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LEFEBVRIANI, NON BASTANO LE PAROLE SE I FATTI SONO SCISMATICI
Le intenzioni soggettive dei lefebvriani non tengono al riparo da una scomunica in cui sono incorsi da sé e che Roma ha solo dichiarato (ecco perché è diverso il caso dei vescovi nominati dal governo cinese)
di Luisella Scrosati
 

Ma perché se la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è eretica è stata scomunicata? La scomunica è un atto ingiusto, che invece dovrebbe essere scagliato contro i veri eretici. Suona più o meno così la terza obiezione che si muove alla scomunica dichiarata dalla Santa Sede, in seguito alle consacrazioni episcopali del 1° luglio scorso.
Un primo chiarimento si impone: la Santa Sede non ha imposto alcuna scomunica, ma si è limitata a dichiarare una scomunica automatica dei sei vescovi per aver compiuto una consacrazione episcopale senza mandato e contro la volontà espressa del Romano Pontefice. Dunque, la causa della scomunica non è l'avversione del Papa alla Fraternità Sacerdotale San Pio X o un giudizio sommario del Dicastero competente, ma il fatto compiuto dai vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X nonostante l'ammonimento formale e pubblico della Santa Sede a non procedere.
Ora, il punto da comprendere è che l'episcopato è ordinato di per sé a reggere la Chiesa di Cristo, e dunque non è mai possibile conferire il terzo grado dell'ordine sacro contrariamente alla volontà espressa del Papa, che del corpo episcopale è, per volontà di Cristo, il capo. Ancor meno è possibile farlo con lo scopo di garantire l'autonomia sacramentale di un particolare gruppo dalla gerarchia cattolica. Se poi queste consacrazioni vengono compiute con il fine dichiarato di dare alla Chiesa un «episcopato veramente cattolico», allora allo scisma si aggiunge l'eresia, perché appartiene all'indefettibilità della Chiesa che sempre esiste ed esisterà un episcopato veramente cattolico nel successore di Pietro e nei vescovi in comunione con lui, a prescindere dal fatto che si tratti di buoni vescovi o meno.
Un aspetto che si fa fatica a far capire alle persone è che la scomunica latæ sententiæ non scatta solo per l'eresia o per l'apostasia, ma anche per lo scisma, per la profanazione dell'Eucaristia, per la violazione del segreto confessionale, per l'assoluzione del complice, etc. Ritenere che i vescovi non dovevano essere scomunicati perché (forse) non sono eretici, sarebbe come dire che i ladri non vanno condannati perché non sono stupratori... Si tratta di peccati distinti e di delitti canonici distinti.

UN DELITTO CANONICO CHE PREVEDE LA SCOMUNICA AUTOMATICA
Dunque, i sei vescovi hanno compiuto sotto gli occhi di tutti un delitto canonico ben specifico che prevede la scomunica automatica, e la Santa Sede ha giustamente dichiarato (non imposto) tale scomunica. Per quanti si rifugiano in presunti precedenti non sanzionati, come quello di sant'Atanasio e del cardinale Slipyj, facciamo notare che si tratta di riferimenti errati e rimandiamo ai rispettivi link per la dimostrazione. Quanto al parallelo con gli attuali vescovi cinesi ordinati senza il mandato del Papa, rimandiamo ad un prossimo articolo.
La Nota esplicativa che accompagna la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede si riferisce anche alla scomunica latæ sententiæ per scisma dei chierici della Fraternità Sacerdotale San Pio X e, con importanti e doverose distinzioni, dei fedeli laici che vi aderiscono formalmente. Non entriamo nel pur legittimo ed importante dibattito circa il potere di una Nota esplicativa di dichiarare delle scomuniche non presenti nel Decreto; facciamo solo notare che il delitto di scisma prevede una scomunica latæ sententiæ che non dev'essere necessariamente dichiarata.
E questo ci porta all'altro grande nodo della questione. Secondo la Fraternità Sacerdotale San Pio X e molti dei suoi sostenitori, non vi sarebbe alcuno scisma perché non c'è dichiaratamente alcuna intenzione di voler compiere uno scisma, di voler costituire una gerarchia parallela. Ed in effetti la Fraternità Sacerdotale San Pio X non fa altro che esprimere pubblicamente la propria contrarietà allo scisma. Ma ciò è sufficiente a non commettere effettivamente uno scisma? In fondo, anche molti di coloro che compiono l'eutanasia protestano di non voler commettere alcun omicidio, ma semplicemente di voler aiutare la persona a porre fine alle proprie sofferenze; o molti di quelli che ricorrono alla contraccezione non dicono affatto di non volere figli, ma semplicemente di voler distanziare le nascite.
Quello che perciò dev'essere verificato è l'intenzionalità dell'atto, non la semplice intenzione soggettiva. Il Codice di Diritto Canonico definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». È dunque chiaro che non ogni disobbedienza o ribellione costituisce uno scisma, né la contestazione del Magistero del Papa si configura di per sé come tale; si tratta invece di un rifiuto abituale e concreto di sottomettersi al Papa e di comunicare con gli altri membri della Chiesa.
Due testi possono aiutare a chiarire ulteriormente. Il primo, un classico, è del Caietanus, nel suo commento all'articolo della Summa Theologiæ che tratta dello scisma: «È scismatico chi rifiuta di agire come parte della Chiesa. Poco importa la ragione: dal momento in cui ci si rifiuta di comportarsi come parte di un'unica Chiesa cattolica, si cade nello scisma. Per quanto diverse siano le ragioni e le passioni che spingono i cristiani a sottrarsi alla comunione, a voler santificare ed essere santificati, a insegnare ed essere istruiti, a dirigere ed essere diretti [...] non più come parti della Chiesa cattolica, ma come se fossero essi stessi un "tutto" a sé stante, questi sono scismatici».

UN CORPO A SÉ STANTE
Il grosso problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X sta proprio nel rifiuto sistematico di agire come parte del tutto, ponendosi di fatto come un corpo a sé stante. Anche se a parole si dice il contrario, nei fatti la Fraternità Sacerdotale San Pio X agisce in una indipendenza totale dai vescovi locali e dalla Sede Apostolica. Le recenti e passate consacrazioni episcopali sono state poste in atto precisamente per poter continuare in questa completa autonomia. Per riprendere il Gaetano, nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sia la santificazione mediante i sacramenti, sia l'insegnamento, sia il governo sono esercitati nella più totale indipendenza dalle legittime autorità della Chiesa, rifiutandosi di ricevere i sacramenti al di fuori della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di recepire gli insegnamenti del Magistero, di essere governati dalla Santa Sede. L'oggetto dello scisma non è quello di fondare un'altra chiesa, o una gerarchia parallela, ma di sottrarsi abitualmente all'autorità della gerarchia legittima; ed è precisamente quello che la Fraternità Sacerdotale San Pio X compie da decenni.
È molto significativo quanto il cardinale Journet scriveva nel suo capolavoro di ecclesiologia, L'Église du Verbe incarné; lo scismatico non lo si riconosce necessariamente per una dichiarata intenzione soggettiva di voler costituire una chiesa parallela, di rifiutare in linea teorica la comunione con la Chiesa (in questo caso, Journet, citando la voce Schisme nel Dictionnaire de Théologie Catholique e riferendosi al Gaetano, parla di scisma diretto), ma per il fatto che la volontà si orienta «direttamente e come suo oggetto non verso il rifiuto della comunione, ma verso una cosa che [...] comporta la rottura della comunione» (scisma indiretto). E continua: «Al limite, si avrebbe il caso dello scismatico suo malgrado, un caso meno fantasioso di quanto si pensi: quello dell'uomo che non vuole separarsi dall'unità ma che compie determinate azioni o le compie in un certo modo, e che si ostina a compierle in modo tale che la rottura ne derivi inevitabilmente»; come fu già il caso di Ignaz von Döllinger, sacerdote e teologo, che «ha sempre ribadito la sua volontà di restare nell'unità e mai volle accettare l'etichetta di vetero-cattolico» (vol. 2, p. 829).
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è purtroppo almeno in questa situazione di scisma "suo malgrado", perché, nonostante protesti fedeltà al Papa e alla Chiesa, pone in atto sistematicamente delle azioni che comportano una rottura, di cui la più evidente è quella delle consacrazioni episcopali illegittime. A ragione dunque il Dicastero parla anche di scisma e ricorda la scomunica latæ sententiæ per coloro che vi aderiscono. Anche se non dichiarata.

Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Luisella Scrosati, nell'articolo seguente dal titolo "Cina-Écône, chi estorce la regolarizzazione e chi la rifiuta" spiega perché è diverso il caso dei vescovi della Fraternità rispetto a quelli imposti da Pechino. Questi ultimi di fatto si autoinvitano in comunione con Roma, mentre i primi se ne autoescludono per operare in proprio. Le nomine governative cinesi restano discutibili. ma non giustificano lo scisma lefebvriano.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 luglio 2026:

Dobbiamo oggi affrontare l'obiezione dei due pesi e delle due misure: in Cina si consacrano vescovi senza alcun mandato della Sede Apostolica, per volontà di un governo ateo e comunista, e il Vaticano non scomunica nessuno; la Fraternità Sacerdotale San Pio X consacra quattro vescovi e il giorno dopo il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiara le scomuniche. A questa obiezione se ne associa un'altra: il Papa non poteva riconoscere i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, visto che riconosce quelli cinesi?
Incominciamo da una constatazione di circostanza. L'accordo Cina-Vaticano, mediato dalla Segreteria di Stato e mantenuto riservato, è stato più volte oggetto delle critiche della Bussola, perché appare, almeno per quanto si può osservare, decisamente consenziente ai capricci del governo cinese, il quale ha già più volte imposto ad alcuni vescovi cattolici cinesi di consacrarne altri senza un accordo previo con la Santa Sede. Il problema dunque c'è e si vede. Ma si vede anche l'estrema delicatezza della situazione dei cattolici in Cina, dove la fedeltà alla Chiesa cattolica viene non di rado pagata con la privazione della libertà e la stessa vita. Un rifiuto della Santa Sede potrebbe comportare conseguenze estremamente pericolose per la presenza dei cattolici in Cina. Non è questo il caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Dobbiamo anche tenere presente che, non conoscendo i termini dell'accordo sino-vaticano, non sappiamo se il Papa abbia accordato un'approvazione tacita ad eventuali consacrazioni episcopali, anche senza il mandato esplicito.
Dal mero punto di vista delle circostanze, la situazione dei vescovi cinesi non è dunque paragonabile a quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X; in Cina, la Santa Sede sta cercando una soluzione pratica che permetta alla Chiesa di continuare a sussistere con una gerarchia legittima e ai fedeli cattolici di continuare ad esistere e praticare la propria fede (soluzione che, allo stato attuale, appare assai problematica), mentre nel caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X queste necessità non sussistono.
Ma andiamo al nocciolo della questione: le consacrazioni senza mandato nella Repubblica popolare e quelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X sono effettivamente da porsi sullo stesso piano? La risposta è negativa. Anzi, sotto un certo punto di vista, sono diametralmente opposte. Nel caso dei vescovi cinesi, certamente la Santa Sede potrebbe rifiutare la comunione ai vescovi consacrati senza il mandato apostolico, ma nel momento in cui decide di riconoscere queste consacrazioni, questi vescovi sono vescovi della Chiesa cattolica, appartengono al corpo episcopale, sono soggetti al Papa. Qualunque sia il fine ultimo perverso del governo cinese, questi impone consacrazioni episcopali perché questi vescovi vengano accettati dalla Chiesa cattolica, ossia pretende una regolarizzazione canonica da parte della Santa Sede di vescovi ordinati senza mandato.
Paradossalmente, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha preso la direzione opposta. Essa, di fronte alla proposta di regolarizzazione da parte della Santa Sede ha sempre sistematicamente rifiutato di accettarla: prima nel 1988, poi nel 2012 e quindi ancora nel 2018, quando, come ha di recente dichiarato mons. Guido Pozzo, don Davide Pagliarani respinse una dichiarazione che era maturata di comune accordo, con il pretesto che prima «Roma avrebbe dovuto riconoscere i suoi errori». Anche di recente, di fronte alla proposta del Dicastero di avviare nuovi confronti con lo scopo di raggiungere una regolarizzazione, don Pagliarani ha espressamente rifiutato. In sostanza, i vescovi cinesi accettano di entrare giuridicamente nella Chiesa cattolica, nonostante siano stati consacrati senza mandato, mentre quelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X rifiutano questa proposta di reintegro.
Ancora, possiamo notare che, ad oggi, non risultano consacrazioni episcopali in Cina contro la volontà del Papa, ma semmai senza il mandato. E questa distinzione è di rilievo. Perché se talvolta è possibile consacrare senza il mandato del Papa, presumendo che il Papa tacitamente approvi consacrazioni che vengono effettuate in situazioni di grave necessità per la Chiesa, questo non è possibile quando invece la volontà del Papa si esprime esplicitamente in modo contrario.
Alla luce di quanto detto, diventa chiara la risposta anche alla seconda obiezione accennata: il Papa non poteva dare il mandato per le consacrazioni del 1° luglio a Ecône? Ne avevamo già parlato rispondendo a mons. Athanasius Schneider, quando chiedeva a papa Leone di concedere il mandato apostolico alla Fraternità Sacerdotale San Pio X per le consacrazioni episcopali annunciate. Ma come può il Papa concedere il mandato a chi vuole sottrarsi esplicitamente alla sua giurisdizione? Quanti pensano e dicono che "il Papa poteva anche dare il mandato", non sanno quello che stanno dicendo; sarebbe chiedere che il Papa approvi uno scisma. Perché la Fraternità non stava chiedendo al Papa di concedere il mandato per poter esercitare il ministero nella comunione giuridica della Chiesa cattolica (che, ricordiamo, è necessaria quanto la professione della retta fede), e dunque nella sottomissione alla Sede Apostolica, ma precisamente per potersi sottrarre ad essa, una volta acquisita una "indipendenza sacramentale".
C'è infine un'ultima risposta da dare all'obiezione dei due pesi e delle due misure. Se uno Stato avesse deciso irresponsabilmente di depenalizzare l'omicidio, si dovrebbe allora lottare per chiedere che venga depenalizzato anche lo stupro? O non si dovrebbe piuttosto lavorare perché l'omicidio torni ad essere sanzionato e regni l'ordine nella società? Se l'accordo sino-vaticano non è un buon accordo, qual è la soluzione: lavorare perché questo accordo venga modificato o esigere la libertà di commettere altri atti che si configurano come dei delitti canonici contro l'unità della Chiesa? Se nella casa di Dio regna una consistente impunità su molti fronti, la soluzione è forse quella di aumentare ulteriormente le situazioni di impunità? Davvero si fa veramente fatica a comprendere la logica dei "due pesi e due misure"; si può capire certamente lo stato d'animo di chi magari si vede colpito da una sanzione, mentre altri restano impuniti, ma se quella sanzione è giusta, non bisogna prendersela con l'autorità della Chiesa, ma correggere se stessi.
E purtroppo le scomuniche ai sei vescovi sono più che giustificate, così come è giusto ricordare ai sacerdoti e ai fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X che la sottrazione abituale e sistematica all'autorità del Papa (rifiutando ogni proposta di regolarizzazione canonica), che la Fraternità Sacerdotale San Pio X vive da ormai oltre quarant'anni, significa essere nello scisma e l'adesione allo scisma è un grave peccato contro la comunione cattolica, che comporta la scomunica latæ sententiæ, anche se non dichiarata.

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Titolo originale: Fraternità, non bastano le parole se i fatti sono scismatici
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 luglio 2026
Immagine generata da OpenAI DALL-E 3 tramite ChatGPT