BastaBugie n�285 del 22 febbraio 2013

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1 IL FAZIOSO PRESENTATORE DI SANREMO 2013 E LO SPOT PER I ''MATRIMONI'' GAY
Fabio Fazio, strategicamente dopo Crozza, fa entrare due uomini che si ''sposeranno'' per San Valentino a New York
Autore: Rinaldo Pozzi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
2 A SANREMO VA IN SCENA LA PROPAGANDA GAY
La normalità esercita una grande attrattiva per cui descrivere una coppia gay in maniera normale tende ad aggirare la naturale ripulsa verso tutto ciò che è contrario alla morale
Fonte: Corrispondenza Romana
3 L'ALTRA EUROPA: LA RUSSIA VIETA LA PROPAGANDA GAY
Messe al bando le lezioni scolastiche pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano...
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
4 MONTI, PER IL BENE DELL'ITALIA, DIVENTA AFFABILE, SUADENTE, FAMILIARE
Nel suo spot elettorale, insieme a sua moglie in poltrona, recita la parte del nonno, mentre gioca con i suoi nipotini
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana
5 POLITICHE 2013: DUBBI SU CHI VOTARE? NESSUNO TI RAPPRESENTA? VOTA BARBALBERO
Tolkien con ''Il Signore degli Anelli'' ha qualcosa da insegnarci per non farci prendere dallo scoraggiamento
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Campari e de Maistre
6 LA GIUSTA INTERPRETAZIONE DELLA RINUNCIA DEL PAPA
L'errata idea modernista è che con il gesto di Benedetto XVI qualcosa sia cambiato nella natura del papato, ormai ridotto al livello dell'episcopato
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
7 LA RINUNCIA DI BENEDETTO XVI E IL PICCOLO ESERCITO
Noi fedeli possiamo solo chiederci se abbiamo pregato abbastanza e per il resto fidarci ciecamente della Provvidenza (che appunto provvede)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: HA SENSO VOTARE MAGDI ALLAM E IL SUO PARTITO ''IO AMO L'ITALIA''?
Ecco un video di 40 minuti nel quale l'ex vice-direttore del Corriere della Sera illustra il suo programma politico
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - (Lc 9,28b-36)
Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL FAZIOSO PRESENTATORE DI SANREMO 2013 E LO SPOT PER I ''MATRIMONI'' GAY
Fabio Fazio, strategicamente dopo Crozza, fa entrare due uomini che si ''sposeranno'' per San Valentino a New York
Autore: Rinaldo Pozzi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 13/02/2013

È paradossale, ma capita spesso nel calcio, quando non si è molto dotati, di finire in difesa. E magari di fare il più classico degli errori. Quello cioè di andare tutti sull'attaccante più forte della squadra avversaria senza accorgersi che quello fa apposta ad attirare su di sé tutti i difensori per poi far segnare a porta vuota il suo compagno, piccoletto e mingherlino.
È un po' quello che è accaduto ieri sera sul palco dell'Ariston per una delle più grigie, austere e noiose edizioni del Festival di Sanremo. Il 2013 è infatti un anno particolare per la kermesse sanremese: si svolge a pochi giorni dalle elezioni politiche ed è condotto dal duo Fazio-Littizzetto (diventerà un trio con Saviano, l'eroe dei più imbarazzanti tweet sulle dimissioni del Papa?). Un Festival della canzone poco nazional-popolare e molto in stile "Che tempo che fa" (marchette sì, ma con la K, come dice Aldo Grasso) o "Vieni via con me". Uno show che strizza l'occhio alla sinistra, par condicio permettendo, o che forse è solo preoccupata di fare qualche piccolo dispetto all'odiato Berlusconi ("hai rotto il c…." aveva vomitato Lady Littizzetto commentando la ricandidatura del Cavaliere, mentre tra l'ex premier e il conduttore occhialuto non sono mancate, anche di recente, punzecchiature velenose e reciproche).
E così, pronti via, si parte con l'attesa (anche troppo) satira di Crozza. Il comico ligure sta vivendo uno dei suoi momenti più felici, ma con una controindicazione: da Ballarò a La7 è sempre in onda e i suoi personaggi sono ormai "bolliti".
La bomba è pronta per scoppiare. In sala non si aspetta altro che la battuta su Berlusconi. E così, all'imitazione del leader del centrodestra parte la contestazione ("Basta politica!", "Sei un p….!" urlano dalla platea). Seguirà pistolotto dell'arbitro Fazio e 25 lunghissimi minuti di satira par condicio per poter prendere in giro tutti e guadagnarsi la tanto desiderata patente di imparzialità.
Per saperne di più non vi resta che sfogliare i giornali di oggi che, come le difese di cui sopra, si concentrano solo sul bomber, sull'attaccante più temuto. A noi interessa invece proprio il gol di rapina che ieri ha messo ha segno il finto umile Fabio Fazio.
A pochi minuti dagli applausi riparatori che salutavano Maurizio Crozza, come se niente fosse, Fazio fa entrare due "amici", che hanno deciso di sposarsi il giorno di San Valentino e hanno una storia da raccontare.
Stefano e Federico entrano (sì, due uomini), si siedono su due seggiole in mezzo al palco e raccontano la loro storia senza pronunciare una parola, alzando solo dei semplici cartelli.
"Un giorno"… "Stefano ed io ci siamo incontrati"… "A una festa ci siamo scambiati i numeri di telefono". Non ci vuole Saviano per capire come la storia va a finire. Stefano e Federico si fidanzano. Poi l'annuncio del matrimonio: "ci sposeremo", "il 14 febbraio", "ma a New York", "perché le leggi di questo Paese non ce lo lasciano fare".
Bravo Fazio, piazzare nella prima serata di Sanremo un vero e proprio spot gratuito per i matrimoni gay è un colpo da maestro. Per giunta, senza nemmeno un fischio in sala, visto che la platea aveva già dato.
A questo punto ci chiediamo: ma il servizio "pubblico" a chi risponde? Che interessi difende? Perché gli italiani devono ancora pagare con le tasse una tv di Stato che finge di rispettare le opinioni di tutti (seguendo l'idiota par condicio) facendo poi passare messaggi di parte di questo tipo? Non è anche questa politica? Cosa sarebbe accaduto se avessero dato spazio senza motivo a un'associazione antiabortista? La guerra civile?
Ognuno risponda come crede a questi quesiti. Vi annunciamo però che sui "giornaloni" troverete una discussione completamente rovesciata: perché non li hanno lasciati baciare? È vero che i cartelli sul sesso sono stati "censurati"? (Il tutto fingendo di non sapere che su Youtube si può vedere la versione integrale di questa vera e propria campagna, dall'inequivocabile titolo "Legalize Love").
Insomma, se non si sta bene attenti e non si riorganizza la difesa, a causa del solito trucchetto, dopo la Cuccarini (di qualche settimana fa) e Fazio (di ieri) si rischia di incassare il tre a zero...

DOSSIER "FESTIVAL DI SANREMO"
Le edizioni dal 2009 ad oggi

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Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 13/02/2013

2 - A SANREMO VA IN SCENA LA PROPAGANDA GAY
La normalità esercita una grande attrattiva per cui descrivere una coppia gay in maniera normale tende ad aggirare la naturale ripulsa verso tutto ciò che è contrario alla morale
Fonte Corrispondenza Romana, 13/02/2013

Non molti anni fa quello che è accaduto al festival di Sanremo, nota kermesse canora nazional popolare, sarebbe stato impensabile: due omosessuali sono stati invitati a salire sul palco dell'Ariston ad annunciare il loro matrimonio, che verrà celebrato a New York in questi giorni, con tanto di musica romantica di sottofondo.
L'inedito siparietto che l'incredulo spettatore è stato in qualche modo costretto ad osservare è stata certamente pianificato a tavolino e curato nei minimi dettagli: i protagonisti non hanno mai parlato, probabilmente per sottolineare la (auspicabile) censura che la società bigotta e non al passo coi tempi riserverebbe ai gay, ma hanno invece raccontato la loro "storia d'amore" attraverso delle frasi riportate su dei cartelli esposti in sequenza e a mo' di dialogo con gli spettatori; tale racconto muto ha ripercorso le tappe del loro incontro sottolineando come esso si sia verificato durante una occasione pubblica: qui non è difficile scorgere uno dei principali obiettivi dei fautori dell'ideologia del gender, ossia il completo sdoganamento del comportamento omosessuale che passa obbligatoriamente attraverso il suo trasferimento dalla sfera privata a quella pubblica.
La squallida scenetta va avanti tra sorrisi e ammiccamenti tipici delle coppie innamorate per poi concludersi con l'affermazione secondo cui la storia d'amore dei due protagonisti maschi, che si protrarrebbe da 11 anni, avrà sì il suo coronamento ma a New York e non in Italia, dal momento che il nostro ordinamento giuridico (ancora) non prevede il matrimonio gay.
Ora, l'episodio non fa che confermare la straordinaria determinazione con cui le lobby omosessuali spingono verso la normalizzazione del comportamento contro natura, viste le vittorie conseguite nel mondo ed in alcuni importanti stati europei e data la generale scarsità di coraggio con cui il mondo politico culturale e religioso affronta la sfida lanciata dalle avanguardie rivoluzionarie. La normalità esercita sempre una grande attrattiva costituendo un profondo bisogno psicologico dell'uomo, per cui descrivere una coppia omosessuale in maniera del tutto simile ad una qualsiasi coppia eterosessuale tende ad aggirare la naturale ripulsa verso tutto ciò che è contrario alla ragione ed ai principi della legge morale. E' in quest'ottica, probabilmente, in cui va inquadrato lo show di Sanremo, reso possibile dalla compiacenza di larga parte dei mezzi di comunicazione di massa asserviti ai dogmi del politicamente corretto. Non è un caso che il conduttore del festival di Sanremo sia un noto militante della sinistra radicale, il quale passa per un simpatico e tutto sommato innocuo showman televisivo.

DOSSIER "FESTIVAL DI SANREMO"

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Fonte: Corrispondenza Romana, 13/02/2013

3 - L'ALTRA EUROPA: LA RUSSIA VIETA LA PROPAGANDA GAY
Messe al bando le lezioni scolastiche pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano...
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 28/01/2013

La Duma, il Parlamento russo, l'ha fatta grossa. Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale a danno dei minori.
Apriti cielo: tutti i maggiori media hanno detto peste e corna di questa nuova norma che per diventare definitiva dovrà essere esaminata altre due volte dalla Camera Bassa, ricevere l'approvazione dal Consiglio Federale e infine essere firmata dal presidente Vladimir Putin.
La legge, che prevede sanzioni pecuniarie tra i 125 e i 12.500 euro e che si applicherà a tutto il territorio nazionale, ricalca alcuni provvedimenti amministrativi simili già in vigore a San Pietroburgo, Kaliningrad e in altre metropoli russe.
Ma cosa prevede di tanto scandaloso questo disegno di legge? Ecco il passaggio incriminato: saranno vietate "azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori". Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc.
Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.
Perché la Duma ha preso questo provvedimento? Ce lo spiega Yelena Mizulina, presidente della Commissione degli Affari della famiglia che in merito all'omosessualità afferma: "La sua propaganda senza freno la troviamo ovunque". Le fa eco Dmitri Pershin, responsabile del Dipartimento giovani della Chiesa ortodossa moscovita: "La determinazione mostrata dai rappresentanti delle minoranze sessuali di continuare a manifestare davanti a istituti per l'infanzia, indica la tempestività di questa legge regionale, che dovrebbe ottenere status federale. Aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia".
La legge perciò non è tanto contro il pensiero gay bensì a tutela dei bambini. L'intento è quello di contrastare un pressing culturale omofiliaco che si insinua fin dentro le aule scolastiche e mentre i bambini fanno merenda al pomeriggio davanti alla TV a casa loro. Una sorta di catenaccio contro una strategia furba e iniqua che mira a indottrinare l'infanzia e la fanciullezza, quando il bambino è sprovvisto di quegli strumenti critici indispensabili per vagliare con maturità le informazioni che gli provengono dagli adulti.
Un altro motivo pare che sia anche una certa preoccupazione da parte delle autorità di favorire la famiglia naturale fondata sul matrimonio, l'unico modello capace di assicurare un futuro alla nazione. Infatti Putin non molto tempo fa, pungolato sul tema dell'omosessualità, tagliò corto ed affermò: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
Legge antidemocratica questa? Per nulla dato che è stata approvata con 388 voti a favore, un contrario e un astenuto. Legge che però contrasta con il sentito comune? Anche in questo caso la risposta è negativa.
Un recente sondaggio dell'Istituto Levada Center, condotto in 45 regioni, rende noto che il 65% dei russi è favorevole al disegno di legge del Parlamento, due terzi inoltre considera l'omosessualità una malattia – in particolare il 66% degli interpellati qualifica le relazioni omosessuali come "ripugnanti" – e approva la decisione dell'Esercito di radiare chi abbia tendenze omosessuali.
Questo esteso sentimento verso i valori tradizionali poi portò il comune di Mosca lo scorso 17 agosto a proibire il Gay Pride per 100 anni, decisione drastica presa dopo che per ben sei volte gli attivisti gay manifestarono senza autorizzazione.
Ora in casa nostra giornali come Repubblica, Il Fatto Quotidiano, l'Unità si stracciano le vesti e rimangono indignati per la decisione del governo russo. Eppure la legge è espressione come abbiamo visto di una decisione democraticamente assunta da un parlamento legittimo e largamente condivisa.
Ora il popolo, il collettivo – che nel rosso immaginario di queste testate è la stella polare di ogni iniziativa – non ha, come il cliente, sempre ragione? Possibile che la base debba essere ascoltata solo quando le idee che partorisce siano in consonanza con quelle di una certa elite rivoluzionaria e invece debbano essere cestinante quando non sono politicamente corrette? Vogliamo o non vogliamo essere democratici fino in fondo, sempre e comunque? Inoltre questi nipotini di Stalin che scrivono sulla carta stampata paradossalmente sono costretti a considerare quest'ultimo come un conservatore vecchio stampo dato che nel 1934 introdusse il reato di omosessualità, reato che fu depenalizzato solo nel 1993.
Ma si sa, il vero progressismo non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai propri padri. Infine una curiosità. Come si accennava, il provvedimento della Duma ricalca uno analogo adottato dalla municipalità di San Pietroburgo. Lo scorso novembre la giunta Pisapia decise di rompere il gemellaggio con questa città in segno di protesta (solo Lega e Pdl furono contrari). Viene da chiedersi perché non hanno rotto anche il gemellaggio con la città di Gerusalemme – altra città gemellata con Milano - dato che dal 2005 ai palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania è precluso l'accesso alla moschea di al-Aqsa, che sorge nella zone est della città ed il terzo sito sacro dell'Islam.
Oltre a ciò molti altri luoghi sono interdetti ai palestinesi – compresi quelli convertiti al cristianesimo - i quali ovviamente non possono in alcun modo far propaganda religiosa. Evidentemente la libertà di religione vale nulla rispetto a quella di baciarsi in pubblico davanti a un bambino.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 28/01/2013

4 - MONTI, PER IL BENE DELL'ITALIA, DIVENTA AFFABILE, SUADENTE, FAMILIARE
Nel suo spot elettorale, insieme a sua moglie in poltrona, recita la parte del nonno, mentre gioca con i suoi nipotini
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana, 12/02/2013

Zitto zitto, quatto quatto, il Presidente del Consiglio per gli affari correnti, non candidato alle elezioni perché non si è voluto dimettere da senatore a vita, dopo aver salvato con il denaro che lo Stato ha ricevuto per l'imposta sulla casa, una Banca e una Fondazione, sta lanciando un'opa gigantesca sul Partito Democratico e sull'appendice vendoliana.
Il voto utile a favore del candidato del centrosinistra in Lombardia promosso da Lorenzo Dellai e da Andrea Riccardi – al quale Monti timidamente si oppone – è prevedibile che tra breve si estenderà ad altre regioni decisive, come il Lazio e la Sicilia. Bersani sa che l'unica sua possibilità di vincere le elezioni è quella dell'alleanza successiva con il centro e lascia fare. Per convenienza e per calcolo. La "partita" vera si giocherà dopo il voto ed è probabile che il tandem Bersani-Monti, una riedizione del catto-comunismo, questa volta abbinato alla tecnocrazia e al ruolo sempre più decisivo dei "poteri forti", domini la scena della prossima legislatura.
In questo contesto, si rivela decisiva la nuova immagine che sta dando di sé negli ultimi giorni Mario Monti. È suadente, accattivante, familiare. Da tecnico, è diventato un primo attore della politica. Del resto, non poteva essere diversamente per uno che, come diceva Gassman, ha un grande avvenire dietro le spalle e che ha ricevuto innumerevoli incarichi dalla politica, oltre che dall'establishment economico e finanziario di mezzo mondo.
Nel suo spot elettorale, insieme a sua moglie adagiata in poltrona, recita la parte del nonno, ripreso mentre gioca con i suoi nipotini. Una scelta in linea con quell'uso becero e osceno dei bambini, che nelle pubblicità e negli spettacoli televisivi, vengono esibiti come oggetti e non rispettati nella loro dignità di persone. «Saliamo in politica per dare un futuro ai nostri figli e nipoti», dice e aggiunge: «I vecchi partiti non sono in grado di riformare l'Italia. Noi, insieme, possiamo farlo. Non votare il passato. Vota per il nostro futuro».Il futuro sarebbe rappresentato dalla sua alleanza con il tandem Fini e Casini, da trent'anni in Parlamento, che proprio grazie a Monti tentano di risollevarsi dal ruolo di comprimari. Compiuta l'operazione, si sancirà la definitiva secolarizzazione della società italiana, con la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, in linea con quanto accade in quest'Europa di banchieri e mercanti. [...] Auguri, professore.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a vedere un video shock dove Monti spiega che gli stati devono cedere la propria sovranità all'Europa dei tecnocrati.
Per leggere l'articolo, clicca qui!
Per vedere il video clicca sul triangolo qui sotto

http://www.youtube.com/watch?v=HORaWaxi6io

Fonte: Corrispondenza Romana, 12/02/2013

5 - POLITICHE 2013: DUBBI SU CHI VOTARE? NESSUNO TI RAPPRESENTA? VOTA BARBALBERO
Tolkien con ''Il Signore degli Anelli'' ha qualcosa da insegnarci per non farci prendere dallo scoraggiamento
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Campari e de Maistre, 18/02/2013

Dubbi su chi votare? Nessuno ti rappresenta? Il sistema democratico non funziona? Nessun problema, tutto regolare. Ma la soluzione è il "non voto"?
A tal proposito, il nostro caro nonno. Per chi ha letto il libro, o ha visto il film del Signore degli Anelli, non sarà difficile comprendere il paragone che l'attuale scenario politico-culturale mi ha suscitato.
Barbalbero è un Ent, ovvero un pastore di alberi, da secoli vissuto ai margini degli avvenimenti della Terra di Mezzo, isolato nella sua foresta, ingrigito e rallentato, avvolto da una certa apatia, indifferente alle necessità e alle guerre che affliggono i popoli della Terra di Mezzo. Quando i due piccoli hobbit, Merry e Pipino, gli chiedono da che parte stia, se dalla parte dei buoni o dei cattivi, il vecchio Ent risponde laconico: "Dalla parte di nessuno! Perché nessuno sta dalla Mia parte".
Un ritornello, questo, che si sente spesso in questi giorni prossimi alle elezioni : "Non voto nessuno, perché nessuno rispecchia i miei ideali, o difende i miei interessi, nessuno sta dalla mia parte". Un pensiero, potremmo dire, tipicamente "Barbalberiano". Plausibile e apparentemente logico, se non che il non prendere posizione, paradossalmente, è un prendere posizione. E' l'inazione di Pilato, che lavandosene le mani, crede di non essere responsabile del sangue innocente versato. Ma in realtà non è così. Il non schierarsi, in qualche modo è un lasciare campo ai "malvagi", facilitandogli l'impresa.
Anche se quelli "buoni" puzzano un po', sono malandati e magari in passato sono stati anche un po' fetenti, bisognerà ammettere che non ogni scelta politica si equivale, né che sia indifferente il simbolo. E a parlare è proprio uno che non crede assolutamente nella democrazia, né alla fantomatica idea illuminista del popolo sovrano. Tuttavia, "così è se vi pare", questo abbiamo e questo ci teniamo, per ora. A questo punto, però, il problema si ripresenta: da che parte stare? Per quanto riguarda noi cattolici, credo che la scelta dovrebbe essere (apparentemente) più semplice, ovvero scegliere quei, o quel partito che, non sia quantomeno apertamente ostile ai Principi (non valori) Non Negoziabili.
Purtroppo però vediamo che non tutti i cattolici hanno ben presente quali siano tali Principi, e quanto sia importante e determinante difenderli ad ogni costo.  A scanso di equivoci li enumeriamo una volta per tutte: la Vita, dal concepimento alla morte naturale; la difesa della Famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; Libertà d'Istruzione; Libertà di religione. Queste sono le coordinate e la bussola che devono guidare la scelta politica di ogni buon cattolico. L'economia, la crisi e la disoccupazione sono strumentali a tutto questo, perché sono conseguenze della vita dell'uomo, sono in funzione dell'uomo. Prima dell'economia, prima del lavoro, c'è l'uomo. Non è scritto infatti "In principio Dio creò l'economia e il libero mercato", bensì Dio creò l'uomo e la donna. Ed è pure scritto che "il sabato è per l'uomo e non l'uomo per il sabato". Insomma, è necessario occuparsi prima dell'uomo e, solo in secondo luogo, dell'economia, perché questa deriva e si costruisce in base alla visione antropologica che è concepita all'origine.
In tutto ciò – direte voi – cosa c'entra Barbalbero? C'entra eccome. Perché il nostro vegetale plurimillenario, in realtà, stando al racconto, non rimarrà inerte a guardare la distruzione del mondo che circonda il suo tranquillo orticello. Scoprirà che il suo contributo sarà indispensabile perché le cose possano tornare al loro posto, ed affinché la vita e la "natura" possano essere difese. Gli Ent rappresentano infatti, nella mitologia tolkieniana, le radici della terra, i custodi della vita, gli esseri più antichi della Terra di Mezzo, i garanti dell'ordine naturale, nascosti al mondo eppure indispensabili. Ma se anche costoro dovessero rinunciare al loro compito, chi si occuperà della difesa della Vita? Similmente potremmo chiederci in quanto cristiani "ma se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini." Ciò che esattamente avvenne agli Ent e agli alberi, distrutti e bruciati sotto le scuri degli orchi. E se anche noi cattolici rinunciamo a difendere la Vita, il Matrimonio, la Famiglia Naturale, mettendo al primo posto l'economia, a cosa serviamo? C'è forse qualcosa di più alto, di più fondamentale, di più perfetto della Vita, la condizione che permette tutte le altre condizioni?
Il quieto vivere, ecco ciò che la maggior parte delle persone cerca nella vita, così come Barbalbero all'inizio del racconto, potremmo dire, "prima della conversione". Ma il quieto vivere a volte diventa ignavia. Quante volte non prendiamo posizione di fronte a problemi gravi per il quieto vivere. Ma noi sappiamo che agli ignavi, come ricorda Dante, spetta un destino terribile,  forse il peggiore: l'essere rifiutati da tutti, persino dall'inferno. Sono quelli, dice Virgilio "che vissero sanza 'nfamia e sanza lodo". Il giudizio su costoro è grave, poiché le loro esistenze sono così inutili e superflue, che è superfluo persino discutere di loro: "Non ragioniam di loro, ma guarda e passa".
Votare è un esercizio di libertà, schierarsi è inevitabile. Lottare per tutto ciò che di bello e di buono c'è in questo mondo è una causa più che sufficiente a cui consacrare la propria vita. Come dice il buon Samvise nella sequenza che vi propongo in chiusura: "E' giusto combattere per questo!".

Nota di BastaBugie: nel finale de Le due Torri (secondo film del Signore degli Anelli), c'è il discorso di Sam a Frodo di cui parla il finale dell'articolo qui sopra. Sam dice che gli eroi sono coloro che potevano tornare indietro, ma non l'hanno fatto... Anche il male è passeggero e un giorno sarà distrutto dal bene: è giusto combattere per questo!
Per approfondimenti sul Signore degli Anelli, clicca qui!
Per vedere il video con il discorso di Sam, clicca nel video qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=GJ6w_UYxDeg

Fonte: Campari e de Maistre, 18/02/2013

6 - LA GIUSTA INTERPRETAZIONE DELLA RINUNCIA DEL PAPA
L'errata idea modernista è che con il gesto di Benedetto XVI qualcosa sia cambiato nella natura del papato, ormai ridotto al livello dell'episcopato
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 14/02/2013

Nel frastuono di queste ore, dopo che il sistema comunicativo mondiale si è messo a centrifugare la notizia delle "dimissioni" di Benedetto XVI, credo ci sia la necessità di contrastare fin da subito – ma credo che la lotta durerà a lungo – l'interpretazione modernista di questo atto. Ne abbiamo avuto insigni esempi fin dai primi minuti e basta leggere i giornali di martedì 12 febbraio, ossia quelli della prima ora, per rendersi conto delle energie e delle truppe che questa interpretazione modernista intende mettere in campo.
Naturalmente, anche questa volta, l'interpretazione modernista più pericolosa è quella che nasce dentro la Chiesa, piuttosto che quella proveniente dal mondo laico. L'idea modernista è che con questo atto qualcosa è cambiato nella natura della Chiesa e nella natura del papato. Se il papato diventa una "carica a tempo", se le forze fisiche e umane sono un criterio per misurare un Papa, se il Pontefice si comporta come una persona "normale" (Gian Enrico Rusconi su La Stampa) è evidente, afferma l'interpretazione modernista, che "cambia radicalmente lo status del pontificato romano" (Ezio Mauro su Repubblica). Ratzinger avrebbe quindi "desacralizzato" e "laicizzato" la funzione pontificale.
La modernità ha fatto della "debolezza" la propria caratteristica e nel Papa che considera tutta la propria debolezza l'uomo ha prevalso sul Pontefice. E' così che l'interpretazione modernista legge i riferimenti alla "umanità" del gesto di Benedetto XVI. Quante volte abbiamo letto e sentito in queste ore nelle interviste televisive fatte all'uomo della strada un diffuso compiacimento perché il Papa ha riconosciuto di essere un uomo come tutti noi. Torna il grande tema della Chiesa che si fa mondo, della religione che si fa umanesimo: una delle più classiche vulgate della interpretazione conciliarista del Vaticano II.
Anche il Papa si fa compagno di viaggio e scende dal soglio. E infatti non sono pochi i tentativi di collegare la scelta di Ratzinger con l'interpretazione modernista del Concilio. Il Papa che fino a ieri era colpevole di aver tradito il Concilio ora viene esaltato come il realizzatore pieno del Vaticano II. Compresa la questione della collegialità episcopale: perfino questo è stato tirato fuori.
Domenico Rosati, per esempio, su L'Unità sostiene che c'è stato come un abbassamento del papato al livello dell'episcopato e le dimissioni di Ratzinger hanno fatto sentire in tutta la sua forza l'esigenza di un Sinodo permanente che si accosti al Papa nel governo della Chiesa.
Raniero La Valle, che non poteva mancare, ha detto che il gesto di Benedetto XVI "ha rimesso il Papa all'interno del collegio dei Vescovi, all'interno della Chiesa". E' perfino tornata in pista l'idea di un Vaticano III o, quantomeno, di Concili tematici come aveva proposto il cardinale Martini. Non solo la collegialità, ma anche l'ecumenismo è stato tirato in ballo.
Questo depotenziamento del primato di Pietro - è stato detto – non può che aiutare nei rapporti con i fratelli separati e riavvicina la Chiesa cattolica alle "Chiese sorelle". Il cavallo di battaglia del modernismo è però, come si sa, lo storicismo, ossia il culto del nuovo. Le parole "rivoluzionario" e "inaudito" hanno avuto un gran mercato in queste ore.
Le dimissioni del Papa sono state apprezzate dalla corrente modernista prima di tutto per questo, perché sarebbero un fatto nuovo e inaudito, una novità capace di inaugurare un volto nuovo di Chiesa, un evento, insomma, che solo per il fatto di accadere diventa testo a se stesso. Sarebbe un nuovo incipit, da cui non si potrà più tornare indietro e che avrebbe influito già sull'imminente prossimo conclave, imponendo la scelta di un Papa giovane.
L'interpretazione modernista dilagante in queste ore è sbagliata. E' sbagliata in due sensi: prima di tutto perché contraddetta da tutto Ratzinger, dal suo pensiero come teologo e dal suo insegnamento come Pontefice, secondariamente perché è contraddetta dalla dottrina della Chiesa. La natura della Chiesa e del Papato non sono cambiati e nessuna tesi conciliarista può insidiare il primato di Pietro finché Pietro è Pietro, anche se costui decide in coscienza e davanti a Dio, come previsto dal Codice di diritto canonico, di rinunciare al suo potere di giurisdizione.
La "desacralizzazione" del papato può essere frutto di una interpretazione modernista della scelta di Benedetto XVI, ma non di quella scelta. Non è vero che la modernità ha scelto la debolezza e l'umiltà, come avrebbe fatto il Papa in questo frangente. La modernità ha scelto l'onnipotenza e la libertà assoluta, cose molto diverse dal primato di Dio ribadito da Benedetto XVI.
La collegialità episcopale, secondo i lavori teologici di Ratzinger e il suo insegnamento da Pontefice, vanno intesi in senso verticale e non orizzontale e quindi hanno bisogno del Papa al di sopra di tale collegialità, come condizione per la stessa. Sarebbe proprio curioso che questo teologo-Papa volesse dare ora a questa sua scelta un significato opposto a quanto ha insegnato fino al giorno prima.
La novità delle dimissioni è senz'altro una novità, dato che non era quasi mai accaduto prima. Ma bisogna chiedersi se questa novità intacca la Tradizione della Chiesa. La risposta è no. Le dimissioni non cancellano otto anni di pontificato, in continuità con i pontificati precedenti, i cui insegnamenti e le cui indicazioni costituiscono la base per il nuovo Pontefice di prossimo arrivo. Il pericolo che Benedetto XVI sia visto solo come il "Papa della dimissioni" c'è e il modernismo ci si spenderà.
Ma i suoi insegnamenti rimarranno come una stella nel firmamento, come ha detto il cardinale Sodano. Credo che prossimamente si scatenerà una potente lotta tra questa tesi modernista delle dimissioni di Benedetto XVI e l'interpretazione fatta alla luce della Dottrina e della Tradizione della Chiesa.
Sono convinto che egli l'abbia previsto e che nel suo cuore di Pontefice ne abbia valutato il peso. A questa sua decisione mi inchino.
Nello stesso tempo ritengo importante non farsi sommergere dalla retorica del "gesto coraggioso" e di impegnarci a difendere, per quanto sta in noi, Benedetto XVI e i suoi insegnamenti dalla interpretazione modernista.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 14/02/2013

7 - LA RINUNCIA DI BENEDETTO XVI E IL PICCOLO ESERCITO
Noi fedeli possiamo solo chiederci se abbiamo pregato abbastanza e per il resto fidarci ciecamente della Provvidenza (che appunto provvede)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 13/02/2013

Conosco una giovane donna molto speciale, un cervello che collabora con una prestigiosa università straniera mentre fa da mamma e anche da babbo ai suoi figli, da quando il marito è morto. Ieri l'ho incontrata. Aveva le lacrime agli occhi. "Mi chiedo se lo abbiamo lasciato solo. Non abbiamo pregato abbastanza per lui" – mi ha detto. Solo questo. Mi ha dato una bella lezione, perché io da quando ho sentito la Notizia con la n maiuscola ho attraversato tutti gli stati d'animo (quelli dal lato negativo della gamma, chiaramente), ma a prendermi qualche responsabilità proprio non avevo pensato.
D'altra parte noi semplici fedeli possiamo dire solo questo: forse non ho pregato abbastanza (non sono sicura di voler sentire la risposta, per quanto riguarda me). Per il resto noi non sappiamo niente, non immaginiamo, neanche intuiamo, e non è compito nostro dare una lettura della renuntiatio del nostro amatissimo Papa (a meno che non abbiamo tutti acquistato, come alcuni giornalisti spuntati lunedì come funghi, il kit del piccolo vaticanista: diventa insider in dieci pratici lezioni da un minuto).
Noi fedeli possiamo solo chiederci se abbiamo pregato abbastanza, e per il resto fidarci ciecamente della Provvidenza, che appunto provvede – come mi ha ricordato il mio amico Pippo con un sms mai tanto gradito, a pochi momenti dalla bomba – , fidarci dello Spirito Santo che su tali questioni non si distrae di certo. Fiducia serena, abbandonata come quella di un bimbo svezzato che non si deve preoccupare di niente, se non di fare la sua parte (cioè stare abbandonato, in braccio). Certezza granitica che tutto concorre al bene per quelli che amano Dio, figuriamoci per la Chiesa, sicurezza inaffondabile che nessuna tribolazione potrà separarci dall'amore di Cristo. Speranza certa che un giorno scopriremo un disegno meraviglioso in questo gesto di suprema umiltà.
Certo, nessuno può negare che quanto è successo non ci lascia indifferenti. Lasciando perdere previsioni di fini del mondo, catastrofi, piogge di rane, profezie di monaci, vaticini, complotti e disegni occulti, cose che non ci riguardano (scire nefas) il dato di fatto è che l'evento di lunedì è di portata millenaria, e che viviamo in un momento specialissimo per la storia della Chiesa, un punto cruciale per la vita della nostra madre.
Mi piace pensare allora che noi, proprio noi che siamo vivi in questi giorni, siamo stati scelti per formare un piccolo agguerrito esercito, soldatini scelti pronti a tutto per difendere il nostro Signore, pronti a morire piano piano o anche tutto insieme perché venga il suo regno. Servi inutili, è vero, ma anche pronti per quello che possiamo a combattere la buona battaglia, essendo responsabili per i fratelli.
Il bello infatti è che il nostro club non è esclusivo, anzi è inclusivo, perché il nostro gioco non è a somma zero. Non è che se vinciamo noi gli altri perdono. Se vinciamo noi vincono tutti perché il progetto di Dio sull'uomo è la felicità. Il nostro nemico infatti non è nessun uomo, ma il nemico di Dio, il maligno. Quindi non saremo contro nessun uomo che sbaglia, ma contro l'errore sì. Contro quello è ora di alzare la voce, non per difendere noi stessi, che siamo dei poveracci come tutti, ma il progetto di Dio sull'uomo, che è l'unico a funzionare.
Vorrei rassicurare chi teme di vederci partire per una crociata. Il nostro esercito è armato solo di preghiera, digiuno, parola di Dio, sacramenti. Non serve altro, neanche la corona del rosario, perché come mi ha ricordato ieri un sacerdote, guarda caso abbiamo esattamente dieci dita.

Nota di BastaBugie: ecco il video con l'annuncio ufficiale di Papa Benedetto XVI

http://www.youtube.com/watch?v=dWT-RuR6Iyw

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 13/02/2013

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: HA SENSO VOTARE MAGDI ALLAM E IL SUO PARTITO ''IO AMO L'ITALIA''?
Ecco un video di 40 minuti nel quale l'ex vice-direttore del Corriere della Sera illustra il suo programma politico
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 19/02/2013

Cari fratelli e sorelle in Cristo,
dopo aver chiesto consiglio nella preghiera mi pare di aver capito ciò che è giusto votare per la mia coscienza cristiana. Ve ne faccio partecipi senza alcuna pretesa di influenzare il vostro voto ma solo per mettervi davanti agli occhi le mie motivazioni.
Ho considerato a lungo ciò che è giusto per un cattolico: se sia profittevole non rischiare di sprecare un voto dandolo al PDL, unica barriera possibile alla deriva giustizialista, liberticida e perversa della sinistra unita a Monti o, se come cristiano sia meglio non tradire la propria coscienza e votare l'unico candidato completamente oscurato dai media di lorsignori da non poterlo vedere in TV, che ha il coraggio di non vergognarsi di difendere i nostri principi non negoziabili e i Comandamenti di Dio.
Ho deciso quindi di votare "Io amo l'Italia" rappresentato da Magdi Cristiano Allam.
Sono certo che il Signore, se vorrà, saprà moltiplicare i voti come fece coi cinque pani e i due pesci.
Io volentieri offrirò il mio pane.
Un abbraccio fraterno.
Leopoldo

Gentile redazione di BastaBugie,
viviamo un tempo cruciale: bisogna schierarsi, ne risponderemo davanti a Dio e alla Storia!
Consiglio di appoggiare apertamente Magdi Cristiano Allam: è l'unico che è sincero, affidabile, serio preparato e cristiano davvero!! Appoggiamolo con vigore e coinvolgiamo il più possibile i nostri amici o lettori.
È il nostro piccolo Davide che con le sue 5 pietre e nel nome della Fede in Dio può atterrare  Golia, il gigante della corruzione e del disfacimento dei valori cristiani.
Cordialmente.
Carlo

Cari Leopoldo e Carlo,
vista l'esclusione dagli spazi televisivi di Magdi Cristiano Allam e del suo partito "Io amo l'Italia", abbiamo deciso da qualche settimana di dargli visibilità almeno sul nostro sito.
Abbiamo pubblicato suoi articoli e video nonché il link al suo programma.
Ovviamente poi ciascun nostro lettore rimane libero di votare chi ritenga più rispettoso dei principi non negoziabili che sempre devono orientare il voto dei cattolici, sia come elettori che come eletti.
Qui sotto trovate un video della durata di 40 minuti dove Magdi Cristiano Allam, ospite ad una tribuna elettorale, illustra il suo programma per le elezioni politiche 2013.

http://www.youtube.com/watch?v=MIcyW4REmIU


DOSSIER "LETTERE ALLA REDAZIONE"
Le risposte del direttore ai lettori

Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!

Fonte: Redazione di BastaBugie, 19/02/2013

9 - OMELIA II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - (Lc 9,28b-36)
Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24/02/2013)

La seconda domenica di Quaresima ci presenta, nel Vangelo, l'episodio della Trasfigurazione. La Trasfigurazione è stata una manifestazione della Divinità di Gesù e una anticipazione della gloria futura. Prima di salire il Calvario, Gesù sale il monte Tabor, per irrobustire la fede degli Apostoli e infondere coraggio nel portare la croce. Sul monte Tabor Gesù discute con Mosè ed Elia sulla sua prossima morte di Croce che avrebbe subìto a Gerusalemme. L'Alleanza con Abramo fu fatta con il sacrificio degli animali; la Nuova ed Eterna Alleanza si realizzò invece con il Sacrificio del Figlio di Dio, Gesù, morto in Croce e risorto per la nostra salvezza. Si udì una voce dal Cielo, la voce del Padre che disse: «Questi è il Figlio mio, l'eletto, ascoltatelo!» (Lc 9,35). Questo episodio ci offre diversi insegnamenti.
Prima di tutto ci insegna la necessità della croce. La gloria passa per la croce, chi vuole entrare nella gloria deve salire anche lui il Calvario dietro a Gesù. L'apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci dice che «molti si comportano da nemici della croce di Cristo» (Fil 3,18). Tutti vogliono andare in Paradiso, ma pochi sono quelli disposti a portare la croce sulle loro spalle. Tutti vogliono arrivare alla Risurrezione senza passare per il mistero della Crocifissione. Anche Pietro preferiva starsene sul monte Tabor; ma, come si legge nel Vangelo, «non sapeva quello che diceva» (Lc 9,33).
Il secondo insegnamento riguarda la necessità della preghiera. Anche noi dobbiamo fare esperienza della Trasfigurazione. Anche noi dobbiamo salire il monte Tabor con Gesù e questo lo facciamo con la preghiera. Come Gesù volle irrobustire la fede degli Apostoli, così vuole irrobustire anche la nostra fede e fortificarci nel portare la croce attraverso le gioie e le consolazioni che ci vengono dalla preghiera.
Gesù salì sul monte a pregare. Impariamo da questo quanto sia importante la preghiera. Non se ne può fare a meno. La preghiera è la cosa più importante e i monasteri e le case di contemplazione possono essere considerati come le sorgenti nascoste che danno vita a tutta la Chiesa. Il beato Luigi Stepinac, arcivescovo di Zagabria nel XX secolo, aveva in così grande considerazione la vita contemplativa che appena divenne vescovo volle in diocesi un monastero di clausura, ben sapendo quanto sia importante avere delle anime oranti che attirino la grazia sul mondo intero. I contemplativi sono i più grandi benefattori dell'umanità.
Un altro insegnamento riguarda la gloria futura. Anche il nostro corpo risorgerà e sarà glorificato ad immagine del corpo glorioso di Gesù e dell'Immacolata Assunta in Cielo. San Paolo, nella seconda lettura, ci dice che Gesù Cristo «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21). Per questo motivo dobbiamo amare e praticare la virtù della purezza. Anche il nostro corpo è chiamato alla gloria del Paradiso, a condizione che serbiamo la purezza. Gesù nel Vangelo dice: beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Lo vedranno in Paradiso ma già su questa terra assaporano le gioie della Vita eterna. La purezza è già un anticipo della gloria futura. Dio alcune volte premia la purezza dei suoi servi con doni particolari. Pensiamo a San Pio da Pietrelcina: quanti lo avvicinavano avvertivano un profumo di Paradiso. E così altri Santi. Pensiamo alla beata Giacinta di Fatima: a distanza di tanti e tanti anni dalla sua morte il suo corpo è ancora incorrotto. Esempi del genere se ne potrebbero fare molti. La purezza è la presenza dell'Immacolata nel nostro cuore, è il profumo del suo candore.
Eliminiamo dalle nostre case tutto ciò che offende una virtù così bella. Pensiamo a tanti programmi televisivi, a tante riviste indecenti. Le nostre case diventano come tante discariche nauseanti. San Luigi di Montfort terminava le sue innumerevoli missioni popolari con una cerimonia particolare: invitava tutti i fedeli a portare in piazza tutte le immagini indecenti che si trovavano nelle loro abitazioni e poi accendeva un grande fuoco distruggendole tutte ed esortando tutti a non tenerle mai in casa. Facciamo anche noi questa pulizia nelle nostre case!
Infine, l'episodio della Trasfigurazione ci insegna ad ascoltare Gesù. Lui è il nostro Maestro, noi tutti gli dobbiamo ubbidienza. Gesù ci parla nel suo Vangelo, da questo deriva il dovere di leggerlo, di meditarlo; ci parla attraverso i suoi rappresentanti qui in terra: il Papa, i vescovi. Chi ascolta loro, ascolta Gesù. Da ciò deriva il dovere dell'obbedienza alla Chiesa che è Madre e Maestra, che ci insegna ciò che è secondo Dio e ciò che dobbiamo evitare.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24/02/2013)

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