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LA LOURDES DEL VENEZUELA
Nel 1652 la Madonna apparve al capo indigeno Coromoto: oggi resta un'immagine acheropita (non fatta da mani umane)
di Rino Cammilleri
 

La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i Re Cattolici, dopo la felice impresa di Colombo, decisero di intraprendere la colonizzazione delle Americhe, fecero una cosa a giudizio odierno inaudita: chiesero il permesso al Papa. E questi lo concesse, ma sotto condizione: le nuove terre dovevano venire cristianizzate e le spese per l'evangelizzazione sarebbero state a carico della corona spagnola. Così fu fatto, e oggi non solo il Sudamerica ma anche tutta la parte meridionale degli Usa (strappata all'impero messicano con la guerra del 1848) hanno città i cui nomi parlano chiaro: Los Angeles, San Francisco, San José, Santa Fé, Sacramento, San Diego, San Antonio, Corpus Christi, eccetera. Nell'America rimasta Latina nomi del genere si sprecano, da Asunción a Buenos Aires (nome completo: Nostra Signora di Bonaria, che gli spagnoli avevano mutuato dal santuario di Cagliari, essendo la Sardegna un loro vicereame). Quei luoghi, e la stessa Spagna, hanno visto poi, sì, sangue e tragedie, e ancora non pare finita.

MENZOGNE SULLA CONQUISTA 
La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, come diceva san Jean Vianney (il Curato d'Ars), più sei credente e più il diavolo si accanisce su di te, come fece con Nostro Signore, nel cui Nome siamo stati battezzati. E pure con menzogne, perché Satana è, come dice il Vangelo, non solo «homicida» ma anche «mendax». Per questo sulla Conquista spagnola la denigrazione non si è mai spenta. E cominciò subito, per via dell'odio antipapista dell'Inghilterra protestante e rivale sui mari della Spagna. Ma la testimonianza migliore su quell'impresa venne proprio dal Cielo: si pensi alle apparizioni di Guadalupe nel 1531, avvenute proprio a ridosso della Conquista, dove la Vergine si presentò all'azteco battezzato Juan Diego (santo) con fattezze meticce. E ancora oggi l'America Latina, Messico compreso, è meticcia, laddove il Nordamerica protestante è totalmente bianco. Tante altre volte la Madonna apparve nei territori della Conquista, e sempre per avallare e benedire l'opera dei colonizzatori. Perfino per difenderli: la cattedrale di Cuzco, in Perù, sorge sul luogo in cui la Madre di Dio discese a salvare un gruppo di soldati spagnoli, che La invocarono, dall'attacco di migliaia di guerrieri Incas. La chiesa è appunto intitolata a Nostra Signora della Discesa.

UNA STORIA SINGOLARE
Ci fu addirittura un'occasione in cui scese in campo san Giacomo apostolo («Santiago!» era il grido di guerra degli spagnoli) a fare lo stesso: anni dopo, Garcilaso de la Vega, di madre inca, uno dei massimi scrittori del tempo, intervistò personalmente diversi vecchi Incas che avevano preso parte alla battaglia e tutti confermarono di essere stati atterrati da Viracocha, il Dio del tuono (era Santiago, che non conoscevano; scambiato per Viracocha, si meravigliavano che combattesse contro di loro). La Chiesa ha posto sugli altari molti uomini e donne che si santificarono in quei luoghi e in quei tempi per diffondere
la fede tra gli indios. O per difenderli, se del caso, dalle prepotenze dei coloni. Oggi, mentre scrivo, le vicende politiche hanno messo in primo piano il Venezuela «piccola Venezia», in spagnolo), che ebbe, anch'esso, l'onore di un diretto intervento evangelizzatore da parte della Madonna e Le edificò, a ricordo, l'immenso santuario di Nostra Signora di Coromoto. Ora, Coromoto non è il nome del sito dell'apparizione, bensì, caso più unico che raro, quello del beneficiario. La cui storia è singolare. Cominciamo col dire che nel 1591 un capitano spagnolo aveva fondato un villaggio vicino al fiume Guanare, per i suoi uomini e gli indios battezzati che lavoravano la terra. Ma c'era una tribù, quella dei Cospes, che si ostinava alla vita selvaggia - e precaria - della foresta. Nel 1652 il suo cacique (capotribù) Coromoto camminava con la moglie sulla riva del fiume quando di colpo si sprigionò un'intensa luce: sull'acqua c'era una soavissima Donna col suo Bambino.

DI NUOVO LA DONNA DEL FIUME
L'apparizione parlò, disse loro di andare dai bianchi a farsi mettere sulla testa l'acqua che
apre le porte del Cielo e sparì. I due, tornati alla tribù, raccontarono il prodigio. E tutti allora vollero «l'acqua sulla testa». Ma Coromoto sapeva abbastanza degli usi dei bianchi e di tutti i divieti imposti dai loro Comandamenti (soprattutto il sesto), perciò titubava. Tuttavia, mesi dopo, spinto dalla tribù, si presentò all'agricoltore Juan Sanchez e gli raccontò tutto. La tribù venne perciò battezzata. Tranne l'irriducibile Coromoto, che non volle saperne. Si arrivò così alla sera del sabato 8 settembre e Sanchez radunò i Cospes per una preghiera collettiva alla Vergine di cui ricorreva la festa. E Coromoto, al solito, rimase nella sua capanna. Dopo la cerimonia, sua moglie, la di lei sorella e il figlioletto dodicenne di quest'ultima andarono a cercarlo. Non fecero in tempo a raccontargli di quel che avevano fatto con Sanchez e gli altri che la soglia si illuminò all'improvviso e comparve la Donna del fiume. Il cacique questa volta si infuriò e cominciò a inveire contro di Lei: che cosa voleva? Era venuta per rimproverarlo? Se ne andasse una buona volta e lo lasciasse in pace! La Donna, sempre con espressione soave, fece un passo avanti, ma quello, in preda all'ira, le si lanciò addosso per strozzarla. Solo che le sue mani strinsero l'aria, perché Lei scomparve.

UN PEZZETTO DI PERGAMENA
Tra le dita dello sbalordito Coromoto era però rimasto un pezzetto di pergamena con sopra l'immagine della Donna col Bambino, una trentina di millimetri appena. Coromoto, imbarazzato e non sapendo che fare, a quel punto decise di nasconderlo. Ma il suo nipotino, che aveva visto tutto, andò subito a Sanchez a spifferare quanto era successo. Sanchez si precipitò alla capanna di Coromoto e, su indicazione del ragazzino, recuperò la pergamena. Coromoto, dal canto suo, era già scappato nella foresta. Ma il cacique si era appena inoltrato tra gli alberi quando un serpente velenoso lo aggredì, mordendolo. L'uomo, comprendendo il messaggio superno, si arrese alla Donna e decise di farsi battezzare prima di morire. E, guarda caso, proprio in quel momento passò da li un creolo, che lo vide e lo esaudì giusto in tempo. Morto Coromoto e seppellito con esequie cristiane, l'immaginetta restò custodita da Juan Sanchez fino al suo solenne trasferimento a Guanare. Bisognò attendere il XX secolo perché venisse riportata nel luogo dell'apparizione. Infine fu posta, incorniciata in oro, nel basamento di una grande statua della Madonna e attorno le fu costruito il mega-santuario - costato vent'anni di lavori -odierno, il cui altare maggiore sorse nel punto esatto dell'apparizione. Il minuscolo dipinto è, come quello di Guadalupe, un'immagine acheropita, cioè non fatta da mani umane. Molti miracoli vennero lucrati in quel santuario, e ancora se ne lucrano, tanto che Coromoto è detto «la Lourdes del Venezuela».

 
Titolo originale: La Lourdes del Venezuela
Fonte: Il Timone, aprile 2026