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CROCE NO, CORSI ISLAMICI SI: LAICITE', MA SENZA EGALITE'
In Francia una croce cristiana è considerata contraria al secolarismo, mentre il Ramadan e i corsi di formazione musulmana vanno benissimo
di Manuela Antonacci
 

Una semplice croce appesa a un muro può arrivare a diventare un grosso problema accademico? In Francia, all'Università di Caen, pare proprio di sì! Almeno è quello che è accaduto all' organizzazione studentesca UNI, presente all'interno dello stesso ateneo, costretta a rimuovere una croce appesa nei locali della propria associazione. Una richiesta arrivata tramite mail, fatta in nome del principio di laicità. La direzione dell'università, infatti, riteneva che la presenza di questo simbolo cristiano non fosse compatibile con le regole vigenti all'interno dell'università. Eppure all'UNI tutto questo sa tanto di discriminazione religiosa finalizzata semplicemente a censurare una delle manifestazioni simboliche più importanti del cristianesimo.
Questione ulteriormente controversa, se si riflette sul fatto che il simbolo religioso non è stato installato in un anfiteatro o in qualsiasi altro luogo pubblico, ma in una stanza assegnata ad un'associazione studentesca che, quindi avrebbe lo scopo proprio di permettere agli studenti di portare avanti liberamente le loro attività, compresa la possibilità di esprimere tranquillamente la loro identità.
Ma la questione si fa ancora più interessante se si pensa che per altre iniziative che si svolgono all'interno dell'università si chiudono, non uno ma due occhi.
Come fa notare l'UNI l'Associazione degli Studenti Musulmani di Francia (EMF) di Caen organizza regolarmente attività relative alla pratica dell'Islam pubblicamente. Sulla loro pagina instagram invitano i membri a una serata sul tema "Come vivere bene il proprio Ramadan come studenti". I video della suddetta serata mostrano, infatti, studentesse velate presso il campus universitario. Inoltre, sul loro sito web EMF dichiarano apertamente di voler "normalizzare la presenza musulmana in Francia".
Per l'UNI, è difficile capire perché una semplice croce cristiana possa essere considerata un problema per la laicità, mentre le attività legate al Ramadan o addirittura alla formazione religiosa islamica vengano ammesse senza alcun richiamo di lesa laicità.
Insomma, ci sembra di capire che siamo di fronte ad una laicité ma senza egalité. Eppure la laicità alla francese dovrebbe prendere le mosse proprio dall'egalitè per permettere a tutti di esprimere la propria religiosità. Almeno questo era il principio di ispirazione. Inoltre non siamo nemmeno di fronte all'applicazione cieca di questo principio, ma a quella che pare come una vera e proprio discriminazione in base al credo di appartenenza. Quindi se la legge non è uguale per tutti, non si tratta più di un principio di giustizia ma di un arbitrio ideologico che crea cittadini di serie A e cittadini di serie B. Un odioso doppiopesimo che vorrebbe corrispondere, forse, alla mentalità di certa intellighenzia (magari anche accademica) che vedrebbe in questa meticolosa attività censoria verso i simboli cristiani un adolescenziale atto di emancipazione. E da cosa, verrebbe da chiedersi, dalla propria stessa identità? Dalle proprie stesse radici? In questo modo anche l'egalitè cessa di essere tale e ricorda, piuttosto, la celebre massima di Orwell che ne "La fattoria degli animali" scriveva: «Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri».
Alla faccia dei valori della République!

 
Titolo originale: All'Università di Caen laicità alla francese: croce no, corsi per la pratica dell'Islam sì
Fonte: Sito del Timone, 19 giugno 2026
Immagine generata da OpenAI DALL-E 3 tramite ChatGPT