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IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURI
A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business redditizio. Con la stessa andatura di una serie tv viene tratteggiata la giornata tipo di una escort sulla quarantina attiva nel panorama milanese, tacendone i pericoli e quasi esaltando i soldi facili e la "libertà".
«Mi vendo, ma resto libera», dice Alessandra Vittiglio, "in arte" Taylor B., impegnata a gestire un telefono che squilla incessantemente. Tramite le sue parole viene restituita al lettore la narrazione patinata della vita di una prostituta che unisce competenze psicologiche (con tanto di formazione da criminologa) e freddezza imprenditoriale: dalla gestione professionale della propria immagine, alla meticolosa selezione dei clienti che spaziano da spavaldi giovani a professionisti in cerca di ascolto o compagnia durante eventi esclusivi. «Duecento euro, mezz'ora. Trecento, un'ora. Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento», spiega. L'incasso mensile può arrivare a ventimila euro, «nei periodi ordinari». Libertà è per Alessandra il controllo totale sulla gestione della propria "attività" con orari, tariffe, luogo e uso del proprio corpo affidati esclusivamente alla sua regia. «Comprano la mia essenza, ma poi torna a me», così Alessandra pensa di orchestrare una cessione parziale della sua persona, ignorando che già siamo stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20) e per questo veramente liberi.
Completamente taciuti i rischi e gli aspetti lesivi della dignità umana, il Corriere rischia di ottenere una «irresponsabile propaganda alla prostituzione» a cui qualche ragazzina potrebbe facilmente ispirarsi, avverte Marina Terragni, garante per l'Infanzia. Tuttavia, le numerose evidenze scientifiche su quanto il lavoro di prostitute sia perlomeno rischioso, ci riportano coi piedi per terra.
Da una ricerca del 2024 condotta dalla Universitat Oberta de Catalunya (UOC) che ha coinvolto un campione di 76 donne residenti a Barcellona o in altre due città catalane che sono attualmente o sono state in passato lavoratrici del sesso è emerso che oltre il 90% ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche nel corso del lavoro. Molte di queste poi presentano anche storie pregresse di vittimizzazione, come abusi infantili o violenza domestica. Il 67% ha fatto uso di droghe, spesso spinte dalle pressioni dei clienti o come meccanismo di fuga per gestire il trauma legato all'attività.
Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Acta Psychiatrica Scandinavica con il quale si sono esaminati 30 studi precedentemente effettuati sull'argomento, ha scoperto come «i problemi di salute mentale erano diffusi tra le lavoratrici del sesso. La depressione era il problema di salute mentale più comune; tuttavia, anche altri problemi psicologici erano frequenti, tra cui ansia, abuso di sostanze e ideazione suicidaria. Le lavoratrici del sesso sono esposte a numerosi rischi, tra cui violenza e comportamenti sessuali ad alto rischio. Nonostante l'elevata prevalenza di problemi di salute mentale, le lavoratrici del sesso incontrano spesso notevoli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari».
In ultimo, un rapporto globale di ZipDo delinea una crisi umanitaria con tassi di mortalità estremamente elevati tra le lavoratrici del sesso. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi è stimato a 233 per 100.000, contro l'8,9 della popolazione femminile generale. Globalmente, il rischio di omicidio è 12 volte superiore alla media. Il tasso di morte per overdose è 20 volte superiore alla popolazione generale, il tasso di suicidio 4 volte superiore alla media negli Usa e l'aspettativa di vita media è di 35 anni, rispetto ai 72 della popolazione generale.
Intanto dalla più vicina Francia non arrivano notizie più confortanti. Fiore all'occhiello europeo dell'aborto in Costituzione ha visto in quattro anni l'aumento del 43% di minorenni che si prostituiscono, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne. E nonostante l'aumento dei numeri sia in parte spiegato dal miglioramento dell'attività di identificazione e supporto svolta da associazioni e servizi governativi, quei numeri sono reali e sono persone. Badi il Corriere a scegliere una narrazione semplicistica e irresponsabile.
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