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OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE
Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici.
Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"».
LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA
Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare».
Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). Infatti esiste un dovere morale, seppur contingente, di vivere e quindi di fare tutto quello che ragionevolmente si può fare per vivere. E qualora il paziente rifiutasse le terapie salvavita, a motivo dell'incommensurabile preziosità della sua vita, l'ordinamento giuridico sarebbe giustificato ad obbligare il paziente a curarsi, allo stesso modo in cui sarebbe legittimo strappare a forza dal cornicione l'aspirante suicida che ha intenzione di buttarsi di sotto.
DIRITTO AL SUICIDIO ASSISTITO GRATUITO
Torniamo alla lettera: «Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito "gratuito". Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un'interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?». Gli estensori della lettera mettono ben in luce almeno quattro storture della sentenza del 2019 della Corte Costituzionale che ha legittimato il suicidio assistito: la mancanza di competenza del potere giudiziario nel legiferare, perché quella sentenza è una vera e propria legge, non nella forma, ma nella sostanza; una torsione innaturale dei principi costituzionali piegati all'ideologia tramite un'esegesi partigiana; l'indebita pressione psicologica sul Parlamento affinché legiferi; la pretesa che il portafogli del privato cittadino si accolli le spese di una decisione mortifera.
Infine una sottolineatura che consideriamo decisiva: «Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». L'implicito in queste poche righe è il seguente: senza una cultura pro-vita non potremo avere leggi pro-vita e sentenze pro-vita. E un'autentica cultura pro-vita si svilupperà solo vivendo la carità cristiana. Perciò solo il risvegliarsi di una cultura che prenda profonda coscienza dell'indisponibilità della persona potrà frenare anche in ambito politico e giuridico l'attuale discesa agli inferi in tema di eutanasia e suicidio assistito.
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