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LETTERE ALLA REDAZIONE: COMUNIONE SULLA LINGUA INSULTATA DAL PULPITO
Gentile redazione di BastaBugie,
ho scoperto da qualche mese il
vostro sito e devo dire che è davvero un sollievo leggere le notizie che
voi riportate. Non tanto perché siano notizie rassicuranti, ma perché
il bene viene presentato come il bene e il male viene chiamato anch'esso
per nome.
Vi scrivo per una cosa successa stamattina. Ero a Messa
con il mio fidanzato e suo padre. Il sacerdote, prima di scendere a
distribuire la Comunione, ha detto: «Mi raccomando, noi siamo persone e
le persone mangiano con le mani; sono i cani che mangiano con la bocca.
Quindi si riceve l'Eucaristia come le persone e non come gli animali».
Sono
rimasta basita e ammetto che mi stavo già innervosendo. Dal momento che
noi riceviamo la Comunione sulla lingua, normalmente ci accostiamo per
ultimi, per non mettere in imbarazzo i sacerdoti o gli altri fedeli.
Sentendo però quelle frasi pronunciate dal sacerdote, ci siamo
velocemente confrontati e abbiamo deciso di andare comunque a fare la
Comunione, come sempre in fondo e per ultimi.
Davanti a me c'era il
mio futuro suocero, al quale, non appena si è inginocchiato, il
sacerdote ha detto: «Sulle mani!». Allora lui ha risposto: «Dai, dai, lo
sai che non puoi farlo» (perché questo sacerdote era già stato
richiamato dal vescovo, anche se solo verbalmente, dato che il vescovo
non nasconde di pensarla come lui).
Il sacerdote, mentre gli dava la
Comunione, ha poi detto ad alta voce: «Qui si parla di obbedienza alla
Chiesa», cosa assurda, visto che è lui a non voler obbedire alla Chiesa.
Poi
sono andata io e, scocciato, ha dato la Comunione anche a me. Subito
dopo è arrivato il mio fidanzato e ho sentito che gli diceva: «Siete
pidocchi». A quel punto non sono davvero riuscita a trattenermi e a
calmarmi, anche perché tutti stavano sentendo che ci stava insultando, e
gli ho detto a voce abbastanza alta: «Ma questo è un abuso; ne renderà
conto». Ovviamente io intendevo che ne avrebbe reso conto al Signore,
non a un uomo o al vescovo; non so però se questo fosse chiaro.
Il
mio fidanzato mi ha portata via e, una volta tornato sull'altare, il
sacerdote ha continuato dicendo: «Chiediamo a Gesù di donarci il suo
amore e di toglierci questo odio che abbiamo dentro e questa fissazione
per la Tradizione».
Finita la Messa, una ragazza mi si è avvicinata
dicendo di pensarla come me, ma di lasciare stare, perché secondo lei il
sacerdote si comporta così apposta per fare in modo che noi non andiamo
più a Messa da lui, ma dai lefebvriani.
Io non so se devo
confessarmi o sentirmi in colpa per avergli risposto davanti a tutti.
Onestamente non mi sento in colpa, né mi sento male per ciò che ho
fatto. So che non è servito, perché lui continuerà a fare così, ma in
quel momento, sentendo che insultava Il mio fidanzato in quel modo, non
ce l'ho davvero fatta a contenermi. Tra l'altro, Il mio fidanzato mi ha
poi detto che il sacerdote non aveva detto «siete pidocchi», ma «siete
bigotti». In effetti avevo capito male; fatto sta che, presa dal
nervoso, gli ho comunque risposto.
So che bisognerebbe essere umili,
però non ce l'ho fatta, perché ho percepito chiaramente la cattiveria e
l'odio nei nostri confronti. Per questo chiedo: se dovesse capitarmi di
andare di nuovo a Messa quando c'è lui, come dovrei comportarmi?
Lasciarlo parlare e fare finta di niente, oppure parlargli in sacrestia?
Io avevo anche pensato di andare in sacrestia dopo la Messa, perché
comunque ci ha denigrati davanti a un centinaio di persone, aggiungendo
poi che siamo noi ad odiare loro, quando è chiaramente il contrario.
C'è
da pregare per questi sacerdoti, lo so, ma il problema è che insegnano
in modo sbagliato e detestano chi non la pensa come loro. Il padre del
mio fidanzato mi ha raccontato che purtroppo questo sacerdote spesso
riesce nel suo intento e che molti ragazzi della parrocchia hanno
iniziato ad andare dai lefebvriani. Ormai il padre del mio fidanzato
dice che va quasi apposta alla Messa da lui, per dimostrargli che,
nonostante l'odio che mostra, noi restiamo; io però non so perché poi
rimango nervosa per tutta la giornata quando accadono queste cose.
Lo
so che occorre portare rispetto ai sacerdoti, anche solo per il fatto
che hanno fatto una scelta di vita completamente devota al Signore. Da
qui nasce il mio dubbio: restare umile e accettare ciò che dice quel
sacerdote facendo finta di niente, come fanno il mio fidanzato e suo
padre, oppure è opportuno rispondergli e in tal caso: pubblicamente o in
separata sede?
Grazie mille in anticipo per il tempo che mi dedicherete.
Buona Domenica di Avvento,
Beatrice
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Beatrice,
capisco
bene quanto l'episodio che racconti ti abbia turbata: quando l'accedere
al sacramento dell'Eucaristia, che dovrebbe essere il momento più sacro
e pacificante, diventa occasione di tensione, umiliazione e parole
dure, è normale restarne feriti e nervosi anche a lungo.
Provo allora a risponderti con ordine.
Sul
tuo comportamento direi che non mi sembra esserci in te un
atteggiamento di disprezzo verso il sacerdote o verso il sacerdozio in
sé, ma una reazione istintiva davanti a parole percepite come ingiuste e
offensive, soprattutto nei confronti del tuo fidanzato. La tua risposta
è nata dall'indignazione, non dall'odio. Questo non significa che sia
stata la scelta migliore, ma aiuta a comprendere l'intenzione del cuore.
Se,
come dici, non senti nel profondo un peso di colpa davanti al Signore,
non forzarti a "sentirti in colpa". La confessione non serve a
collezionare colpe e generare scrupoli, ma a portare davanti a Dio ciò
che la coscienza avverte come peccati. Se però senti il bisogno di
rileggere l'episodio con il Signore, anche solo per chiedergli pace e
luce, puoi farlo serenamente nella preghiera personale o chiedendo al
tuo padre spirituale.
Per quanto riguarda l'atteggiamento verso i
sacerdoti è vero: a loro va portato rispetto per la loro consacrazione.
Hanno dato la loro vita al Signore lasciando tutto quanto avevano e
quindi, anche solo per questo vanno stimati. Certamente bisogna pregare
per i sacerdoti. Pregare non significa dire che tutto va bene, ma
affidare al Signore ciò che noi non possiamo cambiare. L'insegnamento
sbagliato e il disprezzo verso chi non la pensa allo stesso modo non
vengono da Dio, e su questo non devi avere dubbi.
Inoltre il rispetto
non è silenzio obbligato davanti a parole sbagliate o a comportamenti
che feriscono i fedeli. Allo stesso tempo, la correzione, quando è
necessaria, non va fatta sull'onda dell'emotività, soprattutto in chiesa
durante la liturgia. La Messa non è mai il luogo adatto per "regolare i
conti", da una parte o dall'altra. Quando questo accade, tutti ne
escono feriti.
Adesso veniamo a come comportarti in futuro. Se
dovesse ricapitare di partecipare a una Messa celebrata da questo
sacerdote, ti suggerirei alcune linee molto concrete.
Durante la
liturgia: custodisci il silenzio e il tuo cuore. Non per paura, ma per
proteggerti interiormente e per non lasciare che la Messa venga rovinata
anche per te.
Dopo la Messa, se senti di dover parlare, fallo in
sacrestia o in un contesto privato, con calma, senza pubblico. Anche se
il sacerdote non ascolta, tu avrai agito nel modo più evangelico
possibile.
Se comunque ti accorgi che partecipare a quella Messa ti
lascia sistematicamente agitata e amareggiata per tutta la giornata,
chiediti con libertà se non sia più saggio, per un tempo, nutrire la tua
fede altrove. Non è una fuga né una resa. È autodifesa.
Infine per
quanto riguarda il ragionamento del padre del tuo fidanzato, restare
come segno di fermezza, dimentica che la testimonianza cristiana non
consiste nel logorarsi interiormente o nel vivere costantemente in
conflitto. A volte la testimonianza più vera è scegliere luoghi dove si
può crescere nella pace, nella carità e nella fede, senza essere
continuamente provocati.
Ti incoraggio soprattutto a proteggere il tuo cuore: la fede non deve diventare una fonte costante di nervosismo, ma di vita.
Ti
affido al Signore in questo tempo di Avvento, perché ti doni pace,
chiarezza e la gioia semplice di chi sa di cercare la verità con cuore
sincero.
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