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LETTERE ALLA REDAZIONE: COMUNIONE SULLA LINGUA INSULTATA DAL PULPITO
Un sacerdote umilia i fedeli e calpesta le norme della Chiesa, ma accusa loro di disobbedienza
di don Stefano Bimbi
 

Gentile redazione di BastaBugie,
ho scoperto da qualche mese il vostro sito e devo dire che è davvero un sollievo leggere le notizie che voi riportate. Non tanto perché siano notizie rassicuranti, ma perché il bene viene presentato come il bene e il male viene chiamato anch'esso per nome.
Vi scrivo per una cosa successa stamattina. Ero a Messa con il mio fidanzato e suo padre. Il sacerdote, prima di scendere a distribuire la Comunione, ha detto: «Mi raccomando, noi siamo persone e le persone mangiano con le mani; sono i cani che mangiano con la bocca. Quindi si riceve l'Eucaristia come le persone e non come gli animali».
Sono rimasta basita e ammetto che mi stavo già innervosendo. Dal momento che noi riceviamo la Comunione sulla lingua, normalmente ci accostiamo per ultimi, per non mettere in imbarazzo i sacerdoti o gli altri fedeli. Sentendo però quelle frasi pronunciate dal sacerdote, ci siamo velocemente confrontati e abbiamo deciso di andare comunque a fare la Comunione, come sempre in fondo e per ultimi.
Davanti a me c'era il mio futuro suocero, al quale, non appena si è inginocchiato, il sacerdote ha detto: «Sulle mani!». Allora lui ha risposto: «Dai, dai, lo sai che non puoi farlo» (perché questo sacerdote era già stato richiamato dal vescovo, anche se solo verbalmente, dato che il vescovo non nasconde di pensarla come lui).
Il sacerdote, mentre gli dava la Comunione, ha poi detto ad alta voce: «Qui si parla di obbedienza alla Chiesa», cosa assurda, visto che è lui a non voler obbedire alla Chiesa.
Poi sono andata io e, scocciato, ha dato la Comunione anche a me. Subito dopo è arrivato il mio fidanzato e ho sentito che gli diceva: «Siete pidocchi». A quel punto non sono davvero riuscita a trattenermi e a calmarmi, anche perché tutti stavano sentendo che ci stava insultando, e gli ho detto a voce abbastanza alta: «Ma questo è un abuso; ne renderà conto». Ovviamente io intendevo che ne avrebbe reso conto al Signore, non a un uomo o al vescovo; non so però se questo fosse chiaro.
Il mio fidanzato mi ha portata via e, una volta tornato sull'altare, il sacerdote ha continuato dicendo: «Chiediamo a Gesù di donarci il suo amore e di toglierci questo odio che abbiamo dentro e questa fissazione per la Tradizione».
Finita la Messa, una ragazza mi si è avvicinata dicendo di pensarla come me, ma di lasciare stare, perché secondo lei il sacerdote si comporta così apposta per fare in modo che noi non andiamo più a Messa da lui, ma dai lefebvriani.
Io non so se devo confessarmi o sentirmi in colpa per avergli risposto davanti a tutti. Onestamente non mi sento in colpa, né mi sento male per ciò che ho fatto. So che non è servito, perché lui continuerà a fare così, ma in quel momento, sentendo che insultava Il mio fidanzato in quel modo, non ce l'ho davvero fatta a contenermi. Tra l'altro, Il mio fidanzato mi ha poi detto che il sacerdote non aveva detto «siete pidocchi», ma «siete bigotti». In effetti avevo capito male; fatto sta che, presa dal nervoso, gli ho comunque risposto.
So che bisognerebbe essere umili, però non ce l'ho fatta, perché ho percepito chiaramente la cattiveria e l'odio nei nostri confronti. Per questo chiedo: se dovesse capitarmi di andare di nuovo a Messa quando c'è lui, come dovrei comportarmi? Lasciarlo parlare e fare finta di niente, oppure parlargli in sacrestia? Io avevo anche pensato di andare in sacrestia dopo la Messa, perché comunque ci ha denigrati davanti a un centinaio di persone, aggiungendo poi che siamo noi ad odiare loro, quando è chiaramente il contrario.
C'è da pregare per questi sacerdoti, lo so, ma il problema è che insegnano in modo sbagliato e detestano chi non la pensa come loro. Il padre del mio fidanzato mi ha raccontato che purtroppo questo sacerdote spesso riesce nel suo intento e che molti ragazzi della parrocchia hanno iniziato ad andare dai lefebvriani. Ormai il padre del mio fidanzato dice che va quasi apposta alla Messa da lui, per dimostrargli che, nonostante l'odio che mostra, noi restiamo; io però non so perché poi rimango nervosa per tutta la giornata quando accadono queste cose.
Lo so che occorre portare rispetto ai sacerdoti, anche solo per il fatto che hanno fatto una scelta di vita completamente devota al Signore. Da qui nasce il mio dubbio: restare umile e accettare ciò che dice quel sacerdote facendo finta di niente, come fanno il mio fidanzato e suo padre, oppure è opportuno rispondergli e in tal caso: pubblicamente o in separata sede?
Grazie mille in anticipo per il tempo che mi dedicherete. 
Buona Domenica di Avvento,
Beatrice

RISPOSTA DEL SACERDOTE

Cara Beatrice,
capisco bene quanto l'episodio che racconti ti abbia turbata: quando l'accedere al sacramento dell'Eucaristia, che dovrebbe essere il momento più sacro e pacificante, diventa occasione di tensione, umiliazione e parole dure, è normale restarne feriti e nervosi anche a lungo.
Provo allora a risponderti con ordine.
Sul tuo comportamento direi che non mi sembra esserci in te un atteggiamento di disprezzo verso il sacerdote o verso il sacerdozio in sé, ma una reazione istintiva davanti a parole percepite come ingiuste e offensive, soprattutto nei confronti del tuo fidanzato. La tua risposta è nata dall'indignazione, non dall'odio. Questo non significa che sia stata la scelta migliore, ma aiuta a comprendere l'intenzione del cuore.
Se, come dici, non senti nel profondo un peso di colpa davanti al Signore, non forzarti a "sentirti in colpa". La confessione non serve a collezionare colpe e generare scrupoli, ma a portare davanti a Dio ciò che la coscienza avverte come peccati. Se però senti il bisogno di rileggere l'episodio con il Signore, anche solo per chiedergli pace e luce, puoi farlo serenamente nella preghiera personale o chiedendo al tuo padre spirituale.
Per quanto riguarda l'atteggiamento verso i sacerdoti è vero: a loro va portato rispetto per la loro consacrazione. Hanno dato la loro vita al Signore lasciando tutto quanto avevano e quindi, anche solo per questo vanno stimati. Certamente bisogna pregare per i sacerdoti. Pregare non significa dire che tutto va bene, ma affidare al Signore ciò che noi non possiamo cambiare. L'insegnamento sbagliato e il disprezzo verso chi non la pensa allo stesso modo non vengono da Dio, e su questo non devi avere dubbi.
Inoltre il rispetto non è silenzio obbligato davanti a parole sbagliate o a comportamenti che feriscono i fedeli. Allo stesso tempo, la correzione, quando è necessaria, non va fatta sull'onda dell'emotività, soprattutto in chiesa durante la liturgia. La Messa non è mai il luogo adatto per "regolare i conti", da una parte o dall'altra. Quando questo accade, tutti ne escono feriti.
Adesso veniamo a come comportarti in futuro. Se dovesse ricapitare di partecipare a una Messa celebrata da questo sacerdote, ti suggerirei alcune linee molto concrete.
Durante la liturgia: custodisci il silenzio e il tuo cuore. Non per paura, ma per proteggerti interiormente e per non lasciare che la Messa venga rovinata anche per te.
Dopo la Messa, se senti di dover parlare, fallo in sacrestia o in un contesto privato, con calma, senza pubblico. Anche se il sacerdote non ascolta, tu avrai agito nel modo più evangelico possibile.
Se comunque ti accorgi che partecipare a quella Messa ti lascia sistematicamente agitata e amareggiata per tutta la giornata, chiediti con libertà se non sia più saggio, per un tempo, nutrire la tua fede altrove. Non è una fuga né una resa. È autodifesa.
Infine per quanto riguarda il ragionamento del padre del tuo fidanzato, restare come segno di fermezza, dimentica che la testimonianza cristiana non consiste nel logorarsi interiormente o nel vivere costantemente in conflitto. A volte la testimonianza più vera è scegliere luoghi dove si può crescere nella pace, nella carità e nella fede, senza essere continuamente provocati.
Ti incoraggio soprattutto a proteggere il tuo cuore: la fede non deve diventare una fonte costante di nervosismo, ma di vita.
Ti affido al Signore in questo tempo di Avvento, perché ti doni pace, chiarezza e la gioia semplice di chi sa di cercare la verità con cuore sincero.

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Fonte: Redazione di BastaBugie, 17 dicembre 2025