica: se non c'è questa struttura gerarchica non siamo di fronte alla Chiesa di Cristo, ma ad una chiesa parallela e scismatica. E chi non è inserito in questa comunione gerarchica non fa parte della Chiesa di Cristo. Ancora una volta, ci troviamo di fronte non ad una mera legge ecclesiastica, ma alla legge divina, che non conosce eccezioni.
Occorre fare attenzione, perché nel "mondo tradizionalista" si sta assistendo ad un'enfasi unilaterale sulla verità che membri della Chiesa sarebbero i battezzati che professano la vera fede e frequentano sacramenti validi (per lo più, quelli secondo il Vetus Ordo). Ma, se ci si ferma qui, ci si ritrova di fronte ad una vera e propria eresia, perché - come si è visto - elemento imprescindibile è anche la comunione gerarchica. La situazione appare paradossale: chi proclama, a parole o a fatti, che la professione della vera fede e il battesimo sono condizione necessaria e sufficiente per appartenere alla vera Chiesa, di fatto cessa di professare la fede cattolica, che invece esige anche, per diritto divino, di non essere separati dalla comunione gerarchica. San Paolo non parla "solo" di «una sola fede, un solo battesimo», ma anche di «un solo corpo» (Ef 4, 4-5).
La pretesa di agire in modo totalmente indipendente da questa gerarchia per unirsi ad un non meglio specificato "movimento tradizionalista" non è altro che un modo per dichiarare lo scisma, che è un delitto canonico e un peccato gravissimo contro l'unità della Chiesa. Tutto il ministero esercitato in questa situazione è illegittimo e le assoluzioni impartite invalide (a meno che una persona si trovi in pericolo di morte). Non è solo questione - lo ribadiamo - di diritto ecclesiastico, ma di diritto divino. Lo stesso peccato è commesso da quei fedeli che, consapevoli di tale illegittimità, beneficiano dei sacramenti dispensati in questa situazione e del ministero illecitamente esercitato. Ora, pensare di agire per amore della Chiesa e della Tradizione rompendo oggettivamente la comunione gerarchica visibile è quanto di più contrario alla stessa Tradizione. E agire contro la Tradizione per salvare la Tradizione è una pericolosa e triste contraddizione.
Non meno contraddittorio è l'assunto di mons. Viganò secondo cui, siccome la gerarchia attuale si autodefinisce "Chiesa conciliare e sinodale", allora essa non fa più parte della Chiesa cattolica. Viganò in questo modo non fa altro che abbracciare lo stesso errore che condanna e non si rende conto che quanti ritengono che vi sia una "chiesa sinodale" o una "chiesa conciliare" implicitamente negano l'indefettibilità della Chiesa, perché ritengono che solo questa presunta chiesa sia quella vera, rinnegando quella precedente al Concilio Vaticano II o ai recenti Sinodi. Egli fa la stessa cosa, negando che, dopo il Concilio o il pontificato di Francesco, i vescovi in comunione con il Papa siano legittimi. La Chiesa gerarchicamente strutturata è invece indefettibile (e infallibile), prima e dopo il Concilio Vaticano II, ed essa è riconoscibile nel collegio apostolico in comunione con il successore di Pietro.
Viganò, inoltre, non tiene conto, ancora una volta, di un aspetto essenziale della struttura gerarchica della Chiesa. Non è sufficiente che si pronuncino errori più o meno prossimi all'eresia per non essere più membri della Chiesa; non è sufficiente professare un'ecclesiologia sbagliata e distorta per uscire dalla comunione visibile del Corpo mistico di Cristo. L'eresia dev'essere pubblica e notoria e, ancora una volta, non si può prescindere dalla gerarchia della Chiesa: nessuno può dichiarare qualcuno eretico, e dunque separato dalla comunione visibile, se non chi ne ha l'autorità.
Pastori legittimi sono dunque coloro che appartengono al collegio apostolico in comunione con il successore dell'apostolo Pietro, ossia, in ultima analisi, coloro che sono stati accolti in questo collegio da colui che detiene il primato petrino e non si sono separati da esso per apostasia, scisma o eresia, riconosciute dalla legittima autorità. Quanto agli errori che essi possono compiere e dichiarare, il fedele deve limitarsi a rigettarli, sopportando anche eroicamente che la zizzania cresca di fianco al buon grano, fino a quando il Signore non deciderà di intervenire. In questa vita o nell'altra.
VIDEO: È lecito seguire sacerdoti sospesi? (27 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=HTzzqIUxn-U
DOSSIER "EXTRA ECCLESIAM"
Sacerdoti ridotti allo stato laicale
Per vedere articoli e video, clicca qui!
-
Pubblicato 10 anni fa...

IL PRESEPE
Va fatto anche a scuola
di Giampaolo Crepaldi
Articolo del 9 dicembre 2015 -
Libro della settimana
DARWIN
ha preso un granchio
di Francesco Agnoli
Anno 2025 / pag. 288 / € 19 -
Video della settimana
CANONE RAI
La logica dello stato italiano
Video ironico
Durata: 30 sec. (18/09/2025) -
Da FilmGarantiti.it
CODICE GENESI
Caccia all'ultima Bibbia
Giudizio: accettabile (')
Genere: fantascienza (2010) -
I dossier di BastaBugie
IL CALCIO
Ratzinger e i mondiali
Dossier: 20 articoli e 7 video -
Santo della settimana
BEATO FULTON SHEEN
Il vescovo telepredicatore
Dossier con 7 articoli
Festa: 9 dicembre -
Video per la formazione
ABOLITO GESU'
nelle canzoni natalizie
di Matt Carus
Durata: 9 min. (03/12/2025) -
Personaggi del passato
SILVIO BERLUSCONI
Imprenditore e politico
Politica, calcio, donne, tv
1936 - 2023 (87 anni)
Dossier: 16 articoli e 7 video









