CHARLIE KIRK, IL CONSERVATORE CHE AMAVA IL DIALOGO
L'attivista cristiano è stato ucciso durante un suo discorso: era noto per le sue sfide a studenti e professori ''dimostrami che ho torto'' (2 VIDEO: Charlie Kirk)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO
Così il cinema indottrina i piccoli a ribellarsi alla realtà naturale e alla fede
Fonte: Provita & Famiglia
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PIPPO BAUDO E' MORTO CON IL CONFORTO DEI SACRAMENTI
È lecito sperare che si sia pentito (anche perché aveva avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai), ma i santi sono un'altra cosa...
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone
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I PRETI SOCIAL, TRA ABBANDONI E NARCISISMO
Dopo don Minutella e padre Farè, adesso anche don Leonardo Maria Pompei abbandona la Chiesa cattolica: ciascuno si porta dietro un discreto numero di fedeli o, più precisamente, di follower sui social
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO
Trent'anni di illegalità celebrati dalla sinistra (e finora con l'avallo della destra), ma finalmente il ministro dell'Interno cambia pagina
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
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IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE
Persone ''cerebralmente morte'' (che però sono vive) vengono utilizzate come topi da laboratorio per trapianti di organi di animali geneticamente modificati
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia
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OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,1-13)
Non potete servire Dio e la ricchezza
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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CHARLIE KIRK, IL CONSERVATORE CHE AMAVA IL DIALOGO
L'attivista cristiano è stato ucciso durante un suo discorso: era noto per le sue sfide a studenti e professori ''dimostrami che ho torto'' (2 VIDEO: Charlie Kirk)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 settembre 2025
Hanno ucciso Charlie Kirk. [...] Attivista repubblicano, fondatore di Turning Point Usa, uno dei principali movimenti di sostegno a Trump, dedicato soprattutto ai giovani delle superiori e delle università, Charlie Kirk è stato assassinato con un colpo di fucile alla gola, sparato da quasi duecento metri dal palco da cui stava parlando, durante un evento all'Università Utah Valley. Lascia una moglie e due figli, aveva solo 31 anni, gli ultimi 13 passati a promuovere la causa del conservatorismo. Turning Point Usa era stato fondato nel 2012, dall'allora 18enne Kirk, assieme all'anziano attivista del Tea Party Bill Montgomery. Le prime cause promosse dal movimento erano quelle tipiche della moderna "rivolta del tè": meno tasse, meno Stato, più libertà. Quando Kirk ha preso la guida del movimento, portandolo nelle università, la sua piattaforma programmatica è diventata via via più conservatrice, promuovendo la libertà di religione, l'opposizione all'aborto (in ogni circostanza), la memoria storica degli Usa contro ogni revisionismo woke. Turning Point Usa era diventato il punto di riferimento per tutti quegli studenti che si opponevano alla Critical Race Theory, la teoria secondo cui gli Usa sono intrinsecamente razzisti e la lotta di razza domina la storia esattamente come la lotta di classe nel marxismo classico. Kirk prendeva il toro per le corna e attaccava soprattutto il marxismo, denunciando la sua diffusione capillare nelle accademie americane.
TURNING POINT USA Con l'arrivo sulla scena di Trump, nelle elezioni del 2016, Turning Point Usa si era unito alla sua campagna. Nella prima amministrazione del presidente repubblicano, Kirk aveva anche fatto parte della Commissione 1776 che si opponeva al Progetto 1619 (revisionismo storico antirazzista, secondo cui l'arrivo dei primi schiavi dall'Africa segna la vera nascita dell'America). La Commissione 1776 si era data il compito di preservare la memoria e i valori della Rivoluzione Americana, vita, libertà, perseguimento della felicità, l'eccezionalismo americano, contro ogni reinterpretazione. Gli eventi del 2020-21, i più divisivi di sempre, hanno visto un Kirk in prima linea contro le misure pandemiche più repressive. Avendo messo in discussione il distanziamento sociale ed essendosi opposto sia all'obbligo di mascherina che a quello dei vaccini (soprattutto alle vaccinazioni obbligatorie per studenti, che definiva "apartheid sanitario") si è beccato l'infamante etichetta di "no vax". Che andava ad aggiungersi alla precedente etichetta, altrettanto infamante, di "negazionista climatico", visto che si opponeva alla rivoluzione green voluta da Obama. A sinistra lo hanno odiato ancora di più per il 6 gennaio, quando ha pagato una decina di bus per portare attivisti alla manifestazione Stop the Steal, quella che poi è sfociata nell'assalto al Campidoglio. Da parte sua, comunque, non c'è alcuna responsabilità: gli studenti conservatori portati a Washington da Kirk non hanno preso parte alla manifestazione più violenta. Difendendosi dalle accuse del Comitato sul 6 gennaio, ha dichiarato di ritenere che la parte più violenta dei manifestanti non fosse rappresentativa della base di Stop the Steal. E che comunque non si potesse parlare, nemmeno per l'assalto al legislativo, di "insurrezione", men che meno di "golpe".
DIMOSTRAMI CHE HO TORTO In ogni caso, nonostante le critiche e le etichettature che lo associano a fenomeni violenti, Charlie Kirk non era un violento. Anzi, era un grande amante della dialettica. "Prove me wrong" ("dimostrami che ho torto") era il formato dei dibattiti universitari, pronto a rispondere, con logica e con calma, anche agli studenti (e ai docenti) più fanatici. Una settimana prima che lo uccidessero, aveva partecipato a un dibattito uno contro venti: lui contro venti studenti liberal. Non aveva paura di contraddire tabù e idee dominanti. Sfidava le femministe affermando che l'aborto è omicidio, sempre e comunque. In tempi più recenti sfidava i pro-Pal sostenendo le ragioni della difesa di Israele dal terrorismo (benché fosse isolazionista e contrario all'intervento in Iran, così come è sempre stato contrario al sostegno militare all'Ucraina). Kirk non aveva paura dei fanatici, non temeva il confronto. Ma è stato ucciso per mano di un ignoto che alle parole ha preferito usare i proiettili. In aprile era stato lo stesso Kirk a lanciare un monito sulla crescita della violenza politica nella sinistra, con un post su X tornato di straordinaria attualità. «La cultura dell'assassinio si sta diffondendo nella sinistra. Il 48% dei liberal ritiene che uccidere Elon Musk sia almeno in parte giustificato. Il 55% ha espresso lo stesso parere riguardo a Donald Trump». E concludeva osservando: «Questo è il risultato naturale della cultura della protesta diffuso nella sinistra: tollera la violenza e il caos da anni. La codardia dei pubblici ministeri locali e dei funzionari scolastici ha trasformato la sinistra in una bomba a orologeria».
Nota di BastaBugie:Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Il messaggio di Kirk si basava sulla legge naturale universale" spiega che, anche se non era cattolico, aveva recuperato l'adesione ad una legge naturale. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 settembre 2025: La morte per assassinio di Charlie Kirk ha colpito tutti. Sulla vicenda in questi giorni si stanno moltiplicando molte osservazioni e riflessioni, unitamente alla costernata vicinanza spirituale alla moglie e ai figli. La tragedia accaduta non verrà dimenticata tanto presto ed eserciterà una significativa influenza sul modo di pensare date le sue numerose applicazioni a tanti ambiti della vita di oggi. Da parte nostra ci limitiamo ad alcune considerazioni dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa. La maggior parte delle prese di posizione che condannano l'accaduto si fermano alla violazione della libertà di espressione e delle esigenze della democrazia liberale. Molti osservatori e commentatori vedono in Kirk il campione di questa libertà, un uomo che ha avuto il coraggio di dire le proprie idee, discutendo con tutti in un pubblico dibattito, come quello che stava svolgendo al momento dello sparo. Questa interpretazione non scende sul piano dei contenuti, ossia di quanto egli diceva e dei principi che promuoveva e difendeva. Certo, anche la libertà è un contenuto e non solo una forma, ma assunta così genericamente e intesa solo come libertà di dire la propria in pubblico, risulta riduttiva e anche ambigua. Lo stesso vale per chi assume l'ottica del "sogno americano" di cui l'azione sociale e politica di Kirk sarebbe stata una fedele e onesta espressione. Anche in questo caso ci si ferma un passo prima di entrare in profondità nei contenuti. Chi voglia fare una analisi alla luce della Dottrina sociale della Chiesa non dovrebbe fermarsi lì, perché ambedue i criteri - libertà democratica di espressione e sogno americano - hanno bisogno a loro volta di essere fondati. Occorre piuttosto chiedersi se il messaggio di Kirk avesse voluto basarsi su alcune più solide basi Qualcuno osserva che le sue posizioni circa le emergenze sociali e politiche di oggi fossero di vario tenore e non meritassero tutte lo stesso apprezzamento. Questo può essere vero, però i cosiddetti "principi non negoziabili", pur tradotti in modo personale, c'erano tutti. Egli si batteva contro l'uccisione di vite umane innocenti tramite l'aborto di Stato, difendeva e promuoveva la famiglia naturale, voleva "buone" scuole per i figli, lottava contro le attuali ideologie post-naturali come quella del gender o quella del woke, indicava i pericoli dell'immigrazionismo, soprattutto islamico, per la destabilizzazione delle nazioni e così via. Possiamo allora dire che egli non rivendicava solo la libertà democratica o il sogno americano ma intendeva andare a dei fondamenti indisponibili in cui possiamo vedere elementi della legge naturale. Questo lo collega in modo più convincente con la Dottrina sociale della Chiesa. Charlie Kirk non era cattolico, ma evangelico. Per lui, almeno formalmente, non esisteva una Dottrina sociale della Chiesa, non solo per la mancanza di autorità magisteriale competente a formularla dottrinalmente, ma anche perché il rapporto tra la ragione politica e la fede religiosa per gli evangelici è diverso che per i cattolici. Dal protestantesimo possono derivare diverse soluzioni a questo proposito: uno Stato completamente laico e secolarizzato oppure uno Stato che governa direttamente la dimensione pubblica della vita religiosa; i fedeli possono ritenere che la loro coscienza legittimi qualsiasi scelta nella pubblica piazza oppure che Gesù Cristo voglia da loro una coerenza anche in questo campo. Da quanto ci è dato sapere, Charlie Kirk aveva recuperato l'adesione ad una legge naturale, espressa ancora con venature evangeliche, ma piuttosto solida perché fondata sul buon senso o, per meglio dire, sul senso comune. I punti su cui egli insisteva erano in realtà piuttosto semplici, alla portata di tutti, e li difendeva con argomentazioni razionali e non solo di fede, chiedendo ai suoi interlocutori di digli dove avesse sbagliato. Su questi aspetti del suo impegno il rapporto con la Dottrina sociale della Chiesa sembra consistente. Collegato con questo aspetto, c'è poi quello del ruolo pubblico da lui assegnato alla fede cristiana e a Dio. Anche in questo ambito i suoi atteggiamenti rimangono evangelici più che cattolici, perché tra la sua coscienza e gli insegnamenti di Gesù non c'era la Chiesa docente, però non si può dimenticare che anche per la Dottrina sociale della Chiesa la religione cristiana ha un ruolo pubblico e, contro l'indifferentismo religioso ateo, bisogna lottare prima di tutto per il primato di Dio nel mondo, come condizione per tutto il resto. Nella marea di notizie diffusesi in questi giorni su di lui, è emersa anche l'indicazione di un suo eventuale accostamento alla religione cattolica. Qualcuno ha riportato alcune sue affermazioni riguardo Maria Santissima che, assieme alla sua amicizia con numerosi cattolici impegnati in pubblica, potrebbero indicare questa sua disposizione interiore. La cosa fa però nascere una domanda: la Chiesa cattolica di oggi approverebbe l'impegno di Charlie Kirk? Indipendentemente dal nuovo corso aperto da Leone XIV e parlando in generale, a cominciare anche da alcuni vescovi americani, è lecito avere molti dubbi su un apprezzamento del suo messaggio. Su vita, famiglia, omosessualismo, gender, suicidio assistito, immigrazionismo, ecologismo... molte autorevoli voci della Chiesa cattolica di oggi sono in dissonanza con le idee promosse da Charlie. Ancor più lo sono verso il suo metodo, ritenuto con ogni probabilità troppo militante. Non che egli non dialogasse, come oggi gli ecclesiastici cattolici dicono di fare come primaria esigenza, è che dialogava non solo per dialogare ma per far vincere, nel dialogo, le idee vere contro quelle false.
VIDEO 1 (MUSICALE): Noi siamo Charlie Kirk (3 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=eBdHxLGN-5U
VIDEO 2: Dialogo di Charlie Kirk con un'attivista abortista (15 minuti) AUDIO ITALIANO: per ascoltare il video doppiato in italiano (voce sintetica), vai a "impostazioni" e clicca su "traccia audio".
https://www.youtube.com/watch?v=iGIc8ygpHKw
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LA STUPENDA MOGLIE DI CHARLIE KIRK Erika, 38 anni, battezzata cattolica, ha detto: ''Passerò la vita profondamente innamorata e devota a quest'uomo che, ancora e ancora, mi indica Cristo'' (VIDEO: Il discorso di Erika Kirk alla cerimonia di commiato) di Raffaella Frullone https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8296
LA MEMORIA DI CHARLIE KIRK DIVENTA SCOMODA In Valle d'Aosta la proposta di dedicare un'aula universitaria a Charlie Kirk scatena polemiche perché non si vuole accettare chi nel dibattito pubblico difende la vita, la libertà educativa e la realtà biologica https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8481
DOSSIER "SIC TRANSIT GLORIA MUNDI" Persone famose decedute Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 settembre 2025
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UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO
Così il cinema indottrina i piccoli a ribellarsi alla realtà naturale e alla fede
Fonte Provita & Famiglia, 28 agosto 2025
Cento minuti di film, ovvero cento minuti di luoghi comuni a favore dell'ideologia gender, con qualche parentesi per mettere in ridicolo (non parlate di satira, quella è un'altra cosa) la prospettiva di chi non si allinea con la propaganda LGBT. Grandi "lezioni" a favore dell'identità di genere - soprattutto per i bambini - delle relazioni aperte e fugaci, della carriera alias nelle scuole e della necessità di assecondare l'identità che i figli "sentono" o in cui si "auto-percepiscono". È una prima, veloce ma esaustiva descrizione del film "Unicorni", che vede protagonista un bambino di nove anni che si sente più femmina che maschio e si vuole vestire da bambina. La pellicola si è addirittura meritata l'apertura del Giffoni Film Festival lo scorso 17 luglio (storica rassegna cinematografica dedicata a bambini e adolescenti), e Pro Vita & Famiglia è andata (sigh!) a vederla al cinema per poter mettere in guardia i genitori da una propaganda - quella gender - che si fa martellante soprattutto con l'avvicinarsi, tra qualche giorno, dell'inizio del nuovo anno scolastico. Il film racconta la storia di Lucio (Edoardo Pesce), un conduttore radiofonico dallo spirito progressista, e di sua moglie Elena (Valentina Lodovini), con cui condivide una famiglia "allargata", poiché ha una figlia con la sua prima moglie e un figlio con Elena, Blu, bimbo di nove anni che ama vestirsi da bambina, ma solo all'interno delle mura domestiche, dove si sente al sicuro. Il punto di svolta arriva quando Blu, in vista della recita scolastica, esprime il desiderio di interpretare la Sirenetta, indossando un costume femminile in pubblico. Questa richiesta inaspettata scuote gli equilibri familiari. I due genitori entrano così in contatto con un gruppo di supporto chiamato "Genitori Unicorni", formato da famiglie che vivono situazioni simili e guidato da una "psicologa di genere" (Michela Andreozzi, che è anche regista del film). In questo contesto Lucio si scopre meno "progressista" di quanto egli stesso credeva, poiché non riesce inizialmente ad accettare che il figlio voglia vestirsi da bambina e non si senta davvero maschio. Elena, dal canto suo, viene dipinta come una mamma "aperta" e decisa a accontentare il figlio in ogni sua richiesta.
TUTTI I RIFERIMENTI AL GENDER E AI TEMI LGBT Nel contesto di questa trama - già di per sé impregnata di temi gender - si innestano tantissimi piccoli e grandi (a volte palesi ed espliciti) riferimenti all'Agenda Lgbtqia+. Una narrazione arcobaleno che rende a nostro avviso il film totalmente inadatto ai bambini. Tanto che, sulla pagina ufficiale di una delle case produttrici, la Vision Distribution, la pellicola presenta insieme al bollino verde (con scritto 6+ e la sigla del Ministero della Cultura) il bollino rosso con scritto "sex", visti i dialoghi sui temi sessuali presenti nel film. Ma andiamo con ordine e snoccioliamo tutti i dettagli che rendono il film così ideologico. Innanzitutto, come abbiamo già detto, il leitmotiv è l'ideologia secondo la quale i bambini devono essere liberi di sentirsi e "auto-percepirsi" senza alcun limite. Blu, che ha una sorella, la chiama invece «sorello» e viene da lei chiamato «fratella», mentre la stessa dichiara a gran voce che «la monogamia è figlia del patriarcato». In particolare, poi, in una lunga scena di dialogo tra la "psicologa di genere" e il gruppo dei genitori, vengono elencati e spiegati tutti i termini della propaganda Lgbt: transgender, cisgender, identità di genere, disforia di genere, eterosessualità, omosessualità, bisessualità e addirittura l'espressione di genere, ovvero come le persone "si manifestano e si vestono" al di là della propria identità o sessualità. Si parla inoltre di una ragazza che assume il nome di "Andrea" e per la quale i genitori avevano preso in considerazione di adottare una terapia per ritardare la pubertà, in questo caso il ciclo, ma non avendo poi autorizzato tale terapia (viene sottolineato che serve l'autorizzazione dei genitori) nel film si evidenzia come sia uno shock per l'adolescente veder crescere il proprio corpo ma "non sentirlo suo".
RAFFIGURAZIONE RIDICOLA Tra i genitori che si confidano c'è chi dice che il figlio «ha fatto domanda per la carriera alias ma la preside ci ha dichiarato guerra» oppure chi si presenta come «una coppia di genitori di un figlio Amab (assigned male at birth), ovvero assegnato maschio alla nascita». L'apoteosi sembra arrivare quando la psicologa spiega che la varianza di genere, ovvero il fatto di assumere comportamenti considerati inadatti agli stereotipi, si può manifestare anche prima dei 3 anni. L'unica voce fuori dal coro, la madre di Andrea, che sottolinea come lei «a 13 anni non sapeva neanche scegliere il liceo, figuriamoci» decisioni di tale portata, alla fine del film finisce per lasciare il marito e dunque viene raffigurata ed etichettata come colei che non ha accettato la volontà del figlio, come il membro della coppia che fa la scelta sbagliata, retrograda. E proprio qui si innesta un altro aspetto della narrazione, seppur non in primo piano, ovvero quello della raffigurazione ridicola, comica, grottesca e cosiddetta "medievale" di chi la pensa diversamente, raffigurato come di destra, conservatore e tradizionalista. Le coppie - inizialmente anche quella protagonista - dove uno dei due genitori non accetta ciò che i figli "sentono di essere" finiscono per litigare, per andare in crisi o addirittura lasciarsi, con la ragione che viene data sempre e solamente a chi accontenta i bambini. A tal punto che in un determinato momento il piccolo protagonista sembra voler tornare indietro su ciò che pensa di se stesso dichiarando che lo fa «per non far divorziare» i propri genitori. Addirittura anche il figlio di un personaggio non allineato agli schermi Lgbt viene a sua volta narrato come un bullo, come lo specchio - in miniatura - di ciò che è il padre. Viene, a conclusione del film, persino "discriminato" rispetto al protagonista Blu, poiché dopo una lite tra i due entrambi vengono sospesi da scuola e perciò non possono partecipare alla recita, ma alla fine il protagonista riesce in qualche modo a cavarsela, mentre l'altro rimane fuori dalla recita, seduto tra il pubblico degli adulti, escluso dagli altri bambini.
FRECCIATINA AL MONDO CATTOLICO Come se tutto ciò non fosse sufficiente, nel film c'è spazio anche per qualche sottile - ma neanche troppo velata - frecciatina al mondo cattolico. Un'imprenditrice di chiaro stampo conservatore e cattolico (si accenna anche a Papa Wojtyła) litiga con Lucio e, quando quest'ultimo se ne va, si sente affermare «vabbè pazienza, tanto non era neanche battezzato». Ancora, in un'altra scena i protagonisti rimangono imbottigliati nel traffico di Roma a causa di un pullman in sosta. La spiegazione è, in pochi secondi, un cocktail di luoghi comuni: «ci mancavano solo i turisti del Giubileo, che so tutti vecchi e centenari». Una spruzzata di anticattolicesimo non si nega mai. Se dovessero restare interrogativi sulla portata ideologica del film, ogni dubbio viene fugato dalla stessa regista del film, Michela Andreozzi, autrice di un autogol clamoroso sui social. Rispondendo a una video-recensione critica sulla faziosità ideologica del film, la Andreozzi ha "chiarito" di essersi consultata con un'associazione che si occupa del tema a "360 gradi": GenderLens, un collettivo, si legge sul loro stesso sito, di «genitori, attivistә trans e alleatә» che sostiene l'esistenza di "bambini trans", si batte per portare la Carriera Alias nelle scuole italiane e che, nel settembre 2024, organizzò il laboratorio per "Bambin* trans e gender creative" - rivolto a minori dai 5 ai 14 anni - all'Università di Roma Tre. Come tantissimi altri film anche "Unicorni" ha fatto richiesta e ha potuto avere accesso a finanziamenti pubblici. In particolare, la Commissione Tecnica di Valutazione istituita dalla Regione Lazio per il bando Lazio Cinema International - Prima finestra 2024 lo ha valutato idoneo alla richiesta di fondi e sui 357.000 euro richiesti ne ha percepiti ben 310.000. A fronte di questi finanziamenti, però, l'altra faccia della medaglia sembra raccontare un flop al botteghino, poiché secondo i dati più aggiornati (a fine agosto) reperibili sul portale specializzato Box Office Mojo, gli incassi totali stimati del film ammonterebbero a 140.000 dollari, equivalenti a poco più di 130.000 euro.
Fonte: Provita & Famiglia, 28 agosto 2025
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PIPPO BAUDO E' MORTO CON IL CONFORTO DEI SACRAMENTI
È lecito sperare che si sia pentito (anche perché aveva avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai), ma i santi sono un'altra cosa...
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Sito del Timone, 18 agosto 2025
Sabato 16 agosto 2025 si è spento serenamente Pippo Baudo, a 89 anni, al Campus Biomedico di Roma. Attorno a lui gli affetti più cari e, come riportano le agenzie, «con il conforto dei sacramenti». Un dettaglio che rischia di passare inosservato, ma che dice più di mille necrologi: l'uomo che per oltre mezzo secolo è stato il volto stesso della televisione italiana ha concluso la sua lunga corsa affidandosi a Dio. Baudo non è stato soltanto un conduttore, è stato un simbolo. Un'icona nazionale-popolare, capace di trasformare la TV in fenomeno di costume, di dare un ritmo e un linguaggio alle famiglie italiane. Con quella sua battuta che è diventata leggenda - «L'ho inventato io!» - ricordava con orgoglio gli artisti che aveva scoperto: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Giorgia, Laura Pausini, Fiorello, Beppe Grillo. Nomi, tra i tanti, che hanno segnato musica, comicità, spettacolo, e che devono a lui la prima scintilla sotto i riflettori. Eppure, al tramonto della vita, Pippo sembra aver riconosciuto che c'è qualcuno che non poteva inventare lui: Dio. Il successo, la fama, gli amori, le platee gremite - tutto resta piccolo davanti al mistero dell'eternità. E Baudo ha voluto affrontarlo con la forza dei sacramenti, quasi un gesto di umiltà che ribalta l'immagine del mattatore assoluto. Il suo rapporto con la fede non è mai stato lineare. Celebre l'episodio dell'incontro con Padre Pio, che lo cacciò dopo aver ascoltato la sua risposta: «Sono venuto per curiosità». «Allora vattene», replicò il frate. Ma qualcosa, negli ultimi anni, sembrava essere cambiato. In un'intervista del 2020 concessa al periodico Maria con te, Baudo confidò: «Maria è nostra madre, per lei nutro amore e rispetto. È a lei che mi rivolgo nei momenti difficili». Una frase semplice, quasi sussurrata, che lasciava intravedere un legame nascosto, forse mai del tutto reciso. Forse è stato proprio quel filo con la Madre a portarlo fino all'abbraccio dei sacramenti. Fino al Figlio. Così se ne va l'uomo che ha fatto la storia della televisione italiana, capace di trasformare la TV in specchio e rito collettivo. Un uomo che ha regalato sorrisi, lanciato carriere, accompagnato le domeniche degli italiani. Ma nell'ultimo atto, lontano dai riflettori, ha scelto un gesto di fede silenziosa e potente: ricevere i sacramenti. È lì che la sua storia incontra un'altra regia, quella definitiva, che non appartiene al piccolo schermo ma all'eternità. E così, caro Pippo, noi siamo tra quelli che ti sperano finalmente davanti a quel palco infinito, dove non puoi più dire «L'ho inventato io!». Perché hai incontrato Dio.
Nota di BastaBugie:Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Armani, Baudo, Acutis e Frassati tra mode ed eternità" spiega la differenza tra i "santi" del Mondo e quelli della Chiesa Cattolica. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2025: Ci sono santi e santi. C'è Giorgio Armani e Pippo Baudo, da poco scomparsi, e Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, da poco canonizzati. I primi sono santi laici, anche i secondi, ma in un'altra accezione. Armani e Baudo sono santi pop, venerati in vita. I secondi sono santi cattolici, venerati da morti. I primi li sappiamo morti. I secondi li sappiamo morti, ma anche vivi tra noi e vivi lassù dove ci attendono. I primi non facevano miracoli, se non miracoli terreni grazie a forbici e microfoni. I secondi hanno compiuto veri e propri miracoli, hanno portato il Cielo in terra. I primi avevano il pubblico. I secondi hanno i credenti. Armani fu ed è celebrato per lo stile, il gusto, l'originalità, la ricercatezza, il lusso. Virtù del mondo e di certo non tra le peggiori, seppur virtù di superficie, scintillanti ma in sé vuote se non c'è sostanza, quella sostanza che invece ha riempito l'esistenza dei due nuovi e giovani santi. Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo viene ricordato per la professionalità, la capacità di scoprire nuovi talenti, di intercettare il sentimento nazional popolare e di inventare format che al tempo non si sapeva nemmeno che si chiamassero così. Al pubblico o non importava l'omosessualità di Armani o addirittura l'apprezzava. Così come al pubblico non importava o riteneva normale che Baudo avesse avuto due mogli e due figli, di cui uno da una donna che non sposò mai. Di contro Acutis e Frassati sono stati canonizzati perché interpreti in modo eroico di virtù quali la giustizia, la fortezza, la temperanza, la prudenza su su fino alla fede, alla speranza e alla carità. Ai credenti invece importa eccome della loro vita privata perché è questa che li ha spediti in Paradiso. Ed è questa vita privata che prima con la beatificazione e poi la canonizzazione è diventata pubblica per far sapere a tutti che se loro ce l'hanno fatta, possiamo farcela anche noi. Non tutti potranno essere il nuovo Armani o il nuovo Pippo Baudo, ma tutti potremo essere il nuovo Acutis e il nuovo Frassati, seppur a modo nostro. Le virtù post-moderne dello stilista e del presentatore li hanno consacrati come idoli dello spettacolo, seppur il Pippo nazionale era ormai da anni più che una stella cadente una stella decadente o ormai decaduta, simbolo di un'Italia che non c'è più e che mai più tornerà. Acutis e Frassati non erano ammaliati da idoli, ma da Dio. Armani vantava milioni di follower, i due giovani santi erano tra i milioni di seguaci anonimi di Cristo. L'umiltà dei due servitori di Dio li ha resi sconosciuti in vita alla massa dei loro contemporanei, seppur in vita erano già assai conosciuti da Gesù stesso. Lo stilista e il conduttore invece cercavano la fama - non certo la fama di santità - come molti, moltissimi che affollano i social nella speranza di essere seguiti, notati, ricercati, conosciuti, apprezzati, stimati. Insomma voluti bene. Carlo e Pier Giorgio invece sapevano che erano già amati dall'Amore in persona. Armani e Baudo erano personaggi, Acutis e Frassati solo persone. Il personaggio è necessariamente mondano perché piace al mondo, la persona invece è imago Dei e se l'immagine di Dio si scorge nelle sue scelte allora piace a Dio stesso. Il like che ha maggior valore al mondo. Il sarto stilista si è spento a 91 anni e l'uomo di spettacolo a 89. Acutis morì a 15, Frassati a 24. Il tempo di Dio non è il nostro. Le brevi vite di Acutis e Frassati abbracciavano già l'eternità qui in terra e dunque, verrebbe da chiedersi, perché prolungarle ancor di più? La lunga esistenza dei due vip appare oggi così fugace perché è stato l'effimero la cifra caratteristica delle loro professioni. L'imperituro e il perenne invece sono state le alte vette a cui hanno teso i due giovani santi. Questo ha donato un peso specifico alle loro brevi esistenze che non possiamo ritrovare in quelle, ben più lunghe, dei due celebrati vip appena scomparsi. Armani seguiva e dettava le mode, che per loro natura sono precarie, temporanee. Baudo fondò il suo successo nel mondo dello spettacolo, anch'esso soggetto a mode. E dunque il motivo del suo successo fu anche il motivo del suo declino. Carlo e Pier Giorgio non hanno seguito mode, ma hanno vissuto al modo di Cristo, nel tempo, ma fuori dalle tendenze del tempo perché tendevano sempre all'Assoluto. Inattuali per i loro contemporanei. Immortali come possono esserlo solo i santi.
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Fonte: Sito del Timone, 18 agosto 2025
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I PRETI SOCIAL, TRA ABBANDONI E NARCISISMO
Dopo don Minutella e padre Farè, adesso anche don Leonardo Maria Pompei abbandona la Chiesa cattolica: ciascuno si porta dietro un discreto numero di fedeli o, più precisamente, di follower sui social
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12 settembre 2025
Ormai è uno stillicidio: dopo don Minutella e padre Giorgio Maria Farè, anche don Leonardo Maria Pompei abbandona la Chiesa cattolica per reazione al pontificato di papa Francesco e, più in generale, all'indirizzo che la Chiesa ha preso senza più tentennamenti negli ultimi decenni. Certo, si tratta di posizioni diverse, più o meno comprensibili e giustificabili; sta di fatto che diversi sacerdoti abbandonano la comunione con Roma portandosi dietro un discreto numero di fedeli; creando, cioè, delle fratture e delle divisioni nel corpo mistico di Cristo. Questo atteggiamento, che lascia attoniti, ricorda riflessioni già condivise con i gentili lettori della Bussola. La barca di Pietro è in balìa della tempesta e la tentazione di abbandonarla è forte; si alza un grido: «Maestro, non t'importa che moriamo?». E il maestro risponde: «Uomini di poca fede». Si, perché questo è un problema di fede. Può, Dio onnisciente, ignorare quanto accade alla Sua Chiesa? Possibile che accada qualcosa che Lui non abbia permesso? Non esiste, dunque, la divina Provvidenza? E se tutto questo fosse per «una gioia più certa e più grande», come scriveva il Manzoni? E se avessimo cominciato la discesa verso la definitiva «pienezza dei tempi», preludio alla seconda venuta di Cristo?
COME SUL TITANIC Tuttavia, a quanto pare, per ogni sacerdote che abbandona la barca di Pietro nella tempesta, ce ne sono altri che - come sul Titanic - cantano e ballano, perfettamente a loro agio nella situazione attuale. Ho in mente alcuni sacerdoti protagonisti del «Giubileo degli influencer cattolici e dei missionari digitali», alcuni dei quali hanno pubblicato dei reel (brevi video sui social media) di palleggi sul presbiterio: «Non sono i ragazzi che devono andare in chiesa, è la Chiesa che deve andare dai ragazzi». La Chiesa in uscita, appunto; che lascia solo il Santissimo Sacramento. Per non parlare dei preti dee-jay o delle posizioni piuttosto discutibili del prete youtuber più celebre. In questo caso, il focus sembra porsi sull'animazione, sull'entusiasmo, per «coinvolgere i giovani». Per quale fine? Oppure l'animazione, l'entusiasmo stesso sono il fine? Qualcuno più attempato dovrebbe spiegare a questi giovani sacerdoti pieni di entusiasmo che canzoncine e animazione non sono una novità; è un approccio pastorale che la Chiesa ha scelto decenni fa. E i risultati non sembrano così travolgenti. Ma forse questi sono due lati della stessa medaglia: l'esposizione del sacro sui social media.
LIKE, FOLLOWER E... NARCISIMO Tutti, ormai, sembrano accorgersi dei danni spaventosi provocati dai media digitali; a titolo di esempio, cito un documento del Senato della Repubblica: «Ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell'empatia. Ma a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l'adattabilità, la capacità dialettica... Sono gli effetti che l'uso, che nella maggior parte dei casi non può che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui più giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche». Se n'è accorto il Ministro dell'istruzione e del Merito, che ha disposto l'estensione del divieto di utilizzo degli smartphone anche alle scuole superiori, con l'entrata in vigore a partire dal nuovo anno scolastico 2025/26. Non se n'è accorta la Chiesa, che continua ad avere, nei confronti degli strumenti digitali, un atteggiamento boomer, di entusiasmo per le «felici sorti e progressive» offerte dai social media all'evangelizzazione; o forse per i suoni e le luci colorate che escono dagli schermi. Nessun caveat, nessuna prudenza, nei loro confronti. E se abbandoni sacerdotali da una parte ed «esagerazioni sensazionalistiche» dall'altra fossero un effetto di questi strumenti? Il fatto che i like, i follower creino fenomeni di narcisimo, gonfino una bolla di onnipotenza, facciano dimenticare il buon senso... queste cose valgono solo per i ragazzi? Oppure auto-celebrazione e ricerca di validazione esterna sono effetti nei quali possono incorrere anche i sacerdoti che usano in modo disinvolto di questi strumenti? Aspettiamo, spero non invano, una parola di saggezza sugli strumenti tecnologici digitali e sui loro pericoli da parte della Chiesa. In ritardo rispetto al mondo, come sempre accade a chi insegue.
Nota di BastaBugie:l'autore del precedente articolo, Roberto Marchesini, nell'articolo seguente dal titolo "Il problema del tempo presente è la nostra mancanza di fede" spiega come deve essere affrontata la situazione attuale della Chiesa senza cadere nello sgomento e nella preoccupazione. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 novembre 2024: Capita frequentemente che amici e conoscenti mi chiedano un parere sulla situazione attuale della Chiesa e sul presente pontificato. Li vedo spesso preoccupati, intimoriti e sgomenti: cosa sta accadendo, come andrà a finire, Gesù ci ha abbandonati? In genere rispondo che la cosa non mi preoccupa e mi riguarda fino a certo punto: quello che mi interessa è farmi meno purgatorio possibile, quindi chiudere la mia giornata avendo fatto un po' di bene ed evitato un po' di male. In ogni caso, c'è il Vangelo: l'insegnamento diretto della seconda Persona della Santissima Trinità, riferita da testimoni oculari e certificata dall'autorità della Chiesa. Proprio nel Vangelo c'è un brano che sembra fatto apposta per i nostri tempi, l'episodio della tempesta sedata (Mc 4, 35-40; oppure Lc 8, 22-25 o Mt 8, 23-26): In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che moriamo?". Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?". Nella tradizione ecclesiastica, la barca di Pietro rappresenta la Chiesa. Si leva una tempesta che investe la barca di Pietro, che comincia a fare acqua da tutte le parti. I discepoli sono terrorizzati ma Gesù, placido e tranquillo, se la dorme della grossa. Allora essi lo accusano: come può permettere che ci accada questo? Non t'importa di noi, della nostra barca? A quel punto, Gesù si alza, placa la tempesta e sgrida i discepoli: perché avete paura? Non avete fiducia! È tutto qui. Il maestro sa perfettamente cosa accade alla barca di Pietro, lo permette perché sa benissimo che, con un solo gesto, può placare la tempesta. Tutto è sotto controllo, Gesù è saldamente al comando. Il problema vero è la nostra poca fede: arriva la tempesta e pensiamo che Gesù ci abbia abbandonati, si sia dimenticato di noi. Ma non è possibile, non è così. I momenti di difficoltà non sono un disastro; in fondo servono, anche quelli, per accrescere la nostra fede e il nostro abbandono in Lui. Perché «chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 24, 13). Il problema del momento presente è uno solo: la nostra mancanza di fede. Solo abbandonandoci completamente all'amore di Cristo passeremo indenni attraverso questa e altre tempeste. Sia il nostro atteggiamento quello indicato dal Salmo 131: Io sono tranquillo e sereno, come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia. Speri Israele nel Signore, ora e sempre. Amen.
LA CHIESA HA SEMPRE AFFRONTATO BUFERE E TEMPESTE La storia della Chiesa è gloriosa, ma ci sono stati anche scismi ed eresie che, dalle origini ai giorni nostri, ne hanno minato l'unità interna (VIDEO: Il Vaticano II, un Concilio pastorale) di Roberto de Mattei https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4228
DOSSIER "EXTRA ECCLESIAM" Sacerdoti ridotti allo stato laicale Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12 settembre 2025
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SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE LEONCAVALLO
Trent'anni di illegalità celebrati dalla sinistra (e finora con l'avallo della destra), ma finalmente il ministro dell'Interno cambia pagina
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 22 agosto 2025
«Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità» con queste parole lapidarie il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ha commentato la fine dello storico centro sociale milanese, un po' l'archetipo di tutti centri sociali italiani, avvenuto ieri mattina. Ma ricostruiamone brevemente la storia: il Leoncavallo è chiamato così dal nome della strada di Milano dove acquistò la sua "fama" occupando abusivamente un'area privata. La prima occupazione, il 18 ottobre 1975, fu di un piccolo stabile di via Mancinelli, nella periferia nord-est della città, ad opera dei collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Una volta entrati nello stabile, in stato di abbandono da anni, gli occupanti si resero conto dell'enorme magazzino abbandonato adiacente, di oltre 3.600 m², che si affacciava su via Ruggero Leoncavallo e ne fecero la sede del centro sociale fino al 1994, per trasferirsi, poi, nel quartiere Greco. Diciamo che questa realtà, negli anni, non ha mai goduto esattamente delle simpatie dei vicini, a causa dei continui rumori molesti provenienti dall'edificio e soprattutto dello spaccio di eroina che, per un periodo, portò all'organizzazione delle "ronde anti-spaccio", tanto che, in passato, si è tentato più volte lo sgombero dell'edificio, ma i tentativi non sono mai andati a buon fine a causa delle violente proteste degli occupanti.
LA FINE DI UNA LUNGA STAGIONE DI ILLEGALITÀ Molto più che un luogo di ritrovo, dunque, nuovamente salito agli onori delle cronache, ultimamente, a causa, appunto, del recente sgombero che ha suscitato reazioni opposte da parte degli esponenti dei vari schieramenti politici: «Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent'anni quell'immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell'occupazione», ha tuonato Piantedosi, riferendosi ad un singolare precedente che riguarda lo stabile, per la cui occupazione abusiva, il ministero dell'Interno è stato condannato al risarcimento di 3 milioni di euro alla società dell'Orologio, proprietaria dell'immobile. Multa che il Viminale ha girato alla presidente dell'associazione "Mamme Antifasciste" del Leoncavallo. Riguardo lo sgombro che doveva essere eseguito il 9 settembre, ma che per ragioni di sicurezza è stato anticipato, ha mostrato soddisfazione anche la premier Giorgia Meloni: «In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole. Il governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti». L'opposizione non sembra della stessa idea e denuncia, invece la "propaganda securitaria" del governo. Bonelli: «L'immobile occupato dai fascisti di Casapound nel cuore di Roma resta però intoccabile». Si lamenta anche il sindaco di Milano, per essere stato lasciato all'oscuro di tutto e definisce il centro sociale «un valore storico e sociale nella nostra città».
UN LUOGO SIMBOLO Polemiche non sono mancate anche contro Salvini, che avrebbe esultato di fronte alla notizia della fine del centro sociale; ma la sinistra gli ricorda di essere stato un assiduo frequentatore, nei suoi anni giovanili, del Centro, al punto che il Corsera ha avuto l'ardire di ripubblicare un articolo del 13 settembre del 1994, in cui si esprime meraviglia per un intervento dell'allora appena ventenne Salvini, già leghista, in consiglio comunale, in seguito ad uno dei tanti tentativi di sgombro del capannone, avvenuto in quei giorni. Il giovane Salvini avrebbe, a quei tempi, inaspettatamente difeso le attività del centro parlando di «bravi ragazzi che non prenderebbero mai in mano una spranga». Insomma si riesumano anche "vecchie glorie" pur di dare sostanza alla polemica. Non ha tardato a strapparsi i capelli neanche Ilaria Salis, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra. «Nessun rispetto per la storia», ha dichiarato, difendendo il centro sociale che per anni ha occupato spazi di proprietà privata. Le fa da eco Bobo Craxi che si lagna su X: «Festeggiano lo sgombro del Leoncavallo come fosse la riconquista dell'Amba Alagi [...] Mi auguro si trovi una soluzione così la piantano di festeggiare». Ma un utente gli risponde senza peli sulla lingua: «Che costa alla collettività 8.000 euro al mese da 31 anni». E basta scorrere i commenti degli internauti sui vari social e sotto i post degli esponenti di certa politica, per accorgersi che, nonostante la solita propaganda, i cittadini, alle prese con la concretezza della vita, quella vera, non possono non accorgersi che, anche stavolta, "Il re è nudo" e di fronte al rammaricarsi dei rappresentanti della sinistra, molti di loro, per tutta risposta, invitano i progressisti ad abbandonare le loro vesti da "radical chic" e a mettere a disposizione le loro proprietà, in primis o ad offrirsi di pagare l'affitto del Centro, se davvero il lutto per un luogo simbolo di un così alto scambio culturale, è autentico.
Fonte: Sito del Timone, 22 agosto 2025
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IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE
Persone ''cerebralmente morte'' (che però sono vive) vengono utilizzate come topi da laboratorio per trapianti di organi di animali geneticamente modificati
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia, 11 settembre 2025
In Cina, il polmone di un maiale è stato impiantato in un uomo di 39 anni che poi è morto dopo nove giorni. Sulla rivista Nature Medicine è stato spiegato che l'uomo è rimasto stabile durante tutto il periodo post-operatorio: i parametri fisiologici, emodinamici e omeostatici sono rimasti. Durante i nove giorni seguenti il trapianto, l'uomo ha prodotto anticorpi contro l'organo estraneo, nonostante gli fossero stati somministrati potenti farmaci immunosoppressori, con conseguente crisi di rigetto. Alcune domande sorgono spontanee: come si può «mantenere in vita» un uomo «morto»? Come può un uomo morto produrre anticorpi? Come si può "morire" dopo nove giorni che uno è stato dichiarato morto? La risposta, ovviamente, è che le persone "cerebralmente morte" non sono morte. Hanno un cuore pulsante, assorbono ossigeno e rilasciano anidride carbonica attraverso i polmoni, metabolizzano i nutrienti, eliminano le scorie, combattono le infezioni e rigettano organi estranei. Si comportano esattamente come ci si aspetterebbe che si comportassero le persone con lesioni cerebrali. Sono state dichiarate morte per ottenere legalmente i loro organi per il trapianto oppure per essere usate come cavie per xenotrapianti. Gli xenotrapianti, ovvero il trapianto di organi da altre specie nell'uomo, hanno sempre fallito. Nel 2022, per esempio, un paziente americano ha ricevuto il cuore di un maiale geneticamente modificato. David Bennett Sr. - questo il nome dell'uomo - è sopravvissuto 45 giorni prima di morire apparentemente a causa di un virus suino che si è insinuato nel suo nuovo cuore. Nell'agosto del 2023, due uomini furono utilizzati come cavie dai ricercatori dell'Università dell'Alabama e del Langone Transplant Institute della New York University (ricevettero reni di maiale). Sono stati tenuti in terapia intensiva per tutta la durata dello studio. Nel marzo 2024, alcuni scienziati cinesi hanno trapiantato il fegato di un maiale in un essere umano pur sapendo che i fegati di maiale non possono sostituire quelli umani. Dopo 10 giorni il paziente è stato ucciso in modo d poter studiare il suo nuovo fegato. Il concetto di "morte cerebrale" è servito a trasformare le persone in risorse, merci o cavie. I comitati bioetici degli ospedali normalmente sostengono che tenere in vita le persone cerebralmente morte è accanimento terapeutico - se sono davvero morte. Oppure, la "morte cerebrale" non è vera morte, ma un costrutto sociale utilitaristico e una finzione giuridica. Le persone "cerebralmente morte", se sono sono ancora vive, meritano di essere trattate come persone, non usate come cavie da laboratorio.
DOSSIER "DONAZIONE DI ORGANI" L'inquietante concetto di "morte cerebrale" Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: Provita & Famiglia, 11 settembre 2025
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OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,1-13)
Non potete servire Dio e la ricchezza
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Questa che abbiamo ascoltato è senza dubbio la più sconcertante parabola del Signore. In essa Gesù prende a paragone un fatto che doveva essere molto frequente nel mondo antico, ma che, a giudicare da quel che spesso si legge sui giornali, non deve essere del tutto raro neppure nel mondo di oggi, che pure ha condizioni sociali ed economiche molto diverse. È il caso di un amministratore disonesto che si trova di fronte a un'improvvisa verifica del suo operato e quindi deve di punto in bianco fronteggiare la prospettiva della propria imminente rovina. La stranezza del racconto sta in questo, che il furfante (che se la cava imbrogliando una volta di più) viene lodato dal padrone e parrebbe addirittura proposto ai discepoli di Cristo come modello. Ma non dobbiamo dimenticare che qui si tratta di una parabola; e non tutti gli elementi di una parabola sono trasferibili nell'insegnamento, ma solo quelli che vengono intesi e indicati come tali. Nello stesso modo, ad esempio, quando Gesù, per descrivere la sua seconda venuta alla fine dei tempi, parla del ladro che viene a rubare di notte, vuole solo ricordare che il suo ritorno sarà una sorpresa, e non intende affatto, paragonando se stesso al ladro, esaltare il furto come un'azione lodevole. Qui è indubbio che il comportamento del protagonista della parabola è disapprovato, tanto è vero che viene chiamato esplicitamente "disonesto". Qual è allora l'aspetto del racconto che ci viene presentato come caricato di un insegnamento di vita? Mi pare che, senza forzature e senza acrobazie dialettiche, se ne possano trovare due.
L'INVITO A FARE IL BENE CON LA STESSA "ASTUZIA" DI CHI FA IL MALE 1. È in primo luogo l'abilità e la prontezza di riflessi con cui il furfante riesce a cavarsela dai suoi guai, tanto da strappare perfino l'ammirazione del derubato. Gesù fa un'osservazione che purtroppo ogni giorno è comprovata dall'esperienza: I figli di questo mondo... sono più scaltri dei figli della luce. È con questa frase implicitamente esprime anche il suo rammarico e il suo desiderio che i buoni diventino più svegli e più intraprendenti. Una delle disgrazie dell'umanità sta proprio qui: troppo spesso il male è fatto bene, con impegno, con intelligenza, con tenacia; e troppo spesso il bene è fatto male, senza passione, senza genialità, senza costanza, presentato in forme scolorite e prive di fascino. Con stupore e con meraviglia vediamo che i "figli della luce", cioè coloro che hanno gli occhi illuminati dalla fede e che, possedendo le verità che contano per l'esistenza, sanno dare il giusto valore alle cose e conoscono il senso e la fine della storia umana, sono più indecisi, fiacchi, incoerenti nell'agire. Mentre quelli che sciaguratamente si sono posti al servizio della menzogna e della ingiustizia sono di solito tanto abili e attivi. Non sta scritto da nessuna parte nel Vangelo che i buoni debbano essere sprovveduti, che i cristiani debbano essere degli incapaci, che i discepoli di Cristo debbano caritatevolmente aiutare gli avversari con la loro stupidità, facendosi incantare dai capziosi ragionamenti degli altri e mettendosi quasi al loro servizio per amore del dialogo, della comprensione, della mitezza o, più verosimilmente, del quieto vivere. Sta scritto precisamente il contrario, come appare dalla lettura di oggi. Confrontate col pensiero di Cristo, molte vicende della cristianità italiana di questi vent'anni trovano qui un giudizio severo.
L'"ASTUZIA SPIRITUALE" DELLA GENEROSITÀ VERSO GLI ALTRI 2. Il secondo insegnamento della parabola è di dirci che tutti noi siamo di fronte a Dio nella condizione dell'amministratore infedele. Anche noi abbiamo prevaricato; abbiamo abusato della fiducia del Creatore, che ci ha regalato la vita perché ne usassimo per la giustizia; siamo nei suoi confronti oberati da debiti spaventosi; il nostro stato è fallimentare. Ogni giorno che passa si avvicina il momento del rendiconto, quando tutte le nostre menzogne saranno scoperte e noi saremo nella situazione imbarazzante di non saper rispondere alle contestazioni precise e incontrovertibili del nostro Padrone. Ebbene, Gesù ci dice che c'è un modo per salvarci dalla prevedibile condanna e dalla catastrofe; ed è quello di essere generosi verso il prossimo del nostro perdono, del nostro tempo, del nostro interessamento, del nostro denaro. È, in fondo, ciò che suggerisce la preghiera del Padre nostro: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. È vero che elargendo agli altri le nostre cose noi non diamo propriamente del nostro, perché tutto è dono di Dio; ma Dio è contento così e attribuisce a noi il merito dei regali fatti con i beni suoi; anzi è disposto perfino a tramutare in lode il biasimo che ci sarebbe toccato: Il padrone lodò quell'amministratore; Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Questa è la strada per la quale anche i ricchi possono sperare di trovare salvezza, come appare da ciò che san Paolo scriveva a Timoteo, e che può convenire in misura diversa a ciascuno di noi: Ai ricchi in questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi, di non riporre la speranza sull'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere; di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi, mettendosi così da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera (1 Tm 6,17-19).
IL DOVERE DI NON SCENDERE A PATTI CON IL MALE 3. E quasi a dissipare ogni equivoco e a ribadire che con questa parabola non vuole insegnarci nessun compromesso con la disonestà e nessun patteggiamento col male, Gesù enuncia il principio del giusto integralismo cristiano: Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona, cioè alla ricchezza, al desiderio di possesso, a tutto ciò che finisce col dominare il cuore dell'uomo. Il servo di cui si parla è lo schiavo del mondo antico, che aveva un servizio a tempo pieno, senza ferie e senza giornate di riposo. Così deve essere il nostro servizio di Dio: non deve avanzare spazio per nessun altro dominatore. Nessuna visione del mondo, nessuna ideologia, può contendere la nostra mente al Vangelo di Cristo; nessun impegno terreno può disputare il nostro cuore all'impegno per il Signore Gesù e per il suo Regno. Le cose del mondo - la mammona - devono servire a noi per l'affermazione della giustizia e della verità, non devono essere servite da noi, perché uno solo è il Signore, come ancora una volta abbiamo ripetuto all'inizio di questa messa: "Tu solo il Signore, Gesù Cristo".
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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.
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