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COVID, LA REISCRIZIONE PER I MEDICI RADIATI E' UN ATTO DI GIUSTIZIA
La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato, il 14 luglio 2026, un emendamento che permette ai medici radiati dall'Ordine durante la pandemia di Covid di chiedere la reiscrizione all'albo professionale. La norma porta la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri. È inserita nella legge delega di riforma delle professioni sanitarie. L'emendamento non prevede un reintegro automatico. I medici radiati potranno presentare istanza di reiscrizione entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge.
Chi sono questi medici? La misura riguarda i sanitari che vennero radiati con l'accusa di «aver promosso attivamente pratiche antiscientifiche durante la pandemia, mettendo a rischio pazienti e salute pubblica». Non riguarda invece i medici che semplicemente non si erano vaccinati: per loro la sanzione era stata la sospensione, non la radiazione, ed è decaduta già nel novembre 2022.
La radiazione è la sanzione disciplinare più grave. Cancella un professionista dall'albo. Viene applicata solo in casi estremi, come a seguito di reati penali nell'esercizio della professione. In realtà i medici radiati nel periodo pandemico subirono questa sanzione solo per aver espresso un pensiero difforme rispetto alla narrazione ufficiale. Non si limitarono ai protocolli governativi, tachipirina e vigile attesa, ma intrapresero cure con vari farmaci, in particolare antinfiammatori.
Fummo non pochi a praticare le cure precoci domiciliari, ma alcuni - qualche decina di medici, rei forse di aver divulgato pubblicamente questo tipo di attività terapeutica, e i conseguenti successi clinici - vennero denunciati e condannati alla radiazione per «diffusione pubblica di terapie prive di basi scientifiche».
La decisione della Commissione Affari sociali giunge dopo cinque anni a mettere fine a questa vergogna, all'aver discriminato, messo alla gogna e allontanato dalla professione dei sanitari colpevoli solo di un "reato" di opinione, ovvero di avere un pensiero critico nei confronti di protocolli ufficiali di tipo sperimentale che non avevano prove scientifiche di efficacia. Tutti gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato che attraverso cure domiciliari precoci, e attraverso l'utilizzo di farmaci antinfiammatori così come di antitrombotici e persino degli antibiotici tanto osteggiati dalla narrazione ufficiale, si sarebbero potute salvare migliaia di vite.
Il reintegro dei medici radiati è un atto dovuto e meritorio, soprattutto in un momento in cui il sistema sanitario ha disperatamente bisogno di medici. Eppure, questa scelta del governo ha visto l'immediata, incomprensibile levata di scudi di alcuni soggetti. In primis il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri , Filippo Anelli, che ha lanciato un appello al Parlamento perché riveda la norma che introduce la possibilità di reiscrizione immediata per i sanitari radiati durante il Covid. Anelli ha detto che questi medici «non hanno creduto nella Scienza durante il Covid e non hanno tenuto comportamenti aderenti alle nostre norme del Codice di deontologia». Ancora una volta la scienza è eretta a idolo, a divinità indiscussa che «deve essere il punto di riferimento della nostra società». Quale scienza, è lecito chiedersi. La medicina è una branca scientifica che si avvale di continui e nuovi contributi, non un Moloch intoccabile. In tempi in cui non si crede più a nessuna verità rivelata, la scienza dovrebbe guidare la vita dei cittadini. Gli esiti dell'epidemia stanno a dimostrare quanto questa proclamazione dogmatica non regga.
Inoltre, l'intervento del dottor Anelli impressiona per la sua spietatezza: continuare a mantenere la radiazione di questi colleghi rappresenta una vera e propria forma di accanimento senza alcuno scopo. Una criminalizzazione di professionisti che non hanno compiuto alcun fatto doloso.
Purtroppo la voce del presidente Anelli non è rimasta isolata. Aveva uno scopo chiaramente politico, rivolto innanzitutto alle forze d'opposizione nell'attuale Parlamento, ma ha trovato una sponda anche nel centrodestra, nella persona del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. L'inquilino di Palazzo Lombardia ha ribadito che i medici radiati devono continuare ad esserlo, sempre in nome del primato della scienza. Peccato che nel 2023 lo stesso Fontana avesse sposato la tesi secondo cui la causa della gravità del Covid in alcune persone fosse dovuta a dei fantomatici geni risalenti all'uomo di Neanderthal. Non la mancanza di cure adeguate, non il tracollo della sanità territoriale, non la mancanza di posti letto conseguenza di scelte del governo regionale, ma l'uomo delle caverne aveva determinato in Lombardia il tasso di mortalità più alto d'Europa. Forse è su quanto accadde allora che Fontana dovrebbe indagare, anziché accodarsi alle richieste di accanimento, che rappresentano anche un brutto segnale politico che andrebbe prontamente colto e neutralizzato.
Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "La condanna della vigile attesa e la vittoria dell'indometacina" parla della perizia della Commissione Covid che sancisce il fallimento della raccomandazione "paracetamolo e vigile attesa".
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 luglio 2026:
Per poter "apparecchiare" le prove della disfatta della gestione dell'ex ministro Roberto Speranza, la Commissione di indagine Covid aveva bisogno della "pistola fumante" da presentare all'ex titolare della Salute. E l'ha trovata con una corposa perizia tecnica che boccia senza appello la raccomandazione di Paracetamolo e vigile attesa che fu la prima indicazione ministeriale durante i drammatici mesi della pandemia.
Ora, con un giudizio del genere, che certifica che l'approccio della vigile attesa nei pazienti paucisintomatici fu deleterio e aggravò i ricoveri in ospedale, la Commissione dovrà chiedere a Speranza di presentarsi per essere audito. E questo rappresenterà sicuramente uno dei momenti più importanti nella vita della Commissione alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa di agosto.
E lo farà presentandogli i risultati di una perizia, che difficilmente l'ex ministro potrà smentire.
Anzitutto perché la perizia è stata affidata non ad un medico qualunque, ma a un dirigente del Servizio pubblico, la dottoressa Simona Amato, direttore Uoc Accreditamento, Qualità e Risk Management dell'Asl Roma 2. In secondo luogo, perché la sua nomina è avvenuta all'unanimità da parte dell'ufficio di presidenza, nel quale siedono anche esponenti dell'opposizione che all'epoca erano al governo.
Eppure, da un punto di vista medico, la perizia della dottoressa Amato non aggiunge nulla di quanto non fosse già noto, ma mette un punto finale su una vicenda che anche su queste colonne abbiamo documentato abbondantemente: l'abbandono terapeutico di migliaia di pazienti che, senza alcuna indicazione da parte dei loro medici di medicina generale, hanno visto aggravarsi la malattia da Covid 19 fino a dover ricorrere alle cure dell'ospedale e in alcuni casi rimettendoci la vita.
Si potevano salvare? La domanda resta sullo sfondo, ma la risposta affermativa è implicita nell'analisi della vigile attesa, che, appurato non essere un vero e proprio protocollo medico, è stato considerata anche da parte della Federazione degli Ordini dei medici una «mera raccomandazione». Sì, una raccomandazione, però, che è stata seguita pedissequamente da migliaia di medici e ha fatto danni evidenti.
Perché, come si legge nel documento che la Bussola ha potuto visionare «la vigile attesa è un atteggiamento che di norma viene assicurato quando le possibilità̀ di guarigione spontanea sono notevoli e se sappiamo che la malattia, che stiamo affrontando, difficilmente evolverà̀ in maniera pericolosa». E questo non era certo il caso del Covid 19.
Ma anche perché «a ben vedere però nemmeno la vigile attesa e la terapia sintomatica avevano all'epoca evidenze solide ed incontrovertibili, vieppiù̀ che la malattia era pressoché́ sconosciuta. Eppure, la citata circolare, in maniera inconfutabile, indica per i pazienti positivi al tampone per infezione da SARS-COV-2, che siano asintomatici o pausintomatici, e si trovino a domicilio, la vigile attesa e trattamenti sintomatici quali ad esempio il paracetamolo». Una follia sanitaria. Motivo per cui - si legge sempre nel documento firmato dalla dottoressa Amato - la "vigile attesa" è andata a impattare nella situazione già critica della organizzazione delle cure territoriali» mentre «per un paziente "a domicilio" nella fase di replicazione virale sarebbe stato logico considerare l'introduzione precoce di trattamento ad azione antivirale, soprattutto se presenti fattori di rischio per progressione di malattia, piuttosto che la vigile attesa e il paracetamolo».
Nel testo la Amato spiega molto bene - come la Bussola fece dando voce a numerosi medici sul campo - il meccanismo di proliferazione della malattia da Covid e, sostanzialmente, la sua evoluzione in una malattia diversa in fase grave. Invece «l'approccio di vigile attesa e paracetamolo indicato dalla prima circolare del 30 novembre 2020 non ha tenuto conto delle prove scientifiche effettivamente a disposizione nella letteratura scientifica dando, dunque, delle indicazioni non supportate da prove di efficacia e ponendo quindi a rischio di evoluzione di malattia i pazienti paucisintomatici a domicilio».
E questo ha provocato nei pazienti «un senso di abbandono e dunque di stress che impattando negativamente con il sistema immunitario ha aumentato il rischio di progressione e danno della Covid 19».
Le prove scientifiche erano disponibili? Sì, e non solo a livello empirico.
E qui veniamo ad un aspetto che non è stato colto nel dare la notizia della perizia, quello delle terapie possibili per affrontare una malattia che all'epoca era ancora sconosciuta.
Dice la Amato: «Infatti, le prove scientifiche pubblicate avevano messo in evidenza come l'approccio alla malattia dovesse essere tempestivo per evitare la tempesta citochinica il cui esito poteva essere fatale e dunque un approccio di vigile attesa risulta in palese contrasto con la fisiopatogenesi della malattia». Una frase che conferma la bontà dei tentativi, all'inizio empirici e poi sempre più supportati da solida letteratura che il Covid 19 andasse aggredito sin dal suo insorgere. Il contrario di quello che è stato fatto.
Come?
La Amato non si spinge a fare una disamina delle tante terapie di contrasto proposte, ma ne sceglie una in particolare, che i lettori della Bussola conoscono bene. Si tratta della terapia a base di indometacina, un potente FANS con una forte componente antinfiammatoria, quello che non poteva avere il paracetamolo (anche questo si sapeva), ma contemporaneamente un'azione antivirale importante.
Supportata da indagini scientifiche pre covid già dal 2006 e poi di epoca pandemica e da trials clinici sul campo, l'indometacina doveva essere considerata fin da subito nel trattamento iniziale del Covid a domicilio proprio per spegnere la tempesta citochinica e indebolire il virus.
E qui, giova menzionare proprio il trial clinico e la sua successiva pubblicazione che misero a punto i dottori Serafino Fazio dell'ospedale di Napoli e il "nostro" Paolo Bellavite, che utilizzarono nel protocollo proposto ai pazienti, proprio l'indometacina, unita a flavonoidi come quercetina e esperidina.
Così conclude la Amato: « È doveroso evidenziare che il Comitato tecnico scientifico nonostante i dati di mortalità̀ e morbilità̀, nonché́ le prove scientifiche pubblicate, non ha proceduto a rettificare le indicazioni sulla vigile attesa, nonostante la pubblicazione di uno studio italiano nel dicembre 2021 nel quale emergeva chiaramente che con l'intervento nei primi tre giorni dall'inizio dei sintomi con indometacina, Quercitina ed Esperidina i pazienti non necessitavano di ospedalizzazione e il decorso della malattia era trattabile a domicilio a differenza dei pazienti trattati con la stessa terapia dal quarto giorno di malattia in poi».
Ebbene, lo studio citato è proprio quello relativo al protocollo di intervento Fazio-Bellavite, che la Bussola, tra i pochi, si spinse a "rendere noto" ben sapendo che un quotidiano non può pubblicizzare cure, ma può e deve dare evidenza pubblica di ciò che funziona. E in questo, sicuramente, registriamo con piacere che dopo quasi 6 anni, il tempo ha dato ragione anche a noi che abbiamo dato credito all'impegno sul campo di Bellavite e Fazio.
La pubblicazione della perizia è stata accolta con favore dai commissari di Fratelli d'Italia, che in coro, hanno chiesto a Speranza di rendere conto degli errori in commissione. Da Alice Buonguerrieri («riteniamo doveroso che l'allora ministro della Salute, Roberto Speranza, risponda di questi dati») a Francesco Ciancitto, vicepresidente della Commissione («la vigile attesa richiesta dalle circolari del 2020 e del 2021, declinata nel controllo della saturazione fai-da-te, fu lacunosa in termini sanitari, ma anche strettamente concreti. Una vergogna assoluta, è doveroso che i responsabili ne rispondano»). Fino a Lucio Malan, capogruppo in Senato del partito di governo che ha notato come «se ci fosse stata una maggiore apertura verso altre terapie, probabilmente ne avremmo tratto enorme giovamento».
Ora, su questa penosa vicenda, è tempo che Speranza risponda e che risponda al più presto.
VIDEO: HAI PAURA DEL C0R0NAVlRUS? di Paolo Gulisano (autore dell'articolo qui sopra).
Questa conferenza tenuta a Staggia Senese il 10 settembre 2020 fu pubblicata il 15 settembre e fu successivamente censurata da YouTube quando stava diventando virale (era arrivato a 20.000 visualizzazioni e oltre 500 like) per poi tornare visibile solo nel 2025.
https://www.youtube.com/watch?v=yUpkkwPY_D0
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Pubblicato 10 anni fa...

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