BastaBugie n�941 del 03 settembre 2025

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1 L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE
La libertà non è un regalo dello Stato: lo dimostra il film sull'ingegnere che costruì davvero un'isola artificiale a Rimini e ne fece una repubblica indipendente (VIDEO: Trailer)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 ANCHE IL PENTAGONO VIETA I LIBRI LGBT PER BAMBINI
La decisione favorita dalle politiche di Trump (e a Washington un ospedale proibisce i ''farmaci transgender'' per bambini)
Fonte: Provita & Famiglia
3 IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA
Sembra impossibile, ma ci sono occidentali che fanno il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare
Autore: Umberto Camillo Iacoviello - Fonte: Blog di Nicola Porro
4 LA POLEMICA TRA ITALIA E FRANCIA, UNA GARA TRA DUE INFERNI FISCALI
Meloni ne approfitta per una tirata d'orecchi di sapore comunista contro i presunti paradisi fiscali che esistono appunto... perché ci sono gli inferni fiscali (VIDEO: Le tasse e la proprietà privata)
Autore: Federico Punzi - Fonte: Blog di Nicola Porro
5 MEETING DI RIMINI, LA CONTINUITÀ È SOLO APPARENTE
Un contenitore in cui c'è di tutto, compresi incontri appaltati a Ong abortiste (per non parlare della lode all'europeismo di Draghi, vero tradimento delle origini)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LETTERE ALLA REDAZIONE: LA BELLEZZA DELLE DONNE
Il sorriso di una moglie, forza che consola e guarisce (VIDEO: Jack Nicholson e il problema delle donne)
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: Redazione di BastaBugie
7 OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 14,25-33)
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE
La libertà non è un regalo dello Stato: lo dimostra il film sull'ingegnere che costruì davvero un'isola artificiale a Rimini e ne fece una repubblica indipendente (VIDEO: Trailer)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 dicembre 2020

Benché si stia imponendo il principio della libera migrazione dei popoli, lo Stato contemporaneo difende sempre un tabù consolidato: puoi emigrare dove vuoi, ma non puoi costruirti un tuo Paese indipendente in cui vivere. Lo Stato ammette che si attraversino i suoi confini, ma non ammette la concorrenza di altri Stati, con i loro confini, neppure se sono pacifici e piccolissimi. A questo proposito è utile vedere un film italiano che spopola su Netflix: L'incredibile storia dell'Isola delle Rose. E' ambientato nel 1968, è divertente, ben recitato, con una regia brillante di Sydney Sibilia. Avvertimento dovuto: contiene un po' tutti i luoghi comuni di sinistra, quindi c'è la libertà vista innanzitutto come liberazione dei costumi, i democristiani sono i cattivi, il Vaticano è bacchettone (è un prodotto Netflix, d'altra parte...). Ma dentro questo involucro, che lo fa accettare da produttori, critici e grande pubblico, il messaggio che il film veicola è universale e potente.
Lo spessore che si vede al di sotto della patina di commedia è dato dal fatto che il film è tratto da una storia reale. Alla fine degli anni Cinquanta, un brillante ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, un uomo schivo e dalla parte sbagliata della storia (era soldato, di leva, nella Repubblica Sociale Italiana), vessato dalla burocrazia, deluso dalla classe politica, decise di mettersi in proprio. In senso pieno: costruire una sua attività commerciale su un'isola artificiale, nel mare, fuori dalle acque territoriali italiane, al largo di Rimini. "Sulla terraferma la burocrazia era soffocante - raccontava lo stesso Giorgio Rosa - L'idea era di sfruttare il turismo e vendere benzina senza le accise, aprire un bar e un ufficio postale, emettere francobolli. Sarebbero sorte altre iniziative, sull'esempio di altri micro-Paesi indipendenti, come San Marino. La cosa avrebbe retto: dove c'è libertà c'è ricchezza". Nel 1958, Giorgio Rosa brevettò il progetto di una piattaforma marittima, simile a quelle usate per l'estrazione del gas. Il 1° maggio 1968, inaugurò l'isola, piantata sul fondale, 500 metri oltre il limite delle acque territoriali italiane. E proclamò l'indipendenza. Nacque la micro-nazione chiamata Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose. Per distinguerla dalla terraferma, infatti, Giorgio Rosa adottò come lingua nazionale l'esperanto, pur non sapendolo, anche ispirato da un convengo internazionale di esperantisti che in quei giorni si teneva a Rimini.

UN SUCCESSO IMMEDIATO
L'Isola delle Rose fu un immediato successo turistico. Incuriositi dalla novità assoluta di un'isola artificiale indipendente, ondate di turisti, ogni giorno, presero la barca per andare a visitarla. Le uniche attività aperte erano un bar-ristorante e una tipografia in cui si stampavano i francobolli. Nel progetto si sarebbe dovuta stampare anche una valuta indipendente (il milo), costruire nuovi negozi, una pompa di benzina e in prospettiva anche un aeroporto, su ulteriori piattaforme. Ma quella piccola struttura, che allora era grande appena 400 metri quadrati, era considerata inaccettabile dal governo e anche dall'opposizione comunista. La campagna di diffamazione fu violenta: si disse che sull'isola si giocava d'azzardo, che vi fosse un night club clandestino e addirittura che i sovietici vi volessero costruire una base (sei anni dopo la crisi dei missili di Cuba, la tensione era alta). Fatto sta che l'indipendenza dell'Isola delle Rose durò appena 55 giorni. Già il 25 giugno, la capitaneria di porto e le forze dell'ordine italiane la circondarono e vi impedirono l'accesso, nonostante l'isola non fosse assolutamente entro la giurisdizione dell'Italia. Nel febbraio 1969, nonostante la battaglia legale di Giorgio Rosa, che si appellò all'Onu, all'Europa e infine anche ai Cavalieri dell'Ordine di Malta (sovrano, ma a-territoriale), l'isola venne demolita. Un francobollo emesso dal "governo in esilio" della repubblica raffigura l'esplosione della piattaforma con la scritta "Hostium rabies diruit opus non ideam": "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea".
L'idea, infatti, non è affatto morta, anche se la storia di questa piccolissima repubblica è una memoria di nicchia, tramandata dai protagonisti e dalla piccola minoranza libertaria-indipendentista italiana. Nel 2009 venne prodotto l'ottimo documentario L'Isola delle Rose, la libertà fa paura. Affascinato da questa realtà, l'ex segretario del Pd, Walter Veltroni ne ha tratto un romanzo nel 2012, L'isola e le rose, con personaggi e storie estranei al vero Giorgio Rosa. Veltroni, ricreando una repubblica come avrebbe voluto che fosse, ha immaginato: "una piattaforma appena oltre il limite delle acque territoriali, dove accogliere una comunità di artisti, poeti, musicisti, amanti della bellezza". Una realizzazione dell'utopia hippy, tipica del 1968 in cui è ambientata la vicenda, ma ben lontana dalla libertà di impresa sognata dal vero Giorgio Rosa. Però, il solo fatto che la storia sia stata sdoganata dalla sinistra italiana ne ha permesso la circolazione nel grande pubblico.

ME LO COSTRUISCO UN MONDO TUTTO MIO
Il film L'incredibile storia dell'Isola delle Rose non è il libro di Veltroni e neppure la vera storia dell'isola artificiale e del suo costruttore. Si parla del '68 e dei "ragazzi che lottano per un mondo nuovo". Però è essenzialmente un parto di Sydney Sibilia che porta sullo schermo le storie di reietti della società che si riscattano reinventandosi, grazie alla loro intraprendenza. Il Giorgio Rosa immaginato da Sibilia, interpretato da Elio Germano, è un inventore che viene arrestato a più riprese a causa delle sue creazioni "pericolose", come un biplano e un'auto artigianale (senza targa). L'ex fidanzata lo rimprovera di vivere in un mondo tutto suo. E allora lui afferma: "me lo costruisco: un mondo tutto mio". E così nasce la sua isola, che accoglie altri "reietti" in cerca di una nuova vita: un naufrago che viveva sulla sua barca, una donna incinta che non può trovare lavoro, un ex disertore tedesco diventato apolide, il suo amico vitellone che non vuole lavorare nel cantiere del padre. Non è un film storico, neppure ideologico, ma trasmette il messaggio più importante della reale vicenda dell'Isola delle Rose: la libertà è un diritto naturale, non una graziosa concessione dello Stato.
È il personaggio della fidanzata, Gabriella (Matilda De Angelis) che in una scena apparentemente secondaria, in una lezione universitaria, spiega ai suoi studenti la differenza fra la legge positiva (di Stato) e il diritto naturale. Al processo di Norimberga, i nazisti vennero condannati perché commisero crimini contro il diritto naturale, anche se avevano obbedito alla legge del loro Stato. Nel film di Sibilia non ci sono sconti per gli uomini di Stato: ricattano, corrompono, manipolano il mercato e, se respinti, distruggono. Lo scontro fra le due idee opposte di libertà si ha nell'immaginaria telefonata del ministro Franco Restivo (un Fabrizio Bentivoglio al massimo della forma) e Giorgio Rosa, l'uno padre costituente e l'altro determinato a rivendicare la sua proprietà e la sua libertà anche oltre la legge positiva. "La vostra è solo una libertà condizionata" sbotta infine Rosa. Poche scene dopo, l'isola viene fatta saltare in aria. Ma "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea". Idea forte, una boccata d'ossigeno in un periodo come questo che stiamo vivendo, in cui lo Stato è diventato completamente padrone delle nostre vite.

Nota di BastaBugie: per sapere tutto sul film e vedere quattro video di approfondimento (La storia d'amore, L'avventura dell'Isola delle Rose, Come si fonda uno stato indipendente, Intervista a Giorgio Rosa), clicca qui!

VIDEO: Trailer del film (2 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=I_bl2Dyu5Ig

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 dicembre 2020

2 - ANCHE IL PENTAGONO VIETA I LIBRI LGBT PER BAMBINI
La decisione favorita dalle politiche di Trump (e a Washington un ospedale proibisce i ''farmaci transgender'' per bambini)
Fonte Provita & Famiglia, 25 luglio 2025

Una lista di ben 596 libri è stata ufficialmente vietata nelle scuole statunitensi gestite dal Pentagono. A renderla pubblica è stato un tribunale distrettuale federale l'11 luglio scorso, nell'ambito di una causa avviata dall'ACLu - un'organizzazione non governativa che mira a difendere i diritti e le libertà negli Stati Uniti) contro il Dipartimento dell'Istruzione della Difesa (DoDEA).
Gran parte dei titoli censiti propone contenuti a sfondo sessuale o ideologico Lgbt+ rivolti esplicitamente ai bambini, con la scusa di promuovere la "diversità" e l'"inclusione", però in chiave ideologica e diffonde visioni progressiste radicali sulle questioni sociali. Tra questi, si trovano libri come "My Dad Thinks I'm a Boy?!", che racconta la storia di un bambino transessuale in conflitto con il padre, o testi come "Sex Is a Funny Word", destinato a bambini tra gli 8 e i 10 anni, che parla apertamente di sessualità, corpo e identità di genere. Non mancano biografie su drag queen e personaggi transgender scritte per l'infanzia.

TUTELARE I FIGLI DEI MILITARI
L'iniziativa, fortemente sostenuta da esponenti dell'amministrazione Trump, intende tutelare i figli dei militari da un vero e proprio indottrinamento ideologico. «Le scuole del DoDEA non sono il parco giochi degli attivisti della sinistra radicale» ha affermato Nicole Kiprilov, direttrice di DOD Watch, che ha denunciato il tentativo sistematico di confondere i bambini sulla propria identità e di imporre una visione del mondo in contrasto con i valori fondamentali di famiglia, sacrificio e amore per la patria. L'obiettivo non è impedire il dibattito culturale, ma fermare la propaganda che mina la crescita sana e serena dei più piccoli.
Mentre in Italia l'ideologia gender avanza indisturbata nelle scuole, spesso con la complicità delle istituzioni e nell'assenza di un consenso informato reale da parte delle famiglie (per questo è in discussione in Parlamento un disegno di legge ad hoc), l'azione del Pentagono rappresenta un segnale chiaro e coraggioso. Proteggere l'infanzia da contenuti sessualizzati, da narrazioni confuse sull'identità e da pressioni ideologiche non è "censura", ma dovere morale. Anche da noi è urgente un simile cambio di passo: per difendere la libertà educativa dei genitori e il diritto dei bambini a un'educazione fondata sulla verità e sul rispetto del loro sviluppo naturale.

OSPEDALE DI WASHINGTON: STOP "FARMACI TRANSGENDER" PER BAMBINI
Il Children's National Hospital di Washington, uno dei più importanti ospedali pediatrici degli Stati Uniti, ha annunciato ufficialmente che dal 30 agosto 2025 interromperà la prescrizione di farmaci per la "transizione di genere" ai minori. Una svolta tanto significativa quanto attesa, motivata «dall'aumento dei rischi legali e normativi» per l'ospedale, per i medici coinvolti e per le famiglie. La comunicazione è apparsa direttamente sul sito del centro ospedaliero, nella sezione dedicata al "Programma di sviluppo del genere", e rappresenta un importante passo indietro rispetto a quelle pratiche mediche che, dietro il falso mito dell'autodeterminazione, compromettono la salute fisica e psicologica dei bambini. L'ospedale continuerà a fornire supporto psicologico, ma ha chiarito che non verranno più somministrati ormoni o farmaci per bloccare la pubertà a giovani pazienti.
Il cambio di rotta avviene pochi mesi dopo l'azione decisa del presidente Usa Donald Trump, che ha firmato un ordine esecutivo intitolato "Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche". Il provvedimento, infatti, stabilisce che il governo federale non finanzierà, promuoverà né sosterrà in alcun modo la "transizione" di un minore, e si impegnerà a far rispettare con fermezza le leggi contro questi trattamenti spesso distruttivi e irreversibili. Il documento denuncia anche la mancanza di rigore scientifico delle linee guida promosse da organizzazioni internazionali come la WPATH, spesso invocate per giustificare questi interventi.
La decisione del Children's National Hospital arriva in un contesto sempre più attento ai rischi dell'ideologia gender applicata alla medicina. Il Dipartimento di Giustizia statunitense, per esempio, ha recentemente inviato oltre 20 mandati di comparizione a medici e cliniche coinvolti in pratiche di "transizione" sui minori. «I professionisti che hanno mutilato bambini in nome di un'ideologia distorta saranno chiamati a rispondere», ha dichiarato la Procuratrice Generale Pamela Bondi, come riferisce il portale di informazione Breitbart. Si tratta dunque di un segnale forte a tutela dei più piccoli e del diritto di crescere senza pressioni ideologiche. È auspicabile che anche in Europa - e in Italia (pensiamo allo scandalo dell'Ospedale Careggi di Firenze) - si seguano questi esempi di coraggio e responsabilità, abbandonando la follia di trattamenti invasivi su bambini spesso confusi e quindi molto vulnerabili.

Fonte: Provita & Famiglia, 25 luglio 2025

3 - IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA
Sembra impossibile, ma ci sono occidentali che fanno il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare
Autore: Umberto Camillo Iacoviello - Fonte: Blog di Nicola Porro, 1 settembre 2025

Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in risalto le contraddizioni dei due partner, uniti esclusivamente dall'odio nei confronti dell'Occidente e di Israele. Al netto della complicata storia dei rapporti tra Israele e gli arabi palestinesi, permane una totale ignoranza sulla natura di Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, diverso dalla laica Al-Fatah.
Nato come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, Hamas ha obiettivi ambiziosi che non si fermano alla cancellazione dello Stato di Israele. Questo è uno dei punti cruciali della questione. Nessuno si chiede: cosa pensano gli islamisti che controllano Gaza di noi occidentali? Non è esattamente un dettaglio. Dalle parole dei suoi leader emerge chiaramente - perché lo dicono senza mezzi termini - che lo scopo non è solo la "liberazione della Palestina", ma la creazione di un califfato mondiale.
Yunis Al Astal è un predicatore e membro di Hamas, eletto nel Consiglio legislativo palestinese per l'area di Khan Yunis. Ha conseguito laurea magistrale e dottorato in Sharia presso l'Università di Giordania ad Amman. È stato docente all'Università Islamica di Gaza, dove ha ricoperto i ruoli di preside della Facoltà di Sharia e presidente del Comitato per le Fatwa. Collabora regolarmente con il giornale Al-Risala (organo di Hamas) ed è tesoriere del Comitato Zakat al-Rahma a Khan Yunis.
Ha fondato e dirige le scuole islamiche e partecipa a programmi su Al-Aqsa Tv (canale di Hamas). Ha preso parte a varie conferenze di giurisprudenza islamica, in particolare su diritto bancario islamico e sull'insegnamento delle scienze islamiche nelle università. Proprio su Al-Aqsa Tv, Yunis Al Astal ha dichiarato:
Allah ti ha scelto per Sé e per la Sua religione, affinché tu serva da motore per trascinare questa nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e persino alle conquiste attraverso la da'wa [predicare l'islam] e le conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, a Dio piacendo, Roma sarà conquistata, proprio come lo fu Costantinopoli, come profetizzato dal nostro Profeta Muhammad. Oggi, Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale crociata, che ha dichiarato la sua ostilità all'Islam, e ha piantato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per impedire il risveglio dell'Islam - questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderanno in tutta Europa, e poi si rivolgeranno alle due Americhe, e persino all'Europa orientale. Credo che i nostri figli o i nostri nipoti erediteranno il nostro Jihad e i nostri sacrifici, e a Dio piacendo, i comandanti della conquista verranno da loro. Oggi, instilliamo queste buone novelle nelle loro anime, e per mezzo delle moschee e dei libri del Corano, e della storia dei nostri Profeti, dei suoi compagni e dei grandi leader, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco infernale sull'orlo del quale si trovano.

ANCHE CRISTIANI E COMUNISTI
Qui si parla di conquiste militari delle capitali del mondo, con gli occhi puntati sul loro obiettivo primario: Roma, la capitale del cristianesimo. La Città Eterna, che dopo essere stata conquistata dai musulmani diventerà, nei loro progetti, l'avamposto per la conquista dell'Occidente. E, per essere ancora più chiaro, Yunis Al Astal sottolinea che:
Tra pochi anni, tutti i sionisti e i coloni si renderanno conto che il loro arrivo in Palestina è stato finalizzato al grande massacro, tramite il quale Allah vuole sollevare l'umanità dal loro male. [...] Quando la Palestina sarà liberata e la sua gente vi farà ritorno, e l'intera regione, con la grazia di Allah, si sarà trasformata negli Stati Uniti dell'Islam, la terra di Palestina diventerà la capitale del Califfato Islamico, e tutti questi Paesi si trasformeranno in stati all'interno del Califfato. Quando ciò accadrà, ogni Palestinese potrà vivere ovunque, perché la terra dell'Islam è proprietà di tutti i musulmani. Finché ciò non avverrà, dobbiamo rifiutare tutti i piani di reinsediamento, la naturalizzazione o persino i risarcimenti prima del ritorno dei rifugiati.
Israele e gli ebrei sono solo i primi nemici sulla linea del fronte, ma una volta "massacrati" nasceranno gli Stati Uniti dell'Islam proprio in Palestina, con l'obiettivo di restaurare un califfato islamico universale sul modello della prima espansione del VII secolo, quella che arrivò anche in Italia, soprattutto al Sud. Dunque, i nemici di Hamas sono tutti i non musulmani, anche quelli che oggi ingenuamente sventolano la bandiera della Palestina.
Sempre sul canale ufficiale di Hamas, Al-Aqsa Tv, è stata trasmessa una preghiera che sarà probabilmente sfuggita ai compagni comunisti e ai cristiani occidentali dal cuore tenero, e che recita queste parole:
Allah, o nostro Signore, sconfiggi i Tuoi nemici, nemici della religione [Islam] in tutti i luoghi. Allah, colpisci gli Ebrei e i loro simpatizzanti, i Cristiani e i loro sostenitori, i Comunisti e i loro aderenti. Allah, contali e uccidili fino all'ultimo, e non lasciarne nemmeno uno.
Chiaro? Non solo gli ebrei, ma anche i cristiani e i comunisti devono essere sterminati, fino all'ultimo. Gli occidentali sono gli unici a fare il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare, perché, beninteso, poco importa se frequentiate la chiesa o meno: per loro siamo tutti indistintamente nemici.

DOMINIO MONDIALE
Maḥmūd al-Zahār, nato a Gaza nel 1945, è un politico palestinese, cofondatore di Hamas e suo primo portavoce. Arrestato e perseguito più volte da Israele, è stato eletto nel Consiglio legislativo palestinese nel 2006. Oggi vive in Qatar, dove continua a opporsi alla soluzione dei due Stati e sostiene la distruzione di Israele. Sulla yemenita Al-Masirah Tv ha dichiarato che:
Oggi, si potrebbe dire che abbiamo raggiunto una fase di deterrenza, una fase in cui possiamo difendere la terra occupata. Quando parliamo dell'Esercito di Gerusalemme e della Battaglia della Promessa dell'Aldilà, non stiamo parlando di liberare solo la nostra terra - ma crediamo in ciò che ha detto il nostro Profeta Maometto. Allah ha avvicinato l'una all'altra le estremità del mondo per amor mio, e io ho visto le sue estremità orientali e occidentali. Il dominio della mia nazione raggiungerà quelle estremità che mi sono state avvicinate. L'intera superficie di 510 milioni di chilometri quadrati del Pianeta Terra sarà posta sotto un sistema dove non ci sarà ingiustizia, né oppressione, né tradimento, né sionismo, né cristianesimo infido, e nessun assassinio o crimine, come quelli che vengono commessi contro i palestinesi e contro gli arabi in tutti i Paesi arabi.
Non poteva essere più chiaro: l'obiettivo è islamizzare il mondo intero, non solo la Palestina. Non solo la sinistra, incompatibile con l'islam (figuriamoci con Hamas), ma, ahinoi, anche parte della destra che fa - giustamente - l'apologia di Poitiers e della battaglia di Lepanto, finisce poi per simpatizzare con chi dichiara apertamente di volerci annientare in nome dell'islam.
Per non parlare di tutta l'area "antisistema" che per anni ha - giustamente - messo in discussione i numeri sparati a caso sul Covid e sulle vaccinazioni, per poi bere a occhi chiusi i dati sui morti del presunto "genocidio", diffusi da Hamas e Al Jazeera, diventate inspiegabilmente fonti affidabili. L'Oms e l'Istituto Superiore di Sanità non sono ritenuti credibili, ma si pende dalle labbra dei terroristi musulmani. Alla faccia del mainstream che usa due pesi e due misure.

EUROPA VENTRE MOLLE
In conclusione ricordiamo che subito dopo l'attacco del 7 Ottobre, la rivista Limes ha intervistato Ismail Haniyeh, capo dell'Ufficio politico di Hamas e capo dell'amministrazione della Striscia di Gaza dal 2014 al 2017. Poco prima di essere ucciso Haniyeh ha dichiarato alla rivista di geopolitica che "trattandosi di una guerra che riguarda la terra di Palestina, Gerusalemme e al-Aqsa, la battaglia coinvolge l'intera umma [comunità dei credenti musulmani, ndr]. Ecco perché invito tutti i figli di questa umma, ovunque si trovino nel mondo, a unirsi, ognuno a modo suo, a questa guerra, senza indugi e senza voltarsi indietro".
Ciò che non è chiaro agli occidentali è che è in corso uno scontro di civiltà tra due mondi in guerra da 1500 anni. L'Europa, per secoli capace di respingere le orde armate dell'islam, è oggi diventata il ventre molle dell'Occidente, aprendo le porte a immigrati che detestano apertamente il nostro modo di vivere.
Il nuovo tentativo di conquista probabilmente non avverrà con le armi, ma con la demografia, con il ventre delle donne musulmane. Nel frattempo gli occidentali, unici al mondo, arrivano perfino a fare il tifo per chi vuole sottometterci ed eliminarci, credendo che l'islam politico si fermerà in Medio Oriente, quando in realtà "Gaza è già qua": basta farsi un giro nelle nostre città.
Riecheggiano come un triste presagio le parole dello storico inglese Arnold J. Toynbee: "Le civiltà non vengono uccise, si suicidano". È già successo, e gli occidentali sono sulla buona strada verso il collasso.

Fonte: Blog di Nicola Porro, 1 settembre 2025

4 - LA POLEMICA TRA ITALIA E FRANCIA, UNA GARA TRA DUE INFERNI FISCALI
Meloni ne approfitta per una tirata d'orecchi di sapore comunista contro i presunti paradisi fiscali che esistono appunto... perché ci sono gli inferni fiscali (VIDEO: Le tasse e la proprietà privata)
Autore: Federico Punzi - Fonte: Blog di Nicola Porro, 2 settembre 2025

Probabilmente un fallo di frustrazione per la crisi politica ed economica che attanaglia Parigi, l'accusa di "dumping fiscale" lanciata all'Italia dal primo ministro francese Francois Bayrou.
È evidente anche ai più distratti che con la pressione fiscale che abbiamo nel nostro Paese chi muove una simile accusa si copre di ridicolo. Non basta presentare come prova la norma citata dal Bayrou, che tra l'altro esiste anche in Francia. La competizione tra Italia e Francia sul piano fiscale può essere descritta efficacemente come una gara tra due inferni fiscali, non c'è alcun paradiso qui.
Purtroppo, aggiungiamo. Perché in questa sede vogliamo commentare non tanto lo scivolone di Bayrou, ma gli argomenti usati dalla premier Giorgia Meloni, e non solo da lei, anche da altri autorevoli membri del governo, per respingere al mittente l'accusa. Accusa infondata, ma ciò non significa che una "linea di difesa" vale l'altra. Non possiamo fare a meno di sottolineare che non ci sentiamo affatto rassicurati dagli argomenti utilizzati per respingerla.
Nella sua replica la premier rivendica di non aver adottato "politiche di favore fiscale per attrarre aziende europee". Anzi, rivendica che il suo governo ha "addirittura raddoppiato l'onere fiscale forfettario in vigore dal 2016 a carico delle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia".

LE VIRTÙ DELLA CONCORRENZA FISCALE
Male, molto male. Il governo Meloni dovrebbe adottare politiche fiscali e di efficienza amministrativa che aiutino le nostre imprese a competere e che attraggano le imprese altrui. E dovrebbe rivendicarlo.
Peggio, Meloni ne approfitta per una tirata moralistica contro presunti "paradisi fiscali europei", colpevoli di "sottrarre alle nostre casse pubbliche ingenti risorse". Beh, noi auspichiamo più paradisi fiscali in Europa e meno inferni fiscali.
La retorica contro i "paradisi fiscali" (tra l'altro in Europa non vediamo nulla di nemmeno lontanamente paragonabile a Bermuda o a qualche isola caraibica) è purtroppo segno inequivocabile di comunistata.
Sul piano fiscale non esiste "dumping", ma una sana e virtuosa concorrenza fiscale tra stati che andrebbe praticata e alimentata. Senza questa concorrenza, l'appetito fiscale degli stati non incontrerebbe limiti nelle migliori pratiche dei vicini o dei competitor. Sapere che il Paese confinante, o un Paese inserito nella tua stessa area economica, riesce a far pagare meno tasse e a mantenere una burocrazia meno opprimente, è un fattore di moderazione.
Parlare di armonizzazione o unione fiscale, a cui ha fatto riferimento nelle sue dichiarazioni il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, significa voler cedere all'Ue quote di sovranità anche nel campo dell'imposizione fiscale. E c'è da scommettere che nel momento in cui si lavorasse ad un allineamento del livello della tassazione tra gli Stati membri, questo non avverrebbe verso il basso ma verso l'alto.

TROPPA SUDDITANZA CULTURALE NEL GOVERNO DI CENTRODESTRA
Tant'è che questa spinta viene guarda caso dai Paesi più inefficienti e spendaccioni, come Francia e Italia, che vorrebbero usare l'integrazione europea per sopprimere la fastidiosa concorrenza di Stati membri, spesso più piccoli, che riescono a far funzionare la propria macchina statale in modo più efficiente e meno costoso per cittadini e imprese.
Ma sottintendere che questi Paesi sottraggano indebitamente risorse alle nostre casse pubbliche equivale a sostenere che le imprese più competitive non dovrebbero sottrarre quote di mercato a quelle meno competitive. Non è una patologia, è la concorrenza che funziona correttamente. La soluzione è diventare più competitivi, non impedire agli altri di esserlo.
Al contrario, dovremmo cercare di imitarli, di adottare le best practices in termini di bassa tassazione e minor peso dello Stato. Gli stati competitivi dal punto di vista fiscale attraggono più capitali, i capitali rafforzano le loro imprese che diventano a loro volta più competitive.
Davvero un peccato invece che la premier Meloni e altri esponenti del governo abbiano approfittato della ridicola accusa di Bayrou per una tirata contro presunti "paradisi fiscali" che ci aspetteremmo da un Draghi, un Prodi o un Monti. Ancora troppa sudditanza culturale nel governo di centrodestra.
E purtroppo non è un caso isolato. Dell'agenda green questo governo non riesce a contestare il folle obiettivo della decarbonizzazione, ma si limita ad auspicarne una moderazione di modi e tempi. Persino in tema di sicurezza, ultimamente la premier ha inseguito la crociata della stampa mainstream di sinistra contro i "siti sessisti" anziché riportare l'attenzione dell'opinione pubblica sui numerosi casi di stupri e aggressioni commessi da immigrati negli stessi giorni.

VIDEO: LE TASSE E LA PROPRIETA' PRIVATA di Don Samuele Cecotti (98 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=9a_OhyVUK4s

Fonte: Blog di Nicola Porro, 2 settembre 2025

5 - MEETING DI RIMINI, LA CONTINUITÀ È SOLO APPARENTE
Un contenitore in cui c'è di tutto, compresi incontri appaltati a Ong abortiste (per non parlare della lode all'europeismo di Draghi, vero tradimento delle origini)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28 agosto 2025

Una premessa è d'obbligo: chi ha partecipato al Meeting di Rimini fin dalle origini (anche dalla prima edizione nel 1980, come il sottoscritto) sa benissimo che ci sono sempre stati due Meeting: uno, quello vissuto dai partecipanti, con incontri e mostre sempre stimolanti, lo spettacolo di migliaia di volontari che permettono un evento unico, e punto di incontro di tanti amici da tutta Italia e dall'estero; l'altro, quello raccontato dai giornali, più interessati agli incontri con i leader politici e che trattano Comunione e Liberazione (CL) come un soggetto politico ed economico e non un movimento ecclesiale capace di un giudizio sul mondo che permette incontri e confronti con personaggi di culture e religioni diversi.
Questo doppio binario continua sostanzialmente pure oggi, però nel tempo molte cose sono cambiate, una fondamentale anzitutto: è sparito un giudizio chiaro sulla realtà su cui le varie personalità invitate siano costrette a confrontarsi. Si evita qualsiasi cosa che possa essere vista come divisiva, non si trattano o appena si sfiorano temi caldi. Così che il Meeting è via via diventato un grande contenitore in cui si dibatte di tante cose con una passerella di personaggi che dicono ognuno quello che vuole.
Resta il commovente esercito dei volontari, c'è sempre la possibilità di visitare mostre interessanti e ben curate e di incontrare personalità meritevoli (alcune di queste proposte anche dalla Bussola in questi giorni), ma l'impressione è che si tratti di una eredità del passato che resiste in mezzo a una varietà di proposte che non hanno un filo logico, se non quello degli affari e degli "amici" di varia natura.
Ne è una conseguenza clamorosa il fatto che da anni nel programma della settimana riminese molti degli incontri hanno uno o più sponsor, grandi industrie o istituzioni politiche ed economiche, che ovviamente piazzano relatori e condizionano i contenuti. Insomma, è legittimo che a chi frequenti il Meeting possa sorgere il sospetto che chi paga decide anche cosa si dice.

SAVE THE CHILDREN
Ma c'è anche di peggio, perché alcuni incontri sono direttamente appaltati a delle associazioni partner. Non sarebbe problematico forse se ci fosse una perfetta sintonia di vedute, ma nel programma vediamo ad esempio l'ampio spazio che si sono ritagliati Save the Children, Intersos e WeWorld. Soprattutto la prima rappresenta una compagnia problematica, per la sua visione anti-familista, diseducativa e per il sostegno a politiche che promuovono aborto e contraccezione nei Paesi poveri. Ma anche Intersos e WeWorld realizzano, tra i tanti, anche programmi per promuovere i diritti sessuali e riproduttivi, che sappiamo benissimo cosa sottintendono.
Certo, non ne hanno parlato al Meeting, ma davvero i responsabili di CL ritengono che l'importante sia mostrare bambini denutriti e sofferenti per raccontare fame e guerra, senza preoccuparsi di come si pensa al loro destino? O non pensano che una certa concezione dell'uomo influenzi anche l'approccio alla povertà e alla guerra? Unirsi a questa compagnia significa dire che la fede non ha nulla da dire sulla realtà, cioè l'esatto opposto dell'intuizione da cui anche il Meeting è stato originato. Vuol dire che camminare insieme è più importante della méta, una posizione che va bene sicuramente al cardinale Matteo Zuppi, ma certo non è quanto testimoniava don Luigi Giussani.
L'aspetto comunque più evidente del cambiamento del Meeting è nel rapporto dei suoi responsabili con la politica. Da molti anni a questa parte si è smesso di guardare in modo critico al Potere per assecondarlo e accodarsi alla mentalità dominante. Uno degli esempi storici più clamorosi di questo passaggio riguarda la visione del Risorgimento: per anni, fino a metà del primo decennio del Duemila al Meeting si sono ospitati incontri e mostre che ponevano un accento critico sul processo che ha portato all'unità d'Italia e anche dopo. Poi, improvvisamente, nel 2011, i 150 anni dell'unità sono stati celebrati in pompa magna con la presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Risorgimento è diventato un feticcio. E da lì è stata un'altra storia. Il portavoce storico del Meeting (dal 1989 al 2005), Robi Ronza, ebbe a dire che la svolta c'è stata in effetti nel 2015, l'anno di Matteo Renzi presidente del Consiglio, quando «il Meeting, e tutta la realtà ufficiale del mondo di cui esso è espressione, si sono presentati all'opinione pubblica come parte notabile dell'attuale establishment del nostro Paese».

SERVILISMO E APPIATTIMENTO SULLE POSIZIONI MAINSTREAM
Il rapporto con i potenti di turno, gestito dall'uomo-Meeting Giorgio Vittadini, è diventato all'insegna del servilismo e dell'appiattimento sulle posizioni mainstream, fino ad arrivare all'apice con il "draghismo". Mario Draghi (nella foto Imagoeconomica) arrivò al Meeting, dopo un lungo corteggiamento, già nel 2020 e poi ancora nel 2021 da presidente del Consiglio: fu accolto quasi come un profeta, e la scena si è ripetuta quest'anno quando - pur non avendo alcun ruolo istituzionale - gli è stato concesso il palco dell'apertura. Eppure se c'è un volto che sarebbe scelto per raffigurare il Potere è proprio quello di Mario Draghi. Si potrebbe ironizzare sulle sciocchezze dette e fatte da capo del governo («Volete la pace o il condizionatore d'aria acceso?») e le vere e proprie vigliaccate («Non ti vaccini, ti ammali, muori oppure fai morire»), ma ciò che lascia basiti è l'innamoramento per la visione europea di Draghi. Innamoramento confermato dalle dichiarazioni dell'attuale presidente del Meeting, Bernard Scholz, al Corriere della Sera del 25 agosto: «Ci riconosciamo nell'europeismo di Draghi», ha detto.
Ma l'europeismo di Draghi va nella direzione di un super-Stato europeo, con un potere centrale e centralista, che monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo emerito di Trieste e fondatore dell'Osservatorio Internazionale sulla Dottrina Sociale della Chiesa cardinale Van Thuan, aveva già bollato a suo tempo come «incompatibile con la visione cattolica». «Il progetto - diceva Crepaldi in un'intervista dell'aprile 2024 riferendosi proprio a Draghi - annullerebbe le comunità naturali, dalla famiglia alle comunità locali fino alle nazioni, e creerebbe un super-Stato ancora più lontano da cittadini e comunità organiche di quanto siano oggi le istituzioni dell'Unione. Il proseguimento delle transizioni attuali in mano ad un simile Leviatano potrebbe creare un sistema centralizzato di controllo della popolazione con pericoli per la stessa libertà».
Non solo, questo europeismo va nella direzione opposta a quella «Europa dei popoli e delle culture» che era anche il titolo del secondo Meeting nel 1981 e che è stata per molto tempo l'ipotesi di lavoro dei ciellini impegnati in politica.
C'è però un dato interessante: la standing ovation dedicata ieri dal popolo del Meeting alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra indicare che la base pensi diversamente dai responsabili. È già qualcosa.

DOSSIER "MEETING DI RIMINI"
La decadenza di CL

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28 agosto 2025

6 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LA BELLEZZA DELLE DONNE
Il sorriso di una moglie, forza che consola e guarisce (VIDEO: Jack Nicholson e il problema delle donne)
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: Redazione di BastaBugie, 3 settembre 2025

Gentile Redazione,
ho seguito con attenzione il video che avete pubblicato, dove si diceva che un uomo si impegna a conoscere il mondo interiore di una donna solo se questa è bella, altrimenti non ci perde tempo.
Lo trascrivo per completezza: "Sai credo di aver capito adesso il modo in cui sei fatta. Sei molto bella e pensi che gli uomini si interessino a te solo per il fatto che sei molto bella, ma tu vorresti che gli uomini sia interessassero a te per quello che sei. Il problema è che, al di là di tutta questa bellezza, tu non sei molto interessante: sei maleducata, indisponente, sei scontrosa, sei introversa. Lo so, vuoi qualcuno che non si fermi alle apparenze, che guardi l'essere umano che c'è sotto, ma l'unico motivo per cui dovrebbe scomodarsi a fare una cosa del genere è perché tu sei molto bella. È ironico vero? Bene o male il tuo problema sei tu!".
Non so perché, ma noi donne - credo tutte - desideriamo essere apprezzate non solo per la nostra bellezza, ma soprattutto per quello che siamo interiormente (anche se capisco che, a volte, nel nostro mondo interiore un uomo possa anche perdersi).
Io so che mio marito mi apprezza anche per ciò che sono dentro, non solo per l'aspetto esteriore, e di questo lo ringrazio. Tuttavia, non posso nascondere che mi dispiace per quelle donne che non sono belle: io, personalmente, sono contentissima così come sono e mi accorgo che questo discorso mi torna alla mente soltanto pensando alla bruttezza come a una vera e propria croce.
Con gratitudine,
Valeria

RISPOSTA DEL SACERDOTE

Cara Valeria,
ti ringrazio per la tua condivisione sincera. È vero: ogni donna desidera essere amata non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua interiorità. Ed è altrettanto vero che tuo marito, non essendo un bruto, ti apprezza certamente anche per ciò che sei dentro. Questo è un dono grande e va custodito con gratitudine.
Tuttavia, non possiamo ignorare la realtà: la bellezza esteriore ha il suo peso nella vita coniugale. Per un uomo, vivere accanto a una moglie che non gli piace fisicamente può essere una fatica notevole, mentre un sorriso di una moglie bella ha la forza di guarire e consolare più di tante parole. Ecco perché ti invito a non trascurare mai il dono della tua bellezza, ma ad usarlo con amore: un sorriso, una carezza, un abbraccio sincero possono fare la differenza nel quotidiano di tuo marito.
Il video che hai visto voleva anche sottolineare con ironia questo punto: la bellezza è ciò che normalmente apre la porta all'interiorità. Una donna può avere un mondo interiore ricchissimo, ma se non attira l'uomo almeno un po' anche con l'aspetto esteriore, difficilmente l'uomo si interesserà a conoscerlo.
Perciò ti invito a tre atteggiamenti fondamentali.
1. Ringrazia il Signore ogni giorno per il dono che hai ricevuto. E ricorda che Egli può togliertelo in ogni momento, ovviamente per un bene maggiore, magari anche solo spirituale.
2. Ricorda che ognuno ha la sua croce e i suoi talenti: chi ha la croce della bruttezza, chi altre croci; chi riceve cinque talenti, chi uno solo.
3. Sii contenta di ciò che il Signore ti ha dato. La croce si porta più serenamente se si guarda a ciò che si ha, anziché a ciò che manca.
Infine, non dimenticare che i talenti ci vengono affidati perché portino frutto. La tua bellezza ti è stata donata non solo per te, ma anche per rallegrare la vita di tuo marito. Un giorno il Signore ti chiederà conto anche di questo dono. E allo stesso modo chiederà conto a tuo marito se avrà saputo valorizzarti anche oltre l'aspetto esteriore.
Cammina dunque serena: ciò che hai ricevuto è un dono, e usarlo con amore sarà la tua gioia e la tua responsabilità.

L'IMPOSSIBILITA' DELL'AMICIZIA UOMO-DONNA
Tentare una ragazza già fidanzata è sbagliato o è legittima concorrenza?
di Don Stefano Bimbi
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8258

VIDEO: Jack Nicholson e il problema delle donne (1 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=476S3wa7_d0

DOSSIER "LETTERE ALLA REDAZIONE"
Le risposte del direttore ai lettori

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Fonte: Redazione di BastaBugie, 3 settembre 2025

7 - OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 14,25-33)
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Con questa pagina evangelica - che con qualche sua espressione può anche urtare la nostra sensibilità, e in ogni caso arriva a scuotere lo spirito dalla sua mediocrità - il Signore Gesù ci ricorda energicamente quali debbano essere le condizioni interiori di chi si pone al suo seguito e vuol diventare suo discepolo.
Ci sono come due gradi nella sequela di Cristo: il primo è proprio di tutti i battezzati, di tutti i "cristiani", di tutti coloro insomma che vogliono fare del vangelo la norma e l'ispirazione di tutta l'esistenza; il secondo è proprio di coloro che si pongono volontariamente al servizio di una missione particolare che ricevono dal Signore, come è il caso degli apostoli. Ciascuno si deve collocare - sempre con generosità e coerenza - sulla strada che Dio ha voluto per lui. Ciascuno deve tendere alla perfezione e deve fiorire nella santità dove il Signore ha voluto piantarlo. Anche le condizioni della sequela di Cristo, sulle quali il Vangelo di oggi ci invita a riflettere, riguardano tutti noi, quale che sia il nostro stato di vita, pur se dobbiamo riconoscere che queste condizioni valgono più o meno intensamente e urgentemente a seconda dell'impegno che ciascuno liberamente si è preso.

1. IL DOVERE DI SUBORDINARE OGNI AFFETTO UMANO ALL'AMORE DI CRISTO
La prima condizione della sequela di Cristo è quella dell'amore: un amore per Gesù che non tema confronti. Il testo dice addirittura: Chi non odia...; parola dura, ma che nel significato del linguaggio semitico vuol solo dire: "Chi preferisce..., chi pone davanti...".
Certo, il Signore Gesù non è disumano e non ci proibisce d'amare; non ci proibisce di nutrire affetto per coloro che il sangue o l'amicizia o le circostanze della vita ci hanno collocato vicino; non ci proibisce di contrarre dei forti legami, che insieme sono fonte di grande dolcezza e di grande sofferenza, perché chi più ama più è chiamato a soffrire.
Non ci proibisce d'amare, ma vuole che l'amore per lui sia al di sopra di tutto, sia il più grande, il più tenace, il più appassionato. Proprio per questa preminenza dell'amore di Cristo, il vero discepolo di Cristo conserva una grande libertà interiore che, senza essere freddezza o indifferenza o aridità di cuore, gli consente di affrontare i distacchi, le separazioni, perfino le morti delle persone care, con grande pena ma anche con grande serenità.

2. LA NECESSITÀ DELLA CROCE PER ESSERE RINNOVATI
La seconda condizione della sequela di Cristo è la croce: Chi non porta la sua croce... non può essere mio discepolo.
La sofferenza di norma non va ricercata, perché noi siamo fatti per la gioia. Ma quando arriva - e arriva sempre o presto o tardi - va accolta senza ribellioni, perché noi siamo e vogliamo essere discepoli di uno che, pur non avendo il più piccolo torto, è stato crocifisso.
Per volontà misteriosa e sapiente del Padre, Gesù non ha potuto rinnovarci senza crocifissione, e noi senza crocifissione non possiamo essere rinnovati.
Nessun discepolo di Gesù si illuda che ci sia un'altra strada per cambiare il mondo e salvarlo, per cambiare se stesso e salvarsi.

3. L'INVITO AD UN CRISTIANESIMO SERIO E RESPONSABILE
La terza condizione è quella della prudenza, cioè della capacità di commisurare le nostre forze coi nostri impegni, e di valutare ogni decisione e ogni atto in tutte le sue conseguenze. E per farci capire la necessità della prudenza nella vita dello spirito, Gesù racconta due parabole prese dalla vita terrena: quella del costruttore, che se non sa far bene il preventivo finanziario rischia il fallimento della sua impresa; e quella del condottiero di eserciti, che se non calcola bene le sue forze e quelle del nemico rischia la sconfitta.
Fuori dell'immagine, l'insegnamento è questo. Il Signore non vuole al suo servizio degli irresoluti, della gente incapace di decidere e di impegnare la vita (non una stagione o un anno, ma la vita intera); ma non vuole neppure degli sventati, degli imprudenti, della gente che con la scusa dell'ispirazione divina o del suo carisma o della sua luce interiore si ritiene dispensata dal riflettere su quello che fa e su quello che può fare, dall'esaminare bene gli effetti su di sé e sugli altri di quanto intraprende, dall'ascoltare il magistero della Chiesa o il parere di un confessore saggio e illuminato. E così finisce col commettere delle pazzie, magari mettendole in conto allo Spirito santo, e col far del male, magari in buona fede, a sé e ai fratelli.
Il Signore conceda un po' di buon senso a tutti, ma specialmente alle persone devote.

LA NOSTRA PREGHIERA
Possiamo ormai concludere la nostra rapida meditazione.
Ci siamo messi tutti al servizio di un padrone esigente e buono; esigente perché vuol portarci in alto, buono perché ci prende come siamo e ci aiuta. 
Pretende molto da noi, ma è disposto a darci lui con la sua grazia quello che pretende. Purché ci affidiamo a lui e lo lasciamo fare. Purché gli chiediamo umilmente nella preghiera quello che per noi è così difficile avere: un amore per lui senza limiti, una vera capacità di portare la nostra croce, un po' di concreta saggezza.

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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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