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BastaBugie n�939 del 20 agosto 2025
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LOUIS DE WOHL, L'AUTORE DI ROMANZI STORICI CATTOLICI
Protagonista di una vita avventurosa, fu autore di romanzi storici indimenticabili che permettono di calarsi nel contesto del periodo in cui si svolgono
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
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NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA
Per una cosa che si ostinano a chiamare esame ''di maturità'' quando continuano a trattare i diciottenni da bamboccioni, invece ai miei tempi...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO
Chi desidera la ''dolce morte'' ritiene che la presente sia l'unica vita e poi ci sarebbe il nulla implicante assenza di dolore... ma scopriranno troppo tardi che non è così
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE
Per qualche preside proibire i cellulari in classe, come disposto dal governo, sarebbe un fallimento educativo, ma tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare fallimenti educativi... lo aboliamo?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO
Ghigliottinato il cristianesimo, restano idee cristiane impazzite a dominare l'Occidente odierno, dove l'islam radicale avanza indisturbato tra i nipoti di Robespierre
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL)
Riflessioni dopo aver visto Adolescence su Netflix: gli incel (celibi involontari) dei miei tempi la fidanzata la trovarono tutti, chi prima, chi dopo, e sono stati matrimoni felici, oggi invece...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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OMELIA XXI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 13,22-30)
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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LOUIS DE WOHL, L'AUTORE DI ROMANZI STORICI CATTOLICI
Protagonista di una vita avventurosa, fu autore di romanzi storici indimenticabili che permettono di calarsi nel contesto del periodo in cui si svolgono
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, luglio agosto 2025
Molti di noi hanno i suoi libri in casa, anche perché li consigliava don Giussani. Sto parlando di Louis de Wohl, che fu sceneggiatore di film, astrologo e infine scrittore esclusivamente cattolico. Qualcuno, lo so, storcerà il naso a sentir parlare di astrologia, perché la Chiesa la condanna. In verità la condanna è per l'astrologia "predittiva", quella che pretende di conoscere il futuro, non per quella "descrittiva". Mi spiego con un esempio: vuoi fare un viaggio dopodomani ma gli astri sono sfavorevoli. Ebbene, nulla toglie che tu faccia un piacevole viaggio anche con astri sfavorevoli. In realtà la Chiesa cominciò a prendere le distanze dall'astrologia solo nel XVI secolo, quando certi "maghi" rinascimentali pretesero di fare l'oroscopo a Gesù, nato il 25 dicembre; dunque, secondo loro, nel Capricorno. In realtà Cristo non è "nello" Zodiaco, ma ne è il centro, il Sole, come ben lo dipinse Leonardo nell'Ultima Cena. Ma veniamo al Nostro. Si chiamava Mucsinyi Wohl Lajos, ed era un ungherese nato a Berlino nel 1903. Suo padre era capitano degli ussari, ebreo ma di religione cattolica. Sua madre era austriaca, cattolica anch'ella e anch'ella ebrea (baronessa Dreyfus). Il padre, congedatosi, divenne avvocato e poi giudice. Infine, fu braccio destro dell'ambasciatore austro-ungarico a Berlino, ruolo che gli valse un titolo nobiliare da parte di Francesco Giuseppe. L'impero cattolico, infatti, era tutto fuorché antisemita: le famiglie ebraiche premiate con la nobiltà per servizi allo Stato erano quasi 300. Il padre si arricchì con affari minerari, ma morì nel 1914. La Grande guerra causò la rovina economica della famiglia. Il giovane Ludwig (traduzione di Lajos) dovette lasciare gli studi e impiegarsi in una banca berlinese, il cui direttore, Guttman, era amico di famiglia. Ma era troppo creativo per restarci. Infatti, nel 1924 lasciò l'impiego per fare il disegnatore di moda.
RACCONTI SUI GIORNALI Da lì, grazie a Guttman, passò alla cinematografia, scrivendo sceneggiature prima mute e poi sonore. Conobbe Alexandra Betzold detta Putti, figlia di un uomo d'affari ebreo e di una nobile romena. In realtà Putti era figlia della sola romena, che l'aveva avuta con un tedesco ariano fuori del matrimonio. Anche lei, comunque, era spiantata, perciò Louis si mise a scrivere racconti d'avventura a puntate per i giornali. A quei tempi la cosa era abbastanza redditizia: i capolavori di Dickens, Verne, Dumas erano nati cosi. Da qui, anche, la mole delle opere: più puntate scrivevano e più incassavano. Ludwig, dalla fervida fantasia, poté così permettersi la frequentazione del bel mondo, grazie anche al suo titolo. Nel 1930, a un ballo, il principe Enrico, consorte della regina Guglielmina d'Olanda, presentò a Ludwig von Wohl il barone Harald van Hoogerwoerd, il quale, dopo averlo stupito con alcune descrizioni del carattere suo e di sua moglie rivelatesi esatte, lo affascinò all'astrologia, e da allora Wohl non ebbe altro per la testa. Venne il 1933, i tedeschi elessero Hitler come cancelliere. Il Nostro, cattolico come Edith Stein ma come lei ebreo, risolse che era meglio cambiare aria. Si trasferì in Inghilterra e Lajos-Ludwig cambiò nome per la terza volta, diventando Louis de Wohl. Seconda guerra mondiale. Fino all'ingresso degli americani, gli inglesi ebbero gravi problemi con il fin lì invincibile Reich. Quel che temevano di più era un'invasione, arrivando, secondo una certa leggenda, a schierare sulla Manica una serie di "streghe" che lanciavano maledizioni contro i tedeschi.
ARRUOLATO DAI SERVIZI, POI IL SUCCESSO MONDIALE Sia come sia, forse le streghe no, ma gli astrologi sì, visto che il Nostro, col grado di capitano, venne arruolato nei servizi segreti britannici e assegnato al Soe (Special operation executive) del MI5. Fu incaricato di creare un falso di Nostradamus, una serie di quartine manoscritte in francese, "ritrovate" e tradotte in tedesco, che profetizzavano le vittorie di Hitler a cui seguiva il di lui assassinio. Per convincere i riluttanti Usa a entrare in guerra al loro fianco gli inglesi ricorsero a ogni mezzo. Anche a quello di mandare il loro astrologo ufficiale a New York. Qui il Nostro aprì un ufficio di propaganda e si diede, in conferenze, a spiegare gli oroscopi comparati di Napoleone e Hitler, tesi ad assicurare gli uditori che gli astri stavano dalla loro parte. Tornato a Londra, venne consultato a proposito del previsto sbarco in Normandia. L'operazione era troppo estesa perché le spie tedesche non si accorgessero dei preparativi. Insomma, i tedeschi sapevano bene che la Fortezza Europa sarebbe stata attaccata. Ma non sapevano in quale punto. De Wohl disse ai suoi superiori di star tranquilli perché gli astri erano favorevoli a Hitler, perciò quest'ultimo sarebbe stato indotto a sottovalutare gli allarmi. Come ricompensa, a cose finite, nel 1946 il Nostro ebbe la sospirata cittadinanza britannica. Rimasto vedovo, andò a stabilirsi in Svizzera, a Lucerna, dove nel 1953 si risposò con la cattolica Ruth M. Lorch. Quest'ultima era una Dama dell'Ordine del Santo Sepolcro e tramite lei il marito venne insignito del titolo di Commendatore nello stesso Ordine. Louis de Wohl divenne così conte palatino lateranense. Dedicatosi esclusivamente alla scrittura, pubblicò alcune opere di astrologia nelle quali esaminò i temi natali di personaggi come Gandhi, Hitler, Mussolini, Roosevelt, Churchill, Chamberlain, Daladier, Göring, Pio XII e altri vip. Anche un romanzo, di fantasia, nel quale adombrò la figura del famigerato occultista Aleister Crowley (che Mussolini aveva espulso dall'Italia). Ma durò poco, perché la sua vera vocazione erano i romanzi storici con protagonisti gli eroi della tradizione cattolica. Ne scrisse moltissimi, in inglese, e furono tradotti in tutto il mondo; qualcuno di essi ebbe anche la riduzione cinematografica. Qui elencherò solo quelli che hanno una versione italiana: Il gioioso mendicante (su san Francesco d'Assisi); La città di Dio (su san Benedetto da Norcia); L'albero della vita (su sant'Elena, madre di Costantino); L'ultimo crociato (su don Giovanni d'Austria, il comandante di Lepanto); La liberazione del gigante (su san Tommaso d'Aquino); La mia natura è il fuoco (su santa Caterina da Siena); Attila, la tempesta d'Oriente; Una fiamma inestinguibile, l'avventurosa vita di Sant'Agostino; Giovanna la fanciulla guerriera (su santa Giovanna d'Arco); La lancia di Longino; Il filo d'oro (su sant' Ignazio di Loyola); Infiammare ogni cosa (su san Francesco Saverio); Davide di Gerusalemme; Giuliano, l'imperatore apostata; La gloriosa follia (su san Paolo). Papa Pio XII in persona gli chiese di scrivere una storia della Chiesa. Eseguì e Fondata sulla roccia fu la sua ultima fatica, prima di morire nel 1961.
Nota di BastaBugie: nella sterminata produzione letteraria di De Wohl ecco il link per acquistare i migliori romanzi storici.
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Fonte: Il Timone, luglio agosto 2025
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NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA
Per una cosa che si ostinano a chiamare esame ''di maturità'' quando continuano a trattare i diciottenni da bamboccioni, invece ai miei tempi...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 giugno 2025
È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni. E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea. Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente). Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame. Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica. E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato. Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel Medioevo gli studenti affrontavano lunghi viaggi per poter apprendere dai migliori maestri. Infatti hanno prodotto le cattedrali. Oggi: rapper, influencer e gaypride.
LA SCUOLA ILLUDE I GIOVANI DI ESSERE ECCEZIONALI (MA SENZA MERITO) Intervista a Roberto Marchesini: dietro il rifiuto dell'orale non c'è il coraggio, ma la paura di essere giudicati per davvero di Raffaella Frullone https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8230
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 giugno 2025
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DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO
Chi desidera la ''dolce morte'' ritiene che la presente sia l'unica vita e poi ci sarebbe il nulla implicante assenza di dolore... ma scopriranno troppo tardi che non è così
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21 giugno 2025
Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi. Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì. Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi. Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem. L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21 giugno 2025
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NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE
Per qualche preside proibire i cellulari in classe, come disposto dal governo, sarebbe un fallimento educativo, ma tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare fallimenti educativi... lo aboliamo?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 luglio 2025
Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo. Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo. C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo. Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi. Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è. Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste.
Nota di BastaBugie: Marco Lepore nell'articolo seguente dal titolo "Smartphone vietato a scuola, da Valditara segnali alla società" spiega perché, dopo averlo vietato a elementari e medie, il ministro dell'istruzione e del merito proibirà lo smartphone anche alle Supeiori. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 giugno 2025: Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che con apposita disposizione dello scorso luglio 2024 aveva già vietato l’uso degli smartphone nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, ha emanato una nuova circolare con la quale, a partire dal prossimo anno scolastico, estende tale divieto alle scuole superiori. L’esito confortante dell’esperienza fatta nelle scuole di grado inferiore («quest’anno è andata molto bene, le scuole hanno recepito questa nostra circolare e grande consenso da parte dei docenti, delle famiglie, ma anche sorprendentemente da parte degli studenti, perché un momento per disintossicarsi a loro fa molto bene»), unitamente ai dati allarmanti sul crescente fenomeno della dipendenza da smartphone, ha convinto il ministro a rompere gli indugi e intervenire anche sugli studenti più grandi, che evidentemente non sono affatto immuni dal rischio e dalle conseguenze di un uso smodato e dannoso di tali dispositivi. E’ convinzione fondata di Valditara che «dal punto di vista scolastico» il cellulare abbia «un impatto senz’altro negativo. Credo che la via più efficace sia quella di abituare i ragazzi a disintossicarsi, e a riportarli all’uso del libro, della carta e la penna». Sono numerosi gli studi internazionali a supporto della decisione. L’OCSE, nel rapporto 2024 “From decline to revival: Policies to unlock human capital and productivity”, evidenzia gli effetti negativi dell’uso di smartphone e social media sul rendimento scolastico, collegando il fenomeno al calo dei punteggi PISA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, da parte sua, ha documentato nel rapporto 2024 come l’uso problematico dei social media tra adolescenti abbia subito un «notevole incremento», con diffusione di fenomeni di dipendenza quali incapacità di controllo, sintomi da astinenza e trascuratezza di altre attività. L’Istituto Superiore di Sanità conferma che oltre il 25% degli adolescenti presenta un uso problematico dello smartphone, con conseguenze negative su sonno, concentrazione e relazioni sociali. Il Ministro rincara poi la dose ricordando anche che ci sono «bambini che a 6 anni vanno sui siti pornografici. Impressionante anche il 38 per cento di ragazzi che soffre di disturbi del sonno causati dal cellulare. Dati rilevanti per quanto riguarda le competenze e il successo scolastico: addirittura il triplo delle bocciature o insuccesso scolastico per i ragazzi che fanno un uso smodato del cellulare». Insomma, tutti i dati raccolti confermano che è necessaria una svolta, e la scuola deve fare la sua parte, anche se non basterà certamente a produrre una inversione di tendenza: a parte i dati sulle patologie conclamate, infatti, l’influenza di questi dispositivi coinvolge ormai la quasi totalità delle persone, giovani, adulti e anziani, e nessuno è immune dal rischio di dipendenza. Lo smartphone non è solo un dispositivo fra i tanti che oggi sono a disposizione della società evoluta, ma lo strumento fondamentale ideato e promosso dai grandi centri di potere globale per il controllo delle popolazioni a diversi livelli, da quello commerciale a quello di orientamento del pensiero (etico, politico, religioso, etc…) . La sfida, dunque, è titanica e si mostra impari. I cellulari sono diventati ormai come una vera e propria appendice fisica del corpo, una sorta di succursale del cervello e la sede delle chiavi virtuali che aprono “le porte” per svolgere molte attività quotidiane, e per questo diventa difficile separarsene. Nessun dispositivo aveva mai raggiunto un tale livello di trasformabilità, che si concretizza anche nella capacità di assimilare e persino orientare rapidamente i nostri valori personali, attraverso i sofisticati sistemi di tracciabilità. Le giovani generazioni, certamente, sono le più esposte e indifese, poiché nate all’interno di questo sistema già consolidato, e il divieto di utilizzo dei cellulari a scuola potrà – si spera - garantire la sopravvivenza di uno spazio di lavoro “libero” da questa presenza ingombrante; occorrerebbe, tuttavia, aprire a una riflessione più approfondita ed estesa sulle conseguenze e sulle prospettive relative all’uso di questi dispositivi, che nella loro rapidissima evoluzione tecnologica acquisiscono sempre di più la capacità di diventare parte “organica” del nostro stesso essere, con tutto ciò che ne consegue. Il problema, dunque, non è solo scolastico, ma riguarda la vita della società intera – sempre più disastrata - e la permanenza della possibilità di educare generazioni di persone davvero capaci di pensare, scegliere, operare in piena libertà e consapevolezza. La circolare del Ministro Valditara apre solo uno spiraglio su uno scenario ben più ampio, che somiglia sempre più a quelli descritti da alcuni romanzi distopici del secolo scorso. Bisogna correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 luglio 2025
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UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO
Ghigliottinato il cristianesimo, restano idee cristiane impazzite a dominare l'Occidente odierno, dove l'islam radicale avanza indisturbato tra i nipoti di Robespierre
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 febbraio 2025
Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale. Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza. Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto. In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella. Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è?
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 febbraio 2025
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NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL)
Riflessioni dopo aver visto Adolescence su Netflix: gli incel (celibi involontari) dei miei tempi la fidanzata la trovarono tutti, chi prima, chi dopo, e sono stati matrimoni felici, oggi invece...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 maggio 2025
Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano. Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose. Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli. Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente. Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo. Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 maggio 2025
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OMELIA XXI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 13,22-30)
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Continua in questa domenica la provocazione del Vangelo. Continua la serie delle pagine aspre, degli insegnamenti sgraditi, che hanno però il pregio di scuoterci dal cristianesimo inerte, rassegnato o falsamente ottimista, nel quale tutti qualche volta ci scopriamo adagiati. Scegliamo da questo brano di Luca alcune frasi che ci aiutino a organizzare la nostra breve meditazione.
UN SALVATORE CHE VA IN CERCA DELL'UOMO Gesù passava per città e villaggi, insegnando. Il suo è dunque un viaggio apostolico, è un ricercare l'umanità dovunque si trovi, è un darsi pena di raggiungere gli uomini, perché tutti possano ascoltare la parola nuova, l'annuncio che tocca i cuori e li trasforma, il messaggio di verità. Si sobbarca alla fatica di girare per gli sparsi centri abitati, perché vuole che a tutti sia portata la possibilità di salvezza. Come si vede, quella che ci viene offerta è l'immagine, consolante e splendida di speranza, di un Salvatore che va in cerca dell'uomo. E proprio a proposito di salvezza il Signore viene un giorno interrogato.
IL DOVERE DI NON INDUGIARE NELLE CURIOSITÀ INUTILI E NELLE QUESTIONI OZIOSE Un tale gli chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano? A essere sinceri, lo sconosciuto interlocutore di Cristo ha interpretato la curiosità di noi tutti. Sono tanti o pochi quelli che si salvano? È un problema che presto o tardi tutti si propongono. Alcuni però non si accontentano di farsi la domanda, ma arrivano anche a darsi da soli la risposta. C'è chi risponde: sono pochi. Gli uomini cadono nell'inferno come fiocchi di neve. E c'è chi risponde: si salvano tutti. L'inferno, se c'è, deve essere vuoto. La prima risposta era più frequente un tempo, quando era più forte e vivo nella coscienza comune il senso della colpa. La seconda prevale oggi, in cui nessuno sembra più prendere sul serio l'idea di un vero peccato personale. L'una e l'altra risposta hanno in comune di essere ugualmente infondate e arbitrarie: che ne sappiamo noi della situazione anagrafica del paradiso e dell'inferno? L'unico che avrebbe potuto con cognizione di causa appagare la nostra curiosità era proprio il Signore Gesù. Che però, come abbiamo visto, anche quando è stato espressamente interrogato su questo punto, non lo ha fatto. A chi gli chiede: Sono tanti o pochi?, dice: Sforzatevi. Cioè: invece di farti domande oziose sulla salvezza degli altri, impegnati con decisione a guadagnarti la tua. Più che tentare di violare il segreto di Dio, tieni desta e tesa la volontà di operare ogni giorno per il raggiungimento del traguardo di gioia eterna che ti è stato assegnato, senza la visione buia e scoraggiante di chi ritiene che tutto è contaminato e sopraffatto dal male, e senza la giuliva superficialità di chi si illude che, comunque vadano le cose, alla fine tutto in qualche modo si aggiusta.
IL DOVERE DI IMPEGNARSI PER POTERSI SALVARE Sforzatevi di entrare per la porta stretta, dice Gesù. Che significa: la strada che ci condurrà alla casa del Padre è faticosa. Non è e non è mai stato comodo essere veramente cristiani. È la strada che passa per l'osservanza di tutti i comandamenti, che vanno rispettati sempre, anche quando è arduo, anche quando è logorante, anche quando si ha l'impressione di essere soli. È la strada del precetto alto e difficile dell'amore: l'amore di Dio sopra tutte le cose, espresso concretamente nella donazione di noi, del nostro tempo, dei nostri beni; l'amore del prossimo, anche quando il prossimo è antipatico, ostile, ingrato. È la strada del riconoscimento dei propri torti e delle proprie ingiustizie, è la strada della verifica quotidiana della coerenza cristiana della nostra vita, è la strada dell'attenzione ai propri doveri più che ai propri diritti.
IL DOVERE DI NON PERDERE TEMPO DI FRONTE AL BENE Il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta. Con questa frase Gesù ci vuol dire che il tempo della pazienza di Dio non si prolunga indefinitamente, che lo spazio per cambiare la nostra condotta e metterci in regola con il Signore non ci sarà sempre concesso. Arriva un momento in cui la porta si chiude, in cui i giochi sono fatti, le decisioni sono prese senza ritorno. Questo è un punto fondamentale della dottrina evangelica: finché c'è vita, c'è sempre speranza di salvezza, anche per il più malvagio dei delinquenti, anche per il più incallito dei peccatori. Ma la vita non c'è sempre. Il momento della morte pone fine a tutte le possibilità: chiuderà la porta. Perciò dobbiamo deciderci subito per il bene, perché non sappiamo quanto tempo ancora ci sia dato.
IL DOVERE DI UN CRISTIANESIMO FATTIVO Un ultimo insegnamento possiamo raccogliere dalle parole del Signore: ed è che a farci varcare la porta della salvezza non ci varrà la qualifica puramente verbale di "cristiani", e neppure la familiarità con le discussioni religiose o con la cronaca di vita ecclesiastica. Anche coloro che conoscono i nomi di tutti i cardinali o di tutti i canonici della cattedrale, o hanno letto tutti i documenti del Concilio, o hanno continuato a parlare di giustizia, di carità, di comunità, se non hanno rispettato tutta la legge di Dio e non hanno fattivamente vissuto il comandamento dell'amore, si sentiranno dire: Non so di dove siete. Preghiamo allora e proponiamo perché la nostra condotta ci faccia alla fine trovare aperta e accogliente la porta del Regno.
UNA SUPPLICA ACCORATA DI CHI "HA FATTO TARDI" La liturgia ambrosiana della Settimana Santa ha un confractorium (un "Canto allo spezzare del pane") che sembra mettere curiosamente un'estrema preghiera di speranza sulle labbra anche di chi è stato a lungo una "vergine stolta": Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi. Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare. A chi ti cerca nel pianto, apri, Signore pietoso. Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.
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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.
Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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