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GERMANIA E AUSTRIA DANNO RAGIONE A CHI PREGA DAVANTI ALLE CLINICHE ABORTIVE
In un momento in cui, su aborto e "diritti", qualcuno vorrebbe imporre il pensiero unico dominante, addirittura censurando la Fede e chi prega a favore della vita nascente, dalle autorità giudiziarie di Germania e Austria arriva un messaggio netto: la preghiera pacifica non è un crimine né si può vietare.
STOP AI DIVIETI DI PREGHIERA
Vediamo nel dettaglio i casi. Innanzitutto a Ratisbona, nella regione tedesca della Baviera, le autorità avevano provato a mettere a tacere le veglie di preghiera vicino alle strutture abortive imponendo una "buffer zone" di 100 metri: un'area di esclusione che, di fatto, impediva a cittadini pacifici di sostare e pregare nei pressi delle cliniche. Un gruppo pro-life attivo sul territorio, con il supporto legale di ADF International, ha contestato la misura e il Comune è stato costretto a fare marcia indietro dopo gli stop arrivati in sede giudiziaria. La vicenda, secondo quanto riportato proprio da ADF International, ha coinvolto il Tribunale amministrativo di Regensburg e anche la giustizia amministrativa bavarese, fino al ritiro dell'esclusione di 100 metri stabilita inizialmente nell'estate 2025.
A Vienna, in Austria, lo schema è stato simile: la polizia aveva tentato di vietare una veglia di preghiera programmata da "Jugend für das Leben" (Youth for Life), un'associazione di giovani pro-life. Anche qui è intervenuto un tribunale a ristabilire le libertà fondamentali: il Verwaltungsgericht Wien, il tribunale amministrativo della città, ha infatti annullato i provvedimenti della polizia e, in una sentenza dello scorso 8 gennaio, ha chiarito che una veglia di preghiera pacifica è una riunione lecita ai sensi del diritto di assemblea e non può essere esclusa dallo spazio pubblico. ADF International, che anche in questa occasione ha sostenuto la causa, ha sottolineato il punto decisivo: in uno Stato di diritto non si possono bandire cittadini pacifici dai luoghi pubblici semplicemente perché qualcuno non condivide il contenuto della loro espressione di fede.
Due pronunce, quindi, che insieme dicono una cosa molto semplice e molto "scomoda" per l'ideologia abortista: le libertà di riunione, espressione e culto non svaniscono perché un luogo viene dichiarato "sensibile". E la preghiera, anche silenziosa, resta ciò che è: un atto pacifico e legittimo.
UNA LEZIONE PER L'ITALIA E... PER L'EMILIA-ROMAGNA
Questa vicenda riguarda da vicino anche l'Italia, perché ciò che in Germania e Austria è stato respinto dai giudici rischia di ripresentarsi qui sotto un altro nome: quello delle cosiddette "zone sicure". È esattamente l'allarme lanciato da Pro Vita & Famiglia con la petizione "Arrestati per un'Ave Maria?", che - con quasi 20.000 firme già raccolte - chiede al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, di non istituire le "zone sicure" previste dalla Risoluzione 284/2025. Il punto è chiarissimo: vietare ai cittadini iniziative pacifiche a sostegno della vita e della maternità o momenti di preghiera silenziosa nei pressi di ospedali e cliniche significa trasformare lo spazio pubblico in un'area a libertà condizionata, dove a essere "tollerate" sono solo alcune idee, mentre le altre vengono allontanate con la forza o con le sanzioni.
Ecco perché le sentenze di Ratisbona e Vienna possono e devono "fare scuola": mostrano che, in democrazia, non si difendono donne e bambini zittendo la preghiera o cancellando dal territorio qualunque presenza pacifica pro-life. Al contrario: si tutela davvero la libertà quando lo Stato garantisce i diritti di tutti, anche di chi non si adegua al dogma dell'aborto come "bene intoccabile". In Emilia-Romagna, invece, con la Risoluzione 284/2025 si tenta la strada opposta: creare aree in cui perfino un'Ave Maria, anche solo nel silenzio, diventa un bersaglio. È una deriva che va fermata prima che diventi un pericoloso precedente.
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Pubblicato 10 anni fa...

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