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IN UTERO, LA NUOVA SERIE TV CON CASTELLITTO SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
Fecondazione in vitro, transizione di genere, coppie omosessuali e non, single che vogliono diventare genitori. Sembra esserci un po' tutto quanto il repertorio della "bioetica" progressista nei contenuti di In utero, la nuova serie tv sviluppata in otto episodi che debutterà l'8 maggio su HBO Max. Creata da Margaret Mazzantini, diretta da Maria Sole Tognazzi, che firma anche la direzione artistica, In utero ha come protagonista principale Sergio Castellitto. Il noto attore, infatti, interpreta il dottor Ruggero Gentile e la storia racconta di come egli abbia lasciato l'Italia, negli anni Ottanta, per aprire in quel di Barcellona la clinica Creatividad, dove offre servizi di fecondazione medicalmente assistita.
LA TRAMA E I PERSONAGGI
Gentile di nome - e di fatto, almeno nelle intenzioni di chi ha realizzato la serie -, il protagonista opera mosso da una convinzione di fondo: il figlio non è un diritto né un dovere, ma «un desiderio». Peccato che concepire un figlio come «un desiderio» equivalga esattamente ad intenderlo come un diritto, anziché come un dono. Ma andiamo avanti, perché un'altra colonna di In utero è Angelo, un giovane embriologo brillante e centrale nelle dinamiche della clinica, interpretato da Alessio Fiorenza. Dettaglio di non poco conto: Angelo è un uomo transgender e, da quanto è già trapelato, è destinato ad essere uno dei personaggi centrali della serie. Ci sono poi anche altri personaggi di rilievo nella serie - a partire da quello di Teresa, la moglie di Ruggero interpretata da Maria Pia Calzone, alla quale spetta il compito di amministrare la clinica e bilanciare le scelte a volte troppo emotive del marito -, ma gli elementi fin qui esposti già suggeriscono e fanno pensare a un taglio assolutamente permissivo e progressista di In utero. E infatti, dalle anticipazioni trapelate, sappiamo che nelle otto puntate i telespettatori vedranno: coppie di lesbiche - tormentate da dilemmi del tipo: quale delle due porterà avanti la gravidanza? - single intenzionati a diventare genitori, e così via. Come si diceva all'inizio, nulla del repertorio della "bioetica" progressista è stato risparmiato in questa serie.
UNA POLEMICA CON L'ITALIA?
Tanto che le storie di In utero, come è stato osservato sul Corriere della Sera, non avrebbero mai potuto essere ambientate in Italia perché da noi «una donna single non può ricorrere alla fecondazione assistita». Da parte sua, lo stesso Castellitto, parlando con Repubblica, ha fatto osservare che «l'Italia con tutti i suoi difetti ha genialità e immaginazione però è anche il luogo dove vive il Santo Padre, il centro della cristianità. Anche se fa riflettere che pure la Spagna è un Paese cattolico». Dunque appare davvero difficile non scorgere in un progetto come In utero una lettura parziale, se non propagandistica, delle tematiche bioetiche; e questo per un motivo piuttosto semplice. Da quanto infatti è dato di sapere, in questa serie - per la quale già si ipotizza una seconda stagione, che diventerebbe certa in caso di successo della prima - ai telespettatori sono offerti tutti i punti di vista possibili di chi sarebbe a favore di questa pratica: quello di chi gestisce una clinica di fecondazione assistita, quello di chi vi ci ricorre (single, coppie etero, Lgbt, ecc.), quello di chi vi lavora ed è anche protagonista di una transizione di genere, e così via. Inoltre dal trailer si evince come una coppia di donne chieda esplicitamente di voler un bambino con gli occhi verdi e con determinati tratti somatici, quasi come se si stesse scegliendo un prodotto da un catalogo.
Tutti, insomma, vengono rappresentati con le loro soggettività, i loro pensieri e le loro istanze; tutti fuorché - almeno a quanto pare finora dalle prime anticipazioni della serie - i soggetti più deboli in assoluto: l'embrione, dunque il figlio concepito in provetta, e le centinaia di embrioni che, proprio a causa di questa pratica, vengono scartati, eliminati, uccisi o muoiono e non vedranno mai la luce. Il che - anche sorvolando, per esempio, sul non trascurabile tema del giro d'affari che ruota attorno alla provetta, che meriterebbe approfondimenti - appare piuttosto grave, benché non sia una novità assoluta. Già negli anni '70, infatti, allorquando il tema più dibattuto era quello dell'aborto volontario, si poteva osservare come al centro delle discussioni - e talora delle polemiche - finissero i temi più diversi: l'autodeterminazione della donna, la laicità dello Stato, gli aborti clandestini, il ruolo dei medici, delle famiglie, della Chiesa, ecc. Anche allora, dunque, di tutto si parlava fuorché del punto di vista del soggetto più debole e vulnerabile: il figlio non ancora nato. Un'omissione grave che, a distanza di mezzo secolo, si ripropone ancora oggi sui media e addirittura nelle serie tv. A dimostrazione che chi ha a cuore la difesa della vita dal concepimento davvero non può abbassare la guardia.
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Pubblicato 10 anni fa...

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