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PAPA LEONE A MONACO, UN SUCCESSO IN BARBA ALLE POLEMICHE
Continua a far discutere la decisione di Leone XIV di fare il suo primo viaggio europeo fuori dall'Italia a Monaco. Le polemiche di stampo qualunquista ci hanno fatto ripiombare a quelle degli anni del pontificato di Benedetto XVI. Impossibile raccogliere tutti i commenti critici ma quello dell'ex direttore di Repubblica Carlo Verdelli è paradigmatico: «Primo viaggio da Papa di Francesco: a Lampedusa, tra i barconi. Viaggio più recente di Papa Leone: a Montecarlo, tra altri barconi». Bisognerà farci l'abitudine perché questo confronto con "quando c'era lui" diventerà probabilmente il leitmotiv con cui i non cattolici (e i cattolici di un certo tipo) guarderanno e racconteranno il pontificato di Prevost.
Il blitz del Papa nel piccolo principato è stato, invece, un successo e un giusto riconoscimento al sovrano che lo scorso novembre ha scelto di non firmare il disegno di legge che ampliava le possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza. Una decisione presa «alla luce del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo comunque un sostegno sicuro e più umano». E che Leone XIV ha dimostrato di apprezzare nel corso dell'udienza concessa al principe monegasco il 17 gennaio durante la quale, come riportato nel comunicato, si era parlato della «difesa e della promozione della dignità della persona umana». Un tema che, non a caso, Prevost ha voluto affrontare anche nei suoi interventi durante la visita di sabato scorso a Monaco.
Affacciato al Palazzo dei Principi vicino ad Alberto e alla principessa Charlène (in bianco, come da privilegio concesso alle sovrane cattoliche), Leone ha detto alla folla sottostante che «la fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». Parole che già da sole giustificherebbero la scelta ricaduta sul principato e mal digerita da una parte consistente dell'opinione pubblica.
Prevost ha insistito sulla sacralità della vita anche negli altri appuntamenti della visita. «Stiamo davvero difendendo l'essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi?», ha invitato a domandarsi rivolgendosi alla comunità cattolica incontrata nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione. Ed ha invitato a far sì che «la vita di ogni uomo e donna venga difesa dal suo concepimento alla fine naturale».
Durante la Messa davanti a quindicimila persone nello stadio Louis II Leone ha spiegato che l'amore di Dio equivale all'«amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura». E saranno fischiate le orecchie ai parlamentari francesi che non troppo lontano stanno discutendo in queste settimane il disegno di legge sul suicidio assistito. Forse è anche per questo che il Papa ha scelto di muoversi in elicottero, evitando di mettere piede su suolo francese ed atterrare a Nizza.
Nell'incontro con la comunità cattolica il Papa ha invitato anche ad offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l'uomo all'individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza». Un monito inevitabile in uno dei Paesi più ricchi del mondo così come i passaggi sull'attualità, con la richiesta di una ricchezza «al servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l'ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace». Nei pochi km del principato c'è stato un bagno di folla per il passaggio in automobile del Papa con un piccolo fuori programma di una contestazione di attiviste Peta contro la corrida.
Tornato a Roma per la Domenica delle Palme, Leone XIV ha iniziato la sua prima Settimana Santa ufficializzando nomine pesanti in Curia: via il poco amato sostituto monsignor Edgar Peña Parra che viene "retrocesso" a nunzio in Italia e San Marino. A via Po prenderà il posto di monsignor Petar Rajič, nuovo prefetto della Casa Pontificia. In Segreteria di Stato al posto di Peña Parra arriva invece il "curiale" monsignor Paolo Rudelli, fino ad oggi nunzio apostolico in Colombia.
Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Cattolicesimo religione di Stato, l'eccezione positiva di Monaco" parla della lode rivolta da Papa Leone XIV al principato di Monaco per il cattolicesimo quale religione di Stato. Un caso ormai raro, un colpo al dogma moderno della laicità statale. Purché il cattolicesimo sia vissuto realmente come religione pubblica, come ricordato dal pontefice ai cattolici del principato.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 marzo 2026:
Il viaggio di Leone XIV nel Principato di Monaco di sabato scorso 28 marzo aveva un duplice elemento di interesse, come infatti la stampa ha subito segnalato: il Principato è uno dei pochi Stati cattolici rimasti, in esso il cattolicesimo è religione di Stato, eppoi recentemente il Principe si è rifiutato di firmare una legge, approvata nel maggio scorso dal Consiglio Nazionale, che avrebbe consentito di praticare l'aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, adducendo come motivo proprio il fatto di essere un sovrano cattolico. I due motivi sono tra loro collegati, ma è chiaro che a suscitare la maggiore curiosità è il primo. Oggi, infatti, l'idea che sia ammissibile uno Stato cattolico è considerata una bestemmia dalla laicità ideologica imperante. Per questo si può dire che la visita abbia avuto anche un significato di provocazione rispetto ad uno dei dogmi maggiormente accreditati dalla politica occidentale. Nel suo saluto alla popolazione durante la visita di cortesia al Principe di Monaco, Leone XIV ha fatto diretto riferimento all'argomento dello Stato cattolico in un passaggio di grande interesse: «La fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù».
Con queste parole l'idea della religione di Stato viene positivamente accettata, e questo è di per sé una buona novità. Il Papa non accenna alla "legittima autonomia" dello Stato, espressione dietro la quale si cela spesso l'accettazione della laicità moderna. Non parla di una laicità "aperta" alle religioni, espressone che di solito conduce all'indifferentismo religioso e alla equiparazione politica tra le varie religioni. Apprezzando la religione di Stato egli conferma che il cattolicesimo nel Principato di Monaco è collocato su un piano primario ed unico e, implicitamente, sostiene che si tratti di una cosa giusta, conforme alle pretese della stessa religione cattolica. Leone XIV ha implicitamente riconosciuto un rapporto privilegiato dello Stato, e non solo della persona del Principe o della sua famiglia, con un'unica religione. Di considerevole importanza, poi, il riferimento alla sovranità di Cristo come fondamento della religione di Stato, con tutto quanto questo concetto della regalità ha significato e significa tuttora, al netto dei recenti ripensamenti teologici. La sovranità di Cristo esige la religione di Stato. Il che tende a fare della situazione del Principato non una residuale eccezione ma una regola. Da qui, forse, l'insistenza del Papa sulle cose piccole - come piccolo è il Principato di Monaco - che possono svolgere un compito grande nel disegno provvidenziale di Dio.
Questa sovranità di Cristo, ha continuato il papa, «impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». Questo sviluppo del discorso può essere inteso come la luce che dalla religione vera proviene per animare l'intera società, in una fratellanza che, se non fondata sulla religione, rischia sempre di venire meno. Siamo tutti fratelli sul piano naturale, ma senza la sovranità di Cristo, questa fratellanza solo naturale si perde.
A questa funzione direttamente sociale della religione ha fatto riferimento anche il principe Alberto II: «il quadro attuale rispetta ciò che siamo in considerazione del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo nel contempo un accompagnamento sicuro e più umano».
Sarebbe superficiale non tenere presenti queste novità emerse dalla visita papale al principato di Monaco. Il riconoscimento del ruolo pubblico e politico (istituzionale, perfino) della religione cattolica è una contro-rivoluzione rispetto alla religione della irreligiosità che domina le politiche dei Paesi occidentali, specialmente europei, e invita a ripensare alla radice il frusto concetto di laicità. Sarebbe però anche ingenuo ritenere che dai discorsi del Papa a Monaco sia emerso un appello ad un ritorno ad un regime di cristianità. Il Principato, come riconosciuto dallo stesso Leone, è un microcosmo, una società molto secolarizzata, laica negli stili di vita e fortemente benestante. Rispetto a questa società, la religione di Stato rischia di essere un fatto convenzionale e non percepita come un elemento di vita. È vero che il Principe si è opposto alla legge sull'aborto, ma è anche vero che il Consiglio nazionale l'aveva approvata.
Qui si inserisce l'invito del papa alla comunità cattolica, affinché sviluppi nella propria vita gli spunti derivanti dall'essere religione di Stato. La religione di Stato richiede che il rapporto privilegiato con la religione cattolica si manifesti e si concretizzi nella vita della comunità, col rispetto delle altre religioni e delle diverse culture, ma manifestandosi essa stessa per prima come religione pubblica e cultura sociale e politica. Se la religione cattolica rimane chiusa nella devozione privata, il suo riconoscimento come religione di Stato tende a rimanere superficiale e a garantirla non basterà qualche presa di posizione eclatante del Principe.
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Pubblicato 10 anni fa...

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