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AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NERO
Nato da genitori schiavi, studiò grazie a un sacerdote irlandese che vinse tutte le resistenze razziste: si apre adesso il processo di beatificazione
di Rino Cammilleri
 

La Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di raccontare la sua storia dobbiamo ricordare che, altrove, la Chiesa non aveva mai avuto difficoltà a ordinare negri (come si chiamavano con termine spagnolesca prima che il politicamente corretto americano decretasse l'ostracismo del termine) e ne aveva canonizzati fin dal secolo XVI. Pensiamo al siciliano san Benedetto il Moro, discendente di schiavi africani portati dagli arabi, o a san Martino da Porres, figlio di una schiava. Ma negli Usa era diverso: i neri fino alla Guerra di Secessione erano schiavi. E anche dopo la guerra il pregiudizio nei loro confronti rimase a lungo forte. Tanto a lungo che solo sotto la presidenza Kennedy venne tolto l'asterisco che contrassegnava i nomi di neri negli elenchi telefonici. Ci vollero altri decenni di affirmative action, vere e proprie «quote nere» nelle università e in altri luoghi, per disinnescare i pregiudizi razziali negli Usa, tanto da generare, in alcuni casi, grottesche inversioni: in un film degli anni Settanta, Soul man, uno studente si finge nero per poter avere un posto al college. E veniamo ad Augustus Tolton, il cui caso, all'epoca, fece vero scalpore.

FIGLIO DI SCHIAVI CATTOLICI
Era nato nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, secondo figlio di Peter Paul Tolton e Martha Jane Chisley, schiavi cattolici di padrone cattolico. Chi aveva la fortuna di lavorare per un padrone cattolico poteva contare su un trattamento molto più umano, quasi familiare, grazie alla predicazione della Chiesa. San Paolo, nella sua Lettera a Filemone, traccia le linee guida per la gestione di uno schiavo, raccomandando lo schiavo Onesimo, fuggiasco, al padrone. Lo schiavo è un fratello in Cristo, punto e basta.
Liberarlo? Facile a dirsi, ma si sarebbe trovato senza lavoro e in miseria, come appunto accadde agli schiavi americani dichiarati liberi con un tratto di penna. Molti padroni romani, cristiani, liberarono i loro schiavi poco alla volta, solo dopo aver loro assicurato un futuro. Il trattamento «da fratello» svuotava dall'interno la schiavitù, fino a farla morire d morte naturale. Non a caso risorse dopo la scoperta delle Americhe, nel clima del neopaganesimo rinascimentale. I padroni del nostro Augustus, Stephen e Savilla Elliot, tenevano i loro schiavi quasi come familiari (si pensi, per un esempio, alla Mamie di Via col vento). Infatti, al battesimo di Augustus furono loro a far da padrini. Augustus aveva un fratello, Charles, e dopo di lui nacque una sorella, Anne. Tutti nati in schiavitù e, dunque, secondo la legge, schiavi. Ma tutti i bambini di casa Elliot avevano come padrini i loro padroni. Allo scoppio della guerra civile il clima si fece pesante negli Stati della Confederazione e padron Elliot preferì licenziare i suoi schiavi. Diede loro cibo e qualche soldo, poi li avviò verso il Nord. Peter Tolton si arruolò nell'esercito unionista, mentre la sua famiglia, con l'aiuto di soldati nordisti, raggiungeva l'Illinois, uno stato dove non c'era la schiavitù. Si stabilirono a Quincy, ma Peter non poté raggiungerli perché morì di dissenteria. Martha Jane e il figlio maggiore Charles trovarono lavoro nel settore del tabacco, in una fabbrica di sigari. Dovevano lasciare la piccola Anne affidata alle cure di Augustus, che aveva sui nove anni. Su di loro, però, vegliava il parroco della chiesa di St. Peter, che sorgeva vicino alla loro abitazione.

"TI PIACEREBBE STUDIARE?"
Padre Peter McGirr, questo il suo nome, era un irlandese che aveva notato la precoce intelligenza di Augustus. Un giorno gli chiese se gli sarebbe piaciuto studiare. Il bambino disse subito di sì e padre McGirr lo introdusse nella scuola parrocchiale. Non fu facile superare i pregiudizi degli altri genitori su quel bambino nero: erano cattolici, sì, ma anche americani e non tutti illuminati. Però la cocciutaggine del prete irlandese ebbe la meglio, anche perché, per vincere le diffidenze, ad Augustus faceva fare pure il chierichetto. Attorno al 1870, quando le ferite della sanguinosa guerra erano ancora fresche, padre McGirr intuì che Augustus aveva la vocazione sacerdotale e cercò un seminario che lo accogliesse. Dovette faticare un po' perché, più che pregiudizi, c'erano questioni di opportunità. Ordinare un prete nero? In America, a ridosso della guerra civile? E che chances di attività pastorale avrebbe avuto? Dopo settimane di sforzi e preghiere la porta si aprì proprio a Quincy, nel St. Francis Solanus College, dove Augustus poté conseguire un brillante diploma. A quel punto padre McGirr - sempre lui - lo mandò come suo miglior trofeo alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, dove il giovane Tolton studiò con ottimo profitto. E nel 1886, a trentadue anni (aveva cominciato gli studi, lo ricordiamo, tar- di), fu ordinato sacerdote cattolico nella basilica di San Giovanni in Laterano. L'impressione in America fu enorme. Era il primo ex schiavo a diventare prete, I giornali raccontarono la stupefacente storia dello schiavo divenuto sacerdote e, quando tornò a Quincy, gli venne decretato una specie di trionfo cittadino, con la banda, i cori, le bandiere e le acclamazioni. Sia di bianchi che di neri, anche se l'entusiasmo di questi ultimi superava di molte lunghezze quello di ogni altro. Il festeggiato raggiunse la chiesa di St. Boniface, gremita all'inverosimile. Tutti volevano la sua benedizione, ma il primo tratto di croce fu per il suo mentore, padre McGirr, che aveva creduto in lui contro tutto e tutti. L'indomani, alla sua prima messa, migliaia di persone erano sul sagrato, perché dentro non c'era più posto. I pregiudizi e le questioni di opportunità? Dimenticati: i cattolici d Quincy adesso erano contenti.
Padre Gus, come lo chiamavano, tuttavia non ebbe vita facile. Cercò di aprire una parrocchia e una scuola, ma ebbe i bastoni tra le ruote proprio dai neri protestanti, che lo disprezzavano in quanto «papista». Dovette gettare la spugna e spostarsi a Chicago, dove, con i soldi della benefattrice Anne O'Neill e l'aiuto di santa Katharine Drexel, poté fondare la sua parrocchia e la sua scuola. Le prediche di questo ex schiavo, che parlava fluentemente italiano, latino e greco antico, erano sempre affollate e tutti restavano colpiti dalle sue parole di grazia. Il suo esempio fu trascinante e i seminari cattolici cominciarono ad ammettere giovani neri. Morì nel 1897, a soli quarantatré anni, per una insolazione nel luglio rovente di quell'anno. Stava male ma, per non disturbare, non aveva detto niente a nessuno. Di recente è stato aperto il suo processo di beatificazione.

 
Titolo originale: Il prete che nacque schiavo d'America
Fonte: Il Timone, maggio 2017