BastaBugie n�200 del 08 luglio 2011

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1 IN SVEZIA SPOPOLA ''EGALIA'' L'ASILO DOVE IL ROSA E L'AZZURRO SONO VIETATI PERCHE' OGNI BAMBINO SCELGA IL SUO SESSO IN LIBERTA'
Biancaneve e Cenerentola hanno lasciato spazio alla storia di due giraffe, maschi, che vogliono un figlio e finiscono per adottare un uovo di coccodrillo
Autore: Chiara Sirianni - Fonte: Tempi
2 TRA MATRIMONIO E CONVIVENZA LA DIFFERENZA NON E' NELLA DURATA, MA IN CHI STA AL CENTRO
Il matrimonio è trascendere se stessi, affidandosi a Dio: senza il suo aiuto non siamo capaci di amare per tutta la vita
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 GROSSA VITTORIA PER L'ESTREMISMO ISLAMICO: IL PAKISTAN CANCELLA IL MINISTERO PER LE MINORANZE
Abolito il dicastero di cui fu ministro Shabhaz Bhatti, cattolico, che fu assassinato il 2 marzo per aver difeso Asia Bibi, la cristiana condannata a morte per la sua fede
Autore: Fulvio Scaglione - Fonte: Avvenire
4 LE CONTRADDIZIONI DELLA PUBBLICITA' PER L'8 PER MILLE
Quando la Chiesa dimentica le opere di misericordia spirituali trasformandosi in un ente assistenziale o a un surrogato della Croce Rossa
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Corrispondenza Romana
5 SCOMUNICATO VESCOVO SCISMATICO: IL REGIME CINESE ALIMENTA LA DIVISIONE TRA CHIESA PATRIOTTICA (SUCCUBE DEL REGIME) E SOTTERRANEA (FEDELE AL PAPA)
In giugno la Santa Sede aveva diffuso una dichiarazione sulle scomuniche per chi partecipa a una ordinazione illecita
Autore: Bernardo Cervellera - Fonte: Avvenire
6 ''L'AMORE OMOSESSUALE E' PIU' PURO'': QUALE DISEGNO C'E' DIETRO LA SPARATA DI VERONESI?
Occorre che qualcuno la spari apparentemente grossa, poi parte il coro di esperti e telepredicatori e così le nuova cultura entra pian piano nel costume nazional-popolare
Fonte: Corrispondenza Romana
7 FAMIGLIA CRISTIANA RISPONDE ALLE POLEMICHE PER AVER PUBBLICIZZATO UN INCONTRO DELL'UNICEF, MA PEGGIORA ULTERIORMENTE LA SUA POSIZIONE
Peter Singer parteciperà a un convegno in Italia promosso dall'UNICEF: il settimanale paolino come può pubblicizzarlo pur sapendo che è un animalista che promuove l'infanticidio?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
8 A NAPOLI NON C'E' NESSUNA EMERGENZA RIFIUTI
In realtà si tratta di un'operazione ben pianificata per guadagnare parassitariamente denaro pubblico al di fuori di ogni controllo
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
9 SI PUO' ESSERE ''CATTOLICI DEMOCRATICI'' SENZA ESSERE CATTOLICI?
Vito Mancuso, lo pseudo-teologo pseudo-cattolico, confidente segreto dello Spirito Santo, gode di ampi spazi su Rai 3 da Corrado Augias: una volta passavo di lì per caso e...
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
10 OMELIA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 13,1-23)
Ecco, il seminatore uscì a seminare
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IN SVEZIA SPOPOLA ''EGALIA'' L'ASILO DOVE IL ROSA E L'AZZURRO SONO VIETATI PERCHE' OGNI BAMBINO SCELGA IL SUO SESSO IN LIBERTA'
Biancaneve e Cenerentola hanno lasciato spazio alla storia di due giraffe, maschi, che vogliono un figlio e finiscono per adottare un uovo di coccodrillo
Autore: Chiara Sirianni - Fonte: Tempi, 30/06/2011

Due bambole senza sesso, una con un'espressione triste, l'altra felice. Si chiamano "emotion dolls" e fanno parte dei giochi utilizzati nel percorso pedagogico di Egalia, una scuola materna di Stoccolma. Ogni riferimento al genere sessuale va evitato. Per questo Biancaneve e Cenerentola hanno lasciato spazio alla storia di due giraffe, maschi, che vogliono un figlio e finiscono per adottare un uovo di coccodrillo: l'obiettivo è che i bambini seguano spontaneamente le loro inclinazioni, senza cadere nello stereotipo che vorrebbe i maschietti rincorrersi con in mano pistole giocattolo e le bambine fare le treccine alle bambole.
«La società si aspetta che le ragazze debbano essere simpatiche e carine e che i ragazzi siano tutti virili e poco sensibili», ha spiegato Jenny Johnsson, insegnante dell'"Egalia" di 31 anni. «Noi diamo loro una fantastica opportunità: quella di essere chi vogliono essere».
In nome della parità dei sessi, i mattoncini del Lego si trovano a fianco dei pentolini di plastica per giocare a cucinare, mentre il rosa e l'azzurro sono vietati. L'obiettivo è quello del continuo scambio di ruoli. La scuola ha aperto lo scorso anno ed è sommersa di richieste. La missione è quella di sradicare ogni fonte di discriminazione sociale, ma l'eccessiva rigidità ha suscitato in Svezia non poche polemiche.
Anche perché le discriminazioni non si abbattono appiattendo le differenze, ma valorizzandole. La storia ricorda la coppia di Toronto che ha deciso di non comunicare a loro figlio il suo sesso per non condizionarlo, come omaggio alla libertà di scelta contro ogni limitazione. I due canadesi sono stati soprannominati dal Times "la coppia più politicamente corretta del mondo". Intanto, ad Egalia il corpo docenti non usa i pronomi "lui" e "lei", ma il neutro, come usava nei circoli femministi anni settanta. In Svedese non esiste, l'hanno inventato apposta: "hen", a metà strada tra "hon" maschile) e "han" (femminile).

Fonte: Tempi, 30/06/2011

2 - TRA MATRIMONIO E CONVIVENZA LA DIFFERENZA NON E' NELLA DURATA, MA IN CHI STA AL CENTRO
Il matrimonio è trascendere se stessi, affidandosi a Dio: senza il suo aiuto non siamo capaci di amare per tutta la vita
Autore: Costanza Miriano - Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/06/2011

"Il guaio dell'amore è che molti lo confondono con la gastrite". Questo di Groucho Marx è il primo pensiero che mi viene in mente quando penso a matrimonio e convivenza.
Circolano un sacco di idee squinternate sull'amore tra un uomo e una donna, e quando ci si scontra con la realtà si danno delle poderose craniate.
Personalmente sull'argomento avrei un miliardo di cose da dire, ne ho riempito un libro, un blog e me ne sono avanzate anche alcune (non è escluso che ne scriva un secondo). Ero stanca, infatti, di telefonare alle mie amiche per cercare di convincerle a sposarsi: troppi soldi in bollette telefoniche, e scarsissimi risultati pratici. Io a parlare non sono brava, così mi sono messa a scrivere. Adesso vanto al mio attivo qualche crisi rattoppata, e due onorificenze speciali: testimone di nozze a un'amica e a una sorella (purtroppo no, il mio vestito non è bello come quello di Pippa Middleton, lo ammetto).
La gastrite di cui parla Groucho Marx ci rimanda all'amore adolescenziale, quello tutto mal di pancia, farfalle nello stomaco, gratificazione di ego malsicuri. E' ovvio che alla ricerca di questo stato d'animo di perenne eccitazione sia prudente e ragionevole non sposarsi, vedere piuttosto come va, lasciarsi comunque la possibilità di tirarsi fuori dalla situazione senza troppe complicazioni.
Ma se l'amore è darsi, come si può pensare di non dare tutto, almeno di non provarci? Il desiderio di assoluto che c'è in ognuno di noi esige dal nostro amato, e lui da noi, un impegno totale, esclusivo, definitivo. Il matrimonio è questo, un salto, uno slancio di dono assoluto. E il matrimonio stesso, con la sua definitività, ci custodirà negli anni, nei momenti di fatica, di dubbio. Alzi la mano chi non ha mai pensato, nemmeno per un istante, di avere fatto la scelta sbagliata. Il dubbio viene, è normale, guardando a tutto quello che si è lasciato per prendere una strada, che anche se è la più bella, vera e giusta per noi, è pur sempre una sola, e il piccolo fugace sguardo a tutte le altre è la garanzia che la nostra è una vera scelta. Prendere qualcosa, scartare qualcos'altro (e ne so qualcosa io di quanto scartare sia doloroso, basta vedere il mio bagaglio medio per due giorni fuori, c'è  almeno una carovana di cammelli che mi segue).
Tra matrimonio e convivenza la differenza non è affatto nella durata. Conosco convivenze decennali e matrimoni, purtroppo, durati mesi. La differenza è una vera e propria rivoluzione copernicana. Chi sta al centro.
Nella convivenza io, noi due nella migliore delle ipotesi, siamo il metro di noi stessi. Cerchiamo, spesso con impegno, serietà, onestà e lealtà di far andare le cose, ma se non vanno niente ci obbliga.
Il matrimonio è un trascendere se stessi, è affidare a un vincolo la propria vita, decidendo di spenderla tutta senza calcolare, senza risparmiare. In modo imprudente anche.
Infatti, ho appena scritto vincolo, ma avrei dovuto dire sacramento perché per come la vedo io senza la grazia di Dio sposarsi è davvero un grosso, grossissimo azzardo. Il giogo può anche in certi casi diventare davvero pesante da trascinare fino alla fine dei propri giorni. Impensabile farcela senza l'aiuto di Dio.
Il matrimonio cristiano, per me, è l'unico che abbia un senso. A meno che non vogliamo credere che quando ha detto "senza di me non potete far nulla" Gesù stesse scherzando. Io penso che parlasse sul serio, e che nulla voglia dire proprio nulla.
Senza l'aiuto di Dio non siamo capaci di un'impresa come imparare ad amare un'altra persona, diversa da noi, e per di più dell'altro sesso. No, dico, un uomo, in casa, per sempre, per tutta la vita. Uno che cambierà canale e aprirà le finestre nei momenti più inconsulti, che si annoierà agli appassionanti resoconti delle peripezie sentimentali di nostra cugina, che ogni volta che vogliamo parlare, caro, della nostra relazione verrà colto da un attacco di letargismo, che sbaglierà i nomi delle maestre e confonderà gli amichetti dei figli, che sbiancherà alla sola idea di organizzare una rete di telefonate per il regalo di fine anno alla catechista (lui lo sa, lo sa bene che avete quattro figli insieme, ma non è che pretenderai che conosca anche i nomi delle catechiste?).
Va bene, lo ammetto,anche stare con una donna, sempre la stessa, non è facilissimo. Una che quando dice "sono pronta tra cinque minuti" è bene che lui si sieda sul divano e tiri fuori il cofanetto di Stanley Kubrick, giusto voleva rivedere la versione integrale di Barry Lindon; una che non fa mai meno di tre cose insieme, e una delle tre è quasi sempre bruciare i bastoncini Findus; una che per strada si ferma a parlare anche con i lampioni, che esce a comprare una cosuccia e torna con due buste; una che dice di voler schiacciare la propria lingua sotto i piedi come l'Immacolata fa col serpente, ma è molto, molto lontana dall'obiettivo.
Amare davvero è difficilissimo: sostenersi, accogliersi, perdonarsi, capirsi e aiutarsi. E farlo nel modo in cui l'altro desidera, più o meno consapevolmente. A volte bisogna capire dell'altro quello che nemmeno lui sa, e ci vuole tutta la nostra creatività, l'intuito, la dedizione. Neanche i figli a volte siamo capaci di amare senza egoismo, senza proiezioni, dando loro quello di cui hanno bisogno davvero.
In questo la grazia di Dio agisce abbondante, copiosa, fluisce come un fiume a chi la chiede, perché questa è la Sua specialità: amare. Come si possa fare un progetto di amore senza metter Dio al centro, è incomprensibile.
Quanto alla convivenza, non vorrei entrare nelle polemiche sulle coppie di fatto che ci vorrebbe un altro libro: è chiaro infatti che la richiesta di riconoscimento vuole aprire la strada alle coppie omosessuali e magari alla fine anche alle adozioni, ma andiamo fuori tema. Vorrei solo ricordare che attualmente le coppie di fatto dallo Stato sono molto più tutelate delle famiglie: assegni familiari, assistenza sanitaria, posti negli asili e sgravi fiscali rendono infinitamente più conveniente non essere sposati e quindi non sommare i propri redditi, tanto che molte coppie si separano in modo fittizio.
Ma mi interessa di più l'aspetto spirituale, umano. Una volta di più mi rendo conto quanto la Chiesa sia nostra madre quando ci mette in guardia dal sesso fuori dal matrimonio. Possiamo fare, ovviamente, anche di testa nostra, come i bambini che vogliono saggiare con la propria zucca la durezza del termosifone. Sono circondata da persone che vivono la loro sessualità con la massima libertà, e la massima infelicità. Avere separato il sesso dalla possibilità di generare figli, dall'impegnarsi in una relazione definitiva, averlo ridotto a banale modo per conoscersi ci ha precipitati in una menzogna dolorosa che ha effetti devastanti su tante vite.
Il sesso non è un modo per conoscersi ma la donazione totale e massima. Farlo al di fuori di questa prospettiva è una bugia, ingenera confusione, disordine. Soprattutto tanta solitudine, e soprattutto nelle donne, che hanno tradito la loro vocazione più alta, quella di accogliere la vita (e non so se ci sia convenuto, a parte qualche posto in qualche consiglio di amministrazione, che ci è rimasto in mano?).
"Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce", dice il profeta Geremia, e noi questo cuore lo dobbiamo affidare a Dio; affidare a Lui, che ci parla attraverso la Chiesa, anche l'amore e il sesso, non alle nostre emozioni, alla nostra "animula vagula blandula" che va dietro alle emozioni e si perde.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/06/2011

3 - GROSSA VITTORIA PER L'ESTREMISMO ISLAMICO: IL PAKISTAN CANCELLA IL MINISTERO PER LE MINORANZE
Abolito il dicastero di cui fu ministro Shabhaz Bhatti, cattolico, che fu assassinato il 2 marzo per aver difeso Asia Bibi, la cristiana condannata a morte per la sua fede
Autore: Fulvio Scaglione - Fonte: Avvenire, 1/07/2011

Da ieri il Pakistan non ha più il Ministero per le Minoranze. Il dicastero per cui Shabhaz Bhatti, cristiano, fu assassinato il 2 marzo, non esiste più. E per quante scuse il governo del premier Gilani possa trovare, questa è una grossa vittoria per l'estremismo islamico. Tanto più che lo stesso governo, proprio in questi giorni, ha reso pubblico l'esito dell'inchiesta sull'omicidio di Bhatti: da intercettazioni telefoniche e interrogatori è infatti emerso che il mandante è stato il capo talebano Ilyas Kashmiri, che avrebbe poi appaltato l'esecuzione dell'agguato ad Asmatullah Mawaia, un leader militare del Punjab.
Eliminare Bhatti non era difficile: il ministro, che pure aveva ricevuto molte minacce per il proposito di ridimensionare la famigerata 'legge sulla blasfemia', viaggiava senza scorta. Da parte sua una grande dimostrazione di coraggio. Da parte del governo, una grande dimostrazione di incoscienza e inefficienza, a dir poco.
Comunque sia, oggi i taleban possono festeggiare: l'obiettivo è stato raggiunto. Al posto del Ministero nazionale vengono istituiti cinque Ministeri regionali, che finiranno presto nel dimenticatoio, o nel gorgo delle tensioni etniche e religiose che in molte zone del Paese sono di fatto incontrollabili persino dal potere centrale, figuriamoci da quello locale. Con questa decisione il Pakistan fa un passo indietro di quasi quarant'anni: il Ministero delle Minoranze era stato istituito nel 1973, con l'approvazione della nuova Costituzione e Ali Bhutto primo ministro, ed era rimasto a lungo nella competenza del ministro degli Affari Religiosi. Lo scorporo (chiesto con insistenza e con buone ragioni dalla minoranza cristiana, circa 3 milioni di persone) e la creazione di un ministero autonomo risalgono appena al 2008: il primo ministro fu appunto Shabhaz Bhatti, che di fatto è stato anche l'ultimo e unico.
Se consideriamo che la 'legge sulla blasfemia' è sempre in vigore, che Asia Bibi e centinaia di altre persone restano in carcere (condannate solo in base alla parola di qualche fanatico dell'islam), che gli Usa devono compiere ogni mese decine di incursioni con i droni per tenere a bada guerriglieri e ribelli in territorio pachistano e che Benladen è rimasto latitante in Pakistan per anni, la conclusione diventa purtroppo amara: il governo del Pakistan è in drammatica ritirata di fronte alla pressione dell'estremismo islamico. Lo è al punto da entrare sempre più spesso in polemica con il Paese – gli Usa – che più si è battuto negli ultimi anni per salvarlo questa deriva. L'ultima notizia è proprio di ieri: il ministro della Difesa Mukhtar ha chiesto al governo americano di sgombrare la base aerea di Shamsi, da dove partono gli attacchi aerei contro i taleban della zona di confine con l'Afghanistan. Il nemico è insidioso e crudele, lo sappiamo bene. E il governo Gilani, con ogni probabilità, non può contare sulla totale fedeltà di almeno una parte dei servizi segreti e delle forze armate. La politica del compromesso e del cedimento di fronte alla violenza, però, non può produrre risultati positivi. Incita a un ulteriore discriminazione nei confronti dei gruppi minoritari – i cristiani come gli hindu, a loro volta poco più di 3 milioni di persone, ma anche gli sciiti, che sono il 15% dei 180 milioni di pachistani –, non così ridotti come si potrebbe credere. E incoraggia i processi di disgregazione dello Stato democratico, che nella parità di diritti tra gli individui e i gruppi trova uno dei suoi fondamenti. E di questo, purtroppo, già abbondano i segnali.

Fonte: Avvenire, 1/07/2011

4 - LE CONTRADDIZIONI DELLA PUBBLICITA' PER L'8 PER MILLE
Quando la Chiesa dimentica le opere di misericordia spirituali trasformandosi in un ente assistenziale o a un surrogato della Croce Rossa
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Corrispondenza Romana, 28/06/2011

Anche quest'anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l'8 per mille alla Chiesa Cattolica, pubblicità commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana.  Nulla da dire sul fatto che un organismo della portata di una Conferenza Episcopale possa decidere di utilizzare i mezzi d'informazione per sensibilizzare su un aiuto "materiale" alla Chiesa.
Nulla da dire, perché, da che mondo è mondo, è bene utilizzare tutto ciò che è moralmente lecito per invitare i cristiani a far del bene e per aiutare chi si consacra nel far del bene.
Ciò che però rende perplessi è altro. Mi riferisco al tipo di messaggio che si è voluto utilizzare per la realizzazione della pubblicità. Si tratta di un messaggio esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale. Bisogna aiutare la Chiesa cattolica perché nella Chiesa cattolica vi è don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che dà da mangiare ai barboni, fratel Caio che coordina il collocamento degli immigrati nei campi di raccolta dei pomodori, ecc… e non don Tizio che dona soprattutto la grazia santificante nel confessionale, suor Sempronia che dinanzi al Tabernacolo prega per la conversione dei peccatori, fratel Caio che annuncia il Vangelo agli immigrati. Intendiamoci, il don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che aiuta i barboni e fratel Caio che aiuta gli immigrati sono tutte cose bellissime.
Tutte cose che da sempre hanno fatto grande la Chiesa. Tutte cose che costituiscono un dovere per ogni cristiano, tanto è vero che le opere di misericordia corporale sono un dovere non certo un optional per il seguace di Cristo. Cose che però, prese da sole, esclusivizzate, non unite alle opere di misericordia spirituale, finiscono per ridurre il Cristianesimo ad una sorta di manuale di educazione civica e la Chiesa ad una sorta di "ente morale"; dimenticando che la ragion d'essere della Chiesa è prima di tutto quella di salvare le anime donandole Cristo, unica verità e unico salvatore della storia.
Ovviamente il motivo di una scelta di questo genere è facile a capirsi: se si vuole avere successo, e quindi ottenere un maggiore risultato dalla campagna pubblicitaria, bisogna giocoforza utilizzare la tipologia di messaggi più gradita al pubblico. E, da questo punto di vista, è facile intuire che si sia portati a pensare che la maggioranza delle persone gradisca un linguaggio che sia quanto più "politicamente corretto". Non si deve parlare della verità ma solo dell'amore.
Non si deve parlare della lotta all'errore ma solo di quella contro la povertà. Ora, oltre al fatto che avrei qualcosa da dire sulla convinzione che un simile appiattimento sociologico produca risultati per un marketing di questo tipo, dovendosi rivolgere ad un pubblico che deve essere convinto non per comprare una lavatrice o uno shampoo per capelli, bensì per operare una scelta che coinvolge la propria identità culturale e religiosa; va aggiunto che sembra proprio che una simile campagna pubblicitaria richiami quel famoso modo di dire che recita: «si scrive bianco, ma si deve legge nero». Nel caso specifico si dice "aiuto al prossimo", ma si deve leggere "amore a Dio". D'altronde si sa che la maggioranza "bulgara" (ringraziamo Dio!) che ancora si esprime nelle dichiarazioni dei redditi a favore dell'8 per mille alla Chiesa cattolica non si deve certo alla constatazione che la carità la sa fare meglio la Chiesa piuttosto che altri enti, quanto ad una generosità che scaturisce dalle personali convinzioni religiose degli italiani per cui «…proprio perché non riesco ad essere un cristiano assiduo ed osservante almeno voglio fare qualcosa che possa piacere a Dio, d'altronde non mi costa nulla. Di certo lo Stato non può darmi la vita eterna, Cristo sì. Di certo lo Stato non fa miracoli, Cristo sì».
Ma c'è ancora dell'altro… ed è peggio. Si tratta di un paradosso e di un'evidente contraddizione. Si decide di utilizzare un messaggio solo incentrato sulle opere di misericordia corporale per servirsi di un linguaggio politicamente corretto perché non si deve dire che c'è una religione più vera delle altre; e poi, paradossalmente, si finisce col proporre una strana ed ambigua gerarchia. Mi spiego. Un conto è se dico al contribuente di donare l'8 per mille per me perché io ho la possibilità di offrire al prossimo una verità che non è mia ma di Dio; altro è invece se dico al contribuente di donare l'8 per mille per me perché io so fare del bene.
Ora, oltre all'implicito messaggio di presunzione che vien fuori (mai gloriarsi del bene che si fa!), è evidente che se dico al contribuente di donare l'8 per mille per me e non per gli altri è perché deve passare il messaggio che come so aiutare io il prossimo non lo sanno fare gli altri. E questo è quanto meno sorprendente. Insomma, per non rapportarsi alla verità e quindi per evitare classificazioni sul piano dottrinale, si finisce col fare una classificazione inaccettabile, presuntuosa e, diciamola francamente, poco cristiana. Sono i paradossi del politicamente corretto!

Fonte: Corrispondenza Romana, 28/06/2011

5 - SCOMUNICATO VESCOVO SCISMATICO: IL REGIME CINESE ALIMENTA LA DIVISIONE TRA CHIESA PATRIOTTICA (SUCCUBE DEL REGIME) E SOTTERRANEA (FEDELE AL PAPA)
In giugno la Santa Sede aveva diffuso una dichiarazione sulle scomuniche per chi partecipa a una ordinazione illecita
Autore: Bernardo Cervellera - Fonte: Avvenire, 5 luglio 2011

Con una mossa che ricorda i tempi del maoismo, la Cina ha deciso di varare una serie di ordinazioni episcopali senza il mandato del pontefice, frenando quelle volute da Benedetto XVI. L'ultima ordinazione illecita in ordine di tempo è quella di Leshan (Sichuan), avvenuta il 29 giugno e condannata ieri dalla Santa Sede.
Nello stesso giorno doveva avvenire un'ordinazione episcopale ad Handan, approvata dal Papa. Questa è stata invece cancellata: il candidato vescovo è stato rapito dalla polizia e tuttora si trova segregato; in più, due giorni fa, sempre dalla polizia, sono stati rapiti due sacerdoti, il cancelliere della diocesi e un membro del consiglio presbiterale. Ufficialmente, l'ordinazione ad Handan è stata cancellata perché «troppo vicina alla data del 90° anniversario del Partito comunista cinese».
Quella di Leshan, nello stesso giorno, non ha suscitato problemi. Un'altra ordinazione senza mandato papale era prevista ad Hankow (Hubei) per il 9 giugno. All'ultimo momento, pochi giorni prima, è stata cancellata grazie alle pressioni e le critiche dei fedeli, che non volevano un vescovo scismatico. Altre ordinazioni sono programmate a Shantou (Guangdong); Heze (Shandong); Xichang (Sichuan). Un'altra era programmata a Chengdu (Sichuan), ma lo scorso 19 giugno il candidato approvato dall'Associazione patriottica (ma non dal papa) è morto di cancro. La risposta della Santa Sede, dura e precisa, si spiega col fatto che già mesi fa, il presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, il patriottico Ma Yinglin, aveva dichiarato che era urgente ordinare molti vescovi perché in Cina ci sono ancora 40 sedi vacanti o con pastori molto anziani. Di recente, anche il presidente onorario dell'Associazione patriottica (Ap), Antonio Liu Bainian, aveva consigliato al Vaticano di non interferire «nel lavoro dei vescovi autoeletti e autoordinati (ossia senza mandato papale, ndr ) e che riconosca e sostenga i vescovi eletti nel loro lavoro di evangelizzazione». Liu Bainian ha detto che il metodo della «autoelezione » e «autoordinazione», è il metodo «voluto dalla Chiesa in Cina». In realtà, proprio questo metodo mostra le sue pecche. Anzitutto perché esso, definito «democratico» dall'Associazione patriottica, è in realtà sottoposto alle pressioni dall'esterno.
Molte elezioni avvengono costringendo il comitato a votare per il vescovo prescelto dal Partito. In tal modo, invece di far emergere candidati animati da spirito cristiano, desiderosi di evangelizzare, l'Associazione patriottica spinge il più delle volte a pescare candidati deboli, facilmente corrompibili, assetati di potere, desiderosi di benessere, più che di sacrificio per il gregge. Il Papa, ricordando tempo fa la Giornata mondiale di preghiera per la Cina ha detto che occorre pregare per i vescovi di quel Paese «che soffrono », perché «il loro desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un cammino indipendente da Pietro» e per «rafforzare quanti sono irretiti dalle lusinghe dell'opportunismo».
Il motivo di questa raffica di ordinazioni illecite è semplice: tentare di distruggere la Chiesa con le sue stesse mani, dividendola e aizzando una parte contro l'altra. Tale progetto data dalla pubblicazione della Lettera di Benedetto XVI, rivolta a tutti i cattolici, ufficiali e sotterranei, in cui il pontefice esortava all'unità e a difendere gli spazi essenziali per la libertà religiosa. Proprio perché la ritessitura dell'unità procedeva bene, l'Associazione patriottica ha lanciato la sua campagna per far crescere il numero di vescovi "indipendenti" dal Papa, ma totalmente succubi al Partito. Una simile mossa non avviene senza l'approvazione dall'alto. Del resto un pezzo grosso del partito una volta mi ha detto: «Di voi cattolici, noi cinesi temiamo soprattutto la vostra unità».

Fonte: Avvenire, 5 luglio 2011

6 - ''L'AMORE OMOSESSUALE E' PIU' PURO'': QUALE DISEGNO C'E' DIETRO LA SPARATA DI VERONESI?
Occorre che qualcuno la spari apparentemente grossa, poi parte il coro di esperti e telepredicatori e così le nuova cultura entra pian piano nel costume nazional-popolare
Fonte Corrispondenza Romana, 2/07/2011

C'è una buona ed una cattiva notizia. La buona: tutto sommato, la società italiana è ancora sana. È cioè dotata di quell'innato buon senso, ch'è l'altro nome del diritto naturale. Lo dimostrano lo sconcerto e la forte disapprovazione, con cui sono state generalmente accolte le ultime "esternazioni" di uno dei guru del laicismo nazionale, il prof. Umberto Veronesi, secondo il quale, l'"amore" omosessuale sarebbe «più puro» di quello etero, non essendo legato al mero atto procreativo. Inevitabile il polverone mediatico, dai pro – per la verità "di parte" come quello di Imma Battaglia, presidente di Di'Gay Project, che definisce le sue «parole di verità e di luce» – ai contro – come il Sottosegretario Giovanardi, che gli assegna il premio "Delirio d'Estate" –. Ma c'è anche una cattiva notizia: il fatto che la maggior parte degli italiani ritenga queste boutades semplicemente frutto dell'età senile di Veronesi, di una lucidità per qualche ragione compromessa oppure di un eccentrico spirito radical-chic ormai d'antan. Crederlo è un errore fatale. Prima di tutto, perché non è così: queste affermazioni corrispondono anzi ad una meditata strategia rivoluzionaria di stravolgimento ideologico dei valori, su cui storicamente si fonda l'Occidente cristiano. In secondo luogo, perché è con grimaldelli come questo che, già in passato, in Italia si sono scardinate le fondamenta della famiglia, introducendo il divorzio prima, l'aborto poi, la fecondazione assistita in ultimo, per passare ora ad eutanasia e omosessualismo. Il giochino è molto semplice. Occorre qualcuno "che alzi il vessillo", che cioè la spari apparentemente grossa: che si chiami Pannella o Veronesi, non importa. L'importante è che sia un nome noto. All'inizio lo prendon tutti o quasi per pazzo. Subito dopo parte il corifeo di populisti, esperti e telepredicatori, che – come capaci fiancheggiatori – creeranno col tempo, poco o tanto, nulla cambia, il retroterra culturale idoneo. Infine, in modo silenzioso ma letale come un cancro, le nuove parole d'ordine entreranno nel costume nazional-popolare, sino a poter spegnere le ultime sacche di resistenza con banali, ma feroci accuse d'"integralismo", "razzismo" e quant'altro.
Lo dimostra il fatto che la trovata di Veronesi non è né nuova, né estemporanea, anzi si colloca in perfetta linea con un pensiero, che lo scienziato è andato coerentemente e spietatamente enucleando nel corso degli anni: fu ancora lui nel 2006 nel suo libro La libertà della vita a vagheggiare a pag. 83 la clonazione come la forma «migliore di riproduzione della specie umana», perché «nessuno sarebbe più ossessionato dalla ricerca del partner» ed anzi potrebbe vivere «quell'ansia di bisessualità profondamente radicata in noi» e tale da rappresentare una sorta di «Paradiso terrestre». Il riduzionismo tipico di quelli "alla Veronesi" spinge a non concepire nell'amore in quanto sentimento altro che l'atto riproduttivo, pur decisivo, ma – da solo – limitante e tale da amputare la nostra più vera umanità. Il problema è che di queste "battute" ci si dimentica. Intanto però sedimentano e, in molte coscienze, fermentano. Non a caso riviste e programmi tv specializzati in argomenti scientifici si stan dando un gran da fare ed investendo grandi risorse, per inculcare nella gente l'idea che ad ogni sentimento corrisponda una ed una sola area della corteccia cerebrale: tentativo assolutamente a-scientifico, irrazionale, illogico e disumano. Ma quanti se ne accorgono?

Fonte: Corrispondenza Romana, 2/07/2011

7 - FAMIGLIA CRISTIANA RISPONDE ALLE POLEMICHE PER AVER PUBBLICIZZATO UN INCONTRO DELL'UNICEF, MA PEGGIORA ULTERIORMENTE LA SUA POSIZIONE
Peter Singer parteciperà a un convegno in Italia promosso dall'UNICEF: il settimanale paolino come può pubblicizzarlo pur sapendo che è un animalista che promuove l'infanticidio?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 29/06/2011

C'è un vecchio modo di dire – "la toppa è peggiore del buco" – che si adatta perfettamente al settimanale Famiglia Cristiana. Alcuni giorni fa, in relazione allo scandaloso rapporto tra l'UNICEF e il "filosofo" animalista Peter Singer, avevamo rilevato, tra l'altro, che Famiglia Cristiana aveva pubblicizzato con enfasi il seminario svoltosi a Roma in cui Singer veniva presentato come un testimonial della filantropia. Ovviamente senza neanche porsi il problema di chi fosse Singer e, men che meno, delle attività dell'UNICEF.
La vicenda non deve essere passata inosservata a molte persone, perché in data 27 giugno sul sito di Famiglia Cristiana è apparsa la risposta a una "serie" di mail di protesta in cui si accusa non si sa bene chi di campagne strumentali volte a screditare Famiglia Cristiana. E già questo, professionalmente, è un gran brutto segno. Se il settimanale dei Paolini ha la certezza di campagne organizzate ai suoi danni, dica chiaramente chi è che le organizza e a quale scopo, sennò si limiti ai contenuti senza patetici vittimismi. Il diritto di critica vale anche nei confronti degli articoli di Famiglia Cristiana.
Ma passiamo ai contenuti, appunto. E qui la cosa si fa molto più seria, per non dire sconcertante:
"Veniamo accusati – lamenta l'articolo – di aver esaltato come filantropo il filosofo australiano Peter Singer, favorevole all'aborto". Bugia pietosa. Nessuno se l'è presa con Singer perché favorevole all'aborto, ma perché è il teorico dell'infanticidio, è colui che ritiene persona umana solo gli esseri umani con certe caratteristiche, ovviamente decise da lui; perché tutte le altre categorie – malati, handicappati, neonati – possono essere uccisi, anzi sarebbe meglio ucciderli. Questo è Singer, non semplicemente un filosofo che incidentalmente è favorevole all'aborto. Perché fare i furbi in questo modo?
Così come quando si sostiene che Famiglia Cristiana non ha esaltato Singer come filantropo, ma ha semplicemente detto che è "filosofo ed esperto di bioetica, docente a Princeton, autore di saggi tradotti in trenta lingue in tutto il mondo". "Una riga e mezza di pura cronaca – aggiunge il settimanale dei paolini -. Nessuna esaltazione di Singer, né come filantropo né in altra veste, ma il minimo dei dati personali e professionali". Peccato che quella "riga e mezzo di pura cronaca" era preceduta e seguita da una serie di affermazioni – riprese dall'UNICEF – che ne esaltavano l'attività filantropica che doveva servire da esempio anche agli italiani (non a caso il titolo dell'articolo di Famiglia Cristiana era "L'UNICEF a caccia di filantropi").
Non solo: nascondere informazioni importanti riguardo al soggetto che si presenta è pura disinformazione. Non si pretende il gossip, ma Singer non è famoso nel mondo per la sua attività filantropica e basterebbe mettere il suo nome su un motore di ricerca per esserne informati. Se Famiglia Cristiana fosse coerente, dal prossimo numero ci dovremmo aspettare che presenti Silvio Berlusconi semplicemente come "un cittadino italiano residente ad Arcore, appassionato di televisione e tifoso del Milan": una riga e mezzo di pura cronaca.
Il capolavoro poi è la difesa dell'iniziativa UNICEF, affidata a una nota dello stesso presidente UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, organizzatore dell'evento romano: "L'UNICEF Italia, insieme a Luiss e Unindustria, ha invitato Peter Singer per il suo noto impegno filantropico, riconosciuto a livello internazionale e praticato in prima persona. L'iniziativa non va in alcun modo ritenuta una condivisione, da parte nostra, di affermazioni fatte da Singer in contesti differenti da quello della filantropia, in particolare sul concetto di persona umana e sull'universalità dei diritti del bambino. Su questi temi l'UNICEF fa riferimento esclusivamente alla Convenzione sui diritti dell'infanzia e agli altri documenti sui diritti umani sanciti dall'Onu".
Se si seguisse questo ragionamento, ci si potrebbe dunque aspettare – ad esempio - anche un invito a Erich Priebke, qualora l'ex capitano delle SS, criminale di guerra, invitasse a versare contributi all'UNICEF. Il che non significherebbe, ovviamente, condividere le idee dell'ex criminale nazista su razza e trattamento dei nemici.  Un ragionamento davvero curioso: l'UNICEF dovrebbe proteggere i bambini, Singer vuole eliminare fisicamente i bambini malati, ma siccome invita a dare i soldi all'UNICEF allora va bene.
E sì, perché bisogna sapere che Singer ha messo a servizio dell'UNICEF il suo spirito filantropico, che pure dovrebbe sollevare qualche dubbio morale, visto che il filosofo australiano teorizza che non offrire soldi alle agenzie umanitarie equivale moralmente all'omicidio. Ma all'UNICEF, evidentemente non si va tanto per il sottile: devono essere rimasti ammaliati da quell'articolo scritto da Singer nel 1999 sul New York Times Magazine in cui sostiene appassionatamente la causa dell'UNICEF al punto da affermare che non dare soldi a questa agenzia che lavora per i bambini equivale, ad esempio, a rapire un bambino per venderlo ai trafficanti di organi pur di avere i soldi per comprare un televisore. Pensiamo un po' cosa significherebbe se un tale principio fosse fatto proprio da uno stato.
E forse a Famiglia Cristiana, dovrebbero meditare sul fatto che allo scopo di salvare la vita dei bambini poveri, Singer sostiene anche che non bisognerebbe mettere al mondo altri bambini: questi infatti costano e distolgono fondi per salvare quelli che già ci sono e soffrono la fame. Hanno un'idea a Famiglia Cristiana di come si faccia ad evitare di mettere al mondo altri bambini? Lo diciamo perché nell'articolo in questione Famiglia Cristiana rivendica una lunga tradizione a difesa della vita.
Ma soprattutto ci piacerebbe  capire perché ogni volta che si mette in discussione l'UNICEF, il settimanale dei paolini rinuncia a dare spiegazioni lasciando la parola all'UNICEF stessa. L'ultima volta era successo lo scorso dicembre (no. 52/2010): un lettore scrive scandalizzato perché Famiglia Cristiana ospita la pubblicità dell'UNICEF visto che l'agenzia dell'Onu ha da tempo cambiato indirizzo e sostiene campagne per contraccezione e aborto. Non solo, il lettore sa che la Santa Sede da tempo non versa più il contributo all'UNICEF proprio per protesta contro questa deriva dell'agenzia, e chiede ragione al direttore di Famiglia Cristiana. Il quale però preferisce lasciare la risposta al solito presidente di UNICEF Italia, il quale dice che no, figurarsi, non promuove né contraccezione né aborto e, ovviamente, con la Chiesa tutto bene.
Allora, ci chiediamo: visto che il ritiro del contributo della Santa Sede all'UNICEF fin dal 1996 è cronaca (anche meno di una riga e mezzo) e che le proteste dei lettori di Famiglia Cristiana per questo rapporto con l'agenzia dell'Onu sono ricorrenti, a Famiglia Cristiana non hanno un giornalista che faccia il suo mestiere e vada ad indagare su cosa c'è di vero riguardo alle attività dell'UNICEF e sul perché della posizione della Santa Sede? E si prenda poi la responsabilità di dirlo ai lettori?
Oppure i soldi in pubblicità che entrano dall'UNICEF sono così fondamentali da passare sopra a tanti dettagli?

Fonte: La Bussola Quotidiana, 29/06/2011

8 - A NAPOLI NON C'E' NESSUNA EMERGENZA RIFIUTI
In realtà si tratta di un'operazione ben pianificata per guadagnare parassitariamente denaro pubblico al di fuori di ogni controllo
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 28/06/2011

"A Napoli non c'è nessuna emergenza rifiuti, ma un'operazione ben pianificata per guadagnare parassitariamente denaro pubblico al di fuori di ogni controllo". A dare questo giudizio netto sul caos dei rifiuti a Napoli è Franco Ortolani, geologo, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell'Università Federico II di Napoli. Il professor Ortolani da anni si interessa alla vicenda rifiuti in qualità di esperto: ha infatti svolto numerose perizie tecniche per la valutazione di impatto ambientale dei siti individuati per le discariche e per gli impianti di lavorazione dei rifiuti.
PROFESSOR ORTOLANI, PERCHÉ LEI DICE CHE NON C'È UN'EMERGENZA?
Io dico che c'è un interesse a mantenere lo stato di emergenza per poter fare circolare milioni e milioni di euro al di fuori di ogni controllo. E' un'operazione congegnata in maniera mirabile. Ma bisogna dire con chiarezza che per i rifiuti non possiamo parlare di emergenza.
SI SPIEGHI MEGLIO.
Guardi, tutto l'inghippo comincia con la legge no. 225 del 1992, che istituisce il servizio di Protezione civile nazionale in Italia. E' a questa legge che si fa sempre riferimento in ogni ordinanza emessa dal 1994, l'anno in cui per la prima volta il presidente del Consiglio Ciampi decretò lo stato d'emergenza per il problema rifiuti a Napoli. In particolare si fa riferimento all'articolo 5, secondo cui in caso di situazioni di emergenza dovute a fatti naturali - alluvioni, terremoti, ecc. - il presidente del Consiglio può fare ricorso alla nomina di un commissario straordinario, a cui può attribuire poteri speciali. Basta determinare il tempo e le leggi a cui derogare. Ma la legge non dice quanto tempo in totale può durare lo stato di emergenza per un singolo evento. Così è da 17 anni che si proroga questo sistema per il problema dei rifiuti, che peraltro non c'entrerebbero niente con la Protezione civile.
PERCHÉ NO?
Perché per il problema dei rifiuti non si può parlare di stato di emergenza analogamente ad alluvioni e terremoti. L'emergenza di cui si deve occupare la Protezione civile riguarda eventi naturali imprevisti che sovvertono l'ordine di un territorio: ieri la vita scorreva normale, oggi un terremoto ha raso al suolo le case. In questo caso c'è una situazione d'emergenza che si protrae alcuni mesi: il tempo dei soccorsi, il recupero dei feriti, lo spostamento delle macerie, la messa a disposizione di alloggi di fortuna per quanti sono rimasti senzatetto. Finita l'emergenza, inizia poi l'opera di ricostruzione e il ritorno alla normalità del territorio. Per i rifiuti le cose stanno diversamente, non c'è nessun evento improvviso e imprevisto: tu sai strada per strada, mese per mese, qual è la produzione di rifiuti, quindi non puoi trovarti in situazione di emergenza. Tu sai quanti rifiuti avrai e quindi hai bisogno di una organizzazione che preveda come fare, nella raccolta, nella differenziazione, nell'incenerimento, nelle discariche. Parlare di emergenza nel settore dei rifiuti è un assurdo. Se arriviamo a questa emergenza, non è una calamità naturale, ma un fatto voluto: incapacità di governo o dolo, perché si vuole avere la possibilità di intervento con leggi speciali.
E COSA CI SI GUADAGNA?
Il problema è che questa legge concede la possibilità di derogare alle normali procedure per la spesa del denaro pubblico, quindi non si deve seguire tutto l'iter che segue un sindaco per fare gli appalti. Si va a procedure molto più spedite, i milioni di euro in ballo sono tantissimi, e quindi si possono fare un sacco di "piaceri". E' questo l'aspetto più interessante per chi ruota attorno all'affare rifiuti, perché in tutti questi anni ha consentito la spesa di miliardi di euro al di fuori delle leggi che regolamentano la spesa pubblica. E tutti i presidenti del Consiglio che si sono succeduti dal 1994 ad oggi hanno reiterato continuamente lo stato di emergenza senza mai andare a vedere perché questo problema non si risolve. Siamo davanti a una struttura pubblica deviata, parallela, che fa spendere soldi.
E TUTTI STANNO AL GIOCO? AMMINISTRAZIONI LOCALI E GOVERNI CI SONO STATI DI OGNI COLORE IN QUESTI ANNI.
Certo, non è un problema di schieramenti e partiti. E' un sistema molto articolato, non ci deve essere opposizione, nessuno deve rompere le scatole, per cui tutti hanno una convenienza. Si nomina un commissario straordinario, il quale però non ha il compito di risolvere il problema, ma dimostrare a fine mandato che c'è ancora un'emergenza (rifiuti in strada, rivolte popolari) così da dover far ricorso alla solita legge sulla Protezione civile. Ma il gioco è comandato dalle lobby e dalle associazioni che sono grossi detentori di capitale, che riescono a comandare  il loro volere di volta in volta ai governi nazionali, poi a cascata fino agli enti locali.
E CHI SONO QUESTI GROSSI DETENTORI DI CAPITALI?
Basta vedere chi ci ha lavorato e ci ha guadagnato:  Impregilo (società della Fiat) è la prima, ma ci sono dietro anche le maggiori banche italiane. Se legge il libro-inchiesta di Paolo Rabitti, Ecoballe, troverà tutti i nomi coinvolti, il gotha del capitale italiano. Ma non si potrebbe portare avanti questo giochino per 17 anni senza concordare queste azioni con coloro che nell'illegalità vivono.  Così anche la criminalità organizzata ha la sua fetta. Basti pensare a cosa significhi portare i rifiuti fuori regione: un grande guadagno per chi organizza i trasporti, e il 90% è in mano alla malavita.
E LE RIVOLTE DELLA GENTE? TUTTO ORGANIZZATO ANCHE QUESTO?
Per poter dichiarare lo stato d'emergenza hai bisogno che ci siano rivolte, sennò non c'è disordine. E le rivolte puoi ottenerle in due modi: Anzitutto annunciando l'apertura di impianti in siti sbagliati. Esempio tipico è quello di Pianura, dicembre 2007. Nello stesso periodo se ne proposero 6-7 irrealizzabili dal punto di vista tecnico, che ovviamente causarono una rivolta. Anche Terzigno, che è un pugno nello stomaco, area di massima protezione ambientale, per di più parco nazionale e poi il sito non è idoneo dal punto di vista geologico. E così via. E' stato facile di volta in volta organizzare una opposizione, chi subisce questa scelta sbagliata si ribella. Il secondo modo è prezzolare, pagare bande di criminali che combinano guai e sobillano la popolazione. Ovunque ci sia stata questa ribellione è sempre stata dettata da motivi seri, i siti non idonei. Poi ovviamente in questo ci deve essere per forza la manovalanza della criminalità organizzata: quando c'è movimento si insinuano elementi che possono avere altre mire, altri scopi, aggravare gli scontri, un fatto normale che non riesci più a controllare.
LEI STA DICENDO CHE LA PROPOSTA DI CERTI SITI PER LE DISCARICHE È UNA "PROVOCAZIONE" CONSAPEVOLE.
Certamente, non può che essere così: ogni volta che c'è un decreto del governo non viene fatta prima una ricognizione del territorio, si indicano dei siti, quando già ci sono relazioni tecniche – alcune le ho fatte anch'io – che dicono chiaramente che questo o quel sito è inadatto. Ma non è il solo esempio che dimostra la volontà di non risolvere il problema. Quando l'ennesimo decreto ha stabilito di provincializzare lo smaltimento dei rifiuti, è stato ovvio che si voleva creare la guerra fra Napoli e le zone interne. L'area di Napoli è infatti inadatta ad avere discariche: l'acqua è superficiale in molte zone, ci sono aree protette. Chiaramente ci vuole una regia regionale se si vuole ottenere dei risultati positivi.
LA VITTORIA DI DE MAGISTRIS A SINDACO DI NAPOLI HA CAMBIATO QUALCOSA?
E' vero che qualcosa sta cambiando, è stato eletto uno al di fuori dei partiti tradizionali. Almeno ha avuto il merito di prendere una posizione chiara, puntare sulla raccolta differenziata. Ma che ci riesca è un'altra cosa. Gli interlocutori, a livello locale e nazionale sono sempre gli stessi, quelli che da 17 anni dirigono il sistema. Creare difficoltà è facile, perché il problema non è solo la dialettica fra partiti: anche se hanno perso le elezioni, in questi anni sono state piazzate molte persone nei ruoli chiave dell'amministrazione e da qui si può tranquillamente porre ogni ostacolo possibile al cambiamento.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 28/06/2011

9 - SI PUO' ESSERE ''CATTOLICI DEMOCRATICI'' SENZA ESSERE CATTOLICI?
Vito Mancuso, lo pseudo-teologo pseudo-cattolico, confidente segreto dello Spirito Santo, gode di ampi spazi su Rai 3 da Corrado Augias: una volta passavo di lì per caso e...
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 3/07/2011

Vito Mancuso è un tipo minuto dall'aria dimessa e stropicciata. E' uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.
Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che "la questione è politica" (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent'anni nell'orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare.
Invece con Scola il "cattolicesimo democratico" avrebbe subito – a suo dire – "un'umiliazione pesante" perché avrebbe perso "l'unico punto di riferimento nazionale".
Benedetto XVI – afferma l'intellettuale di Repubblica – scegliendo Scola ha scelto di "contrastare frontalmente" quella linea "cattolico democratica".
In pratica, se così stessero le cose, dovremmo concludere che il papa ha deciso di restituire a Milano il cattolicesimo tout court, senza aggettivi. E ci sarebbe solo da rallegrarsene.
Ma la chicca dell'articolo di Mancuso è un'altra, quella dove si apprende che egli è il confidente segreto dello Spirito Santo. Scrive infatti: "non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo".
Evidentemente lo Spirito Santo ha detto a Mancuso che preferiva Ravasi.
La singolare idea del cattolicesimo che ha Mancuso è stata bocciata duramente, mesi fa, da Civiltà Cattolica e da Vincenzo Vitale nel libro "Volti dell'ateismo".
Quelle pagine mostrano che Mancuso sarà anche all'interno del "cattolicesimo democratico", ma – visti tutti i dogmi di fede che nega – sta al di fuori del cattolicesimo.
Me ne dispiace molto. Ho avuto occasione di incontrare Mancuso di recente e voglio raccontare l'episodio.
Ho accettato l'invito al programma di Corrado Augias in onda su Rai 3 verso mezzogiorno per un'intervista sul mio libro appena uscito, "La guerra contro Gesù".
Sapevo che il salotto di Augias non è affatto neutro e che il conduttore, pure lui giornalista di Repubblica, è animato da forti sentimenti anticattolici (che scatenano ricorrenti proteste su "Avvenire").
Io stesso, nel mio libro, lo pizzicavo su alcune assurdità da lui scritte a proposito di cristianesimo (pure durante la trasmissione ho dovuto contestargli un'altra castroneria).
Dunque non mi sono stupito quando i curatori del programma mi hanno informato che in studio era stato chiamato pure Vito Mancuso.
Mi ha divertito che Augias avesse voluto "un rinforzo". Sinceramente – lo dico senza protervia – la cosa non mi ha affatto impensierito.
Ma non era finita. Augias – per sentirsi ancora più al sicuro – ha deciso di procedere così: lui poneva una domanda, solitamente molto dura con la Chiesa, spesso una requisitoria.
Io ero chiamato a rispondere e Mancuso poi era invitato a replicare alla mia risposta. Cosicché avevano sempre la prima e l'ultima parola. Ha fatto sistematicamente così.  
Così ho dovuto digerire delle assurdità che facevano veramente venire l'orticaria: sentir ripetere per l'ennesima volta, dopo il secolo dei genocidi perpetrati dalle ideologie atee, che "il monoteismo" (genericamente inteso) sarebbe fonte di intolleranza è veramente insopportabile.
Certo, la prassi adottata da Augias non è un esempio di conduzione seria e 'super partes'. Ma in fondo mi aspettavo cose del genere (quando non si hanno argomenti si ricorre ai mezzucci). Però le sorprese non erano finite.
Ho infatti scoperto lì, direttamente in trasmissione, che – insieme al mio – il conduttore aveva deciso di parlare anche di un altro libro (di Matthew Fox, "In principio era la gioia"), pubblicato in una collana curata da Mancuso stesso. Ovviamente un libro contro la dottrina cattolica.
Un'altra scorrettezza perché – non essendo stato informato, come era doveroso fare – mi sono trovato a dover discutere di un testo che non conoscevo, mentre Mancuso sapeva in anticipo che si sarebbe trattato del mio libro.
Il volume di Fox peraltro serviva ad Augias solo ad alimentare la polemica anticattolica, perché – ho scoperto in seguito – era già stato presentato in quella trasmissione.
Mi sono detto: ma quanto sono insicuri dei propri argomenti se devono ricorrere a questi miseri sistemi? Perché sono così impauriti da un confronto libero e paritario?
Naturalmente io ho detto comunque alcune cose e – stando alla quantità di mail che ho ricevuto – credo di averlo fatto anche in maniera efficace.
Ma adesso devo dirvi ciò che mi ha sconcertato.
Il volume di Fox si scaglia contro la dottrina del peccato originale, come se questa realtà fosse stata torvamente inventata dalla Chiesa per colpevolizzare gli uomini.
E Mancuso ha proclamato le stesse idee nei suoi libri e in quella trasmissione.
Interpellato in proposito io ho osservato semplicemente che il peccato originale è un fatto così evidente, tangibile, che chiunque può constatarlo nella sua esperienza quotidiana, tanto è vero che poeti non credenti come Charles Baudelaire e Giacomo Leopardi hanno descritto benissimo questa condizione decaduta dell'uomo, desideroso di felicità, ma strutturalmente incapace di conquistarla.
La nostra umanità è inquinata dal dolore, dal male e dalla morte. E' un fatto, una realtà che tutti – in ogni istante – ci troviamo amaramente a constatare.
Ciò dimostra – ho concluso – che non è per nulla la Chiesa ad aver "inventato" il peccato originale, ma – al contrario – è lei l'unica ad aver dato una spiegazione della nostra condizione: la sua dottrina del peccato originale infatti fornisce l'unica ragione esauriente del guazzabuglio disperante in cui l'uomo, dalla sua nascita, si trova "gettato".
Non solo. La Chiesa non si limita a rivelare all'uomo le cause di questa condizione, comunque misteriosa, ma annuncia e propone Gesù, il salvatore, l'unico che questa condizione può redimere, che può capovolgere il segno mortifero dell'esistenza e cambiare radicalmente il nostro destino infelice. Donando la felicità.
A questo punto è intervenuto Mancuso che ha cominciato una sua requisitoria: il peccato originale – a suo dire – è stato inventato nel V secolo da S. Agostino e nel 418, al Concilio di Cartagine, la Chiesa ha reso dogma il pensiero di Agostino.
Incredulo per questa assurdità ho obiettato che la dottrina del peccato originale c'è già in san Paolo, cioè all'origine del cristianesimo.
Mancuso lo ha negato dicendo testualmente che in san Paolo vi sarebbe soltanto il parallelismo fra Adamo e Cristo. Non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Possibile che un semplice giornalista come me debba svelare a uno che si fa presentare come "teologo" (e addirittura "teologo cattolico") che San Paolo ha scritto, all'incirca nell'anno 58, la fondamentale Epistola ai Romani e che nel capitolo quinto di tale Epistola si trova già espressa nel dettaglio la dottrina del peccato originale?
Non contento di quella topica Mancuso negava che il peccato originale fosse una condizione dell'uomo e insisteva nel dire che la Chiesa imputava agli uomini un peccato non commesso.
Mi è stato facile invitare Mancuso a leggere almeno il Catechismo della Chiesa Cattolica dove sta scritto a chiare lettere che il peccato originale è stato da noi "contratto", ma non "commesso" e che è "condizione di nascita e non atto personale" (n. 76). Sapevo peraltro che Mancuso nega una quantità di altri dogmi della Chiesa. E' capace di scrivere una cosa del genere: "non c'è alcuna esigenza di credere nella sua (di Gesù, nda) risurrezione dai morti per essere salvi".
Vitale, dopo un'accurata disamina di queste mancusate, conclude che egli, negando "diversi dogmi fondamentali per la fede" come "peccato originale, immacolata concezione, immortalità dell'anima, eternità dell'inferno, si colloca volontariamente non solo al di fuori della teologia, ma anche al di fuori della dottrina cattolica e della Chiesa".
Io, dopo l'articolo di Mancuso su Milano, mi limito a domandarmi solo se si possa essere "cattolici democratici" senza essere cattolici. Chissà che ne pensa il cardinal Martini.

Fonte: Libero, 3/07/2011

10 - OMELIA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 13,1-23)
Ecco, il seminatore uscì a seminare
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10 luglio 2011)

Per far comprendere il suo insegnamento, Gesù si servì spesso di parabole, ovvero di racconti semplici, che contengono un profondo significato spirituale. La parabola di oggi è quella del seminatore, il quale fa cadere la buona semente: parte cade sulla strada, parte tra i sassi, parte tra le spine e altra ancora sulla terra buona.
Il significato spirituale è molto chiaro. Gesù è il seminatore, la Parola di Dio da Lui annunciata è la buona semente, e noi siamo il terreno che accoglie questa semina. Questo terreno può essere più o meno buono. Alcune volte è paragonabile a una strada, sulla quale il seme non può mettere le radici. Gesù dice che «ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada» (Mt 13,19). Anche noi rischiamo tante volte di essere come questa strada. Con la nostra distrazione e la dissipazione noi non accogliamo la Parola di Dio e, per tale motivo, questa non riesce a produrre frutto in noi: il maligno ruba questa buona semente e ci lascia nella nostra pochezza. Per meglio dire, tante volte noi siamo sordi alla Parola di Dio e non riusciamo proprio a comprenderla. Siamo sordi proprio perché siamo distratti e presi dal frastuono di questo mondo.
Quando Dio parla, l'uomo deve ascoltare e fare suo l'atteggiamento di Samuele, il quale diceva: «Parla Signore, che il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10). L'ascolto deve essere il primo atteggiamento dell'uomo dinanzi a Dio che parla. Ascoltare la Parola di Dio non significa solamente udirla passivamente, ma vuole dire prima di tutto meditarla nel cuore e metterla in pratica. In poche parole, la Parola di Dio deve scendere dalla mente nel nostro cuore, e poi deve passare dal cuore alla vita pratica di ogni giorno. È questo il procedimento della meditazione che deve mirare a far calare la Parola di Dio nella nostra condotta. La meditazione non deve rimanere un vuoto intellettualismo e nemmeno uno sterile sentimentalismo, ma deve portare i frutti di miglioramento che Gesù desidera da noi.
Altro seme cadde sul terreno sassoso. Gesù spiega che questo terreno sassoso rappresenta tutti quelli che ascoltano la parola e l'accolgono con gioia, ma, al sopraggiungere di qualche difficoltà o persecuzione, abbandonano ogni buon proposito. Quanti cristiani iniziano con entusiasmo un cammino di preghiera, ma poi, non avendo radici in loro stessi, tornano indietro scoraggiati dalle difficoltà! Facile è iniziare, difficile perseverare. In questo caso, l'ascoltatore della Parola di Dio dimostra di essere stato animato solo dal sentimentalismo: finché tutto va bene costui dice di voler servire il Signore; ma, quando la strada si fa in salita, abbandona ogni impegno e torna alla vita di prima.
Del seme cadde invece sui rovi, i rovi crebbero e soffocarono il buon grano. Questo terreno spinoso simboleggia tutti quelli che ascoltano la Parola di Dio, ma poi sono presi «dalle preoccupazioni del mondo e dalle seduzioni della ricchezza» (Mt 13,22). Queste spine impediscono al cristiano di produrre gli auspicati frutti di santità. Le ricchezze di questo mondo spesso rischiano di compromettere la nostra Vita eterna. Dobbiamo usare di questi beni senza farsi dominare da essi, pensando che l'autentica ricchezza, la sola che porteremo in Paradiso, è l'amor di Dio. Per questo motivo san Francesco volle vivere povero, per non essere intralciato da nulla, e per essere il buon terreno di cui parla il Vangelo.
Saremo anche noi buon terreno, che produce il cento per uno, se ascolteremo docilmente la Parola di Dio, liberando la nostra mente e il nostro cuore dalle pietre della nostra incostanza e dalle spine delle preoccupazioni mondane. Allora si realizzeranno nella nostra vita le parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura di oggi: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia; così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata» (Is 55,10-11). L'effetto che la Parola di Dio opererà in noi sarà la maturazione di abbondanti frutti di santità. Dimostreremo di aver realmente ascoltato la Parola di Dio se si noterà questa trasformazione.
Per liberare il terreno del nostro cuore da questi sassi e da queste spine è indispensabile una assidua meditazione. Per fare una buona meditazione, possiamo indicare i seguenti punti:
- lettura attenta della Parola di Dio, o di qualche altro libro spirituale;
- riflessione su qualche passo che ci colpisce in modo particolare, pensando a cosa mi vuole dire il Signore con quella frase e come posso metterla in pratica;
- colloquio con Dio, alla luce di quanto si è meditato;
- proposito pratico di miglioramento.
Facendo così ogni giorno, anche solo per un quarto d'ora, noi bonificheremo sempre meglio il nostro cuore, e la Parola produrrà in noi il cento per uno.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10 luglio 2011)

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