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LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA
Un uomo di origine marocchina si lancia con l'auto sulla folla in pieno centro: aveva scritto ''Bastardi cristiani di m., voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio'' (VIDEO: Modena è molto peggio)
di Stefano Magni
 

La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all'ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall'urto. L'aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall'auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all'azione di placcaggio. L'aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla.
Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato "stabile" nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all'Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c'è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.

NIZZA, BERLINO, LONDRA E BARCELLONA
Ma cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L'uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non cambia la tragicità degli effetti».
La giunta di sinistra di Modena ha cercato di esorcizzare il trauma con un grande raduno della cittadinanza. Piazza Grande, domenica 17 maggio pomeriggio, si è riempita in pochi minuti di persone, almeno 5mila stando alle prime stime. Sul palco si sono alternati sindaci, il presidente della Regione Michele de Pascale, il presidente della Provincia Fabio Braglia. «La nostra comunità è unita, non c'è spazio per l'odio. Generalizzare che tutti gli stranieri sono da mandare a casa è una castroneria degna di sciacalli». È uno dei passaggi più applauditi del discorso del sindaco di Modena Massimo Mezzetti.

LE REAZIONI DELLA POLITICA
Più che il trauma subito e la dimostrazione di coraggio di una cittadinanza che non si chiude in casa, stando alle prime interviste, chi era presente in piazza se la prendeva soprattutto con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e chi, a destra, "strumentalizza". Salvini ha fatto notare il cognome arabo dell'attentatore (perché di attentato si tratta, comunque, a prescindere dalla matrice) e ha ribadito il suo programma di remigrazione: la cittadinanza va meritata. Anche se, in questo caso, Salim El Koudri è cittadino italiano nato in Italia ed è legalmente difficile, se non impossibile, revocare la cittadinanza ad uno che l'ha dalla nascita.
Giorgia Meloni, sottolinea invece un aspetto che può e deve piacere a tutti: l'eroismo di chi ha fermato l'aggressore, con un coraggio da personaggio di Clint Eastwood. «Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca». Rivolgendosi, in un tweet, a Luca Signorelli. La sinistra istituzionale non fa a meno di notare anche la presenza dei due immigrati egiziani, Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio, fra chi è accorso per primo a placcare l'aggressore.
Quindi, con una rapidità incredibile, è stata archiviata la pista islamica fra i possibili moventi dell'attentato e semmai si dice che il problema peggiore è chi, come Salvini, "strumentalizza". Però il ministro Piantedosi ha dichiarato che gli inquirenti "faranno ulteriori accertamenti". Fra questi ci sarà anche l'ispezione dei contenuti dei messaggi online del futuro stragista. Meta, prima dell'attentato, aveva chiuso tutti i suoi profili. Un provvedimento molto grave che viene preso dagli amministratori in occasione di violazioni particolarmente pesanti delle regole della comunità. Che messaggi aveva scritto El Koudri prima di lanciarsi nella sua folle corsa omicida? La dinamica dell'attentato ricalca per filo e per segno numerosi precedenti. Sono pochissimi i casi di emulazione ad opera di non musulmani. El Koudri era armato di coltello, non si è arreso, non era sotto shock quando è stato fermato: l'abbinamento auto e coltello è un'altra costante degli attentati di questo tipo.

LA PISTA DEL TERRORISMO ISLAMICO
Il periodo è fra i più pericolosi: con la guerra in Iran ancora praticamente in corso, l'allerta attentati è cresciuta. Il regime iraniano è l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di organizzazioni e movimenti jihadisti che reclutano nella comunità islamica europea per compiere attentati. Non reclutano in modo tradizionale, ma usando i social network, puntando sulla radicalizzazione fai-da-te di menti fragili. Un giovane immigrato di seconda generazione, 31 anni, laureato in Economia ma disoccupato, isolato, sempre più "strano", secondo i suoi vicini faceva lunghe urlate al telefono (con chi?) è un profilo ancora molto sospetto.
La pista del terrorismo islamico, solitario o su commissione, non è affatto esclusa. È semmai la politica di sinistra e il suo intero ecosistema mediatico che hanno cercato di tacitare questa voce: sbattendo una diagnosi psichiatrica in prima pagina, cambiando il soggetto dell'attentato dall'uomo al suo mezzo ("auto impazzita sulla folla"), evitando accuratamente quelle stesse generalizzazioni a cui ricorre in altre circostanze. Se un bracciante immigrato del Mali viene assassinato a Taranto, è un omicidio razzista "che interroga la coscienza di tutti gli italiani". Se un immigrato di seconda generazione cerca deliberatamente la strage, è solo lui che ha problemi, la comunità musulmana non c'entra, l'islam non c'entra, la mancata integrazione è un "fuori tema" e non si può parlare di terrorismo. Come sempre l'ambiente mediatico mainstream pare non cercare neppure la verità, di fronte a un evento scomodo per la sua ideologia, transenna la scena e dice ai suoi utenti "non c'è niente da vedere".

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Una lunga serie di attentati jihadisti con auto e camion sulla folla" parla di come a Modena si sia replicato un copione visto tante volte sin dai primi anni 2000. Attentati con mezzi semplici: un'auto lanciata sulla folla. I gruppi jihadisti lo hanno praticato e anche predicato a lungo contro i nemici di Allah. Sarà questo un altro caso?
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 maggio 2026:

Anche l'Italia ha il suo attentato. Sebbene non si conosca ancora la matrice. Via Emilia, cuore di Modena. Famiglie a passeggio, la normalità di un sabato italiano. Poi, una Citroën C3 piomba sulla folla come un proiettile impazzito: oltre cento all'ora, marciapiede trasformato in trappola. Scarpe che volano, corpi falciati, sangue e distruzione. Quindici feriti, una donna alla quale sono state tranciate entrambe le gambe e c'è chi lotta tra la vita e la morte.
Nizza, Berlino, Barcellona, Londra. Ora Modena. Il copione è sempre lo stesso, tragicamente immutabile. I fatti di Modena non sono che l'ultima replica di una strategia bellica che l'Europa e l'Occidente tutto continuano a subire, l'ennesimo atto di emulazione.
La cronologia della scia di sangue, d'altronde, parla da sola e unisce i puntini di un disegno chiarissimo. Il terrore su gomma fa la sua comparsa in Israele durante la Prima Intifada del 1987 e registra il suo acme nella Seconda Intifada (2000-2005), periodo in cui si contarono 20 attacchi veicolari palestinesi e 15 vittime.
E poi Glasgow 2007 (una jeep piena di propano contro il terminal); Olanda 2009; Londra 2013 (il fuciliere Lee Rigby investito e quasi decapitato da due britannici di origine nigeriana); Digione 2014 (11 pedoni falciati al grido di "Allahu Akbar"); Nantes 2014 (un furgone contro il mercatino di Natale, un morto); Graz 2015 (un van sulla folla e poi l'assalto col coltello, 3 morti); Lione 2015; Nizza 2016 (il camion guidato da un tunisino sulla Promenade, 84 morti e troppi bambini); Berlino 2016; London Bridge 2017 (speronamento e accoltellamenti, 8 morti); Finsbury Park 2017; Parigi 2017 (un'auto contro i soldati sugli Champs-Élysées); Levallois-Perret 2017 (militari speronati); Barcellona 2017; New York 2017 fino alle ultime repliche del 2025 di Monaco e Manchester (l'assalto alla sinagoga durante lo Yom Kippur con investimento e accoltellamento dei fedeli, 2 morti) e l'isola di Oléron (pedoni e ciclisti travolti da un uomo che ha tentato di incendiare l'auto gridando "Allahu Akbar") fino ai fatti di Lipsia di pochi giorni fa e infine Modena. E poche ore dopo, è toccato ad Oakland, California, stessa scena e tre morti.
Dietro la spietata semplicità del vehicle ramming (un termine mutuato dagli antichi arieti navali, i rostri che sventravano le chiglie nemiche) si cela una strategia geometrica, teorizzata e stampata nero su bianco sui magazine della galassia jihadista, da Inspire a Rumiyah. I dotti del terrore lo hanno capito prima di noi: blindare gli aeroporti e tracciare gli esplosivi ha solo spostato il bersaglio, non l'obiettivo. Il passaggio dal macro-terrorismo logistico dell'11 settembre a questo micro-terrorismo veicolare è un capolavoro di macabra economia. Come predicava l'ideologo Abu Mohammad Al-Adnani già nel 2014 - portavoce dell'Isis e mente degli attentati di Parigi del 2015 - prima di essere liquidato dai raid americani, un'auto è un perfetto moltiplicatore di forza: non richiede addestramento, non scatta ai metal detector, non crea sospetti al momento dell'acquisto e offre a chiunque la certezza dell'imprevedibilità assoluta. D'altronde, ritenuti tutti infedeli e nemici, qualunque individuo è un bersaglio lecito. Era il 2010, quando Inspire - rivista ufficiale di al-Qaeda - nell'editoriale The Ultimate Mowing Machine (il Tosaerba Definitivo) invitava ad «utilizzare un pickup come un tosaerba, non per falciare l'erba, ma i nemici di Allah». 

UN MIX DI RABBIA, ODIO E MANCATA INTEGRAZIONE
Poche certezze e tante domande attendono risposta nella vicenda personale dell'autore della tentata strage di Modena: qualche dubbio anche sugli asseriti problemi psichici.
di Riccardo Cascioli (La Nuova Bussola Quotidiana, 19 maggio 2026)


Forse qualcosa in più sui motivi che hanno spinto Salim El Koudri a lanciarsi sabato 16 maggio sui passanti in una via del centro a Modena, si saprà stamattina dopo l'interrogatorio di garanzia che si svolgerà nel carcere di Modena, dove El Koudri è detenuto. Per ora ha parlato soltanto il suo avvocato, secondo cui il 31enne, italiano di seconda generazione di origine marocchina, è in stato di confusione, non pienamente consapevole di quanto ha fatto. Ha poi detto che chiederà la perizia psichiatrica, ricordando che Salim è stato in cura presso un centro psichiatrico dal 2022 al 2024. Peraltro, sempre secondo il suo legale, i familiari (i genitori e una sorella) ignoravano i problemi mentali di Salim El Koudri. Inoltre una perizia dovrà essere compiuta sul materiale contenuto nei «dispositivi informatici» dell'autore della tentata strage.
Mentre tanti sono i punti interrogativi che chiedono una risposta, chi non ha dubbi sono i politici, che – secondo tradizione – strumentalizzano ogni tragedia per promuovere la propria agenda: da sinistra si accusa il governo di non garantire la sicurezza e di non fare abbastanza per intercettare il disagio psichico (detto proprio da chi fa di tutto per smantellare ogni apparato di sicurezza), mentre dalla Lega si rilancia sull'immigrazione irregolare e sulle regole per ottenere la cittadinanza, temi sicuramente importanti ma che non c'entrano direttamente con la tragedia di Modena.
Il problema è che il solito polverone politico impedisce una riflessione seria e una comprensione di quanto sta accadendo anche in Italia.
Partiamo dalle cose certe emerse in queste ore. Anzitutto l'attentato: non c'è dubbio che si tratti di una modalità jihadista, come abbiamo già spiegato ieri. Anche se finora non sono emersi elementi che colleghino Salim El Koudri a una rete jihadista o che lo indichino come auto-radicalizzato, il fatto che sia ricorso a questa modalità non può essere casuale.
Un secondo elemento si collega a questo: ieri, dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno Piantedosi che ne aveva rivelato l'esistenza, sono spuntate le mail scritte da Salim El Koudri all'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) – dove aveva ottenuto la laurea triennale in Economia - in cui pretende un lavoro «non da magazziniere», un «lavoro coerente» con il suo titolo di studio. È il 27 aprile 2021, cinque anni fa; la parte peggiore e più significativa è però quella in cui inveisce con chi pensa sia la causa dei suoi problemi: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio».
Questo atteggiamento non indica immediatamente una rivendicazione religiosa o obiettivi da colpire, tanto è vero che nei successivi 5 anni non si è mai segnalato per iniziative anti-cristiane o semplicemente violente. Quei messaggi indicano però rabbia e un odio montante, un odio generalizzato, che è esattamente ciò che spinge a lanciarsi con l'auto contro persone inermi che camminano per strada. Ancora di più: pur essendo nato in Italia e cittadino italiano da quando aveva 14 anni, parla da straniero, si sente straniero, estraneo alla cultura e alla società in cui è nato e cresciuto che identifica con il cristianesimo.
È questo l'aspetto più inquietante, perché è la certificazione di una integrazione mancata: non è un caso isolato, è un fenomeno molto più generalizzato, non per il razzismo degli italiani ma per la provenienza degli immigrati. Le prime testimonianze dicono che Salim El Koudri non frequentasse moschee o centri culturali islamici, ma anche così fosse c'è una differenza culturale e c'è una mentalità di chi proviene dai Paesi islamici che rende molto difficile una vera integrazione anche per chi non ha obiettivi religiosi in testa.
È esattamente ciò che giusto 26 anni fa affermava il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, quando riferendosi proprio al caso islamico avvertiva che «in vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie». Ma da allora poco è cambiato se quelli che allora contestavano duramente il cardinale Biffi sono gli stessi che oggi continuano a favoreggiare l'immigrazione illegale e che sostengono che la soluzione sia curare i problemi psichici.
Sarebbe ora che la politica cominciasse invece a fare i conti con questa realtà, perché la tentazione terroristica può essere irresistibile per chi non è integrato e vive un profondo disagio sociale. E anche senza sfociare in attivismo terrorista deve preoccupare una fascia di popolazione che rappresenta un serbatoio di odio e risentimento pronto a esplodere alla prima occasione. Francia, Belgio, Regno Unito da questo punto di vista dovrebbero insegnare qualcosa.
Ci sono poi delle domande che attendono risposta, per poter avere un quadro più preciso di quanto accaduto a Modena. La prima riguarda senz'altro i contenuti che Salim El Koudri postava sui social e che hanno provocato la chiusura dei suoi profili; altre cose riguardano la sua vita privata, come si mantenesse senza avere un lavoro, vivendo da solo – pare che con la famiglia non avesse praticamente rapporti – e possedendo anche un'auto, usata appunto per la tentata strage.
Ma soprattutto è lecito chiedersi qualcosa a proposito della sua asserita malattia mentale. Dal 2024, stando a quanto dichiarato dal suo avvocato, Salim avrebbe smesso di prendere farmaci perché, diceva, «si sentiva bene». Il che fa sorgere qualche interrogativo: se si hanno seri problemi psichiatrici è possibile passare due anni senza manifestare in modo evidente lo squilibrio? Non la semplice stranezza o la vita solitaria registrata dai proprietari dei locali che soleva frequentare, ma proprio la manifestazione di sintomi che richiedono un intervento sanitario.
Proprio questa circostanza fa dubitare del fatto che Salim El Koudri sia veramente un "pazzo", tanto più che anche la maggior parte degli autori di questa serie di attentati in Europa con le auto lanciate sulla folla vengono definiti sbrigativamente tali. Il che dovrebbe se non altro ingenerare qualche sospetto. Speriamo che almeno in Italia gli inquirenti vadano fino in fondo senza aver paura della realtà.

VIDEO: MODENA È MOLTO PEGGIO (18 minuti)
di Matt Carus



https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw

L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE
La strage di Modena dimostra la fragilità di chi vede il pericolo islamico solo negli attentati e non considera il reclutamento dei giovani con ogni mezzo, inclusi social e videogiochi (intanto la Svezia mette al bando il termine islamofobia)
di Souad Sbai
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8566

 
Titolo originale: La tentata strage di Modena, troppa fretta nello scartare la pista islamista
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 maggio 2026