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UNGHERIA, INIZIANO LE PURGHE E IL GOLPE BIANCO DI MAGYAR (E L'UE LO PREMIA)
Ciò che sta accadendo in Ungheria, per mani dell'attuale premier 'europeista' Peter Magyar e della sua maggioranza di neofiti e lobbisti, è senza precedenti. La sua gravità è pari solo al silenzio complice che la circonda. Partiamo dalla fine: un uomo ungherese che ha rimosso decine di bandiere dell'Orgoglio Gay dal "Ponte Elisabetta" di Budapest, rischia una multa di quasi 2,6 milioni di fiorini (7.300 euro) e fino a tre anni di reclusione, se sarà riconosciuto colpevole di aver causato danni penali ingenti alla libertà di pensiero e manifestazione, in vista del 'pride' del 27 giugno che si svolgerà oggi (per chi legge) nella capitale. Ordine e sicurezza di vivere in uno 'stato di diritto' e in una rinnovata democrazia rispettosa di regole e diritti per tutti, come afferma l'attuale premier Magyar? Attenzione alle parole!
Se fosse così, perchè persino le Ong finanziate dai soliti noti liberalsocialisti filantropi si stanno scagliando contro le recentissime iniziative del 'manchurian president', dal pupillo costruito a tavolino da loro stessi e dalla Commissione Europea? Come mai la TASZ (Hungarian Civil Liberties Union) e Amnesty International stiano alzando la voce per denunciare aperte e sconcertanti violazioni delle regole democratiche, dello 'Stato di diritto', lo dimostrano i fatti succedutisi nelle ultime settimane, ai quali, bene dirlo subito, la Commissione ha risposto con lo sblocco dei primi miliardi di finanziamenti.
PROPOSTA ANTIDEMOCRATICA
Ebbene, di fronte alla proposta antidemocratica di destituire, con la forza dei numeri necessari per le riforme costituzionali (due terzi del parlamento, ottenuti alle ultime elezioni), il premier Peter Magyar vuole destituire (ovvero dimissionare a forza) il Presidente della Repubblica, senza alcuna ragione e senza il consenso della Corte costituzionale, solo per poter aver un proprio burattino alla presidenza e liberarsi da qualunque impiccio istituzionale. Inoltre, con la stessa maggioranza di neofiti che governa il paese, Magyar vuole limitare retroattivamente il mandato dei parlamentari ad un massimo di 12 anni, cosicché si eliminerebbero per l'attuale premier due problemi: primo, le opposizioni attuali (Fidesz, i democristiani di KDNP e la destra di Mi Hazánk) dovrebbero sostituire la metà dei propri parlamentari (i più esperti) e, secondo, la maggioranza di neofiti eviterebbe brutte figure e potrebbe far meglio valere la forza dei numeri, non certo degli argomenti.
Lo scorso 16 giugno, nel disinteresse generale e nel silenzio complice di tutte le istituzioni europee, lo stesso attuale premier e la sua maggioranza avevano politicamente decapitato Viktor Orban, approvando una modifica alla Costituzione che limita, 'retroattivamente' a otto anni il mandato di un primo ministro, impedendo così a Viktor Orbán di poter tornare a ricoprire tale carica. In base alla modifica, nessun primo ministro dal 1990 in poi, potrà ricoprire la carica per più di due mandati, anche se distanti tra loro diversi anni. Una norma politicamente motivata che, senza la firma del capo dello Stato, non entrerebbe in vigore a meno che proprio il capo delle Stato non dovesse dimettersi, vista la riforma costituzionale in approvazione.
OPERAZIONE PURGATORIO
Lunedì 22 giugno il premier Péter Magyar, definì le nuove misure "Operazione Purgatorio", pur essendo i più palesi attacchi allo stato di diritto ungherese mai visto nel paese. Per l'attuale premier e governo questi passi sono necessari per "ristabilire lo stato di diritto", mentre per le opposizioni sono un chiaro abuso di potere e per le Ong della sinistra globalista e liberalsocialista sono palesi violazioni dello "stato di diritto". Per la Commissione europea, che ha avversato con ogni mezzo il governo Orban negli ultimi 13 anni, le attuali decisioni di Magyar sono invece da premiare, tant'è che dopo aver sbloccato sulla fiducia 16,6 miliardi per il neo governo ungherese a fine maggio, ieri l'altro ha sbloccato altri 10,4 miliardi. Un premio per l'europeista autocrate e campione di violazione dello stato di diritto che non ha precedenti nella storia dell'Europa, se non in quella dell'est sotto il regime comunista sovietico.
Ad addolorare e preoccupare, per questa intollerabile deriva ed erosione dei principi minimi della democrazia e del retto ordinamento dello Stato, è anche il silenzio complice e inaccettabile del PPE, di cui Peter Magyar è parte. Segno ulteriore del decadimento penoso di una classe dirigente che dopo aver abbandonato i propri valori cristiani fondanti, ora si mostra incapace di difendere i principi stessi dello 'Stato di diritto'. Chiamateli voi europeisti, ma si comportano da autocrati senza scrupoli e muti davanti ad un 'colpo di Stato' senza precedenti.
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Pubblicato 10 anni fa...

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