BastaBugie n�850 del 06 dicembre 2023

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1 PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO
L'assassino di Giulia Cecchettin non è causato dal patriarcato, ma dal '68, relativista e femminista (se invece la moglie rispetta il marito e i figli rispettano i genitori, la donna non è uccisa, ma amata e rispettata)
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
2 AGGRESSIONE A PRO VITA: TORNA IL CLIMA ANNI '70
L'attacco terrorista del collettivo transfemminista alla sede dell'associazione prolife ha mostrato il vero volto della ''difesa delle donne dalla violenza'' (VIDEO: L'assalto alla sede di Pro Vita)
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 GENDER, SESSO DEGLI ANGELI E OBLIO DELL'OCCIDENTE
Nel suo nuovo libro Giulio Meotti mette in luce come la sinistra, che aveva promesso di cambiare la società, ha fallito... ora si propone di cambiare l'uomo (VIDEO IRONICO: Cambio di sesso e patriarcato)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone
4 ECO VANDALI IRROMPONO A MESSA: IL VESCOVO LI STIMA E CEDE IL MICROFONO
Mentre si tace sulla grave profanazione compiuta e su un reato che prevede fino a due anni di carcere: art. 405 codice penale, turbativa di funzioni religiose (VIDEO: Il contestatore di Greta Thunberg)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO NON VUOLE UNA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO
Chi vuole evitare uno scontro di civiltà con il mondo islamico, dimentica che questo c'è già... dobbiamo solo decidere da che parte schierarci
Autore: Raffaele Citterio - Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
6 NO AL DDL ROCCELLA SULLA VIOLENZA ALLE DONNE
Il governo Meloni ha preferito seguire l'emozione costruita ad arte dopo l'omicidio di Giulia, aderendo all'ideologia di sinistra e approvando delle misure scolastiche inaccettabili
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Osservatorio Van Thuan
7 OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO B (Mc 1,1-8)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO
L'assassino di Giulia Cecchettin non è causato dal patriarcato, ma dal '68, relativista e femminista (se invece la moglie rispetta il marito e i figli rispettano i genitori, la donna non è uccisa, ma amata e rispettata)
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 2 dicembre 2023

Dopo l'omicidio di una giovane donna, Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre, l'Italia ha scoperto di essere minacciata dal patriarcato. Il titolo di un dossier del quotidiano "La Repubblica" del 24 novembre è eloquente: "Femminicidi fermiamo la strage". La tesi, che è la stessa diffusa dai mass-media, dai social e da ogni tipo di influencer è che esiste una strage di femminicidi e la responsabilità va attribuita alla cultura del "patriarcato", ancora dominante. Bisogna combattere il patriarcato per fermare la violenza contro le donne.
Il patriarcato era un sistema sociale che sanciva l'autorità dell'uomo e la divisione dei ruoli all'interno della famiglia. L'autorità paterna è stata sempre considerata, ad eccezione del tempo presente, come uno degli elementi invariabili dell'ordine sociale, necessaria a tutti i popoli e in tutti i tempi. Per secoli, il padre ha esercitato nella famiglia il ruolo che il sovrano esercitava nella società politica (la stessa parola patria deriva da padre) e che il Papa, il "Santo Padre" esercita nella Chiesa. Ancora cinquant'anni fa era questo il modello familiare italiano: il padre doveva guidare la famiglia e provvedere al suo mantenimento economico, la madre si occupava della casa e dell'educazione dei figli, che erano numerosi. Il nucleo familiare comprendeva spesso anche i nonni, depositari di una tradizione che si trasmetteva di generazione in generazione.
Questo sistema sociale è stato distrutto dalla rivoluzione culturale del Sessantotto, e da ciò che ad essa è seguito: leggi come il divorzio, l'aborto, e, in Italia, soprattutto la legge sul nuovo diritto di famiglia del 22 aprile 1975, che ha decapitato l'autorità paterna, abolendo la preminenza giuridica del padre contribuendo alla scomparsa dell'autorità e dell'identità nelle famiglie italiane.

LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
Tra gli ideologi del ‘68, ricordiamo anche i teorici della "antipsichiatria", come David Cooper, autore di un libro più volte ristampato da Einaudi, dal titolo significativo La morte della famiglia. Questa era la convinzione che iniziò a diffondersi alla fine degli anni Sessanta del Novecento: l'estinzione, prossima e inevitabile, dell'istituto famigliare. In quel saggio, Cooper proponeva di cancellare il ruolo paterno sostituendolo con quello fraterno, auspicando quindi una paradossale società di fratelli senza padre, anzi di fratelli perché assassini del Padre: come era successo nel 1793 con l'assassinio del Re di Francia, come auspicava Nietzsche profetizzando l'assassinio di Dio Padre.
Il processo di democratizzazione della Chiesa, della società e della famiglia è un tutt'uno. La distruzione della famiglia doveva far leva particolarmente sulla "liberazione" della donna. Il femminismo ha preteso di abolire la distinzione dei ruoli maschile e femminile, distruggendo la vocazione naturale alla maternità e alla femminilità. La rivendicazione del "diritto" di aborto e di contraccezione è stata avanzata come diritto della donna ad autodeterminare il proprio corpo e la propria sessualità, liberandosi dall'autorità maschile e dal "peso" della maternità. Alla mascolinizzazione della donna ha corrisposto la devirilizzazione dell'uomo, promossa a tutto spiano dalla moda, dalla pubblicità e dalla musica. La teoria del gender è un punto di arrivo, ma gli slogan contro la cultura del patriarcato che oggi risuonano, hanno la loro origine in manifestazioni femministe come quella che si svolse a Roma il 6 dicembre 1975, animata da circa ventimila donne, che ritmavano slogan come questo: "Non più mogli, madri, figlie! Distruggiamo le famiglie!".
E la famiglia è stata distrutta. Si è dissolta l'autorità del padre, si sono soppressi i ruoli di genere e tutti i componenti della famiglia, padre, madre e figli, soffrono una profonda crisi di identità. La famiglia patriarcale non esiste più in Italia, salvo poche isole felici. E in queste poche isole che più che patriarcali dovremmo definire naturali, la moglie rispetta il marito e i figli rispettano i genitori, e la donna non viene uccisa, ma è amata e rispettata. L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio della cultura del patriarcato, ma della cultura sessantottina, relativista e femminista che oggi permea la società intera e di cui tutti sono responsabili e vittime allo stesso tempo.

UNA SOCIETÀ DI SINGLE
Ma la crisi della famiglia va oltre la fine della famiglia patriarcale. L'Italia si avvia ad essere una società di "single", senza più famiglie. Secondo l'ultimo rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del paese, nel 2040 solo una coppia su 4, cioè il 25,8% del totale, avrà figli e le famiglie composte da una sola persona saranno il 37%. Il 34% degli italiani saranno anziani e soli. Ciò perché oggi è in crisi non solo la famiglia, ma l'esistenza stessa di una coppia. Non solo ci si sposa sempre di meno, e si mettono al mondo meno figli, ma si convive anche di meno, perché si rifugge dall'idea di avere una qualsiasi responsabilità verso un partner o compagno, che si ha paura di avere troppo a lungo vicino.
Il cosiddetto femminicidio non è frutto della vecchia cultura patriarcale, ma della nuova cultura anti-patriarcale, che confonde le idee, fragilizza i sentimenti, destabilizza la psiche, privata di quel sostegno naturale che, fin dalla nascita, offriva la famiglia, con suoi punti di sicurezza, paterni e materni. L'uomo è solo con i suoi incubi, le sue paure, le sue angosce, sull'orlo di un abisso: l'abisso del vuoto in cui si precipita quando si rinuncia ad essere ciò che si è, quando si abbandona la propria natura immutabile e permanente di uomo, di donna, di padre, di madre, di figlio. E se tutti parlano di femminicidio, nessuno parla di un crimine ben più esteso e diffuso: quello di infanticidio, commesso ogni in giorno in Italia, in Europa e nel mondo, da padri e madri che esercitano la massima delle violenze contro il proprio figlio innocente, prima ancora che egli veda la luce.
Una società che uccide i suoi figli è condannata a morte e l'alito della morte, sotto ogni forma, non solo quella del femminicidio, si fa sentire sempre di più. La vita, la restaurazione della società, è possibile solo riconquistando il modello naturale e divino della famiglia. Per fermare la follia che distrugge la nostra società bisogna tornare, con l'aiuto di Dio, al modello di famiglia patriarcale, fondata sull'autorità del padre, capo della famiglia e sulla santità della madre, che ne costituisce il cuore: uniti entrambi nel compito di procreare ed educare dei figli per farne dei cittadini del cielo. L'alternativa è l'inferno, che già inizia su questa terra.

DOSSIER "FEMMINICIDIO"
L'emergenza che non esiste

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DOSSIER "TOP TEN 2023"
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Fonte: Radio Roma Libera, 2 dicembre 2023

2 - AGGRESSIONE A PRO VITA: TORNA IL CLIMA ANNI '70
L'attacco terrorista del collettivo transfemminista alla sede dell'associazione prolife ha mostrato il vero volto della ''difesa delle donne dalla violenza'' (VIDEO: L'assalto alla sede di Pro Vita)
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 novembre 2023

La violenta aggressione alla sede dell'associazione Pro Vita e Famiglia, perpetrata dal collettivo "transfemminista" Non Una di Meno in margine alla manifestazione nominalmente indetta contro la violenza sulle donne sabato scorso 25 novembre a Roma, e ancor più l'agghiacciante rivendicazione di quell'aggressione con un linguaggio che ricorda i peggiori schemi del terrorismo degli anni Settanta, non rappresentano un esito incidentale, ma il logico coronamento della campagna politica di cui quella manifestazione, come molte altre, è stata parte. Una campagna che con il tema della difesa delle donne dalla violenza ha ben poco a che vedere, ma è invece un chiaro tentativo di assalto ideologico e di destabilizzazione politica e culturale.
Occorre riflettere bene su quello che è avvenuto in Italia a partire dal 18 novembre, data del ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin, uccisa in circostanze atroci dal suo ex fidanzato. Approfittando dell'emozione suscitata da quel singolo episodio di cronaca nera, un consistente blocco politico-mediatico ha messo in piedi un'operazione propagandistica clamorosa - già preparata peraltro da mesi e anni di martellante indottrinamento nello stesso senso in ogni sede della cultura e dell'intrattenimento - in cui l'Italia è stata rappresentata come un inferno per le donne, un Paese "patriarcale" popolato da legioni di maschi violenti, oppressori, dominatori, per cui si è intimato addirittura a tutti gli uomini in blocco di fare mea culpa e chiedere scusa (e molti sventurati, per sfare sfoggio di femminismo, si sono addirittura prestati a questa messa in scena degna dell'Urss di Stalin).

NARRAZIONE SCOLLEGATA DALLA REALTÀ
Si tratta di una rappresentazione completamente scollegata dalla realtà quotidiana, dai dati misurabili, dalle statistiche, che convergono al contrario nell'indicare il nostro Paese come uno di quelli in cui in Europa si verificano meno "femminicidi" e stupri. E si tratta di una operazione spudoratamente ipocrita, volutamente strabica, in quanto omette di specificare che una componente statisticamente significativa della violenza sulle donne - in Italia come, ancor più, nei Paesi dell'Europa settentrionale - è legata all'immigrazione da Paesi in cui, al contrario che in quelli europei contemporanei, la condizione femminile si trova in uno stato di soggezione al dominio di una società quella sì "patriarcale" nel senso peggiore e più violento del termine.
Non è un caso se gli episodi di violenza ai danni delle donne che conquistano la "prima pagina" dei media, e attirano legioni di articoli di denuncia, sono esclusivamente quelli che vedono come responsabili uomini italiani autoctoni, laddove invece quelli messi in atto da immigrati vengono sistematicamente svalutati e relegati nelle brevi di cronaca, quando non viene addirittura taciuta la nazionalità del colpevole.
D'altra parte il corto circuito tra questo inorridito coro "antipatriarcale" e il relativismo culturale altrettanto imperante nel "progressismo" nostrano, con le sue propaggini di immigrazionismo selvaggio, è ben evidenziato dal fatto che alla citata manifestazione "femminista" romana il tema della "violenza strutturale contro le donne e le libere soggettività" è stato accoppiato, non si comprende in base a quale contorta logica, ad attacchi violenti contro Israele, al totale silenzio sulle orrende violenze contro le donne perpetrate da Hamas, all'invocazione di ancor più immigrazione, senza minimamente considerare un problema, tra gli altri, il rapporto tra fondamentalismo islamico e assoggettamento femminile.

AL PENSIERO UNICO NON IMPORTA NULLA DELLE VIOLENZE SULLE DONNE
Tale spregiudicata e disonesta ondata di indottrinamento può essere spiegata, a mio avviso, secondo due direttrici fondamentali.
La prima è la precisa volontà, da parte dell'opposizione politica saldata al mainstream mediatico e culturale, di colpire con ogni pretesto il governo di Giorgia Meloni, montando e strumentalizzando contro di esso qualsiasi episodio di cronaca: in questo caso, per additare l'attuale esecutivo come responsabile "a prescindere" di ogni sopruso subìto dal genere femminile, in quanto conservatore, di destra, quindi maschilista (benché guidato da una donna, che in tal caso viene persino privata della sua appartenenza di genere, in quanto "traditrice").
La seconda è l'utilizzo di ogni occasione, da parte del compatto blocco sopra citato, per importare e imporre a tappe forzate nel nostro Paese tutti gli aspetti dell'ideologia progressista woke attualmente egemone nei Paesi anglosassoni, fondata sul soggettivismo totale e sul rifiuto di ogni struttura naturale di famiglia e società. Un'importazione che, quando appunto sulla spinta di risposte emotive riesce a superare le resistenze di elementare buonsenso tipiche di Paesi di tradizione cattolica più solida, dotati di strutture familiari più coese, in cui la secolarizzazione radicale è arrivata più tardi e in forma più attutita, provoca smottamenti clamorosi, con contrapposizioni di una violenza inusitata (come è accaduto in altre nazioni in ciò analoghe, come Spagna, Portogallo, Irlanda).
La fusione tra queste due componenti ci aiuta a contestualizzare l'enorme sproporzione tra la natura dei fatti e la spropositata tensione politica che a partire da essi è stata costruita nelle ultime settimane. E soprattutto ci aiuta a comprendere perché certe esagitate manifestanti "anti-patriarcali" abbiano considerato naturale e giustificabile un'esplosione di violenza altrimenti inspiegabile contro un'associazione cattolica che si batte contro l'aborto, l'eutanasia, l'indottrinamento Lgbt nelle scuole, l'utero in affitto.
Ciò avviene, evidentemente, perché a quanti hanno sposato la campagna ideologica di criminalizzazione dell'Italia come Paese "patriarcale" non importa nulla di promuovere una prevenzione fattuale ed efficace delle violenze sulle donne. Essi vogliono soltanto colpire in ogni modo la famiglia naturale, la paternità e la maternità, la fecondità. Il loro nemico sono innanzitutto i cristiani, e tutti coloro che continuano a mantenere in piedi la continuità della nostra civiltà con le sue radici. Il loro obiettivo, in sintonia con i fanatici woke che essi scimmiottano, è quello di ridurre la società a una somma disgregata di individui isolati, anaffettivi, diffidenti gli uni degli altri, incapaci di qualsiasi relazione solida, dediti soltanto ossessivamente alla ricerca di gratificazioni egotistiche ed effimere.

Nota di BastaBugie: nel seguente video dal titolo "L'assalto alla sede di Pro Vita" (durata: 2 minuti) si può vedere un servizio di Porta a porta del 28/11/2023 con intervista a Jacopo Coghe, vicepresidente di Provita e Famiglia.


https://www.youtube.com/watch?v=zCkSojUMf94

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 novembre 2023

3 - GENDER, SESSO DEGLI ANGELI E OBLIO DELL'OCCIDENTE
Nel suo nuovo libro Giulio Meotti mette in luce come la sinistra, che aveva promesso di cambiare la società, ha fallito... ora si propone di cambiare l'uomo (VIDEO IRONICO: Cambio di sesso e patriarcato)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone, 4 dicembre 2023

«Il gender è il prodotto di una società il cui obiettivo è quello di condurre una guerra totale alla natura in modo tale che tutto, assolutamente tutto, diventi artefatto, prodotto, cosa, artificio, utensile. La sinistra aveva promesso di cambiare la società e ha fallito; ora si propone di cambiare l'uomo. Sopprimere la differenza sessuale con il pretesto che una differenza è una disuguaglianza è intraprendere la strada della costruzione di un nuovo essere umano, liberato dal suo sesso. La teoria del gender è il tentativo di liberare l'uomo e la donna dalla costrizione identitaria prima e ultima, quella della nascita. I transgender sono eroi del nostro tempo, incarnazione della dignità assoluta dell'uomo divinizzato che vuole disfarsi delle catene di ciò che siamo originariamente e autenticamente». Così scrive con grande acume Giulio Meotti nel suo recente saggio "Gender. Il sesso degli angeli e l'oblio dell'Occidente" (Liberliberi 2023, pp. 150).
Sembrava una moda passeggera e invece l'ideologia di genere «è diventata dogma e la libertà di pensiero e di espressione diminuisce man mano che si espande questo regno dell'irragionevolezza e dell'indottrinamento. È partito dalle accademie per arrivare al cuore pulsante della nostra società, con i suoi simboli, le sue aziende, le sue pubblicità, ossia con le immagini che ci mostrano ciò che vogliamo desiderare, ciò che vorremmo essere». Lo sanno bene le sue vittime illustri, come la Rowling ostracizzata per le sue esternazioni, e quelle comuni, come i genitori che, per esempio in Spagna, se si oppongono alla transizione di genere dei propri figli rischiano la denuncia dei servizi sociali.
Sul piano culturale invece il lavaggio del cervello lo fa la neolingua: persino l'Oxford Dictionary, accanto ai dizionari dei Paesi scandinavi, ha accolto il pronome personale di genere neutro. La scrittura inclusiva fa scuola anche negli ospedali. Al Brighton and Sussex University Hospitals Nhs Trust si parla ormai, contro ogni senso comune, di «allattamento al torace», «latte umano» e «genitore che partorisce». A New York la festa della mamma è diventata la festa «delle persone che partoriscono». Le più importanti riviste scientifiche a livello internazionale sono prone a tale ideologia al punto che The Lancet parla di «corpi con la vagina» al posto di donna; Nature si propone di rifiutare articoli con «punti di vista esclusivisti», quali quelli di quanti sostengono la binarietà dei sessi. Di qui, in barba alla genetica dei cromosomi, si arriva alle formule grottesche di slogan quali «Non solo le donne possono avere figli» o «I maschi trans sono donne».
Insomma, come rivela la finestra di Overton, un'idea dapprima ritenuta impensabile può divenire gradualmente condivisibile al punto da dettar legge. Coi suoi dogmi, precetti e riti, adepti e apostati, l'ideologia di genere si presenta ormai alla stregua di una nuova religione di matrice chiaramente gnostica che ha alle sue fondamenta la cancellazione del dato biologico e della differenza sessuale. Assume il dualismo cartesiano mente corpo, demonizza il corpo, all'insegna di un'assoluta fluidità di genere, allo scopo di «consentire ai bambini di considerare la loro identità di genere non correlata al loro sesso biologico; e anzi incoraggiarli in questa direzione; facilitare l'accesso dei bambini ai trattamenti ormonali, ai bloccanti della pubertà e agli interventi chirurgici che cambiano irreversibilmente i loro corpi; persuadere i giovani che le difficoltà tipiche dell'adolescenza - accettazione delle trasformazioni del proprio corpo, scoperta della propria sessualità, adattamento alla vita in società - sono principalmente causate dalla disforia di genere e possono essere risolte solo da un cambiamento di identità di genere; dare agli uomini che si dicono donne pieno accesso alle competizioni sportive, alle carceri e ai rifugi riservati alle donne», come osserva ancora Meotti.
Il credo gender ha i suoi «simboli, canti, bandiere, sfilate, ricorrenze; i suoi eretici omofobi e transfobici». I suoi acerrimi nemici sono i detransizionisti, ossia quanti «non aderendo più alla teoria, sono simili agli apostati». Relativamente all'insidiosità di tale ideologia Joseph Ratzinger, nel libro-intervista con Vittorio Messori del lontano 1984, puntualizzava con lungimiranza profetica: «Questo cosiddetto cambio di sesso non modifica in alcun modo il corredo genetico dell'interessato. É solo un artefatto esterno che non risolve alcun problema ma costruisce solo realtà fittizie». Intuendone i risvolti tragici sul piano pratico lo stesso fine teologo aggiungeva come «non sia un caso che le leggi si siano subito adeguate a tale richiesta. Se tutto è solo un 'ruolo' culturalmente e storicamente condizionato, e non una specificità naturale inscritta nel profondo dell'essere, anche la maternità è solo una funzione accidentale». Di qui, sottolinea infine Meotti, «quest'uomo sradicato è chiamato a diventare qualsiasi cosa, un ventre in vendita o un essere ibrido che genera se stesso, liberatosi dalla sua ingombrante umanità, e che si crede un piccolo dio».

Nota di BastaBugie: per acquistare il libro di Giulio Meotti "Gender. Il sesso degli angeli e l'oblio dell'Occidente" (Liberliberi 2023, pp. 150), clicca qui!

VIDEO: CAMBIO DI SESSO E PATRIARCATO
Nel seguente video dal titolo "Cambio di sesso e patriarcato" (durata: 1 minuto) si ironizza su gender e conseguenze dell'ideologia lgbt.


https://www.youtube.com/watch?v=N9LpPPrEnhg

Fonte: Sito del Timone, 4 dicembre 2023

4 - ECO VANDALI IRROMPONO A MESSA: IL VESCOVO LI STIMA E CEDE IL MICROFONO
Mentre si tace sulla grave profanazione compiuta e su un reato che prevede fino a due anni di carcere: art. 405 codice penale, turbativa di funzioni religiose (VIDEO: Il contestatore di Greta Thunberg)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 dicembre 2023

Quello di ieri mattina in Duomo a Torino è stato un vero e proprio assalto compiuto con modalità eversive. Ciò che è paradossale è che il proclama che le due attiviste di Extinction Rebellion (XR) hanno preteso di leggere togliendo la parola all'arcivescovo Roberto Repole, non era un testo di Mao Tse Tung come si sarebbe fatto negli anni '70, ma un'enciclica di Papa Francesco: la Laudate Deum. Ora, non che il testo papale sia da considerare eversivo, ma è indicativo che se ne siano serviti per i loro scopi - questi sì eversivi - le due attiviste che hanno interrotto la Messa.
Alla Messa di ieri mattina in cattedrale il vescovo Roberto Repole ha appena terminato di proclamare il Vangelo della prima domenica di Avvento e si accinge a iniziare l'omelia. È a quel punto che un'attivista di Extinction Rebellion gli si si para davanti e con voce stentorea inizia a pretendere di leggere alcuni testi di Papa Francesco sulla causa climatica. Anche un'altra si pone al centro del presbiterio e inizia a proclamare. Seguono momenti concitati e di imbarazzo. Qualche fedele si avvicina e le invita ad andarsene, ma senza usare la forza. Loro continuano. A quel punto, il vescovo, che era rimasto imperterrito all'ambone, scende vicino a loro. Dice qualche cosa per lamentarsi del modo con il quale hanno interrotto la Messa. Però le fa parlare.
Ecco come giustificherà poco dopo il fatto di avergli ceduto il microfono: «Ho grande stima per chi si mobilita per la difesa del Creato e accoglie gli appelli di Papa Francesco, apprezzo l'impegno in questo senso delle attiviste di Extinction Rebellion - ha commentato l'arcivescovo - ma mi è dispiaciuto che abbiano ritenuto di prendere la parola in Duomo senza prima volermene parlare e chiedere se potevano intervenire. Avrei risposto che a Messa si prega spesso per la pace e per la salvaguardia del Creato, ma la celebrazione eucaristica non è un momento idoneo a ospitare interventi pubblici: ho inizialmente lasciato che le attiviste parlassero; poi ho chiesto che terminassero perché la Messa è un momento di preghiera e in quanto tale dev'essere rispettata, anche e soprattutto da coloro che dichiarano di voler operare nel rispetto di tutti».

LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO SULLA PRESUNTA CRISI CLIMATICA
Quindi Repole ha stima per gli "eco vandali", e questa potrebbe essere una notizia nella notizia, ma il problema è solo che non gliel'hanno chiesto preventivamente, lasciando intendere che uno spazio, dentro o fuori dalla Messa, ma in chiesa si sarebbe comunque trovato.
Le due donne invece hanno gridato: «Vogliamo portare l'attenzione dei fedeli sulle parole che papa Francesco sta spendendo per la crisi climatica». E poi hanno letto il messaggio che il pontefice ha inviato alla Cop28 di Dubai, con l'invito a smettere di finanziare guerre e devastazione ambientale.
Poco dopo sul profilo X dell'organizzazione è avvenuta la rivendicazione in perfetto stile eversivo con tanto di foto: «Questa mattina, #ExtinctionRebellion ha brevemente interrotto la Messa nel Duomo di #Torino. Durante il silenzio che precedeva l'omelia, un gruppo di persone ha letto a voce alta dei passi del Laudate Si e del Laudate Deum di #PapaFrancesco». Strafalcioni a parte - l'enciclica del 2015 si chiama Laudato sì - si tratta della prima azione con modalità eversive fatta da XR in Italia e avente come teatro una chiesa, per giunta durante una funzione sacra.
Non stupisce la sostanziale arrendevolezza del vescovo di Torino, per il quale il sacrilegio dell'interruzione della Messa è solo un problema di "inidoneità" o di inopportunità. Si dice dispiaciuto, come se l'irruzione sia un fatto personale e non una ferita. Del resto, i testi oggetto del proclama erano quelli del papa in persona. Come avrebbe potuto impedirglielo?
Chissà se li avrebbe fatti parlare lo stesso se invece che di Bergoglio avessero letto un testo di Papa Ratzinger o se l'argomento dell'irruzione non fosse stato il climatismo, ma la piaga degli aborti o altre emergenze non sposate dalla nuova Chiesa che va a braccetto con le ideologie del momento? Siamo autorizzati a pensare che avrebbero agito in maniera più energica per cacciarle fuori dalla chiesa.
Appunto, cacciare fuori dalla chiesa. È questo il punto nevralgico di questa storia. Repole dovrebbe sapere perfettamente, infatti, che, decidendo di interrompere la Messa e di mettere in campo un'azione di tipo politico, sono stati compiuti una profanazione e un reato. Per quanto riguarda la prima, l'azione di XR meriterebbe un atto di riparazione perché la Messa è stata profanata in uno dei suoi momenti centrali, la liturgia della Parola, per finalità politico-ideologiche che nulla hanno a che fare con il culto. Ma siamo sicuri che nessuno si incaricherà di riparare il sacrilegio.

ART. 405 CODICE PENALE: TURBATIVA DI FUNZIONI RELIGIOSE
In quanto al reato, è abbastanza palese che, decidendo di irrompere in un tempio durante la celebrazione sacra, alla presenza di un ministro di culto, sia stato violato l'articolo 405 del codice penale che, delineando l'illecito della turbatio sacrorum recita: «Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni».
Certo, non avranno mai due anni di carcere, anche perché la lettura della Laudate Deum potrebbe fungere da attenuante, ma forte di questo aspetto del diritto concesso non dalla Chiesa, ma dallo Stato repubblicano, Repole avrebbe potuto pretendere l'arrivo dei Carabinieri per ristabilire la giustizia. Cosa che non ha fatto, alimentando così il sospetto che per l'Arcivescovo, sono i modi così irruenti a destare perplessità. La causa invece… bè la causa del climatismo eco vandalico è da sposare senz'altro.
Del resto non c'è da stupirsene. Non più tardi di un anno fa Avvenire solidarizzava con i gruppi estremisti giustificando le loro azioni. In quanto alla Laudate Deum presa a modello in chiave eco vandalica, forse qualche interrogativo in più sulla contestata encliclica papale sarebbe lecito porselo.
Peccato che questo episodio non sia accaduto prima dell'approvazione dell'ultimo decreto sicurezza, dove i blocchi stradali degli "eco vandali" di XR sono passati da illeciti amministrativi a reati veri e propri. I cattolici dovranno in futuro invocare un comma specifico per i blocchi delle liturgie? Quelle cattoliche, ovviamente. Per le altre, quelle islamiche ad esempio, ci pensano già i musulmani a far rispettare le regole in moschea.

Nota di BastaBugie: nel seguente video del 14 novembre 2023 dal titolo "Greta Thunberg contestata sul palco, un manifestante le strappa il microfono" (durata: 45 secondi) si può vedere il ben diverso trattamento che riservano ad Amsterdam gli ambientalisti a chi contesta (pacificamente) le loro idee. "Sono qui per una manifestazione sul clima e non per la politica", ma lo cacciano fuori con la forza, altro che lettura di proclami!


https://www.youtube.com/watch?v=vPwdjQAV9_E

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 dicembre 2023

5 - IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO NON VUOLE UNA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO
Chi vuole evitare uno scontro di civiltà con il mondo islamico, dimentica che questo c'è già... dobbiamo solo decidere da che parte schierarci
Autore: Raffaele Citterio - Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, 10 novembre 2023

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata due domeniche fa, il ministro della Difesa Guido Crosetto si augurava che il conflitto in Medio Oriente non degenerasse in "uno scontro di civiltà". Il rappresentante di Fratelli d'Italia vorrebbe impedire che si scateni "una nuova battaglia di Lepanto". A sostegno di tale augurio, chiosava in vari modi: "Non esiste una frattura tra mondo arabo e Occidente".
Nel contempo, però, annunciava che le festività delle Forze Armate ai Fori Imperiali, previste per il 4 novembre, sarebbero state sospese per motivi di sicurezza, cioè per il rischio di attacchi terroristici di matrice islamica. Come dire: prendiamo atto che il terrorismo islamico ci può colpire anche a casa.
Interpellato sull'immigrazione che, sempre più copiosa, sbarca sulle nostre coste meridionali, il ministro ammetteva che "per dei potenziali terroristi è il modo migliore per entrare in Italia". E faceva sapere: "In questi anni, di persone che arrivano dal mattino alla sera e possono farci del male ne sono entrate a migliaia. Quando hai decine di migliaia di migranti... è ovvio che sbarcheranno alcuni che non siano stinchi di santo".
Di più. Domandato se nel mirino di Hamas c'è solo Israele o ci sono anche le democrazie dell'Occidente, Crosetto rispondeva: "Le democrazie occidentali sono il gradino successivo. L'obiettivo di Hamas è la jihad, la guerra totale. Cercano di agitare gli animi di milioni di musulmani e trasformare la loro volontà terroristica in una guerra di religione".
E allora, perché vuole scongiurare una nuova battaglia di Lepanto?
Dalle parole del ministro traspare la comprensibile preoccupazione che il conflitto mediorientale possa estendersi all'Europa, già tanto provata da altri fattori, e in preda a una guerra sui confini slavi. Si augura, dunque, che le nazioni "buttino acqua sul fuoco", cerchino cioè la pace. Intenzione di per sé lodevole e condivisibile. Sbaglia, però, nel voler escludere tout court quello che possiamo chiamare lo spirito di Lepanto, condizione essenziale per la vera pace.

LO SPIRITO DI LEPANTO
Prima di essere una battaglia, Lepanto è uno stato di spirito fondato su due elementi:
1) la consapevolezza della nostra identità cristiana ed europea, cioè di una specifica tradizione di Fede e di civiltà;
2) la consapevolezza che tale Fede e tale civiltà sono oggi sotto attacco, sia dall'esterno che dall'interno.
Da ciò la consapevolezza che è un nostro preciso dovere morale reagire in difesa di Santa Romana Chiesa e della civiltà che essa ha plasmato. Detto senza mezzi termini, la consapevolezza che serve un rinnovato spirito di crociata. Crociata psicologica, culturale e ideologica prima che militare, ma ciò nondimeno una vera e propria crociata.
Negli ultimi decenni, mentre l'amore per la nostra Fede e la nostra civiltà europea venivano meno, il fanatismo dei nostri nemici cresceva in proporzione inversa. Già nel 2000 ammoniva il cardinale Biffi: "L'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la ‘cultura del niente', della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa ‘cultura del niente' (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'islam che non mancherà. Solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto".
Ed ecco che, di fronte a un'Europa sempre più assopita, debole e perfino vergognata di essere cristiana - un'Europa che odia sé stessa, come denunciava Benedetto XVI - si alza di nuovo minacciosa la scimitarra della jihad islamica, rediviva dopo un periodo di quiete relativa. E ciò è un pericolo.

LA JIHAD ISLAMICA
La jihad islamica va vista in un contesto storico assai più ampio e profondo. Essa non è appena il braccio armato di certe fazioni estreme dell'Islam. Da quando, nel 632, Maometto ordinò l'invasione dell'Impero bizantino, la jihad islamica si è comportata come una forza globale anti-cristiana e anti-occidentale, la cui finalità è la distruzione della Chiesa e della Civiltà cristiana. Non andava per il sottile il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser quando, nel corso d'una cerimonia commemorativa della battaglia di Mansurah (1250) contro i francesi di S. Luigi IX, proclamava: "La Mezzaluna ha trascinato la Croce nel fango. Solo una cavalcata musulmana potrà restituirci la gloria d'un tempo. Quella gloria non sarà completa finché i cavalieri di Allah non calpesteranno S. Pietro a Roma e Notre Dame a Parigi".
E noi, cosa opponiamo a questa cavalcata? La controcultura del nichilismo e della decadenza. Ossia niente. Anzi, apriamo le nostre porte affinché questi "cavalieri di Allah" possano venire indisturbati. Di più: gli diamo alloggio, vestiti, cibo, copertura sanitaria... e perfino una paghetta. Non sazi di sostenerli in ogni modo possibile, provvediamo per loro anche luoghi di culto, trasformando sempre più chiese in moschee, indifferenti al fatto che una moschea non è paragonabile a una chiesa. La moschea è il luogo dove si riunisce l'umma, cioè la comunità islamica, per leggere il Corano e discutere dei loro affari, soprattutto nei confronti dei "miscredenti". Sono luoghi di indottrinamento.
Ai frequentatori delle moschee in Italia, per esempio, viene distribuito il libro dello Shaykh Abu Bakr Djaber el Djaza'ri, Minhaj al Muslim (La via del musulmano). Eccone alcuni brani: "Il musulmano deve credere che tutte le religioni sono caduche, che i loro addetti sono negatori, che l'Islam è la vera religione e che i musulmani sono i veri credenti. (...) Tutti quelli che non professano l'Islam sono miscredenti. (...) Per Dio, la vera religione è l'Islam. (...) Il musulmano che rinnega la sua fede e diventa israelita o cristiano, per tre giorni si cerca di convincerlo a tornare alla propria fede. Se rifiuta, gli viene inflitta la pena di morte, perché ha detto Maometto: Uccidete chiunque abiura la sua fede".
Qualcuno dirà che sono una minoranza. Nell'intervista sopra menzionata, il ministro Crosetto ammette che "uno su cento" dei migranti potrebbe diventare un terrorista "se venisse pompato", ossia fanatizzato dalla propaganda. Le fonti dell'intelligence sono concordi nel dire che l'Islam radicale - compresi combattenti e fiancheggiatori - non rappresenta più del 10% della popolazione musulmana. Se prendiamo però in considerazione che i seguaci di Maometto nel mondo sono due miliardi, dovremmo concludere che ci sono duecento milioni di potenziali "cavalieri di Allah" che potrebbero bussare alle nostre porte forzandone l'ingresso.
No, ministro Crosetto. Con tutta la comprensione per la sua cautela da uomo pubblico, qui serve uno spirito di Lepanto. Lo scontro di civiltà che lei vorrebbe evitare c'è già. Dobbiamo solo schierarci.

Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, 10 novembre 2023

6 - NO AL DDL ROCCELLA SULLA VIOLENZA ALLE DONNE
Il governo Meloni ha preferito seguire l'emozione costruita ad arte dopo l'omicidio di Giulia, aderendo all'ideologia di sinistra e approvando delle misure scolastiche inaccettabili
Autore: Stefano Fontana - Fonte: Osservatorio Van Thuan, 29 novembre 2023

Il nostro Osservatorio esprime una valutazione molto negativa del cosiddetto ddl Roccella (dal nome del ministro della famiglia e delle pari opportunità), approvato definitivamente dal Senato nei giorni scorsi e avente ad oggetto "Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica". Sia il governo che il parlamento hanno preferito seguire l'emozione della pubblica opinione costruita ad arte dopo l'omicidio di Giulia, aderendo a una visione della problematica distorta dall'ideologia e approvando delle misure nell'ambito della educazione e della pubblica istruzione decisamente inaccettabili. La maggioranza parlamentare e il si sono adeguati, per carenza di criteri culturali alternativi, alla corrente di pensiero di sinistra e radicale, rumorosa e tendenziosa ma non per questo attendibile.
La drammatica e riprovevole vicenda dell'omicidio di una giovane donna, rubricata sotto l'etichetta ideologica di "femminicidio", corrisponde ad una realtà volutamente deformata a cui si sono prestate le maggiori testate giornalistiche e, soprattutto, le televisioni nazionali sia private che statali. Tutti hanno recitato con pressante insistenza e pervasività lo stesso copione. Nelle scuole statali si è iniziata una propaganda a senso unico. Anche il mondo cattolico vi ha ampiamente aderito, se i settimanali diocesani non hanno avuto dubbi a parlare di "violenza di genere", accodandosi alla versione "ufficiale", e se nelle omelie domenicali i sacerdoti hanno ampiamente ripreso questo fatto, dopo aver nascosto invece quello di Indi Gregory. La linea culturale è stata dettata dalla sinistra sociale e dal movimentismo femminista e omosessualista secondo i quali il "femminicidio" è un disastro diffusissimo, le donne sono vittime in quanto donne, essere donna è la più recente delle forme di discriminazione, la colpa è del maschio in quanto tale, questi fatti avvengono prevalentemente in famiglia e tra le mura domestiche, sono in pericolo i diritti delle donne ma anche quelli di ogni "diverso", la rivoluzione femminista e di genere non è ancora finita perché in Italia c'è un rigurgito di "fascismo", di sessismo e di visione patriarcale. Peccato, come dicevo, che il governo e i parlamentari abbiano assunto acriticamente queste invenzioni funzionali a far passare una linea culturale radicale.
I fenomeni di uccisione di donne per motivi di relazione con il partner maschio sono molto più limitati di quanto si dice, come ha anche affermato di recente il prefetto di Padova. Il movimentismo sociale di sinistra, femminista e omosessualista, ha compiuto un vero e proprio attacco terroristico alla sede romana di Pro Vita e Famiglia - cui va la nostra solidarietà -, con un atto proditorio che nessuno di quell'area sociale e politica ha condannato. Segno, questo, che c'è una regia dietro questa messa in scena del femminicidio e che la polemica è destinata ad altre finalità. Nell'attuale cultura woke la tesi del femminicidio assume il carattere della condanna del maschio in quanto maschio e del padre in quanto padre e quindi viene finalizzata alla distruzione della famiglia naturale. A questo proposito, i dati delle situazioni rubricate come "femminicidio" dimostrano che si tratta quasi sempre di relazioni più o meno irregolari e disturbate, ma ciononostante l'opinione pubblica viene indotta ad accusare la famiglia in quanto tale, considerandola fonte di violenza in se stessa - anche il titolo della legge parla di "violenza domestica" -, mentre la causa vera è la crisi della famiglia programmata e caparbiamente portata avanti. L'assunzione della donna come simbolo del "diverso" discriminato conduce ad allargare per analogia il discorso ad altri supposti "diversi" come sessuali e transessuali. Le vere situazioni di violenza contro le donne, dall'aborto selettivo all'utero in affitto, non vengono minimamente ricordati.
Il ddl Roccella accoglie tutto questo, dato che è impossibile assumere la ratio del "femminicidio" così come oggi viene impostata senza accogliere anche tutti questi suoi effetti collaterali. È molto grave che, su questa base, si sia pensato di dover intervenire nella scuola pubblica con percorsi obbligatori di educazione alle relazioni sentimentali e alla diversità. Molto grave prima di tutto perché è una nuova ingerenza dello Stato in ambiti non di sua competenza, tagliando fuori ancora una volta i genitori e imponendo una educazione che ha tutte le caratteristiche di una ri-educazione ideologica voluta e attuata dal potere centrale. Di tutto abbiamo bisogno ma non di un ulteriore accentramento statalistico, soprattutto in campo educativo. Molto grave, poi, perché questi percorsi di educazione forzata saranno riempiti di contenuti assolutamente negativi, prima di tutto dal punto di vista morale. Data la composizione del corpo insegnante della scuola statale, che coltiva in massima parte una cultura ideologicamente di sinistra, relativista e irreligiosa, è inevitabile che il nuovo insegnamento venga riempito di contenuti diseducativi. Purtroppo, ciò varrà anche per le scuole cattoliche paritarie, integrate come sono nel sistema pubblico di istruzione, le quali non si sottrarranno all'inganno essendo già ora permeate della stessa cultura post-naturale di quelle statali strettamente intese. Chiesa e cattolici in genere non hanno nulla da obiettare, perché dovrebbe obiettare un preside di una scuola cattolica paritaria? Il ddl Roccella è una nuova spinta ad uscire dal sistema mediante la scuola parentale cattolica.

DOSSIER "EDUCAZIONE PARENTALE"
Insegna tu ai tuoi figli

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Fonte: Osservatorio Van Thuan, 29 novembre 2023

7 - OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO B (Mc 1,1-8)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte Il settimanale di Padre Pio

In questa seconda domenica d'Avvento siamo invitati a preparare le vie per il Signore che deve venire. Il profeta Isaia grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati» (Is 40,3-4). Queste parole erano dirette al popolo d'Israele e preannunziavano il suo ritorno dall'esilio. Inoltre, queste parole sono rivolte anche a noi e si riferiscono alla liberazione dalla schiavitù del peccato. È Lui, il nostro Salvatore, «che fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno, e conduce dolcemente le pecore madri» (Is 40,11). Gesù è questo Buon Pastore che ama le sue pecorelle fino a dare la vita per loro.
Il Profeta Isaia invita a diffondere il lieto annunzio della salvezza con queste ispirate parole: «Consolate, consolate il mio popolo [...] parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta» (Is 40,1). Con la venuta del Messia su questa terra è finita la schiavitù del peccato e noi siamo finalmente liberi. Questa realtà è motivo di grande consolazione. Da parte nostra, tuttavia, dobbiamo accogliere questo dono della salvezza, preparando le vie al Signore. L'amore ci deve spingere a migliorare la nostra vita, a diventare più buoni. Se davvero ameremo il Signore, sentiremo il desiderio di vivere secondo i suoi insegnamenti, evitando il male e compiendo sempre il bene.
Questo proposito, per quanto forte, non potrà mai essere messo in pratica con le sole nostre forze. Da parte nostra sentiremo la necessità di evitare il peccato, ma avvertiremo anche tutta la nostra fragilità e incostanza. Dovremo pertanto invocare l'aiuto di Dio, senza il quale non riusciremo di certo a riordinare la nostra vita. Il profeta Isaia dice: «Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati» (Is 40,4). Siamo noi quel terreno accidentato, di cui parla il Profeta, che si deve trasformare in pianura (cf Is 40,4).
Nel Vangelo di oggi il grido di Isaia è ripetuto da Giovanni Battista. Egli rivolge a noi questo appello: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri» (Mc 1,3). Le folle rimanevano incantate dal Precursore di Gesù, e facevano penitenza. San Giovanni Battista «proclamava un battesimo di conversione» (Mc 1,4), «accorrevano da tutta la regione» (Mc 1,5), «e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati» (ivi).
Il Battesimo amministrato da san Giovanni Battista non era come quello istituito da Gesù Cristo, era un invito alla conversione, una esortazione a riconoscere i propri peccati, un incitamento a cambiare radicalmente vita. Questo invito vale anche per noi. In questo tempo d'Avvento dobbiamo trovare la forza di rivedere la nostra vita e di conformarla al Vangelo. La base di questo cambiamento è un atto d'umiltà: il riconoscimento del nostro peccato. Ecco perché, in questo periodo, sarà una cosa molto bella ricorrere al sacramento della Confessione, in modo da purificarci interiormente.
San Giovanni Battista viveva in prima persona ciò che predicava agli altri. Innanzitutto conduceva una vita penitente, nel deserto; il suo vestito era fatto di peli di cammello, e il suo cibo era costituito da «cavallette e miele selvatico» (Mc 1,6). La sua condotta di vita confermava molto bene le infuocate parole che rivolgeva alle folle. San Giovanni Battista ci dà soprattutto un esempio di umiltà. Egli poteva approfittare facilmente della notorietà raggiunta, lasciando pensare alla gente che era lui il Messia atteso. Al contrario, egli proclama: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi e slegare i lacci dei suoi sandali» (Mc 1,7).
Se vogliamo avvicinarci a Gesù, dobbiamo abbassarci con l'umiltà. Insegnava san Bonaventura che, come l'acqua tende al basso e confluisce alle valli, così la grazia divina si riversa sulle anime umili che si fanno piccole. Come san Giovanni Battista anche noi dobbiamo "diminuire", affinché "cresca" sempre di più in noi Gesù.
Il tempo di Avvento è tempo di preparazione e di attesa. In questa attesa dobbiamo essere vigilanti, perché, come dice san Pietro nella seconda lettura, «il giorno del Signore verrà come un ladro» (2Pt 3,10). Il Principe degli Apostoli ci invita a vivere in santità, assidui nella preghiera; solo così, in quel giorno, saremo trovati preparati.
L'Avvento è tempo anche di penitenza. San Francesco insegnava ai suoi frati di prepararsi al Natale con una speciale Quaresima che va dalla festa di Tutti i Santi fino alla Natività del Signore. Il Santo di Assisi trascorreva questa Quaresima nel digiuno e nella preghiera. San Francesco prese alla lettera l'invito di san Giovanni Battista e scrisse nel suo Testamento: «Il Signore concesse a me, frate Francesco, d'incominciare così a fare penitenza [...] e ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo» (FF 110). Tutto cominciò per lui con la penitenza e, grazie ad essa, tutto quello che prima era per lui causa di disgusto, come l'incontro con i lebbrosi, divenne poi amabile.
La penitenza è come una medicina per l'anima. Impegniamoci anche noi, cerchiamo di essere generosi, offrendo qualche sacrificio, soprattutto se unito ad un'opera di carità. Così ci prepareremo nel modo migliore a celebrare il Natale ormai vicino.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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