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BastaBugie n�940 del 27 agosto 2025
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IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE
Chi dissente dall'ideologia lgbt è un criminale che merita il carcere... anche se è il genitore che ricorda a suo figlio di 12 anni che è un maschio (anche se si sente femmina)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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QUANTI DANNI FANNO I CATTOLICI DELLA RIDUZIONE DEL DANNO
I cattolici non hanno ancora imparato a difendere i principi non negoziabili e infatti negoziano a favore del ''male minore'', ma questo non ha mai portato a nulla di buono, anzi tutti i paletti sono sempre caduti uno a uno
Autore: Stefano Fontana e Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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DALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA
Il manuale per autori e traduttori della Commissione europea indica cosa dire e soprattutto non dire, in ossequio ai nuovi dogmi così inclusivi... da vietare tutto
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA
Le chiese sono brutte perché la fede è confusa dalla non appartenenza e da interessi momentanei, incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, al timor di Dio
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA
L'istituto demoscopico Gallup fotografa il giudizio degli americani sui temi etici e mostra che che leggi e sentenze possono influire sulla coscienza collettiva
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE
Coppia gay dopo l'unione civile si farà benedire dal sacerdote... perfino Fiducia Supplicans lo vietava (ma i paletti servono solo a indorare la pillola amara)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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OMELIA XXII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 14,1.7-14)
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE
Chi dissente dall'ideologia lgbt è un criminale che merita il carcere... anche se è il genitore che ricorda a suo figlio di 12 anni che è un maschio (anche se si sente femmina)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10 luglio 2025
Il 25 giugno scorso la Camera dei deputati spagnola ha approvato un disegno di legge che intende - come si legge nel titolo dello stesso - «criminalizzare le terapie di conversione volte a eliminare o negare l'orientamento sessuale, l'identità sessuale o l'espressione di genere». In breve il Ddl vuole punire tutti coloro che si oppongono anche blandamente alla omosessualità e transessualità di una persona. Il Ddl, che non è stato ancora approvato in via definitiva, è stato presentato dal Gruppo parlamentare socialista ed è stato sostenuto da tutti i partiti, compreso il Partito Popolare, eccetto VOX e l'Unione Popolare Navarrese. Il Ddl intende aggiungere al Codice Penale un nuovo articolo, l'art. 173 bis che così reciterebbe: «Chiunque applichi o pratichi su una persona atti, metodi, programmi, tecniche o procedure di avversione o conversione, psicologici, fisici, farmacologici o di qualsiasi altra natura, volti a modificare, reprimere, eliminare o negare il suo orientamento sessuale, la sua identità sessuale o la sua espressione di genere, compromettendone l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o compromettendone gravemente l'integrità morale, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni». Se la vittima è minorenne c'è un aggravio di pena. Non sfuggono alle pene i genitori e «qualsiasi altra persona che abbia la cura, di fatto o di diritto, di un minore o di una persona con disabilità». Tutte queste figure poi possono rischiare «l'interdizione speciale dall'esercizio dei diritti di potestà genitoriale, tutela, curatela, affidamento» fino a cinque anni. In pratica i giudici potranno strappare i figli ai genitori per cinque anni se questi ad esempio non sono d'accordo che la loro figlia 14enne Anna si voglia chiamare Marco, sottoponendosi ad interventi ormonali, che provocheranno sterilità, e a mastectomia totale.
IL CARCERE SARÀ UNA REALTÀ PER CHI SI OPPORRÀ In aggiunta «è [...] imposta una speciale interdizione da qualsiasi professione o mestiere nell'ambito dell'istruzione, dell'insegnamento, dello sport o del tempo libero». Questo riguarda soprattutto quegli allenatori che non vogliono nelle proprie squadre femminili persone transessuali e quegli insegnanti che sono critici dell'omosessualità e del transessualismo e hanno tentato di parlare con qualche studente della sua omosessualità o hanno tentato dissuadere qualche loro alunno dall'intraprendere la strada senza ritorno del "cambio" di sesso. Dicevamo che qualsiasi blando intervento volto ad opporsi all'omosessualità e alla transessualità di una persona, anche del proprio figlio, potrebbe meritarsi il carcere. Infatti basterà che tale intervento ne comprometta l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o ne comprometta gravemente l'integrità morale, come recita il testo del Ddl. Questi sono criteri di così ampia portata e anche così imprecisi e vaghi (cosa s'intende per "integrità morale"?) che, per ipotesi, ogni azione tesa a contrastare l'omosessualità e la transessualità di una persona potrebbe provocare tali effetti. Ad esempio, una semplice chiacchierata tra padre e figlio, tra psicologo e paziente, tra endocrinologo e assistito potrebbe suscitare nel figlio o nel paziente un sentimento di incomprensione o di rabbia o di frustrazione o di ansia o un mero conflitto interiore: tanto basterebbe per far scattare le manette. Infatti ad essere vietate non sono solo le cosiddette terapie di conversione, ma ogni azione che per sua natura possa provocare gli effetti di cui sopra. Ogni proposta critica dell'omosessualità e della transessualità, persino quelle più prudenti come avvisare il minore che i bloccanti della pubertà potranno renderlo sterile, viene interpretata dalla legge come azione coercitiva e repressiva della libertà personale.
UN APRIORI INCONTESTABILE Aspetto poi assai interessante è il seguente: è vietato intervenire in alcun modo sull'orientamento sessuale, l'identità sessuale, ossia la configurazione biologica sessuale, e l'"espressione di genere", cioè la cosiddetta identità di genere. Ora, eliminata l'identità sessuale perché elemento oggettivo, viene da domandarsi chi decida qual è l'orientamento sessuale e l'"identità di genere" di una persona che bisogna sempre e comunque rispettare. La legge non dice nulla a riguardo, perché lo dà per sottointeso: è la persona stessa interessata dall'azione di natura critica il soggetto deputato a cui chiedere quale sia il suo orientamento sessuale e la sua "identità di genere". In altre parole - e qui sta uno dei punti più ideologici del Ddl - se ad esempio un uomo decide che è donna, questo giudizio è insindacabile. Anche avesse 12 anni e anche se fosse persona mentalmente disabile. Dunque il percepito soggettivo, secondo il Ddl, è sicuramente giusto e non può essere messo in discussione da seri professionisti, né dai genitori. È un apriori incontestabile, fosse anche senza fondamento alcuno e dettato da turbe, ferite nell'autostima, disturbi psicologici, fasi transitorie della crescita, influenze dei media, cattive compagnie, gravi traumi subiti, abusi, etc. Tutto questo non conta, conta solo il giudizio del diretto interessato a cui tutti si devono inchinare. Per coerenza logica allora occorrerebbe applicare simile criterio anche per molti altri aspetti della vita di una persona: il figlio non vuole andare a scuola? Impossibile vietarlo. La paziente si vede grassa anche se anoressica? Occorre assecondarla. Tizio si droga? Vietato dissuaderlo. In Spagna si sta dunque imponendo per legge l'omosessualità e la transessualità. Chi dissente è un criminale che merita solo il carcere.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10 luglio 2025
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QUANTI DANNI FANNO I CATTOLICI DELLA RIDUZIONE DEL DANNO
I cattolici non hanno ancora imparato a difendere i principi non negoziabili e infatti negoziano a favore del ''male minore'', ma questo non ha mai portato a nulla di buono, anzi tutti i paletti sono sempre caduti uno a uno
Autore: Stefano Fontana e Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15 luglio 2025
L'intervento di Domenico Menorello sul tema del suicidio assistito, in polemica con la posizione espressa dalla Bussola tramite un articolo di Tommaso Scandroglio, viene ospitato da Il Timone - come si legge nella introduzione del direttore -, data l'importanza del tema e per favorire il dialogo e il confronto. Al dialogo e al confronto nemmeno noi ci sottraiamo, ma non senza osservare che ancora una volta la cosa dimostra la divisione tra i cattolici. Siccome ciò è avvenuto sistematicamente in passato, a cominciare dalla legge sul divorzio, ne deriva che dialogo e confronto sono serviti a ben poco. Sconforta prevedere che servirà a poco anche questa volta. Anche perché quelle poche volte che ci sembrava di aver trovato un'unità, come al Circo Massimo nel caso del Family Day (12 maggio 2007), si è poi dovuto constatare che le idee di chi era sul palco non collimavano proprio in tutto, come allora sembrava. E pensare che allora la nostra "unità" aveva alle spalle un documento dei vescovi - quello contro le coppie di fatto - molto preciso e deciso, cosa non più ripetutasi in seguito e men che meno oggi, quando da via della Conciliazione arriva solo l'invito al dialogo, appunto. Ogni volta che si pone un grave problema legislativo e politico su un rilevante tema etico ove sia in ballo qualche principio non negoziabile emerge sempre qualcuno che propone interventi di riduzione del danno. Anche in questo caso è così. Lascio agli esperti chiarire perché il disegno di legge governativo introduca la liceità dell'aiuto al suicidio, dopo che la Corte costituzionale ne ha introdotto la depenalizzazione quando ricorrono quattro casi.
IMPARARE DAL PASSATO Sottolineo solo che i cattolici fanno una gran fatica ad imparare dal passato e ancora oggi si aggrappano ai primi articoli del disegno di legge nei quali si condanna il suicidio assistito. Ma anche la 194 sull'aborto dice nei suoi primi articoli che la vita va tutelata in modo assoluto. Avere insistito su questa illusione ottica ha prodotto due risultati: ha finito per convertire anche la gerarchia ecclesiastica sulla bontà della legge e ha contribuito ad accettare di fatto la eliminazione di alcuni paletti che la legge prevedeva, sicché ci si è appiattiti sulla necessità di applicarla bene. Con la fine di ogni seria contestazione. Lo stesso capita oggi con il suicidio assistito. Anche Massimo Gandolfini ha sostenuto - a ragione - che se verrà approvata questa legge, tutti i paletti da essa posti verranno travolti uno dopo l'altro. Tutte le leggi contro la vita e la famiglia, dalla Loris-Fortuna sul divorzio in Italia, alla "loi Veil" sull'aborto in Francia, erano ricche di paletti... ma poi si è arrivati all'aborto generalizzato e immotivato e alle unioni civili anche tra omosessuali. Tutti sanno che la legge è sempre più di un testo scritto e la sua influenza sulla vita civile e politica è più ampia del solo livello giuridico. Su questo abbiamo alle spalle una lunga storia, da cui non abbiamo imparato niente. Oltre a questo, c'è forse anche una spiegazione più ampia del puntuale arrivo, in casi di questo tipo, dei volonterosi che intendono perseguire il male minore o ridurre i danni di una legge ingiusta, però approvandola. Mi riferisco alla carenza di una visione complessiva della società che dovrebbe essere loro fornita dalla Dottrina sociale della Chiesa. Senza questo si finisce per concentrarsi sul tema circoscritto per trovare delle soluzioni specifiche, perdendo però di vista il quadro generale dei principi in gioco e le influenze reciproche dei vari criteri di giudizio.
GLI "ALTRI" GONGOLANO Per esempio, si assume senza critica quanto stabilito dalla Corte costituzionale, ossia la depenalizzazione dell'aiuto al suicidio in certi casi, e da lì si parte, mentre la Dottrina sociale della Chiesa fornisce principi sulla legge e sulle istituzioni che richiederebbero altri atteggiamenti, molto più critici e liberi da indebiti ossequi. Non è scritto da nessuna parte che, dopo la sentenza della Consulta, il Parlamento sia obbligato a legiferare sul punto. Le esigenze della Dottrina sociale, infatti, direbbero piuttosto di non farlo, e quando si tratta di principi non negoziabili, l'appello della gerarchia ecclesiastica al dialogo sempre e comunque non giustifica una posizione condiscendente dei polititi cattolici. Per chiarire questi collegamenti è però necessario condividere il quadro sistemico - la Dottrina sociale è un "corpus dottrinale" e non solo un'applicazione della prudenza in situazione - della dottrina sociale cattolica. Il cattolico impegnato in politica, infatti, non è chiamato a "risolvere il caso" ma a costruire la società cristiana che, proprio perché tale, è anche umana. Infine, c'è un punto ancora più delicato. Certamente il tema del suicidio assistito è a portata anche della sola ragione e del diritto naturale. I cattolici dovrebbero chiedersi però cosa significhi oggi parlare di diritto naturale ad uno Stato che non ne conosce minimamente la nozione. Essi arrivano al dunque, come in questo caso, senza avere alle spalle un'azione culturale e prepolitica affinché quel concetto, ed altri con esso, penetri nelle menti. Inoltre, con la scusa che l'argomento è di ordine razionale e naturale, scendono essi stessi solo su questo campo, dimenticando il piano della fede considerato inutile nella società laica. Ma senza il sostegno delle verità di fede, anche quelle di ragione vacillano. Mentre i cattolici continuano così, gli "altri" gongolano, contenti di vederci dialogare tra noi perché divisi. Se questo disegno di legge, in discussione al Senato dal prossimo 17 luglio, dovesse passare, ciò avverrà, ancora una volta, con l'aiuto dei cattolici. Quelli della riduzione del danno, naturalmente.
Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Ddl suicidio assistito illecito: permette la depenalizzazione" risponde all'avvocato Domenico Menorello che aveva criticato sul Timone il suo articolo che aveva messo in luce i problemi del Ddl sul suicidio assistito. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 luglio 2025: Venerdì scorso avevamo censurato in più punti un articolo a firma di Domenico Menorello apparso su Avvenire in appoggio al disegno di legge sul suicidio assistito in esame al Senato. Ieri Menorello ha commentato il nostro articolo sul sito de il Timone. Rispondiamo a nostra volta a Menorello. Innanzitutto questi sostiene che nel testo del Ddl ci siano aspetti positivi. Ad esempio ci sarebbe il divieto per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di prestare assistenza al suicidio. Tale aspetto positivo è conforme all'indicazione di Evangelium vitae (EV, 4) che stigmatizza gli interventi delle strutture sanitarie volti a disporre della vita umana. Risposta: con questo Ddl al posto del SSN ci sarà un Comitato nazionale di valutazione che ogni volta che esprimerà un parere positivo al suicidio assistito collaborerà formalmente ad un atto malvagio, rientrando così nella condanna presente nell'EV. Inoltre, secondo Menorello, qualsiasi atto civile e amministrativo volto ad attentare alla vita sarebbe nullo ex art. 1 comma 2 del Ddl. Ma sempre l'art. 1 c. 2 aggiunge che fanno eccezione quegli atti consoni al contenuto del Ddl, ossia finalizzati all'aiuto al suicidio. Scrive poi il "Nostro": «Né trovo [nel Ddl] norme che permettano, sul piano giuridico, l'aiuto al suicidio». La permissione può avvenire tramite la legittimazione (riconoscimento/assegnazione di un diritto) o la depenalizzazione (nessuna sanzione). L'art. 2 del Ddl depenalizza in alcuni casi il reato di aiuto al suicidio, quindi permette l'aiuto al suicidio. Considerazione più generale riguardo a quelle disposizioni eticamente lecite contenute nel Ddl: è vero che l'art. 1 afferma che «Il diritto alla vita è diritto fondamentale della persona» e che «La Repubblica assicura la tutela della vita di ogni persona». Ma è uno specchietto per le allodole. L'art. 1 dice di tutelare la vita e poi già all'art. 2 ritira questa tutela permettendo l'aiuto al suicidio. È evidente la contraddizione. Nulla di nuovo, è il ruolo degli artt. 1 delle leggi eticamente sensibili che vengono scritti per quietare le coscienze degli allocchi: vedi l'art. 1 della 194/1978, in cui si afferma di tutelare la maternità e poi vengono indicati gli strumenti per uccidere il figlio, e vedi l'art. 1 della legge 40/2004, in cui si afferma di assicurare i diritti anche del concepito per poi indicare una procedura che attenta al suo diritto alla vita. Insomma, si tratta di mere dichiarazioni di principio sconfessate poi dalla pratica indicata dagli articolati delle stesse leggi. Inoltre c'è un problema morale per chi vota queste leggi eticamente miste: il voto a favore significa dal punto di vista etico "approvazione". Chi vota a favore di una legge approva tutti gli articoli di legge, sia quelli moralmente leciti (come l'art. 1 del presente Ddl), sia quelli illeciti (come ad es. l'art. 2). È come la firma a piè di pagina di un contratto: firmando si accettano tutte le clausole in esso contenute. Dunque basta un solo articolo o disposizione contraria a morale naturale per impedire di votare a favore di un'intera legge, perché questa diventerebbe tutta ingiusta. Così l'Aquinate: «Se in qualche cosa [la legge] è contraria alla legge naturale, non è più legge ma corruzione della legge» (Summa Theologiae, I-II, q. 95, a. 2, co.). Proseguiamo. Menorello sostiene che il Ddl restringerebbe assai il bacino di possibili candidati all'aiuto al suicidio e si spinge a dire che rimarrebbero solo alcune «ipotesi più vicino a casi di accanimento terapeutico». In realtà, in accordo ai criteri indicati dal Ddl che addirittura appaiono di portata più ampia rispetto alla sentenza n. 135/2024 della Corte Costituzionale (clicca qui), il bacino di utenza sarebbe assai vasto: pensiamo solo ai pazienti cardiopatici con bypass coronarico o pazienti in dialisi. Tutti dipendenti da «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali» come disciplina la legge. Menorello poi mette in rilievo un altro aspetto positivo della legge: la condotta dell'aiuto al suicidio rimane un illecito giuridico seppur non sanzionabile. Due riflessioni. La prima: è contraddittorio che il Comitato possa avallare una condotta giuridicamente illecita seppur non meritevole di pena. Quale ente di natura governativa potrebbe eventualmente avallare un illecito? Allora è più ragionevole la seguente conclusione: laddove ci sono criteri, procedure ed enti preposti alla verifica, la condotta volta ad aiutare qualcuno a morire si avvicina più ad essere un diritto che un reato depenalizzato. Seconda riflessione, che è quella cardine che avevamo già fatto nel precedente articolo e su cui Menorello invece ha taciuto: ogni ordinamento giuridico deve tutelare la vita umana anche dalle aggressioni provenienti dallo stesso titolare del diritto alla vita (altrimenti il poliziotto che strappasse a forza il tentato suicida dal cornicione dovrebbe finire in carcere per violenza privata). Il bene vita, oggetto di tutela, merita una risposta adeguata da parte dello Stato qualora ci fosse un attentato ad esso. Ergo è doveroso vietare il suicidio assistito. Depenalizzarlo è atto immorale. Ce lo ricorda proprio EV: «Larghi strati dell'opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita [...] e [...] ne pretendono non solo l'impunità, ma persino l'autorizzazione da parte dello Stato. [...] Il fatto che le legislazioni di molti Paesi [...] abbiano acconsentito a non punire o addirittura a riconoscere la piena legittimità di tali pratiche contro la vita è insieme sintomo preoccupante e causa non marginale di un grave crollo morale» (4). Dunque, una norma che legittima la depenalizzazione è una norma ingiusta e quindi non può essere votata. Qui sta il punto eticamente insuperabile. Il Nostro poi chiama in causa il Magistero. L'EV al n. 18 (e non al n. 19 come scrive Menorello) ricorda che la responsabilità personale in merito ai delitti contro la vita può essere attenuata a motivo di diversi fattori: sofferenza, solitudine, etc. Menorello considera la depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio la traduzione giuridica di questo principio morale. Non stanno così le cose. Il Magistero non ci sta dicendo di non punire chi compie un atto contrario al bene comune, dato che al n. 4 dell'EV si afferma esattamente l'opposto, ma semmai potrebbe affermare che è giusto temperare la pena a seconda del grado di responsabilità. Menorello chiude affermando che questo Ddl, alla luce del n. 73 dell'EV, è eticamente legittimo dato che prevede di limitare i danni (il suo contenuto è migliore rispetto alle indicazioni della Consulta e alla prassi ormai diffusa e previene leggi peggiori) stante lo stato di necessità che rende impossibile non avere una legge su questa materia. Ma l'applicazione del n. 73 dell'EV al presente Ddl è errata. Come già appuntavamo la scorsa volta, la limitazione del danno e lo stato di necessità in effetti esistono, ma ciò non legittima il voto a favore di una norma che è intrinsecamente ingiusta. Un esempio. Un comandante nazista ha deciso di fucilare 10 innocenti di un paesino. Però il comandante ha aggiunto che, se il plotone di esecuzione sarà formato dagli abitanti di quel borgo, allora gli innocenti da fucilare saranno solo due. Nessun abitante del paesino potrebbe lecitamente premere il grilletto, perché non si può compiere il male (uccidere l'innocente) al fine di evitare un male più grande, al fine di limitare i danni (ridurre il numero di vittime innocenti), anche in stato di necessità (se non verranno uccisi due innocenti ne moriranno dieci). Parimenti non è lecito votare una legge ingiusta al fine di limitare i danni anche se tale legge sarà inevitabile. A tal proposito: è certo che l'effetto contrario alla morale ci sarà (una legge ingiusta prima o poi ci sarà), ma non è certo chi sarà il soggetto colpevole di quell'effetto. Questo sta alla libertà delle persone. Saranno i nazisti a compiere il male maggiore, non gli abitanti del paesino e a questi non potrà essere rimproverato di non essere intervenuti per evitare la strage, perché l'unico atto possibile per evitarla sarebbe stato esso stesso un illecito morale. Dunque la responsabilità del varo di una legge ancor più ingiusta non graverà sulla coscienza di quei parlamentari che si saranno sottratti dal votare il presente Ddl, bensì su chi la voterà. A volte il maggior bene possibile è l'astensione dal male, non essendoci alternative eticamente lecite. In sintesi l'azione di limitazione del danno permessa dal n. 73 dell'EV deve essere essa stessa eticamente lecita. Ce lo dice il Magistero. Innanzitutto ricordiamo un altro passaggio del n. 73 in cui viene citata un'affermazione della Congregazione per la Dottrina della Fede presa dal n. 22 della Dichiarazione sull'aborto procurato: «Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l'aborto o l'eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, "né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto"». Poi ricordiamo, della stessa Congregazione, la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica laddove cita la terza sezione del n. 73 dell'EV: «In questo contesto [quello evocato dal n. 73], è necessario aggiungere che la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti» (n. 4). Queste due dichiarazioni non fanno cenno alcuno ad eccezioni quali lo stato di necessità o l'intenzione buona di limitare i danni, ciò in aderenza al principio che se un'azione è intrinsecamente ingiusta (ad. esempio votare a favore di una legge ingiusta) tale rimane al di là delle condizioni e dei fini secondi buoni.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15 luglio 2025
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DALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA
Il manuale per autori e traduttori della Commissione europea indica cosa dire e soprattutto non dire, in ossequio ai nuovi dogmi così inclusivi... da vietare tutto
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 marzo 2025
Parli come badi. Potremmo usare questa chiave ermeneutica di Totò per capire il fine ultimo della Guida per lo stile inglese. Un manuale per autori e traduttori della Commissione europea pubblicato lo scorso 14 febbraio dalla Commissione europea. Questa guida consiste in un manuale linguistico che, in modo molto dettagliato, indica i termini e le espressioni corrette, anzi: politicamente corrette, da usarsi nei documenti ufficiali da parte del personale della Commissione. Centotrenta pagine fitte fitte di divieti, suggerimenti, inviti grammaticali e sintattici perché la libertà di parola ha confini molto precisi e stretti, tracciati con scrupolo da chi sta a Bruxelles. Forse il paragrafo più interessante è il n. 15: «Linguaggio inclusivo». Spigoliamo qua e là nel folto dei suggerimenti pedagogici. Ad esempio occorre evitare il termine "chairman" perché quel "man" non è inclusivo verso chi è "woman". E vien da pensare che anche "woman" sia discriminatorio dato che reca in sé quell'odiato sostantivo "man", tanto da far pensare che non si possa dire "donna" senza dire "uomo". Il problema nella lingua inglese si ripresenta innumerevoli volte dato che il suffisso "man" si annida malevolo in molti termini. Ma niente paura, meglio: niente fobia. Basta sostituire certi termini con altri: "firefighters" al posto "firemen" (pompieri); "fishers" al posto di "fishermen" (pescatori); "agente di polizia" a posto di "poliziotto" o "poliziotta"; "ore di lavoro" al posto di "ore uomo". Abolito l'"uomo", veniamo ai pronomi. Per la persona non binaria, cioè persona che ritiene di essere maschio e femmina nello stesso tempo e con gradi di appartenenza ai due sessi anche differenti, c'è il pronome non binario: "essi", quasi fosse abitata costui o costei da più persone o, meglio, da più personalità. Purtroppo, poi, in inglese dar del "loro" non è espressivo di rispetto. Se non il rispetto dell'ideologia LGBT. La Guida del gambero arcobaleno edita dall'UE tiene inoltre a precisare, con tanto di "nota bene", che l'"essi" usato per il non binario, ha un significato diverso rispetto all' "essi" usato per colui il quale o la quale non sa a che sesso appartiene o sa che non appartiene a nessun sesso.
NESSUN PRONOME PER NON AVERE PROBLEMI Un modo per trarsi d'impiccio da questa lingua sessualmente esplicita sta nell'usare l'imperativo o il plurale, almeno nei regolamenti ed istruzioni. Meglio dire «Per prima cosa accendi il Pc» piuttosto che «Per prima cosa l'utente accenda il suo ["his" o "her"] PC». Si preferisca «I ricercatori devono essere obiettivi riguardo alle loro scoperte» al sessista «Il ricercatore deve essere obiettivo riguardo alle sue ["his" o "her"] scoperte». Oppure tagliamo la testa al toro del buon senso e non usiamo nessun pronome: «Il presidente ha espresso dissenso», invece di «Il presidente ha espresso il suo ["his" o "her"] dissenso». Proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli. Lo slalom tra i paletti dei pronomi conduce poi alle sabbie mobili delle categorie di persone cosiddette "socialmente fragili". Ecco alcuni esempi: «utilizzare "Persona con una condizione di salute mentale" [sic] anziché "Persona che soffre di un disturbo mentale" e [usare] "Utilizzatore di sedia a rotelle" anziché "Persona costretta su una sedia a rotelle"». Poi via "marito" e "moglie" soppiantati da "coniugi" e "partners" perché in tal modo includiamo anche gli omosessuali. Anzi, pardon, non "omosessuali" ma "comunità Lgbtqi+". Va da sé, poi, che riferirsi alle persone transessuali «con il nome che hanno ricevuto alla nascita, anziché con il nome che usano attualmente, è irrispettoso e deve essere evitato». In modo analogo occorre «evitare un linguaggio che suggerisca che essere anziani sia uno stato indesiderabile». Ma se lo è cosa possiamo farci? Tacerlo e solo pensarlo? Trattarli da ventenni?
NOME DI BATTESIMO Infine non si deve adoperare l'espressione "nome di battesimo", che in inglese è ancor più fortemente connotato nelle sue ascendenze religiose perché si usa l'espressione "Christian name", ma occorre dire "first name" che potremmo tradurre semplicemente con "nome". Si sbianchetta così il sesso, l'età, gli handicap, la razza ed ovviamente la religione. Una bella imbiancatura sui diversi colori della vita. È la realtà ad essere arcobaleno, non il mondo LGBT. Torniamo a Totò e al suo "parli come badi". La UE vuole per i propri dipendenti - e tra questi ci siamo anche tutti noi perché volenti e nolenti dipendiamo da lei - che questi ultimi parlino secondo gli interessi a cui la stessa UE sta badando. È cosa nota: si vuole creare un uomo nuovo, che non è né uomo né donna, e un mondo nuovo, popolato solo da felci, panda e ghiacciai. Per un mondo nuovo servono parole nuove. Per cancellare poi il mondo vecchio, anzi: anziano, è molto utile, in parallelo, cancellare quelle parole che potrebbero rievocarlo. Neologismi versus paleologismi. È un mondo questo, targato UE, artefatto, perché inesistente nella realtà. E le parole servono per descrivere la realtà oppure per occultarla ed inventarla diventando così parolacce. Un mondo dove detta legge e regole grammaticali la maggioranza delle minoranze, dove "inclusività terminologica" sta in realtà per "pelosa ipocrisia linguistica" e "diversità" per "omologazione". Un mondo poi al tramonto perché se proprio i burocrati europei vogliono guardare al mondo nuovo dovrebbero guardare al Nuovo Mondo. Agli Usa.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 marzo 2025
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CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA
Le chiese sono brutte perché la fede è confusa dalla non appartenenza e da interessi momentanei, incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, al timor di Dio
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 7 luglio 2025
Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di spot della Conferenza episcopale italiana che questua il nostro 8 X mille. Ma dove vanno a finire i soldi dei contribuenti cattolici? Tre sono le voci principali di spesa: le esigenze di culto e pastorale; gli interventi caritativi; il sostentamento del clero. Mettiamo sotto il microscopio la voce "esigenze di culto e pastorale". Secondo il Rendiconto ufficiale in merito all’anno 2024 il 63,2% dei finanziamenti è stato destinato al restauro degli edifici di culto. Il 25,1% alla costruzione delle nuove chiese. Annotiamo, come ricorda il Rendiconto, che «la CEI interviene con un contributo massimo del 75% della spesa preventivata (70% per gli interventi sugli edifici esistenti)». Dunque le diocesi ci devono mettere del loro per il restauro degli edifici e per la costruzione di nuovi edifici di culto. Fermiamo la nostra attenzione proprio sulle nuove chiese che al cattolico della Domenica sono costate nel 2024 ben 32.250.000 euro. Non vogliamo qui domandarci se la costruzione di questi nuovi edifici fosse necessaria, visto l’inverno demografico che da anni ha colpito i fedeli praticanti, ma vogliamo domandarci: sono belle o brutte queste chiese? In altri e più precisi termini: sono adeguate ad esprimere il culto dovuto a Dio? Giriamo le domande all’architetto e designer Andrea Pacciani, vincitore di diversi premi internazionali legati all’architettura classica con predilezione per l’estetica palladiana. Tanto per inquadrare il personaggio, diciamo che l’architettura contemporanea o sperimentale sta all’architetto Pacciani come Al-Qaeda sta alla pace nel mondo. È esperienza condivisa che le chiese post conciliari, nella maggior parte dei casi, oscillino nell’associazione di pensiero collettiva tra le fabbriche e gli hangar, tra i magazzini e gli opifici. Che Dio ci condoni per queste brutture. Da qui la domanda quasi banale: perché sono così orribili? Le nostre chiese antiche hanno il difetto di essere troppo belle, dei capolavori artistici assoluti oltre che oggetti architettonici funzionali al culto, e nel XX secolo si decise di abbandonare il modello costruttivo fin ad allora seguito a favore di una architettura contemporanea. Il discrimen forse nasce da lì. Così, purtroppo, all'architettura sacra in epoca moderna si sono fatte perdere le sue funzioni strumentali principali, un po' come è avvenuto per l'arte in genere, con la speranza o la consapevole ingenuità che altri mezzi avrebbero portato gli stessi o migliori risultati rispetto a quelli raggiunti e garantiti dai precedenti storici. Se, per l'arte in generale, il passaggio dall'arte figurativa a quella astratta, e quindi l'abbandono della funzione divulgativa, di informazione e testimoniale dell'arte, avveniva nella consapevolezza del sicuro prossimo successo di fotografia e cinema, in architettura sacra si faceva lo stesso passaggio - un salto nel vuoto - inseguendo gli slanci estetici di successo nell'arte in genere, pensando che le funzioni di contemplazione, conversione, santità e testimonianza avrebbero trovato luogo comunque nell'astrazione figurativa delle chiese moderne. La luce, strumento compositivo dell'architettura moderna, si è ingenuamente associata alla luce divina, all'illuminazione del cammino della chiamata e della conversione. Per fare una battuta, abbiamo inventato le chiese metereopatiche! Mi tocca sottolineare come quest'errore grossolano non lo hanno invece compiuto le altre religioni monoteiste come l'islam e il buddismo che, anche nelle città più spinte nella architettura sperimentale contemporanea, hanno continuato a costruire i loro templi religiosi nell'ermeneutica della loro continuità estetica e funzionale nella certezza del loro risultato di successo spirituale garantito dalla storia della loro religione. Il risultato di quasi un secolo di architettura sacra sperimentale è aimè quello di edifici in cui, non solo non si riesce ad individuare spesso l’entrata, ma non riesce neanche ad entrarci Gesù Cristo! Figuriamoci i fedeli in ricerca di conversione o di santità. A proposito di santi, non mi risulta nella storia della chiesa cattolica dell'ultimo secolo di santi o beati cresciuti, convertiti e illuminati in una parrocchia o in una chiesa di architettura moderna o sperimentale, ma potrei sbagliarmi Se lex orandi, lex credendi possiamo anche dire che lex aedificandi, lex credendi? Sì, purtroppo la fede che si genera in questi edifici moderni per il culto non può che avere la latenza, la tiepidezza, la leggerezza delle cose che cambiano velocemente. È una fede innervata dagli interessi momentanei, dalla disaffezione e dalla non appartenenza. Non so quanto il cattolicesimo abbia a che fare con questi principi, sicuramente queste chiese incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, alla disciplina dell’anima, al timor di Dio. Non gettiamo la croce solo addosso agli "archistar". Non crede che l’estetica delle chiese rispecchi la temperatura della fede dei credenti? Insomma, magari ci meritiamo questi catto-mostri. Le archistar fanno il loro mestiere per cui sono profumatamente pagati: esprimere concetti architettonici di stupore che meraviglino le persone. Far diventare davvero la religione l'oppio dei popoli. La missione dei costruttori di chiese è stata da sempre invece quella di costruire il luogo di incontro tra Dio in pane e in vino e chi vuole credere nella propria salvezza dopo la morte. Tutto qui. Il luogo dove fare "questo in memoria di me". Lo scopo perciò delle chiese è perpetuare non innovare. Difficile farlo con successo nell'esercizio estetico o estatico della novità! Venendo a mancare l'importanza della funzione principale della chiesa sopra descritto, gli altri aspetti più versatili a corredo che la chiesa oggi ricopre (sala-concerti, luogo sicuro e di riparo dalla vita di strada, parcheggio utile perché gratuito sul sagrato) ci fanno accontentare di edifici in grado di assolvere almeno a questi compiti secondari più laici. Come invertire la rotta? Come intraprendere la via pulchritudinis? Io credo che ci siano ambiti nella vita dell'uomo - come la fede, la casa, la famiglia, l'alimentazione - in cui l'evoluzione nel tempo di alcuni aspetti essenziali avviene per mutamenti lentissimi o talvolta solo apparenti. I fallimenti di sperimentalismi per rottura con il passato non hanno mai portato a risultati apprezzabili e meritevoli sul lungo periodo. Il mio auspicio è che non solo l'architettura, ma tutto l'approccio sperimentale in genere, in questi contesti sia man mano abbandonato nella consapevolezza dell'importanza del risultato che questi ambiti attendono per i valori che rappresentano: una chiesa alta e riconoscibile da lontano con il campanile, una casa con il tetto a falde, l'unità tra genitori e figli, e gli spaghetti al pomodoro sono le basi da cui non si può prescindere o far finta che siano superati. La chiesa con il campanile e la casa con le falde non sarebbero esempi di passatismo? Non sarebbero dei falsi storici? La tradizione autentica è dinamica, deve vivere nell’oggi anche se non si identifica con la sua parte deteriore. Ci aiuti a sciogliere questi dubbi. Fintanto che la tradizione è la ricerca di un modello di riferimento e il percorso per il suo raggiungimento è la contingenza contemporanea, l'autenticità della tradizione è preservata e perseverata. Il falso storico è una miope lettura della realtà con gli occhi della modernità: Brunelleschi, Michelangelo e Palladio a loro tempo fecero i migliori falsi storici dell'architettura classica romana (che fu già greca). Devo ancora conoscerne i detrattori...
IL CIELO E' SPENTO NELLE CHIESE MODERNE Nelle chiese dovremmo poter intravedere una anticipazione del paradiso... e invece quelle attuali sembrano rinchiuderci piuttosto in un asettico Nirvana di Francesco Mori https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8044
FOLIGNO, INAUGURATA LA CHIESA-CUBO Quando arte e fede litigano, l'arte diventa schifo puro di Stefano Chiappalone https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=759
(Nella foto: la chiesa di Foligno a forma di cubo del famigerato architetto Fuksas)
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 7 luglio 2025
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MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA
L'istituto demoscopico Gallup fotografa il giudizio degli americani sui temi etici e mostra che che leggi e sentenze possono influire sulla coscienza collettiva
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 1° agosto 2025
Gallup, uno dei più prestigiosi istituti demoscopici statunitensi, ha fotografato il giudizio degli americani su venti questioni eticamente sensibili. Guardando ai due estremi, ne è uscito che tradire il coniuge e clonare esseri umani sono le condotte più riprovevoli, invece usare gli anticoncezionali e divorziare sono le scelte moralmente più accettabili. Il sondaggio è stato effettuato nel maggio scorso e pubblicato il 23 luglio. Le risposte possono essere suddivise in tre gruppi: condotte accettate dalla maggioranza; condotte in cui si è registrata una spaccatura nel campione tra favorevoli e contrari; condotte rifiutate dalla maggioranza. Partiamo dal primo gruppo. In testa abbiamo l'uso dei contraccettivi che per il 90% degli intervistati è pratica lecita. Segue il divorzio al 75%. Le relazioni omosessuali sono accettate dal 64% degli americani. Il 63% è poi a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L'aiuto al suicidio è accettato dal 53% del campione. Veniamo al secondo gruppo: il 49% difende la scelta abortiva della donna contro un 40% che la critica a cui si aggiunge un 10% che non sa o non risponde. È la percentuale di dubbiosi più alta tra le 20 questioni eticamente sensibili su cui è stato chiamato a rispondere il campione. Altro tema spartiacque: la sperimentazione sugli animali. 47% a favore e 47% contrario. Nel terzo gruppo invece troviamo le condotte giudicate negativamente. In fondo alla classifica troviamo i rapporti sessuali tra teenager (51% contrari); segue a salire il "cambio" di sesso (54% contrari). Poi citiamo il suicidio (71% contrari) e chiude in testa l'adulterio (89% contrari). Aggiungiamo che chi vota Repubblicano è meno propenso a sostenere condotte eticamente censurabili, così come chi è più anziano rispetto a chi è più giovane. L'appartenenza politica è però più incidente rispetto al fattore età. Proviamo a tracciare qualche giudizio critico su questi dati. In prima battuta evidenziamo che quelle condotte moralmente riprovevoli che sono state sdoganate nel percepito collettivo da più tempo sono anche quelle che oggi sono state più accettate dalla società. Le battaglie su divorzio e contraccezione sono battaglie di 50 e più anni fa e dunque il processo di assorbimento sociale ha avuto più tempo per compiersi. Sul fronte opposto il "cambio" di sesso è fenomeno abbastanza recente e quindi fa ancora fatica a penetrare nella coscienza collettiva.
I FAVOREVOLI AL TRANSESSUALISMO E ALL'ABORTO Ma c'è dell'altro. L'anno scorso i favorevoli al transessualismo erano il 44%, quest'anno sono scesi al 40%. Insieme ai dati sull'aborto su cui ci soffermeremo a breve, questa oscillazione è stata la più rilevante tra tutte le 20 tematiche. Quale il motivo di questo sfavore verso il "cambio" di sesso che si è accentuato in un solo anno? Molto probabilmente c'entra la politica di Trump che con i suoi ordini esecutivi, a cui sono seguite 120 leggi volte a contrastare le derive LGBT, ha posto un freno alla partecipazione dei transessuali nelle competizioni femminili ed ha estromesso i transessuali dall'esercito. Può essere dunque che Trump, insieme a queste normative, abbia confermato molti nei dubbi sulla moralità di questa condizione, dando così coraggio a costoro di affermare che un uomo non può essere una donna. Aggiungiamo che il popolo americano inizia a mostrare segni di insofferenza verso la controcultura woke e di certo il transessualismo è punta di lancia di questo fenomeno. La tematica gemella dell'omosessualità invece non è così gemella come potrebbe apparire. Infatti l'omosessualità è ben accetta dai più ci informa il sondaggio. Questo forse perché, oggi, appare meno innaturale rispetto al transessualismo. Tale erronea percezione è frutto di una campagna culturale massiva e pervasiva che ha reso l'omosessualità fenomeno normale, comune. Accennavamo all'aborto: 49% a favore e 40% contro. Gallup ci informa che l'anno scorso i favorevoli erano il 54%, percentuale più alta mai registrata. Tra tutte le tematiche, l'aborto è quella che ha visto la maggior perdita di consenso nel giro di 12 mesi. A ciò si accompagna un consistente 10% di dubbiosi a riprova che il vento sta cambiando. Come mai? Probabilmente a motivo della campagna presidenziale in cui questa tematica è stata spesso al centro dei dibattiti. Soprattutto oggetto di confronto e scontro è stato l'aspetto dell'aborto a nascita parziale. Può essere quindi che l'americano medio abbia così preso coscienza della reale natura della pratica abortiva.
EFFETTI BENEFICI DELLA SENTENZA CHE HA ANNULLATO LA ROE VS WADE Inoltre, altro aspetto determinante o forse ancor più determinante, stiamo forse assistendo agli effetti benefici della sentenza Dobbs del 2022 della Corte Suprema che ha mandato in soffitta la sentenza Roe vs Wade. La causa prima di questo mutamento di giudizio potrebbe dunque essere questa sentenza, ma la causa seconda, più incidente, è il cambio di normativa sull'aborto che dal 2022 ad oggi sta diventando sempre più stringente in un numero crescente di Stati proprio a seguito della sentenza della Corte Suprema. Ciò a conferma che le leggi o le sentenze, come nel già citato caso del "cambio" di sesso, possono orientare la coscienza collettiva ed hanno il potere di educare o diseducare le menti e i cuori delle persone. Significativo poi che, se il giudizio sull'aborto sta cambiando, registrando un 40% di americani contrari, la sperimentazione sui nascituri è benedetta dal 63% del campione. Una contraddizione palese che forse si può così spiegare: nel percepito collettivo la sperimentazione interessa un grumo di cellule, l'aborto riguarda invece il figlio. Nella sperimentazione non si uccide nessuno (falso), nell'aborto forse sì (certamente sì). Una schizofrenia di giudizio causata quindi dalla mancanza di formazione adeguata, causata dalla ignoranza su puri e semplici fatti biologici. Per rimanere in tema di schizofrenie: il 53% degli americani è a favore dell'aiuto medico al suicidio, ma il 71% è contrario al suicidio. Due percentuali in contraddizione tra loro. Come spiegarlo? Forse nell'immaginario collettivo il suicidio in sé è gesto da condannare, ma se questo ha ricevuto l'imprimatur dello Stato e ha seguito un protocollo medico allora è moralmente da accettare. Diventa atto buono perché ufficiale, non dettato dall'impulso del momento ma ragionato, verificato giuridicamente e clinicamente, convalidato da soggetti terzi. C'è dunque un suicidio brutto, sporco e cattivo - Tizio depresso che si taglia le vene - e il suicidio bello, pulito e buono perché validato, compiuto in strutture idonee, seguito da esperti e approvato scientificamente. Insomma oggettivamente buono. Un suicidio felice, potremmo così dire. Un'ultima nota. Come abbiamo visto la condotta considerata più riprovevole è l'adulterio. Per quale motivo? Facile: pressoché tutti si sono visti nel ruolo del tradito. Non certo del traditore.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 1° agosto 2025
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UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE
Coppia gay dopo l'unione civile si farà benedire dal sacerdote... perfino Fiducia Supplicans lo vietava (ma i paletti servono solo a indorare la pillola amara)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 luglio 2024
Unione civile più benedizione. Siamo certi che la pratica prenderà sempre più piede. Siamo a Cartoceto in provincia di Pesaro e il 14 settembre prossimo il 34enne Hector Pautasso e Filippo Sanchi, di anni 37, si uniranno civilmente. I due sono convinti attivisti del movimento LGBT: oltre ad aver partecipato al Marche Pride ad Ancona, erano presenti anche ad un incontro sulla cosiddetta omofobia tenutosi a Fano il 17 maggio scorso. Filippo Sanchi racconta al il Resto del Carlino: «L'evento fanese è stato qualcosa di storico perché per la prima volta c'era anche un sacerdote, il nostro amico e incaricato diocesano per la pastorale Lgbtqia+, don Giuseppe Cavoli». E poi aggiunge riferendosi al giorno in cui si uniranno civilmente: «Dopo la celebrazione in sala consiliare ci ritroveremo alla Locanda la Cerasa, dove tra parenti e amici saremo quasi 200. E durante la festa ci sarà un momento per noi importante e bellissimo: la benedizione religiosa di coppia che ci impartirà don Giuseppe Cavoli, autorizzata dal vescovo Andrea. Solo a pensarci ci assale l'emozione».
CONTRO FIDUCIA SUPPLICANS Sulla decisione di Don Cavoli di impartire questa benedizione, evitando scontati giochi di parole, articoliamo un paio di riflessioni. Monsignor Víctor Fernández, prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto nero su bianco nella dichiarazione Fiducia supplicans, documento che legittima la benedizione di coppie gay e irregolari, che tali benedizioni si potevano impartire a patto che non mimassero la benedizione degli sposi e che non si creasse in alcun modo confusione tra questo tipo di benedizioni e il matrimonio. Riportiamo il passaggio di FS che qui interessa: «Proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo [...] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi» (39). Lo sottolineiamo: la benedizione di una coppia omosex non deve essere svolta in relazione ai riti civili di unione. Benedire i signori Pautasso e Sanchi subito dopo che si saranno uniti civilmente e durante il loro ricevimento rientra appieno nell'ambito del divieto indicato da FS, perché tale benedizione è palesemente in relazione con l'unione civile appena conclusa. Ma questo accade quando si accetta il principio che è "moralmente buono" benedire una coppia omosessuale. Se è lecito benedire questa relazione perché buona, non si comprende il motivo per vietare la benedizione quando è successiva ad una unione civile. Se è cosa buona benedire religiosamente una coppia gay, è altrettanto cosa buona l'unione civile di una coppia gay. E allora perché vietare una benedizione che si affianca a tale rito civile? Solo perché si creerebbe confusione con l'istituto del matrimonio? Ma se la relazione omosessuale è una relazione moralmente lecita perché i due non potrebbero anche sposarsi? Dunque questo divieto è irragionevole e come tale è caduto immediatamente nella prassi pastorale con tanto di benedizione - per rimanere in tema - del vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola Mons. Andrea Andreozzi.
FUGA IN AVANTI Sospettiamo fortissimamente che questa fuga in avanti verso il baratro, come altre simili, sia stata precisamente prevista dagli estensori di FS e desiderata. Il giochino è sempre il solito: facciamo passare il principio X con mille paletti, certi che questi paletti presto cadranno perché antitetici al principio X. Fai cadere la prima tessera del domino e tutte le altre cadranno di conseguenza. Questa non è pastorale, ma strategia ideologica. Seconda riflessione. Il caso di Pesaro potrebbe inaugurare un'accoppiata vincente sulla ruota arcobaleno: rito civile più rito religioso. Un po' come si fa in quelle nazioni dove, a differenza dell'Italia, il matrimonio canonico non produce immediati effetti civili. Ecco dunque due momenti separati, ma identici nel celebrare la medesima unione. Prima davanti al sindaco e poi davanti a Dio (per essere giudicati). L'evoluzione, o meglio, l'involuzione porterà rapidamente ad invocare effetti concordatari di carattere civile anche per le benedizioni di coppie gay. Infine è interessante sottolineare la continuità ideologica che esiste tra unioni civili e benedizioni di coppie gay. Entrambi hanno sferrato una ferita quasi letale al matrimonio. Infatti la legge Cirinnà ha elevato a rango matrimoniale le relazioni omosessuali in ambito civile, FS ha prodotto il medesimo effetto in ambito religioso. Scontato quindi che due iniziative così simili si intrecciassero, trovassero l'una nell'altra qualcosa di sé. Unione civile e benedizione gay - è proprio il caso di dirlo - non potevano che sposarsi, prima o poi, perché sono due anime gemelle nate nel seno della medesima rivoluzione contro l'ordine naturale.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 luglio 2024
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OMELIA XXII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 14,1.7-14)
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Nel contesto di un banchetto in casa di uno dei capi dei farisei, Gesù enuncia alcuni insegnamenti, che ci vengono offerti dall'odierna pagina evangelica. Per la nostra consueta meditazione, proporremo alcune riflessioni che si riferiscono alla cornice del quadro, cioè all'ambiente esterno in cui il Signore viene a trovarsi, e alcune riflessioni che si riferiscono alle parole pronunciate da Gesù.
1. LA CHIESA DI CRISTO È DI TUTTI Gesù ha accettato un invito a pranzo. Non è la sola volta: il Vangelo annota con molta frequenza questa partecipazione di Gesù ai banchetti. Alcune delle sue frasi più profonde, più decisive, più ricche di luce, sono state proferite appunto nell'atmosfera lieta e serena di una tavola imbandita. In genere noi lo troviamo alla mensa di uomini ricchi e potenti: i farisei, che erano i capi religiosi e politici del suo popolo; e i pubblicani, danarosi e gaudenti. Egli pensa a sfamare i poveri, moltiplicando i pani e i pesci, ma non disdegna di dare ai ricchi la sua compagnia e di riceverne in cambio il loro cibo. Egli dice chiaro che i preferiti di Dio sono i poveri, ma non esclude nessuno dalla sua attenzione e dal suo amore. Perfino ai farisei, che per mentalità, opinioni religiose, classe sociale, erano i più lontani da lui, egli non si rifiuta: la salvezza è offerta a tutti. Perciò la sua Chiesa è e deve restare la Chiesa di tutti, si capisce di tutti coloro che con sincerità accettano le sue norme di vita e tentano onestamente (senza mai riuscirci del tutto) di essere i suoi discepoli. Perciò al suo banchetto - cioè il banchetto eucaristico - non ci sono posti riservati; ed è così che la messa diventa davvero l'immagine del Regno dei cieli.
2. GESÙ NON OSTENTA LE SUE VIRTÙ Credo si possa fare qualche considerazione anche sul fatto che appare qui uno stile caratteristico di Cristo, quello della discrezione, quello di non ostentare la sua virtù, quello di non infastidire il prossimo con lo sbandieramento dei suoi proclami di austerità. Egli sa digiunare: ma quando digiuna, si nasconde nel deserto, non lo fa sulla piazza. In pubblico si fa vedere come uno che mangia e beve come gli altri. Egli vive da povero, ma la pratica della povertà non lo induce a vestirsi male: il Vangelo parla del suo mantello ornato di frange e della sua tunica preziosa, intessuta in un solo pezzo, che ai piedi della croce fu tirata a sorte. Ho spesso notato che i veri poveri cercano di vestirsi decentemente: hanno troppa paura di non poterlo fare più, un giorno. La divisa ostentata del povero piace soprattutto ai figli dei ricchi, sazi, sicuri, in cerca di nuove emozioni.
3. LA TENTAZIONE DEI "PRIMI POSTI" IN OGNI AMBITO DELLA VITA Come nota il Vangelo, i commensali di quell'occasione sono alquanto scortesi con lui: Stavano a osservarlo, evidentemente per sorprendere di lui qualche parola o qualche gesto sbagliato. Non si fa così: chi siede a mensa con noi, deve essere da noi trattato con amicizia, non deve essere messo a disagio, non deve sentirsi avvolto da un ambiente ostile. Gesù lo nota e risponde, attaccando per primo con molto garbo coloro che insidiano la serenità del suo pranzo. Avendo osservato come gli invitati sceglievano i primi posti, imparte loro una piccola lezione di buon gusto e di furbizia umana: se non vuoi fare, presto o tardi, una brutta figura, è meglio che resti sempre un po' indietro. Saranno gli altri allora a farti salire.
4. IL CRISTIANO RICONOSCE CON UMILTÀ IL PROPRIO REALE VALORE Ma il testo dice che il discorso di Gesù è una "parabola", cioè ha un significato più profondo e più importante di quello immediato: esprime cioè un principio che vale soprattutto nei nostri rapporti con Dio. È l'insegnamento dell'umiltà, senza della quale non c'è una vera e feconda vita religiosa. L'umiltà è la virtù che ci fa tener presente sempre quello che veramente valiamo (e cioè non molto in faccia agli uomini e niente in faccia a Dio), e ci comportiamo di conseguenza, evitando ogni autoesaltazione, ogni ostentazione, ogni prepotenza, ogni affermazione arrogante dei nostri diritti (che davanti a Dio sono inesistenti). Allora il Signore ci esalterà e ci darà tutto, perché avremo riconosciuto il nostro reale valore. Come abbiamo ascoltato nella prima lettura: Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato.
5. IL CRISTIANO NON CERCA IL PROPRIO VANTAGGIO NEL COMPIERE IL BENE Infine, sempre prendendo lo spunto dalla realtà del banchetto cui stava partecipando, Gesù ci imparte un'ultima lezione: nella vita cristiana, cioè nella vita di fede, di speranza, di carità, non deve entrare mai (o almeno ci si deve sforzare di non fare entrare) il tornaconto umano come motivo delle nostre azioni di bene. Sia quando manifestiamo l'amore verso Dio nella preghiera e in tutti gli atti di culto, sia quando esprimiamo l'amore verso il prossimo facendo del bene, il calcolo dei vantaggi umani non deve contaminare le nostre intenzioni. Così, se non troveremo nessun vantaggio, nessun premio, nessuna corrispondenza, nessuna gratitudine, non ci meraviglieremo, ma ravviveremo la fiducia nel premio della vita nuova ed eterna. Col suo gusto per le frasi paradossali, Gesù ci dice addirittura che dovremo essere felici di non ricavare niente in questa vita dalla nostra bontà, dalla nostra giustizia, dalla nostra religione: Sarai beato... Riceverai infatti la tua ricompensa nella risurrezione dei giusti.
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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.
Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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