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FAMIGLIA NEL BOSCO, ECCO CHI HA IL POTERE DI SPACCARE UNA FAMIGLIA
Di fronte all'allontanamento forzato di tre bambini dai loro genitori, "colpevoli" soltanto di aver scelto uno stile di vita non convenzionale e un'istruzione parentale nel cuore dell'Abruzzo, la domanda sorge spontanea: si è agito per il "bene superiore del minore" o per punire una famiglia che non si piega ai canoni del pensiero unico?
Stiamo ovviamente parlando del caso - e degli ultimi sviluppi - della "Famiglia nel Bosco", sulla cui vicenda è intervenuta con fermezza anche la premier Giorgia Meloni, che ha denunciato il rischio di decisioni giudiziarie influenzate da un "pregiudizio ideologico" che scavalca il buonsenso e il diritto naturale. Le parole del Presidente del Consiglio non sono cadute nel vuoto: il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha inviato gli ispettori all'Aquila - per verificare la correttezza di procedure che appaiono punitive e sproporzionate - come tra l'altro chiesto dalla petizione popolare di Pro Vita & Famiglia firmata ad oggi da più di 72.000 cittadini. Ma per capire come si sia arrivati a tanto, bisogna guardare in faccia chi ha gestito - e chi gestirà - il Tribunale dei Minorenni del capoluogo abruzzese.
L'ERA ANGRISANO: PUGNO DURO A TINTE ARCOBALENO
Ancora per pochi giorni il volto del Tribunale per i minorenni dell'Aquila sarà quello di Cecilia Angrisano. È stata lei a firmare i provvedimenti più duri fin dal 20 novembre 2025, quando scattò il primo allontanamento dei tre figli dei coniugi Trevallion dalla loro casa. Provvedimenti che, nel corso delle settimane, molti non hanno esitato a definire vergognosi: non solo, appunto, l'iniziale allontanamento dei figli dalla casa e dal padre, ma recentemente anche l'allontanamento della madre Catherine dalla struttura protetta di Vasto dove si trovava con i piccoli. Una decisione che non si può nemmeno lontanamente immaginare presa nel "superiore interesse dei minori".
La figura di Angrisano è finita sotto la lente della stampa proprio per il sospetto di una visione del mondo fortemente orientata in senso ideologico, suggerita dalla sua partecipazione, in passato, a convegni e seminari dedicati alle tematiche LGBTQ+ e transgender, ponendo l'accento sulla sua presenza in contesti dove si promuovono istanze care alle lobby arcobaleno. Anche quotidiani come La Repubblica hanno riportato le sue dichiarazioni - come il celebre «i figli non sono proprietà di nessuno» diffuso dai canali di Magistratura Democratica - che riflettono una filosofia inquietante: quella in cui lo Stato si erge ad arbitro ultimo degli affetti, a scapito del primato educativo dei genitori. Se i figli «non sono dei genitori», per questa magistratura ideologizzata diventano automaticamente «dello Stato».
SUBENTRA NICOLETTA ORLANDI, EX DEPUTATA COMUNISTA
Con l'uscita di scena della Angrisano per fine mandato, la speranza di un cambio di rotta si scontra con la realtà della nuova nomina decisa a fine gennaio dal Consiglio Superiore della Magistratura. A guidare il Tribunale arriva dalla sezione minorile della Corte d'Appello dell'Aquila Nicoletta Orlandi, con un passato politico che non può passare inosservato. La sua biografia, infatti, parla chiaro: prima di indossare la toga, Orlandi è stata una militante di spicco della sinistra radicale, sedendo tra i banchi della Camera dei Deputati per il Partito Comunista Italiano (PCI) e poi per il PDS nella X Legislatura, quella che fu in carica tra il 1987 e il 1992. Un'estrazione politica che affonda le radici in un'ideologia che, storicamente e filosoficamente, ha sempre cercato di erodere l'autonomia della famiglia a favore di un controllo pubblico pervasivo e centralizzato. Sebbene la carriera in magistratura richieda formalmente imparzialità, il passaggio dai ranghi del comunismo alla gestione di casi delicatissimi di diritto minorile solleva interrogativi legittimi. Il rischio è che si passi dall'ideologia dei "nuovi diritti" LGBT di chi l'ha preceduta a una visione statalista "vecchio stampo", dove il legame di sangue viene sacrificato sull'altare di parametri burocratici rigidi o visioni politiche preconcette.
La morale di questa triste vicenda è amara: la giustizia non è mai un terreno neutro, specialmente quando si parla di minori. In questo tribunale, finora, non sembra aver pesato la legalità o il buon senso, ma una precisa visione ideologica del rapporto tra Stato e famiglia. Allo stato attuale, con l'insediamento della nuova presidente Orlandi, la sfida è enorme. Ci auguriamo che la dottoressa Orlandi rimetta al centro l'unica cosa che conta: l'unità della famiglia Trevallion.
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Pubblicato 10 anni fa...

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