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L'ADORAZIONE EUCARISTICA E' IL TERMOMETRO DELL'AMORE
L'adorazione eucaristica è il desiderio del cuore innamorato del discepolo affinché il momento dell'elevazione dell'Ostia, che si compie durante la celebrazione della Santa Messa, non finisca mai. L'attimo in cui i nostri occhi possono fissare il Signore Gesù appena si è reso presente con il suo sacrificio in ciò che ormai non è più pane e viene elevato dal sacerdote, si prolunga nell'Ostia stessa che viene innalzata nell'Ostensorio per essere lungamente contemplata e adorata dai fedeli. Per questo la liturgia vuole che il Santissimo Sacramento venga esposto al centro dell'altare, dove la presenza di Gesù nell'Eucarestia si è resa presente ed è stata mostrata durante la celebrazione della Messa. Addirittura l'ostensorio si colloca su un piccolo trono quasi a voler far raggiungere all'Eucaristia l'altezza stessa in cui la innalzano le mani del sacerdote. Nelle righe che seguono si vuole solamente considerare come adorare l'Eucarestia sia un'esigenza naturale che nasce dall'amore. Dunque, l'adorazione eucaristica è essenzialmente una questione di amore. Amore di Dio che rimane con noi, rendendo continua la presenza del suo essere sacrificato sulla Croce. Amore dell'uomo che rimane davanti al suo Dio che si rende completamente accessibile a lui.
I SANTI CI AIUTANO
Tre considerazioni di santi ci aiutano ad accostarci all'adorazione con amore e per amore.
1. L'AMORE SI PAGA SOLTANTO CON L'AMORE
Sono parole di Santa Teresa di Lisieux, che nel suo manoscritto autobiografico così scrive: "O Gesù, lo so, l'amore si paga soltanto con l'amore: perciò ho cercato e ho trovato il modo per calmare il mio cuore rendendoti Amore per Amore". L'essere amati non può essere ripagato se non ricambiando con l'amore. Dio ci ama con tutto l'amore di cui è capace, anzi Egli ci ama donandoci tutto se stesso in quanto Egli non semplicemente ama, ma è l'amore stesso. Comprendere questo amore significa rispondere con il nostro amore, significa cioè amare offrendo tutto l'amore che, come creature, noi siamo capaci di offrire. Il massimo grado di amore possibile su questa terra lo si raggiunge dando la vita per la persona che si ama. Sulle rive del lago di Tiberiade (Gv 21,15-19) Gesù chiede a Simon Pietro di ricambiare l'amore con il quale è stato amato dal suo maestro. Gesù gli chiede il massimo, gli chiede l'amore puro, tanto che Pietro, consapevole del suo limite può solo rispondergli: "Signore, tu sai che ti voglio bene". Rimanere in adorazione della presenza di Gesù nell'Eucarestia è cercare di ricambiare l'amore di Dio con il nostro amore. Adorare diventa un lento lasciarci condurre da Gesù perché ci faccia passare dal nostro "tu sai che io ti voglio bene" al poter giungere a dire nella verità: "Tu sai che io ti amo".
2. L'AMORE VUOLE PRESENZA
Queste parole venivano spesso ripetute da santa Gertrude Comensoli. Niente di più vero, niente di più sperimentato di questa frase nel cuore di chi ama. Quando si ama qualcuno, come pure quando nel nostro cuore brucia una passione, non si desidera che di rimanere ad amare. Addirittura siamo disposti a sacrificare molto pur di restare a condividere un tempo abbondante con chi amiamo. Non solo, ci rendiamo anche conto che il tempo è sempre troppo breve. L'amore, di sua natura, impone la presenza. L'adorazione diventa così la prova della temperatura del nostro amore per Cristo. Il desiderio di rimanere lungamente con lui dove si lascia realmente incontrare, cioè nell'Eucarestia, ci svela se il nostro dire al Signore che lo amiamo, si riduce semplicemente ad un buon sentimento, che ancora non sa essere amore. L'amore vuole, inoltre, presenza perché attrae. Dovrebbe abitare nel nostro cuore un irresistibile desiderio di presenza davanti all'Eucarestia, sapendo che l'Amore ci sta aspettando, che desidera stare con noi, da Lui amati, e che attende di essere amato da noi che possiamo amarlo perché creature libere di scegliere.
3. AMARE SIGNIFICA DESIDERARE ANCORA CIÒ CHE GIÀ SI POSSIEDE
Questa frase è attribuita a Sant'Agostino. Come uomini e donne sperimentiamo quanto il nostro limite riesca ad intaccare anche quanto di più grande e di più bello abbiamo nella nostra vita. I nostri amori, le nostre passioni, le nostre aspirazioni e ciò che di più prezioso sperimentiamo possono incontrare la stanchezza, il dubbio e la tiepidezza. Ogni cosa in noi è imperfetta, compreso l'amore che possiamo offrire al nostro Dio. Ecco perché dobbiamo rinnovare continuamente il desiderio di ciò che già abbiamo. Ciò che possediamo, soprattutto per quanto riguarda l'amore così come per la fede, non è qualcosa che ci è dato per sempre. Bisogna custodire e alimentare questi tesori meravigliosi che rimangono sempre esposti al rischio del nostro limite. Allora, stare in adorazione davanti all'Eucarestia diventa infine il coltivare il desiderio di ciò che già ci è dato perché rimane davanti a noi sull'altare.
I SUGGERIMENTI DEI SALMI
Ricambiando l'amore con l'amore, noi viviamo l'esigenza di essere lungamente presenti all'Amato per custodire in noi il desiderio di Lui. Ora, l'amore di cui stiamo parlando ha bisogno di declinarsi nei momenti n cui ci troviamo davanti all'Eucarestia a tu per tu. Deve diventare concreto. La domanda è una sola: come si può stare davanti all'Amore portando il nostro amore? Anche qui, quattro suggerimenti che troviamo nei Salmi.
1. SALMO 64: PER TE IL SILENZIO È LODE, O DIO
Molto spesso, quando ci disponiamo a trascorrere del tempo in adorazione ci nasce nel cuore la domanda: cosa farò durante questo tempo? Così, per non correre il rischio di perdere tempo, organizziamo per bene il nostro adorare. Sicuramente è una prova d'amore fare in modo che il tempo in cui si rimaniamo con Gesù sia un tempo di qualità. Però non dobbiamo temere di dare a Dio quella lode che è il silenzio. Il salmo che abbiamo citato ci rende certi che, anche il nostro semplice stare nel silenzio è per Dio una lode gradita. Non importa dove vagherà la nostra mente o quanto quel silenzio potrà costarci. Ciò che vale è lo stare zitti davanti a Lui che è la Parola. D'altronde, se continuiamo ad utilizzare l'esempio delle persone che si amano, non sempre è necessario parlare quando si sta insieme. Si rimane nella bellezza dello stare insieme. Anzi, più passano gli anni in cui si rimane con chi si ama, più le parole diventano superflue. Ci si capisce subito, basta uno sguardo. La lode del silenzio è la voce dell'amore maturo
2. SALMO 62: DI TE HA SETE L'ANIMA MIA
Secondo suggerimento per vivere l'adorazione ce lo suggerisce questo versetto del salmo. Il protagonista è sempre Gesù, è Lui la sorgente che può dissetarci quindi nell'adorazione Dio ha un ruolo attivo, noi abbiamo ruolo passivo. Lui è colui che dona, noi coloro che riceviamo. Le nostre preghiere durante l'adorazione servono a tenerci intimamente uniti con Cristo, perché egli possa ricolmarci dell'abbondanza della sua grazia. "Alle anime semplici non occorrono mezzi complicati", diceva santa Teresina di Lisieux. Non occorre studiare preghiere mirabolanti perché Dio ci avvolga con la sua presenza e ci salvi. Occorre semplicemente essere lì dove è lui. Per questo durante l'adorazione possono essere utili le preghiere contemplative: per esempio il Rosario o la Preghiera del Cuore. In queste preghiere l'importante non sono le parole che diciamo, bensì le parole ripetute, anche meccanicamente. Ci dispongono a rimanere presenti a Colui che è presente.
3. SALMO 109: DIO DELLA MIA LODE NON TACERE
Queste parole del salmo sono messe dalla liturgia sulle labbra di Cristo il Venerdì Santo. Sono una richiesta a Dio nel momento del bisogno estremo e della sofferenza. Se Dio tace, noi siamo come pecore senza pastore, siamo come pecore che non possono più mettere in pratica ciò che Gesù dice nel Vangelo riguardo alle sue pecore: "Ascolteranno la mia voce" (Gv 10,16). Chiedere a Dio di non privarci della sua voce significa domandargli di farsi carico di tutte le fragilità che dobbiamo affrontare nella nostra vita. Non significa innanzitutto chiedergli che ci eviti ciò che ci fa soffrire, o rende amare le giornate. Significa domandargli una certezza: la sua voce, ossia la sua presenza. Il salmo del buon pastore recita così: "Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerò alcun male, perché tu sei con me" (Sal 23,4). Chi prega il salmo non sta principalmente chiedendo al Signore di togliere il buio. Dice che non teme perché sa di avere accanto il più forte, e lo sa perché sente il suono della sua voce. Rimanere davanti a Gesù nell'adorazione significa portare davanti a lui ciò che ci stringe il cuore rammentando al Signore ciò che ci ha promesso prima di salire al cielo: "Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
4. SALMO 138: A TE VOGLIO CANTARE DAVANTI AGLI ANGELI
Infine, nel momento dell'adorazione sappiamo che non siamo rinchiusi tra quattro mura. Dove c'è Dio i confini sono i confini stessi di Dio, ossia non ci sono confini. Nell'adorazione noi siamo uniti alla creazione e ci troviamo in compagnia di tutti coloro che sono uniti in Dio. Sicuramente di tutti coloro che in quel momento, pochi o tanti, sono con noi in chiesa. Ma i nostri occhi devono raggiungere il soprannaturale. Se anche fossimo da soli in chiesa dobbiamo intravedere gli angeli che non smettono di adorare il Signore presente. Inoltre dobbiamo vedere con noi tutti coloro che adorano Dio continuamente in paradiso, i santi. E poi dobbiamo sentirci uniti alla preghiera dei fedeli che in purgatorio attendono la visione completa di Dio. Quando adoriamo, siamo immersi in questo spettacolo meraviglioso. Il pensiero di adorare con gli angeli e con tutto il paradiso ci deve allargare il cuore, perché ci fa percepire a quale grandissima dignità siamo stati elevati, nel venir chiamati ad adorare il Signore di tutto.
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