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BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI
Rivendicata come buona l'intenzione della sinistra di favorire l'immigrazione irregolare per fini elettorali
di Giuliano Guzzo
 

«Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da Lilli Gruber, ha risposto alla giornalista di Libero Brunella Bolloli, la quale faceva presente come, alle elezioni comunali di Venezia, il centrosinistra avesse cercato di puntare sul voto della comunità bengalese. Che, in effetti, si è mobilitata in modo massiccio, ma non è bastato per impedire la vittoria di Simone Venturini. Ora, al di là di come sia andato il voto di Venezia, le parole bersaniane a La7 suonano interessanti perché confermano ciò che, finora, era poco più d'un sospetto: l'intenzione del centrosinistra di fare proprio il voto di comunità di stranieri a larga maggioranza musulmana. Un tema, si badi, che non nasce certo oggi e non riguarda solo l'Italia.
Già nel 2002, infatti, il filosofo francese Pierre-André Taguieff parlava di Islamo-gauchisme descrivendo le convergenze tra socialisti e musulmani. Nel 2013, poi, era stato pubblicato al riguardo perfino uno studio - intitolato The Emerging Red-Green Alliance - per mettere a fuoco il profilarsi, sulla scena politica, di una «alleanza rosso-verde». Una alleanza che si è nel tempo rafforzata e che, secondo Il Giornale, ha giocato un suo ruolo perfino nel recente referendum sulla giustizia, nella quale sarebbero stati sostanzialmente arruolati contro il governo qualcosa come 1,7 milioni di voti islamici. Esagerazioni? Forse. Sta di fatto che le parole di Pier Luigi Bersani, da cui siamo partiti, confermano in modo chiaro che l'alleanza tra sinistra e voto islamico non è più un'ipotesi: è una realtà.
Certo, si tratta d'una non notizia dal punto di vista giornalistico proprio perché - come appena detto - è da tempo che il campo progressista strizza l'occhio al voto di cittadini di origine straniera e di religione musulmana. La novità, in quanto accaduto ad Otto e mezzo, sta invece nel fatto che quest'alleanza, in Italia, ora viene apertamente non solo ammessa ma, come si diceva, rivendicata; il che rappresenta senza dubbio un gesto d'onestà intellettuale, nulla da dire. Al tempo stesso, tutto questo ispira almeno due brevi riflessioni. La prima concerne il fatto che, a questo punto, l'atteggiamento di favore e di accoglienza, almeno a parole, da parte della sinistra verso l'immigrazione può essere criticato - senza essere più tacciati di fare processi alle intenzioni - anche per la sua strumentalità.
La seconda e ultima riflessione da fare ha la sua base in un dilemma: oggi abbiamo una sinistra italiana che si serve del voto islamico, ma chi ci dice che sarà sempre così? Come possiamo cioè escludere che, domani, possano essere le forze politiche islamiche a servirsi del voto di sinistra per affermarsi? Del resto, che oggi due importanti metropoli planetarie come Londra e New York abbiano come sindaci, espressione della sinistra, due personalità di fede islamica - rispettivamente Sadiq Khan e Zohran Mamdani - è un fatto. Certo, né a Londra né a New York è stata introdotta la sharia e scenari come quelli descritti da Michel Houellebecq in Sottomissione sembrano scongiurati. Almeno per ora, s'intende. Perché alla capacità del campo progressista (lo stesso che tifa aborto libero e morte assistita) di perseguire il suicidio dell'Occidente potrebbe non esservi limite.

ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVE
A Venezia il PD ha candidato 7 bengalesi e a Mestre un'ex segheria diventerà una moschea da 8000 metri quadrati, mentre a Lecco proliferano i candidati musulmani sotto sigle progressiste
di Lorenza Formicola
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8528

 
Titolo originale: Perché no? Bersani rivendica l'arruolamento a sinistra del voto bengalese
Fonte: Sito del Timone, 29 maggio 2026