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MOLESTIE E DOCCE MISTE IN UN CAMPO ESTIVO QUEER
L'ideologia gender è pericolosa. Non solo a parole o "progetti" - come quelli, tanti, nelle scuole italiane - ma anche a fatti concreti e spesso letteralmente violenti. Pensiamo all'approccio affermativo per far cambiare sesso, e fisico, persino ai bambini, ma anche con veri e propri fatti di cronaca. L'ultimo inquietante caso, riportato dall'edizione online di Tempi, si è verificato a Bernedo, nei Paesi Baschi, in Spagna. Tutto è accaduto nelle due settimane centrali di agosto, al termine delle quali, un nutrito gruppo di adolescenti tra i 13 e i 15 anni hanno sporto denuncia affermando di essere stati costretti a esibirsi nudi durante un campo estivo, sotto gli occhi dei loro accompagnatori e dei loro coetanei. Secondo le ricostruzioni dei genitori, gli animatori avrebbero quindi obbligato i ragazzi a fare la doccia tutti insieme, con la scusa di voler superare gli stereotipi di genere, dunque con l'intento di porre fine alla discriminazione di chi, tra i ragazzi, non si riconosceva né come maschio, né come femmina.
I DETTAGLI DELLA VICENDA
Il caso, però, non si esaurisce qui. Ulteriori approfondimenti avrebbero svelato che nel medesimo campo estivo, un paio di anni fa, sarebbero state sporte ulteriori denunce per aggressioni sessuali ai danni di tre minori, anche se attualmente la procura generale dei Paesi Baschi dichiara di non aver ricevuto alcuna informazione sul caso.
Dopo i fatti riscontrati la scorsa estate, tuttavia, il tribunale di Vitoria ha convocato le tre presunte vittime, dalla cui testimonianza sarebbero emersi ulteriori particolari scabrosi, in particolare docce e camere condivise ed educatrici che giravano in topless per le vie del paese. Persino le richieste di fare la doccia con il costume indosso venivano respinte, mentre alcuni animatori avrebbero anche obbligato i ragazzi che molestavano a farsi la doccia accanto a loro e guai a chi chiedeva l'utilizzo di spogliatoi separati.
Non solo: per ottenere lo spuntino, i ragazzi sarebbero stati costretti a succhiare l'alluce dell'educatore e, ciliegina sulla torta, erano presenti specchi imbrattati e inutilizzabili, su uno dei quali era stata raffigurata una donna dalle gambe spalancate, accompagnata dalla scritta "buon appetito". Ai partecipanti al campo, in tutto ciò, veniva proibito di tenere contatti con i genitori, persino in caso di malattia o di infortunio.
Un'inchiesta giornalistica spagnola ha svelato che l'organizzazione avrebbe ricevuto fondi pubblici dai consigli provinciali di Álava e Guipúzcoa e, nel frattempo, il ministro della Sicurezza basco Bingen Zupiria ha replicato sostenendo che non si tratterebbe di «un centro educativo né di un campo registrato».
LE ASSURDE "GIUSTIFICAZIONI"
Non si sono fatte attendere le repliche degli organizzatori, che anziché cercare di discolparsi - le indagini sono ancora in corso - hanno dato delle risposte che sembrano essere addirittura delle giustificazioni e una sottolineatura di quanto sia per loro "normale" tutto ciò. «Non crediamo nella divisione di genere - hanno dichiarato - e crediamo nell'educazione femminista ed egualitaria, e la separazione esclude corpi e identità diverse. Per questo applichiamo la stessa filosofia nelle docce e nelle camere». In tema di molestie, gli animatori affermano: «Siamo preoccupati e disposti a discutere, ma siamo un gruppo di volontari che decide in assemblea: serve tempo per prendere decisioni condivise». In definitiva, gli educatori respingono in toto le accuse pur - a quanto pare - non esplicitamente, autoproclamandosi vittime di «aggressioni transfobiche» e «messaggi d'odio». Al contempo, rivendicano i loro «valori transfemministi, spazi sicuri per tutte le identità e tutti i corpi, coeducazione, rottura degli stereotipi». Le docce, i bagni, le camere e gli spogliatoi misti, quindi, avrebbero come obiettivo quello di «creare ambienti misti più vivibili, proteggere i giovani dalla violenza, desessualizzare la nudità». Assurdo, vergognosamente, ma vero.
Una vicenda raccapricciante, quella dei campi estivi baschi, che ovviamente sta tenendo banco nell'opinione pubblica spagnola e ha riportato alla ribalta la spaccatura nel movimento femminista spagnolo. Lidia Falcón, militante espulsa da Izquierda Unida per essersi opposta alla Ley Trans, sottolinea come «il relativismo postmoderno abbia corroso il buon senso e la tutela dei minori». La femminista "dissidente" denuncia quindi come gli abusi perpetrati nel campo estivo di Bernedo siano malcelati da «una narrazione che colpevolizza i genitori se si indignano e accusa i ragazzi stessi di arretratezza se provano disagio. Questa non è educazione, è violenza simbolica e materiale» oltre che un «abuso di potere. Nessuna retorica può nasconderlo», conclude Falcón.
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Pubblicato 10 anni fa...

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