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IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAM
Il francescano che potrebbe diventare Dottore della Chiesa passò una vita a cercare il confronto con l'islam: poi gettò la spugna ed evitò il martirio per un soffio
di Rino Cammilleri
 

Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona del 2006 cui seguirono solo massacri (di cristiani). Se ne era accorto anche l'iniziatore del "dialogo" con l'islam, francescano come quel Poverello che, cercando il dialogo col sultano Al-Kamil, fu già tanto se non ci rimise la pelle. I cinque Protomartiri francescani furono ammazzati in Africa, indovinate da chi. Un loro confratello provò allora in modo "scientifico" e organizzato. Stiamo parlando del beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), un nobile catalano nato a Maiorca verso il 1235. Il 
re Jaime I aveva appena conquistato le Baleari e i coniugi Llull, genitori di Ramon, vi si erano impiantati. Lui crebbe come paggio a corte e vi fece carriera, finendo col diventare primo ministro del giovane Regno. Nel 1257 sposò Blanca Picany e ne ebbe due figli, Domingo e Magdalena. Ma verso il 1262 gli apparve il Cristo crocifisso per cinque volte consecutive.

IMPARÒ L'ARABO
Cosi narrò, e ciò lo convinse a dedicarsi alla conversione degli infedeli. Col consenso della moglie, dopo aver provveduto a lei e ai figli, distribuì il resto ai poveri e si fece frate francescano. Imparò l'arabo a marce forzate, e subito cominciò a scrivere libri in tale lingua. Fu solo l'inizio: Lullo scrisse in tutto quasi trecento libri, anche in latino e in catalano. Tra essi, quattro, monumentali, descrivono quella che lui chiamava «arte», cioè un metodo di ragionamento e catalogazione dello scibile talmente geniale da provocare «seguaci» che, per secoli, crearono ogni sorta di ciarlataneria a suo nome e diffusero il mito del «mago» catalano. Lullo, dopo un pellegrinaggio a Compostela, si mise a studiare furiosamente teologia, filosofia, medicina, nonché i maggiori autori arabi. Persuaso, non del tutto a torto, che i Protomartiri del suo ordine avessero fallito per mancanza di preparazione, nel 1276 fondò a Maiorca il collegio di Miramar per formare missionari che, prima di ogni cosa, studiassero l'arabo e l'islam. Si tenga presente che la stupefacente e repentina ascesa di quest'ultimo aveva colto di sorpresa la cristianità: cos'era quella strana religione che mischiava elementi vetero e neotestamentari, un'eresia o qualcos'altro? Donde la sua veloce e pressoché inarrestabile espansione? Da qui, per Lullo, la necessità di studiarla.

IN VIAGGIO PER L'EUROPA 
Cominciò a viaggiare per l'Europa, esponendo a re e Papi il suo metodo, anche nelle università e pure in piazza, disputando specialmente con i discepoli e i seguaci del filosofo arabo Averroè. Alla Sorbona di Parigi conseguì il titolo di maestro e, dopo aver dedicato un libro al re francese Filippo IV il Bello, ricominciò coi viaggi: Cipro, Armenia, Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, il Maghreb, dove però finì in carcere. Rilasciato dietro riscatto, si imbarcò per rientrare in Patria, ma la nave fece naufragio e dovette riparare a Pisa. Dopo un breve soggiorno ripartì: Genova, Venezia, Roma, Messina, Lucera (la saracena Lugarah, dove l'imperatore Federico II di Svevia aveva deportato tutti gli arabi di Sicilia per servirsene come mercenari). Nel 1311 si presentò al Concilio di Vienne e qui fece una sconcertante richiesta: l'unificazione di tutti gli ordini monastico-militari per una grande crociata che riprendesse la Terra Santa totalmente perduta nel 1291. Sì, perché i suoi soggiorni in Africa e le sue dispute coi qadi islamici l'avevano persuaso che con i musulmani non c'era modo di ragionare: seguivano una logica diversa, anzi, nessuna logica, solo il loro Libro (Al Quran, Alcorano, Corano) e basta. Ma la sua richiesta cadde nel vuoto per via degli equilibri politici del tempo.

LASCIÒ MOLTO OPERE
Le crociate costavano e il regno più potente, la Francia, era sull'orlo della bancarotta per via delle interminabili guerre con gli inglesi. Infatti, proprio Filippo il Bello di lì a pochissimo avrebbe distrutto i Templari per appropriarsi delle loro ricchezze. Per giunta avrebbe inaugurato la cattività avignonese, deportando il Papa nel suo regno. Lo stesso papa, Bonifacio VIII, aveva preso atto della definitiva perdita dei Luoghi Santi, sostituendo il pellegrinaggio a Gerusalemme con quello a Roma col primo Giubileo nel 1300. Raimondo Lullo comprese di essere arrivato alla fine, in tutti i sensi, della sua missione. Così, quantunque avesse ormai superato gli ottant'anni, partì per Tunisi, dove si mise a predicare apertamente come avevano fatto i Protomartiri del suo ordine. Naturalmente finì a pietrate, e solo l'intervento di certi mercanti europei gli evitò il peggio. Lo imbarcarono mezzo morto per Maiorca, ma non ci arrivò mai. Morì durante il viaggio, nel 1316. Della sua sterminata opera letteraria, i libri oggi riconosciuti come di sua mano sono circa duecentosessanta. Altri quarantaquattro, cioè quasi tutti quelli di argomento alchemico, gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli, ma si tenga presente che, nel successivo Umanesimo, molti erano i "maghi" che firmavano falsamente le loro opere col nome di Lullo per accrescerne l'importanza, visto che nel XV secolo non c'era modo di verificare. 

UN BILANCIO 
Raimondo Lullo, il cui culto come beato fu confermato dal beato Pio IX, è in predicato per la proclamazione a Dottore della Chiesa per la sua straordinaria cultura finalizzata dalla passione missionaria. Si pensi che non disdegnò, in alcuni suoi libri, lo stile da romanzo cavalleresco, con protagonisti che affrontavano peripezie per liberare la donzella rapita o soccorrere l'imperatore smarrito nel bosco. Tutto, però, congegnato in modo che il lettore potesse trarne un insegnamento morale e cristiano. Quale bilancio trarre dalla sua vita? Vediamo. I francescani hanno guadagnato, con la loro dedizione (e il loro sangue), il compito di custodi dei Luoghi Santi. Che, prima dell'avvento dello Stato israeliano, erano in mani islamiche. Fin dall'inizio, infatti, proprio i francescani si assunsero l'onere del confronto con l'islam. Con la predicazione: i Protomartiri (che furono subito uccisi). Con i miracoli san Francesco e l'ordalia del fuoco (il sultano lo risparmiò solo perché avrebbe scatenato l'ira dei crociati). Con il dialogo: il beato Raimondo Lullo (che, dopo una vita passata a studiare l'islam, gettò la spugna e scansò il martirio per un soffio). Allora? Boh. Nella Bibbia è Dio stesso che dice ad Agar, la schiava egizia di Abramo, che da suo figlio Ismaele nascerà una grande nazione ostile ai suoi fratelli (che al momento è uno solo, Isacco). Ma non dice come va a finire...

 
Titolo originale: L'inventore del dialogo
Fonte: Il Timone, febbraio 2026