BastaBugie n�296 del 10 maggio 2013

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1 LA DITTATURA GAY IMPONE LE SCELTE DEL GOVERNO
Enrico Letta sposta ad un altro ministero il sottosegretario Biancofiore perché contraria ai matrimoni gay (che, tra l'altro, è una affermazione conforme alla costituzione italiana)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
2 FARE TANTI FIGLI? SI, GRAZIE!
Le idee malthusiane antinataliste del Corriere della Sera confutate da Giovannino Guareschi, autore di don Camillo
Autore: Mario Palmaro - Fonte: prolifenews.it
3 NELLA CHIESA SONO TUTTI I BENVENUTI, MA NON SENZA REGOLE!
Il cardinale di New York ci ricorda che accogliere tutti gli uomini con rispetto non significa fare sconti sulla verità
Autore: Timothy Dolan - Fonte: Cantuale Antonianum
4 TEST SUGLI ANIMALI? SONO NECESSARI
Assalti, danni ingenti provocati e assoluta impunità: ora il mondo della scienza e della ricerca comincia a dire basta ai raid criminali degli animalisti
Autore: Giovanni Naccarella - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
5 PIETRO MASO: ''IL MALE ERO IO''
Senza alibi e senza censure Pietro racconta nel suo libro tutti i piani per uccidere i genitori e intascare l'eredità
Autore: Luisella Saro - Fonte: Cultura Cattolica
6 IL FALLIMENTO OBBLIGATO DEL GOVERNO LETTA
Il salvataggio dell'Euro (e dell'Unione Europea) resta un obiettivo primario del nuovo governo tecnocratico che seguirà l'agenda dettata dalla Banca Centrale Europea (BCE)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
7 L'OSSESSIONANTE RICERCA DEL MALE MINORE HA CONSEGUENZE DISASTROSE
No al matrimonio gay, sì alle unioni civili? Quando i cattolici approvano il buchino nella diga, la catastrofe è già iniziata!
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
8 OBIETTIVO: CANCELLARE LA LEGGE 194 SULL'ABORTO
Intervista a Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita che si svolgerà a Roma domenica 12 maggio
Autore: Antonello Cavallotto - Fonte: prolifenews.it
9 MARCIA PER LA VITA: DIFFIDARE DALLE IMITAZIONI
Perché andarci, perché difenderla, perché promuoverla
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Comitato Verità e Vita
10 OMELIA SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE - ANNO C - (Lc 24,46-53)
Di questo voi siete testimoni
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA DITTATURA GAY IMPONE LE SCELTE DEL GOVERNO
Enrico Letta sposta ad un altro ministero il sottosegretario Biancofiore perché contraria ai matrimoni gay (che, tra l'altro, è una affermazione conforme alla costituzione italiana)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 05/05/2013

Il "caso Biancofiore" non dovrebbe lasciare più dubbi sul fatto che viviamo sotto la dittatura dei gay. Il fatto è semplice: nella schiera dei sottosegretari, il presidente del Consiglio Enrico Letta inserisce Michaela Biancofiore (PDL) al ministero per le Pari opportunità. Immediatamente le organizzazioni gay aprono una polemica infuocata contro la nomina, con giudizi molto pesanti sulla Biancofiore, accusata di essere omofoba e quindi inadatta al ministero per le Pari opportunità. Come capo d'accusa una vecchia intervista in cui si diceva contraria al matrimonio gay. Si può essere etichettati come omofobi per questo? Evidentemente si può, e già questo basterebbe per svegliare le coscienze e rendersi conto di dove stiamo andando: c'è una Costituzione, tanto idolatrata quando fa comodo, che afferma che esiste solo la famiglia naturale, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna; ma chi difende questo articolo è già etichettato con quella che oggi è la peggiore delle infamie, omofobo, e giudicato indegno di far parte del governo.
Il presidente Letta, già alle prese con la grana Imu, ovviamente non gradisce queste polemiche. Ma invece di difendere il suo sottosegretario resta in silenzio, probabilmente pensando a come fare per togliere di mezzo la Biancofiore. Nel frattempo le accuse e gli insulti (soprattutto via internet) contro la Biancofiore si sprecano, ma il neo-sottosegretario non può contare neanche su una parola di solidarietà da parte del presidente della Camera Laura Boldrini, che pure nelle stesse ore è impegnatissima a combattere contro il sessismo via web che colpisce lei e il ministro Kyenge: evidentemente la difesa della dignità delle donne vale solo per quelle dal Pd a sinistra.
Fatto sta che la Biancofiore si fa intervistare da alcuni quotidiani, per smentire la sua presunta omofobia. Ma è l'assist che Letta cercava: aveva raccomandato a ministri e sottosegretari di essere sobri, di non fare dichiarazioni che creino difficoltà al governo, e invece la Biancofiore avrebbe accusato la comunità gay di autoghettizzarsi e quindi avrebbe violato le regole d'ingaggio. In realtà il sottosegretario voleva solo aiutare il governo, smorzando le polemiche e cercando di essere molto accogliente nei confronti dei gay al punto – che se non fosse stata messa alla porta – avremmo scritto noi per contestare le sue dichiarazioni, che sono comunque un esempio della pochezza culturale del Pdl o, almeno, di una parte di esso.
Per dire la sua omofobia, ecco alcune dichiarazioni della Biancofiore: «Non so da dove scaturiscano queste accuse di omofobia». «Mi piacerebbe per una volta che anche le associazioni gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore.» E alla domanda: «L'Italia è una delle poche nazioni occidentali che non riconosce i diritti delle coppie gay, lo sapeva?», risponde: «Infatti penso che faremo un ddl che cavalcherà la modernità civile. Personalmente dico "no" alle nozze gay e "sì" alle unioni civili. È la linea di Berlusconi». Sul prossimo Gay Pride di Roma: «Se mi invitano ci andrò. Ma non mi metterò a ballare seminuda sui carri». E ancora: «Non sono omofoba. Sono una che odia, da vera liberale, qualsiasi tipo di discriminazione. Amo l'Amore con la maiuscola, in tutte le forme di amore»; «Io sono di un'apertura totale al mondo gay. Comprendo quali problemi hanno dovuto affrontare fin dall'adolescenza, quando hanno scoperto la loro sessualità».
Dunque un sottosegretario che afferma di non trovare nulla di strano in una coppia gay, di voler riconoscere le unioni di fatto, comprese quelle gay, pur senza concedere il matrimonio può essere accusato di omofobia e rimosso dall'incarico. Nessuno che la difenda né nel governo né nel suo partito. Tutti coperti, preoccupati solo di accontentare i movimenti gay. In questo modo, oltretutto, il presidente Letta fa passare l'idea che il ministero delle Pari Opportunità abbia come compito quello di promuovere i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un fatto di una enorme gravità.
Del resto non sembra scattare l'allarme neanche dalle parti della Conferenza episcopale: sono anni che i presidenti della Cei pongono la questione antropologica al centro della riflessione, poi quando c'è l'attacco diretto a quella realtà di uomo e donna così come è nella natura e nel piano di Dio, tutti fanno finta di niente. Anzi, a leggere il giornale ufficiale pare che il problema fondamentale in Italia sia il videopoker.
E' così che nascono e si affermano le dittature, e noi ci siamo già dentro.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 05/05/2013

2 - FARE TANTI FIGLI? SI, GRAZIE!
Le idee malthusiane antinataliste del Corriere della Sera confutate da Giovannino Guareschi, autore di don Camillo
Autore: Mario Palmaro - Fonte: prolifenews.it, 08/04/2013

"Crescete et moltiplicorum!". Nel buio della notte padana, la luce della torcia elettrica di don Camillo scopre che oltre la rete del pollaio mani ignote hanno lasciato un cartello per farsi beffe di lui. I "polli della vittoria", allevati con tanta cura in vista della sconfitta elettorale di Peppone, sono spariti, e i ladri hanno lasciato soltanto due esemplari, e quel cartello in segno di scherno. L'episodio – che appare nel film Don Camillo e l'onorevole Peppone – ci offre il destro per introdurre quel biblico "crescite et multiplicamini" che fu al centro della profetica battaglia combattuta da Guareschi contro le teorie maltusiane.
Teorie elaborate sul finire del '700 dal pastore anglicano Thomas Robert Malthus, che esortava le coppie di sposi all'astinenza per evitare di far crescere la popolazione oltre misura. Oggi i "malthusiani" sono diventati una presenza inquietante nei governi, nelle organizzazioni internazionali, nei giornali. Sono potenti, nonostante le loro previsioni siano state clamorosamente smentite dai fatti. All'orizzonte si profila semmai il dramma del crollo di nascite nei paesi ricchi.
Già sessant'anni fa, nel 1952, il Corriere della Sera manifestava le prime aperture di credito alla cultura malthusiana. Tanto da pubblicare un pezzo intitolato "L'eccesso di popolazione non può sfogarsi all'estero", nel quale si avvertono gli italiani che su di loro incombe il flagello della sovrappopolazione e la conseguente miseria generale. Sennonché un lettore di Candido, Franco Spotorno, scrive a Guareschi: "Le famiglie numerose sono in gran parte l'indice di coscienza religiosa, di senso del dovere, di rispetto delle leggi di Dio e della natura, di coraggio, di fiducia in se stessi, di spirito di sacrificio, di amore alla famiglia e al lavoro, di quel complesso, cioè, di igiene morale spesso ignota nei talami sterili, dove calcoli complicati, elucubrazioni, igiene matrimoniale e una buona dose di egoismo preparano solitari crepuscoli consolati dal cagnolino. Io sono il sesto figlio di una serie di otto; e proprio non me la sento di pensare ai miei genitori come a degli incoscienti analfabeti."
Alla lettera, pubblicata sul Candido del 9 settembre 1952, Guareschi risponde così: "Non accettiamo di polemizzare né di discutere sull'opportunità o meno della limitazione delle nascite non per spirito di intolleranza, ma con lo stesso spirito col quale ci rifiutiamo di discutere sulla esistenza di Dio. Per noi Dio esiste. Con lo stesso spirito noi rispondiamo, a chi ci interpella in proposito, che il problema dell'eccesso di nascite non esiste. La regola è questa: Crescite et multiplicamini. In quanto poi a coloro che negano l'esistenza di Dio, e, quindi, delle Leggi divine, a coloro cioè che sono ancorati alla terra dal più rigoroso materialismo, noi rispondiamo che parlare di 'necessità di controllare e limitare le nascite' è, prima ancora che una bestemmia contro Dio, una bestemmia contro la natura.
Quando noi pensiamo che il mare, l'immenso e sconfinato mare, prima che un uomo pensasse a dar la caccia ai pesci, è rimasto per esempio alcuni miliardi di anni (centinaia di miliardi, miliardi di miliardi, chi lo sa?) in completo e incontrollato potere dei pesci, e quando pensiamo che, pur essendo dotati d'una prolificità eccezionale, i pesci non sono mai riusciti a sovrappopolare il mare, ci vien da sorridere davanti alle preoccupazioni del Corriere della Sera e di chi la pensa come quelli del Corriere della Sera. Il problema della superpopolazione non esiste: regole inflessibili, matematiche, esistono, invece, sulle quali si basa il funzionamento di tutte le cose dell'universo. Il Padreterno, prima di creare l'universo, non ha aspettato di leggere il Corriere della Sera. Aveva già delle idee sue".

Fonte: prolifenews.it, 08/04/2013

3 - NELLA CHIESA SONO TUTTI I BENVENUTI, MA NON SENZA REGOLE!
Il cardinale di New York ci ricorda che accogliere tutti gli uomini con rispetto non significa fare sconti sulla verità
Autore: Timothy Dolan - Fonte: Cantuale Antonianum, 26/04/2013

C'è una lezione che ho cominciato a imparare quando avevo sette o otto anni...
Il mio amico Freddie, che abitava di fronte a casa, ed io stavamo giocando fuori.
Mamma mi ha chiamato per la cena. Le ho chiesto: "Può rimanere anche Freddie e stare a cena con noi?" "E' certamente il benvenuto, se va bene a sua mamma e papà", rispose lei.
"Grazie, signora Dolan," rispose Freddie. "Sono sicuro che va bene, perché mamma e papà sono fuori, e la babysitter aveva intenzione di farmi un panino quando sarei rientrato".
Ero così orgoglioso e felice. Freddie era il benvenuto a casa nostra, alla nostra tavola. Tutti e due siamo corsi dentro e ci siamo seduti. "Freddie, sono contento che tu sia qui", ha osservato papà, "ma.... Sembra sia meglio che tu e Tim andiate a lavarvi le mani prima di mangiare". Piuttosto semplice...senso comune... papà stava dicendo: ora sei un membro benvenuto e rispettato della nostra tavola, della nostra famiglia, ma ci sono alcune aspettative molto naturali che questa famiglia ha, come lavarsi le mani! ...
Così è dentro la famiglia soprannaturale che chiamiamo la Chiesa: tutti sono i benvenuti!
Ma, benvenuto a che cosa? Ad una comunità che ti amerà e rispetterà, ma che ha delle esigenze piuttosto chiare che la regolano, rivelate da Dio nella Bibbia, per mezzo del suo Figlio Gesù, instillate nel cuore dell'uomo, e insegnate dalla Sua Chiesa. La Chiesa è cattolica...questo significa che tutti sono i benvenuti; La Chiesa è una...ciò significa che abbiamo una Persona - Gesù - e il suo insegnamento morale che ci uniscono; La Chiesa è apostolica...questo significa che l'insegnamento di Gesù è stato affidato ai suoi Apostoli, e con diligenza tramandato dalla sua Chiesa. Il sacro dovere della Chiesa è quello di invitare le persone, stimolare queste persone, a vivere il messaggio e gli insegnamenti di Gesù. Questo equilibrio può causare qualche tensione. Freddie e io eravamo amati e accolti alla mensa di famiglia, ma era chiara la richiesta: niente mani sporche!
Il beato Giovanni Paolo II diceva che il modo migliore di amare qualcuno è dirgli la verità: insegnare la verità con amore. Gesù ha fatto questo - Lui era l'amore e la verità in persona - e così fa anche la sua Chiesa. Noi amiamo e rispettiamo tutti quanti...ma questo non significa necessariamente che amiamo e rispettiamo le loro azioni.
"Chi" è una persona? Noi amiamo e rispettiamo lui o lei. . .
"Che cosa" una persona fa? La verità può richiedere che diciamo a questa persona che amiamo che certe azioni non sono in sintonia con ciò che Dio ha rivelato.
Non possiamo mai giudicare una persona...ma, possiamo giudicare le azioni di una persona.
Gesù lo ha fatto benissimo. Ricordate la donna colta in adulterio? Gli anziani stavano per lapidarla. Dopo le parole di Gesù, se ne sono andati via.
«Non c'è nessuno rimasto a condannarti?" Il Signore ha chiesto con tenerezza alla donna accusata. "Nessuno, Signore», sussurrò lei. "Neppure io ti condanno", ha concluso Gesù . "Ora vai, ma non peccare più." Odia il peccato, ama il peccatore...
Nel mio ultimo anno in seminario, ho guidato una delegazione dal rettore sostenendo che era giunto il momento di abbandonare la pretesa "fuori moda" che a noi seminaristi venisse richiesto di dedicarci allo studio della filosofia. Insistevamo dicendo che quei tempi "rivoluzionari" - eravamo nel 1971 - richiedevano a noi futuri sacerdoti di essere specialisti in altre aree "rilevanti", come la psicologia o la sociologia. Il rettore, un uomo saggio, ascoltò con attenzione e pazienza. Ci ha ringraziato e ha chiesto un po' di tempo per riflettere e consultarsi sulla nostra richiesta. Una settimana più tardi ci ha richiamato e ha detto che il requisito della filosofia sarebbe rimasto (ora sono ben contento che lo abbia fatto, tra l'altro!). Uno degli studenti più irruenti è saltato su: "Vede? Lei non ci ascolta mai! Non ci rispetta!" Il rettore ha spiegato con calma: "Solo perché non sono d'accordo con voi, o non accetto la vostra proposta, non significa che non vi ascolto, né che io non vi ami e rispetti." Non cattiva come lezione di filosofia, diciamo.
Allo stesso modo, per esempio, la Chiesa ama, accoglie e rispetta l'alcolista...ma non dovrà accettare la sua sbornia. La Chiesa ama, accoglie, rispetta un uomo d'affari di primo piano... ma non può passar sopra al suo mancato pagamento di un giusto salario a un lavoratore immigrato. La Chiesa ama, accoglie e rispetta una giovane coppia di innamorati... ma non potrebbe non contestare la loro decisione di "vivere insieme" prima del matrimonio. La Chiesa ama, accoglie e rispetta una donna che ha compiuto un aborto e l'uomo, padre del bambino, che ha incoraggiato l'aborto... ma sarebbe unita a loro nel piangere il lutto e nel pentimento per quella scelta mortale. La Chiesa ama, accoglie e rispetta una donna o un uomo con un'attrazione per lo stesso sesso... e nello stesso tempo ricorda a lui o lei il chiaro insegnamento per cui, mentre la condizione di omosessualità non è affatto un peccato, tuttavia l'insegnamento di Dio è chiaro che gli atti sessuali sono riservati ad un uomo e una donna uniti nel vincolo d'amore e fedeltà del matrimonio, che dura tutta la vita ed è aperto a dare la vita.
La Chiesa ama, accoglie e rispetta le persone ricche e nello stesso tempo insegna profeticamente la "a-volte-scomoda" virtù di giustizia e di carità verso i poveri.
Siamo parte di una Chiesa in cui, sì, tutti sono i benvenuti, ma, no, non di una Chiesa in cui tutto è permesso. Ricordate il commovente vangelo di Domenica scorsa, quello di Gesù, il Buon Pastore? Un pastore che fa efficacemente il suo lavoro custodisce, protegge, nutre e conduce il suo gregge, mentre accoglie con benevolenza le sue pecore nel gregge. Ma... egli non permetterà loro di vagabondare, né permetterà alle pecore di fare tutto quello che vogliono o di andare dovunque vogliano. Il suo compito è quello di riportarle a casa e salvarle dal pericolo.
Questo pastore qui sta ancora cercando di imparare ad essere come quello: ad amare tutti senza mai fare compromessi sulla verità.

Fonte: Cantuale Antonianum, 26/04/2013

4 - TEST SUGLI ANIMALI? SONO NECESSARI
Assalti, danni ingenti provocati e assoluta impunità: ora il mondo della scienza e della ricerca comincia a dire basta ai raid criminali degli animalisti
Autore: Giovanni Naccarella - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 29/04/2013

Assalti, danni ingenti provocati e assoluta impunità. Ma ai raid degli animalisti ora il mondo della scienza e della ricerca comincia a dire basta. I fatti: sabato 20 aprile alcuni attivisti del gruppo animalista Fermare Green Hill fanno irruzione nel Dipartimento di biotecnologie mediche dell'Università degli Studi di Milano. Lo scopo è quello di impedire il lavoro del laboratorio che si occupa di ricerche sulle malattie del sistema nervoso perché nella sperimentazione vengono utilizzati anche topi e conigli. Alcuni animalisti si incatenano alle porte e servono dieci ore di trattative con la polizia per riportare la situazione alla normalità. O quasi, visto che gli attivisti dopo aver messo a soqquadro il laboratorio portano con sé anche alcune decine di animali, rendendo vane tutte le ricerche del centro.
Il giorno dopo, però, arriva anche la contro-protesta di ricercatori e studenti desiderosi di mostrare il loro dissenso e dare voce alle ragioni della ricerca scientifica. La manifestazione viene organizzata dall'associazione Pro-Test Italia che dal 2012 si batte affinché sia fatta una migliore informazione pubblica sull'importanza degli animali nella ricerca biomedica.
Federico Baglioni e Andrea Tosini sono due degli esponenti di Pro-Test scesi in piazza a Milano. Il primo è laureato in biotecnologia presso l'Università degli Studi di Milano, l'altro è studente di psicologia al San Raffaele: entrambi raccontano le loro ragioni in difesa della ricerca.
COME È NATA LA DECISIONE DI MANIFESTARE DOPO L'INCURSIONE DEGLI ATTIVISTI DI FERMARE GREEN HILL ALL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MLANO?
Tosini: E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, c'erano già stati altri episodi. Primo fra tutti quello dell'allevamento di Beagle Green Hill, da cui prende appunto il nome l'associazione degli animalisti, vicino a Montichiari nel 2010. Poi c'è stata anche la manifestazione nel 2012 contro la Harlan, uno stabilimento dove si allevano animali da laboratorio. Dietro a queste opere di liberazione si nascondono in realtà azioni di distruzione. Ci siamo stufati di questa situazione in cui nessuno sembra avere il coraggio di dire e fare qualcosa: è assurdo che un animalista possa entrare in università, distruggere ricerche, rubare gli animali e non essere nemmeno denunciato.
Baglioni: Appena saputo dell'occupazione ci siamo mobilitati con le persone del dibartimento di biologia e farmacologia dell'università per dare immediatamente un segnale di controprotesta. Per far luce su quella che loro chiamano vivisezione, gli attivisti hanno buttato all'aria tutte le gabbiette degli animali e invertito tutti i cartellini delle varie ricerche su autismo, morbo di Parkinson e Alzheimer. Sono stati diffusi video mistificatori in stile Quentin Tarantino quando in realtà topi e conigli venivano tenuti all'interno di gabbiette attrezzate in condizioni più che dignitose. Oltretutto con questa "liberazione" è stato ottenuto l'effetto opposto a quello sperato, perché molti esemplari con le difese immunitarie deficitarie sono stati condannati a morte.
E PRO-TEST CHE BATTAGLIA CERCA DI PORTARE AVANTI RISPETTO A QUESTA SITUAZIONE?
Tosini: Pro-Test nasce sostanzialmente su internet a partire dai dibattiti su temi scientifici come la sperimentazione animale. Poi grazie a un gruppo di amici sparsi in tutta Italia è stata fondata anche l'associazione a livello giuridico e legale, un punto di riferimento per fini divulgativi. L'intento è quello di bilanciare la grande eco mediatica dei gruppi animialisti che con le loro proteste sfociano sempre nella propaganda. In risposta ad una informazione spesso parziale e falsificata ci proponiamo di raccontare com'è la realtà all'interno dei laboratori, di spiegare come funziona davvero la sperimentazione e perché è ancora necessaria. In pochi per esempio sanno che ormai le leggi a livello europeo prevendono l'utilizzo degli animali solo dove è strettamente necessario, visti anche i costi di mantenimento che queste ricerche comportano rispetto alle colture di cellule o ad altri metodi alternativi.
Baglioni: Oggi la divulgazione scientifica deve dire le cose come stanno e al contempo rendere più agevole per la gente la comprensione di concetti complicati. Nella società in cui viviamo è molto più facile che si diffondano le immagini forti di una campagna contro la vivisezione, in cui magari c'è un cane con un cuoricino di fianco, piuttosto che il discorso di un professore del Cnr che spiega come le gabbiette degli animali da laboratorio vengano pulite e sterilizzate ogni 48 ore. Si tratta di sfatare un po' il mito dello sperimentatore sadico: primo perché la tutela degli animali è un ideale condiviso anche dai ricercatori, e secondo perché il maltrattamento sarebbe controproducente per gli stessi test scientifici. Oltretutto ormai si segue la regola delle 3R: ridurre, rifinire e rimpiazzare. Ridurre le sperimentazioni sugli animali, rifinire i metodi alternativi e rimpiazzare le prime con i secondi: questo dice già tutto.
CHE ESITI HA AVUTO LA MANIFESTAZIONE DI MILANO E CHE PROSPETTIVE APRE?
Tosini: Scendendo in piazza abbiamo voluto far vedere che ci sono persone a cui questa situazione non va bene. Ed è stato un successo perché molte persone ci hanno dato il loro sostegno perché consapevoli dell'importanza della ricerca. Tanti altri erano interessati a ricevere maggiori informazioni sulle sperimentazioni e si è creato anche un bel dialogo sulle ragioni per cui gli animalisti stavano sbagliando. Dopo questa esperienza intendiamo replicare al più con nuove iniziative per sensibilizzare le persone su questi temi così delicati.
Baglioni: Nonostante le intimidazioni ricevute dagli animalisti su internet è andato tutto per il meglio perché grazie alla Questura e a un rappresentante di FederFauna abbiamo ricevuto il permesso di manifestare. Domenica mattina eravamo in piazzale Piola a Milano con i nostri camici bianchi, facilmente riconoscibili e pronti a spiegare le ragioni della ricerca. Non mancava anche la confusione generata da alcuni estremisti di Fermare Green Hill, però si trattava soltanto di una minoranza. E' stato bello vedere come molte persone interessate alla tutela degli animali abbiano preferito fermarsi a parlare con gente preparata e aperta al dialogo piuttosto che con chi urlava e basta. Questa è la strada giusta, un rischio che vale la pena correre per difendere la ricerca.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 29/04/2013

5 - PIETRO MASO: ''IL MALE ERO IO''
Senza alibi e senza censure Pietro racconta nel suo libro tutti i piani per uccidere i genitori e intascare l'eredità
Autore: Luisella Saro - Fonte: Cultura Cattolica, 30/04/2013

L'avevo detto e l'ho fatto. Ho letto il libro di Pietro Maso e ne ho parlato a scuola. Perché è un libro sulla colpa e sul perdono, sulla giustizia e sulla misericordia. E' un libro che parla di sguardi.
Ne ho parlato perché educare vuol dire anche questo: far capire ai ragazzi che la scuola serve alla vita, o non è scuola. Che aiuta a comprendere se stessi, o non serve a nulla.
"Il male ero io" – questo il titolo – racconta la storia di Pietro Maso, anzi: di Pietro e di Maso. Come c'è scritto a pagina 58. «Per molto tempo Maso aveva convissuto insieme a Pietro, come due gemelli uguali ma profondamente diversi. Maso si alimentava di narcisismo. E quel narcisismo faceva sì che io godessi solo quando gli altri mi guardavano. O ancora di più quando gli altri provavano a imitarmi. Erano lo specchio nel quale io potevo mirarmi. Mi dava l'illusione di un potere immenso. Delirio. Ebbrezza. (...) Solo allora mi sentivo di esistere». Chi lo sa se questo giovane di Montecchia di Crosara era affetto da "narcisismo bipolare", come scrisse sulla sua perizia lo psichiatra Vittorino Andreoli; fatto sta che nel libro vengono elencate tutte le folli follie pensate e messe in atto con alcuni amici, per essere sempre sopra le righe. «Hanno scritto di me, di noi, che abbiamo ucciso per fare la bella vita. Noi volevamo entrare nella vita – scrive Pietro – E invece, macchiandomi del più terribile dei crimini, a diciannove anni sono entrato nella tomba insieme a mamma e a papà».
Senza alibi e senza censure, Pietro racconta tutti i tentativi falliti per far fuori i genitori e intascare l'eredità: il veleno per topi una volta, e poi quell'altra con il gas, e quell'altra ancora: quando l'idea era fracassare la testa della mamma a colpi di schiaccia bistecche.
Fino a quella notte terribile del 17 aprile, recuperata dalla memoria in tutti i dettagli, in cui, con tre amici, i genitori li fa fuori davvero. «Uccidere. Cosa vuol dire uccidere? Non lo so. Dare la vita e dare la morte può farti sentire eterno. Ma non c'è piacere. Io non l'ho provato. Uccidere è privazione. Assenza. Una vertigine distruttiva. E' come lanciarsi da un palazzo sapendo che non puoi volare».
A 19 anni, il 19 aprile 1991 si apre il cancello grigio, spesso, del carcere Campone di Verona, e Pietro diventa il numero 42 della cella 3. Un numero. «Ci sono corridoi profondi e bui. E muri sporchi di piscio e sangue, di cibo e sputi. (...) Ci sono porte di legno grosso, scuro, con cerniere di ferro. Quando si aprono quella voce rauca, assordante, volgare, pare un urlo vomitato dalla pancia di un mostro. Ma quello che non riuscirò mai a cancellare è l'odore: quel puzzo che ti si appiccica addosso. Ti sporca dentro. E' puzzo di carne umana, marcia, di cancrena aperta. E' tanfo di tabacco mischiato al caffè»
Sono tante le pagine sul carcere, perché 22 anni dietro le sbarre a Verona e poi a Milano sono più della vita passata fuori. Davanti agli occhi della memoria sfilano volti, sapori, odori... E colpisce come in giorni e notti che paiono ripetersi uguali perché niente più della galera è routine, si delinea invece, ricco di particolari, l'incontro con don Guido Todeschini, direttore di Telepace, che, udito per caso un giorno alla radio, di Pietro aveva detto così: «Che facciamo, lo abbandoniamo, lo seppelliamo vivo come meriterebbe o gli tendiamo la mano e cerchiamo di recuperarlo, tenendo conto della sua giovane età? Certo, in questo momento è più facile essere giustizialisti che muoversi al perdono. Ma se noi lo lasciamo lì in carcere, dimenticato, noi commettiamo lo stesso delitto».
E' il sacerdote a prendere i contati con lui: inizia a scrivergli delle lettere, poi, un giorno, chiede di incontrarlo. «Io, sepolto vivo. Odiato. Rinnegato. Dimenticato. Io che quando arrivava il giorno dei colloqui mi rintanavo in cella in completa solitudine, ora avevo qualcuno che si interessava a me. Accettai». E' questo incontro la svolta. E non si può dimenticare.
«Lo ricordo come fosse ieri. Sono le dieci del mattino. Quanto l'ho atteso questo giorno. Finalmente è arrivato. (...) Dopo quasi dieci mesi qualcuno viene per me, per Pietro (...) L'alba avrebbe portato qualcosa che avveniva solo per me. Il giorno non sarebbe arrivato invano».
Ed è vero, come scrisse Pavese, che «non c'è cosa più amara che l'alba di un giorno / in cui nulla accadrà». E' così importante quel giorno, quell'incontro, che si stampa nella memoria per sempre. «Eccolo. Don Guido è in piedi. Volge le spalle al tavolo. La porta si chiude. Finalmente. Davanti a me c'è un uomo sulla cinquantina, alto circa un metro e settanta, corporatura normale. Indossa l'abito nero con il colletto bianco. Quando faccio per entrare lui, invece di ritrarsi come ero abituato a veder fare, mi viene incontro. Mi abbraccia. Non era mai successo».
Sembra di vedere che si fa "carne" l'incontro tra l'Innominato e il cardinale Borromeo, dico ai ragazzi quando leggo loro queste righe. «Quando quella mattina di febbraio don Guido mi abbraccia, mi sento per la prima volta considerato da un adulto. Per la prima volta c'è qualcuno che mi guarda. Che guarda Pietro».
E' questa la parte del libro che ho bisogno di far incontrare ai miei allievi: le righe da qui in poi. Quelle che descrivono il rapporto con questo prete straordinario che un giorno gli dice: «Sai Pietro quanti chilometri ho fatto per portarti tutti i sabati il corpo di Cristo? Se sommiamo i chilometri che ho fatto da Verona a Milano in tutti questi anni, equivarrebbero a più di tre giri attorno al mondo».
Più delle parole, è la fedeltà di questa amicizia a lasciare il segno. Vale per Pietro ma – me lo dicono i miei allievi, quando dal libro si passa alla nostra vita – vale per tutti. «A volte era paterno. Altre duro, aspro. Non sapevo mai cosa aspettarmi. Ma c'era sempre. Non ha mai saltato un sabato. La sua fede, la sua tenacia, mi hanno dato una forza incredibile. Se lui faceva questo per me, dovevo diventare degno del suo sacrificio».
Dopo quello con don Guido, il ricordo dell'incontro con Nadia e Laura, le due sorelle. Il loro perdono... per dono. «Ci dividono pochi passi. Ma i miei piedi sono inchiodati a terra. Come i miei occhi. Don Guido capisce e mi fa un cenno con la testa. Io non mi muovo. Nadia e Laura mi vengono incontro. Mi abbracciano. Ora siamo abbracciati. Siamo tre in uno. Mi sarei aspettato di tutto: sguardi di rimprovero, rabbia, schiaffi. E tutto ci sarebbe stato. Ma non ero pronto a questa stretta d'amore. Senza saperlo Laura e Nadia posano una pietra importante sul mio cammino. Questa stretta scioglie tutto: il dolore, la pura, l'odio: la morte. "Pietro, ti vogliamo bene, sei nostro fratello." Ho gli occhi chiusi. Dio mi sta facendo il regalo più grande della mia vita. Non posso crederci, sta succedendo davvero, a me. Non me lo merito». «Il loro perdono mi ha liberato da me stesso», scrive. «Come se qualcuno mi fosse entrato dentro e mi avesse rovesciato».
Ci vogliono vent'anni di carcere e quasi altrettanti di preghiera perché Pietro, che ora è definitivamente un uomo libero, impari a guardarsi in faccia di nuovo: a ri-conoscersi. Ed è su questo che prosegue la discussione in classe, con i ragazzi. Non la riferirò, perché quel che accade tra le quattro mura di un'aula chiede riservatezza. Dico solo che, incarnata nella storia di Pietro Maso, abbiamo ritrovato la verità, attualissima, delle parole di S. Agostino su Zaccheo. «Fu visto e vide; ma se non fosse stato veduto, non avrebbe visto». Così, una rinascita è possibile. Per Zaccheo, e per Pietro. Per ciascuno di noi.

Fonte: Cultura Cattolica, 30/04/2013

6 - IL FALLIMENTO OBBLIGATO DEL GOVERNO LETTA
Il salvataggio dell'Euro (e dell'Unione Europea) resta un obiettivo primario del nuovo governo tecnocratico che seguirà l'agenda dettata dalla Banca Centrale Europea (BCE)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 01/05/2013

Può darsi che, se si vuole evitare ad ogni costo il ritorno alle urne, il nuovo esecutivo sia, come ha dichiarato il Presidente Napolitano, «l'unico governo possibile». Ma, d'altra parte, il fallimento di questo governo, malgrado il vasto consenso parlamentare e mediatico che lo sostiene, appare più che possibile, certo. La prima ragione di questo fallimento obbligato è politica.
Il governo Napolitano-Letta si ispira alla stessa filosofia del governo Napolitano-Monti che lo ha preceduto e non può che conoscere un'analoga débacle. Il primo si presentava come un governo di tecnici, sostenuto, dai voti dei due principali partiti di opposizione; il secondo è un governo non tecnico, ma tecnocratico, in cui i due partiti, obbligandosi ad uno spurio compromesso, entrano a far parte della medesima compagine governativa e seguono la stessa agenda, dettata dalla Banca Centrale Europea e dai custodi dell'utopia europeista, come Angela Merkel.
La democrazia rappresentativa è fondata sul rapporto dialettico tra il governo, espressione della maggioranza dei cittadini, e l'opposizione, che rappresenta coloro che nel governo non si riconoscono. La tradizione rappresentativa occidentale non nasce tuttavia con le democrazie moderne, ma è un prodotto tipico del Medioevo, e ha le sue radici nei rapporti politici e sociali del sistema feudale e corporativo, distrutto dalla Rivoluzione francese. La democrazia del XIX e del XX secolo è invece evoluta in senso anti-rappresentativo, per divenire una democrazia totalitaria, che fa tabula rasa non solo dei principi che trascendono la politica, ma delle stesse categorie di maggioranza e di opposizione che dovrebbero costituire l'essenza del regime parlamentare.
Lo Stato italiano, fin dalla sua nascita, nel 1861, conobbe la degenerazione del sistema parlamentare, contro cui sorse il fascismo, un regime la cui vocazione totalitaria fu frenata dalle presenza istituzionale della Chiesa e della Monarchia. Dopo la caduta del fascismo, si formò tra il 1943 e il 1944 un governo di "unità antifascista", fondato sull'elevazione a concetto metafisico di un fatto storico, la Resistenza. Negli anni '60 il Concilio Vaticano II fu inteso da molti come l'inizio di quella purificazione che avrebbe dovuto preludere all'incontro fra cattolici e comunisti.
Proprio in nome della Resistenza e dell' "unità nazionale" nacque il progetto gramsciano-berlingueriano di compromesso storico, abortito nel 1978 per il rapimento e la morte di Aldo Moro. Il mito dell' "unità nazionale" continuò però ad aleggiare, mentre i successivi tentativi della sinistra comunista e postcomunista di conquistare il potere si infransero contro nuovi ostacoli, a cominciare dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel 1994. Da allora il vero problema della sinistra italiana non è stato tanto di arrivare al governo, ma di riuscire a mantenere il potere. La sinistra non è riuscita ad abbattere Berlusconi né per via politica né per via giudiziaria, ma è dovuta ricorrere ai poteri forti extra e sovranazionali, intervenuti in nome di un crisi economica da essi stessi artificialmente alimentata, prima che la situazione precipitasse realmente, proprio a causa della disastrosa politica finanziaria del governo Monti.
Nelle elezioni del febbraio 2013, Berlusconi è ritornato in campo e il novanta per cento degli italiani si è espresso contro il salvatore della patria Mario Monti, la cui "Scelta civica" ha ottenuto alla Camera solo il 10,5 % dei voti. La situazione di ingovernabilità che è seguita avrebbe dovuto portare alle elezioni anticipate e non certo alla riedizione di un governo di "larghe intese" che oggi ingloba quelle stesse forze politiche che avevano sostenuto Mario Monti.
Il governo Napolitano-Letta è una riedizione del precedente, spogliata di qualche clamoroso errore come l'imposizione del'IMU. Enrico Letta segue attentamente le indicazioni del suo padrino Giorgio Napolitano e su tutti vigilano con attenzione i poteri forti europei. Il cambiamento di parola d'ordine, da "austerità" a "sviluppo", segue le indicazioni ricevute da Bruxelles e da Francoforte. Che sia così, lo conferma la scelta come premier dello stesso Letta, proveniente dall'ala tecnocratica della sinistra democristiana e la consegna del ministero chiave dell'Economia e delle Finanze a Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia, e uomo di fiducia della BCE.
La terza "icona" dell'esecutivo, dopo Letta e Saccomanni, è Emma Bonino, che garantisce con la sua presenza al Ministero degli Esteri, la amoralità, più ancora che l'immoralità del nuovo governo. La Bonino non proporrà i matrimoni omosessuali, lasciando che a farlo provvedano i gruppi parlamentari, ma sarà il volto ufficiale dell'Italia all'Estero: quell'Italia laica e libertaria, che dal 1978 ad oggi ha ucciso quasi sei milioni di bimbi, un decimo della sua popolazione, e che si è data come missione la dissacrazione di tutti i princìpi e le istituzioni tradizionali su cui, nel corso dei secoli, si è costruita la nostra nazione.
E che le tre "icone", Letta, Saccomanno, Bonino, abbiano più di qualcosa in comune ce lo conferma un comunicato stampa dell'Istituto Affari Internazionali (IAI), che formula «al premier Enrico Letta e ai ministri degli Esteri Emma Bonino e dell'economia Fabrizio Saccomanni, tutti e tre membri del Consiglio direttivo dello IAI l'augurio di buon lavoro dell'Istituto, con l'auspicio di riuscire a interpretare le istanze di cambiamento italiane ed europee e a rafforzare la credibilità dell'Italia nell'Ue e il processo di integrazione». (http://www.iai.it/index_it.asp)
Lo IAI, fondato nel 1965, sul modello dei think tank anglosassoni, dall'eurocrate comunista Altiero Spinelli, è la filiazione italiana di istituzioni mondialiste come il "Council on Foreign Relations" americano. Tra i suoi esponenti di punta fu l'ex governatore della Banca d'Italia Guido Carli, firmatario italiano, nel 1992, del Trattato di Maastricht, come Ministero degli Esteri nel settimo governo Andreotti. Il salvataggio dell'euro e dell'Unione Europea resta un obiettivo primario del nuovo governo tecnocratico Napolitano-Letta, che per sopravvivere ha bisogno del mito totalitario dell'unità nazionale.
A chi si illude sul possibile buon esito di questa ricetta bisogna ricordare che il bene comune di una nazione è sempre, prima di tutto, morale e che le nazioni, come gli uomini hanno un'anima che le sostiene. L'Italia per rinascere sul piano economico e politico, non ha bisogno di ridurre il suo debito, ma innanzitutto di ritrovare la propria identità spirituale e morale. Non c'è altra "emergenza" al di fuori di questa.

Fonte: Corrispondenza Romana, 01/05/2013

7 - L'OSSESSIONANTE RICERCA DEL MALE MINORE HA CONSEGUENZE DISASTROSE
No al matrimonio gay, sì alle unioni civili? Quando i cattolici approvano il buchino nella diga, la catastrofe è già iniziata!
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 01/05/2013

Giustamente il direttore della Nuova Bussola Quotidiana ha espresso su queste pagine con molta chiarezza tutte le sue perplessità di fronte a una strana posizione che nel mondo cattolico italiano va facendosi strada in materia di unioni gay. Si tratta di una nuova dottrina che si può riassumere nello slogan: no al matrimonio tra omosessuali, ma sì al riconoscimento dei diritti civili e di forme di unioni diversamente denominate.
Ora, la faccenda è di notevole portata, quando si pensi che a sostenere questa posizione sono, fra gli altri, monsignor Vincenzo Paglia, monsignor Piero Marini, il quotidiano della CEI Avvenire, il portavoce della sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, il filosofo del diritto e presidente dell'Unione Giuristi cattolici Francesco D'Agostino.
Fino a qualche decennio fa, quando fra i cattolici qualcuno sbandava e la sparava grossa, ce la si cavava dicendo: beh, è una posizione isolata, è una voce stonata fuori dal coro. Succedeva così con i teologi ribelli, le comunità di base, i preti operai, i frate mitra, i cattocomunisti del regime sandinista, i moralisti dell'università di Nimega, eccetera eccetera. Adesso il quadro si è fatto più complicato, e di fronte alla presa di posizione che caldeggia forme di riconoscimento delle unioni diverse dal matrimonio, nessuno può più cavarsela dicendo che si tratta di sparate solitarie. Anzi: i solitari rischiano di diventare quelli che a tali posizioni aperturiste provano a opporsi.
Qui assistiamo a un fenomeno organico: dopo aver sostenuto per decenni che non c'era alcun bisogno di legiferare per tutelare le persone omosessuali o eterosessuali conviventi more uxorio – ragioni riassunte in modo cristallino da Gianfranco Amato sempre su queste pagine – tutt'a un tratto il mondo cattolico italiano ufficiale fa marcia indietro, e scopre che invece la tutela ci vuole, e che bisogna fare una legge in materia.
Era giusta la posizione precedente, o quella attuale? Il principio di non contraddizione impedisce di ammettere che siano entrambe vere, poiché sono intrinsecamente alternative e contraddittorie fra loro. Per quale ragione Avvenire e i giuristi di area cattolica prima liquidavano i Dico del Governo dei "cattolici" Prodi-Bindi come un mostro inaccettabile, e adesso invece invocano soluzioni giuridiche che ripercorrono quella strada? Che cosa è successo? Semplice: sta per essere girata una nuova puntata della telenovela cattolica dedicata al cosiddetto male minore.
Da una decina d'anni, la dottrina del male minore si è impossessata come un demone di importanti fette del mondo cattolico. In base a questa strategia, i cattolici in politica - e gli organi di informazione e formazione che li spalleggiano – non devono più "limitarsi" (sic) ad affermare i principi non negoziabili opponendosi alle iniziative legislative che li negano, ma devono assumere l'iniziativa legislativa promuovendo leggi che affermano quei principi solo in parte, ma che impediscono l'approvazione di leggi peggiori.
La madre di tutte le battaglie per il male minore è stata quella sulla fecondazione artificiale: gli esponenti dell'ex Pci – sinceramente non mi ricordo se all'epoca si chiamassero Pds, Ds, o Pd – promossero una legge che avrebbe legalizzato i bambini in provetta ammettendo sia la fivet omologa che quella eterologa, e adottando una linea estremamente permissiva. A quel punto, i cattolici produssero un documento che definiva "buona" una legge che avesse vietato la fecondazione artificiale eterologa. Tra i promotori principali di quel manifesto si segnalò il professor Antonio Maria Baggio, lo stesso intellettuale cattolico che l'altro giorno ha salutato la nomina di Emma Bonino a ministro degli Esteri dicendo: "Vorrei sottolineare, per esempio, l'inserimento della signora Bonino nel governo, posta in un luogo come gli Esteri, che lei ha sempre vissuto in chiave soprattutto di diritti umani e di diritti dei popoli piuttosto che di rapporti tra gli Stati. Anche questa, vorrei sottolineare, è una scelta che a me sembra positiva».
La conseguenza operativa di quel manifesto fu la legge 40 del 2004, che fu presentata dai mass media come "la legge cattolica sulla fecondazione artificiale", e culturalmente divenne anche sul piano morale "la via cattolica alla provetta". Sappiamo che la legge da allora è oggetto di un'operazione di smantellamento giudiziario, al quale il mondo cattolico si oppone con particolare tenacia. Al punto che la fivet omologa viene presentata come buona, e quella eterologa come cattiva. Con il fenomeno legge 40 si compiva una svolta epocale nel modus operandi del mondo cattolico: si accettava di lavorare a favore di leggi di compromesso, allo scopo di limitare i danni, rinunciando a combattere sul piano giuridico, politico, culturale, morale e teologico per proclamare la verità tutta intera su una questione cruciale di rilevanza pubblica. Non a caso la legge 40 fotografava la prassi clinica in atto all'ospedale "cattolico" San Raffaele, il cui comitato etico sosteneva già nel 1996 che la fivet omologa senza embrioni soprannumerari fosse conforme alla dottrina cattolica sulla procreazione. Tesi smentita – anche se non pubblicamente – dalla Congregazione per la dottrina della fede.
Una seconda puntata di quella telenovela venne girata nell'autunno del 2008, quando, sotto la spinta del caso Englaro - che avrebbe avuto il suo tragico epilogo nel febbraio del 2009 – il presidente della Conferenza Episcopale cardinale Angelo Bagnasco decise un altro cambiamento di rotta: sì al testamento biologico, ribattezzato Dichiarazioni anticipate di trattamento, le famose Dat. Ogni studioso di bioetica sa che gli autori cattolici sono sempre stati contrari all'uso di questo strumento. Quindi anche in questo caso si assisteva allo sdoganamento politico e giuridico di una soluzione – quella delle Dat – che fino a pochi giorni prima di quel discorso della Cei era totalmente osteggiato dal mondo cattolico. La legge fu sostenuta con furore dagli ambienti cattolici ufficiali, ma non passò a causa della crisi del Governo Berlusconi. Anche in questo caso, il risultato è stato che il testamento biologico viene presentato nel mondo cattolico come uno strumento buono, auspicabile, e perfino necessario.
Il caso della giravolta dottrinale sulle unioni gay si può comprendere solo dentro a questo scenario. Anche in questo caso, i cattolici temono – e hanno ragione – che la massa di deputati del Pd, di Sel, dei grillini, insieme a spezzoni dei laici del Pdl e di Scelta Civica, votino una legge sui gay del tutto simile a quella francese. Ed ecco il "colpo di genio": prendere l'iniziativa, promuovendo una legge che riconosca alcuni diritti civili, che permetta anche di regolamentare le unioni fra persone dello stesso sesso, rimuovendo l'aspetto sessuale-affettivo del legame, e permettendo a chiunque – quindi anche ai gay – di beneficiare di tale normativa. In questo modo – pensano questi autorevoli cattolici – eviteremo che si usi a sproposito il termine matrimonio, e impediremo le adozioni da parte di persone conviventi dello stesso sesso.
Come si vede, la logica è sempre la stessa: la linea del Piave morale non è più tracciata da principi invalicabili proclamati anche con l'azione politica e giuridica. Non ci si assesta più su posizioni intransigenti, del tipo: no al divorzio, no all'aborto, no ai bambini in provetta, no all'eutanasia, no al riconoscimento dell'omosessualità come valore che genera uno status giuridico. Per carità, queste posizioni non sono apertamente negate. Semplicemente, scompaiono dal dibattito pubblico. Il politico di riferimento, al quale i cattolici hanno appaltato i temi eticamente sensibili, su questi principi tace. E diventa molto loquace nel sostenere le soluzioni di compromesso – ovviamente lodate come punto di equilibrio alto e civile – che verranno sostenute in sede parlamentare. Dunque la linea del Piave morale per i cattolici si sposta continuamente: in un certo momento coincide con il rifiuto dei matrimoni gay; in un momento successivo, arrivate le nozze gay, coincide con il rifiuto delle adozioni per i gay; in un momento ancora successivo, giunte le adozioni, il politico cattolico sposta la trincea al punto in cui si richiede che i gay siano conviventi da almeno cinque anni, e facciano la raccolta differenziata correttamente e allevino un cucciolo di cane da almeno tre. E così via.
Insomma: al mondo cattolico sta accadendo quello che succede, da sempre, ai partiti politici, in special modo di sinistra: la "linea" del comitato centrale sostituisce e si mangia la dottrina ideologica, modificandola in continuazione. Per il militante del Pci italiano, nel 1956 i carri armati sovietici in Ungheria vanno bene, nel 1968 quelli a Praga vanno già meno bene; nel 1978 i carri armati in Polonia non vanno più bene; nel 2013 il militante ex comunista dichiara: "quali carri armati?"
Ovviamente, con riferimento alla Chiesa cattolica non stiamo parlando di una ideologia, ma di una dottrina divinamente ispirata, fondata sulla Tradizione e sulla Sacra Scrittura. Il nostro è solo un ragionamento analogico, per capirci. Questa è la ragione per cui il cattolico – peggio se è un intellettuale, o un giornalista, o perfino un politico – che oggi insista a testimoniare pubblicamente la non negoziabilità di certi principi, finisce in fuorigioco, fa la fine del classico giapponese che combatte nell'isola del Pacifico una guerra che non c'è più.
Ma almeno, uno potrebbe chiedere, questa "dottrina del male minore" porta davvero dei risultati? Sì: il disastro. Quando ero bambino, mio padre mi ripeteva spesso l'apologo della diga. Per quanto grande e robusta possa essere una diga – mi diceva – se in quel cemento armato si apre un piccolo forellino, e l'acqua comincia a passarci attraverso, è solo questione di tempo, e prima o poi la diga viene giù tutta quanta. Ecco, la dottrina del male minore ignora che ogni concessione fatta pubblicamente al male e alla menzogna è un buco nella diga della verità. Prima o poi, tutto è travolto dalla logica, distruttiva, del compromesso.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 01/05/2013

8 - OBIETTIVO: CANCELLARE LA LEGGE 194 SULL'ABORTO
Intervista a Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita che si svolgerà a Roma domenica 12 maggio
Autore: Antonello Cavallotto - Fonte: prolifenews.it, 29/04/2013

1. VIRGINIA, FRA POCO MENO DI QUINDICI GIORNI A ROMA SI SVOLGERÀ LA III MARCIA PER LA VITA. UN APPUNTAMENTO PER I PRO-LIFE IMPORTANTE. UNA PROVOCAZIONE PER CHI PENSA CHE L' ABORTO SIA ORMAI UN DIRITTO DI SECONDA E TERZA GENERAZIONE.
Una provocazione e una sfida a chi pensa che l'aborto sia un "diritto" e per di più acquisito, su cui non si può discutere. La nostra Marcia sta a dimostrare esattamente il contrario. C'è anche in Italia un popolo pro-life che non si arrende agli attacchi contro la vita e non si rassegna di fronte a una legge criminale come la 194, tanto da lottare per la sua completa abrogazione. Anzi, di fronte al torpore di tanti, troppi italiani, anche cattolici, chi scenderà in piazza a Roma il 12 maggio vuole riportare al centro dell'attenzione i valori non negoziabili, primo fra tutti il diritto alla vita e denunciare l'omicidio di 5 milioni di bambini innocenti a causa proprio della legge 194.
2. RISPETTO ALLA MANIFESTAZIONE E AL SUCCESSO INASPETTATO DELLO SCORSO ANNO,- SI PARLÒ DI 15 MILA PERSONE – IL NUMERO DEI PARTECIPANTI E DEI GRUPPI È AUMENTATO? AVETE AVUTO ADESIONI ANCHE DI GRUPPI ED ASSOCIAZIONI PRO-LIFE EUROPEI O AMERICANI?
Quest'anno saremo senz'altro di più. Partiranno molti più pullman da ogni parte d'Italia e soprattutto avremo numerose delegazioni estere, europee e statunitensi. Verranno rappresentanti del mondo pro-life americano, francese, tedesco, belga, polacco e così via. Addirittura sfilerà con noi anche la Presidente della March for Life di Washington, che per tutti rappresenta l'evento modello che ha ispirato marce simili in tutto il mondo. Insomma, la Marcia per la Vita attira sempre di più e non potrà venire ignorata.
3. QUALCUNO PENSA CHE MANIFESTARE LA VITA SIA RIMASTA SOLO UNA FORMA NOSTALGICA DI PROTESTA INSOMMA CHE SCENDERE E GRIDARE NON INCIDA PIÙ DI TANTO SUI DECISORI POLITICI. FIGURIAMOCI PER UNA CANCELLAZIONE TOTALE DELLA LEGGE 194 IN AMBITO PARLAMENTARE. TU PENSI SEMPRE CHE SCENDERE IN PIAZZA VALGA ANCORA LA PENA ? NELL'ERA DELLA RETE NON CREDI CHE SI POSSA INCORRERE NEL RISCHIO CHE GIÀ LUNEDÌ 13 O MARTEDÌ 14 LA TUA MARCIA SIA STATA GIÀ INGOIATA E MASTICATA E RISPUTATA DAI NATIVI DIGITALI DELL'INFO-SFERA?
Certamente ora come ora può sembrare irrealistico pensare ad una totale abrogazione della 194. Questo però deve continuare ad essere ed è il nostro obiettivo. Mobilitazioni come la Marcia servono proprio a risvegliare e sensibilizzare l'opinione pubblica. Vogliamo crescere in numero sempre di più, in modo tale da poter diventare una voce quantomeno ascoltata nelle sedi istituzionali. Per quanto riguarda il problema della facilità con cui oggi si dimenticano le notizie, non abbiamo alcuna paura. Il nostro popolo è fatto di tanti giovani volenterosi che sanno usare benissimo i social network e che proprio grazie a facebook o twitter parlano della Marcia ai loro amici, raggiungendo davvero numerosissimi interlocutori. La Marcia stessa, tra l'altro, ha un sito internet (www.marciaperlavita.it), in costante aggiornamento, e si trova sui già citati social network. Come Comitato organizzatore, poi, posso rassicurare sul fatto che organizziamo incontri e conferenze sul tema specifico durante tutto l'anno. E non manca infine il ricorso alla sempre cara ed utile carta stampata. Certo, si può fare e si farà sempre di più, magari con una struttura dotata di maggior robustezza e stabilità. Ma il pericolo che la Marcia passi inosservata e non raggiunga ogni parte d'Italia non c'è.
4. I FRANCESI CONTINUANO A MANIFESTARE CONTRO HOLLANDE E A FAVORE DELLA FAMIGLIA NATURALE. OBAMA HA LANCIATO LA PAROLA D'ORDINE: FRATELLI E SORELLE GAY. IN TUTTO IL MONDO COSIDDETTO OCCIDENTALE L'ASSALTO PIÙ CHE ALLA VITA SEMBRA ESSERE PORTATO ALLA FAMIGLIA E ALLA NATURA SESSUATA E DIFFERENTE DELL'UOMO E DELLA DONNA. PERCHÉ OSTINARSI A METTERE AL CENTRO SOLO LA VITA, IL VALORE VITA QUANDO ESSA È FRA L'ALTRO SOTTO ATTACCO DA NUOVE FORME DI SELEZIONE EUGENETICA DI PROCREAZIONE ? NON PENSI INSOMMA CHE INSISTERE SULLA STESSA PAROLA ABORTO EVOCHI E RICHIAMI SCENARI E CONTRAPPOSIZIONE IDEOLOGICHE DIVISI FRANCAMENTE DA EVITARE?
La Marcia per la Vita nasce principalmente per combattere l'aborto e per dire il nostro fermo no, senza se e senza ma, senza compromessi né tatticismi, alla legge 194. Tuttavia, chi viene a Roma lotta pure contro ogni forma di eutanasia e dichiara la propria contrarietà ad ogni manipolazione degli embrioni, a partire dalla fecondazione assistita. C'è poi anche il tema della famiglia. L'associazione di cui faccio parte, e che insieme al Movimento europeo di difesa della vita ha ideato la Marcia, si chiama Famiglia Domani e stampa anche una rivistina trimestrale, Famiglia Domani Flash. Pertanto la difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio di un uomo e una donna è garantita e i nostri scritti e le nostre battaglie lo testimoniano. Attualmente, però, in Italia non ci sono ancora, grazie a Dio, i matrimoni o le unioni omosessuali. C'è invece una legge abortista e allora è su quel tema che bisogna insistere. Parlare di aborto divide? Sicuramente. Ma anche le parole di Gesù e della Chiesa (il Vaticano II definisce l'aborto un "abominevole delitto") lo fanno. Non si può tacere la verità. Anzi, ciò che tende a dividere induce a riflettere ed è di questo che abbiamo bisogno.
5. COME PORTAVOCE DESIDERI FARE UN APPELLO ? E SE POTESSI ESPRIMERE UN DESIDERIO, CHI VORRESTI VEDERE SCENDERE IN PIAZZA CON TE IL 12 MAGGIO?
Come portavoce della Marcia per la Vita mi sento di invitare quante più persone possibili a venire a Roma per passare una bella domenica, speriamo assolata, tra il Colosseo e Castel Sant'Angelo, in mezzo a tanti altri amici che condividono la stessa battaglia e gli stessi ideali. Conoscersi, condividere esperienze, scambiarsi contatti, aiuta a sentirsi un'unica famiglia e questa unione fa la forza. Il pericolo della solitudine è lo scoraggiamento e l'apatia. Sapere invece che in un'altra città, magari lontana dalla mia, vi sono persone che la pensano come me, aiuta ad essere più tenaci, militanti e coraggiosi. Quindi partecipare alla Marcia del 12 maggio è una testimonianza ma anche un'occasione per stare insieme. Mi piacerebbe vedere in piazza gli intellettuali e i politici abortisti: significherebbe che hanno cambiato idea! E poi sarebbe bello un saluto di papa Francesco in piazza san Pietro, al Regina coeli.

Nota di BastaBugie: ecco il video in preparazione alla Marcia per la Vita 2013

http://www.youtube.com/watch?v=98s5z0G59sw

Fonte: prolifenews.it, 29/04/2013

9 - MARCIA PER LA VITA: DIFFIDARE DALLE IMITAZIONI
Perché andarci, perché difenderla, perché promuoverla
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Comitato Verità e Vita, 7 maggio 2013

1. LA MARCIA È PENSIERO E AZIONE
La Marcia per la Vita – che si svolge a Roma domenica 12 maggio - è una forma nobile e concreta di impegno: per la vita, per il bene, per la verità. Ogni sana bioetica è, come il cattolicesimo, pensiero e azioni: dal ben-pensare segue il ben agire. Distinguo il bene dal male, e di conseguenza scelgo di fare il bene e di fuggire il male (anche se questo non sempre mi riesce, perché sono un uomo, e talvolta scelgo il male anche quando so che è male).
La Marcia per la Vita esprime pensiero, prima che azione: tanto è vero che la Marcia è tradizionalmente preceduta da un Convegno presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Quest'anno, al convegno interverranno fra gli altri due convinti difensori della vita, il Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, e monsignor Crepaldi, arcivescovo di Trieste.
D'altra parte, un convegno non fa notizia. Ecco allora la necessità di mobilitare un popolo, numeroso e determinato, coraggioso e ben formato, disposto a scendere in piazza. Come scesero in piazza gli ungheresi di fronte ai carri armati sovietici, o i polacchi di fronte alla prevaricazione comunista. Perché in Italia e nel mondo è stata dichiarata guerra alla vita, una guerra condotta con l'arma della legalità formale, sancita dalla ingiusta legge 194 del 1978. Echi non vuole diventare complice di questa guerra contro la vita deve fare qualcosa, deve dire qualcosa, deve osare qualcosa.

2. LA MARCIA È L'EVENTO PIÙ IMPORTANTE PER LA CULTURA PRO-LIFE IN ITALIA
In soli tre anni la Marcia Nazionale per la Vita è diventata un evento fondamentale per il mondo pro-life italiano: anzi, l'appuntamento più importante dell'anno. Lo dimostrano le adesioni che sono per qualità e numero impressionanti. Lo dimostra il carattere per molti versi spontaneo, che viene dal basso, della manifestazione, che si è sottratta fin dal principio da possibili strumentalizzazione di natura politica, partitica, settaria. La Marcia non è la creatura di qualche singolo uomo politico, ma è l'espressione più sincera e autentica di una volontà: quella di non rassegnarsi mai all'esistenza di una legge dello Stato che rende diritto l'aborto volontario.
L'anno scorso confluirono a Roma 15.000 persone, quest'anno sono annunciati pullman da tutti Italia e dall'Europa.

3. UN MESSAGGIO CHIARO E SEMPLICE
Perché la Marcia riscuote questo successo, in un Paese che è a grande maggioranza abortista? La forza della Marcia sta nel suo messaggio, chiaro e semplice: no all'aborto e no alla legge 194 del 1978 . Inoltre, la Marcia non ha carattere ecclesiale, non è una processione, non è un incontro di preghiera: ad essa partecipano cattolici e altri cristiani, esponenti di altre religioni, credenti e non credenti. Molti tacciono, molti altri pregano, in un clima di grande libertà. In questo modo, la Marcia documenta la ragionevolezza delle ragioni della vita. La Marcia è autonoma e indipendente, e si garantisce una libertà che la sottrae a condizionamenti, compromessi, tattiche, censure interne, pavidità travestite da prudenza.

4. UN EVENTO FECONDO
La Marcia si dimostra un evento fecondo. L'anno scorso giornali e tv – soprattutto laici – ne hanno dovuto parlare, e lo hanno fatto con crescente preoccupazione. Molti gestori del media system ritenevano che ormai il mondo pro-life in Italia avesse accettato come un dato irremovibile la legge sull'aborto e che si potesse confinare ogni rigurgito antiabortista dentro il comodo recinto dell'assistenza sociale. Sì all'aiuto alle donne con gravidanze difficili – o almeno a quelle che vogliono essere aiutate – no a qualunque tentativo di mettere in discussione il diritto alla scelta della donna stessa. Una trappola concettuale nella quale certamente sono cadute fette importanti del mondo pro-life. Ma non vi è caduta la Marcia Nazionale per la Vita.
Questo seme sta già germogliando anche a livello locale, dove sono nate quasi dal nulla Marce per la vita locali, come ad esempio in Sicilia e in Piemonte. La Marcia ha poi propiziato la nascita dei Giuristi per la vita, che si propongono di dare assistenza legale alle persone che concretamente si battono contro l'aborto, e che vengono minacciate nell'esercizio del loro lavoro, come ad esempio accade sempre più spesso a medici e infermieri obiettori di coscienza. E' nata la rivista "Notizie pro Vita", diretta da un professionista serio e preparato come Toni Brandi.

5. UN FATTO NUOVO PER L'ITALIA
La Marcia Nazionale è un fatto nuovo per la cultura pro-life italiana: dal 1978, in oltre trent'anni non sono mai state organizzate manifestazioni importanti, massicce e in grado di coinvolgere tutto l'associazionismo cattolico contro la legalizzazione dell'aborto e contro la 194 . Tanto è vero che l'associazione pro-life più importante italiana, il Movimento per la Vita, dopo tre anni e almeno fino ad ora non ha aderito ufficialmente alla Marcia Nazionale per la Vita. Perché questa omissione? La mancanza di una tradizione di piazza dei pro-life italiani ha diverse cause: c'è una oggettiva difficoltà nel mobilitare la gente, soprattutto l'associazionismo cattolico, su questo tema scomodo. C'è soprattutto la paura di scontrarsi con il mondo: chi critica una legge, automaticamente critica lo Stato, e questo genera il timore delle sue reazioni. C'è poi una diffusa confusione dottrinale anche all'interno dello stesso mondo pro-life e mondo cattolico, una carenza nella "ortodossia per la vita". C'è sempre più diffuso il rischio che si affermi nella prassi un volontario formalmente pro-life che aiuta la donna concreta a non abortire, ma che in linea di principio ritiene legittimo che la donna possa scegliere se abortire o no. Un volontario che prova a dissuadere la donna, ma che è parimenti disponibile ad accompagnarla in ospedale ad abortire "per non lasciarla sola".
C'è, insomma, l'affermarsi nella stessa cultura pro-life italiana di uno stile più moderato, dialogico, social-filantropico, focalizzato in modo ormai esclusivo sull'azione consultoriale e assistenziale, pronto ad abbandonare definitivamente l'azione culturale e giuridica. Propenso, piuttosto, a qualche sortita politica di carattere dimostrativo, tendente a ottenere qualche piccolo risultato parziale, che non intacchi nemmeno a parole il quadro normativo esistente. Un mondo pro-life, insomma, che sembra essersi stancato di denunciare pubblicamente le leggi ingiuste – conseguenza: l'opinione pubblica metabolizza e digerisce le leggi ingiuste. Ecco perché migliaia di persone hanno deciso improvvisamente di scendere in piazza, non trovando più rappresentato il loro sdegno e la loro opposizione alla legge abortista vigente.
Certo, la Marcia nasce anche dalla positiva emulazione della manifestazione che si svolge ogni gennaio a Washington, per protestare contro la sentenza Roe vs. Wade. Una marcia che vede sfilare centinaia di migliaia di americani per dire, semplicemente, "stop abortion": chissà che un giorno anche in Italia non si possa assistere a qualche cosa di simile.

6. PERCHÉ È IMPORTANTE PARTECIPARE.
E' importante partecipare a questa marcia per due generi di motivi: sia esterni al mondo pro-life, che interni ad esso. Cominciamo dai motivi "esterni".
MOTIVI EXTRA MOENIA
a) Viviamo ormai nella civiltà dell'aborto. Nel mondo si contano ogni anno circa 45 milioni di aborti volontari, le leggi abortiste si stanno estendendo a tutte le nazioni, la sensibilità dell'opinione pubblica di fronte a questo fenomeno sta declinando in maniera inesorabile verso l'assuefazione e l'assenso acritico.
b) Vogliamo richiamare l'attenzione dei mass media e dell'opinione pubblica con un messaggio forte e non compromissorio: l'aborto uccide e fa male a milioni di anime.
c) Vogliamo dimostrare che il popolo della vita c'è, è minoranza ma non si rassegna e vuole combattere.
d) Vogliamo denunciare pubblicamente le leggi ingiuste.
MOTIVI INTRA MOENIA
a) Dobbiamo scuotere le coscienze assopite o confuse degli stessi credenti, e di non pochi esponenti del mondo pro-life.
b) Dobbiamo riaffermare l'ortodossia pro-life di fronte alle "eresie" dottrinali: ad esempio, pensiamo a una serie di slogan che ormai sono ripetuti da giornali e mass media cattolici o di area teoricamente pro-life. Ad esempio, che "la legge 194 è una buona legge"; che "è stata solo applicata male, e ora va applicata tutta"; che essa "prevede l'aborto come extrema ratio."
c) Dobbiamo rilanciare un certo associazionismo pro-life che appare sonnolento e remissivo, dedito al compromesso politico, afono, clericale e dunque non cattolico, impegnato da anni in estenuanti e spesso inconcludenti raccolte di firme.
d) Dobbiamo supportare l'agire con un pensiero forte. In troppi ambiti pro-life da anni si vive di un "pensiero debole", di una sorta di "pensiero liquido" che amalgama identità pro-life ed identità pro-choice. Dobbiamo farlo per dire di no alla riduzione dell'attività per la vita a mera distribuzione di pannolini e passeggini, prevalentemente a extracomunitari e a persone meno abbienti. Nella tragica illusione che la causa dell'aborto sia di natura economica e sociale, secondo una lettura che è – a ben guardare – tardivamente ed essenzialmente marxista.
e) Dobbiamo sottrarre i principi non negoziabili a un uso strumentale da parte della politica e di politici dediti al compromesso e all'annacquamento sistematico della verità; strategia che fra l'altro non ha impedito, ma anzi ha accelerato il processo di espulsione dei principi non negoziabili dai programmi dei partiti nelle recenti elezioni.
f) Dobbiamo evitare l'annacquamento del tema aborto dentro una più generica e fumosa difesa della vita. Dobbiamo evitare che una certa retorica della povertà – legata alla effettiva crisi economica – serva a non parlare più dei più poveri fra i poveri, come li chiamava Madre Teresa: i bambini non nati uccisi con l'aborto.

7. DIFFIDARE DALLE IMITAZIONI
Nessuno di noi può pensare di poter fare qualcosa di risolutivo di fronte a questo scenario agghiacciante. Tuttavia, qualche cosa si può fare. Per esempio, partecipare in prima persona alla Marcia Nazionale per la Vita. In secondo luogo, far conoscere la marcia tra amici, in parrocchia, nella diocesi, nel mondo dell'associazionismo. Per vincere la barriera di indifferenza e spesso di vera e propria censura che avvolge questa manifestazione. Non bisogna nemmeno spaventarsi o scandalizzarsi di alcuni maldestri tentativi che sono stati messi in atto per offuscare la Marcia, trasformando la giornata del 12 maggio in qualche cosa di altro e di diverso, e per fare in modo che i mass media, soprattutto cattolici, quel giorno parlino d'altro e non della Marcia.
Purtroppo il processo di annacquamento del Movimento pro-life in Italia genera anche forme meschine di concorrenza e di censura, alle quali però si deve rispondere con serenità e in modo composto. Il popolo della vita non è stupido: osserva, ed è in grado di capire e di giudicare. Il tempo è galantuomo, e farà prevalere per una volta la moneta autentica su quella falsa.

Nota di BastaBugie: Alla Marcia per la Vita del 2012 era presente anche lo striscione di BastaBugie. Per gli articoli, le foto, i video di quella giornata, vai a questo link
https://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_marciaperlavita2012

Fonte: Comitato Verità e Vita, 7 maggio 2013

10 - OMELIA SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE - ANNO C - (Lc 24,46-53)
Di questo voi siete testimoni
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12/05/2013)

Quaranta giorni dopo la Risurrezione, Gesù ascende al Cielo davanti agli sguardi stupiti degli Apostoli. Prima di benedirli, Egli dà loro la missione di predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati (cf Lc 24,47). Da una parte, dunque, l'Ascensione del Signore ci invita a innalzare il nostro pensiero alle realtà celesti, distaccandolo dalla terra; dall'altra parte essa ci insegna a non rimanere inerti in una passiva attesa del ritorno del Signore, ma a edificare il Regno di Dio in questo mondo. Nella prima lettura gli angeli richiamarono gli Apostoli con queste parole: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» (Ap 1,11). Con queste parole non si vuole assolutamente mettere in secondo piano la preghiera, che è senz'altro indispensabile nella Chiesa, ma si vuole richiamare l'attenzione sul fatto che è urgente l'annuncio missionario da diffondere nel mondo intero.
Pertanto, se in poche parole vogliamo sintetizzare il messaggio di questa Solennità, possiamo dire che, alla luce dell'Ascensione del Signore, siamo esortati a innalzare i nostri cuori al Cielo e a poggiare bene i nostri piedi a terra, adoperandoci per la diffusione del Vangelo. Ci vuole la contemplazione e ci vuole l'azione. Questi due elementi vanno sempre insieme. Le sorti di questo mondo non si migliorano nelle discussioni, nelle riunioni, nelle pianificazioni, ma innalzando il cuore al Signore e attingendo da Lui la luce e la forza per operare e per diffondere il bene nel mondo.
Nella prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli, si legge infatti che gli Apostoli dovevano essere testimoni del Signore Risorto «in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (1,8). La Chiesa ha dato sempre grande importanza a questa richiesta del Signore, adoperandosi con impegno all'opera missionaria.
La vita del missionario è caratterizzata da tante buone opere a favore dei poveri e dei bisognosi. Pensiamo a quanto si fa per loro in tutte le missioni cattoliche sparse per il mondo. Queste opere non devono mancare, ma non sono la cosa più importante. La cosa più urgente è messa in luce dalle parole di Gesù e consiste nel predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati (cf Lc 24,47). In poche parole il missionario, innanzitutto, deve portare Gesù alle anime, deve farglielo conoscere e amare. Insieme a questo, poi, verranno le opere di carità corporale che testimonieranno l'autentica carità cristiana.
L'Ascensione non ha separato Gesù dalla sua Chiesa. Anche se è salito al Cielo, Egli continua ad essere sempre con noi. «Egli non si è separato da noi, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui saremo anche noi, uniti nella stessa gloria» (dal Prefazio). Fin da adesso pensiamo spesso a questa gloria che ci attende nei Cieli. In Gesù risorto e asceso al Cielo, noi contempliamo quella che sarà anche la nostra meta finale. La festa di oggi ci insegna che non siamo stati creati per questa terra, ma per il Paradiso. Solo lì i nostri cuori troveranno la vera pace. Qui giù ci sarà sempre qualcosa per cui penare e, questo, Dio lo permette per farci desiderare ancor più ardentemente il Cielo.
Anche se tante saranno le prove da superare, abbiamo però un porto sicuro ove rifugiarci: la preghiera. Con la preghiera, che giustamente è stata definita l'«elevazione della mente a Dio», noi ci innalzeremo al di sopra di tutte le miserie umane e attingeremo la forza per affrontare meglio i doveri della nostra giornata. Come un albero si riconosce dai frutti; così la bontà della nostra preghiera si riconoscerà dal miglioramento della vita che ne dovrà conseguire. Se compiremo i nostri doveri meglio di prima, allora sarà segno che avremo pregato veramente bene.

Nota di BastaBugie: ecco il video di tre minuti dove si spiegano ai bambini le domande suscitate dalle letture di questa domenica (domande a cura di Costanza Miriano)

http://www.youtube.com/watch?v=RClJ9wpWtgc


Per l'omelia della domenica successiva, clicca qui sotto
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=165

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12/05/2013)

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