BastaBugie n�426 del 04 novembre 2015

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1 SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO
C'è chi accusa i difensori dell'indissolubilità del matrimonio di essere farisei, cioè di avere una posizione rigorista e senza misericordia... ma nel Vangelo c'è scritto il contrario
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 SINODO: NON DUE FAZIONI, MA DUE DIVERSE VISIONI DI FEDE
La corrente che si rifà alla teologia di Rahner, diciamolo francamente, nega l'annuncio della salvezza
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
3 IL SINODO E LE RISCHIOSE ECCEZIONI
Se si ammettono le eccezioni, poi queste diventano la regola
Autore: Matteo Carletti - Fonte: Libertà e Persona
4 CI SPIACE PER MARINO E SOCI, MA SONO NULLE LE TRASCRIZIONI DELLE NOZZE GAY CELEBRATE ALL'ESTERO
Il Consiglio di Stato rende definitivamente nullo il registro dei Comuni per i matrimoni omosessuali (il quotidiano Repubblica mostra il volto intollerante delle lobby LGBTQIecc. che si scagliano contro uno dei giudici perché cattolico)
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL TRANSESSUALE E' UN DISTURBATO MENTALE
Il cambio di sesso non risolve il problema... che non è nel corpo, ma nella mente (i transessuali si suicidano nel 41% dei casi)
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
6 PROFANAZIONE DI NOTRE-DAME, LE FEMEN VENGONO DI NUOVO ASSOLTE... E SARANNO PURE RISARCITE!
Oltre alla profanazione e agli atti osceni, le sex-stremiste hanno anche danneggiato una campana, ma per i giudici i cattivi sono i custodi della cattedrale che le hanno accompagnate all'uscita
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
7 ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' ED EUROPA CONSIGLIANO DI NON MANGIARE CARNE, MA INSETTI
Il Parlamento europeo ha appena approvato l'introduzione degli insetti e delle carni sintetiche, mentre negli Usa è partita una sottoscrizione per togliere le carni dalle mense scolastiche
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 COREOGRAFIE ECCLESIALI PER LA CONFERENZA SUL CLIMA
Il Vicariato di Roma non si entusiasma per manifestazioni in difesa di famiglia o vita, ma dell'ecologismo antiumano sì
Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA XXXIII DOMENICA DEL T. ORD. - ANNO B (Mc 13,24-32)
Vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con potenza
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO
C'è chi accusa i difensori dell'indissolubilità del matrimonio di essere farisei, cioè di avere una posizione rigorista e senza misericordia... ma nel Vangelo c'è scritto il contrario
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2015

Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. Una Chiesa "aperta" sarebbe dunque una Chiesa che rifiuta il legalismo farisaico e sancisce una nuova visione della misericordia e, nel caso del matrimonio, della fedeltà e dell'adulterio.
Certamente vi sono, tra coloro che si professano difensori della verità, dei farisei. La verità può, infatti, diventare un idolo, e un manganello da usare contro gli altri.Non lo è quando chi la afferma, lo fa con amore, anzitutto per sé, e convinto che essa vada testimoniata e annunciata, con umiltà, per il bene di tutti (né come un privilegio, né come motivo di orgoglio). Ma a parte i giudizi, spesso temerari, sui motivi che muoverebbero molti padri sinodali a mantenere la dottrina tradizionale rispetto alle tesi di parte degli episcopati dell'Europa del nord, è interessante andare al Vangelo, e osservare davvero il comportamento dei farisei.
Li troviamo intenti a difendere l'indissolubilità matrimoniale, così chiaramente annunciata da Cristo, nel nome della legge? No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi. Gesù non entra nella casistica rabbinica, non si perde nei singoli casi, lui che certo li ha presenti, nella sua misericordia, ma ricorda che «in principio non era così»; che Mosè «a cagione della vostra durezza di cuore vi concesse di rimandare le vostre mogli» e che il disegno originario di Dio è che gli sposi siano «una sola carne».
«Ciò che dunque Dio congiunse», afferma Gesù ben sapendo che la sua parola risulterà dura e difficile da capire, «l'uomo non separi». Viene così archiviata la legge di Mosè, che aveva generato una grande casistica (aprendo al discernimento dei rabbini su quale fosse l'elenco possibile delle cause del ripudio) e viene enunciata la nuova legge dell'amore. «Terminata la lezione ai farisei», scrive Giuseppe Ricciotti, nella sua Vita di Gesù, «i discepoli tornano sulla questione dolorosa della moglie, interrogandone privatamente Gesù in casa». Sì, l'indissolubilità non piace tanto neppure a loro, ma Gesù non trova parole diverse, meno chiare, più accomodanti, per evitare che qualcuno esclami: «Se in tal modo è la condizione dell'uomo con la moglie, non conviene sposarsi».
Se tutto questo è vero, per un cattolico rimane una sola possibilità: riconoscere che l'adulterio e la casistica, amata dai farisei, non hanno spazio nella visione evangelica, di cui la dottrina tradizionale è semplice trascrizione, perché appartengono al regno della legge, su cui i farisei hanno sempre fatto leva per attaccare Gesù. L'unica legge di Cristo, invece, è l'amore, così come Dio lo ha voluto dal principio. Quest'amore, sta qui lo scandalo, per tutti, anche per i discepoli, contempla anche la presenza della croce: ed è per questo che al mondo e a molti uomini di Chiesa la "buona novella" sembra troppo dura, e si vorrebbe introdurre l'eccezione, la casistica, in una religione in cui Dio va sino in fondo, con la sua fedeltà e il suo amore, sino a essere accusato di violare la legge di Mosè; sino a essere messo in croce, perché dice cose incomprensibili, e non vuole ammorbidirle.
Cristo manifesta così la sua misericordia: non venendo incontro alle pretese dei Farisei, né a quelle degli apostoli (alcuni dei quali, sposati, non sono contenti di vedersi togliere la tradizionale possibilità del ripudio), quali esse siano, né agli aggiustamenti che diminuirebbero il numero dei suoi nemici, ma dando tutto il suo cuore all'umanità (misericordia, deriva infatti da miseris cor dare: dare il cuore ai miseri): affinché gli uomini imparino a dare il loro ai propri cari, ai propri figli, alle proprie moglie, ai propri amici. Se i cristiani annunciano la possibilità di un amore così, annunciano non la legge, ma l'amore di Cristo.
E a quanti ripetono che l'amore indissolubile è un annuncio non realistico, nell'Occidente di oggi, si può ricordare anzitutto che non sembrava realistico neppure duemila anni fa, quando il divorzio e il ripudio, nell'Impero romano, erano la normalità, e in secondo luogo che Cristo non è Machiavelli: non è venuto a spiegarci la "realtà effettuale", né a ricordarci quanto l'uomo sia debole e fragile (ci arriviamo da soli), ma a indicarci le vette della santità, la via per la felicità. É venuto a dirci: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo, 5,48): volava troppo alto anche lui? Ogni annuncio che non ricordi all'uomo questa sua figliolanza con Dio, questa possibilità di grandezza e di amore totale, è un annuncio umano, troppo umano; non è la "buona novella".

Nota di BastaBugie: per leggere gli altri articoli da noi pubblicati sul sinodo sulla famiglia del 2015, clicca sul link seguente
https://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=sinodo

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2015

2 - SINODO: NON DUE FAZIONI, MA DUE DIVERSE VISIONI DI FEDE
La corrente che si rifà alla teologia di Rahner, diciamolo francamente, nega l'annuncio della salvezza
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 30/10/2015

Non so chi abbia vinto o perso, e non so neppure se questa terminologia agonistica sia adatta all'uopo, ma quello che ho capito io è che al Sinodo si sono confrontate due visioni del mondo e della fede. Non ci sono arrivata subito, anche perché durante le tre settimane di dibattito nei circoli minori le notizie uscite all'esterno sono state poche (e io non sono una insider). Dopo avere seguito praticamente tutte le conferenze stampa mi sembrava, sì, di avere sentito voci estremamente diverse le une dalle altre, anche qualcosa che non mi tornava tanto a dire il vero (tipo la "misericordia verso il peccato": io ero rimasta alla distinzione tra peccato e peccatore, ma, si sa, quanto a teologia io sto ferma al catechismo della prima comunione), però, nonostante la grande varietà di posizioni sentite ero certa che alla fine sarebbe arrivata una parola chiara e conclusiva. Quando finalmente è arrivata, questa benedetta relazione finale, mi ero messa tranquilla. Okay, le so tutte. Ho il Catechismo, pure in varie copie, cartonato e non, e tutto mi torna: a leggere i punti chiave mi pareva che non fosse cambiato niente nella dottrina su matrimonio e famiglia, e in più ero col cuore pieno di gioia per certe parole meravigliose sulla sessualità, la tenerezza, la castità, i metodi naturali, l'accoglienza alla vita, l'amore tra gli sposi, e anche per la comprensione della fatica che una famiglia fa a consistere.

I GIORNALI ITALIANI
Poi mentre ero ancora in Sala Stampa ho cominciato a leggere agenzie e titoli dei principali giornali italiani che ribaltavano completamente la lettura che avevo dato io, coi ben noti titoloni tipo "per un voto vince la comunione ai divorziati risposati", mentre gli stranieri in contemporanea scrivevano che il Papa che "voleva aprire" era stato sconfitto (ma perché, il Papa tifava per la comunione-libera-tutti?). Come succedeva quando in tv i politici commentavano gli exit poll, all'improvviso sembrava che avessero vinto tutti. E ho cominciato a chiedermi chi avesse ragione, e a sognare che magari la Sala Stampa, che aveva prontamente e fermamente smentito la notizia del tumore del Papa, tirasse le orecchie anche ai titolisti che avevano a loro volta tirato il testo per la giacchetta, per farlo sembrare dalla loro parte.
Adesso, passato qualche giorno, penso che davvero, anche se la dottrina non è cambiata, nel testo ci sia la possibilità di vedere non chiaro qualche punto, per chi voglia trovare un'ambiguità nel testo. È stato un lavoro di sintesi di posizioni lontanissime tra loro, e credo che fosse inevitabile. D'altra parte non è un testo normativo, né dottrinale: è un consulto, in alcuni passaggi chiarissimo, come sull'omosessualità (eppure alcuni, singolarmente, avevano anche espresso posizioni contrarie al catechismo), un consulto di pastori che hanno detto la loro al Papa, adesso si tratta di vedere cosa deciderà lui. Credo che le gerarchie si stiano chiedendo come dialogare con un mondo che, soprattutto sui temi della sessualità e dell'affettività non potrebbe essere più lontano dagli insegnamenti della Chiesa. Il Papa ha scelto la sua parola d'ordine, misericordia. Niente novità nella dottrina, hanno risposto i padri sinodali, ma maggiore comprensione per i divorziati risposati, da valutare caso per caso. E nel modo in cui interpretare quel "da valutare", mi sembra, possono dispiegarsi le due visioni della fede di cui accennavo all'inizio.

SENZA DI ME NON POTETE FAR NULLA
La prima direi che si possa grossolanamente riassumere così: il centro dell'annuncio che Cristo è venuto a portare all'uomo, prima ancora della sua risurrezione con il corpo, è la vita che lui può dare a noi, in Lui. Una vita ontologicamente diversa da quella solo umana, una venuta, quella di Cristo in noi, che ci guarisce della nostra doppiezza, incostanza, fragilità. Cristo è il medico che cura un uomo che sostanzialmente non è capace di bene da solo. Io sono la vite, voi i tralci. Senza di me non potete far nulla. E quindi ogni uomo si trova di fronte alla scelta, se aderire o meno alla vite, se stare attaccato come un tralcio a un Bene assoluto e oggettivo. Secondo questa visione del mondo chi decide di recidere ciò che lo teneva attaccato - come chi vive stabilmente e programmaticamente in modo contrario ai comandamenti - semplicemente è staccato. Non per un giudizio o per la cattiveria dei pastori, ma per la semplice constatazione di un dato di fatto. E se uno decide programmaticamente di rimanere staccato da Cristo, non ieri, che per le cose passate si può chiedere perdono, ma anche oggi e domani e prossimamente (come è per esempio di un divorziato risposato) non ha senso cercare un'unione intima col corpo di Cristo che si è rotta e si vuol continuare a tenere rotta.
Questo non c'entra niente con un giudizio sul valore della persona, ma è una constatazione della sua scelta. Sappiamo che umanamente l'amore può finire, certo, e se finisce non significa che siamo cattivi. Si può incontrare una donna perfetta, un uomo migliore. E non vuol dire che lo si è cercato, né che si è traditori e cattivi. Quello che sappiamo, e che abbiamo bisogno di sentirci annunciare dalla Chiesa è che il matrimonio cristiano è un'altra cosa, è un'altra qualità di amore, è una roba diversa. È un salto ontologico. Non è essere migliori, è vivere di un'altra vita, la vita del battesimo. È la vita in Cristo, ed è per questo che della gente rimane attaccata al proprio matrimonio nonostante tutto, per amore di Cristo, perché lui per gli sposi sta nel coniuge, ha il viso del marito, della moglie. Negare la comunione non è una forma di punizione o di infantile ripicca, ma semplicemente prendere atto della verità, che è pienezza di giustizia. La verità è che chi divorzia, di fronte a una fatica, a una sofferenza, a un dolore sceglie di vivere la sua vita secondo criteri umani, e spesso ne è più che legittimato dalle vicende umane (un matrimonio difficile o sbagliato, un tradimento...), mentre al contrario a volte chi rimane in un matrimonio lo fa perché sceglie Cristo prima di se stesso.

LA TEOLOGIA DI RAHNER
L'altra visione che fronteggiava questa è quella che in modo molto approssimativo possiamo dire ispirata alla teologia di Rahner, secondo cui la Rivelazione non regala all'uomo un punto di vista assoluto e trascendente fuori delle situazioni in cui vive. La Rivelazione di Dio avviene sempre tramite la nostra esistenza storica, e l'uomo si avvicina a Dio sperimentandolo nella sua esistenza: Dio si vede solo nel prossimo, e i dogmi della fede cattolica sono storici, non verità eterne da contemplare. Quindi la fede è un camminare in ricerca, e al fine di questa ricerca il dialogo diventa sostanza, mentre i contenuti dottrinali diventano accidenti (di questa illuminante spiegazione sono debitrice al libro edito dalla Bussola Quotidiana: Matrimonio e famiglia, Chiesa al bivio, di Stefano Fontana). Si capisce quindi che il giudizio sulle vicende esistenziali diventa molto più sfumato, e si può introdurre un criterio di gradualità del bene, come mi è parso di leggere nel paragrafo sulle convivenze prematrimoniali. Diventa necessario non giudicare più le condotte, ma sempre accogliere le persone.
Non so dire quale delle due visioni abbia prevalso, non credo lo si potrà dire fino al pronunciamento del Papa. Poiché già oggi avviene nella prassi che i casi vengano valutati uno per uno, il fatto che sia stata sottolineata questa possibilità mi fa propendere per l'idea che la seconda linea almeno su certi temi caldi sia prevalsa.
Io personalmente mi permetto di chiudere solo con una domanda: se la linea che dovesse prevalere fosse quella di accompagnare sempre tutti nell'errore, con la buonissima intenzione di farci sentire amati, non ci sarebbe precluso un altro livello di vita, una vita in Cristo? Non sarebbe come dire a un bambino: no, questo non lo puoi fare, fai un gioco più semplice, un puzzle con meno pezzi, un videogioco di livello più elementare? Non ci sarebbe tolta una bellezza più alta un'appartenenza più totale, una vita diversa che non è più quella dell'uomo vecchio, che vede il bene ma fa il male come dice san Paolo? Non ci sarebbe negato l'annuncio che può salvarci, la vera buona notizia?

Nota di BastaBugie: interessanti le puntualizzazioni di Tommaso Scandroglio nell'articolo dal titolo "Sinodo: errori e pericolose ambiguità della relatio finalis" pubblicato su Corrispondenza Romana il 28 ottobre 2015.
Ecco l'articolo completo:
Vogliamo porre sotto la lente di ingrandimento alcuni paragrafi del documento finale, puramente consultivo e non deliberativo, del Sinodo sulla famiglia. Nel n. 63 della Relatio si legge: «Conformemente al carattere personale e umanamente completo dell'amore coniugale, la giusta strada per la pianificazione familiare è quella di un dialogo consensuale tra gli sposi, del rispetto dei tempi e della considerazione della dignità del partner».
Vi sono alcune note stonate in questo periodo. Innanzitutto «pianificazione familiare» è espressione semmai cara al Fondo delle Nazioni unite per la Popolazione, non certo al Magistero. È questione prima di senso che linguistica. «Pianificazione familiare» è formula coniata da alcuni organismi internazionali per sdoganare contraccezione e aborto ed assume il principio che siano i coniugi i signori della vita (e della morte) dei propri figli. Figli che vengono visti come merce di cui programmare il marketing strategico. La regolazione della natalità rimanda invece alle regole fisiologiche che governano il ciclo della donna, quindi al rispetto delle leggi di natura.
Desta poi stupore l'uso del termine «partner» a posto di "coniuge". Il primo è confacente ai conviventi non sposati, ma i rapporti sessuali a cui implicitamente fa cenno il n. 63 della Relatio sono leciti solo all'interno del matrimonio. Quindi non partner, bensì coniuge era il lemma corretto da usare. Ma lo snodo concettuale che è più problematico in questo numero della Relatio è quello che fa riferimento ai criteri da seguire per realizzare una «pianificazione familiare» lecita sul piano morale. Questi sono rappresentati dal «dialogo consensuale tra gli sposi», dal «rispetto dei tempi» e dalla «considerazione della dignità del partner».
L'impostazione è assai equivoca se non errata. Per il Magistero la questione della regolazione delle nascite si inserisce nella considerazione che il matrimonio deve essere sempre aperto alla vita.
Solo per seri motivi si possono distanziare le nascite, tramite il rispetto dei periodi infecondi (HV, n. 16 e Familiaris consortio n. 32), questo nel rispetto del principio di ordine morale che predica di non compiere mai il male, ma che legittima l'astensione a volte da un bene per un bene maggiore. Quindi erra chi dice: «Tocca ai coniugi scegliere quanti figli avere». Corretto invece dire: «Bisogna essere sempre aperti alla vita, eccetto in alcuni casi».
Il principio quindi non è quello della pianificazione familiare, ma della paternità e maternità responsabile. Paternità e maternità responsabili che certamente si costruiscono anche - come indica la Relatio - attraverso il dialogo e il rispetto della dignità dei coniugi. Ma - e qui sta il punto - l'osservanza di questi elementi non legittima l'astensione dei rapporti nei periodi fecondi. In altre parole non basta aver preso la decisione, dopo sereno confronto e dialogo, di non avere figli per un po' di tempo perché sia lecito astenersi dai rapporti coniugali.
Non si capisce poi come l'aprirsi alla vita possa essere contrario alla dignità dei coniugi, a meno che - ma qui la Relatio tace - tale apertura nel modo in cui si esplica sia contraria a questa dignità (ad esempio ricorrendo alla violenza). Rimane poi alquanto criptico il riferimento al «rispetto dei tempi». Tale riferimento sarebbe corretto se si alludesse ai periodi infecondi oppure al rispetto dei tempi/condizioni psicologiche e fisiologiche dei coniugi. Ad esempio, un motivo serio per distanziare le nascite potrebbe essere l'insorgenza di una grave patologia in uno dei due sposi oppure una profonda immaturità psicologica e/o affettiva. Insomma questo numero della Relatio oscilla tra l'errore e la pericolosa ambiguità.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 30/10/2015

3 - IL SINODO E LE RISCHIOSE ECCEZIONI
Se si ammettono le eccezioni, poi queste diventano la regola
Autore: Matteo Carletti - Fonte: Libertà e Persona, 29/10/2015

"La Chiesa aveva ragione nel rifiutare anche le eccezioni. Il mondo ha ammesso le eccezioni, e le eccezioni sono diventate la regola". Così scriveva quell'incredibile penna cattolica di Chesterton. Sembra, invece, che questo spirito mondano sia ormai in concreto entrato nella Chiesa, con buona pace dello scrittore inglese. La recente chiusura del Sinodo ha riproposto infatti non solo l'enorme problema della comunicazione attraverso i media delle presunte posizione assunte dalla Chiesa, ma anche di una più insidiosa questione riguardante l'eccezione di alcune categorie che minerebbero Comandamenti Divini e Sacra Scrittura. Ha fatto molto discutere la notizia, smentita di fatto dai documenti, che la Comunione possa essere distribuita anche alle persone divorziate e risposate. Come ha sollevato
più di una perplessità l'espressione "integrazione" per tutte quelle famiglie "irregolari" che desiderano una piena e completa vita ecclesiale.

CARDINAL BURKE
In questi giorni il cardinale Raymond Burke, dialogando con il New Catholic Register, ha dichiarato che "integrazione è un termine mondano teologicamente ambiguo. Non vedo come possa essere «la chiave di accompagnamento pastorale di coloro che vivono unioni matrimoniali irregolari». La chiave interpretativa della loro cura pastorale deve essere la comunione fondata sulla verità del matrimonio in Cristo, che deve essere onorato e praticato anche se una delle parti del matrimonio è stata abbandonata a causa del peccato dell'altra parte". A queste posizioni si aggiungono quelle di molti prelati e fedeli che, in continuità con il Magistero, ricordano come tale problema fosse stato già stato sollevato e risolto da Giovanni Paolo II nella "Familiaris Consortio". Ed il disappunto è stato aggravato dal fatto che il n. 84 dell'enciclica, riportato nella relazione finale del Sinodo, presenta una pericolosa mutilazione. Non sono infatti pochi coloro che hanno interpretato tale mutilazione come una precisa volontà di trattare caso per caso, individuando eventualmente un percorso personale e soggettivo attraverso il quale, ad esempio, al coniuge abbandonato che ha subito il divorzio e che ora si veda costretto (magari per motivi riguardanti l'educazione e la crescita dei figli) a risposarsi, sia permesso di accedere, nonostante la validità del vincolo precedente, alla Comunione. Ad aumentare notevolmente la confusione ha contribuito pure l'insospettabile sito di Radio Vaticana (la voce del Papa e della Chiesa) riportando le dichiarazioni di uno dei protagonisti del Sinodo, il cardinale Schönborn arcivescovo di Vienna, il quale ha osservato che "a questo proposito la parola chiave è discernimento; sull'accesso alla Comunione sono stati dati dei criteri fondamentali per discernere le diverse situazioni".

DISCERNIMENTO?
In concreto cosa vorrebbe dire fare discernimento su questioni così delicate per la fede? Cosa comporterebbe ammettere eccezioni, seppur adeguatamente motivate? Si possono riportare, a tal proposito, due esempi clamorosi di "discernimento" e ammissione di "eccezioni" che, di fatto, hanno cambiato la regola: la distribuzione della Comunione sulla mano e l'uso della lingua "volgare" nel rito della Messa. La prima questione è abbastanza complessa nella sua ricostruzione storica, anche se si può far riferimento certo all'Istruzione Memoriale Domini della Sacra Congregazione per il Culto Divino, pubblicata il 29 maggio 1969, nella quale si dichiara che il Pontefice Paolo VI, di fronte ad alcune richieste di reintrodurre l'antico uso di ricevere la Santa Comunione sul palmo della mano, si espresse con parere negativo. Queste le parole del documento: "Tenuti quindi presenti i rilievi e le osservazioni di coloro che "lo Spirito Santo ha posto a reggere come vescovi le varie Chiese", [...] il Sommo Pontefice non ha ritenuto opportuno cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la Santa Comunione. Pertanto la Sede Apostolica esorta caldamente i vescovi, sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata".
Parole chiare sul fatto che venga mantenuto l'uso tradizionale, a cui però fecero seguito queste: "Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l'uso contrario, quello cioè di porre la Santa Comunione nelle mani dei fedeli, la Sede Apostolica, nell'intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, [...] affida alle medesime Conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari". Quel "se" inteso ovviamente come un'eccezione (molto pesò l'episcopato olandese e belga del tempo!) divenne nel giro di qualche anno la "norma" per tutte le conferenze episcopali. L'ammissione di quella "eccezione" cancellò definitivamente l'uso esclusivo, e fino ad allora normativo, di ricevere l'Eucarestia solo sulla lingua, con conseguenze sulla fede e sulla pastorale anche gravi. Erano convinti di ciò San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il primo che nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61: "Dando all'Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo "tesoro". [...] Non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché "in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza". In continuità con l'insegnamento del suo predecessore, a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato a distribuire ai fedeli il Corpo del Signore, direttamente sulla lingua e stando inginocchiati. Ma tant'è che la prassi di un'accezione è diventata la "norma".

LINGUA LATINA NELLA MESSA?
Stesso discorso può essere fatto per l'utilizzo della lingua latina nella celebrazione della Messa. Anche qui, volendo per sintesi prendere in riferimento un documento ufficiale, basta citare la Sacrosantum Concilium, Costituzione sulla Sacra Liturgia del Vaticano II. Al n. 101 possiamo leggere: "Secondo la secolare tradizione del rito latino, per i chierici sia conservata nell'ufficio divino la lingua latina. L'ordinario tuttavia potrà concedere l'uso della versione in lingua nazionale". Anche in questo caso, come per la distribuzione della Comunione, è bastata una congiunzione per cancellare secoli di tradizione. Poco sopra al n. 40 si legge infatti: "Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi. Se poi in qualche luogo sembrasse opportuno un uso più ampio della lingua nazionale nella messa, si osservi quanto prescrive l'art. 40 di questa Costituzione." Come per la millenaria tradizione di ricevere la Comunione sulla lingua anche l'uso del latino è, di fatto ed in virtù di eccezioni concesse in casi particolari e secondo esigenze del tutto locali, scomparso dalla vita della Chiesa. Se questo fatto oggi si estendesse a questioni riguardanti la dottrina e la giusta interpretazione da dare al valore dei Sacramenti, si aprirebbe una "breccia" all'interno del Magistero che potrebbe portare con se conseguenze inimmaginabili. Un "cavallo di Troia", per usare l'espressione del card. Pell, utilizzato per "proporre un attacco alla bellissima dottrina della Chiesa".

Nota di BastaBugie: per leggere gli altri articoli da noi pubblicati sul sinodo sulla famiglia del 2015, clicca sul link seguente
https://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=sinodo

Fonte: Libertà e Persona, 29/10/2015

4 - CI SPIACE PER MARINO E SOCI, MA SONO NULLE LE TRASCRIZIONI DELLE NOZZE GAY CELEBRATE ALL'ESTERO
Il Consiglio di Stato rende definitivamente nullo il registro dei Comuni per i matrimoni omosessuali (il quotidiano Repubblica mostra il volto intollerante delle lobby LGBTQIecc. che si scagliano contro uno dei giudici perché cattolico)
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/10/2015

Riprendiamo i video e i giornali di circa un anno fa. Facciamo scorrere nuovamente le immagini del sindaco di Roma - di allora e di oggi, forse anche di domani - che, in fascia tricolore, riceve in Campidoglio coppie di persone dello stesso sesso e procede alla trascrizione nei registri dello stato civile della Capitale dei matrimoni contratti dalle medesime coppie al di fuori dei confini nazionali. É tutto nullo! Peggio, il professor Ignazio Marino si è impegnato - e ha fatto impegnare gli uffici dell'amministrazione che guida - in una attività inesistente, cioè al di fuori dell'ordinamento giuridico italiano. E, al pari di lui, i sindaci delle città che hanno allestito scene simili.
Non è una mera opinione, è quanto stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato depositata due giorni fa, pronunciata dalla 3^ sezione in sede giurisdizionale, presidente Romeo, estensore Deodato: si tratta della parola definitiva, che giunge dopo l'intervento dell'allora prefetto Pecoraro sul sindaco Marino, quindi la circolare a sostegno del prefetto emessa dal ministro dell'Interno, quindi ancora la sentenza in primo grado del Tar del Lazio. Che si tratti di una decisione importante, non solo per la parte dispositiva, ma pure per la lunga motivazione, si deduce, prima ancora di esaminarla, dallo spazio che a caldo le è stato dedicato dalla Repubblica: mentre le nozze gay esportate a Roma avevano a suo tempo riempito pagine e pagine, a cominciare dalla prima, per avere notizia della decisione è stato necessario arrivare a pagina 20, dove ci si imbatteva in un trafiletto di poche righe in alto a destra. A freddo, non potendo ignorarla, hanno pensato bene di demonizzare l'estensore, reo - fra l'altro - di essere cattolico (così hanno scritto sulla versione on line). Trascurando che la pronuncia è attribuibile a tutti e cinque i componenti del Consiglio di Stato che hanno formato il collegio, e quindi l'hanno condivisa. Si sa, da quelle parti il giudice è giusto se scrive le sentenze in conformità a quello che scrive la Repubblica.

LA SENTENZA
La sentenza - che merita di essere letta per intero, e di cui qui si tenta un veloce abstract - affronta due questioni: la prima, correttamente individuata come pregiudiziale rispetto alla seconda, attiene alla verifica dell'esistenza di un diritto delle coppie omosessuali a far trascrivere il matrimonio celebrato all'estero nei registri dello stato civile italiano. L'altra riguarda il potere del prefetto di intervento su un provvedimento del sindaco in materia di stato civile. Sul primo punto il Consiglio di Stato non può essere più chiaro:
a. il diritto internazionale privato vigente in Italia prevede «i presupposti di legalità del matrimonio» collegandosi alla «legge nazionale di ciascun nubendo». Dal raccordo fra tali norme e quelle del codice civile emerge «un sistema regolatorio univoco circa l'identificazione degli elementi che condizionano la validità e l'efficacia del matrimonio tra cittadini italiani celebrato all'estero (...) che consentono al predetto atto di produrre, nell'ordinamento nazionale, i suoi effetti giuridici naturali»;
b. fra questi "elementi" il primo e fondamentale è «la diversità di sesso dei nubendi (...), secondo le regole codificate (in articoli del codice civile e) in coerenza con la concezione del matrimonio afferente alla millenaria tradizione giuridica e culturale dell'istituto, oltre che all'ordine naturale costantemente inteso e tradotto nel diritto positivo come legittimante la sola unione coniugale tra un uomo e una donna». Finalmente viene ribadito il fondamento naturale della società familiare;
c. la conclusione è che «il matrimonio celebrato (all'estero) tra persone dello stesso sesso (...) risulta sprovvisto di un elemento essenziale (nella specie la diversità di sesso dei nubendi) ai fini della sua idoneità a produrre effetti giuridici nel nostro ordinamento»;
d. l'atto più che nulla è addirittura «inesistente»; «il matrimonio omosessuale deve, infatti, intendersi incapace, nel vigente sistema di regole, di costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate (con i diritti e gli obblighi connessi) proprio in quanto privo dell'indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell'atto di matrimonio»;
e. ancora, «il corretto esercizio della (propria) potestà impedisce all'ufficiale dello stato civile la trascrizione di matrimoni omosessuali celebrati all'estero, per il difetto della condizione relativa alla dichiarazione degli sposi di volersi prendere rispettivamente in marito e moglie».

COMPATIBILITÀ CON LA CORTE COSTITUZIONALE E LE CORTI EUROPEE
Il Consiglio di Stato si pone la questione della compatibilità della propria decisione con quanto affermato in materia dalla Corte costituzionale e dalle Corti europee. E anche su questo versante le conclusioni non lasciano adito a dubbi:
a. «la compatibilità del divieto, in Italia, di matrimoni tra persone dello stesso sesso (e, quindi, si aggiunga, come logico corollario, della trascrizione di quelli celebrati all'estero) è già stata scrutinata ed affermata dalla Corte Costituzionale»;
b. ciò è per la Consulta - richiamata dal Consiglio di Stato - «per un verso compatibile con l'art. 29 della Costituzione (...) e, per un altro, conforme alle norme interposte contenute negli artt. 12 della CEDU e 9 della (...) Carta di Nizza, nella misura in cui le stesse rinviano espressamente alle legislazioni nazionali, senza vincolarne i contenuti, la disciplina dell'istituto del matrimonio»;
c. «l'eventuale delibazione dell'incostituzionalità (si ha solo per le) disposizioni legislative che introducono irragionevoli disparità di trattamento delle coppie omosessuali in relazione ad ipotesi particolari»;
d. tutto ciò «si risolve in una costituzionalizzazione del matrimonio tra persone di sesso diverso, sicché non possono ravvisarsi margini per uno scrutinio diverso ed ulteriore della compatibilità della regolazione in questione con la Carta fondamentale della Repubblica». Infine, l'Europa. Il Consiglio di Stato, esaminando le disposizioni dei trattati europei, ribadisce che «la regolazione legislativa del matrimonio e, quindi, l'eventuale ammissione di quello omosessuale (che la Corte non ritiene, in astratto, vietato) rientra nel perimetro del margine di apprezzamento e, quindi, della discrezionalità riservata agli Stati contraenti». Discrezionalità che l'Italia non ha finora ritenuto di esercitare, sì che non è aggirabile per via giurisprudenziale. Nè italiana, né europea: la medesima «regolazione legislativa (...) e, di conseguenza, anche i presupposti del riconoscimento giuridico dei matrimoni celebrati in un Paese straniero (ivi compresi quelli appartenenti all'Unione Europea) esula dai confini del diritto europeo (...) ed attiene, in via esclusiva, alla sovranità nazionale».
La seconda parte della pronuncia del Consiglio di Stato è egualmente importante. Il principio è che ciascuno ha un ruolo e una competenza da svolgere. Nella materia oggetto della decisione non c'è spazio per una sostituzione dell'autorità giudiziaria, men che meno di quella ordinaria, al potere del ministro dell'Interno, quindi dei prefetti, di garantire l'uniforme tenuta sull'intero territorio nazionale dei registri dello stato civile, in una materia nella quale il sindaco agisce quale ufficiale di governo.

CONCLUSIONI
Alla luce di questa sentenza:
1. memo per i parlamentari impegnati nell'esame del ddl Cirinnà:
a. non c'è alcun obbligo di introdurre simil-matrimoni che derivi dalla Consulta o dalla Cedu;
 b. al contrario solo l'unione matrimoniale - col suo fondamento naturale riconosciuto dalla Costituzione, quindi fra un uomo e una donna - ha rango costituzionale;
 c. si può legiferare senza l'angoscia del giudice che potrebbe arrivare prima, poiché ogni Stato in questa materia sceglie per sé, e perché un giudice non può sostituirsi alla scelta del Parlamento;
 d. è incostituzionale la norma del ddl Cirinnà pervenuto nell'aula del Senato che, attraverso la delega al governo, autorizza gli ufficiali dello stato civile alla trascrizione di matrimoni same sex contratti all'estero. In base al quadro ordinamentale ricostruito dal Consiglio di Stato, ciò sarà possibile solo se il Parlamento italiano deciderà di introdurre il matrimonio fra persone dello stesso sesso;
2. memo per i sindaci amanti delle trascrizioni nel proprio Comune delle nozze gay extraterritoriali:
il Consiglio di Stato ha detto che la vostra attività è nulla, anzi inesistente. Poiché tenere registri ha dei costi, è bene ricordarsene: un giorno la Corte dei conti potrebbe chiedervi di restituire le somme impiegate per compiere atti inesistenti;
3. memo per le persone di buona volontà:
forza! quel che talora manca a chi sostiene le ragioni della famiglia non sono gli argomenti, ma il coraggio.

Nota di BastaBugie: per approfondire il vergognoso linciaggio mediatico nei confronti del giudice del Consiglio di Stato che ha emesso la sentenza contro le nozze gay celebrate all'estero, leggi l'articolo di Riccardo Cascioli pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 28-10-2015 con il titolo "Vergognosi attacchi al giudice che applica la legge".
Ecco l'articolo completo:
Il vergognoso linciaggio mediatico promosso dalle organizzazioni Lgbt e ampiamente sostenuto ieri dal sito del quotidiano Repubblica nei confronti del giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato, è un segnale chiaro del clima di intolleranza da una parte e di conformismo culturale dall'altra che ormai domina il nostro Paese, e non solo.
Qual è la colpa di Deodato, ovvero del relatore della sentenza del Consiglio di Stato contro la trascrizione delle nozze gay? Quella di essere un cattolico che ha manifestato opinioni a difesa della famiglia naturale. Sono andati a riprendere vecchi tweet che rilanciavano immagini delle Sentinelle in piedi (peraltro ritwittava la Nuova Bussola Quotidiana) per urlare l'indegnità del giudice e chiedere che la sentenza venga annullata (così sostiene ad esempio Franco Grillini, storico leader del movimento gay).
Questi signori fanno finta di non sapere che la sentenza è stata formulata da cinque giudici, non da uno solo, e dimenticano la loro contiguità con quella cricca di magistrati che in questi anni ha violentato il nostro sistema legislativo con sentenze creative contro la famiglia e la vita.
È un mondo rovesciato: il giudice che applica la legge viene aggredito e trattato come il peggiore dei criminali, e il giudice "creativo" - leggi: che viola le norme per legittimare ciò che alcune lobby vogliono - viene ovviamente esaltato. Già questo la dice lunga sul clima che si respira in Italia, c'è una cappa totalitaria che ci riporta alle atmosfere degli anni '70, quando il pensiero unico si diffondeva con la forza e i grandi giornali, con i loro intellettuali in testa, si mettevano al servizio di un'ideologia assassina. Non per niente Repubblica ha dato massimo risalto e si è unita agli attacchi contro il giudice Deodato. Seguita a ruota da Corriere, Stampa e così via: tutti a far da amplificatori all'ideologia che sembra aver vinto.
Ma nella critica a Deodato va colto soprattutto un aspetto: il pregiudizio per cui essere cattolici è "un di meno", non dà diritto a una piena cittadinanza, sicuramente rende incapaci di giudicare. È questa la vera discriminazione: un cattolico, per definizione, non può dire nulla nella gestione della cosa pubblica, secondo Repubblica & co. Guai se un cattolico pretende che la fede sia criterio di giudizio per tutto, anche per i problemi del proprio Paese o del mondo intero. Non gli si riconosce il diritto di esistere.
Non stupisce: Repubblica - ma anche i suoi colleghi milanese e torinese - persegue la rovina della Chiesa cattolica, l'eliminazione di ogni traccia del cristianesimo nella società; vogliono l'annientamento della Chiesa, la sua riduzione a insignificanza. E guarda caso sono gli stessi quotidiani che hanno seguito con grande attenzione il Sinodo, facendo un tifo sfegatato per una parte, fino a falsificarne l'esito. Non è schizofrenia ma coerenza.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/10/2015

5 - IL TRANSESSUALE E' UN DISTURBATO MENTALE
Il cambio di sesso non risolve il problema... che non è nel corpo, ma nella mente (i transessuali si suicidano nel 41% dei casi)
Fonte Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2015 (n.66)

Il dott. Paul R. McHugh è uno dei più autorevoli psichiatri a livello mondiale, con quasi mezzo secolo di pratica professionale. Già Primario di psichiatria nel celebre Johns Hopkins Hospital, di Baltimora, oggi è Distinguished Service Professor of Psychiatry. Autore di sei libri, ha pubblicato più di 130 saggi in riviste specializzate.
Qualche settimana fa, il dott. McHugh ha sollevato un piccolo tsunami nel mondo accademico affermando che il transgenderismo è un "disturbo mentale" che va trattato, e che il cambio di sesso è "biologicamente impossibile". La chirurgia per cambiare sesso, secondo lui, non è la soluzione per persone che soffrono di "disordine di assunzione", vale a dire la percezione che la propria mascolinità o femminilità sia diversa da quella che la natura le ha assegnato biologicamente. Secondo McHugh, le persone che promuovono un tale intervento chirurgico stanno favorendo la diffusione di un disturbo mentale.

TASSO DI SUICIDI VENTI VOLTE SUPERIORE
Nell'articolo, pubblicato sul Wall Street Journal, lo psichiatra statunitense riporta vari studi che mostrano come il tasso di suicidi tra le persone transgender sia venti volte superiore a quello tra persone non transgender. Egli cita inoltre studi della Vanderbilt University e della Portman Clinic di Londra che mostrano come, nel 70% dei casi, i sentimenti transgender spariscono spontaneamente col passare del tempo.
L'ex Primario di psichiatria critica l'amministrazione Obama, Hollywood e i grandi mezzi di co¬municazione, come la rivista Time: "Promovendo il transgenderismo come normale, questi signori non fanno affatto un favore né al pubblico né ai transgender, nel trattare le loro confusioni mentali come un diritto che va difeso piuttosto che come un disturbo mentale che merita comprensione, trattamento e prevenzione ".
"Il sentimento di essere transgender costituisce un disturbo mentale in due aspetti - scrive McHugh - il primo è che il cambio di sesso è semplicemente sbagliato, non corrisponde alla realtà fisica. Il secondo è che può portare a conseguenze psicologiche atroci ".
Il disturbo della persona transgender, continua McHugh, sta nel fatto che la percezione psicologica che essa ha della propria sessualità non corrisponde alla realtà fisica del suo corpo, cioè alla propria mascolinità o femminilità, come assegnata dalla natura. In linguaggio scientifico si chiama gender dysphoria. Si tratta di un disturbo simile all'anoressia, nella quale, guardandosi allo specchio, una persona pericolosamente magra si vede comunque sempre "sovrappeso", oppure alla dysmorfia, nella quale una persona percepisce se stessa come fisicamente diversa da ciò che in realtà è.

L'INTERVENTO CHIRURGICO NON RISOLVE NULLA, ANZI...
La percezione delle persone transgender, secondo cui la loro sessualità risiede nella mente, a prescindere dalla realtà anatomica, ha portato al riconoscimento sociale di queste persone basato sull'affermazione di "verità soggettive" che nulla hanno a che fare con la realtà. Non sorprende, dunque, che nell'approvare leggi che permettono il cambio di sesso in minorenni, alcuni Stati abbiano proibito agli psichiatri, anche con l'autorizzazione dei genitori, di trattarli per permetterli di ripristinare la sensibilità sessuale naturale.
I promotori degli interventi precoci di cambio di sesso semplicemente non vogliono prendere atto degli innumerevoli studi che mostrano come tra il 70% e l'80% dei giovani che esprimono sentimenti transgender spontaneamente perdono tali sentimenti nel corso del tempo. Inoltre, anche se molti tra quelli che si sommettono a un intervento chirurgico per cambiare sesso si dichiarano "soddisfatti" con l'operazione, la realtà è che, successivamente, il loro adeguamento psicologico e sociale si dimostra pieno di problemi.
"Perciò, allo Johns Hopkins abbiamo smesso di fare interventi di cambio di sesso. Ci sembrava che rendere persone apparentemente 'soddisfatte ' ma in realtà piene di problemi psicologici e sociali non era una ragione sufficiente per amputare chirurgicamente organi perfettamente funzionanti", scrive il dott. McHugh.
L'ex Primario di psichiatria mette in guardia contro le lobby LGBT che promuovono un tipo di educazione sessuale che presenta il cambio di sesso come "normale". Se la prende pure con i "consiglieri" nelle scuole che suggeriscono ai giovani di prendere le distanze dalle loro famiglie, evitando quindi di sentire altre campane. Infine, critica quei "medici fuorviati" che, al primo accenno di una tendenza sessuale non corretta, somministrano droghe per ritardare la pubertà, per rendere i successivi interventi di cambio di sesso meno onerosi, esponendo i ragazzi a ogni sorta di pericoli, sia fisici sia psicologici. Tale atteggiamento, secondo McHugh, è al limite dell'abuso di minorenni.
McHugh ritiene un suo preciso dovere come medico e come psichiatra, avvertire il pubblico che l'ideologia gender costituisce un pericolo per la salute mentale della società: "Dobbiamo puntare il dito e dire che il re è nudo!"
"Il cambio di sesso è biologicamente impossibile - conclude McHugh - le persone che si sottopongono a un tale intervento non si trasformano da uomo a donna, o viceversa. Piuttosto, diventano uomini effeminati e donne mascolinizzate. Affermare che tale intervento è un 'diritto 'equivale a promuovere, a livello sociale, un grave disturbo mentale".

DOSSIER "CAMBIO DI SESSO"
I danni irreversibili della transizione

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Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2015 (n.66)

6 - PROFANAZIONE DI NOTRE-DAME, LE FEMEN VENGONO DI NUOVO ASSOLTE... E SARANNO PURE RISARCITE!
Oltre alla profanazione e agli atti osceni, le sex-stremiste hanno anche danneggiato una campana, ma per i giudici i cattivi sono i custodi della cattedrale che le hanno accompagnate all'uscita
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 29/10/2015

Le Femen che nel 2013 hanno profanato la cattedrale parigina di Notre-Dame, danneggiando una famosa campana ricoperta d'oro, non solo sono state assolte ma verranno pure risarcite. La Corte d'appello di Parigi conferma così la somma ingiustizia già sancita in primo grado a settembre dell'anno scorso.
Ricordiamo i fatti: per festeggiare la rinuncia di Benedetto XVI al soglio papale, otto Femen il 12 febbraio 2013 hanno fatto irruzione nella cattedrale, si sono spogliate a seno nudo, hanno urlato slogan come «Non vogliamo più il Papa!» e hanno rovinato la preziosa campana "Marcel" esposta in occasione degli 850 anni di Notre-Dame colpendola ripetutamente con dei bastoni. La polizia ha trovato poi scalfitture di oltre un centimetro sulla campana che, ricordiamolo, è ricoperta d'oro.
Ci sono decine di video, girati dalle stesse Femen, che dimostrano i crimini commessi: profanazione e atti osceni da una parte e danni materiali dall'altra. Il primo crimine non è neanche stato preso in considerazione e in primo grado, le "sex-stremiste" sono state assolte pure per il secondo: il giudice ha addirittura ordinato che venissero risarcite con 1.500 euro a testa. Perché? Perché i sorveglianti della cattedrale hanno fatto il loro lavoro, accompagnandole fuori, ma con troppa foga.
La procura di Parigi era ricorsa in appello avverso la sentenza scandalosa, chiedendo un'ammenda di mille euro per ciascuna delle femministe. Ma stamattina la Corte d'appello ha confermato la sentenza: Femen assolte, mentre due dei sorveglianti dovranno pagare un ammenda tra i 300 e i mille euro, anche se potranno godere della condizionale.

DOSSIER "FEMEN"
Il delirio del femminismo

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Fonte: Tempi, 29/10/2015

7 - ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' ED EUROPA CONSIGLIANO DI NON MANGIARE CARNE, MA INSETTI
Il Parlamento europeo ha appena approvato l'introduzione degli insetti e delle carni sintetiche, mentre negli Usa è partita una sottoscrizione per togliere le carni dalle mense scolastiche
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/10/2015

Si è molto parlato in questi giorni dell'allarme lanciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità riguardo alle carni lavorate e alla carne rossa: cancerogene, nello stesso gruppo di pericolosità dell'amianto, tanto per dire. Sulla reale consistenza della minaccia - prima che qualche mangiatore di carni sia tentato di chiedere risarcimenti e pensione di invalidità come giustamente chiedono le vittime dell'amianto - è sufficiente leggere quanto scrive su queste colonne il professor Bertoni, che dà tutti i ragguagli dal punto di vista scientifico e del buon senso.

ALLARMISMI IRRAZIONALI
Ma oltre alla questione scientifica c'è molto di più, perché questo sulla carne lavorata e rossa è soltanto l'ultimo degli allarmi - ma sarebbe meglio definirli allarmismi - sugli alimenti. Certo, una parte rilevante la gioca il sensazionalismo irresponsabile che domina nelle redazioni di giornali e tv. Tanto è vero che è stato stimato che nei giorni scorsi c'è stato un calo di circa il 20% nell'acquisto delle carni. Si tratta di una reazione immediata che in buona parte sarà riassorbita con il passare delle settimane, ma non completamente se è vero - come calcolato dalla Coldiretti - che «gli allarmi veri e presunti a tavola sono costati al Made in Italy quasi 12 miliardi di euro in 15 anni».
Ma oltre alle questioni economiche - non possiamo essere così ingenui da ignorare che anche intorno al cibo si combattono delle guerre commerciali - dobbiamo porre attenzione al fattore ideologico, che sta diventando sempre più importante per quel che riguarda l'alimentazione. In particolare, l'ossessione che si è creata intorno ai cambiamenti climatici sta spingendo a legislazioni e atteggiamenti che penalizzano l'uso delle carni, bovine in particolare. E in questo quadro si comprende anche la promozione di stili di vita come quello vegetariano, che anche nel nostro paese incontra un favore crescente al punto che una ricerca Eurispes del 2014 calcolava che i vegetariani in Italia fossero il 7,1% della popolazione (4,3 milioni di persone).

LA VACCA È LA PIÙ CRIMINALIZZATA
La vacca invece è sempre più criminalizzata dal punto di vista ambientalista, perché le si attribuiscono un enorme uso di acqua, la distruzione di biodiversità e un significativo contributo alle emissioni di metano, uno dei principali gas serra. Pensate che già anni fa negli Stati Uniti i movimenti ecologisti volevano imporre alle fattorie la legislazione che prevede un aggravio di tasse alle industrie che producono, e quindi devono smaltire, rifiuti pericolosi. Del resto di tassa sulla flatulenza delle vacche si discute da anni e qualche paese l'ha già approvata, vedi Australia e Nuova Zelanda. Ma anche nel Parlamento europeo se ne sta discutendo, tanto che ha fatto notizia nei giorni scorsi l'intervento in aula di un eurodeputato francese che ha invitato a evitare il ridicolo pensando di «vietare alle vacche di ruttare e scorreggiare» (letterale).
E comunque una tassa "ecologica" sulla carne torna spesso in discussione, spinta anche dai movimenti ecologisti. I quali non sono stati certo sorpresi dall'allarme lanciato dall'Organizzazione Mondiale della sanità: negli Stati Uniti immediatamente è stata lanciata una petizione da parte di una sedicente Commissione sanitaria per la Medicina responsabile con la richiesta al governo di promuovere luoghi di ristoro "cancer-free" (libere dal cancro) cominciando ad eliminare la carne da tutte le mense scolastiche. Vegetariani per legge, insomma, ignorando che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2010 aveva pubblicato i risultati di uno studio condotto per circa 9 anni su un campione di 30mila persone, secondo cui non è vero che una assunzione giornaliera abbondante di frutta e verdura diminuisca i rischi di tumore. E uno studio del 2014 dell'Università di Graz (Austria) afferma invece che è la dieta vegetariana a provocare maggiori allergie e un 50% in più di incidenza di tumori e malattie cardiovascolari. Ma su questo ovviamente non vedrete mai titoloni sui giornali per giorni e giorni.

GUERRA ALLA CARNE
La parola d'ordine del "Governo mondiale" è ormai "guerra alla carne", e l'Europa è sempre in prima fila: così, proprio all'indomani dell'allarme sulla carne lavorata lanciato dall'OMS, ancora il Parlamento Europeo ha approvato i cosiddetti "cibi del futuro", come gli insetti e le bistecche sintetiche. Il suggerimento viene dall'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) secondo cui l'uso di insetti per scopo alimentare ha le potenzialità per ridurre le emissioni di gas serra associate all'allevamento, oltre ad essere una buona fonte di proteine. Del resto sono anni - come abbiamo già spiegato nei mesi scorsi - che la UE finanzia programmi di ricerca e diffusione dell'alimentazione da insetto.
Difficile allora non vedere in questo nuovo allarme solo l'ultimo passo - casuale o voluto - in ordine di tempo di una strategia che punta a farci tutti vegetariani, nel nome del futuro del pianeta. Ma già da oggi andare in macelleria e acquistare carne comincia a diventare un gesto trasgressivo, un atto di ribellione contro il sistema.

Nota di BastaBugie: oltre alla notizia che l'Organizzazione Mondiale della Sanità vuole mettere al bando la carne rossa, specie gli insaccati e altro ancora, sempre l'OMS, con l'appoggio della Unione Europea, invita a mangiare, al posto della carne e di altro, gli insetti!
Ecco un articolo che abbiamo pubblicato nel gennaio 2012:
L'UNIONE EUROPEA SPENDE OLTRE TRE MILIONI DI EURO (3.000.000) IN MESSAGGI PUBBLICITARI PER CONVINCERCI A NUTRIRCI DI INSETTI!
L'ideologia ambientalista e antioccidentale pretende di insegnarci (a nostre spese) che mangiare insetti sia il rimedio necessario, sicuro, sano ed etico ai presunti ''errori'' della nostra civiltà
di Anna Bono
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2103

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/10/2015

8 - COREOGRAFIE ECCLESIALI PER LA CONFERENZA SUL CLIMA
Il Vicariato di Roma non si entusiasma per manifestazioni in difesa di famiglia o vita, ma dell'ecologismo antiumano sì
Fonte Corrispondenza Romana, 25/10/2015

Per la Famiglia e per la Vita la grancassa non suona. Benché si tratti di richiamare e tutelare i principi non negoziabili, il Vicariato di Roma non si strappa certo le vesti per far conoscere le iniziative, sensibilizzare i fedeli, caldeggiare la partecipazione, promuovere una presenza organizzata, dare appoggio logistico. Come, del resto, capita anche in altre Diocesi. Evidentemente convinte che la Vita e la Famiglia - l'unica possibile, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna - non meritino tanta attenzione.

ECOLOGIA FOREVER
Ma se in ballo c'è il mantra dell'ecologia spinta, allora sì. Ed ecco quindi il Vicariato di Roma 7 scendere direttamente in campo per la «Marcia per la Terra», prevista per l'8 novembre nell'ambito della Giornata diocesana per la custodia del Creato «Laudato si». Ciò, nella prospettiva laica, laicissima della XXI Conferenza intergovernativa sul Clima di Parigi, dove a dicembre «si decidono le sorti del pianeta», come prosaicamente spiega il manifesto reclamizzante l'iniziativa. In realtà, la storia dimostra come anche tutte le precedenti edizioni, benché accolte con la stessa enfasi, si siano concluse con un nulla di fatto. Eppure ancora ci si vuol credere, ancora ci si vuole illudere.
In cosa consiste tale Giornata? In puro folclore: ecco così la piazza dei Santi Apostoli trasformata in un «grande villaggio» in festa con «laboratori, spettacoli etnici in costume, stand enogastronomici», persino un convegno, il concerto in piazza e lo spettacolo circense. Almeno si fosse pregato con processioni, novene, adorazione eucaristica, chiedendo a Dio la grazia di un Creato clemente con l'uomo. Invece no. Eccezion fatta per la S.Messa del giorno prima, per il resto la kermesse avrebbe potuto essere organizzata da un qualsiasi circolo Arci o da una qualunque sede del Wwf, senza che nessuno potesse accorgersene.

GIUSTIZIA CLIMATICA
Anche Roma, dunque, si allinea alle altre coreografie ecclesiali pensate per l'evento clou del "politicamente corretto". Tra queste, il pellegrinaggio ecumenico organizzato a Parigi dai Vescovi tedeschi; quello addirittura in bicicletta dalla cattedrale di Westminster alla capitale francese, promosso dalla Commissione Giustizia e Pace; la Dichiarazione sulla «giustizia climatica» della Caritas Internationalis e del Cisde, una rete di 17 Ong cattoliche; la petizione lanciata dal Card. Tagle nelle Filippine contro il surriscaldamento globale; oppure ancora la campagna «Digiuna per il clima», promossa in tutto il mondo da 18 organizzazioni cattoliche come «segno di solidarietà con le vittime dei cambiamenti climatici». E le vittime degli aborti? Della fecondazione assistita? Dell'eutanasia?
Le defezioni degli «indifferenti» ad iniziative in difesa della Famiglia e della Vita e viceversa il loro fanciullesco entusiasmo ecologista spingono a chiedersi se, dunque, custodia del Creato non sia anche - ed a maggior ragione - la tutela contro gli orrori bioetici e la difesa ad oltranza della famiglia - l'unica possibile, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna -, intesa come «ecosistema» per eccellenza.

Fonte: Corrispondenza Romana, 25/10/2015

9 - OMELIA XXXIII DOMENICA DEL T. ORD. - ANNO B (Mc 13,24-32)
Vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con potenza
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 novembre 2015)

L'Anno liturgico volge ormai al termine e le letture della Messa ci portano a riflettere sulle ultime realtà della vita, su quello che ci aspetta al termine della nostra esistenza e alla fine dei tempi. Il brano del Vangelo, innanzitutto, ci vuole far comprendere una cosa di fondamentale importanza: questo mondo finirà, e le realtà terrene, che oggi sono per molti l'unica cosa che conta, sono destinate a perire. Il denaro, il potere, il possesso dei vari beni non possono garantire alcuna stabilità e, comunque, li dobbiamo lasciare al termine della nostra vita. Questa convinzione si deve radicare in noi e deve sottrarci al fascino dei beni terreni. Inoltre, il pensiero che un giorno saremo giudicati deve spronarci a usare saggiamente dei beni di questo mondo per fare il bene e non per alimentare il nostro egoismo.
Il Vangelo afferma: «Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria» (Mc 13,26). Il Figlio dell'uomo è Lui, è Gesù, che per nostro amore ha voluto assumere la nostra natura umana. Sarà Lui il nostro Giudice, a cui il Padre ha affidato il compito di decidere la nostra sorte finale. Le uniche due cose sicure della nostra vita sono la morte e il Giudizio, tutto il resto è incerto. Un giorno moriremo e saremo subito giudicati da Gesù Cristo. Molto probabilmente, queste sono le cose a cui meno si pensa. Chi è saggio vi pensa spesso e cerca ogni giorno di prepararsi nel modo migliore a quel momento che sarà decisivo per la nostra eternità.
Il modo migliore per prepararsi al Giudizio è quello di amare con tutto il cuore Colui che un giorno sarà nostro Giudice. Se vivremo nell'amicizia con Lui, se riceveremo frequentemente i sacramenti della Confessione e della Comunione, se allontaneremo il peccato dalla nostra vita, se ameremo Dio e il prossimo, non avremo nulla da temere da quel giudizio che sarà un giudizio di misericordia per tutti quelli che avranno usato misericordia. Il segreto per assicurarci un giudizio favorevole è appunto questo.
Il Vangelo di oggi, inoltre, ci insegna a non dare retta alle previsioni allarmistiche di tutti quelli che ritengono imminente la fine del mondo. Questa fine può avvenire tra un giorno come tra milioni di anni, a noi non spetta saperlo. Gesù lo dice chiaramente: «Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre» (Mc 13,32). Quello che sappiamo con certezza è che un giorno moriremo, e quella sarà la nostra fine. Gesù vuole ammonirci perché quello che conta di più non è il giorno e l'ora, ma il modo con cui giungeremo all'incontro con Dio. L'uomo equilibrato e sereno sa che la sua vita deve finire, e sa anche che essa è destinata a una eternità più o meno beata a seconda del suo comportamento.
Vi sono due Giudizi: il Giudizio particolare, al quale saremo sottoposti subito dopo la nostra morte, e il Giudizio universale che vi sarà alla fine dei tempi. Dopo il Giudizio particolare, l'anima riceverà subito la giusta retribuzione: o il Paradiso, molto spesso preceduto dalle sofferenze purificatrici del Purgatorio; oppure l'inferno, se al momento della morte l'anima si trova in peccato mortale.
Alla fine dei tempi ci sarà il Giudizio universale. Con questo Giudizio avremo la definitiva vittoria del bene sul male. Il male non potrà mai avere il definitivo sopravvento sul bene e solo Dio avrà il suo pieno trionfo. In ogni epoca sono sorti errori di ogni genere, eppure anche i più potenti nemici di Dio sono tramontati. Nulla rimane in eterno su questa terra e tutti dovranno rendere conto a Dio.
Come hanno fatto tutti i buoni cristiani, pensiamo anche noi a quelle due uniche cose certe della nostra vita: la morte e il Giudizio: da questa riflessione nascerà un miglioramento di tutta la nostra vita.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 novembre 2015)

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