BastaBugie n�945 del 01 ottobre 2025

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1 DELITTO IRYNA ZARUTSKA, QUANDO IL RAZZISMO ALLA ROVESCIA PROVOCA MORTI
Una rifugiata di guerra ucraina è stata accoltellata a morte su una metropolitana e il suo assassino è un afro-americano arrestato altre 14 volte prima del delitto
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL CLUB DEI TRONFI IMMORTALI: PUTIN, XI JINPING, KIM JONG UN
La biotecnologia diventa una nuova torre di Babele che assicura la vita fino a 150 anni
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone
3 FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO
Chi lascia il cellulare accanto al letto del figlio lascia al diavolo campo libero
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia
4 A VENEZIA I BORSEGGIATORI DENUNCIANO CHI LI SMASCHERA
I tribunali tutelano i delinquenti per violazione della privacy contro chi documenta i loro furti con i video
Autore: Alessandro Bonelli - Fonte: Sito Nicola Porro
5 YOUTUBE, LA CENSURA POLITICA SU COVID E TRUMP C'ERA DAVVERO
Alphabet (YouTube e Google) ha ammesso ufficialmente di aver censurato i video e rimosso utenti, su pressione dell'amministrazione Biden
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA VILLA DEGLI ORRORI E I 22 NEONATI COME PACCHI AMAZON
Dalla Cina agli Stati Uniti il denaro comanda e i bambini si comprano
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 17,5-10)
Se aveste fede!
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - DELITTO IRYNA ZARUTSKA, QUANDO IL RAZZISMO ALLA ROVESCIA PROVOCA MORTI
Una rifugiata di guerra ucraina è stata accoltellata a morte su una metropolitana e il suo assassino è un afro-americano arrestato altre 14 volte prima del delitto
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 settembre 2025

Se chiedete cosa sia il caso del delitto Iryna Zarutska, di cui tutti parlano negli Usa da una settimana, il giornalista collettivo, quasi certamente, vi risponderà che è "la nuova mania dei suprematisti bianchi". Elon Musk ha sborsato 1 milione di dollari di tasca sua per finanziare graffittari e pittori che ritraggano la vittima sui muri d'America. E quindi se c'è dietro l'imprenditore sudafricano (ex) amico di Trump, vuole dire che c'è sotto del razzismo. Ma così, questa ragazza ucraina, rifugiata di guerra 23enne, fuggita dall'invasione russa per trovare la morte in un paese in pace, viene uccisa due volte. Prima dal suo assassino, poi dal perbenismo di una società che si ammanta di anti-razzismo.
Iryna Zarutska è stata accoltellata a morte su una metropolitana leggera di Charlotte, Carolina del Nord. Il delitto è avvenuto il 22 agosto, ma la notizia è diventata di dominio pubblico da appena una settimana. E solo grazie alla nuova policy di libertà di espressione di X, voluta da Elon Musk. Altrimenti i media locali e nazionali avevano già relegato la notizia a due righe in cronaca e, soprattutto, per due settimane, nessuno aveva voluto divulgare il video dell'accoltellamento ripreso dalle telecamere di sicurezza. La stessa sindaca di Charlotte ha ringraziato i media che hanno deciso di non pubblicarlo.

LA QUESTIONE RAZZIALE AL CONTRARIO
Ma cosa c'era da nascondere, oltre al rispetto per la vittima e alla crudezza della scena in sé? Il caso Zarutska ha riacceso i riflettori sulla questione razziale, ma stavolta al contrario. Non è un caso da "Black Lives Matter" di un bianco che uccide un nero, ma il contrario. Iryna, una ragazza bionda, è stata accoltellata di sorpresa (mentre leggeva qualcosa sul suo cellulare e aveva cuffie wireless nelle orecchie) dal vicino di posto, un afro-americano, identificato dalla polizia nel 34enne Decarlos Brown. Non erano soli, il vagone era pieno di passeggeri, la maggior parte dei quali neri (tutti, nella zona di vagone in cui è avvenuto il delitto). Nessuno ha provato a difenderla, nessuno l'ha soccorsa nei lunghi minuti di agonia, nessuno di quelli inquadrati nella telecamera di sorveglianza viene visto chiamare la polizia o i soccorsi. Indifferenza assoluta anche mentre il suo assassino barcollava qua e là per il vagone, sgocciolando sangue della vittima, si toglieva la felpa con cappuccio e poi, con calma serafica, scendeva alla prima stazione.
Cosa sarebbe successo, invertendo i fattori razziali? Se la donna fosse stata nera e il suo assassino biondo? Se la maggioranza schiacciante dei passeggeri fosse stata composta da bianchi caucasici, come sarebbe stata commentata la loro ignavia e indifferenza? Come avrebbero reagito i media e la politica?
La sindaca di Charlotte, Vi Lyles, Democratica e afro-americana, ha emesso un comunicato solo lunedì scorso, 8 settembre, più di due settimane dopo il delitto. Ha speso più parole per descrivere l'assassino come una vittima del sistema che non per la ragazza vittima del delitto: «Si tratta di una situazione tragica che mette in luce i problemi delle reti di sicurezza della società legate all'assistenza sanitaria mentale e dei sistemi che dovrebbero essere in atto», ha scritto la sindaca nel suo primo comunicato.

ARRESTATO ALTRE 14 VOLTE
L'amministrazione Trump è entrata a gamba tesa nel caso, considerando che l'omicidio di Iryna poteva essere prevenuto. Il suo assassino (ancora presunto, fino a sentenza definitiva) Decarlos Brown era stato arrestato altre 14 volte prima del delitto ed era a piede libero. Per questo il presidente vuole federalizzare il caso, considerando l'inaffidabilità della polizia e del sistema giudiziario locali. Decarlos Brown ha una lunga storia criminale, che risale al 2011 e include condanne per rapina a mano armata, furto aggravato e violazione di domicilio. Secondo i registri dello Stato, ha trascorso più di cinque anni dietro le sbarre per rapina a mano armata.
All'inizio di quest'anno, Brown era finito di nuovo nei guai giudiziari perché aveva chiamato a vuoto i soccorsi a seguito di un allarme delirante. A Brown era stata diagnosticata la schizofrenia e soffriva di allucinazioni e paranoia, secondo quanto riferisce sua sorella alla Cnn. L'assassino di Iryna è salito sul treno senza biglietto. Se anche solo quella piccola regola fosse stata fatta rispettare, la ragazza ucraina sarebbe ancora viva.
La richiesta di togliere i fondi alla polizia e di ritirare gli agenti dalle strade parte dal presupposto che il sistema dell'ordine pubblico sia "razzista sistemico", cioè congegnato apposta per reprimere i neri. Le strategie di repressione del crimine, come la "tolleranza zero", sono state abolite, Stato dopo Stato, soprattutto dopo l'uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto bianco. Era il 2020: quell'anno, Decarlos Brown, futuro assassino di Iryna, veniva rimesso in libertà dopo aver scontato la sua pena carceraria per rapina a mano armata. I manicomi non ci sono più da un pezzo, come in Italia, le carceri sono un "sistema razzista", quindi si cercano pene sostitutive. Uno schizofrenico (così risulterebbe da una diagnosi) pieno di precedenti penali ma a piede libero, ha avuto modo di scegliere la sua vittima e assassinarla.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 settembre 2025

2 - IL CLUB DEI TRONFI IMMORTALI: PUTIN, XI JINPING, KIM JONG UN
La biotecnologia diventa una nuova torre di Babele che assicura la vita fino a 150 anni
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone, 5 settembre 2025

Chiacchiere da parata tra i leader di quella parte del mondo che si sta pesantemente appoggiando ai bordi del tavolo degli equilibri globali, Cina e Russia, innanzitutto, col rischio di ribaltarlo. Con Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping era presente, tronfio come da par suo, anche il leader nord coreano Kim Jong Un. L'occasione, mercoledì scorso 3 settembre, è stata la celebrazione degli 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Oltre le dichiarazioni ufficiali, le foto storiche e la portata eccezionale dell'evento, però, la tv di stato cinese ha colto uno scambio piuttosto interessante e, a suo modo, raccapricciante tra i tre. Mentre camminavano alla testa del corteo diretti verso piazza Tienanmen, forse per riempire quello spazio di imbarazzo che si genera tra persone che non sono intime, ecco che dopo saluti e amenità varie si trovano a parlare della possibilità di vivere per sempre, conquista che sarà resa possibile dallo sviluppo biotecnologico. Una cosa di qualche decina d'anni forse, ma il risultato sarebbe ormai a portata di mano. Ecco gli stralci di conversazione tra i tre, come riporta tra gli altri Il Post: «Il tono della conversazione, tradotta dagli interpreti tra il mandarino e il russo, è conviviale.

A 70 ANNI SIAMO ANCORA GIOVANI
L'audio è frammentato e alcuni pezzi sono inudibili, ma il dialogo sembra cominciare tra Xi e Kim, che si scambiano convenevoli e dicono di essere contenti di vedersi dopo diversi anni. Poco dopo Xi dice: "ora le persone a 70 anni sono ancora giovani". Dopo qualche secondo in cui è difficile distinguere chi parli, Xi si rivolge a Putin, dicendo: "Un tempo difficilmente la gente viveva oltre i 70 anni, ma oggi a 70 anni... sei ancora un bambino"». Segue anche il contributo del presidente (quasi) a vita (quasi eterna?) Putin: «"Con lo sviluppo delle biotecnologie, gli organi umani possono essere trapiantati più volte, e le persone possono vivere più a lungo e persino raggiungere l'immortalità". A quel punto Xi risponde, dicendo: "Secondo le previsioni nel corso di questo secolo gli esseri umani potranno vivere fino a 150 anni".»
Dio ce ne scampi e liberi, potremmo gridare mani levate al Cielo. Se Dio stesso non ci avesse già liberato. Il sogno transumanista destinato a degenerare in incubo è il solito tentativo tragico e goffo dell'uomo inconsapevole dello stato di decadenza nel quale vive che perverte il desiderio di pienezza di vita nel prolungare così com'è la vita terrena, illudendosi così di diventare eterno. La solita superbia vecchia ben più del mondo, il solito scimmiottare le promesse di Dio, che non verranno mai meno, i soliti terribili paradisi in terra realizzati a suon di guerre, morti, sacrifici umani dalle varie dittature novecentesche che non sembrano volerci lasciare. Ciò che Cristo, e solo Lui, è venuto a portarci è l'inizio reale, sebbene nascosto fino allo svelamento glorioso finale, di un'altra dimensione di vita: eterna, non perenne, incorruttibile, non ricucita di continui con i soliti tessuti logori della nostra condizione mortale. La morte, quindi, che continua a ripugnarci istintivamente, diventa sotto il dominio della Grazie il limite posto come una soglia che si affaccia su una vita vera, piena, compiuta e, finalmente, beata.

LA RESISTENZA CHE L'UOMO OPPONE ALLA MORTE
Lo diceva Benedetto XVI nell'omelia della veglia pasquale del 3 aprile 2010, con la consueta balsamica chiarezza: «Si rende evidente la resistenza che l'uomo oppone alla morte: da qualche parte - hanno ripetutamente pensato gli uomini - dovrebbe pur esserci l'erba medicinale contro la morte. Prima o poi dovrebbe essere possibile trovare il farmaco non soltanto contro questa o quella malattia, ma contro la vera fatalità - contro la morte. Dovrebbe, insomma, esistere la medicina dell'immortalità. Anche oggi gli uomini sono alla ricerca di tale sostanza curativa. Pure la scienza medica attuale cerca, anche se non proprio di escludere la morte, di eliminare tuttavia il maggior numero possibile delle sue cause, di rimandarla sempre di più; di procurare una vita sempre migliore e più lunga. Ma riflettiamo ancora un momento: come sarebbe veramente, se si riuscisse, magari non ad escludere totalmente la morte, ma a rimandarla indefinitamente, a raggiungere un'età di parecchie centinaia di anni? Sarebbe questa una cosa buona? L'umanità invecchierebbe in misura straordinaria, per la gioventù non ci sarebbe più posto.
Si spegnerebbe la capacità dell'innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna. La vera erba medicinale contro la morte dovrebbe essere diversa. Non dovrebbe portare semplicemente un prolungamento indefinito di questa vita attuale. Dovrebbe trasformare la nostra vita dal di dentro. Dovrebbe creare in noi una vita nuova, veramente capace di eternità: dovrebbe trasformarci in modo tale da non finire con la morte, ma da iniziare solo con essa in pienezza. Ciò che è nuovo ed emozionante del messaggio cristiano, del Vangelo di Gesù Cristo, era ed è tuttora questo, che ci viene detto: sì, quest'erba medicinale contro la morte, questo vero farmaco dell'immortalità esiste. È stato trovato. È accessibile. Nel Battesimo questa medicina ci viene donata. Una vita nuova inizia in noi, una vita nuova che matura nella fede e non viene cancellata dalla morte della vecchia vita, ma che solo allora viene portata pienamente alla luce».
Che dite, andiamo a dirlo anche a quei tre?

Fonte: Sito del Timone, 5 settembre 2025

3 - FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO
Chi lascia il cellulare accanto al letto del figlio lascia al diavolo campo libero
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia, 15 settembre 2025

Jean Twenge, dell'Istitute For Family Studies offre un prezioso consiglio ai genitori, per la salute fisica e mentale dei loro figli. Uno studio del 2023 del C.S.Mott Children's Hospital ha monitorato l'uso del telefono da parte di ragazzi dagli 11 ai 17 anni per una settimana. Ha rilevato che ben 6 su 10 usano il telefono tra mezzanotte e le 5 del mattino nei giorni di scuola. Alcuni fanno fatica ad addormentarsi perché è troppo difficile spegnere il telefono. Uno su quattro ha affermato che si sveglia per messaggi o telefonate dopo essersi addormentato. 
«Alzo lo sguardo e sono le 3 del mattino e sto guardando un video di una giraffa che mangia una bistecca» ha detto il quindicenne Owen Lanahan. «E mi chiedo: 'Come sono arrivato fino qui?'». È una bella domanda. Ma è ancora meglio chiedersi: "Come possiamo uscirne?".
Dormire poco è un fattore di rischio per malattie e depressione. E la maggior parte dei minori non dorme abbastanza. E se si svegliano nel cuore della notte per usare il cellulare, come ha ammesso un terzo degli adolescenti intervistati, il sonno che riescono a dormire è frammentato e di bassa qualità. È indispensabile, quindi, togliere fisicamente i dispositivi dalla camera da letto. Bisogna inoltre spiegare loro che non è sano utilizzare il dispositivo a letto, subito prima di andare a dormire.
Infatti, ciò che i bambini fanno sui loro dispositivi è psicologicamente stimolante, quando invece il cervello dovrebbe rallentare. Inoltre, associano il letto alla stimolazione piuttosto che al riposo. Quindi, anche quando non usano il telefono a letto, il cervello si aspetta una stimolazione e avranno più difficoltà ad addormentarsi. Infine, la luce blu dei dispositivi inganna il cervello facendogli credere che sia ancora giorno. Quindi non producono abbastanza melatonina, l'ormone del sonno, e ci mettono più tempo ad addormentarsi e fanno più fatica a dormire profondamente. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il solo fatto di avere accesso al dispositivo in camera, anche se non utilizzato, è collegato a un sonno insufficiente e a un sonno non ottimale.
A proposito, la regola del "niente dispositivi in camera da letto durante la notte" vale anche per gli adulti. Dorme meglio chi lascia telefono, tablet e laptop fuori dalla camera da letto.

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VIDEO: Cosa succede a lasciare il cellulare ai figli (1 minuto)
Sono disponibili i sottotitoli in italiano andando nelle impostazioni.


https://m.youtube.com/watch?v=h_xwJ5u9I8o

Fonte: Provita & Famiglia, 15 settembre 2025

4 - A VENEZIA I BORSEGGIATORI DENUNCIANO CHI LI SMASCHERA
I tribunali tutelano i delinquenti per violazione della privacy contro chi documenta i loro furti con i video
Autore: Alessandro Bonelli - Fonte: Sito Nicola Porro, 5 settembre 2025

Il nostro Paese sembra ormai un laboratorio distopico. Una Nazione dove l'ordine logico delle cose si è ribaltato: i borseggiatori non solo continuano indisturbati a operare nelle stazioni della metro e più in generali sui mezzi pubblici o nelle strade gremite di turisti, ma hanno addirittura la faccia tosta di rivendicare diritti e tutele. Il paradosso è servito: chi deruba si trasforma in parte lesa e chi subisce diventa imputato. No, nessuno scherzo. Come?
L'episodio recente di Venezia, riportato da il Giornale, è emblematico. Pare che alcuni borseggiatori abbiano iniziato a denunciare i cittadini che li filmano mentre sono in azione, accusandoli di violazione della privacy. In altre parole: non è il furto a costituire oggetto di scandalo, ma il fatto di essere immortalati mentre si ruba. Una rovesciata giuridica pirandelliana che mette in discussione l'intera architettura del rapporto tra diritto e sicurezza.
C'è da dire che forse non è tutta farina del sacco dei borseggiatori: può darsi che questi ultimi abbiano preso spunto da qualche esponente politico che più volte li ha tutelati. Come dimenticare a tal proposito l'intemerata meneghina della consigliera comunale del Partito Democratico Monica Romano, distintasi per una posizione a dir poco sorprendente: criticò aspramente la diffusione dei video che documentavano i borseggi nelle metro, sostenendo che rischiavano di trasformarsi in "gogne mediatiche" e che potevano ledere i diritti dei ladri ripresi. Poverini.
Insomma, il mondo davvero al contrario: invece di interrogarsi sulla devastante impunità che regna nelle nostre città, in tanti si preoccupano della (presunta) dignità dei ladri di portafogli.
Il quadro che ne emerge è quello di un diritto alla rovescia, dove la bilancia della giustizia pende pericolosamente a favore del reo. I cittadini che, esasperati, cercano di documentare con i loro telefonini ciò che lo Stato e le forze dell'ordine non bastano a contenere, si trovano esposti al rischio di denunce e multe. Nel frattempo i veri responsabili (i borseggiatori seriali, spesso già noti alle forze dell'ordine) continuano a operare con sorprendente serenità, contando proprio sull'inerzia normativa e sulla compiacenza di certa politica che preferisce occuparsi della loro "tutela".
Il problema non è soltanto di ordine pubblico, ma di credibilità delle istituzioni. Se un cittadino percepisce che il suo gesto spontaneo di autodifesa civica può ritorcerglisi contro in tribunale, la fiducia nello Stato si sgretola rovinosamente. La legge, nata per difendere chi viene leso, diventa scudo per i predatori. La città si trasforma così in giungla dove vince sempre il più furbo.
Così la tutela non diventa più protezione per la collettività, ma salvacondotto per chi vive di espedienti e sottrazioni. La politica e la magistratura, anziché denunciare l'assurdo, troppo spesso lo legittima, mostrando una incompatibile sensibilità che a pensar male rasenta la complicità.
In conclusione, mentre i cittadini pagano per viaggiare su mezzi pubblici infestati da ladri, questi ultimi godono della tutela della legge e, paradossalmente, anche dell'attenzione di esponenti delle amministrazioni locali più interessati alla loro immagine che alla sicurezza dei passeggeri. Un Paese che si preoccupa della privacy dei borseggiatori ma non della dignità dei suoi cittadini è un Paese che ha deciso di vivere nell'assurdo.

Fonte: Sito Nicola Porro, 5 settembre 2025

5 - YOUTUBE, LA CENSURA POLITICA SU COVID E TRUMP C'ERA DAVVERO
Alphabet (YouTube e Google) ha ammesso ufficialmente di aver censurato i video e rimosso utenti, su pressione dell'amministrazione Biden
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 settembre 2025

Allora eravamo veramente censurati! Almeno negli Usa, la compagnia Alphabet (quella di Google) proprietaria di YouTube, ha ammesso pubblicamente e ufficialmente di aver censurato i contenuti video dei suoi utenti. E di averlo fatto per motivi squisitamente politici, sotto pressione dall'amministrazione Biden, negli anni successivi al Covid e alle elezioni presidenziali del 2020.
Alphabet, con una lettera firmata dal suo capo consulente legale, Daniel Donovan, dichiara alla Commissione Giustizia della Camera del Congresso Usa, che ha censurato persone e anche intere testate giornalistiche che pure non avevano violato né la legge, né gli standard della comunità digitale. Donovan afferma, comunque, che d'ora in poi, tutto cambia: la compagnia ha già rivisto le proprie politiche "sull'integrità elettorale", che avevano portato alla rimozione di contenuti da YouTube a seguito delle elezioni del 2020. Al tempo stesso dichiara che sono state rimosse anche le politiche che portavano alla censura di contenuti sul Covid-19, non conformi alle politiche e al consenso scientifico dettati dall'autorità politica di allora. YouTube sta ora accogliendo nuovamente sulla piattaforma tutti i creatori di contenuti che erano stati rimossi in base a tali politiche.

LA CENSURA DELL'AMMINISTRAZIONE BIDEN
Il cambiamento avviene a seguito di una lunga inchiesta sulla censura dell'amministrazione Biden condotta dalla Commissione Giustizia, presieduta dal deputato repubblicano Jim Jordan. Alphabet, nella sua missiva, ha dichiarato apertamente che: «Alti funzionari dell'amministrazione Biden, compresi funzionari della Casa Bianca, hanno condotto ripetute e continue pressioni su Alphabet e hanno esercitato pressioni sulla società in merito a determinati contenuti generati dagli utenti relativi alla pandemia Covid-19 che non violavano le sue politiche. Mentre la società continuava a sviluppare e applicare le sue politiche in modo indipendente, i funzionari dell'amministrazione Biden hanno continuato a esercitare pressioni sulla società affinché rimuovesse i contenuti generati dagli utenti che non violavano le norme». La scorsa amministrazione democratica, insomma: «ha creato un clima politico che cercava di influenzare le azioni delle piattaforme sulla base delle loro preoccupazioni relative alla misinformazione» (corsivo nostro).
Il consulente legale di Alphabet ha anche affermato nella sua missiva al presidente della Commissione Giustizia Jim Jordan che YouTube "non ha mai" vietato la pubblicazione di contenuti relativi alle origini del COVID e che il sito non ha mai "gestito un programma di fact checking": «YouTube prende sul serio l'importanza di proteggere la libertà di espressione e l'accesso a una vasta gamma di punti di vista», ha affermato Donovan. Perché; «È inaccettabile e sbagliato che qualsiasi governo, compresa l'amministrazione Biden, tenti di dettare come la società [Alphabet] deve moderare i contenuti». E, così scrive: «la società ha costantemente combattuto contro tali tentativi sulla base del Primo Emendamento».
Potrebbe essere uno sfogo sincero di un'azienda finora repressa. O semplicemente il prodotto di un imprevisto cambiamento al vertice: i censurati di ieri, infatti, sono ora tutti sul ponte di comando. Utenti come l'attuale vicedirettore dell'Fbi Dan Bongino, l'attuale capo dell'antiterrorismo della Casa Bianca Sebastian Gorka e il conduttore del podcast War Room Steve Bannon erano stati tutti rimossi da YouTube ed ora vengono riammessi con mille scuse.

LA LIBERTÀ DI PAROLA
Anche interi giornali come The Hill (un quotidiano generalista, sicuramente non un foglio estremista), avevano subito sospensioni. Scrive Robby Soave, editorialista del quotidiano: «Nel marzo 2022, siamo stati informati di aver violato una politica sull'integrità delle elezioni pubblicando informazioni false sulle elezioni del 2020, perché avevamo trasmesso nel programma un filmato in cui Donald Trump affermava che le elezioni erano state rubate. Noi non abbiamo detto che le elezioni erano state rubate, abbiamo solo riportato il fatto che Trump lo aveva affermato. Pensate a quanto sia assurdo: in base alla precedente politica di YouTube, non era possibile distinguere tra Trump che diceva qualcosa e un canale di notizie che riportava ciò che lui aveva detto».
I procuratori generali repubblicani degli Stati Uniti avevano intentato una serie di cause legali durante l'amministrazione Biden, sostenendo che il governo federale avesse violato la libertà di parola degli americani esercitando pressioni su varie piattaforme tecnologiche. E quella a cui assistiamo in questi giorni è la fine di un lungo processo di liberazione del web. La sinistra non gradisce. Basti leggere il titolo dell'editoriale di Jennifer Elias sul sito della Cnbc: Come Google è passato dall'essere un baluardo di informazioni accurate a un garante della libertà di espressione. Come se "fatti" e "libertà" fossero due concetti necessariamente antitetici. 
Ma in Europa la libertà di espressione è limitata, con gran gioia di giornalisti e intellettuali progressisti, ed Alphabet continuerà a censurare, secondo la Digital Services Act, la legge che regolamenta le Big Tech. L'ultima parte della missiva di Donovan infatti, riguarda proprio noi: «Queste leggi (dell'Ue, ndr) impongono un onere normativo sproporzionato alle aziende americane, e l'azienda ha da tempo espresso la sua preoccupazione per il rischio che il Digital Services Act (Dsa) possa rappresentare per la libertà di espressione sia all'interno che all'esterno dell'Unione Europea, a seconda di come alcune disposizioni potrebbero essere applicate». Soprattutto: «Il Dsa potrebbe essere interpretato in modo tale da richiedere ad Alphabet e ad altri fornitori di servizi di intermediazione di rimuovere contenuti legali, compromettendo la capacità delle aziende di sviluppare e applicare politiche globali a sostegno dei diritti alla libertà di espressione e all'accesso alle informazioni».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 settembre 2025

6 - LA VILLA DEGLI ORRORI E I 22 NEONATI COME PACCHI AMAZON
Dalla Cina agli Stati Uniti il denaro comanda e i bambini si comprano
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 9 agosto 2025

Sembrava una villa, e in effetti a prima vista esattamente questo appariva: una gran abitazione da favola, roba da ricchi. In realtà, però, era ben altro, e cioè un disumano supermarket di bambini. Stiamo parlando della lussuosa abitazione a nove stanze ad Arcadia - zona chic alla periferia di Los Angeles - dove risiedevano Silvia Zhang, 38 anni, e Guojun Xuan, 65 anni, e dove la polizia nei giorni scorsi ha scoperchiato quello che presenta tutti i contorni d'un colossale scandalo, con al centro un losco traffico di neonati. Ma andiamo con ordine.
La vicenda aveva avuto inizio ai primi maggio quando un bambino era stato ricoverato e mostrava dei segni di maltrattamenti. Per cercare di far luce su questi abusi riportati dal piccolo, gli inquirenti sono arrivati all'abitazione dei due citati asiatici, dove hanno trovato la bellezza di 15 bambini, tutti di età inferiore ai tre anni - accuditi esclusivamente da tate. Non è finita: altri sei piccoli, sempre riconducibili a Zhang e Xuan, sono di lì a poco stati rintracciati dalla polizia in case nella zona circostante. Ma di chi sono questi 22 bambini?
Secondo i due cinesi - nel frattempo arrestati -, quelli sarebbero tutti figli loro. Tanto è vero che, per chiarire la posizione, sono stati esibiti 22 certificati di nascita, che a prima vista proverebbero come - sia pure ottenuti tutti attraverso utero in affitto - i piccoli sarebbero della coppia. Peccato che, ben lungi dal chiarire la situazione, quei 22 certificati siano finiti solamente con l'aggravarla. Quei documenti infatti attestano un'anomalia notevole: quella secondo cui i 22 neonati sarebbero nati in svariati Stati americani e in rapida successione. Un po' troppo anche per il più intenso desiderio di genitorialità che una coppia possa coltivare. Non è finita.

LA VILLA DEI MISTERI
Con una veloce indagine, si è scoperto come la "villa dei misteri" fosse registrata - coincidenza - quale la sede della Mark Surrogacy, cioè l'agenzia di surrogazione di maternità che, pensate un po', aveva organizzato la maggior parte delle nascite dei bambini ed era gestita da lei, Silvia Zhang, la donna che vi risiedeva con il marito. Entrambi ora respingono ogni accusa circa i presunti traffici di cui sono accusati. Ma oltre ai certificati di nascita assai singolari e alla non meno curiosa coincidenza tra la loro abitazione e un'agenzia attiva sul fronte dell'utero in affitto, ad inchiodare i due ci sono pure delle testimonianze. Si tratta dei resoconti - raccolti in un'inchiesta realizzata sul caso dal Wall Street Journal a firma di Katherine Long, Ben Foldy e Sara Randazzo - delle stesse mamme surrogate che la signora Zhang e il coniuge avevano contattato, per lo più reclutandole su Facebook.
Sono donne che, se da un lato ammettono di aver messo al mondo dei figli su commissione per la coppia asiatica, dall'altro dichiarano di essere totalmente all'oscuro del fatto che i due facoltosi asiatici avessero decine di pargoli con loro. Una di queste donne, tale Vanity McGoveran - la quale, su commissione, ha partorito una bimba -, è uscita allo scoperto raccontando al quotidiano americano d'essere rimasta sconvolta, quando ha appreso che la signora Zhang, che a lei aveva detto di non poter avere figli, in realtà ne aveva 22. Ma quale necessità avevano Silvia Zhang e Guojun Xuan (ufficialmente imprenditori e responsabili d'una società immobiliare, la Yudao Management) di tutti quei bimbi?

NONOSTANTE LO SCANDALO
Il forte sospetto, visti anche i legami con la Cina, dove l'utero in affitto è illegale, è che i due smerciassero i loro presunti figli con dei loro connazionali. Lo riporta esplicitamente anche il Wall Street Journal, quando evidenzia che, anche se non è ancora chiarito «se la villa di Arcadia avesse legami diretti con la Cina» ora però «l'inchiesta sta sollevando allarme nel settore della maternità surrogata commerciale, un mercato in rapida crescita e multimiliardario che mette in contatto aspiranti genitori con donne disposte a dare alla luce figli per loro. Gli esperti di maternità surrogata temono che i legami della coppia con la Cina e l'elevato numero di figli avuti tramite maternità surrogata possano indurre a un controllo più rigoroso su quello che oggi è un settore scarsamente regolamentato».
Chiaro? Nonostante lo scandalo clamoroso che si sta sollevando attorno a questo caso - di cui il Timone aveva dato notizia tra i primi in Italia ancora giorni fa, quando i primi dettagli sulla vicenda stavano trapelando - c'è ancora chi, anziché inorridirsi, si preoccupa che tutto ciò possa condurre a controlli più rigorosi per un settore che, negli Stati Uniti e non solo, risulta ancora «scarsamente regolamentato». Tutto questo però non deve stupire, dato che non fa che suffragare una realtà innegabile: l'utero in affitto - che solo un volgare tranello linguistico può portare a chiamare gestazione per altri (o, peggio ancora, gpa) - è e resta sempre, in ogni circostanza, una compravendita di bambini.
Come Timone denunciamo tutto questo con forza da anni, come prova anche la copertina provocatoria d'un numero della nostra rivista che era uno speciale intitolato «pensateli comprati», raffigurante una madre con il suo bimbo dentro una confezione da supermercato. Tuttavia, come prova questo caso esploso al Los Angeles, siamo ancora ben lontani ad una presa di coscienza sulle implicazioni della maternità surrogata. Che non può essere mai accettabile e accettata, se non si vuol legittimare quello che è a tutti gli effetti un mercato di figli e un commercio di uteri. Tutto questo va quindi fermato e, se ancora avete dei dubbi, pensate alla villa della signora Zhang, se ci riuscite, senza rabbrividire.

Fonte: Sito del Timone, 9 agosto 2025

7 - OMELIA XXVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 17,5-10)
Se aveste fede!
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Che cosa dobbiamo chiedere nella preghiera? Possiamo chiedere tutto quello che vogliamo, perché Dio è un padre che ama ascoltare i balbettii dei suoi piccoli figli (e noi siamo tutti piccoli davanti a lui), anche se non sempre si concede alle loro pretese, perché troppo spesso essi non sanno qual è il loro vero bene.
Possiamo chiedere tutto quello che vogliamo, purché ci manteniamo nell'atteggiamento interiore di chi accoglie docilmente la sua volontà. 
Possiamo chiedere anche i favori materiali che ci sembrano convenienti. Gesù stesso ci ha insegnato a pregare non solo perché venga il Regno di Dio, ma anche perché ci sia assicurato il pane quotidiano.
Ma non dobbiamo chiedere solo i favori materiali.
Gli apostoli, che tante volte nella narrazione evangelica ci appaiono ancora spiritualmente rozzi e curvi sui valori terreni, questa volta ci danno l'esempio di una richiesta bellissima: Aumenta la nostra fede! (Lc 17,5), dicono al loro Maestro.
Un po' di fede l'abbiamo tutti; ma tutti avremmo bisogno di averne di più, perché senza fede è difficile anche vivere decentemente da uomini. Perciò anche noi vogliamo oggi dire: "Aumenta la nostra fede!".

LA PREZIOSITÀ DELLA FEDE PER LA NOSTRA VITA
Che cos'è la fede?
La fede è un affidarsi a Dio, alla sua parola, al suo desiderio di salvarci, alla sua guida sulle strade oscure e faticose dell'esistenza.
1. La fede è sapere che c'è un Padre, che ci ha tratti dal nulla per amore. Non siamo venuti al mondo per sbaglio, senza che nessuno ci abbia né pensato né voluto; e perciò neanche adesso siamo in balìa di un caso irragionevole e gelido: siamo nelle mani di uno che ci vuol bene e non ci abbandona.
2. La fede è sapere che il Figlio di Dio è venuto a farsi uno di noi, perché in lui potessimo avere una vita più intensa e splendente di quella delle creature terrestri che non hanno né consapevolezza né speranza.
Credere quindi significa vedere le cose con gli occhi di Cristo, giudicare le idee e gli accadimenti alla luce del suo magistero, diventare capaci di un nuovo modo d'amare gli altri, che è il modo limpido e disinteressato con cui li ama lui.
3. La fede è sapere che lo Spirito santo, mandatoci dal Signore risorto, agisce nei nostri cuori, ci aiuta a distinguere il bene dal male, ci sollecita a camminare sulla strada diritta, ci induce a diventare, in un mondo litigioso e duro, uomini di concordia e di pace. 
4. La fede è sapere che c'è per noi una "vita eterna"; c'è una via precisa per arrivarci, attraverso gli atti che ci santificano nei vari momenti del nostro pellegrinaggio di quaggiù; c'è per noi la gioia di appartenere alla Chiesa, che è la famiglia dei figli di Dio e il luogo dell'incontro anticipato col Padre.
Non c'è nulla di più bello e di più importante della fede. È l'eredità più preziosa che abbiamo ricevuto dai nostri padri, è quanto di più necessario a vivere sensatamente e senza disperazione possiamo lasciare alle generazioni che verranno.
Il mio giusto vive di fede (Ab 2,4), ci ha detto la parola di Dio. Perciò anche noi, che vogliamo essere giusti, come gli apostoli dobbiamo implorare: "Aumenta la nostra fede!".

LA FORZA PRODIGIOSA DI UNA FEDE AUTENTICA
Ma Gesù ci ha insegnato un'altra cosa che non dobbiamo dimenticare, ed è la grande energia che è contenuta nell'atto del credere: Se aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo gelso: "Sii sradicato e trapiantato in mare", ed esso vi ascolterebbe (Lc 17,6). Nelle pagine di Marco e di Matteo si dice addirittura che un granello di fede rende capaci di trasportare le montagne (cf. Mc 11,23; Mt 17,20).
Sono frasi paradossali, ma esprimono una grande verità; ed è che non c'è al mondo una forza paragonabile alla fede.
Ce lo insegna anche la storia: tutte le grandi potenze e le grandi prepotenze, che sembrano sempre sul punto di trionfare e di imporsi, o presto o tardi traballano e vanno in rovina, mentre il debole popolo dei credenti c'è sempre a cantare le sue lodi al Dio vivo e vero e a mantenersi nell'attesa fiduciosa del Regno di Dio.

DIO NON HA BISOGNO DI NOI, MA NOI ABBIAMO BISOGNO DI LUI
C'è infine un terzo punto, nella pagina evangelica che è stata letta, che merita di essere rilevato.
Noi siamo i servitori di Dio, non i suoi padroni.
Quando abbiamo fatto la sua volontà e gli abbiamo dato l'omaggio del nostro culto, abbiamo fatto solo quanto dovevamo fare (Lc 17,10). Invece ci sono di quelli che, se vengono a messa alla domenica qualche volta, credono di aver fatto un gran piacere al Signore. Hanno fatto solo un piccolo piacere a loro stessi, perché si è meno uomini se ci si dimentica del proprio Dio. 
La fede è dunque anche la capacità di stare al nostro posto di fronte all'infinità del Padre che è nei cieli, e di saper dire con tutta verità: "Siamo soltanto dei servi di cui tu, o Dio, non hai nessun bisogno, mentre noi abbiamo un tremendo bisogno di te". 
Allora il Signore ci glorificherà e ci dischiuderà la sua dimora di luce e di gioia, perché sta scritto che, soprattutto davanti al Padrone dell'universo, chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11).

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Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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