BastaBugie n�934 del 16 luglio 2025

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1 LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO
La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa possa promuovere il bene comune
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA CORTE SUPREMA FERMA IL CAMBIO DI SESSO: DIVIETO LEGITTIMO
Decisione storica negli Stati Uniti soprattutto sotto il profilo culturale: il divieto di transizione sui minori non è incostituzionale, ma legittimo
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A
In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è un oggetto a cui hanno diritto anche i single e le lesbiche)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1
La nazionale femminile della Svizzera è al 23° posto nel ranking mondiale FIFA eppure è stata battuta agevolmente da una squadra di ragazzini di 15 anni (VIDEO: La partita finita 7 a 1)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA
Non esistono parti buone della legge 194 nonostante i primi articoli che dicono di voler tutelare la maternità
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Provita & Famiglia
6 VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY
La Corte riscrive ''genitori'' sulla carta di identità dei minori per legittimare l'omogenitorialità: una sentenza figlia della legge Cirinnà
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 OMELIA XVI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 10,38-42)
Io sto alla porta e busso
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO
La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa possa promuovere il bene comune
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 giugno 2025

Il cambio di gestione ai vertici della Chiesa fa sentire sempre più i suoi effetti positivi. Citiamo un passaggio del Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Parlamentari in occasione del Giubileo dei governanti: «Per avere [...] un punto di riferimento unitario nell'azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d'uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. [...] La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale».
Proviamo a prendere spunto da queste interessanti riflessioni del Papa per ricordare il legame necessario tra legge umana e legge naturale secondo il pensiero di San Tommaso d'Aquino, pensiero a cui si è ispirato con piena evidenza il Santo Padre. Sovraordinata a queste due leggi esiste la legge eterna che Tommaso così definisce: «la ragione della divina sapienza [che] muove ogni cosa al debito fine» (Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 1 c.). In buona sostanza quando Dio crea qualcosa o qualcuno imprime in esso o in lui anche un fine o più fini. Questo insieme di fini prende il nome di natura: «la natura è fine» («ἡ δὲ φύσις τέλος ἐστίν») spiega Aristotele (cfr. Politica, I, 2, 1252b, 32-34).

QUAL È IL COMPITO DEL GOVERNANTE?
La nostra natura, ad esempio, si esprime come fascio di inclinazioni che tendono alla vita, alla salute, alla proprietà, alla conoscenza, alla socialità, a Dio, etc. (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2 c). Sono dunque fini naturali dell'uomo, intrinseci a lui. L'uomo con l'intelletto scopre in sé questi fini e li giudica buoni, li qualifica come beni perché beneficano l'uomo, sono esattamente ciò che reclama la sua natura. Ergo dovrà agire in accordo a questi fini, in accordo alla sua natura: da qui il divieto di suicidarsi o di uccidere l'innocente e il comando di tutelare la vita; il divieto di vivere nell'errore e il comando di cercare la verità; il divieto di essere ateo e il comando di cercare Dio; etc. Questi insiemi di divieti e comandi si compendiano nell'espressione legge naturale: una serie di principi operativi (legge) che derivano dalla natura umana (naturale).
Qual è il compito del governante? Tutelare e accrescere il bene comune (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 90, a. 4). Cosa è il bene comune? Diverse e valide sono le definizioni, ma qui ne scegliamo una perché assai pertinente: il bene comune è quell'insieme di condizioni che permettono al singolo e alle collettività di vivere secondo la legge naturale, ossia di vivere virtuosamente (cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26).
Se la legge umana ha come scopo quello di permettere ai singoli di vivere secondo i dettami della legge naturale, ciò comporta che il diritto positivo debba ispirarsi alla legge naturale e quindi che sia gerarchicamente subordinato alla legge naturale. Il governante allora, per le sue scelte che hanno un carattere pubblico, deve usare come paradigma operativo la legge naturale, declinando i principi generali della legge naturale nel diritto positivo limitatamente a ciò che attiene al bene comune (così come il cittadino deve declinare i principi della legge naturale nella propria vita privata, nelle sue condotte private). Quindi la legge umana ha un rapporto di dipendenza dalla legge naturale (ma anche la legge naturale per certi aspetti necessita del diritto positivo) e trova in essa quegli elementi indispensabili per soddisfare il compito suo proprio che è la tutela del bene comune.
Ecco perché è dovere del governante ad esempio vietare l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, perché senza il presidio sanzionatorio dello Stato che dissuade dal compiere tali atti, sarebbe più difficile per il singolo tutelare la propria vita, la proprietà e la libertà personale, tutti beni/fini di diritto naturale. Ecco perché lo Stato deve comandare di pagare le imposte, di educare i figli, etc. perché senza questi comandi i cittadini più malvagi non contribuirebbero economicamente al bene comune e ad educare i figli.

LA LEGGE NATURALE COSTITUISCE LA BUSSOLA
Questo snodo concettuale si salda con le parole del Papa appena citate: «La legge naturale [...] costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale». La legge naturale vieta ad esempio l'assassinio, condotta distruttiva per il bene comune. Ne consegue che lo Stato deve vietare l'omicidio, di qualsiasi persona, sia nata, anche in fin di vita o affetta da patologie gravissime (vedi eutanasia), che nascitura (vedi aborto). La legge naturale vieta di mettere a repentaglio la vita delle persone innocenti in modo irragionevole, condotta contraria al bene comune. Lo Stato dovrebbe vietare la fecondazione artificiale perché espone ad altissimi rischi la vita del concepito. La legge naturale vieta qualsiasi atto contrario alla dignità personale. Sempre la fecondazione artificiale attenta a questa dignità in modo gravissimo e quindi andrebbe vietata anche per questo motivo. La legge naturale stabilisce che il matrimonio è un'unione indissolubile tra due persone di sesso differente e il matrimonio contribuisce grandemente al bene comune. Da qui dovrebbero derivare il divieto di divorziare e il rifiuto di ogni legittimazione delle unioni omosessuali. Queste leggi che imponessero simili divieti non sarebbero leggi confessionali, ma, potremmo dire così, leggi laiche, perché razionali, perché conformi alla ragione umana e quindi condivisibili anche dai non credenti.
Il riferimento coraggioso del Papa alla "sfera dell'intimità personale" sta a significare che non tutte le scelte private e privatissime dei cittadini devono per questo motivo sfuggire al vaglio del legislatore. Alcune nostre scelte infatti interessano sia l'intimità personale che il bene pubblico e in questo caso l'intervento dello Stato non deve essere quello di avallare a priori ogni scelta semplicemente perché personale, ma valutarla rispetto al criterio del bene comune e quindi della legge naturale. Se rispettosa di entrambe andrà incoraggiata, altrimenti vietata e quindi sanzionata. Dunque, ci sta ammonendo implicitamente Leone XIV, il famigerato principio della tutela della vita privata ex art. 10 della Convenzione di Oviedo, non può diventare un libera tutti, una immunità morale, una zona franca per fare quello che si vuole e dunque per esigere dallo Stato la legittimazione dell'aborto, dell'eutanasia, delle "nozze" gay, etc. Anche le scelte compiute nell'ambito della vita privata quando incidono negativamente sul bene comune e quindi sono contrarie alla legge naturale devono essere vietate. Questo è ciò che ha ricordato il Papa ai parlamentari italiani e a tutti noi.

DOSSIER "PAPA LEONE XIV"
Il primo pontefice dagli USA

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 giugno 2025

2 - LA CORTE SUPREMA FERMA IL CAMBIO DI SESSO: DIVIETO LEGITTIMO
Decisione storica negli Stati Uniti soprattutto sotto il profilo culturale: il divieto di transizione sui minori non è incostituzionale, ma legittimo
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2025

Decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti: il divieto di transizione sui minori non è incostituzionale, ma legittimo. Nel 2023 il Tennessee vara una legge che proibisce il "cambio" di sesso a danno dei minori. Nello specifico così disciplina: «Un operatore sanitario non deve consapevolmente eseguire o offrirsi di eseguire su un minore, o somministrare o offrirsi di somministrare a un minore, una procedura medica se l'esecuzione o la somministrazione della procedura ha lo scopo di: (A) Consentire a un minore di identificarsi o vivere una presunta identità incoerente con il suo sesso; o (B) Trattare un presunto disagio o sofferenza derivanti da una discordanza tra il sesso e l'identità dichiarata del minore».
Questa legge fu impugnata da tre famiglie, un medico e l'amministrazione Biden tanto che si arrivò lo scorso dicembre a fare ricorso presso la Corte suprema perché la legge avrebbe violato il principio costituzionale di uguale protezione. In sintesi, per i ricorrenti sarebbe stato discriminatorio che solo gli adulti possono "cambiare" sesso e non i minori. Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte, mercoledì scorso, ha bocciato il ricorso.
Il Presidente della Corte Suprema John Roberts, esprimendosi a nome della maggioranza, ha dichiarato nella sentenza di rigetto: «Questo caso porta con sé il peso di accesi dibattiti scientifici e politici sulla sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza dei trattamenti medici in un campo in continua evoluzione. Le voci critiche in questi dibattiti sollevano sincere preoccupazioni; le implicazioni per tutti sono profonde. La clausola di uguale protezione non risolve questi disaccordi. Né ci autorizza a deciderli come meglio crediamo. Il nostro ruolo non è "giudicare la saggezza, l'equità o la logica della legge che abbiamo di fronte", ma solo garantire che non violi la garanzia di uguale protezione del Quattordicesimo Emendamento. Dopo aver concluso che non è così, lasciamo le questioni relative alle sue implicazioni al popolo, ai suoi rappresentanti eletti e al processo democratico».

UN PESO ASSAI RILEVANTE
Attenzione a ciò che ha sottolineato il presidente della Corte suprema. Quest'ultima non ha sancito che il "cambio" di sesso sui minori sia ingiusto, ha solo risposto al quesito specifico proposto dai ricorrenti: la legge del Tennessee viola il principio di uguaglianza? La risposta è stata negativa a motivo del fatto che la condizione dei minori è diversa da quella degli adulti e quindi, secondo il principio di uguaglianza, i casi uguali devono essere trattati in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Dunque i giudici non sono entrati nel merito dell'equità della legge e di conseguenza dell'equità del divieto del "cambio" di sesso, ma si sono limitati ad un giudizio relativo al rispetto del principio di uguaglianza. Tanto è vero che il presidente Roberts si è premurato di aggiungere che sta al Parlamento dello Stato e quindi ai cittadini dello stesso decidere le sorti di quella legge se lo vorranno: potranno democraticamente rafforzarla, indebolirla, abrogarla o lasciarla così com'è. Queste scelte non competono alla Corte suprema e il giudizio di rigetto espresso da quest'ultima non orienta necessariamente a nessuna di queste ipotesi.
Tutto ciò sotto il profilo prettamente giuridico. Sotto il profilo invece politico e più ampiamente culturale la sentenza ha un peso assai rilevante. Intanto blinda la ventina di leggi simili varate da altrettanti Stati e poi fa passare il messaggio che i bambini non si toccano, che il "cambio" di sesso è strumento ideologico che si serve della sofferenza dei più piccoli per lucrare i propri obiettivi senza troppi scrupoli, che l'avanzata dell'anticultura woke segna un'importante tappa di arresto.

TUTTO SECONDO GLI ORDINI ESECUTIVI DI TRUMP
Tutto questo in perfetta sintonia con i diversi ordini esecutivi di Trump contrari al transessualismo. Ricordiamo il divieto per i transessuali di prestare servizio nelle forze armate, di gareggiare in competizioni femminili, ma soprattutto il divieto di finanziare le pratiche di "cambio" di sesso sui minori. Citiamo un passo di questo ordine esecutivo dal titolo Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche: «Oggi, in tutto il Paese, i professionisti sanitari stanno mutilando e sterilizzando un numero crescente di bambini facilmente influenzabili, con la falsa affermazione che gli adulti possano cambiare il sesso di un bambino attraverso una serie di interventi medici irreversibili. Questa pericolosa tendenza sarà una macchia nella storia della nostra Nazione e deve cessare.
Innumerevoli bambini si pentono presto di essere stati mutilati e cominciano a comprendere l'orribile tragedia di non poter mai concepire figli propri o nutrirli attraverso l'allattamento al seno. Inoltre, le spese mediche di questi giovani vulnerabili potrebbero aumentare nel corso della loro vita, poiché spesso si trovano intrappolati in complicazioni mediche permanenti, in una guerra persa con il proprio corpo e, tragicamente, nella sterilizzazione.
Di conseguenza, la politica degli Stati Uniti è quella di non finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o supportare la cosiddetta "transizione" di un bambino da un sesso all'altro e di far rispettare rigorosamente tutte le leggi che proibiscono o limitano queste procedure distruttive e che cambiano la vita».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2025

3 - SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A
In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è un oggetto a cui hanno diritto anche i single e le lesbiche)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 1 luglio 2025

L'Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) è l'ente governativo britannico che supervisiona le tecniche di fertilità tra cui la fecondazione artificiale. Di recente l'HFEA ha pubblicato un report in merito alle tecniche di fecondazione extracorporea. Possiamo leggere nel rapporto: «Nel 2023, 52.400 pazienti hanno effettuato oltre 77.500 cicli di fecondazione in vitro (FIVET). [...] I bambini nati tramite fecondazione in vitro sono aumentati da circa 8.700 nel 2000 a 20.700 nel 2023. Nel corso del tempo, le nascite tramite fecondazione in vitro hanno rappresentato una percentuale sempre maggiore di tutte le nascite nel Regno Unito, aumentando a oltre il 3% nel 2023 da meno dell'1,5% nel 2000, circa una su 32 nascite nel Regno Unito, ovvero circa un bambino nato da fecondazione in vitro in ogni classe». Il 20% delle nascite tramite fecondazione artificiale è di tipo eterologo. Solo il 7% dei bambini prodotti in provetta ha visto la luce.
Ma forse il dato più interessante è il seguente: se da una parte rimane vero che l'89% dei clienti delle cliniche sono coppie eterosessuali, è anche vero che «il numero di pazienti di sesso femminile sottoposte a fecondazione in vitro tra persone dello stesso sesso è aumentato da 1.761 a 2.559, mentre il numero di pazienti singole sottoposte a fecondazione in vitro è aumentato da 2.021 nel 2019 a 3.693 nel 2023. [...] Le pazienti omosessuali sottoposte a fecondazione in vitro sono aumentate di almeno il 45% dal 2019», i single dell'83%. Clare Ettinghausen, direttrice di Strategia e Affari Societari dell'HFEA, a questo proposito ha dichiarato al programma Today di BBC Radio 4: «Il grande incremento, sebbene ancora in numeri piuttosto piccoli, ha riguardato le coppie omosessuali e le pazienti single, che hanno davvero determinato un forte aumento del numero di persone che hanno cercato un trattamento per la fertilità». Ciò a voler dire che, sebbene le coppie etero facciano la parte del leone nell'accesso alla provetta per ovvi motivi di maggior diffusione di coppie etero rispetto alle coppie omo, si registra che, proporzionalmente, le coppie lesbiche e i/le single stanno crescendo in breve tempo in modo esponenziale e hanno un peso specifico nell'accesso a queste tecniche sempre più significativo.
In sintesi, le tecniche di fecondazione artificiale vengono usate soprattutto da coppie âgée etero e poi da coppie lesbiche e single. Non rilevanti dal punto di vista percentuale le coppie gay maschili perché costoro dovrebbero ricorrere alla maternità surrogata, un ostacolo in più per avere il bambino in braccio.
Uno sguardo generale a questi dati ci dice che la fecondazione artificiale, da rimedio all'infertilità, sta assumendo sempre più un ruolo paritetico alla fecondazione naturale quando l'orologio biologico ormai ha battuto la mezzanotte o quando madre natura ti impedisce sempre e comunque di mettere al mondo un bambino come nel caso di coppie omosessuali. In altri termini, sempre più persone eterosessuali ragionano nel modo seguente: “Ora non voglio un figlio, lo vorrò molto più avanti e ricorrerò alla fecondazione extracorporea”. Quest'ultima quindi viene già intesa da persone giovani come soluzione per mettere insieme realizzazione personale, ricerca del partner della propria vita, stabilità economica, psicologica, emotiva, relazionale, eccetera, e desiderio di genitorialità. Sempre più la fecondazione artificiale dunque non viene intesa come rimedio tollerato e non ricercato direttamente, come piano B, bensì come piano A da scegliere tra 10, 20, 25 anni. Si profila quindi come soluzione non di ripiego, ma come prima opzione, seppur da scegliere in là nel tempo. È semplicemente intesa come un modo diverso di diventare genitori rispetto alla generazione naturale. Ecco perché siamo arrivati alla quota sorprendente di un bambino nato da provetta su 32 nati nel Regno Unito.
L'incremento poi di coppie lesbiche e di single in un lasso di tempo relativamente breve è ovviamente da addebitare da una parte alla diffusione dell'omosessualità e, dall'altra, all'idea che il desiderio del figlio sia un diritto del singolo, non più nemmeno della coppia, che lo Stato deve sempre riconoscere. La prospettiva del figlio in tutto questo scenario è cancellata. Così come è cancellato il 93% degli embrioni prodotti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 1 luglio 2025

4 - SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1
La nazionale femminile della Svizzera è al 23° posto nel ranking mondiale FIFA eppure è stata battuta agevolmente da una squadra di ragazzini di 15 anni (VIDEO: La partita finita 7 a 1)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 giugno 2025

Il prossimo 2 luglio prenderà il via in Svizzera il Campionato europeo di calcio femminile. In previsione di questo importante appuntamento, il Paese ospitante ha deciso di fare una partitella di allenamento con la squadra del Lucerna, precisamente con i ragazzi Under 15. Risultato: le elvetiche (nella foto LaPresse) hanno perso 7 a 1. Eva colse una mela che le risultò poi indigesta, le svizzere sono state costrette ad ingollare (l'allitterazione con la parola "gol" suona bene) 7 pere da dei ragazzini sotto i 15 anni.
La notizia non doveva trapelare. L'allenamento era a porte chiuse, niente giornalisti (si presagiva già la tragedia?), però uno dei giocatori under 15 ha spifferato tutto. Apriti cielo e apriti social. La giocatrice della nazionale svizzera Ramona Bachmann, lesbica e dai tratti chiaramente androgini, sul suo profilo Instagram non si è nascosta dietro un palo della porta, ma è stata onesta: «Sì, a volte le squadre maschili Under 15 battono le migliori squadre femminili. Perché? Genetica. I ragazzi sviluppano naturalmente più massa muscolare, velocità e forza durante la pubertà grazie al testosterone. È una questione di biologia, non di livello di abilità. Standard fisici diversi, ma lo stesso amore per il gioco».
Parola magica: biologia. Biologia versus ideologia. Su quel campetto è la biologia ad aver battuto l'ideologia per 7-1, quella ideologia femminista e genderista che ha sancito la perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutto, anche nello sport, quell'egualitarismo distopico e stupido che tratta da mero accessorio la differenza sessuale quando invece è essenziale, che fa guerra all'identità personale in nome di una identità personale astratta, solo pensata e immaginata, scarabocchiata a tavolino. In quella amichevole tutte le teorie sulla assoluta parità uomo e donna - che sono uguali in termini di dignità personale ma differenti in tutto il resto - sono state espulse dal campo di gioco dai fatti, si sono schiantate contro la realtà e a farne le spese sono state le giocatrici elvetiche, umiliate da una manciata di ragazzini che manco giocano in Nazionale. Un'amichevole nemica della menzogna.
È il trionfo tragicomico dell'ovvio, dell'evidenza solare, del lapalissiano di palmare ed immediata comprensione, dello scontato che più scontato non si può. La Bachmann, che, tra l'altro e tanto per rimanere in tema, si cimenta in uno sport prettamente maschile perché tenta di compensare la parte femminile latitante in lei (cfr. G. Van Den Aardweg, Omosessualità & speranza, Ares, pp. 102-110), ricorda alcune banalità che ormai sono merce così rara che appaiono sofisticate verità biologiche: i ragazzi hanno più massa muscolare, hanno più forza, più testosterone. Loro hanno tutto questo, forse a noi manca ormai il buon senso per accorgerci di tutto ciò.
Come il pugile uomo Imane Khelif ha vinto contro delle donne nella passata Olimpiade (qui le prove che Khelif sia un uomo), così alcuni ometti che si stanno affacciando alla pubertà hanno vinto contro delle donne mature. Che il femminismo e uno dei suoi figli chiamato transessualismo ammettano, seppur con sconforto, che, ad ogni gol incassato dalle giocatrici in casacca rossa, la realtà bussava alla intorpidita coscienza collettiva facendo levare un coro da stadio che così risuonava sugli spalti: "Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna sono diversi, alè!".

VIDEO 1: La partita finita 7 a 1 (durata: 3 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4

VIDEO 2: Ecco perché nessuno guarda il CALCIO FEMMINILE (4 minuti), clicca qui!

QUANDO LE SORELLE WILLIAMS SFIDARONO IL TENNISTA MASCHIO NUMERO 203... E PERSERO
Karsten Braasch si presentò dopo aver giocato una partita a golf, aver bevuto due birre e nell'intervallo fumò una sigaretta, ma sconfisse prima l'una e poi l'altra (VIDEO: Martina Navratilova - Jimmy Connors)
di Riccardo Bisti
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7462

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 giugno 2025

5 - LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA
Non esistono parti buone della legge 194 nonostante i primi articoli che dicono di voler tutelare la maternità
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Provita & Famiglia, 28 agosto 2024

«Io non abortirei mai, ma non posso impedire ad altri di farlo». È una classica obiezione volta a legittimare la 194. Nella maggior parte dei casi la persona che, anche in buona fede, sostiene questo principio arriva ad affermare ciò, seppur spesso in modo inconsapevole, perché costruisce un'analogia con altre condotte: non andrei mai in montagna, ma non posso impedire agli altri di andarci se hanno voglia; non manderei mai mio figlio all'estero, ma non posso impedire agli altri di farlo. E così via.
Ora vi sono atti che sono malvagi sempre, comunque e per tutti, al di là dei gusti e delle idee personali. Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, n. 17). Parimenti Tommaso d'Aquino appunta: «Gli atti peccaminosi sono cattivi per se stessi e non possono esser buoni in nessuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine cattivo» (Summa Theologiae, II-II, q. 33, a. 2 c.).
Da qui la categoria concettuale degli assoluti morali o dei doveri negativi assoluti o dei mala in se, cioè degli atti intrinsecamente malvagi. L'assolutezza deriva dal fatto che la malvagità dell'atto risiede nell'oggetto voluto dall'agente, nella natura dell'atto, ossia nel fine prossimo ricercato, e tale malvagità è sganciata - ab-soluta cioè sciolta da - dalle intenzioni perseguite o dalle circostanze in cui si articola l'azione perché non derivante da nessuno di questi due aspetti. In altri termini, un'azione intrinsecamente malvagia rimane tale anche se compiuta per una buona intenzione (rubo ai ricchi per donare ai poveri) o in stato di necessità (ricorro alla fecondazione artificiale perché è l'unica soluzione per avere un figlio). E dunque, per esempio, un atto di pedofilia è malvagio sempre e comunque e questa malvagità riguarda tutti, nessuno escluso. Il divieto di compierli, sotto il profilo morale, è universale e oggettivo. Altro esempio: il divieto di compiere un assassinio deve essere rispettato da ogni persona. E dato che l'aborto è un assassinio - un assassinio prenatale - anche l'aborto rientra nella categoria di quelle azioni che non posso essere mai compiute da nessuno.

IO NON ABORTIREI MAI, MA NON POSSO IMPEDIRE AD ALTRI DI FARLO
Spiegato ciò, chi mai potrebbe dire: «Io non ucciderei mai un innocente, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»? In modo simile sarebbe irragionevole argomentare nel modo seguente: «Io non violenterei mai una donna, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non abuserei mai di un bambino, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non picchierei mai una persona di colore o un ebreo per motivi razziali, ma non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono».
Di contro le azioni prima indicate - recarsi in montagna, mandare il figlio all'estero - non sono azioni intrinsecamente malvagie e quindi non sono colpite da un divieto universale di carattere morale. Devono evitarsi e potrebbero essere lecitamente impedite da altri se, pur essendo in sé buone, nelle circostanze date diventassero nocive, ossia se producessero più effetti negativi di quelli positivi. Per esempio Tizio ha una grave patologia respiratoria e l'altitudine della montagna potrebbe essergli fatale: da evitare per lui quindi di recarsi in montagna.
Però, se osserviamo con attenzione, l'obiezione richiamata in apertura di articolo non riguarda tanto la decisione del singolo di astenersi doverosamente da alcuni atti, bensì la decisione di impedire che altri compiano alcune azioni considerate malvagie. In particolare, l'impedimento richiamato ha natura giuridica: si rifiuta, cioè, che un'azione considerata soggettivamente malvagia venga vietata ad altri a causa di una prescrizione legale.

LE CONDOTTE CHE LO STATO DEVE SEMPRE IMPEDIRE
Prima di tutto domandiamoci: è sempre doveroso impedire un atto malvagio? No, non è sempre doveroso. Impedire un atto malvagio è sì azione in sé buona, ma non sempre doverosa. A volte, è lecito astenersi dal compiere il bene - impedire che Tizio compia il male - per un bene maggiore. Per esempio, Caio, cliente che si trova nei locali di una banca, può lecitamente astenersi dall'impedire che Tizio rapini a mano armata la stessa banca, per ipotesi aggredendolo fisicamente, al fine di tutelare la propria incolumità (troviamo questo principio perfettamente espresso nella parabola della zizzania).
Anche lo Stato può omettere di impedire alcune condotte per un bene maggiore. Si chiama tolleranza giuridica: evitare di sanzionare perché la sanzione provocherebbe più danni che la condotta stessa. Il farmaco sarebbe peggiore del male da curare. Per esempio, nel nostro ordinamento giuridico il tentato suicidio non è reato, proprio perché, anche se l'attentato alla propria vita lede il bene comune, sanzionare con il carcere o con un'ammenda il tentato suicida sarebbe inefficace, non tanto sul profilo retributivo (riparare all'ingiustizia commessa), ma su quello della deterrenza (la prospettiva di finire in carcere se il tentativo di suicidio fallisse consoliderebbe per paradosso l'intento suicidario) e su quello pedagogico (è poco utile se non dannoso incarcerare un depresso).
Vi sono invece condotte che lo Stato deve sempre impedire e per cui non vale il principio di tolleranza e le deve sempre impedire, sia per il tramite della legge sia per il tramite della forza pubblica, perché tali condotte sono distruttive del bene comune che lo Stato è invece chiamato a tutelare e avvalorare. Si tratta di quelle condotte che, generalmente, i codici penali degli Stati qualificano come reati: l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, la violenza sessuale, etc. E quindi se il privato cittadino può anche non intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il suo bene personale, lo Stato all'opposto deve intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il bene pubblico. In merito all'aborto, allora, lo Stato non solo non dovrebbe riconoscere il diritto all'aborto in capo alle donne, non solo non dovrebbe obbligare i medici a compierlo, non solo non dovrebbe tollerarlo non punendolo, ma dovrebbe vietarlo sanzionandolo proprio perché un omicidio.
Giustificare poi la volontà di non impedire un aborto appellandosi alla libertà individuale è errato. La libertà è autentica solo se connessa con il vero bene della persona («la verità vi farà liberi», Gv 8,32), solo in riferimento alle azioni buone e non a quelle malvagie. Se seguissimo la logica sottesa all'obiezione «io non abortirei mai, ma devo lasciare la libertà di farlo a chi vuole» dovremmo, per coerenza logica, tutelare la libertà di chi vuole stuprare, compiere atti di pedofilia, truffare, etc.

Fonte: Provita & Famiglia, 28 agosto 2024

6 - VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY
La Corte riscrive ''genitori'' sulla carta di identità dei minori per legittimare l'omogenitorialità: una sentenza figlia della legge Cirinnà
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 aprile 2025

La vicenda iniziò nel 2015 con un Decreto del Ministero dell'Interno in cui questi, in materia di emissione della carta d'identità elettronica e relativamente al caso di minori, decise di preferire alle parole "padre" e "madre" la dicitura "genitori" perché inclusiva delle coppie omosessuali. Nel 2019, sempre il Ministero dell'Interno, al cui vertice c'era Matteo Salvini, e sempre con decreto, ribaltò la situazione: al posto di "genitori" rimettiamo "padre" e "madre".
La palla passò alla magistratura. Ecco allora che il Tribunale di Roma nel 2023, trattando del caso di una minore figlia di una coppia lesbica a seguito di stepchild adoption (cfr. art. 44, c. 1, lettera d. l. 184/83), ordinava al Ministero dell'Interno di far apporre sulla carta d'identità la dicitura "genitore" o "padre/genitore" e "madre/genitore". Il Ministero fece ricorso, ma perse. Il problema stava e sta in quei minori figli naturali di un membro della coppia gay e adottati dall'altro partner: il bambino sarebbe giuridicamente figlio di entrambi (cfr. Corte Costituzionale sentenza 79/22 e Corte di Cassazione sentenza 38162/22), cioè di due padri o di due madri, e dunque la soluzione di chiamarli entrambi "genitori" avrebbe tagliato la testa al toro (e anche al buon senso). La Corte d'Appello commentò dunque che la dicitura "padre e madre" fosse discriminatoria, perché appunto escludente le coppie di genitori gay.

I GENITORI DEVONO AVERE DUE SESSI DIVERSI
Il Ministero non si arrese e ricorse in Cassazione. Il Ministro eccepiva il fatto che per l'ordinamento italiano i genitori devono avere due sessi diversi (cfr. art. 5 l. 40/04, 231 cc, 243 bis cc, 246 cc, 247 cc, 250 cc, 262 cc, 269 cc, 408 cc, 566 cc, 568 cc, 599 cc, 643 cc). Riconoscere l'omogenitorialità sarebbe poi contrario all'ordine pubblico, ossia a quei principi fondanti la convivenza civile. La Cassazione, con la sentenza n. 9216/2025 pubblicata l'8 aprile scorso, ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno ribadito che, nel caso di specie e dunque per tutti i casi analoghi, se il minore è figlio di una coppia gay, con il decreto del 2019 uno dei due genitori omosessuali verrebbe indicato come "padre", pur essendo "madre", e come "madre", pur essendo "padre". Quindi la carta d'identità non rappresenterebbe fedelmente la situazione di fatto creatasi con l'adozione. Qui è il cardine del problema: l'adozione c'è stata, il minore ha due padri o due madri e dunque la dicitura "padre e madre" non fotografa la situazione giuridica di fatto. Sarebbe un falso.
La Corte di Cassazione, al pari di quella di Appello, non obietta sul fatto che i genitori per legge devono essere di sesso diverso, ma obietta che una carta di identità con l'indicazione "padre e madre" possa andare bene per i genitori omosessuali che sono diventati tali grazie all'istituto dell'adozione in casi particolari. Dunque - aggiungiamo noi - i giudici di Cassazione ammettono implicitamente che i loro colleghi che hanno aperto le porte alla stepchild adoption per le coppie gay hanno deciso contra legem, snaturando la sezione della legge sull'adozione dedicata ai casi particolari e piegandola alle loro esigenze ideologiche (per un approfondimento clicca qui, qui, qui e qui). Dunque, come già annotavamo a suo tempo commentando questa stessa vicenda al suo sorgere, l'errore fatale è stato commesso in principio dal «Tribunale che ha permesso alla compagna della madre biologica di adottare la bambina. Poteva farlo? La risposta è negativa», proprio perché i genitori devono essere di sesso differente. Decisione quindi illegittima.
Individuato l'inciampo iniziale, domandiamoci ora: di chi è figlia questa sentenza come molte altre? Purtroppo per lei, anche questa sentenza ha un padre e una madre. Il padre è un certo orientamento culturale color arcobaleno che crede che un bambino possa avere due padri o due madri. È un orientamento culturale elitario che non ha ancora intaccato le masse, ma che può influenzarle a lungo andare.

LA LEGGE CIRINNÀ
La madre di questa sentenza è invece una legge, la legge Cirinnà (l. 76/2016). In essa troviamo il peccato originale della legittimazione dell'omogenitorialità. Questa legge ha equiparato matrimonio e unioni civili omosessuali. Ora se coniugi e coppie gay unite civilmente sono uguali in tutto e per tutto perché non dovrebbero esserlo anche nella filiazione e nella genitorialità? Sarebbe illogico e irrazionale affermare che coniugi e coppie gay hanno i medesimi diritti nel diritto di famiglia ed escludere da questo ambito proprio i figli.
La Cirinnà tentò proprio questa esclusione affermando che l'equiparazione era totale eccetto il dovere di fedeltà e la disciplina normativa relativa alla filiazione. Ma appena buttata fuori dalla porta l'omogenitorialità, ecco che rientrò dalla finestra grazie alla riga finale del comma 20 dell'art. 1 che così recita: «Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti». Era un segnale in codice per i giudici: che applicassero alle coppie gay la sezione della legge sull'adozione che riguarda i casi particolari, ossia ad esempio la stepchild adoption. Dalle adozioni di prossimità, per contiguità, i casi di omogenitorialità nel tempo si moltiplicarono tramite le trascrizioni di atti di nascita formati all'estero, il riconoscimento in Italia di provvedimenti di adozione da parte di entrambi i partner gay pronunciati all'estero e la rettifica di attribuzione del sesso.
Dunque da una parte la Cirinnà conferma che i bambini possono avere solo due genitori di sesso differente, dato che esplicitamente esclude la materia della filiazione dall'equiparazione matrimonio-unioni civili, ma su altro fronte la sua ratio - matrimonio e unione civile pari sono - esige piena applicazione: se i due istituti si sovrappongono perfettamente, perché escludere la materia della filiazione? Tanto più che, seppur in modo allusivo, indica già la strada per l'omogenitorialità: la stepchild adoption. La Cassazione non ha fatto altro che trarre le debite conclusioni, relativamente all'ambito della filiazione, dal principio giuridico di fondo contenuto nella legge Cirinnà indicante la piena uguaglianza tra matrimonio e unione civile.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 aprile 2025

7 - OMELIA XVI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 10,38-42)
Io sto alla porta e busso
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

L'episodio raccontatoci dalla pagina di Luca, che abbiamo ascoltato, è tra i più suggestivi di tutta la narrazione evangelica.
Ha un'ambientazione, per così dire, casalinga. Siamo a Betania, la località che il viaggiatore proveniente dal deserto di Giuda incontra poco prima di arrivare a Gerusalemme. Gesù, che ha percorso proprio quel cammino spossante, ha colto con gioia la possibilità di riposarsi un po' in una dimora accogliente, prima di affrontare ancora una volta il tumulto della capitale e le fatiche della sua missione.
E con gioia e cordialità è stato ospitato da Marta, una massaia solerte, che viveva con una sorella minore di nome Maria. Qui non compare, ma dal Vangelo di Giovanni sappiamo che lì vicino abitava anche un fratello di nome Lazzaro: tutti e tre i fratelli erano legati al Maestro di Nazaret da una solida e devota amicizia.
Con l'incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto un uomo vero e completo: ha un cuore capace di affetto, e niente di ciò che è autenticamente e positivamente umano gli è estraneo. Quello dell'amicizia è appunto uno dei valori dell'esistenza che egli ha voluto sperimentare.
Noi siamo commossi di fronte al Creatore dell'universo - colui che infinitamente trascende tutti gli esseri che prendono vita da lui - che assume questi vincoli di familiarità e di benevola comunione con le sue creature.
L'amicizia - dicevano già gli antichi - o nasce tra uguali o rende uguali coloro che entrano nel suo gioco e nella sua logica: nella figura di un Dio che si fa nostro amico è implicitamente annunciato e fondato il nostro destino di partecipi della divina natura (2 Pt 1,3), per usare le coraggiose parole della seconda Lettera di Pietro.
Ma è incantevole anche la scena dell'Unigenito del Padre che per cercarci si è fatto viandante e ha per corso le accaldate e polverose strade di Palestina, nella speranza di essere ospitato, ristorato, consolato da noi. Non solo dunque con l'amicizia si è a noi assimilato, ma addirittura ha voluto farsi bisognoso di noi.

GESÙ CHIEDE DI ESSERE OSPITATO NEL NOSTRO CUORE
Io sto alla porta e busso (cf. Ap 3,20), egli dice a ciascuno di noi. Ci prega, cioè, di fargli un po' di posto nella nostra esistenza, di dargli un po' del nostro tempo, di prestargli un po' della nostra attenzione. Di fronte a questa condiscendenza di colui che è l'Asso luto e l'Incondizionato, sembra incredibile che ci siano cristiani che non sappiano trovare quotidianamente qualche minuto per lui e non sappiano donar gli neppure un'ora del giorno che è suo (e perciò si chiama "domenica").
Sembra incredibile - deve dire ciascuno di noi - che io sia così lento e anzi restio a spalancargli il mio cuore, per godere della fortuna insperata di un'intimità con lui, fortuna che ci è stata formalmente promessa: Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, e a tu per tu noi ceneremo insieme (ibid.).
Non solo dunque un ospite vuol essere Gesù, ma addirittura un mendicante sulla soglia della nostra casa: un mendicante che chiede solo un po' d'amore. Non vuole le nostre cose, vuole noi: vuole i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la totalità di quello che siamo.
È però un insolito mendicante: più che ricevere, dona; più che farsi aiutare, arricchisce; più che essere accettato, ci accetta e ci innesta nella sua stessa realtà. Ci conviene quindi affrettarci ad aprirgli, perché - dice sant'Ambrogio - «Tutto abbiamo in Cristo. Ogni anima gli si avvicini. O che sia malata per i peccati del corpo o come inchiodata dai desideri monda ni oppure ancora imperfetta, ma sulla via della perfezione grazie all'assidua meditazione..., ogni anima è in potere del Signore, e Cristo è tutto per noi. Se vuoi curare una ferita, egli è medico; se sei riarso dalla febbre, è fontana; se sei oppresso dall'iniquità, è giusti zia; se hai bisogno di aiuto, è forza; se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via; se fuggi le tenebre, è luce; se cerchi cibo, è alimento. Dunque "gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia"» (De virginitate 99).

LE PREOCCUPAZIONI TERRENE NON DEVONO SOFFOCARE LA NOSTRA TENSIONE VERSO LA VERITÀ
Due immagini di donna ci sono offerte come modello di questo riconoscimento della totalità di Cristo e della perfetta adesione a lui.
Maria appare come colei che più intimamente è affascinata dalla bellezza di questo mistero: il mistero di un Dio che si fa pellegrino, ospite, amico; un mistero che verosimilmente lo stesso Gesù le sta a poco a poco rivelando con voce ammaliante, mentre lei è seduta ai suoi piedi, dimentica di ogni altra incombenza.
Marta ci insegna che bisogna anche darci da fare perché il Signore sia degnamente ospitato; diventi cioè una presenza efficace non solo nel segreto della nostra coscienza, ma anche nell'umanità in cui viviamo.
Non viene rimproverata per il suo lavoro, senza del quale quella sera Gesù non avrebbe neppur cenato; piuttosto viene illuminata perché le molte preoccupazioni terrene non arrivino a far dimenticare il senso ultimo e la ragione vera di ciò che si compie. E viene anche dolcemente corretta perché non sia tentata di disistimare la tensione verso la contemplazione della verità salvifica e della sapienza eterna: Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta (Lc 10,42).
«Preoccupiamoci anche noi - dice ancora sant'Ambrogio - di possedere ciò che nessuno ci possa togliere, prestando un ascolto non superficiale, ma diligente; infatti perfino i semi della parola celeste sono anch'essi portati via, se vengono gettati lungo la strada.
Ti sospinga, come Maria, il desiderio della sapienza: questa infatti è l'opera più grande, questa è l'opera più perfetta; e la sollecitudine per il ministero non ti distolga dal conoscere la parola celeste. Non criticare quindi e non pensare che perdano il tempo coloro che vedi dedicarsi alla sapienza» (In Lucam VII,85). In fondo, l'esortazione più immediata e decisiva che ci viene da questa pagina, è il richiamo a un principio che Gesù ha chiaramente proposto, ma che noi siamo spesso nel nostro comportamento inclini a dimenticare: Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,33).
Nel Regno di Dio, cioè nella vita senza fine - nota sant'Agostino - non ci sarà più la fatica dell'essere immersi nella molteplicità logorante delle cose e dei problemi; ci sarà invece per sempre l'unificazione di tutte le cose nella carità: «Transit labor multitudinis et remanet caritas unitatis».
Il Signore ci conceda di anticipare già adesso questa felice semplificazione del nostro spirito e della sua attività; di non disperderci nelle molte sollecitudini e nelle molte attrattive che passano e deludono; di indirizzare ogni nostra interiore facoltà al pensiero e alla speranza del Regno di Dio.

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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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