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LE DUE CONTRADDIZIONI DI VANNACCI SU ABORTO E LEGGE CIRINNA'
Il programma elettorale di Futuro Nazionale parla di denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere, con luci ed ombre
di Tommaso Scandroglio
 

Il 24 agosto Futuro Nazionale, partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato la seconda parte del suo programma. Mettiamo sotto la lente d'ingrandimento due temi presenti in questa seconda parte: la legge sull'aborto e quella sulle unioni civili.
Sulla 194 possiamo leggere: «Sul tema dell'aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978 [...] di fatto non prevede l'istituzione di un presunto "diritto di aborto", [...] ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell'aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto». Un appunto: per la 194 l'aborto è un diritto, non una mera facoltà di fatto non più costituente reato. Indichiamo il primo motivo, tra gli altri, per sostenere che l'aborto è purtroppo qualificato come un diritto: l'azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l'aborto laddove richiesto. Se dunque esiste un dovere di praticare l'aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l'aborto.
Chiarito ciò, proseguiamo. Lodevolmente Futuro Nazionale propone alcune misure di deterrenza all'aborto: «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l'adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l'interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l'esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco». Inoltre il programma afferma che l'aborto è un omicidio, che il nascituro dovrebbe essere riconosciuto in modo esplicito come soggetto di diritto, che il partito vuole istituire un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell'Aborto e il Sostegno alle Donne ed altre iniziative rilevanti.
Pubblicata questa seconda parte la stampa si scatena e attacca Vannacci anche sul tema aborto. Il generale, il 25 agosto, su Instagram così ribatte: «Futuro Nazionale non propone di cancellare la legge 194/1978, anzi, la conferma». Il problema è il verbo "confermare". Tale verbo implica l'approvazione giuridica e quindi, più a monte, l'approvazione morale/valoriale della 194. Ma, e qui sta l'inciampo, non è mai eticamente lecito approvare una legge ingiusta. Le premesse contenute nel programma di Futuro Nazionale, sia quelle prima indicate sia altre in cui esplicitamente si afferma che il partito intende tutelare la vita nascente, conducono necessariamente non alla conferma della 194, ma alla sua contestazione, alla sua critica.

LA LEGGE SULL'ABORTO
Dunque, viste queste premesse, ci saremmo aspettati in merito alla 194 alcune conclusioni coerenti con queste premesse tra cui la seguente o una simile: il partito riconosce l'attuale impossibilità dell'abrogazione totale o anche parziale della 194, ma, nonostante questo, si impegna a contrastarne in ogni modo le sue ricadute effettive, valida premessa per una sua futura abrogazione. In tal modo da una parte e con sano realismo si sarebbe riconosciuta l'impossibilità attuale di mandare in soffitta la 194 e su altro fronte si sarebbe rifiutata la ratio della 194, ossia la legittimazione dell'aborto.
In sintesi quel "confermare" è in contrasto con alcuni passaggi del programma in cui in modo esplicito si afferma che la vita deve essere tutelata sin dal suo concepimento e che l'aborto è un assassinio. Dunque "confermare" è un verbo non coerente con alcune premesse di principio, ma forse è coerente con l'intento di non apparire troppo radicali e quindi di non scontentare parte della base del partito e una fetta di possibili elettori. Quella radicalità espressa su tematiche come l'immigrazione, l'Europa, l'educazione etc. è venuta meno proprio su una materia che non accetta compromessi.
Passiamo alla tematica delle unioni civili. Volendo fare opera di sintesi, nel suo programma Futuro Nazionale afferma che vorrebbe gettare nel cestino le unioni civili, facendo però salvi i diritti presenti nella legge Cirinnà e declinandoli solo nell'ambito individuale, al di là dell'orientamento sessuale. Leggiamo infatti nel programma: «riporteremo la codifica di quelle facoltà [presenti nella legge Cirinnà] nell'ambito dei diritti dell'individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell'amico coniugato».
Ricordiamo che la legge Cirinnà riconosceva i diritti e doveri coniugali, eccetto quelli derivanti dalla filiazione e il dovere di fedeltà, ai membri delle coppie omosessuali e inoltre alcuni diritti ai conviventi di fatto, eterosessuali o omosessuali. Ora, affermare, come ha fatto Futuro Nazionale, di voler convertire quei diritti propri di una coppia coniugata in diritti di un singolo che si relaziona con un altro singolo o con altri singoli significa giocare con le parole. Infatti nella realtà giuridica si tratteranno sempre di diritti matrimoniali, se i due o più singoli che si relazionano tra loro sono eterosessuali, e nel caso di due o più singoli omosessuali di diritti propri dell'unione civile e questo accadrà anche quando le due persone saranno semplicemente amiche. In breve si qualificano come meri diritti individuali, esercitabili quindi da chiunque, diritti che sono propri della coppia coniugata (con inevitabili cortocircuiti giuridici).

DUE PROBLEMI
Da qui almeno due problemi. Il primo: si confermano de facto le unioni civili, anche se vengono vendute sul piano giuridico come diritti di singole persone omosessuali che si relazionano tra loro. Il secondo: anche due singoli eterosessuali non coniugati tra loro potranno esercitare buonissima parte dei diritti propri dei coniugi. In entrambe le ipotesi i due singoli potranno essere due innamorati oppure due o più semplici amici.
Come nel caso dell'aborto, pubblicato il programma, i media titolano che Vannacci vuole eliminare le unioni civili, affermazione, come abbiamo visto, che da una parte è corretta perché in effetti la sua proposta formalmente scavalca la Cirinnà e propone una soluzione ben più libertaria, ma che, su altro fronte, è affermazione errata perché la proposta di Futuro Nazionale sostanzialmente conferma la Cirinnà e contemporaneamente ne amplia la portata. Insomma si tratterebbe di una nuova Cirinnà perché implementata. Attaccato, Vannacci risponde via social e sulle unioni civili dichiara: «Non vogliamo eliminarle, anzi, siamo ancora più libertari: le vogliamo allargare agli eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante». Dichiarazione che, come abbiamo appena illustrato, è corretta: Vannacci vuole una Cirinnà per eterosessuali e omosessuali, che formino una coppia di innamorati o che siano solo una coppia o un gruppo di amici.
Quindi sul piano morale questa proposta giuridica è ben peggiore della Cirinnà perché, per l'appunto, allarga il suo bacino di utenza: conferma le unioni civili e distribuisce i diritti coniugali a chi sposato non è. La volontà di cancellare la Cirinnà, volontà espressa nel programma al fine di tutelare la famiglia naturale, sostituendola con una nuova legge si risolve in un attacco alla famiglia naturale proprio perché si riconoscono i diritti coniugali a persone eterosessuali e addirittura omosessuali non coniugate. La bontà sostanziale del programma di Vannacci rischia di essere compromessa da questi due scivoloni. Il generale è ancora in tempo per rimediare. Siamo certi che la sua credibilità ne uscirebbe rafforzata.

Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Vannacci, un programma che merita di essere discusso" parla di denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere: le proposte di Futuro Nazionale spaziano dai propositi operativi a un quadro culturale di riferimento. E presenta delle novità che non vanno liquidate in modo sprezzante, ma dovrebbero essere argomento di dibattito.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 agosto 2026:

Il partito Futuro Nazionale del generale Vannacci ha pubblicato il suo Programma politico valevole addirittura per un decennio: 2027-2037. Si tratta di un testo piuttosto corposo, avendo la pretesa di analizzare ogni aspetto della vita politica del Paese come progetto «integrale, decisivo e costruttivo». Il linguaggio è spesso pomposo e retorico, non semplicemente detto, ma proclamato a voce spiegata e con la mano sul cuore: si parla di «alba di una nuova avventura» e della necessità di «scegliere adesso per cosa vivere e morire». È più di un semplice elenco di "cose che faremo", perché rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia.
Espone ripetutamente i suoi "valori non negoziabili" di alto lignaggio culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Si diffonde perfino in articolate analisi del rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull'era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani. Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di sussidiarietà, "sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa", realismo politico, usando espressioni strane per un programma elettorale come "cristianità", "tradizione romana e cristiana".
Un partito nuovo come Futuro Nazionale non sa bene quali sono i suoi aderenti. Non bastano le serate alla Versiliana per capire questo. Ad un partito nuovo si aderisce per mille motivi diversi. Non si può sapere, quindi, quanto queste idee siano condivise realmente dal popolo di FN. Però, proprio per questo, la pubblicazione del Programma è utile, anche per gli altri partiti e non crediamo sia il caso di liquidarla con tono sprezzante. Perfino il ripescaggio di parole e concetti inusitati (alla "cristianità" oggi non crede più nemmeno la Chiesa) può essere uno stimolo a pensare che il mondo non è nato con la Rivoluzione francese.
Tra i tanti argomenti esaminati dal programma soffermiamoci su alcuni sia perché particolarmente rappresentativi di Futuro Nazionale sia perché di nuovo conio.
Un primo argomento è senz'altro la lotta al declino demografico italiano. Il partito dice di essere una «Destra vitale perché mette al primo posto la necessità di promuovere la vita». Del popolo si espone una concezione naturale e non artificiale come nelle moderne «democrazie di massa»: «Un popolo esiste nei suoi membri, nei suoi figli, quelli che oggi mancano, col rischio di segnare la fine della civiltà italiana». Questo principio di «famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica» viene sviluppato nei capitoli sull'economia quando si riprende il tema del "quoziente familiare" nei suoi effetti sulla progressività fiscale, o quando si parla di riduzione dell'IVA per i prodotti legati alla natalità e alla cura dei piccoli.
Sul piano delle istituzioni politiche il programma sostiene che «viene prima l'Italia, poi lo Stato e le istituzioni che devono essere al suo servizio». La proposta è quindi di una sovranità identitaria «che si riconosca certamente sottomessa alla legge naturale che la ragione scopre e difende e alla tradizione cristiana». Qui si inseriscono le gravi accuse all'Unione Europea, considerata un «soggetto completamente avverso all'interesse del nostro Paese» sui temi della decarbonizzazione, dell'inserimento dell'aborto nei diritti fondamentali, delle spese militari a sostegno dell'Ucraina, della negazione di deroghe di finanza pubblica per le politiche demografiche.
Tale sovranità, dice il programma di Vannacci, va difesa anche sul piano economico: quando le regole UE producono paralisi, il governo nazionale deve promuoverne la revisione, utilizzando anche il potere di veto, come promette di fare Futuro Nazionale al prossimo bilancio pluriennale sui temi del riarmo e del Green deal. Si propone anche una revisione organica dei Trattati, seppure "condotta con perizia". Curioso che si dica anche che bisogna far valere la prevalenza della Costituzione italiana su ogni genere di trattati, quando l'europeismo è ormai di rango costituzionale.
Nel campo dell'economia e del lavoro, il programma fa diverse proposte scontate: chi non proporrebbe la riduzione del cuneo fiscale o una maggiore sicurezza sul lavoro? Ne fa però anche di interessanti e coerenti con i principi visti sopra. Per esempio, è da notare che si torni a parlare di «impresa familiare» in una società anti-familiare come la nostra, di «proprietà diffusa» mentre aumentano le concentrazioni economiche e i sussidi di Stato, di «partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa», di «azionariato diffuso» e di cura per la classe media degli artigiani e dei commercianti.
Ci sono nel programma diversi punti di origine distributista e derivati dalla Dottrina sociale della Chiesa, come viene espressamente riconosciuto; «La cornice di riferimento della dottrina economica di FN è dunque quella di una cooperazione dei corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa». Degna di attenzione è anche l'idea di una «moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondata sulla circolazione volontaria dei crediti fiscali e i diritti di compensazione tra Stato e cittadini». Toccare il tema moneta può essere pericoloso, ma è necessario.
Poi, ovviamente, c'è l'argomento immigrazione e remigrazione, tanto caro sia a Vannacci che ai suoi detrattori. Il programma del partito si dichiara contrario alla società multiculturale e propone di incentivare fiscalmente il rientro dall'estero di italiani in età produttiva. Propone la riforma della cittadinanza, intesa quest'ultima «come appartenenza ad una civiltà, ad una storia, ad un popolo». Dovrebbe essere concessa dopo 20 anni di residenza, una certificata conoscenza della lingua, una fedina penale immacolata e una «dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana». In ogni caso anche per gli ingressi regolari dovrebbe esserci un tetto e il riconoscimento della cittadinanza può essere revocato.
Come si diceva all'inizio, la pubblicazione del Programma del nuovo partito è da considerarsi utile. Sarebbe il caso che se ne discutesse in riferimento alle politiche proposte e anche alle premesse culturali.

 
Titolo originale: Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31 agosto 2026