TRUMP TOGLIE I FINANZIAMENTI PUBBLICI A PLANNED PARENTHOOD
La multinazionale dell'aborto perde i fondi, ma la battaglia contro la cultura della morte è appena cominciata (l'obiettivo resta il divieto totale di abortire)
di Luca Marcolivio

Negli Usa, un'altra svolta storica in tema di aborto è arrivata per un solo voto. Stiamo parlando del taglio dei fondi federali alla multinazionale abortista Planned Parenthood, che è stato approvato giovedì scorso dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso (la House of Representatives, ovvero la Camera bassa): un esito non scontato, nella misura in cui i Repubblicani controllano una maggioranza assai esile, con appena cinque seggi di vantaggio sui Democratici. Questi ultimi si sono presentati compatti, raggiungendo i 214 voti contrari (mentre i favorevoli sono stati 215) grazie a due "franchi tiratori" repubblicani, ovvero Warren Davidson (dell'Ohio) e Thomas Massie (del Kentucky), mentre Andy Harris (del Maryland) si è astenuto.
La bozza ora passa al Senato del Congresso degli Stati Uniti, dove la maggioranza Repubblicana è di 53 seggi contro 45 Democratici e due Indipendenti. Il Senato esaminerà il disegno di legge secondo le regole di riconciliazione di bilancio, che, per l'approvazione, richiede una maggioranza semplice, anziché i tipici 60 voti. Dunque bastano 51 voti.

LA SPINTA DI TRUMP E VANCE
Il cambiamento in senso pro-life è fortemente caldeggiato dal presidente Donald Trump, che sul social Truth ha scritto: «Ora è tempo che i nostri amici del Senato degli Stati Uniti si mettano al lavoro e mi trasmettano questo disegno di legge IL PRIMA POSSIBILE! Non c'è tempo da perdere». Lo speaker della Camera Mike Johnson ha affermato che l'obiettivo è consegnare a Trump per la promulgazione il disegno di legge approvato da entrambi i rami del Congresso entro la festa nazionale del 4 luglio. Inoltre, un'ulteriore spinta può arrivare dal vicepresidente J.D. Vance: è infatti quest'ultimo a presiedere il Senato e in caso di assoluto stallo (per esempio 50 voti favorevoli e 50 contrari) spetta da legge a lui l'ultima parola.
Per i pro-life statunitensi sarebbe una nuova grande vittoria, a tre anni esatti dal pronunciamento della Corte Suprema del 24 giugno 2022, che cancellò la Roe vs. Wade del 1973, riconoscendo la libertà dei singoli Stati di emanare leggi restrittive o, addirittura, abolitive nei confronti dell'aborto. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta soltanto di battaglie: la guerra in nome del diritto alla vita nascente è ancora lungi dall'essere vinta per una serie di motivi. E' vero, infatti, che Planned Parenthood, pur essendo una società privata, ha sempre avuto il suo punto di forza nei massicci finanziamenti federali ricevuti (800 milioni di dollari soltanto nel 2024), ma è altrettanto vero che ha di base una forza - economica e operativa - spropositata nel fornire quotidianamente servizi per abortire.

NONOSTANTE TUTTO GLI ABORTI CRESCONO
Secondo il rapporto annuale della stessa Planned Parenthood, infatti, ogni anno, negli Usa vengono effettuati 402mila aborti (circa 1076 al giorno, 45 ogni ora, uno ogni 80 secondi), attraverso tutte le tecniche tristemente note: dalla pillola abortiva all'aborto per smembramento o per aspirazione, fino al feticida che provoca l'arresto cardiaco del nascituro. Dunque circa il 40% degli aborti effettuati negli Usa viene praticatom nelle cliniche di Planned Parenthood. Un taglio dei fondi così drastico al colosso abortista potrebbe quindi rendere meno facile il ricorso a tale opzione, salvando migliaia di piccole vite umane. 
C'è tuttavia da tener conto dei numeri effettivi sull'aborto, che, nel corso del 2024 (a dispetto della menzionata sentenza del 2022) sono lievemente aumentati (+1%) rispetto all'anno precedente. Ad affermarlo è un'indagine del Guttmacher Institute, che sostiene i cosiddetti "diritti sessuali e riproduttivi". Da un lato, effettivamente, alcuni Stati che hanno approvato restrizioni hanno visto gli aborti diminuire: è il caso della Florida (12mila aborti in meno nel 2024) e della Carolina del Sud (3.500 in meno). È accaduto, però, che molte donne che hanno incontrato restrizioni negli Stati pro-life sono diventate protagoniste del fenomeno dell'emigrazione abortista verso Stati più permissivi, come, ad esempio, la Virginia o l'Illinois. La vera ragione, tuttavia, è da individuare soprattutto nella sempre più massiccia diffusione dell'aborto farmacologico prescritto come "telemedicina": un metodo, quest'ultimo, radicatosi in modo particolare durante la pandemia e sul quale proprio Planned Parenthood sta speculando.
Si possono imporre tutte le restrizioni o divieti possibili, dunque (e nell'ottica di una battaglia pro-life è sacrosanto farlo), ma la pratica dell'aborto rimane in primo luogo un fenomeno culturale e, a tal riguardo, la corretta informazione è il primo viatico per un cambiamento antropologico.

Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Planned Parenthood, negli Usa stop di un solo anno, in Europa fa affari" spiega come è andato a finire il provvedimento che era stato approvato alla camera a giugno con un interessante e drammatico paragone con la situazione europea.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 luglio 2025:

Washington corre a piccoli passi verso il divieto dei finanziamenti pubblici agli abortisti, Bruxelles invece conferma il proprio favore per lobby infanticide. Con l'approvazione di giovedì 3 luglio (218 a favore e 214 contrari) da parte del Congresso USA della legislazione "One Big Beautiful Bill", i Repubblicani  hanno assicurato importanti impegni molto concreti per promuovere la vita dal concepimento e la famiglia fondata sul matrimonio stabile. Tutti i democratici della Camera hanno votato contro il provvedimento, insieme a due repubblicani. Il testo approvato, entrato in vigore con la firma del 4 luglio da parte del Presidente Donald Trump, una versione rivista del disegno di legge al Senato «non taglia i fondi per la chirurgia transgender per i minori ed elimina solo i fondi per i servizi di aborto per un anno, non per i 10 previsti dal disegno originale». Un passo nella giusta direzione ma troppo timido e insufficiente.
Così, mentre molti sostenitori pro-life, come "SBA Pro-Life America" e "Americans United for Life", si sono detti soddisfatti per il taglio dei fondi a Planned Parenthood per un anno previsto dal disegno di legge, altri, tra cui Abby Johnson, si sono detti perplessi e delusi perchè «tagliare i fondi al più grande fornitore di servizi per l'aborto del nostro paese per un solo anno non è la vittoria che molti di noi che credono che l'aborto sia abominevole, volevano».
Planned Parenthood, che ha ricevuto  792,2 milioni di dollari  di finanziamenti pubblici nel 2024, ha dichiarato un patrimonio netto totale di 2,52 miliardi di dollari e ci si apesttava che i Repubblicani sospendessero definitivamente i finanziamenti al gigante dell'aborto, non solo per un misero anno. Dello stesso avviso Katie Brown Xavios, direttrice nazionale dell'"American  Life League" e Quena González, direttrice senior per gli affari governativi del "Family Research Council", anche se si spera che con altri provvedimenti e decisioni della Amministrazione Trump, si possa giungere presto al taglio o sospensione definitiva dei fondi pubblici al gigante del genocidio degli innocenti  Planned Parenthood, ormai colosso indiscusso anche delle transizioni chimico/chirurgiche di genere.
Ovviamente, Planned Parenthood ha indossato i panni della vittima e promesso di portare in tribunale l'amministrazione Trump per quello che Alexis McGill Johnson, presidente e amministratore delegato dell'organizzazione, ha dichiarato essere un «attacco illegale» e «mirato» all'organizzazione e ai suoi pazienti. A riprova della enorme potenza di condizionamento della multinazionale dell'aborto, basti segnalare che lunedì 7 luglio, 3 giorni dopo la firma del Presidente Trump e a 4 giorni dalla deliberazione finale del Congresso, il giudice federale Indira Talwani in Massachusetts ha emesso un ordine restrittivo temporaneo che blocca la disposizione che prevede l'azzeramento dei fondi per Planned Parenthood.
Tuttavia, il timido passo avanti fatto da Washington appare a Bruxelles come un miraggio, vista la decisione presa dalla Commissione Europea di finanziare tutte le lobby che promuovono le peggiori turpitudini e perciò penalizzate da Trump. Infatti proprio da Bruxelles, il 26 giugno, il "Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi" (EPF), una propaggine di Planned Parenthood international (IPPF), ha presentato lanciato The Next Wave , un rapporto che denuncia l'ascesa di personaggi pubblici ed associazioni religiose "anti-gender" e "anti-femministe" in Europa, il cui obiettivo sarebbe quello di «smantellare decenni di diritti sessuali e riproduttivi conquistati a fatica in tutta Europa».
«Una nuova alleanza di estremisti religiosi, populisti di estrema destra e finanziatori oligarchici sta cercando di incanalare l'estremismo religioso nella governance mainstream attraverso i media, le ONG, i partiti politici e le istituzioni pubbliche». Purtroppo però, l'ipocrisia per gli autori è una virtù, proprio l'EPF è finanziato da potenti gruppi di pressione ed è integrato nelle istituzioni dell'UE che ha tradotto i desideri abortisti e pro LGBTI in atti parlamentari o legislativi. Valga su tutto la decisione del Parlamento nella scorsa legislatura di dichiarare l'aborto come diritto umano e valore fondante della Unione europea.
Inoltre proprio l'EPF riceve ogni anno poco meno di 3 milioni di euro di finanziamenti pubblici anche dalle istituzioni europee, oltre che dalla Bill & Melinda Gates Foundation, l'Open Society Foundations e dall'IPPF. Tutte organizzazioni non europee che hanno interessi nel condizionare le politiche sociali in tutta Europa ed imporre i propri desideri ai singoli paesi. L'EPF, a sua volta, opera attraverso parlamentari dei gruppi Popolari, Socialisti, Liberali, Verdi e delle sinistre nel Parlamento europeo per esercitare influenza sui principali strumenti di finanziamento dell'UE, come il Quadro finanziario pluriennale (QFP) e il famigerato Digital Services Act (DSA).
Quando le posizioni naturali e maggioritarie sulla famiglia, sul genere sessuale o sui diritti dei genitori vengono trattate come minacce ai valori dell'UE e vengono promosse e finanziate lobby che le combattono, allora ci avviciniamo pericolosamente al controllo ideologico dell'era sovietica, quando la menzogna di 'Stato' e del 'partito e pensiero unico' veniva imposta a discapito della 'vita di verità' e dei costumi e valori della maggioranza. Washington è sulla buona strada, si può confidare nella politica spedita anche se di piccoli passi, Bruxelles invece riafferma il proprio recente legame indissolubile ed inacettabile alle pratiche pagane dell'infanticidio.

LA EX PRESIDENTE RIVELA GLI ORRORI DI PLANNED PARENTHOOD
La vicenda di Leana Wen ricorda quella di Abby Johnson raccontata nel film Unplanned
di Giuliano Guzzo
https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=415

 
Fonte: Provita & Famiglia, 28 maggio 2025
Pubblicato su BASTABUGIE n.933

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