« Torna alla edizione


MISSILI E DRONI SU CIPRO, FRONTIERA DIMENTICATA DELL'EUROPA CRISTIANA
A inizio marzo, droni dall'Iran, hanno colpito la base britannica a Cipro, segnando un pericoloso allargamento del conflitto mediorientale (anche l'Italia ha inviato navi da guerra)
di Roberto de Mattei
 

«L'Italia non è in guerra e non vi entrerà», ha detto l'11 marzo in Parlamento la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «L'Italia non partecipa e non parteciperà alla guerra», ha ribadito il 13 marzo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolgendosi al Consiglio supremo di difesa riunito al Quirinale.
Certo, si potrebbe aggiungere, l'Italia non ha dichiarato e non dichiarerà formalmente guerra a nessuno, ma la guerra è già entrata in Europa, nel momento in cui missili e droni, nelle prime settimane di marzo, hanno ripetutamente colpito l'isola di Cipro, che è uno Stato membro dell'Unione Europea, di cui anche l'Italia fa parte. A Cipro esistono basi militari britanniche, ma le bombe su Cipro hanno un significato che va al di là della dimensione geopolitica. Cipro appartiene alla geografia della grande espansione dell'Islam nel Mediterraneo e oggi è qualcosa di più di una semplice frontiera dell'Unione Europea. È una frontiera della memoria.

LA STORIA DI CIPRO
Dal 1571 al 1878 l'isola fece parte dell'Impero Ottomano: visse dunque tre secoli sotto lo stendardo dell'Islam. Ma prima, dal 1192 al 1489, era stata l'ultimo baluardo dei crociati nel Mediterraneo. Il Regno crociato di Cipro era stato fondato da Riccardo Cuor di Leone nel 1191 durante la Terza Crociata e poi era stato governato per tre secoli dalla dinastia dei Lusignano. Castelli come quelli che dominano le montagne del nord dell'isola e le grandi cattedrali gotiche di Famagosta testimoniavano la presenza cristiana nel cuore del Mediterraneo. Nel 1489, Caterina Corner, ultima sovrana dell'isola, la cedette alla Repubblica di Venezia. Per i musulmani, la sua conquista aveva un significato strategico e simbolico al tempo stesso, perché rappresentava l'avamposto della Cristianità nel Mar Mediterraneo controllato dall'Islam.
Nella seconda metà del XVI secolo, grazie a Solimano I, detto "il Magnifico", l'Islam raggiunse l'apice della sua espansione dal Mar Rosso a Gibilterra, da Baghdad alle porte di Vienna. 
Nel 1566, a Solimano successe il figlio Solimano II, che decise di rompere la pace conclusa con Venezia nel 1540, rivendicando presunti diritti sull'isola di Cipro. Il 28 marzo 1570, Solimano inviò a Venezia un suo ambasciatore per consegnare un ultimatum: cedere l'isola di Cipro o subire la guerra. Il colloquio tra l'ambasciatore e il doge settantottenne Pietro Loredan durò pochi minuti. «La Repubblica difenderà sé stessa fidando nell'aiuto di Dio e nella forza delle sue armi», dichiarò il doge. Venezia si preparava alla guerra contro i Turchi. Era Papa san Pio V, che si rallegrò: sarebbe stata una grande occasione per realizzare quello che era il suo pensiero dominante: una Lega dei principi cristiani contro il nemico secolare della fede cattolica.
L'8 marzo 1570 il Papa scrisse al re di Spagna Filippo II un'accorata lettera. «Non siamo dunque noi conservati in questo mondo che per essere spettatori di una così sanguinosa tragedia? L'impero dei Turchi si è talmente esteso per la nostra viltà, che non siamo più in condizione di opporci alla loro usurpazione, a meno che i principi cristiani non facciano sforzi considerevoli, e non si colleghino insieme contro il nemico comune, e non gli oppongano potenti armate di terra e di mare».
Mentre san Pio V, con l'aiuto di Filippo II e della Repubblica di Venezia, organizzava la coalizione contro i Turchi, il 3 luglio 1570 le truppe musulmane guidate dal Pascià Lala Mustafà sbarcarono a Cipro e dopo un assedio di due mesi, forti di 100.000 uomini, conquistarono Nicosia, capitale dell'isola, massacrando o vendendo come schiavi i suoi abitanti. Rimaneva Famagosta, la principale piazzaforte di Cipro, dove i veneziani, guidati dal governatore civile Marcantonio Bragadin e dal comandante militare Astorre Baglioni, erano ridotti a cinquecento uomini, ma resistevano. Nel gennaio 1571, il comandante veneziano Marco Querin, partendo da Creta forzò il blocco turco con sedici delle sue galee, portò via da Famagosta i civili e rinforzò la piccola guarnigione con uomini, viveri e munizioni. Passò l'inverno e nella primavera del 1571 si rinnovarono gli attacchi con sempre maggior furore, mentre Pio V, lavorava faticosamente a riunire la Santa Lega.

UN MARTIRIO GLORIOSO
Ma a Famagosta finirono i viveri e le munizioni e Bragadin fu costretto a decretare la resa della città. Lala Mustafà aveva promesso, con un documento firmato, di permettere ai superstiti di lasciare l'isola, imbarcandosi sulle loro navi. Bragadin, accompagnato da Astorre Baglioni si presentò alla tenda del Pascià per consegnargli le chiavi della città, ma i due comandanti veneziani furono coperti di insulti e arrestati. Baglioni fu decapitato seduta stante, mentre una sorte ben peggiore aspettava Bragadin a cui vennero mozzate le orecchie e il naso e fu rinchiuso per dodici giorni in una gabbia lasciata al sole, con pochissima acqua e cibo. Al quarto giorno i turchi gli proposero la libertà se si fosse convertito all'Islam, ma Bragadin rifiutò con sdegno. Il 17 agosto fu appeso all'albero della propria nave e massacrato con oltre cento frustate, quindi costretto a portare in spalla per le strade di Famagosta una grande cesta piena di pietre e sabbia, finché non ebbe un collasso. Fu quindi riportato sulla piazza principale della città incatenato a una colonna e qui scuoiato vivo a partire dalla testa. Bragadin sopportò il martirio con eroico coraggio, continuando a recitare il Miserere e ad invocare il nome di Cristo finché, dopo che gli ebbero scorticato il busto e le braccia, gridò: «In manus tuas Domine commendo spiritum meum» e finalmente spirò. Erano le ore 15 del 17 agosto 1571.
Il corpo fu quindi squartato, e la sua pelle, imbottita di paglia e rivestita degli abiti e delle insegne del comando, fu portata in macabro corteo per le vie di Famagosta, e poi spedita su una galera a Costantinopoli.
La sorte dei cristiani di Cipro era quella che i Turchi preparavano ai cristiani d'Europa, ma un santo sedeva sulla cattedra di Pietro e, in Europa, lo spirito guerriero era ancora vivo. Meno di due mesi dopo la morte di Bragadin, il 7 ottobre 1571, la flotta cristiana trionfò sulla Mezzaluna nelle acque di Lepanto.
I musulmani, sciti o sunniti, turchi, arabi o persiani che siano, non hanno dimenticato queste pagine della loro storia. Ma la memoria di Cipro e di Marcantonio Bragadin, di san Pio V e di Lepanto, dice ancora qualcosa ai cristiani di Occidente?

 
Titolo originale: Cipro, frontiera della memoria
Fonte: Radio Roma Libera, 15 marzo 2026