BastaBugie n�949 del 29 ottobre 2025

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JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE
L'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong rischia di morire in carcere per la sua battaglia di libertà contro il partito comunista cinese (VIDEO: The Hong Konger)
Autore: Riccardo Cascioli

«Liberare Jimmy Lai è ormai una questione umanitaria e spero che la pressione internazionale convinca le autorità cinesi a rilasciarlo, anche espellendolo da Hong Kong». L'appello è salito forte dal palco della Giornata della Bussola svoltasi sabato 25 ottobre nella cornice della Cascina La Lodovica di Oreno di Vimercate. A lanciarlo è stato Sebastien Lai, il figlio dell'imprenditore ed editore cattolico da 5 anni in carcere a Hong Kong per la sua battaglia in difesa della libertà e della democrazia nell'ex colonia britannica ritornata sotto l'autorità cinese nel 1997.
Del caso Jimmy Lai abbiamo parlato più volte sulla Bussola, compreso l'ultimo processo a cui è stato sottoposto, per «collusione con potenze straniere», le cui udienze sono terminate nell'agosto scorso e di cui si attende il verdetto. Nessuno si fa illusioni, «sarà di colpevolezza» come ci ha detto Sebastien, il che vuol dire carcere a vita, una vera e propria condanna a morte. Perché Jimmy Lai compirà in dicembre 78 anni, ha problemi di diabete, vive in isolamento assoluto in una cella che di estate diventa un forno, appena 45 minuti al giorno di aria, e si può immaginare quale attenzione ci sia alla sua salute.
Il presidente americano Donald Trump e il premier britannico Keir Starmer hanno promesso di impegnarsi per chiedere la sua liberazione, ma è necessario che altri governi - compreso quello italiano – facciano la loro parte e che le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali si mobilitino. Grazie alla Bussola, che ha invitato Sebastien Lai in Italia, le più importanti testate giornalistiche nazionali hanno potuto intervistarlo e fare conoscere la storia e la situazione di quello che abbiamo definito un «martire per la verità».
 Ma non potremo dirci soddisfatti finché l'obiettivo della sua liberazione non sarà raggiunto, anche se al prezzo di lasciare Hong Kong. Cosa non da poco, visto che – come abbiamo raccontato – Jimmy Lai è voluto rimanere ad Hong Kong sapendo di andare sicuramente incontro al carcere.

APPARENTE CONTRADDIZIONE
E al proposito abbiamo chiesto a Sebastien ragione di questa apparente contraddizione: perché oggi suo padre accetterebbe l'esilio quando poteva lasciare Hong Kong tranquillamente cinque anni fa ma rimase spiegando la decisione con queste parole: «Se me ne andassi, io rinuncerei non solo al mio destino, rinuncerei a Dio, rinuncerei alla mia religione, rinuncerei a ciò in cui credo»?
«Le cose sono molto cambiate in questi cinque anni – ci ha risposto Sebastien -: allora mio padre si sentiva responsabile nei confronti di tutti i suoi giornalisti e di quanti lo seguivano nella sua battaglia per la libertà. Se se ne fosse andato avrebbe messo in pericolo loro, su di loro si sarebbero concentrate le "attenzioni" del regime. Oggi è molto diverso: se Jimmy Lai lasciasse Hong Kong nessuno sarebbe in pericolo per questo». Bisogna infatti ricordare che nel 2020 a Hong Kong si era ancora in mezzo alle grandi dimostrazioni per la democrazia, e in effetti Jimmy Lai e il suo giornale Apple Daily – che poi le autorità hanno chiuso con la forza nel 2021 - hanno costituito una sorta di parafulmine per le decine e decine di migliaia di dimostranti.
Ma la partecipazione di Sebastien Lai alla Giornata della Bussola ha messo in evidenza l'aspetto determinante per cui siamo particolarmente interessati a suo padre. Perché Jimmy Lai non è soltanto il simbolo di una battaglia per la libertà o di un giornalismo libero e contro il potere. Non sarebbe certo l'unico. Tanto per fare un esempio, il 24 ottobre a Vienna Jimmy Lai è stato premiato tra gli "eroi della stampa libera" insieme ad altri sei giornalisti di vari Paesi.

FATTI PER LA VERITÀ
Gli eroi non mancano, persone che si immolano per un ideale buono ce ne sono in abbondanza. Ma il caso di Jimmy Lai è diverso ed è tutto nella motivazione del premio "Fatti per la Verità", che abbiamo istituito quest'anno e che gli abbiamo conferito: «Dal momento della conversione alla fede cattolica, la sua battaglia per la democrazia e la libertà si è trasformata in una testimonianza alla Verità, fino ad accettare il carcere. Un martirio accettato nella consapevolezza che la libertà non sta anzitutto nello sfuggire a un potere totalitario ma nel testimoniare ed essere fedeli alla Verità».
 Ciò che rende affascinante ed esemplare questa figura è il fatto che essa testimonia che degli ideali, pur giusti, trovano la loro vera dimensione e consistenza soltanto dentro un orizzonte più ampio, che spalanca all'eterno; che il coraggio non è frutto di un eroismo che è per pochi, ma è fedeltà alla Verità di sé che chiunque può vivere; che la libertà non è semplicemente un obiettivo politico ma l'esito dell'appartenenza a Cristo. E Sebastien, nella testimonianza data alla Giornata della Bussola – e che nei prossimi giorni potrete rivedere sul nostro canale YouTube – ci ha spiegato come questi anni di carcere siano stati per il padre un tempo in cui questo rapporto con Dio è diventato più intenso e profondo, attraverso la preghiera e la lettura di catechismo e santi.
La battaglia per la libertà e la democrazia, che nasce anzitutto come gratitudine per quanto ricevuto da Hong Kong, lui fuggito dalla Cina comunista da bambino, per Jimmy Lai si è trasfigurata in una partecipazione alla croce di Cristo. Non a caso il crocifisso è il tema principale dei disegni fatti in carcere da Jimmy Lai – fin quando non gli hanno negato anche questa possibilità -; e non a caso il crocifisso è anche il soggetto della ceramica dell'artista riminese Paola Ceccarelli, che costituisce il premio "Fatti per la Verità" a lui assegnato.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Jimmy Lai, ultimo atto. L'editore cattolico dissidente rischia la morte" racconta la storia di Jimmy Lai, editore cattolico e anticomunista di Hong Kong.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2025:
Arrestato nell'agosto del 2020, in carcere dal dicembre successivo, sotto processo dal 2023 per motivi puramente politici. Jimmy Lai, imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong, lunedì riceverà la sentenza che deciderà della sua vita. Ha 77 anni, salute malferma e rischia di morire in carcere. Per il figlio, Sebastien, una condanna a una lunga pena detentiva equivarrebbe a una sentenza di morte. Eppure, fino a cinque anni fa, Jimmy Lai era uno degli uomini più ricchi e rispettati di tutta l'Asia. Personalmente incarna la tragedia di una città che non si arrende mentre finisce sotto il giogo della Cina comunista.
L'udienza finale del processo Lai avrebbe dovuto tenersi la settimana scorsa, ma è stata rimandata per due volte. La prima volta a causa del tifone che ha colpito la costa sudorientale cinese. La seconda perché la corte ha accolto la richiesta della difesa di Lai, che chiede assistenza medica per l'imputato. Lunedì un'auto medica sarà pronta a intervenire e il cuore di Jimmy Lai sarà monitorato in diretta. L'anziano imprenditore ha trascorso più di 1700 giorni in isolamento. La sua salute ne ha risentito drammaticamente, nell'ultima udienza, quando è stato accolto il rinvio, è apparso visibilmente dimagrito e sofferente.
Intervistato dalla Bbc, Sebastien Lai dichiara che anche se suo padre ricevesse la pena più mite di cinque anni, la sua vita sarebbe a rischio: «Praticamente sarebbe una sentenza di morte. Data la sua età e la sua salute, sì, morirà in prigione», dice alla Tv pubblica britannica, perché «Il suo corpo sta collassando». Sebastien Lai sta chiedendo al premier britannico Keir Starmer e al presidente americano Donald Trump di agire in fretta per la sua salvezza. Trump ha dichiarato, a proposito di Lai, che farà «tutto il possibile» per ottenerne la liberazione. Lai è cittadino britannico dal 1996 e la sua morte in una galera cinese a Hong Kong sarebbe una sconfitta per Londra. «Noi, come nazione (nel Regno Unito, ndr) non ci saremmo battuti per uno dei nostri più coraggiosi cittadini, quando sarebbe stato importante farlo».
Jimmy Lai non è nato a Hong Kong, ma nella Cina comunista, a Canton, alla vigilia della presa del potere da parte di Mao Zedong. I suoi genitori, borghesi benestanti, sono stati spogliati di tutto all'epoca delle prime collettivizzazioni. Da bambino, Jimmy Lai doveva sfamarsi con lavoretti, come portatore di bagagli alla stazione di Canton. Fu l'occasione per conoscere gente che proveniva dal "mondo esterno", una rivelazione per chi era nato e cresciuto nella miseria più nera della Cina maoista. E fu in quel periodo che decise di rischiare il tutto e per tutto pur di fuggire, da clandestino, nascosto in un peschereccio diretto a Hong Kong, allora isola britannica.
Anche a Hong Kong, ottenuto l'asilo politico, fece lavori umili finché, da operaio tessile che era, non divenne imprenditore tessile. E fondò la sua impresa di moda, la Giordano. Divenuto milionario e uomo d'affari di successo, vendeva i suoi vestiti anche nella Cina continentale, grazie alle prime riforme di mercato di Deng. Ma nel 1989 rimase scottato dalla repressione di Piazza Tienanmen. Fu allora che decise di affiancare, alla sua attività imprenditoriale, anche quella di attivista dei diritti umani, contro il regime comunista cinese. Pechino, da allora, lo ha considerato una spina nel fianco e ha cercato, prima di boicottarlo, poi di ucciderlo, infine di eliminarlo con mezzi giudiziari.
L'attività editoriale di Jimmy Lai iniziò nel 1990 con la fondazione della rivista Next, che prendeva apertamente di mira i dirigenti comunisti, sotto la protezione della libertà di stampa garantita dalla legge di Hong Kong. Nel 1993, per rappresaglia, la Cina chiuse tutti i suoi negozi. Ma nel 1995, invece che piegarsi, Lai fondò un secondo giornale anticomunista, il quotidiano Apple Daily, che ben presto divenne uno dei più letti di Hong Kong.
Il regime di Pechino prese molto sul serio le critiche e le inchieste di Next e Apple Daily. Tanto che nel 2008 un anonimo milionario cinese, a Hong Kong, pagò l'equivalente di un milione di dollari un sicario per uccidere Jimmy Lai e il deputato Martin Lee. Il complotto per assassinare l'imprenditore dissidente e il politico democratico, fallì con l'arresto del killer e con la sua condanna, quando la giustizia di Hong Kong non era ancora politicizzata. Nel 2013 degli anonimi aggressori sfondarono la porta della casa di Jimmy Lai con un'auto e lasciarono un'ascia e un machete, come segni intimidatori. Nelle manifestazioni del novembre 2014, Lai subì l'aggressione fisica di militanti filo-Pechino. E nel gennaio 2015 sia la casa dell'editore che la sede di Next vennero attaccate con bombe incendiarie.
Queste pesanti intimidazioni non fermarono Jimmy Lai che, dal 1997, si era convertito al cattolicesimo. Anzi, ne rafforzarono la determinazione, religiosa e politica, a continuare a lottare. I comunisti cinesi hanno però trovato il modo di silenziarlo, solo quando hanno messo le mani direttamente su Hong Kong, ponendo fine alla sua autonomia. Come risposta alle manifestazioni di massa pro-democrazia dell'estate 2019, approfittando del lockdown dei primi mesi della pandemia di Covid-19, Pechino impose alla città la sua Legge sulla sicurezza nazionale, con cui può arrestare e processare cittadini per reati politici. Jimmy Lai venne arrestato nell'agosto 2020, mentre la polizia irrompeva nella sede di Apple Daily. L'accusa era quella di aver "cospirato con potenze straniere" ai danni degli interessi nazionali cinesi.
Dopo aver arrestato Lai, le autorità di Pechino hanno anche spento la voce della sua più importante creatura editoriale. Con un raid in diretta televisiva, 500 poliziotti hanno fatto irruzione nella sede dell'Apple Daily, il 17 giugno 2021, arrestando cinque dirigenti e sequestrando computer e hard disk. Le autorità di Hong Kong, al tempo stesso, sequestravano l'equivalente di 2 milioni e mezzo di dollari alla casa editrice e alle imprese ad essa collegate, rendendo di fatto impossibile la sopravvivenza del quotidiano. Che infatti dovette chiudere i battenti appena una settimana dopo.
Jimmy Lai non si è mai arreso, non ha mai scelto la via dell'esilio dorato (anche se ha avuto tutto il modo e il tempo per poterlo fare), si è fatto arrestare, continua a dichiararsi innocente e a battersi nel processo che lo vede imputato. In una delle ultime interviste rilasciate da uomo libero aveva dichiarato, all'agenzia Reuters, «Sono arrivato qui senza nulla, la libertà di questo posto mi ha dato tutto... Forse è ora che ripaghi quella libertà lottando per essa».

JIMMY LAI E' COLPEVOLE: ESITO SCONTATO A HONG KONG DI UN PROCESSO-FARSA
Carcere a vita per l'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong che si è battuto per la libertà e perché ci fossero media indipendenti dal Partito Comunista Cinese... e intanto il Vaticano tace
di Riccardo Cascioli
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8398

VIDEO: Trailer di The Hong Konger (3 minuti)
Il trailer, sottotitolato in italiano, del docu-film "The HongKonger" dedicato all'imprenditore ed editore cattolico Jimmy Lai, in carcere a Hong Kong. Premio Fatti per la Verità 2025 istituito dalla Bussola con questa motivazione: "Dal momento della conversione alla fede cattolica, la sua battaglia per la democrazia e la libertà si è trasformata in una testimonianza alla Verità, fino ad accettare il carcere. Un martirio accettato nella consapevolezza che la libertà non sta anzitutto nello sfuggire a un potere totalitario ma nel testimoniare ed essere fedeli alla Verità".


https://www.youtube.com/watch?v=kMtIrlyABoo

VIDEO: The Hong Konger (1 ora e 14 minuti)
Il documentario è in inglese, ma si possono attivare i sottitoli in italiano cliccando sulle impostazioni.


https://www.youtube.com/watch?v=bRkuv-fOV7k

Titolo originale: Jimmy Lai, perché mobilitarsi per la sua liberazione
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 ottobre 2025

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