BastaBugie n�473 del 28 settembre 2016

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1 LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA
Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Bollettino di Dottrina Sociale
2 SBUGIARDATA LA BUFALA EVOLUZIONISTA DELLE FALENE
Le falene secondo i darwinisti avrebbero cambiato colore per adattarsi al nuovo ambiente, ma in realtà... non c'è nessuna nuova specie e nessuna mutazione mimetica per sopravvivere (VIDEO: La definitiva sconfitta dell'evoluzione)
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI DISCRIMINA CHI NON E' GAY, PAROLA DELL'EX PRESIDENTE DELL'ARCIGAY DI TORINO
Ormai evidente la vera natura della Cirinnà che ha introdotto in Italia i matrimoni gay: lo riconosce perfino un assessore della giunta cinquestelle di Torino, ex presidente dell'Arcigay
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana
4 RISPOSTE A UN CATTOLICO PERPLESSO
Intervista a tutto campo a Costanza Miriano
Autore: Camillo Langone - Fonte: Il Giornale
5 IN FRANCIA UN MUSULMANO SU DUE E' FONDAMENTALISTA
Il 50 per cento dei giovani islamici tra 15 e 25 anni vorrebbe la Sharia al posto della Costituzione (e in Italia scoppia il bubbone degli immigrati perché sono finiti i fondi per l'accoglienza)
Fonte: Tempi
6 TRUMP SCEGLIE LA VITA: LOTTERA' CONTRO GLI ABORTISTI
Gesto clamoroso del candidato repubblicano che ha lanciato la Pro-Life Coalition impegnandosi concretamente a combattere radicalmente l'aborto (soprattutto Planned Parenthood)
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 IL REGIME NICHILISTA HA IN JOVANOTTI IL SUO LUMINARE
Invece per chi cerca la verità e la felicità ecco la storia di due ragazze eccezionali candidate al Nobel per la pace
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
8 LA BAMBINA TRANSGENDER DI 10 ANNI? IN REALTA' NE HA 15
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): marina militare Usa rieducata dal gender, Canale 5 e i film pro-trans in prima serata, in Germania attivista Lgbt uccide un amico e si suicida
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 17,5-10)
Accresci in noi la fede!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA
Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Bollettino di Dottrina Sociale, gennaio-marzo 2015

La scuola è lo snodo fondamentale di tutti i percorsi per la costruzione della società. Essa, educando o diseducando, contribuisce a formare i cittadini e il capitale umano. Come dice la Caritas in veritate, c'è una professionalità lavorativa e imprenditoriale ma prima c'è una professionalità umana da formare senza della quale anche quella lavorativa e professionale - e la cosa vale per tutti i campi - viene meno e si degrada. [...]
Normalmente si pensa che nell'educazione sia centrale la persona dell'educando e che, quindi, nella scuola sia centrale la figura dell'alunno o dello studente. La cosa ha una sua verità, dato che nella scuola si cerca la verità e la si trasmette alle nuove generazioni per la loro maturazione completa. Questa centralità dell'educando è stata riscoperta anche nella cultura cattolica tramite le correnti del personalismo cristiano del Novecento e, dopo il Concilio Vaticano II, la centralità della persona "principio soggetto e fine della società" ha ulteriormente accentuato questa impostazione.

LA SCUOLA È PER L'ALUNNO... MA L'ALUNNO PER CHI È?
Come si dice che la società è per la persona, si tende anche a dire che la scuola, che è come una società in piccolo, è per l'educando. Ma l'educando per chi è? Qui si dividono due modi molto diversi di intendere la scuola.
La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto che la persona è per Dio e che, quindi, il fine ultimo della società lo si persegue ordinandola a Dio in tutte le sue dimensioni. Così è anche per la scuola. Anch'essa deve essere ordinata a Dio, che deve avervi un posto centrale. Solo in questo modo può essere perseguito anche il bene dell'educando, che non è il fine ultimo.
Si va invece imponendo la visione opposta: se la scuola ha come fine la persona, Dio non può trovarvi posto o, comunque, avrà un posto laterale e secondario ma non centrale. Il personalismo educativo ha quindi prodotto delle conclusioni non previste, ha favorito l'allontanamento di Dio dall'educazione ponendo al primo posto la persona. Ma in questo modo anche questo obiettivo è diventato impossibile perché senza Dio la persona non sa chi è, gli educatori non sanno chi sia l'uomo che essi devono educare. Si sono così configurate due tipi di scuola: una scuola che, avendo al centro Dio e assumendo come Maestro Gesù Cristo, si ritiene essere un luogo comunitario di educazione di quanti vi operano alla loro vocazione trascendente; oppure una scuola che si concentra orizzontalmente sui bisogni umani dell'educando, dimenticando la prospettiva religiosa.
La stessa scuola cattolica, col passare del tempo, ha di molto tralasciato la centralità di Dio nel processo educativo e si è adattata a modelli molto più laici. In tutti questi casi il punto di passaggio è stata la centralità dell'educando.
Nel XIX secolo gli Stati liberali europei iniziarono a togliere alla Chiesa il monopolio dell'educazione. Dal punto di vista della sostituzione della centralità della persona alla centralità di Dio, risulta incomprensibile la lotta contro di loro sostenuta dai Sommi Pontefici. Risulta invece comprensibile e addirittura auspicabile quella richiesta degli Stati. Il Giuseppinismo consisteva nel chiudere le scuole gestite dalla Chiesa dando vita ad un insegnamento pubblico statale. Questo insegnamento pubblico non era neutro. In esso mancava ogni riferimento a Dio e la sua filosofia di fondo divenne il Positivismo, che nella seconda metà dell'Ottocento era diventata una specie di religione civile degli Stati europei, a cui non si sottrasse nemmeno lo Stato italiano di Depretis e Crispi. La scuola pubblica statale, quindi, si contraddistingueva in negativo per la sua contrapposizione alla scuola della Chiesa, e in senso positivo perché mirava alla creazione di una mentalità e cultura nazionale capace da fare da collante spirituale laico allo Stato.

LA CHIESA HA IL DIRITTO E IL DOVERE DI GOVERNARE L'EDUCAZIONE PUBBLICA
Di fronte a questo processo di esclusione della religione cattolica dalla pubblica educazione e/o di subordinazione della stessa al potere civile, i Pontefici dell'epoca reagirono con vigore, rivendicando per la Chiesa un diritto originario di governare l'educazione pubblica.
Le proposizioni 45, 46 e 47 del Sillabo, annesso all'enciclica Quanta Cura di Pio IX dell'8 dicembre 1954, sono a tal proposito molto chiare.
Viene condannata la proposizione 45, che afferma: «Tutto il regime delle scuole pubbliche, nelle quali si educa la gioventù di qualsiasi stato cristiano, fatta eccezione soltanto in qualche modo per i seminari vescovili, può e deve essere attribuito all'autorità civile, e attribuito inoltre in modo tale, da non riconoscersi ad una qualsiasi altra autorità nessun diritto di immischiarsi nell'organizzazione delle scuole».
Viene condannata la proposizione 47 secondo la quale «La condizione ottimale della società civile richiede che le scuole popolari … siano sottratte ad ogni autorità, forza di regolamentazione, ingerenza della Chiesa, e che siano sottoposte al pieno controllo dell'autorità civile e politica».
Non sarebbe corretto valutare questa posizione solo come dettata da contingenze storiche, oppure sostenere che in precedenza la Chiesa aveva svolto un'opera di supplenza nei confronti di uno Stato assente che ora giustamente si prendeva le proprie responsabilità, oppure che la Chiesa aveva sbagliato a pretendere per sé quel ruolo centrale nell'educazione in quanto non era ancora emersa nel modo corretto la laicità del secolo. Queste ed altre spiegazioni non colgono una aspetto centrale di quella rivendicazione che, invece, la rende valida ancora oggi e per sempre.
L'aspetto centrale della questione è duplice: da un lato esso dice che non è possibile educare senza l'Assoluto Divino, dall'altro dice che se lo si nega si finisce per impostare l'educazione in base ad un altro assoluto, non-divino o anti-divino. Ciò che risulta, comunque, è l'impraticabilità della via personalistica, ossia di considerare la persona dell'educando come il centro e il fine dell'educazione e della scuola. Aver praticato questa strada e continuare a farlo è indice di ingenuità educativa.

LE SCUOLE NON POSSONO CHE ESSERE CATTOLICHE
Dicevamo che quella posizione dei Sommi Pontefici risulta oggi incomprensibile a chi ha intrapreso la strada della centralità della persona nella scuola. Ed infatti è una posizione che viene condannata e rigettata. Essa però poneva in forme adatte ai tempi un nodo difficilmente eludibile. Cosa può indurre una persona a penetrare così nel profondo di sé e trarne fuori verità talmente assolute da dare un senso ultimo alla sua esistenza se non Dio? Chi, se non Lui, può salvare il percorso educativo dal suo sempre possibile esito nichilistico? L'uomo non afferra se stesso se non viene a sua volta afferrato da Dio. Come giustificare un percorso di ricerca della verità se non in virtù di Colui che è la Verità? Se l'educazione è un percorso di libertà, non potrà essere certo la singola persona a liberarsi – dato che è proprio essa a manifestare il bisogno di essere liberata – ma Dio. La comunità degli educatori da dove riceve il diritto di intervenire così in profondità nella vita dell'educando se non per il bene assoluto di quella persona e chi può sostenere questo bene assoluto se non Dio, che è il Bene?
La Chiesa dell'Ottocento rivendicava a se stessa un diritto originario ed assoluto sull'educazione e sulla scuola. Le scuole non potevano che essere cattoliche. Ciò non per un desiderio di potere o per gestire un monopolio lucrativo. Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, poteva forse mancare da questo luogo Gesù Cristo? E il vero, il bello e il buono potevano darsi, sarebbero stati raggiungibili senza Gesù Cristo? Nella scuola la persona si incontra con Gesù perché vuole incontrarsi fino in fondo con se stessa, questo è il punto, e quindi lì la Chiesa deve esserci.
L'educazione della persona ha sempre un carattere assoluto, perché la ricerca dell'uomo non si ferma fino a che non arriva al fondamento ultimo del senso. Questo fondamento ultimo ha sempre carattere assoluto e non può essere l'uomo: un umanesimo assoluto è una contraddizione in termini e una cosa funesta. Ecco perché l'educazione o giunge a Dio o giunge ad un altro assoluto, che possieda l'anima dell'educando con la stessa forza ma non nella stessa libertà. L'educazione non mira all'autodeterminazione, essa mira sempre, in un caso o nell'altro, a consegnarsi a Qualcuno. Se questo è Cristo la consegna di sé significa anche il respiro della vera libertà, se è altri si sperimenta il fallimento, non meno assoluto però.
Per questi motivi è necessario che i cattolici ricomincino a pensare ad una scuola con Dio al centro. Questo vale sia per gli aspetti strettamente educativi, ma anche per l'organizzazione sociale e politica della scuola stessa nella società attuale. [...]

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Fonte: Bollettino di Dottrina Sociale, gennaio-marzo 2015

2 - SBUGIARDATA LA BUFALA EVOLUZIONISTA DELLE FALENE
Le falene secondo i darwinisti avrebbero cambiato colore per adattarsi al nuovo ambiente, ma in realtà... non c'è nessuna nuova specie e nessuna mutazione mimetica per sopravvivere (VIDEO: La definitiva sconfitta dell'evoluzione)
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/09/2016

La mela di Newton, estensione web dell'Almanacco della scienza di MicroMega, Telmo Pievani, responsabile entusiasticamente darwinista sia del blog sia dell'Almanacco, pubblica l'articolo La falena delle betulle sbaraglia i creazionisti.
Il caso è quello, citato in ogni libro di testo, della falena punteggiata delle betulle, Biston betularia, in inglese peppered moth. Nel distretto industriale della Manchester ottocentesca si sarebbe scurita imitando le betulle imbrunite dalla fuliggine e dalle piogge acide causate dall'inquinamento della Rivoluzione Industriale onde continuare a nascondersi dai predatori. Per Pievani (che per tutto l'articolo si produce in una prosa inutilmente sardonica) è uno dei «[...] tantissimi esempi probanti un'evoluzione darwiniana in atto» e un «[...] archetipo della spiegazione darwiniana» per effetto di un articolo comparso sul numero datato 2 giugno della prestigiosa rivista Nature, a cui vanno certamente aggiunti un secondo articolo e l'editoriale "benedicente" che Pievani non cita. Pievani sunteggia il primo spiegando che un'équipe formata da otto specialisti dell'Istituto di Biologia integrativa dell'Università di Liverpool e uno del Wellcome Trust Sanger Institute di Hinxton, in Inghilterra, «[...] ha scoperto che la mutazione all'origine del melanismo industriale in Inghilterra consiste nell'inserzione di un grosso elemento trasponibile nel primo introne del gene cortex (preposto alla divisione cellulare, ma coinvolto anche nel mimetismo attraverso la sua azione sullo sviluppo delle ali delle falene)», un "gene saltatore" responsabile della novità adattativa. Ovvero: un pezzo del DNA che salta da una parte all'altra del genoma è finito dentro un certo gene influenzandone il comportamento.

LA VARIABILITÀ ESISTE, MA SOLO INTERNA A UNA SPECIE
Questa però non è affatto «evoluzione darwiniana in atto». Il rimescolamento delle informazioni genetiche esistenti in una specie è infatti cosa completamente diversa dalla comparsa dal nulla d'informazioni genetiche nuove. I due fenomeni sono noti come microevoluzione e macroevoluzione. La prima è la variabilità interna a una specie, la seconda la nascita di una specie completamente nuova per trasformazione sostanziale di una vecchia (speciazione). Li divide l'abisso che corre tra un fatto osservato e un'ipotesi mai provata.
Del resto le falene chiare e scure coesistono: non sono una specie trasformata in un'altra. Quella scura (carbonaria) non è un'altra falena; è la stessa falena chiara (typica) che sviluppa appieno una possibilità prima attuata in modo limitato: è detta "punteggiata" proprio perché il pigmento scuro c'è benché limitato ad aree specifiche (i puntini neri sulle ali). Il fenomeno è ben noto e si chiama polimorfismo. Ne sono responsabili gli alleli, le due o più forme alternative del medesimo gene che si trovano nella stessa posizione su ciascun cromosoma omologo. Controllano lo stesso carattere, ma possono portare a risultati quantitativamente o qualitativamente diversi: la Donax variabilis, un mollusco bivalve, esiste in varie forme diversamente colorate; le pantere nere sono solo giaguari e leopardi melanici. La ricerca della succitata équipe di scienziati ha dunque scoperto il "gene saltatore" che rende scure le falene. Chapeau. Ha scoperto anche la data del suo "salto" nel genotipo di quei lepidotteri, circa il 1819, molto prima (30 generazioni, stante che il ciclo riproduttivo delle falene si ripete ogni anno) dei primi rilevamenti di fenotipi scuri, verso il 1848, cioè prima anche di una presenza massiccia di fabbriche. Chapeau. Dunque la comparsa di una nuova specie per adattamento agli effetti dell'inquinamento non c'è e la mutazione mimetica per sopravvivere nemmeno (le falene non riposano sui tronchi degli alberi, ma sui ramosi frondosi più alti e gli uccelli le predano soprattutto in volo): per quale motivo si dovrebbe allora parlare di evoluzionismo?

STESSA COSA NELL'UOMO
Negli uomini accade la stessa cosa. La melanina, che dà la pigmentazione estesa a tutto il corpo degli africani subsahariani, è presente in tutti gli uomini; è quella che, stimolata dalla radiazione solare, è responsabile dell'abbronzatura estiva dei bianchi (l'assenza totale di melanina provoca infatti negli uomini l'albinismo, che ha caratteri paragonabili a quelli di una patologia). I neri sono geneticamente uguali ai bianchi ma la loro cute è più adatta alla vita in un preciso contesto. La pelle nera protegge dai melanomi, che sono mutazioni genetiche (patologiche come tutte le mutazioni genetiche) indotte dai raggi ultravioletti; motivo per cui d'esatte i bianchi si cospargono di protettivi solari.
Ogni presunta prova fornita dai neodarwinisti è insomma sempre e solo la constatazione di un caso di variabilità interna a una specie (microevoluzione), mai di speciazione dal nulla (macroevoluzione). Nessuno infatti mette oggi in dubbio la variabilità e la selezione naturale, nemmeno i più incalliti tra i creazionisti (anche se si può legittimamente contestare la felicità dell'espressione). La selezione è osservabile: praticata dall'allevatore, dall'agricoltore o da un "attore" ecologico diverso. Ma è una scelta limitata entro un ambito dato, non la produzione dal niente di geni nuovi. Lo scrive l'équipe scientifica nell'articolo citato da Pievani: «le nostre scoperte colmano una sostanziale vuoto di conoscenza riguardo l'esempio-simbolo del cambiamento microevolutivo, aggiungendo un ulteriore livello di comprensione del meccanismo di adattamento in risposta alla selezione naturale». Nell'introduzione all'edizione del 1972 de L'origine delle specie di Darwin, lo zoologo evoluzionista inglese Leonard Harrison Matthews (1901-1986) ha scritto che gli esperimenti sulle falene «dimostrano meravigliosamente la selezione naturale [...] in atto, ma non mostrano l'evoluzione in divenire; perché, per quanto le popolazioni possano variare nel numero di esemplari chiari, intermedi o scuri, tutte le falene rimangono, dall'inizio alla fine, Biston betularia». Niente evoluzionismo, il caso è archiviato da tempo; quella pubblicata da Nature è una bella storia che parla di altro.

Nota di BastaBugie: consigliamo vivamente la visione del seguente video della durata di meno di un'ora.
Viene mostrata la bufala dell'evoluzionismo ormai screditato dal punto di vista scientifico. Se credi ancora che discendi dalla scimmia, guarda il video e scopri la verità.


https://www.youtube.com/watch?v=dX-UPLyowPg

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/09/2016

3 - LA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI DISCRIMINA CHI NON E' GAY, PAROLA DELL'EX PRESIDENTE DELL'ARCIGAY DI TORINO
Ormai evidente la vera natura della Cirinnà che ha introdotto in Italia i matrimoni gay: lo riconosce perfino un assessore della giunta cinquestelle di Torino, ex presidente dell'Arcigay
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana, 14/09/2016

Ed ecco che la legge sulle Unioni civili passa per essere discriminatoria. A dirlo non è un militante pro-family o un cattolico ultraconservatore, bensì un attivista delle rivendicazioni LGBT, l'assessore torinese alle Pari opportunità della giunta Appendino Marco Giusta, ex presidente dell'Arcigay di Torino.
Ipse dixit: «L'istituto delle unioni civili riservato solo alle coppie omosessuali per me è una discriminazione. Questa opportunità dovrebbe essere estesa anche alle coppie eterosessuali». Il giudizio tagliente sulla legge Cirinnà è venuto da Giusta in risposta ad una domanda fattagli dalla signora Marta Franceschini che da anni convive con il compagno. La Franceschini aveva chiesto se si poteva unire civilmente: «La risposta purtroppo è no - spiega l'assessore - la nuova legge riconosce le unioni civili come una formazione sociale specifica riservata a persone dello stesso sesso. Nella stessa legge vengono normate le convivenze tra persone di sesso differente, che non hanno però diritto alla reversibilità o all'eredità».
Come è noto la legge 76/2016 disciplina sia le unioni civili, che riguardano solo le persone dello stesso sesso, sia le convivenze di fatto, che riguardano sia omosessuali che eterosessuali. È altrettanto noto che questa legge è stata voluta per soddisfare le pretese del mondo gay. La parte sulle convivenze è stata aggiunta come orpello sia perché è dai tempi dei Dico che si continua a parlare di "diritti" dei conviventi sia soprattutto affinchè l'on. Cirinnà & Co. non venissero tacciati di atteggiamenti discriminatori verso le persone eterosessuali. Cosa che invece puntualmente è avvenuta e, per paradosso, a motivo di una censura proveniente da persona omosessuale come l'assessore Giusta.

L'EGUALITARISMO CONTRO IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA
Verrebbe da dire che chi di discriminazione ferisce, di discriminazione perisce. E non potrebbe che finire così. Infatti il principio di discriminazione tinto d'arcobaleno si poggia su un altro principio: l'egualitarismo, che è cosa diversa dal principio di uguaglianza. Il primo spiana le differenze di carattere naturale, culturale, psicologico e persino fisiologico. Siamo tutti uguali e le diversità sono ostacoli da estirpare.
Il principio di uguaglianza invece parte dal riconoscere un dato di realtà: siamo tutti diversi per sesso, età, cultura, estrazione sociale, psicologia, interessi, etc. ma tutti uguali per dignità. L'uguaglianza va a braccetto con la giustizia che predica di dare a ciascuno il suo. E dunque tutte le situazioni identiche devono essere disciplinate in modo identico, tutte le situazioni diverse in modo diverso. A ciascuno il suo, appunto.
L'egualitarismo invece non accetta che il mondo è vario e marcia spedito sulla strada della parificazione, cioè dell'omologazione. È per questo motivo che l'assessore Giusta, infilandosi in un vicolo cieco e fornendo una risposta tanto paradossale quanto illuminante, è stato costretto a dire che le unioni civili discriminano gli eterosessuali. Perché, ossequioso dell'egualitarismo a tutti i costi, vorrebbe che i diritti previsti dalla Cirinnà per le persone dello stesso sesso siano riconosciuti in modo uguale anche per gli eterosessuali. Ma affermarlo appagherà pure gli aneliti egualitari, ma di certo non la ragionevolezza giuridica.
Infatti le unioni civili sono in punta di diritto quasi del tutto identiche all'istituto del matrimonio civile. Manca solo il dovere di fedeltà e la possibilità di adottare con le stesse facoltà che ha una coppia coniugata (porte aperte invece alla stepchild adoption). E dunque due conviventi eterosessuali che vorrebbero unirsi civilmente in realtà si sposerebbero. In altre parole esiste già l'unione civile per gli eterosessuali e si chiama matrimonio civile. All'opposto è questo il motivo per cui l'accesso alle unioni civili è consentito solo a persone dello stesso sesso (per ipotesi anche non omosessuali), proprio perché gli eterosessuali hanno già il "loro" matrimonio.

IL PARADIGMA DISCRIMINATORIO
Alla signora Franceschini desiderosa di unirsi civilmente, Giusta doveva rispondere: «Guardi che si può sposare e i suoi diritti e doveri saranno quelli di due uniti civilmente, anzi potrà pure adottare». Curioso che il paradigma discriminatorio fino a ieri era dato dal matrimonio ed ora delle unioni civili e ancor più curioso che non si consigli come prima scelta il matrimonio. Ciò forse dipende - e qui trascendiamo i ristretti confini della vicenda torinese - dal fatto che scopo di molti è quello di eliminare dalla coscienza collettiva l'idea stessa di matrimonio. Le unioni civili vanno in questa direzione perché hanno eliminato il requisito della differenza sessuale, requisito indispensabile perché venga ad esistenza il matrimonio. Togli questo requisito, elimini il concetto stesso di matrimonio.
Le convivenze di fatto riconosciute giuridicamente (che quindi cessano di essere di fatto) si muovono verso la stessa meta: riconoscere un insieme di diritti e, nella generalità dei casi, pochissimi doveri propri dei coniugi ma in un istituto molto più liquido, meno vincolato giuridicamente bensì più caratterizzato per i suoi profili sociali, più per la convivenza fattuale che per impegni assunti reciprocamente. In sintesi, se equipari le coppie omosex alle coppie coniugate inneschi un processo di equiparazione a cascata che mai si arresterà, portandoti poi ad equiparare alle coppie omosex le coppie conviventi, poligame, amicali, parentali, i single e chi più ne ha più ne metta. Il demone della non discriminazione è per sua natura assai bulimico.

Fonte: Corrispondenza Romana, 14/09/2016

4 - RISPOSTE A UN CATTOLICO PERPLESSO
Intervista a tutto campo a Costanza Miriano
Autore: Camillo Langone - Fonte: Il Giornale, 20/09/2016

Sono un cattolico suonato, come certi pugili. Ho cominciato a barcollare dal famoso «Buonasera» pronunciato dalla loggia di San Pietro: buonasera lo può dire chiunque, da un Papa avevo bisogno di sentire uno squillante «Sia lodato Gesù Cristo»…
Da quel 13 marzo 2013 è stata una gragnuola di colpi: non sulla mia fede in Dio ma sulla mia fiducia nella Chiesa. Ogni chiacchierata aerea del Santo Padre, ogni dichiarazione di monsignor Galantino della Cei, ogni intervista ai cardinali Kasper o Marx o Schönborn mi ha lasciato almeno un livido.
Il colpo da KO mi è stato inferto dagli imam in chiesa, o meglio dai sacerdoti e dai vescovi d'accordo col fatto che religiosi islamici partecipassero, a capo ingiuriosamente coperto, fra l'altro, a messe cristiane. È successo perfino, a Santa Maria in Trastevere, che un imam intonasse il Corano dal pulpito, e così quella che doveva essere una manifestazione di solidarietà per il prete francese sgozzato in nome di Allah si è trasformata in occasione di propaganda per il libro che aveva messo il coltello nella mano dell'assassino. Quando un pugile è in difficoltà si aggrappa alle corde e io per non cadere ho deciso di aggrapparmi ad alcune persone di fede più strutturata, meno sentimentale della mia. La prima di queste è Costanza Miriano, che dall'uscita del suo long-seller Sposati e sii sottomessa spiega quanto bene può fare al matrimonio e alla vita quotidiana un cristianesimo concreto, e che è per me una sorta di madrina spirituale.
Da quando un iman ha parlato nel Duomo di Parma, raccontando dal pulpito la balla di Maometto uomo di pace, io non vado più a messa nel Duomo di Parma: faccio bene o faccio male?
Credo che sia giusto cercare un'appartenenza che ci somigli dentro la Chiesa. Tutto quello che ci aiuta nella ricerca di Dio, ma dentro la Chiesa, va bene. Nel merito, io non conosco abbastanza bene l'Islam, chi siano i wahabiti – sono loro il problema – se siano eretici o meno. Il punto però è che in chiesa non basta dire che cerchiamo di voler bene a tutti, ma va annunciata la Verità: proprio perché amiamo i musulmani noi desideriamo per loro la vera felicità. Quindi che si convertano a Dio Trinità.
Sento odore di proibito, di proselitismo.
È il primo dei comandamenti, cioè delle dieci parole che segnano la strada della felicità dell'uomo. Mi chiedo: ci crediamo noi, per primi, che l'unica felicità è in Dio? Ci crediamo che quella è la Verità, la Via, la Vita? Gesù ha detto di andare e predicare il vangelo a ogni creatura, perché il cuore di tutti è fatto per lui, e attraverso il battesimo – e solo attraverso quello – possiamo diventare suoi figli. Avere Dio come Padre, essere figli del Capo, di stirpe regale, che c'è di meglio nella vita?
In molte chiese sono spariti i banchi, hanno messo le sedie e quindi alla consacrazione nessuno si inginocchia più. Pensare che l'inginocchiarsi è prescritto dal Messale e, come scrisse Ratzinger da cardinale, "una fede o una liturgia che non conoscano più l'atto di inginocchiarsi, sono ammalate in un punto centrale".
Guarda, io credo che la liturgia, i gesti del corpo, i paramenti, la musica, servano all'uomo, come mezzo. Sono un aiuto per elevare il cuore a Dio. Non è che a lui interessi se ci inginocchiamo o no, è a noi che serve farlo. In chiesa siamo davanti a un mistero troppo grande per il nostro cuore, Dio che ferma il tempo e la storia e attraversa lo spazio e viene davanti a noi col suo corpo e si fa pane. Ci sarà sicuramente qualche grande mistico che riesce a intuire un barlume di quel mistero anche tra le sedie e le schitarrate. Per noi normali servono aiuti esterni, che ci facilitino il raccoglimento, ci conducano a lui. Trovo del diabolico nella presunzione di uomini che pensino di non aver bisogno di aiuto per elevarsi a Dio.
Ho notato che davanti ai confessionali non c'è mai nessuno, mentre a prendere l'ostia c'è sempre la fila. Ma cosa succede? Mi sono distratto un attimo ed è stata introdotta l'autoassoluzione?
Se non vedi la fila durante la messa secondo me è un bene, perché la messa è troppo preziosa per perderne un secondo facendo altro. Io conosco però tanti sacerdoti che passano buona parte della vita in confessionale. Un mio amico prete ex rugbista dice che ci vuole più testosterone per stare otto ore in confessionale che per una partita di rugby. Poi, se tutta la gente che fa la comunione sia in grazia di Dio non so. Certo quello che percepisco come sentire comune è che si è perso il senso del peccato. Parlarne suscita insofferenza. L'uomo oggi crede di sapere lui come si fa. Dovremmo capire che il peccato non è qualcosa di cui un Dio becero tiene contabilità, ma è il nostro sbagliare mira. Siamo un proiettile che manca il bersaglio, quando pecchiamo. La confessione ci dà altre frecce, è una gran fortuna, è un lusso, è una cuccagna. Ogni nostra azione e parola e pensiero saranno giudicati, ma con una giustizia che non è umana: la nostra eternità sarà quella che ci scegliamo noi oggi con la nostra libertà. Dio è pazzo d'amore per noi, ma ha la nostra libertà più cara della nostra stessa salvezza, diceva Giussani.
Monsignor Galantino nell'ultima intervista rilasciata al Corriere ha un'altra volta maramaldeggiato sui morti di Charlie Hebdo, parlando di "gratuita volgarità" delle loro vignette. Perciò Giuliano Ferrara ha parlato del segretario della Cei come di un "vescovo indemoniato", togliendomi le parole di bocca. Ma si può stare nella Chiesa come faccio io ossia disprezzando tanti esponenti del clero?
No, non si può. Bisogna amare i sacerdoti perché sono di Cristo, e perché ci permettono l'accesso a lui. Quando ci sembra che sbaglino dobbiamo pregare per loro e fare l'esercizio di ascesi di non parlare mai male di loro, neanche in casa. Puoi sfogarti solo con il tuo padre spirituale - è bene averne uno - perché certo un sacerdote che sbaglia a volte ci può far sentire confusi e la nostra fede deve sempre essere confermata dalla Chiesa, non ce la si può produrre da soli, fatta in casa.
Fra poco ricomincia la scuola. Mi sono giunte informazioni su scuole cattoliche dove ai bambini vengono insegnate "Bella ciao" e "Imagine", una delle più irreligiose canzoni pop mai composte. Non ci si può più fidare nemmeno delle suore?
Confermo. Quando andai a cercare informazioni per il mio primo figlio e chiesi alla suora se avrebbero pregato lei si affrettò a rassicurarmi che assolutamente no, non lo avrebbero fatto, che stessi tranquilla. Allora ho preferito la scuola pubblica, preparandomi a fare un lavoro di controinformazione a casa, come poi sta avvenendo (anche se le maestre delle mie bimbe fanno il pellegrinaggio delle sette chiese di notte con noi). Ma, che vuoi, tante persone dentro la Chiesa, atterrite da una propaganda mediatica violentissima, hanno ormai la convinzione che affermare la fede sia offendere qualcuno. E vivono anche in una sudditanza culturale. Invece la fede cristiana porta l'uomo alle sue vette più alte. E il Vangelo è scientifico: funziona con precisione matematica. Tra quelle che conosco, solo le persone che provano a vivere secondo il Vangelo sono feconde e felici, nel senso più profondo. Il Vangelo è per tutti. Svuotarsi, morire, lasciarsi scolpire: tutti lo possono sperimentare. L'uomo che cerca se stesso è brutto, e produce cultura di infimo livello.
Io mi sento come i discepoli che nel Vangelo di Giovanni dicono: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". Sono pessimista ma non ne vado fiero e perciò ti chiedo non retoricamente: tu nella Chiesa di questi ultimi tempi vedi qualche novità che potrebbe farmi cambiare umore?
Sì. Vedo tanti santi intorno a me. Vedo uomini e donne, laici - del Cammino, di CL, del Rinnovamento, dell'Opus Dei e di tante realtà più piccole, o anche semplici cattolici diocesani come me - che abbracciano le loro vite faticose, a volte tanto da richiedere l'eroismo. Persone che pregano, che fanno carità, che portano i pesi gli uni degli altri. Persone generosissime, che meno hanno e più sono capaci di dare. Famiglie davvero sante. Tra amici a volte ci chiamiamo la Compagnia dell'Agnello, e quando ne vedo uno anche se non so chi sia lo riconosco subito. E vedo anche sacerdoti e consacrate santi, grandi, bellissimi. Il meglio, di gran lunga il meglio dei cervelli che ci sono in circolazione.

Fonte: Il Giornale, 20/09/2016

5 - IN FRANCIA UN MUSULMANO SU DUE E' FONDAMENTALISTA
Il 50 per cento dei giovani islamici tra 15 e 25 anni vorrebbe la Sharia al posto della Costituzione (e in Italia scoppia il bubbone degli immigrati perché sono finiti i fondi per l'accoglienza)
Fonte Tempi, 19/09/2016

Il 28 per cento dei musulmani in Francia sono «fondamentalisti» e vorrebbero sostituire la legge con la sharia. Ma la percentuale sale al 50 per cento se si considerano i giovani tra i 15 e i 25 anni. È l'allarme lanciato da un rarissimo sondaggio sul tema, visto che le ricerche su base etnica o religiosa sono vietate in Francia, condotto da Ifop per il think tank Institut Montaigne.
Lo studio è stato condotto tra aprile e maggio di quest'anno su 1.029 musulmani, individuati su un campione di 15.549 persone rappresentativo della popolazione francese sopra i 15 anni. L'obiettivo era capire «Chi sono i musulmani in Francia?» e il responso presenta luci e ombre.
I seguaci di Maometto, innanzitutto, sarebbero meno del previsto: non i 5-7 milioni che si pensava, pari al 10 per cento della popolazione francese di 65 milioni, ma 3 o 4 milioni, cioè il 6 per cento circa. Sono molto giovani, perché la loro età media è di 35,8 anni, contro i 53 anni dei cristiani e i 48 dei «senza religione». La maggioranza degli intervistati (46 per cento, tre milioni di persone circa) non trova alcuna contraddizione tra i valori della Francia e l'islam, parteggia per la laicità e si trova bene nella République. Di fianco alla «maggioranza silenziosa», c'è un altro gruppo (25 per cento, 1,7 milioni di persone) che rispetta le leggi civili ma si sente più musulmano che francese.
Questo secondo gruppo, però, è superato da un terzo (28 per cento, 2 milioni di persone) che si può definire «fondamentalista», preferisce la sharia alla Costituzione ed approva comportamenti vietati dalla legge come poligamia e uso del burqa. Quest'ultima percentuale, ed è l'aspetto più inquietante, sale al 50 per cento degli intervistati se si considerano solo i musulmani di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Questi «usano l'islam per affermarsi ai margini della società», spiega l'Institut Montaigne. Lo studio non fa che dimostrare quello che gli insegnanti francesi (e spesso anche gli imam) vedono ogni giorno: i più radicalizzati sono proprio i giovani. Un campanello d'allarme per la comunità musulmana francese e per la Francia.

Nota di BastaBugie: nell'articolo sottostante pubblicato su Tempi il 27 settembre 2016 dal titolo "Emergenza profughi, serve un miliardo ma i soldi sono finiti. Ordine pubblico a rischio" si fa notare che sono aumentati gli sbarchi degli immigrati e servono più fondi, ma il governo italiano non riesce neanche a saldare i debiti dell'anno scorso verso gli enti che fanno accoglienza.
Ecco dunque l'articolo completo:
Nelle prossime settimane, scrive Valentina Errante sul Messaggero, «ventimila migranti potrebbero scegliere di lasciare i centri di accoglienza» che li ospitano in Italia perché «rischiano di trovarsi senza vitto, alloggio e assistenza sanitaria». Con tutte le prevedibili conseguenze che un simile scenario potrebbe comportare per l'ordine pubblico.
Cosa è successo? È successo che «lo scorso marzo», dunque almeno sette mesi fa, «le prefetture hanno smesso di pagare i servizi erogati da società, cooperative e onlus» che gestiscono centri di accoglienza e simili. Il ministero dell'Interno ha inviato vari solleciti al ministero dell'Economia, ma questi «non hanno finora sortito effetti e così gli enti che gestiscono l'accoglienza minacciano di interrompere l'erogazione dei servizi». Angelino Alfano avverte che «occorre rimpinguare le risorse per pagare i nostri creditori», ma il Viminale paga «se arrivano i soldi dal Mef», e cioè dal collega Padoan. «Se non li dà non posso pagare». Fine.
Bisogna tenere presente che c'è un motivo se gli enti incaricati di ospitare i profughi la mettono giù dura. E il motivo è che «nel 2015, i costi dei centri e delle strutture temporanee hanno superato gli 820 milioni di euro, ma dal ministero dell'Economia ne sono trasferiti al Viminale soltanto 610». Significa che lo Stato (Alfano) ha già un debito di 200 milioni con le varie cooperative per i servizi erogati lo scorso anno. E per l'anno in corso il buco minaccia di ingigantirsi perché «in base al numero degli ospiti (160.030 ieri), il calcolo delle spese per il 2016 ammonta a oltre 990 milioni di euro», quasi un miliardo.
Il problema, sembra di capire dall'articolo del Messaggero, è che questi soldi proprio non ci sono. Infatti «nonostante l'aumento degli sbarchi sulle nostre coste e l'obbligatorietà dell'accoglienza, i capitoli di Bilancio e delle manovre di assestamento per finanziare il pianeta immigrazione non sono stati adeguati». Insomma «il governo non ha previsto e neppure calcolato nella manovra» questo stanziamento. «I pagamenti si sono così interrotti e la situazione rischia di esplodere».
Qualche numero ulteriore aiuterà a capire fino a che punto è critica la situazione. A fronte dei citati 990 milioni di euro di uscite necessarie previste solo quest'anno («calcolate sui contratti già firmati dalle prefetture»), il governo per il 2016-2018, cioè per i prossimi tre anni, ha «previsto uno stanziamento di 450 milioni di euro». I conti evidentemente non tornano. Tanto è vero che tutti i soldi trasferiti nel 2016 al Viminale (e da qui alle prefetture, e dalle prefetture agli enti per l'accoglienza) sono stati sufficienti appena a «per il pagamento dei servizi da gennaio a marzo». Dopo di che Alfano ha cominciato a inviare lettere al Mef, ma «i soldi non sono stati stanziati né accantonati, per l'accoglienza sono stati assegnati al ministero dell'Interno solo 50 milioni di euro dal "Fondo spese impreviste", ma neppure quelli sono stati trasferiti».
Ecco perché, continua la giornalista, «i centri di accoglienza rischiano di trasformarsi in bombe ad orologeria. (...) Se davvero le società non saranno più in grado di garantire vitto, alloggio e assistenza sanitaria, i richiedenti asilo potrebbero andare via». E, come detto, potrebbero essere fino a ventimila le persone a spasso per il nostro paese senza un riparo né un modo per vivere. Alfano teme «seri problemi di ordine pubblico» oltre all'ovvia compromissione dei rapporti con l'Europa.

Fonte: Tempi, 19/09/2016

6 - TRUMP SCEGLIE LA VITA: LOTTERA' CONTRO GLI ABORTISTI
Gesto clamoroso del candidato repubblicano che ha lanciato la Pro-Life Coalition impegnandosi concretamente a combattere radicalmente l'aborto (soprattutto Planned Parenthood)
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/09/2016

Il candidato alla Casa Bianca del Partito Repubblicano Donald J. Trump ha compiuto un gesto clamoroso. Ha lanciato la Pro-Life Coalition promettendo, qualora divenisse presidente, di combattere radicalmente l'aborto dal vertice delle istituzioni statunitensi. E poi ha messo l'impegno nero su bianco indirizzando una lettera a tutti i leader antiabortisti del Paese per invitarli a fare quadrato.
Alla guida della Coalition, Trump ha nominato Marjorie Dannenfelser, presidente della Susan B. Anthony List, l'influente organizzazione che dal 1993 si occupa di favorire l'elezione di personale politico antiabortista, soprattutto donne, onde contrastare l'azione della Emily's List, nata nel 1985 con il proposito opposto e tra l'altro maggior singolo finanziatore della carriera politica della candidata presidenziale del Partito Democratico Hillary Clinton. Laddove il nome dell'organizzazione filoabortista è un acronimo («Early Money Is Like Yeast», "I soldi che arrivano presto sono come il lievito", ovvero le donazioni che giungono all'inizio di una campagna politica hanno il potere di attrarne poi molte altre), quello della sua rivale pro-life è invece un omaggio alla madrina del femminismo americano (nata nel 1820 e scomparsa nel 1906), rigorosamente antiabortista come la Sinistra non ama affatto ricordare.

IMPEGNI CONCRETI IN DIFESA DELLA VITA UMANA NASCENTE
Dopo avere sottolineato l'«estremismo» della Clinton, secondo cui i bambini non ancora nati non godono di alcun diritto costituzionale e le fedi religiose che ancora contrastano l'aborto vanno modificate, Trump elenca con chiarezza i dettagli della sua politica in difesa della vita umana nascente.
Anzitutto s'impegna a nominare alla Corte Suprema federale giudici antiabortisti. Tra l'altro, dopo la morte del cattolico conservatore Antonin G. Scalia (1936-2016), la nomina del suo sostituto (Barack Obama ha proposto il liberal Merrick Garland) è da mesi sospesa in un limbo. Quindi s'impegna ad approvare il "Pain-Capable Unborn Child Protection Act" mirante a rafforzare il limite legale entro cui è consentito praticare un aborto sulla base della capacità del nascituro, scientificamente dimostrata, di percepire dolore. Dunque s'impegna a negare finanziamenti pubblici alla Planned Parenthood (PP), il maggior abortificio del mondo, fintato che essa continuerà a praticare aborti, riallocando le cifre così risparmiate a centri medici fornitori di ben altre cure.
Infine s'impegna a rendere permanente l'"Hyde Amendment", che, essendo ciò che viene definito un rider, ovvero un'aggiunta in coda ad altri leggi, dev'essere riapprovato anno per anno. Introdotto nel 1976 per iniziativa del deputato cattolico Repubblicano Henry J. Hyde (1924-2007), impedisce di utilizzare i soldi dei contribuenti per finanziare l'aborto se non nel caso d'incesto o di stupro (grazie a esso, l'Amministrazione retta dal presidente George W. Bush Jr. ha potuto negare per anni milioni di dollari di quote statunitensi all'UNFPA, l'agenzia filoabortista sulla popolazione delle Nazioni Unite).

UN PROGRAMMA AMBIZIOSO E SOLENNE
Si tratta con tutta evidenza di un programma ambizioso e solenne. [...] Non rendere merito a Trump di un gesto così importante sarebbe meschino. Inoltre, se l'ultima mossa elettorale di Trump è il diritto alla vita significa che il diritto alla vita è un argomento politico fondamentale per milioni di elettori, e questo va a onore degli Stati Uniti. [...] E il Partito Repubblicano è oggi un buon partito conservatore proprio sui "princìpi non negoziabili", come documenta una delle eroine indiscusse di quel movimento conservatore che alla fine è riuscito a trarre a sé l'intero partito, Phyllis Schlafly (1924-2016), con il suo prezioso How the Republican Party Became Pro-Life (Dunrobin Publishing, s.l. 2016). Ed è questo ciò che ha ben compreso la Susan B. Anthony List che da fiera avversaria di Trump è diventata suo ferrea sostenitrice. Vada come vada l'8 novembre, l'impegno formale contro l'aborto di Trump e la qualità morale del Partito Repubblicano, autore quest'anno di uno dei programmi politici più entusiasmanti, sono già storia.

Nota di BastaBugie: "Catholic Vote" è un advocacy group fondato a Chicago nel 2008 da Brian Burch per convincere i cattolici a eleggere uomini politici in linea con il magistero della Chiesa.
In questo momento, sul piano politico, la sua prima missione è fermare Hillary Clinton, smaccatamente anticattolica e favorevole a tutto ciò che è nemico della dottrina cattolica.
Nel suo ultimo video di propaganda politica [clicca qui], "Catholic Vote" elenca sei buone ragioni per le quali i cattolici l'8 novembre non debbono votare l'ex First Lady per la presidenza.
In ordine crescente d'importanza le sei ragioni sono:
6) i cattolici non debbono votare Hillary Clinton perché il suo approccio statalista all'assistenza sanitaria danneggia le famiglie;
5) perché è contraria alla libertà di scelta educativa per i bambini più poveri;
4) perché è favorevole dell'aborto senz'alcun tipo di limitazione;
3) perché accusa i cattolici di settarismo e di fanatismo;
2) perché costringe i contribuenti a finanziare l'aborto;
1) perché se venisse eletta alla Casa Bianca costringerebbe tutti a obbedire ai suoi diktat.
Nel video, in maniera esplicita, Hillary Clinton afferma che un bimbo nel ventre della madre non gode di alcun diritto giuridico, che l'accesso all'aborto dev'essere sempre più libero ed esteso, e che la fede religiosa è un pericolo sociale. (Fonte: Timone)

IL PROGRAMMA DEL PARTITO REPUBBLICANO CHE SOSTIENE TRUMP
Marco Respinti nell'articolo sottostante dal titolo "Repubblicani granitici su vita e famiglia" spiega come e perché lo scorso 18 luglio, a Cleveland, il Grand Old Party (GOP, l'altro nome del Partito Repubblicano) ha presentato una delle piattaforme più nette della propria storia: no all'aborto, no alla deriva LGBT, difesa della libertà religiosa, la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna come attore principale dell'educazione dei figli.
Ecco dunque l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 luglio 2016:
La storia più bella delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti di quest'anno è quella che non racconta nessuno. Quella che torna a far sperare in qualcosa di più alto e serio, [...] che rimette al centro le questioni inderogabili.
Com'è prassi, anche quest'anno il Partito Repubblicano ha presentato alla Convenzione nazionale di Cleveland la piattaforma con cui si propone alla nazione per guidarne la presidenza federale (l'organo esecutivo) e il Congresso (l'organo legislativo). La premessa doverosa è ricordare che i partiti statunitensi sono molto diversi da quelli europei. Non nascono, come i nostri, dalle "società di pensiero" della Rivoluzione Francese, riflettono più "blocchi sociali" che ideologie, sono grandi contenitori in cui convivono orientamenti anche molti diversi e presentano varianti regionali altrove impensabili. Per questo non hanno "programmi", ma "piattaforme". Quelle con cui a ogni tornata elettorale i partiti maggiori si presentano agli americani vengono messe nero su bianco in corso d'opera, nel momento clou dell'ufficializzazione delle candidature finali. Per definizione sono dunque aperti alla contrattazione. È un punto di forza, giacché ha sempre impedito l'autoreferenzialità ideologica dei partiti (impedendo di pensare che la politica si esaurisca nei partiti o che i partiti ideologici siano gli unici soggetti politici), ma è anche un punto di debolezza, poiché espone la politica al pensiero dominante, alla temperie culturale, alla "dittatura delle maggioranze" (e delle minoranze).
Ebbene, lunedì 18 luglio, a Cleveland, il Grand Old Party (GOP, l'altro nome del Partito Repubblicano) ha presentato una delle piattaforme più nette della propria storia: no all'aborto, no alla deriva LGBT, difesa della libertà religiosa, la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna come attore principale dell'educazione dei figli. C'è dentro molto altro, molto altro di buono, ma questi sono princìpi universali irrinunciabili. Una delle piattaforme, insomma, più conservatrici della storia del partito, il quale non è affatto nato conservatore, non lo è stato per lungo tempo, ha cominciato a un certo punto a diventarlo e oggi (combattendo implacabilmente la propria buona battaglia) mostra di esserlo profondamente. [...]
Citando il V Emendamento alla Costituzione federale, che prescrive che nessuno possa essere «[...] privato della vita, delle libertà o della proprietà senza un giusto processo», il quale riecheggia deliberatamente la Dichiarazione d'indipendenza là dove essa proclama che tutti gli uomini sono «[...] dotati dal loro Creatore» del diritto inalienabile alla vita, la piattaforma 2016 del GOP «[...] afferma la sacralità della vita umana e dichiara che i bambini non nati posseggono un diritto fondamentale alla vita che non può essere infranto». Per questo invoca un nuovo emendamento alla legge fondamentale del Paese che espliciti la validità del XIV Emendamento (l'estensione a tutti i cittadini statunitensi del diritto alla vita sancito dal V Emendamento) anche per i bambini non nati e per questo si oppone «[...] all'uso di fondi pubblici per praticare o promuovere l'aborto oppure per finanziare organizzazioni [...] come la Planned Parenthood», premendo «[...] sugli Stati dell'Unione e sul Congresso affinché mettano fuorilegge l'acquisizione, il trasferimento o la vendita per ricerca di tessuti fetali provenienti da aborti volontari » (come, con enorme scandalo, fa appunto la Planned Parenthood).
Questo quanto all'aborto. Quanto al gender, la piattaforma afferma (senza paura di ripetizioni cacofoniche) che «il matrimonio tradizionale e la famiglia, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sono il fondamento della società libera cui per millenni sono state affidate l'educazione dei figli e la trasmissione dei valori culturali». E con parole come pietre aggiunge: «Noi condanniamo la decisione della Corte Suprema» nei casi United States v. Windsor (26 giugno 2013), che ha sottratto al Congresso la possibilità di definire "matrimonio" solo quello eterosessuale, e Obergefell v. Hodges (26 giugno 2015), che ha legalizzato le unioni LGBT equiparandole al matrimonio naturale, una sentenza «[...] senza legge» che, «[...] nelle parole del defunto giudice Antonin Scalia, è stata un "putsch giudiziario" (pieno di "stravaganze sciocche") che ha ridotto» il diritto americano a una serie di «[...] aforismi mistici da biscottini della fortuna».
Non era scontato. La questione LGBT è stata lo spartiacque. Alla vigilia si temeva il prevalere di alcuni esponenti Repubblicani omosessuali, e il confronto è stato duro. [...]
Per LifeNews.com, ambiente non certo prodigo di carinerie gratuite, si tratta della «[...] piattaforma più pro-life di sempre». Scandalizzato, The New York Times, quotidiano liberal, la definisce la «[...] più estremista a memoria d'uomo» e le organizzazioni dei Repubblicani omosessuali quella «[...] più anti-LGBT». In realtà è semplicemente la bella storia di crescita e di maturazione (e di conversione) del GOP. [...]

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/09/2016

7 - IL REGIME NICHILISTA HA IN JOVANOTTI IL SUO LUMINARE
Invece per chi cerca la verità e la felicità ecco la storia di due ragazze eccezionali candidate al Nobel per la pace
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 25/09/2016

Non è facile convincere i giovani che è necessario studiare sodo, imparare, sudare sui libri, fare master e tirocini sottopagati...
Quando poi nelle università italiane non ci sono spazi e così nei centri di ricerca ed è difficilissimo inserirsi nelle "corporazioni" professionali dei propri sogni. Che molti vanno ad inseguire all'estero.
Per capire qual è la considerazione del lavoro intellettuale, in Italia, oggi, forse basta un flash, un piccolo episodio che mi ha colpito in questi giorni: il magazine culturale del Corriere della sera, che si chiama La Lettura, questa settimana si apre con quattro paginone (quattro!) dedicate a... Jovanotti.
E' un simpatico ragazzone, ma non credo che - lui stesso - si ritenga un gigante del pensiero universale. Eppure si trova su un tale palcoscenico culturale per il solo fatto che compie 50 anni, un evento - a quanto pare - superiore al 750° anniversario della nascita di Dante, che non ricordo sia stato celebrato così.
Non ho nulla contro il cantante e trovo del tutto normale che se ne parli in una pagina di "spettacoli". [...] Oggi apri La Lettura e trovi Jovanotti che - sotto la didascalia: "Il dibattito delle idee" (nientemeno) - viene interrogato da Sandro Veronesi con queste argute domande: "Allora Lorenzo. Cinquant'anni. Com'è potuto succedere?". Risposta di Jovanotti: "Assurdo, eh? Anche pensando al nome d'arte che mi sono scelto".
Ripresa dell'intervistatore: "Come la mettiamo?". Pensosa replica del cantante: "Eh, non lo so. E' un problema".
Non siamo proprio ad alti livelli... Queste battute ricordano quasi i dialoghi teatrali di Samuel Beckett e Ionesco. Ma involontariamente...
E' solo un esempio di ciò che i media offrono in pasto al pensiero nelle pagine culturali.

SOTTO VUOTO SPINTO
Le pagine di cronaca, poi, ce ne forniscono molti altri. Da giorni - per esempio - sappiamo tutto della separazione di Angelina Jolie e Brad Pitt e c'è da prevedere che ancora molte puntate ci aspettano per il futuro. [...]
In questo turbinio di figurine che poi riempiono anche l'immaginario dei ragazzi - già popolato di cantanti, attori e calciatori - passa un messaggio: la cosa più importante della vita è apparire.
Comunque e ad ogni costo. Se appari, esisti e puoi pure far soldi. L'ideale della vita è "essere qualcuno", non "essere se stessi" (che è un percorso durissimo, solitario e nella notte oscura).
Eppure, fuori dal mondo virtuale, fuori dalla caciara del teatro mediatico, la realtà ne avrebbe di storie da raccontare, che meriterebbero qualche attenzione. Potrebbero perfino incitare i ventenni di oggi a seguire il sentiero faticoso che porta in alta quota, piuttosto che discendere nell'ampia discesa delle apparenze o nella palude della rassegnazione.
Sono storie di ingegno, di lavoro duro, storie di gente semplice e storie di geni, storie - anche - di eroismo quotidiano.
A volte capita perfino che il mondo se ne accorga, sebbene si tratti di persone che hanno vissuto la loro vita in angoli sperduti del pianeta. E allora è una felice eccezione che merita di essere segnalata.

DUE RAGAZZE
E' il caso di due donne, oggi ottantenni e finora sconosciute a tutti. Due persone semplici che si trovano - inaspettatamente - candidate al Premio Nobel per la pace, ma che - essendo veramente grandi - sono profondamente umili e, stupite, affermano di "non aver mai fatto nulla di straordinario".
Si tratta di due suore austriache, suor Marianne Stoeger e suor Margaret Pissar, che hanno passato la loro vita ad assistere e curare i lebbrosi in un Paese - la Corea - dove questa terribile malattia colpisce duramente.
La loro vicenda è stata raccontata due giorni fa in un bell'articolo di Vincenzo Faccioli Pintozzi sull'Osservatore romano.
Nei Paesi dell'Oriente siamo di fronte a civiltà che non hanno avuto l'influsso millenario del cristianesimo, ma del buddismo e altre filosofie simili, quindi hanno un approccio molto diverso alla malattia e alla sofferenza.
"In Corea, così come in Giappone e in Cina", scrive l'Osservatore "la malattia di Hansen (la lebbra) porta con sé uno stigma sociale connesso all'idea che si tratti di una sorta di punizione divina. Ancora oggi il lebbroso è considerato - in una società fortemente permeata dal concetto del karma - come una persona che in qualche modo 'si merita quello che ha'. Per decenni, e in modo particolare durante gli anni dell'invasione giapponese, nell'Asia orientale sono sorti dei veri e propri lager dove venivano rinchiusi i malati. Abbandonati a loro stessi, sterilizzati per impedire loro di procreare, circa ventimila persone hanno vissuto come reclusi senza alcuna colpa. Incalcolabile invece il numero di coloro che sono morti per scarsità delle cure, isolamento e forse violenza. L'isola di Sorok è stata per anni uno di questi lager".

INFINITAMENTE GRATI
Le due suore, poco più che ventenni, arrivarono lì nel 1962 trovando una situazione terribile: "Le botte erano la regola, così come gli aborti forzati e le sterilizzazioni. Ci sono voluti decenni per cambiare le cose".
Anzitutto le due giovani religiose cominciano a rifiutare l'uso di mascherine, guanti e tute protettive, adoperate dal personale dell'ospedale.
Preferiscono esporsi senza difesa, "persino quando sangue e pus dalle ferite infette le colpiscono in faccia", perché quei poveri malati non si sentano più dei reietti, ma esseri umani amati e assistiti.
Insieme con le cure - che iniziano a guarire quegli infelici - l'obiettivo principale delle due religiose è ridare loro dignità di uomini: "Cercavamo di visitarli al mattino presto, quando non c'era nessuno, e parlavamo con loro".
Poi mangiavano con loro, quindi cercavano e ottenevano, dalla loro patria, l'Austria, aiuti per migliorare la situazione.
A poco a poco quell'inferno fu cambiato dall'esempio e dal lavoro delle due donne. A cui oggi tanti malati, che sono guariti, e i loro figli, sono infinitamente grati. Capire che la lebbra è una malattia da cui è possibile guarire è un passo avanti enorme per una società.
Così oggi l'ospedale pubblico coreano ha candidato al Nobel le due suore austriache perché il loro lavoro quarantennale - hanno spiegato i dirigenti dell'ospedale - "dovrebbe divenire una pietra di paragone per questa nostra era, incentrata sul materialismo".
Le due giovani suore arrivarono in quell'inferno a un'età in cui oggi i nostri figli cercano ancora, faticosamente, la loro strada.
Quelle due ragazze austriache erano mosse da un grande ideale, innamorate di un grande Amore e di sicuro non inseguivano il successo mondano. Ma di solito chi è come loro e ha lo sguardo fisso al Cielo, fa anche grandi cose su questa terra.

Fonte: Libero, 25/09/2016

8 - LA BAMBINA TRANSGENDER DI 10 ANNI? IN REALTA' NE HA 15
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): marina militare Usa rieducata dal gender, Canale 5 e i film pro-trans in prima serata, in Germania attivista Lgbt uccide un amico e si suicida
Autore: Rodolfo de Mattei - Fonte: Osservatorio Gender, 21/09/2016

Sono Leo ho 10 anni e non sono né maschio né femmina. Sta facendo il giro del mondo ed accendendo vivaci dibattiti, la lettera che una bambina inglese di 10 anni avrebbe inviato alla "Bbc Magazine" per raccontare la sua storia che l'ha portata a "transitare" da femmina a maschio assumendo il nome di Leo.
La realtà è un po' diversa. Leo Waddell, nata Lily, non ha 10 anni ma 15 e, nonostante la giovanissima età, è già un'icona transgender in quanto è stata la protagonista di una serie televisiva britannica che ha raccontato la "normalità" della sua transizione di genere" nel programma "My Life: I am Leo" andata in onda sulla BBC nel 2015.

FARINA DEL SUO SACCO?
Leggendo la lunga lettera, si capisce inoltre che non è certo la giovanissima adolescente l'autrice della lettera, quanto molto più probabilmente persone interessate a promuovere le istanze gender, strumentalizzandone la pietosa storia a cominciare dalla madre Hayley che così si era espressa nel novembre 2014 riguardo i futuri progetti della propria figlia: "Leo fermerà le cure bloccanti degli ormoni per un paio di mesi in modo che possa produrre alcuni ovuli da poter congelare. In questo modo, in futuro, quando avrà una relazione e vorranno dei figli, useranno un donatore di sperma per fertilizzare le uova per poi poterle impiantare nel suo partner".
La missiva è uno studiato "concentrato" di tutti quelli che sono i principali clichès e le odierne maggiori rivendicazioni LGBT+: dall'utilizzo del bagno dei maschi all'adozione dei pronomi neutri fino alla liberalizzazione delle cure ormonali per bloccare la pubertà. [...]

OLTRE LA BUFALA
Nonostante fosse semplice ricostruire la "vera" storia di Lily/Leo, tutti i principali quotidiani e siti web hanno presentato la storia della "bambina Leo" come il toccante caso della bambina di soli 10 anni transgender,socialmente incompresa ed emarginata da una società, evidentemente ancora troppo arretrata e bigotta.
Al di là della clamorosa bufala mediatica, costruita e diffusa dai media LGBT per propagandare il proprio piano ideologico, nessuno si domanda riguardo gli effetti e le conseguenze del messaggio che la vicenda della piccola "Lily" porta con sé.
Il messaggio espresso attraverso le parole messe in bocca alla bimba trans è chiarissimo: non importa se nasci maschio o femmina, il sesso che ti assegna madre natura è un dato puramente biologico di nessun conto. Ciò che fa di te un maschio o una femmina è la tua soggettiva e mutevole volontà di essere l'uno o l'altro.
Nella realtà, Lily, affetta da un disturbo dell'identità sessuale che ha un nome preciso, "disforia di genere", avrebbe bisogno di cure psicologiche e di essere affiancata da specialisti che l'aiutino a riscoprire la propria vera natura. Questo è l'unico approccio terapeutico ragionevole e di buon senso, un percorso medico un tempo normalissimo e scontato, oggi impossibile e additato come intollerante e omofobo dal mainstream scientifico e mediatico accecato dall'ideologia del gender.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

MARINA MILITARE USA RIEDUCATA DAL GENDER
L'amministrazione Obama sta istituendo un percorso di formazione gender, tenuto da esperti, per i marinai della Marina militare statunitense. Da novembre saranno istituite "squadre di addestramento mobili" per insegnare ai marinai ad accogliere persone transessuali sulle navi. Ai maschi transessuali sarà permesso di utilizzare gli spazi degli uomini e alle femmine transessuali quelle delle donne.
Uno degli insegnamenti sarà il seguente: "se vedete due uomini baciarsi dovete reagire come se vedeste un uomo e una donna baciarsi". E se a qualcuno non sta bene questa educazione gender? C'è sempre il congedo onorevole, spiegano dai piani alti. L'esercito sta anche discutendo le modalità per aiutare i militari a cambiare sesso durante il servizio.
(Gender Watch News, 24/09/2016)

CANALE 5 E I FILM PRO-TRANS IN PRIMA SERATA
In prima serata su Canale 5, è stato trasmesso il film "The Danish Girl", il film che riprende la vita di Lili Elbe, il primo uomo nella storia a "trasformarsi" in donna sottoponendosi all'intervento chirurgico.
Einar Mogens Andreas Wegener - questo il vero nome dell'uomo che ha deciso di diventare in seguito Lili Elbe - è considerato il primo personaggio transgender.
Il film è ambientato a Copenhagen, nei primi anni 20. Il pittore Einer Wegener viene convinto dalla moglie Gerda Wauda, anch'ella artista, a posare per lei in abiti femminili. Il dipinto raggiunge grande popolarità, così che Einar inizia a mantenere in modo permanente un'apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe. Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe si avvierà alla trasformazione in donna, divenendo appunto il primo transgender della storia.
Questa pessima vicenda non solo la si è voluta raccontare e implicitamente elogiare facendone una pellicola a firma di Tom Hooper, ma ad un solo anno dall'uscita nelle sale cinematografiche viene già riproposto in televisione, perlopiù in prima serata.
Qualcuno potrebbe obiettare che la visione era consigliata ad un solo pubblico adulto, ma prima di tutto va precisato che se lo era non è per la vicenda del transessuale in sé, quanto piuttosto per le tante scene di nudo e di sesso sfrenato.
Tuttavia, come ben sappiamo, risulta praticamente impossibile controllare i bambini davanti alla televisione, e con questi film in un frammento di secondo vediamo il personaggio uomo trasformarsi in un personaggio don a, tutto sotto gli occhi dei tanti bambini increduli, che alla sera sono in balia dei compulsiva cambi di canale - loro o dei genitori stessi.
La sfacciatezza non ha limiti e le conseguenze le pagano con maggiore peso le creature ancora (per poco) innocenti.
(Cristiano Lugli, Osservatorio Gender, 6 settembre 2016)

IL PROGETTO "ARTISTICO": UN RAGAZZO DIVERSO OGNI GIORNO PER UN ANNO
Avere rapporti sessuali con un uomo diverso ogni giorno per un anno. Questo il folle e ripugnante progetto di un sedicente "artista" russo che vive a Berlino di nome Mischa Badasyan.
Il progetto "artistico" intitolato Save the date è infatti nelle intenzioni dell'autore una "riflessione" sulla percezione del sesso vissuto in maniera libera e al di fuori di ogni rapporto emotivo. Per portare a termine tale assurda e ossessiva riflessione Badasyan ha avuto un incontro al giorno, per 365 giorni, in altrettanti luoghi diversi.
Intervistato da Vice, Badasyan ha raccontato di aver deciso circa due anni fa di dedicarsi a questo progetto utilizzando sia le app per incontri,diffusissime nel mondo gay, come Grindr o Scruff, sia i metodi "classici", nei luoghi di cruising o nei locali.
Parlando dei suoi particolari appuntamenti "artistici", Badasyan ha raccontato di come questi fossero veloci e senza emozioni, tanto che "ho dovuto usare la violenza per provare qualcosa, sono arrivato a tirare pugni al partner. Ero diventato una macchina".
Per quanto riguarda il significato del suo progetto, Badasyanchiarisce che questo può essere interpretato da diversi punti di vista: "Per alcuni è una cosa che riguarda la sessualità, per altri è questione di libertà, per altri ancora riguarda la solitudine".
L'unico punta di vista da cui interpretare tale progetto è la follia e la schizofrenia compulsiva caratterizzante il depravato mondo gay. L'ossessione sessuale rappresentata in Save the date da Mischa Badasyan non è lontana dalla realtà del mondo LGBT fatto di "orge chemsex", saune, darkroom e di locali veri e propri "fast food del sesso" .
(Osservatorio Gender, 6 settembre 2016)

GERMANIA: CLAUS-BRUNNER ATTIVISTA LGBT E MEMBRO DEL "PARTITO DEI PIRATI" UCCIDE UN AMICO E SI SUICIDA
In Germania, Gerwald Claus-Brunner, noto membro del Partito dei Pirati ed attivista LGBT+, è stato ritrovato senza vita nel suo appartamento nel quartiere Lichterfelde di Berlino, a fianco al corpo di un altro uomo più giovane. Per la polizia non ci sono dubbi che si sia trattato di un caso di omicidio suicidio.
Le autopsie condotte sui due cadaveri hanno ricostruite le dinamiche della tragica vicenda: il più giovane, un uomo di 27 anni di cui sono state rese note solo le iniziali Jan L., sarebbe deceduto alcuni giorni prima della morte di Claus-Brunner, il quale si sarebbe poi in un secondo momento suicidato.
Secondo la "Berliner Zeitung", Jan L. era un ex collaboratore di Claus-Brunner, vittima in passato di stalkeraggio da parte del politico. Il sito del settimanale Stern politico fornisce ulteriori dettagli sul macabro fatto di cronaca, riportando come Claus-Brunner avrebbe ucciso il giovane nell'appartamento di quest'ultimo e ne avrebbe poi trasportato il cadavere a casa sua all'interno di un trolley per le vie di Berlino.
Ignote per ora le cause che hanno portato Claus-Brunner a compiere il doppio barbaro gesto. Il partito ha liquidato la vicenda dichiarando che il suo esponente soffrisse di una "malattia incurabile" in fase terminale. Tuttavia, secondo indiscrezioni filtrate sulla stampa tedesca sembra che il politico fosse stato appena lasciato dal suo fidanzato e fosse profondamente deluso dai recentissimi disastrosi risultati elettorali del suo partito.
Le elezioni di domenica 18 settembre hanno infatti segnato il tracollo definitivo del Partito dei Pirati che dopo aver raccolto nel 2011 un sorprendente 8,9% dei voti, aggiudicandosi 15 seggi nel parlamento statale di Berlino, sono precipitati domenica ad un misero 1,7 % dei voti, perdendo tutti i loro seggi.
Una pesante sconfitta che Claus-Brunner aveva così commentato venerdì scorso, mandando il suo ultimo Tweet: "La c** di giornata di oggi, supera ogni brutta giornata che ho avuto finora Spero che il weekend sarà migliore".
GAY STYLE
Dopo l'arresto, lo scorso 1 marzo 2016, di Volker Beck, il più noto attivista per i diritti LGBT+ della Germania, mentre lasciava l'appartamento di uno spacciatore con addosso 0,6 g di Crystal Meth,ancora una volta, un politico di schieramento LGBT è al centro dei fatti di cronaca, questa volta nera, della Germania. Una nuova conferma di quella che è la drammatica realtà del tanto propagandato stile di vita omosessuale.
(Osservatorio Gender, 22 settembre 2016)

Fonte: Osservatorio Gender, 21/09/2016

9 - OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 17,5-10)
Accresci in noi la fede!
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 2 ottobre 2016)

Fede e umiltà. Con queste due parole possiamo riassumere il messaggio del Vangelo di oggi. La fede e l'umiltà, fervidamente unite, sono l'anima della testimonianza e dell'apostolato cristiano.
Soffermiamo la nostra attenzione su alcune frasi del testo. La prima frase è la preghiera che gli Apostoli rivolsero al Signore: "Accresci in noi la fede!" (Lc 17,6). Anche noi dobbiamo rivolgere di continuo questa supplica. La fede è un dono di Dio e noi, per crescere nella fede, dobbiamo umilmente pregare. Chiediamo questa fede sempre più grande, ogni volta che riceviamo la Comunione e ogni volta che ci rivolgiamo a Dio nella nostra preghiera personale.
La seconda frase è la seguente: "Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sràdicati e vai a piantarti nel mare" (Lc 17,6). Il seme di senape è un seme molto piccolo, piccolo quanto una punta di spillo, mentre la pianta che ne deriva è piuttosto grande. Per quale ragione Gesù paragona la fede a un granello di senape, ovvero ad un piccolo seme? Perché la fede è seminata nel cuore dei cristiani e deve crescere sempre di più fino a giungere a perfetta maturazione, fino a realizzare nella nostra vita ciò che ci sembra impossibile. Questo piccolo seme della fede giungerà a perfetta maturazione nella misura della nostra preghiera.
Nel linguaggio biblico sradicare o trasportare le montagne significa realizzare ciò che appare impossibile, e tale linguaggio veniva applicato ai maestri, i quali riuscivano con la loro capacità a risolvere le difficoltà più ardue. Un uomo di ingegno acuto era detto uno "sradica-monti".
Anche noi dobbiamo avere una tale fede, una fede che ci fa superare tutte le difficoltà della vita. Chi ha fede non confida nelle proprie capacità, ma soprattutto nell'aiuto onnipotente di Dio. Tutto è possibile in Colui che ci dà forza. Animati da questa fede, tanti nostri fratelli e sorelle sono riusciti a compiere delle grandi opere per Dio e a superare difficoltà apparentemente insormontabili. Pensiamo alla beata Madre Teresa di Calcutta: con la sola ricchezza della sua fede e senza un soldo in tasca è riuscita ad abbracciare i poveri di tutto il mondo.
Il testo del Vangelo prosegue poi con una parabola, quella del servo che, appena tornato da lavoro, si mette a servire il suo padrone. Il padrone non si ritiene in dovere nei confronti del suo domestico. Così, al termine della parabola, Gesù dice: "Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17,10). Servire Dio, per il cristiano, è un onore; lavorando per la sua Gloria, noi facciamo solo il nostro dovere. Ci sono due parole sulle quali dobbiamo soffermarci: servi inutili. Cosa intendeva Gesù per servi inutili? Il termine inutile indica la povertà, la modestia, l'umile condizione dell'uomo. Ciò significa che non possiamo vantarci del bene che riusciamo a compiere. Il bene che facciamo è già un dono di Dio, perché da soli, con le sole nostre forze, non riusciremmo a fare nulla di buono.
Il Vangelo ci insegna, quindi, a ringraziare Dio per tutto quello che riusciamo a compiere di bene e ci insegna che nessuno di noi è indispensabile davanti a Dio. Dio si può servire di chiunque per realizzare i suoi progetti di misericordia. Se si serve di noi, ringraziamolo di cuore e cerchiamo di fare del nostro meglio.
Si racconta che santa Bernardetta Soubirous si paragonava a una vecchia scopa che, una volta adoperata, la si mette in un angolo. La Madonna si era servita di lei affidandole un compito ben preciso. Finite però le Apparizioni, si era messa nell'ombra, felice di essere dimenticata da tutti.
Questa è l'umiltà che rapisce il Cuore di Dio! Consideriamoci anche noi servi inutili, senza pretendere alcun riconoscimento, allora andremo molto in alto.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 2 ottobre 2016)

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