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BastaBugie n�946 del 08 ottobre 2025
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L'INQUISIZIONE NE SAPEVA UNA PIU' DI GALILEO
Il cardinale San Bellarmino gli chiese la prova che la Terra gira attorno al Sole, ma Galileo non l'aveva (la prova arrivò soltanto con il pendolo di Foucault nel 1851)
Autore: Giorgio Cavallo - Fonte: La Bussola Mensile
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L'ATTRICE CLAUDIA CARDINALE, DOPO LO STUPRO, NON HA SCELTO L'ABORTO
Morta a 87 anni, l'attice allora sedicenne non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante le pressioni per abortire... perfino del suo violentatore
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del timone
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SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE
Un libro inchiesta svela i legami l'alleanza elettorale che vuole arrivare alla shariah e all'antisemitismo
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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LE LOBBY GAY GRIDANO: ''META E' ORA UN'AZIENDA ANTI-LGBTQ''
Intanto una ricerca scientifica scopre che i gay delinquono il doppio rispetto alla restante popolazione (il triplo se transessuali)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia
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RIPARARE I PECCATI, AL VIA LA PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA
Nove settimane di preghiera dall'8 ottobre al 10 dicembre: è l'invito del cardinale Burke volto a diffondere i primi sabati nel centenario delle apparizioni a Lucia (1925-2025)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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L'FBI LICENZIA GLI AGENTI CHE AVEVANO SPIATO I CATTOLICI
Dopo mesi di silenzi e menzogne, emergono prove di una persecuzione religiosa travestita da sicurezza nazionale
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone
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OMELIA XXVIII DOMENICA T.O. - ANNO C (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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L'INQUISIZIONE NE SAPEVA UNA PIU' DI GALILEO
Il cardinale San Bellarmino gli chiese la prova che la Terra gira attorno al Sole, ma Galileo non l'aveva (la prova arrivò soltanto con il pendolo di Foucault nel 1851)
Autore: Giorgio Cavallo - Fonte: La Bussola Mensile, settembre 2025
«Eppur si muove!»: uno degli aforismi più celebri della storia. Peccato che, come spesso le cose troppo belle celano un trucco, anche la storia di Galileo davanti all'Inquisizione nasconde una verità ben diversa: sotto la patina dell'aneddotica - e dell'aneddotica anticattolica - la storia dello scontro tra il più grande scienziato dei suoi tempi e l'Inquisizione sia profondamente diversa. Ecco come andarono le cose. Nella prima metà del XVII secolo, l'Europa attraversava un'intensa trasformazione culturale, politica e religiosa. La scoperta dell'America aveva cambiato la percezione geografica del mondo; la rivoluzione scientifica, con figure come Copernico, Keplero e anche il nostro Galileo, aveva messo in discussione la cosmologia aristotelico-tolemaica tradizionale. Infine, vi era la Rivoluzione protestante, metastasi sorta dalle eresie del secolo XV che, a differenza delle prime, era dilagata in tutto il Nord Europa e minacciava di mettere radici anche a sud delle Alpi. Come aveva risposto la Chiesa di fronte alle grandi sfide della sua epoca? Con la Controriforma, o Riforma cattolica, mediante quel lungo laboratorio che fu il Concilio di Trento (1545-1563), il quale aveva tra le altre cose rafforzato il ruolo dell'Inquisizione.
GALILEO GALILEI Galileo Galilei (1564–1642), matematico e astronomo, si inserì in questo contesto come sostenitore del sistema eliocentrico copernicano, in aperta contraddizione con il modello geocentrico ancora ufficiosamente sostenuto dalla Chiesa. Ora, la questione qui si fa delicata e, per capirla, è opportuno comprendere il pensiero della Chiesa sempre alla luce delle grandi rivoluzioni scientifiche, geografiche e della geo-politica di allora. I papi - o, per meglio dire, i loro esperti - ritenevano davvero che la Terra potesse essere al centro dell'universo, rifiutando le tante evidenze scientifiche? Ecco, proprio qui sta il bello: la teoria eliocentrica, infatti, per quanto stimolante non aveva ancora delle prove scientifiche che potessero dimostrarne la bontà. Per assurdo: non le aveva Copernico, non le aveva Galileo. Quando, messo alle strette, lo scienziato pisano dovette provare le sue affermazioni dati alla mano, si inventò le cose più assurde, tirando in ballo anche le maree come evidenza del fatto che la Terra girasse attorno al Sole e non viceversa. Noi sappiamo che la prova definitiva sulla materia arrivò soltanto con l'esperimento del pendolo di Foucault, presentato al pubblico di Parigi soltanto nel 1851. Galileo non poteva che arrampicarsi sugli specchi, perché sapeva di essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo dimostrare. E la Chiesa, purtroppo, sapeva che Galileo poteva essere nel giusto ma sapeva anche di non poterlo affermare: non si trattava di uno scontro tra scienza e fede, come spesso è stato dipinto; si trattava di buonsenso. Nell'Europa di allora, dilaniata dalle guerre di religione, un'apertura verso una nuova teoria scientifica da parte del Papa avrebbe significato dare fuoco alle polveri di un nuovo scontro ideologico tra cattolici e protestanti. Perché sì, nel Nord Europa i protestanti si facevano davvero scudo con i Testi Sacri che, essendo stati tradotti per la prima volta da Lutero erano ora di libero accesso a molte più persone. Già le teorie di Copernico, pubblicate postume nel 1542, avevano suscitato un vespaio di polemiche nei territori protestanti.
COPERNICO ERA CATTOLICO Piccola annotazione: Copernico era cattolico ed era canonico della cattedrale di Frauenburg, avendo preso gli ordini minori. Roma dava ospitalità (e rifugio) a molti scienziati. I papi non hanno mai rifiutato di confrontarsi con la scienza; semmai, all'epoca, era vero il contrario: le dittature teologiche come quella instaurata da Calvino a Ginevra tutto erano, fuorché "aperte" e "dialoganti" con il pensiero scientifico moderno. Per paradossale che possa sembrare, dunque, la Roma dei papi costituiva uno dei baricentri del sistema scientifico di allora, mentre l'Europa protestante, per giunta devastata dalle guerre di religione, non poté per molto tempo essere considerata all'avanguardia su questo punto. Certo, c'era uno scotto da pagare anche in terra cattolica. Vale a dire: non si era liberi di affermare pubblicamente la verità di studi e ricerche scientifici che non fossero validamente provati in modo inconfutabile. Ma, a ben pensarci, è sempre la solita questione di buon senso: non soltanto per evitare scontri scientifico-teologici con il mondo protestante, quanto per non propagandare teorie sbagliate, con gravi ripercussioni su tutti. Roma non avrebbe potuto "metterci la faccia"; temendo di incorrere in un errore madornale, come quel tale che andò in Occidente per giungere in Oriente e che in mezzo trovò un continente sconosciuto, i papi semplicemente ripiegarono sull'usato sicuro. E cioè la teoria geocentrica che, perlomeno, godeva della confortante protezione data dai grandi dell'antichità. Torniamo però a Galileo, che non si limitava soltanto a scrivere saggi ma che insegnava la teoria eliocentrica in università (e le università erano state fondate ed erano gestite dalla Chiesa). Nel 1616 la Congregazione del Sant'Uffizio esaminò le tesi copernicane con un vero e proprio esame scientifico. Il cardinale Roberto Bellarmino era, d'altronde, uno dei più grandi cervelli della sua epoca. Il futuro santo e Dottore della Chiesa comunicò a Galileo che non avrebbe potuto sostenere né insegnare pubblicamente la dottrina eliocentrica come vera, ma solo come ipotesi matematica. Galileo fu dunque invitato alla prudenza. Nel 1632, Galileo pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, che ottenne anche l'imprimatur da Roma mediante l'intercessione nientemeno che del Papa Urbano VIII Barberini. Questi, quando era ancora cardinale, aveva protetto l'eretico Tommaso Campanella ed aveva sempre dimostrato una grande apertura verso le ricerche scientifiche. Urbano VIII aveva dimostrato anche la sua buona volontà anche verso Galileo, ma le cose andarono in modo diverso. In primo luogo, il contenuto dell'opera di Galileo fece storcere il naso a molti: la figura di Simplicio, portavoce delle idee tolemaiche e apparentemente ridicolizzato nel testo, fu percepita come una sfida diretta all'autorità della Chiesa e la diffusione dell'opera fu, per quanto possibile, ostacolata. Il 12 aprile 1633 Galileo fu quindi convocato a Roma per affrontare il processo. Il fulcro dell'accusa non era tanto il contenuto scientifico del Dialogo, ma la presunta violazione dell'ammonizione del 1616. La Santa Inquisizione sostenne che Galileo avesse infranto un ordine diretto di non trattare la dottrina copernicana in alcun modo.
EPPUR SI MUOVE: GALILEO NON L'HA MAI DETTO Nuovamente, la questione di Galileo appare paradossale: lo scienziato pisano si era esposto pubblicamente senza assecondare quell'invito alla prudenza che, nel suo caso, doveva apparire come un imperativo morale in quanto cattolico. Galileo aveva quindi rifiutato di sottostare al Papa, preferendo la via dello scontro frontale. Non era soltanto una questione di carattere (e il carattere di Galileo era notoriamente pessimo) ma di forma e di metodo; ed era in gioco anche il modo di interpretare la scienza. In parole povere: Galilei si faceva schermo della scienza per poter affermare ciò che voleva, andando contro anche ai fraterni ammonimenti del Papa. Con il senno di poi, Galileo si poneva verso la scienza con la sicumera di uno scientista, cioè di colui che eleva la scienza a metro di giudizio del mondo. Ma lo scientismo non è scienza: è dottrina, è fanatismo. Perché la scienza può sbagliare ed, anzi, il metodo scientifico si basa proprio sulla possibilità di sperimentare e quindi di saggiare gli errori. Questa era la posizione della Chiesa che, quindi, era più... scientifica di Galileo! E Galileo, che per altro si era invischiato in questioni teologiche che non gli competevano, il 22 giugno 1633 fu costretto ad abiurare pubblicamente le sue convinzioni. La cosa si esaurì lì: tanto rumore per nulla. Galileo fu condannato alla recita settimanale dei sette Salmi penitenziali per tre anni e alla "reclusione" nella villa dell'ambasciatore del granducato di Toscana, poi in quella dell'arcivescovo Piccolomini a Siena ed infine nella villa posseduta dallo stesso Galileo ad Arcetri. Per altro, l'insostenibile penitenza della recita quotidiana dei Salmi penitenziali fu poi sgravata dalle sue spalle e assegnata alla figlia Maria Celeste, che era suora di clausura. Era evidente che la Chiesa volesse risolvere la questione senza scandalo; semmai, a gettare benzina sul fuoco furono coloro che lessero il "caso Galileo" come uno scontro tra scienza e fede. Cosa che non fu: all'epoca si riteneva ancora che si potesse fare scienza in seno alla Chiesa e che, anzi, la stessa teologia fosse una scienza. I detrattori del cattolicesimo si inventarono la tortura di Galileo (mai avvenuta) e anche il celebre aforisma «Eppur si muove», che compare per la prima volta tra le pagine di Giuseppe Baretti, polemista del secolo XVIII. Ed infine, la beffa: il caso Galileo, come scontro titanico di un uomo, rappresentante della Scienza, contro la Chiesa Cattolica, divenne così celebre che fu tra i primi documenti trafugati dai giacobini al momento dell'invasione degli Stati Pontifici. Pare che i fascicoli processuali passarono nientemeno che tra le mani di Napoleone, il quale li lesse con attenzione. E poi? Tornarono a Roma fortemente lacunosi: il fascicolo dell'Archivio Apostolico Vaticano manca delle parti fondamentali; ad esempio sono "sparite" la sentenza e l'abiura, che però sono state tramandate da altre fonti. Per gli interrogatori mancanti, però, nessun altro documento può venire in soccorso dello studioso. Si trattò di un altro, importante danno inflitto dalla Rivoluzione francese ai posteri.
Nota di BastaBugie: una delle tre copie del processo a Galileo fu conservata nell'archivio dell'arcidiocesi di Siena (a causa dell'amicizia di Galileo con l'arcivescovo Piccolomini). Sotto il pontificato di Benedetto XVI, a noi risulta che sia stata trasferita in Vaticano.
Fonte: La Bussola Mensile, settembre 2025
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L'ATTRICE CLAUDIA CARDINALE, DOPO LO STUPRO, NON HA SCELTO L'ABORTO
Morta a 87 anni, l'attice allora sedicenne non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante le pressioni per abortire... perfino del suo violentatore
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del timone, 25 settembre 2025
Si è spenta all'età di 87 anni Claudia Cardinale, una delle attrici più amate del cinema italiano. Se n'è andata nella pace, a Nemours vicino Parigi dove viveva, circondata dai suoi figli e lasciando in eredità non solo tanti splendidi film di cui fu protagonista, ma un'importante scelta di vita che testimoniò senza tanti fronzoli: la scelta di portare avanti una gravidanza frutto di uno stupro. La violenza avvenne quando l'attrice era appena sedicenne: un uomo la costrinse ad entrare in macchina e la violentò. Un'esperienza che la segnò: «È stato terribile, ma la cosa più bella è che da quella violenza nacque il mio meraviglioso Patrick», ha ripetuto in più occasioni. Quando scoprì di essere incinta, racconta in diverse interviste, non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante persino il suo violentatore, ad un certo punto, si fece avanti pretendendo da lei la scelta dell'aborto: «Neanche per un attimo pensai a disfarmi della mia creatura! Ne parlai con i miei meravigliosi genitori e con mia sorella Blanche e tutti insieme decidemmo che il mio bambino sarebbe cresciuto in famiglia, come un fratello minore». Per evitare scandali, poi, la donna partorì a Londra e decise di chiamare suo figlio come il nome della chiesa in cui fu battezzato. In realtà la scelta delle donne che di fronte ad una violenza scelgono di tenere il bambino frutto dello stupro, è molto più frequente di quello che si immagina, anche se a raccontarle, queste storie, seppure in gran numero, sembrano quasi uno scoop. E lo dimostrano studi e indagini. Tra queste, quelle di David C Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobi (Interviste sulle loro gravidanze, sull'aborto e sui bambini provocati da violenza sessuale -Springfield, Illinois: Acorn Books, 2000) che hanno scoperto, in seguito a diversi sondaggi, che il 73% delle vittime di stupro che sono rimaste incinte, hanno scelto, senza esitazione, la vita. Di queste, il 64% ha cresciuto i propri figli e il 36% li ha dati in adozione. Una serie di due studi più vecchi fatti dalla dottoressa Sandra Mahkorn (Sandra Kathleen Mahkorn, e William V Dolan, "Sexual Assault in Pregnancy" Thomas Hilgers, Dennis Horan e David Mall Eds. New Perspectives on Human Abortion- Frederick, Maryland: University Publications of America, 1981) ha riscontrato simili dati: il 75% delle donne, secondo i suoi studi, avrebbe scelto di non abortire. Lo studio di Reardon, inoltre, ha confrontato le donne che avevano abortito con quelle che, invece, avevano portato a termine la gravidanza. Ne è emerso che l'88% delle donne che avevano abortito si era pentita della propria scelta, ritenendola sbagliata. Solo una ne era davvero convinta. Le restanti che avevano scelto l'interruzione di gravidanza sentivano di aver preso la decisione giusta, ma riconoscevano l'aborto come evento ulteriormente traumatico per loro. Il 93% delle vittime di stupro che avevano abortito ha dichiarato, invece, che non consiglierebbe, in futuro, l'aborto a nessuna donna nella sua stessa situazione. Solo il 7% ha ritenuto l'interruzione volontaria di gravidanza un buon rimedio in caso di stupro. Infine, il 43% avrebbe affermato di essersi sentita spinta a scegliere l'aborto dalla propria famiglia e/o da sanitari abortisti. Ma soprattutto, delle donne che avevano proseguito la gravidanza nessuna si sarebbe mai pentita di avere tenuto il bambino. Oltre l'80% avrebbe espresso semplicemente felicità rispetto alla nascita del proprio figlio. La scelta della giovanissima Claudia Cardinale, dunque, fu una scelta di vera libertà, sensata e sana, soprattutto perché - senza voler giudicare la sofferenza e il vissuto di nessuno - appare piuttosto evidente come non sia sommando una violenza (l'aborto) ad una precedente violenza (uno stupro) che si può rimediare ad un abuso. Peraltro, questo stratificarsi di violenze, non fa che colpire mamma e bambino contemporaneamente. Ricordiamo che dello stupro l'unico responsabile resta l'abusatore: è lui che deve pagare, non certo l'eventuale nascituro.
DOSSIER "SIC TRANSIT GLORIA MUNDI" Persone famose decedute Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!
Fonte: Sito del timone, 25 settembre 2025
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SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE
Un libro inchiesta svela i legami l'alleanza elettorale che vuole arrivare alla shariah e all'antisemitismo
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 settembre 2025
C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da Macron - paradossalmente un'occasione che potrebbe perfino rafforzare le ambizioni elettorali della sinistra radicale parigina - bensì dall'imminente pubblicazione di un'inchiesta destinata a scuotere l'intero Paese: un libro che annuncia di rivelare i rapporti tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon e l'islamismo. «Da giovedì - avverte con tono tagliente Omar Youssef Souleimane, autore dell'opera - consiglio ai parlamentari del partito (La France Insoumise, ndr) di acquistare il volume, leggerlo con calma, senza agitarsi, e poi trarre le proprie conclusioni. Se lo riterranno diffamatorio, hanno tutto il diritto di citarmi in giudizio: siamo pur sempre in un Paese in cui la libertà d'espressione è sacra. Vorrei ricordare che ho trascorso venticinque anni della mia vita in Siria e in Arabia Saudita. Là ero già giornalista e bastava pubblicare un articolo perché venissi aggredito dai servizi segreti, umiliato, persino picchiato. Sono fuggito da quell'ingiustizia per rifugiarmi in Francia, la patria dei diritti umani: non certo per rivivere lo stesso incubo». Parole al vetriolo, ma pronunciate in tutta calma all'indomani della clamorosa sconfitta legale inflitta al partito di Mélenchon che aveva tentato di fermare in tribunale la pubblicazione di un libro già diventato caso nazionale ancor prima di arrivare in libreria. Les Complices du mal, edito da Plon - in italiano I complici del male - squaderna i rapporti controversi tra candidati di LFI e progetti sovversivi di matrice islamista, tesi a imporre norme sociali compatibili con la shari'a. Un'opera osteggiata con forza dalla sinistra francese più dura e pura, e che ora, proprio grazie a quella battaglia legale persa, si prepara a diventare un detonatore politico. Addirittura il partito aveva presentato un ricorso d'urgenza davanti al tribunale di Parigi contro la casa editrice Place des Éditeurs chiedendo una divulgazione anticipata e forzata dell'opera, con l'obiettivo di esaminarne le pagine prima che arrivassero in libreria. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, pronunciandosi a favore di Omar Youssef Souleimane, che si era opposto con fermezza, rivendicando non solo la propria libertà d'autore, ma anche quella libertà di espressione che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa da una simile imposizione. E La France Insoumise è stata pertanto condannata a pagare 1.500 euro a Place des éditeurs per le spese legali.
RADUNI PRO-PAL Souleimane, ex cronista ricercato dai servizi segreti siriani per la sua attività contro il regime di al-Assad, racconta di aver costruito l'inchiesta calandosi dall'interno, infiltrandosi nelle primissime manifestazioni e raduni pro-Pal organizzati in Francia all'indomani del 7 ottobre 2023. E si è trovato di fronte a quella che descrive come una strategia mirata: un patto elettorale tra La France Insoumise e gli ambienti islamisti, calibrato con un obiettivo preciso, conquistare il "voto della comunità musulmana". Un'operazione politica che, secondo Souleimane, non è un episodio isolato, ma l'espressione di una tendenza più ampia. Ne emerge una narrazione aspra, in cui viene messa in evidenza «un'alleanza elettorale» pensata per conquistare il «voto della comunità musulmana». L'accusa - diretta, spiazzante e disturbante per l'opinione pubblica francese - è che alcuni dirigenti e candidati della gauche radicale abbiano intessuto rapporti con progetti tesi a introdurre regole sociali compatibili con la shari'a. D'altronde, la Francia, lo sappiamo, è il principale laboratorio europeo dell'islamo-gauchismo: la saldatura tra settori della sinistra radicale e istanze islamiste, un'alleanza tattica che sfrutta il linguaggio dei diritti e delle rivendicazioni sociali per aprire varchi all'interno della democrazia repubblicana. Ma la shari'a - l'insieme di precetti che regolano non solo il culto, ma la vita familiare, i codici penale e civile, le norme bancarie e amministrative delle comunità islamiche - risulta profondamente inconciliabile con i principi che governano le società occidentali. Una vera e propria minaccia alla tenuta di qualsiasi Stato, in questo caso della Francia. Basti ricordare che lo jihad - lo "sforzo e dovere collettivo" volto all'edificazione di uno Stato islamico - non è un concetto marginale, ma parte integrante della shari'a stessa, che lo definisce come obbligo religioso e giuridico, subordinando la politica alla dimensione della guerra: accogliere la shari'a equivale a imporre un impianto normativo che non regola la fede, ma istituzionalizza il terrorismo.
I FONDAMENTALISTI APPROFITTANO DELLA DEMOCRAZIA «Com'è possibile che in Francia, un paese laico, i fondamentalisti siano così presenti? Che approfittino della democrazia per infiltrare la loro ideologia? La cosa più inquietante è questa alleanza tra islamisti ed estrema sinistra: è semplicemente sconvolgente». Si interroga Souleimane che, in Complici del male, la battezza "sinistra halal". Il libro si apre con un ricordo personale: «Mi chiamo Omar, provengo da una famiglia musulmana praticante. E nella metropolitana di Parigi, nel gennaio 2015, un uomo mi ha scambiato per un ebreo e ha cercato di uccidermi. Solo dal mio aspetto, ha pensato che fossi ebreo. Venire in Francia, il Paese di Jean Jaurès e Paul Éluard, e rivivere ciò che avevo vissuto in Siria, è stato terribile». Souleimane approda Oltralpe nel 2012, dove ottiene prima l'asilo politico e poi la cittadinanza. Con l'ambizione di farsi poeta, pubblica diversi libri prima di arrivare a I complici del male, l'inchiesta che lo ha costretto a rivivere il passato: «tredici anni dopo, mi ritrovo di fronte a politici che vogliono ridurmi al silenzio!». Nel suo J'accuse, Souleimane non esita a chiamare in causa anche l'eurodeputata Rima Hassan, volto di spicco de La France Insoumise, che, kefiah stretta al collo, sulla stampa nazionale, non sui canali arabi di ispirazione islamista, ha definito la Francia «un Paese colonialista» e persino «un Paese del Male», esprimendo sostegno aperto ad Hamas che avrebbe «agito legittimamente». «Sono esattamente le stesse parole dei Fratelli Musulmani», osserva Souleimane, tracciando una linea di continuità inquietante tra le dichiarazioni di una rappresentante politica francese e la retorica delle organizzazioni islamiste.
I MIEI AMICI ARABI «Dal 7 ottobre ho perso la maggior parte dei miei amici arabi» racconta lo scrittore nato a Damasco. «Ai loro occhi, l'antisemitismo in Medio Oriente non dovrebbe essere rivelato agli occidentali, per non sostenere l'agenda "sionista". Soprattutto nel mezzo della guerra israelo-palestinese. [...] La cosa più triste è che sono stati miei compagni nella rivoluzione siriana, sanno benissimo che demonizzare Israele è una parte essenziale della propaganda del regime per restare al potere». Non sono mancate, così, neanche le minacce di morte. «Ho ricevuto insulti in francese e in arabo, semplicemente per aver detto una verità che tutti conoscono. Sappiamo bene che la parola 'ebreo' è un insulto in Medio Oriente». Il tentativo di censura della sinistra si è già trasformato in un boomerang, un classico "effetto Streisand": più si tenta di mettere a tacere un contenuto, più cresce la sua visibilità. Il libro, infatti, è già salito in cima alle classifiche online dei bestseller prima ancora dell'uscita. E quando un libro finisce al centro di una battaglia legale e politica diventa il nodo visibile di tensioni più vaste. Il nervosismo all'interno delle stanze di partito di Mélenchon la dice lunga, ma soprattutto interroga: cosa hanno da nascondere o da temere? Nel frattempo, l'ex imam salafita Bruno Guillot - oggi convertito al cattolicesimo -, intervistato il 13 settembre su Europe1, ha confermato che la strategia dei Fratelli musulmani è quella di entrare nella vita politica francese tramite Mélenchon: «I Fratelli musulmani sono molto consapevoli della situazione in occidente, conoscono molto bene i suoi difetti».
A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% E anche a New York è in arrivo il primo sindaco islamico: socialista, pro-Hamas e pro-aborto di Lorenza Formicola https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8239
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 settembre 2025
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LE LOBBY GAY GRIDANO: ''META E' ORA UN'AZIENDA ANTI-LGBTQ''
Intanto una ricerca scientifica scopre che i gay delinquono il doppio rispetto alla restante popolazione (il triplo se transessuali)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia, 20 settembre 2025
Niente più chat a tema con colori o simboli transgender o non binari. Meta, il colosso dei social network, ha infatti recentemente rimosso le opzioni di chat per chi si autoproclami transgender e non binario dall'app Messenger. Tali temi, ispirati alle bandiere del Pride, erano stati introdotti nel 2021 e nel 2022 per celebrare il Mese dell'orgoglio Lgbtqi+ e la Giornata internazionale delle persone "non binarie". Naturalmente le lobby che promuovono l'ideologia di genere e i loro strenui sostenitori non hanno gradito tale rimozione. «Meta è ora un'azienda anti-Lgbtq», hanno infatti prontamente dichiarato costoro in segno di protesta contro le nuove policy dell'azienda. Questa decisione rientra in un piano strategico più ampio di cambiamento nelle politiche di Meta, che include l'interruzione dei suoi programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) e la modifica delle Linee guida per la moderazione dei contenuti. In particolare l'azienda di Zuckerberg ha allentato alcune restrizioni a tutela della libertà di pensiero e di espressione, consentendo ora anche la possibilità di appellare le persone che orbitano nella galassia LGBTQ+ quali «disturbate sul piano psicologico» in base al loro orientamento sessuale. Relativamente all'ideologia di genere e ai suoi dettami mainstream Zuckerberg non è l'unico che negli ultimi tempi ha quanto meno invertito leggermente la rotta. Per esempio anche il patron di Tesla e del social X Elon Musk ha denunciato a più riprese di esser stato vittima di un inganno subdolo, incriminando proprio la dittatura del politicamente corretto su questi temi: «Non mi è stato spiegato che i bloccanti della pubertà sono in realtà solo farmaci sterilizzanti. Così ho perso mio figlio. Lo chiamano 'deadnaming' per un motivo, ossia perché tuo figlio è morto, quindi mio figlio Xavier è morto, ucciso dal virus della cultura woke». Insomma, a quanto pare anche il Ceo di Facebook ha ormai compreso che il vento oltreoceano e in Europa sta cambiando, poiché sulle macerie dell'ideologia di genere sta tornando a risplendere il senso di realtà che annuncia un'evidenza palese: nessuno nasce nel corpo sbagliato perché la verità dell'essere umano è scritta nei cromosomi e in ogni cellula del suo corpo. Pertanto ciascuno deve poter essere libero di esprimersi nel rispetto della dignità propria e del suo interlocutore, senza l'obbligo di dover adoperare forzatamente parole ipocritamente inclusive, vuote etichette "politicamente corrette" e soltanto ideologiche in salsa gender che - alla stregua di asterischi e schwa - stanno ormai stancando anche chi le adopera in maniera corrente magari solo per stare al passo con i tempi. Ma si sa, i tempi e le mode passano, la verità resta.
Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Gli LGBT delinquono di più" si spiega perché secondo una ricerca scientifica le persone omosessuali delinquono il doppio rispetto alla restante popolazione. Il triplo se sono transessuali. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 novembre 2024: La sovrarappresentazione delle persone che si identificano come LGBTQ+ nel Sistema giuridico penale è stato redatto per conto della Safety and Justice Challenge da Jane Hereth, Assistant Professor of Social Work presso l'Helen Bader School of Social Welfare dell'Università del Wisconsin-Milwaukee. I dati che fornisce questo rapporto sono sorprendenti. Nel 2022, ultimo anno in cui sono disponibili dei dati a carattere nazionale, il 9% della popolazione carceraria statunitense è costituita da persone LGBT. Eppure negli States le persone LGBT sono il 4,5%. Dunque, proporzionalmente, le persone LGBT che delinquono sono il doppio rispetto alla popolazione non LGBT. Se poi andiamo ad analizzare la popolazione giovanile scopriamo che il 20% della popolazione carceraria è costituita da giovani LGBT. Fuori dalle carceri la percentuale di giovani LGBT è del 9,5%. Anche in questo caso abbiamo il doppio di possibilità che una persona LGBT delinqua. Categoria soggetta particolarmente alla detenzione sono i transessuali (nel caso di specie: uomini che si sentono donne). Il 16% di costoro afferma di aver trascorso del tempo in carcere. La media negli States per persone non transessuali è il 5%. Più del triplo dunque. Interessante poi quest'ultimo dato: il 40% dei giovani senzatetto è LGBT. Perché le persone LGBT delinquono di più? Non c'entra nulla la discriminazione o l'emarginazione sociale, bensì il fatto che disordine porta disordine. Il disordine morale e quindi antropologico dell'omosessualità e della transessualità espone queste persone a vivere una esistenza altrettanto disordinata e dunque a volte anche al di là della legalità. Prova ne è la percentuale di persone LGBT tra i senzatetto. La mancanza di ordine nella propria esistenza può spingere ai margini della società, vivendo nella povertà e nell'illegalità. Se poi andiamo ad analizzare solo le persone trans, come evidenzia il rapporto, spesso costoro si prostituiscono e quindi vengono arrestate.
Fonte: Provita & Famiglia, 20 settembre 2025
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RIPARARE I PECCATI, AL VIA LA PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA
Nove settimane di preghiera dall'8 ottobre al 10 dicembre: è l'invito del cardinale Burke volto a diffondere i primi sabati nel centenario delle apparizioni a Lucia (1925-2025)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 7 ottobre 2025
Continuano a sorgere nuove iniziative nella Chiesa cattolica in vista dell'ormai imminente centenario dell'apparizione di Pontevedra (Spagna), avvenuta il 10 dicembre 1925. Quel giorno, Gesù Bambino e Maria Santissima apparvero alla venerabile Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande dei tre veggenti di Fatima, per spiegarle per la prima volta in cosa consiste la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Una devozione a cui la Madonna aveva solo accennato otto anni prima alla Cova da Iria, nell'apparizione del 13 luglio 1917 (giorno della rivelazione delle tre parti del segreto di Fatima), quando promise che sarebbe tornata a chiedere sia la Comunione riparatrice sia la consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato. Quella del 10 dicembre 1925 a Pontevedra, dove Lucia si trovava come postulante presso le Dorotee, fu appunto la prima tappa di un nuovo ciclo di apparizioni, per portare a compimento il disegno celeste. In occasione della ricorrenza, il cardinale Raymond Leo Burke ha lanciato la proposta di una speciale preghiera alla Madonna di Fatima, da iniziare mercoledì 8 ottobre e proseguire fino al giorno del centenario - mercoledì 10 dicembre - per un totale dunque di nove settimane. Si tratta di recitare una preghiera giornaliera scritta dallo stesso porporato statunitense, con la quale ci si impegna a praticare la devozione dei primi sabati [La preghiera è alla fine dell'articolo, N.d.BB]. È stata creata anche una pagina Internet dove è possibile scaricare il testo della preghiera in più lingue e anche la lettera con cui il cardinale Burke presenta la sua proposta, ripercorrendo i passaggi principali di come si arrivò alla Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria. Qui ci limitiamo a ricordare il culmine dell'apparizione di Pontevedra, dove la Madre celeste mostrò a Lucia il proprio Cuore addolorato e chiese di essere consolata, spiegando i tratti essenziali della devozione dei primi sabati: «Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento mi conficcano, con bestemmie e ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarmi, e di' che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno ricevendo poi la santa Comunione, diranno un Rosario e mi faranno 15 minuti di compagnia meditando sui 15 misteri del Rosario, con l'intenzione di darmi sollievo, io prometto di assisterli, nell'ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza di queste anime». In rivelazioni successive, venendo incontro alle necessità pratiche di molti fedeli, Gesù spiegò a suor Lucia che per l'adempimento della devozione avrebbe considerato valida anche la Confessione di otto giorni o più («purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l'intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria»; 15 febbraio 1926); inoltre disse che la devozione può essere praticata, in via eccezionale, la domenica che segue il primo sabato del mese, ma solo «per giusti motivi, che sta ai sacerdoti giudicare» (29-30 maggio 1930). Al netto di quest'ultima eccezione, ricapitoliamo le condizioni generali: 1) Confessarsi il primo sabato del mese o entro otto giorni (o più) prima o anche dopo, purché si riceva l'Eucaristia in grazia. Al confessore va comunicata l'intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria: se ci si dimentica di esplicitare questa intenzione, si può recuperare alla Confessione seguente; 2) comunicarsi ogni primo sabato, per cinque mesi consecutivi; 3) recitare il Rosario; 4) dopo la preghiera, fare compagnia alla Madonna per un altro quarto d'ora, meditando su uno o più misteri del Rosario (suor Lucia era solita meditarne uno per volta. Ci si può aiutare leggendo un brano della Bibbia o uno scritto spirituale sul mistero che si intende contemplare). Il fine della devozione dei primi sabati è evidentemente la salvezza delle anime, come detto dalla Madonna stessa. Al contempo, la Santa Vergine ha spiegato come questa devozione sia necessaria per la pace in terra: lo era nel 1917, al tempo della Prima Guerra Mondiale e della rivoluzione bolscevica, capace di spargere «i suoi errori per il mondo» (perciò Maria aveva anche chiesto la consacrazione della Russia, adempiuta con grave ritardo); continua ad esserlo oggi, quando rischiamo un conflitto nucleare; e continuerà ad esserlo fino alla seconda e definitiva venuta di Cristo. Ieri come oggi, infatti, rimane necessario riparare i peccati, un concetto fondamentale ricordato più volte dal cardinale Burke nella sua lettera. I peccati che offendono i Sacri Cuori di Gesù e Maria richiedono riparazione sia ai fini dell'eternità (la nostra salvezza) che della nostra vita quaggiù. «Siamo profondamente consapevoli - scrive Burke - di come quegli stessi peccati sconvolgano l'ordine della vita nella società, risultando in conflitti civili all'interno delle nazioni e in guerre tra le nazioni, e in attacchi violenti contro la vita umana, il matrimonio e la famiglia, e contro la libertà di praticare la religione in molte nazioni. Gli agenti di quell'ideologia totalmente malvagia che è l'ateismo comunista continuano a diffondere le sue menzogne velenose assieme al loro frutto: la distruzione e la morte». Contro questi frutti cattivi, c'è una sola risorsa: la nostra conversione a Dio. E un mezzo privilegiato per questa conversione è proprio la pratica dei primi sabati, preludio al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
PREGHIERA QUOTIDIANA Preghiera quotidiana in preparazione al Centenario dell'Apparizione di Gesù Bambino e della Sua Madre Vergine alla Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos 8 ottobre al 10 dicembre 2025 O Vergine Madre di Dio e mia diletta Madre, Nostra Signora di Fatima e del Sacratissimo Rosario, io contemplo il Tuo Cuore Addolorato e Immacolato trafitto con così tante spine dall'ingratitudine e dai terribili peccati dei tuoi figli. Io sono profondamente e perennemente dispiaciuto di come i miei peccati hanno offeso il Tuo Divin Figlio e Te, Sua Madre Innocente. Con cuore umile e contrito, desidero riparare le offese - grandi e piccole - inferte al Tuo Cuore dai peccati dei Tuoi figli. Nel Tuo amore materno, Tu mi hai insegnato, attraverso la Tua figlia, la Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos, il modo per riparare i peccati mediante la Devozione dei Primi Sabati. In occasione del 100° anniversario della Tua apparizione, assieme al Bambin Gesù, alla Venerabile Serva di Dio, il 10 dicembre del 1925, io mi impegno ad osservare il Primo Sabato del mese in sincera riparazione dei peccati attraverso la confessione sacramentale dei miei peccati, la degna ricezione della Santa Comunione, la preghiera di cinque decine del Santo Rosario e tenendoTi compagnia per quindici minuti meditando i misteri del Rosario. Ti prego, intercedi per me, affinché la mia pratica della Devozione dei Primi Sabati possa contribuire alla salvezza di tante anime e alla pace nel mondo. Aiutami anche a portare ad altri il Tuo messaggio della Devozione dei Primi Sabati per la Riparazione. In obbedienza al Tuo consiglio materno, possa la Chiesa, in tutto il mondo, offrirTi questo atto d'amore di cuori umili e contriti in sincera riparazione per i peccati commessi. Io dono totalmente il mio cuore al Tuo Cuore Addolorato e Immacolato e, con Te, faccio riposare per sempre il mio cuore nel Sacratissimo Cuore di Gesù. Con tutto il mio cuore, io offro questa preghiera a Lui che, solo, è la nostra salvezza. Amen. Raymond Leo Cardinal BURKE 8 settembre 2025 Festa della Natività della Beata Vergine Maria
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 7 ottobre 2025
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L'FBI LICENZIA GLI AGENTI CHE AVEVANO SPIATO I CATTOLICI
Dopo mesi di silenzi e menzogne, emergono prove di una persecuzione religiosa travestita da sicurezza nazionale
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone, 19 settembre 2025
Che l'odio anti cristiano attraversi, e con tragici scossoni, anche gli Usa non c'era dubbio. Di certo l'omicidio di Charlie Kirk ha aumentato l'attenzione al tema. La notizia recente che riferisce di «una serie di "licenziamenti e dimissioni" da posizioni associate al caso del memorandum anticattolico di Richmond» racconta di una risposta attiva dell'attuale governo per contrastare il fenomeno. Leggiamo da Religion en libertad del contenuto di un'udienza in Senato del direttore dell'FBI in carica, Kash Patel. «Il documento , redatto nel 2023, era inizialmente di natura interna. Intitolato "L'interesse degli estremisti violenti motivati da motivi razziali o etnici per l'ideologia cattolica tradizionalista radicale presenta quasi certamente nuove opportunità di mitigazione", individuava i cattolici interessati alla Messa tradizionale come potenzialmente collegati a gruppi violenti». Christopher Wray, direttore dell'Ufficio quando è partita l'indagine, aveva cercato di minimizzare l'accaduto riferendo che si era trattato di un "prodotto unico di un ufficio specifico", dichiarando anche che era in atto un'indagine interna, affermazioni entrambe rivelatesi false. Infine l'FBI ha ammesso che il documento, che qualcuno aveva anche cercato di occultare, era contro gli standard dell'agenzia investigativa federale: «Catholic Vote ha dimostrato che si basava su documenti e articoli progressisti o su affermazioni secondo cui il rosario simboleggia l'estremismo violento di destra.» Nell'udienza del 16 settembre Patel ha riferito quindi di licenziamenti e dimissioni di dipendenti coinvolti con il memorandum anticattolico. Come combatte l'agenzia i crimini d'odio contro i cristiani, si chiede in particolare il senatore repubblicano Hawley? Qualche dubbio sull'efficacia della lotta a questo fenomeno è più che legittimo. «Sebbene Patel non abbia specificato il numero esatto di licenziamenti o il suo ruolo nella stesura del promemoria, ha affermato di star formalmente conducendo "un'indagine in coordinamento con il Congresso" che, finora, ha prodotto 700 documenti relativi al promemoria. "Il mio predecessore ha fornito 19 pagine", ha spiegato». Da quanto è emerso fino ad ora Il Federal Bureau ce l'aveva in modo specifico e squisito con i cattolici cosiddetti radicali (e ridagli con le etichette, i prefissi, gli epiteti. Cattolico deve, dovrebbe, sempre bastare come definizione). Nel documento ampiamente condiviso tra gli uffici che ha raggiunto più di 1000 dipendenti si puntava ai "tradizionalisti radicali" e si presumevano legami tra questi e il movimento nazionalista bianco di estrema destra. Il testo suggeriva anche «"opportunità di mitigare le minacce " sviluppando " insidie" all'interno delle parrocchie che celebrano la messa in latino e all'interno delle comunità online cattoliche "tradizionaliste radicali"». Il linguaggio stesso utilizzato per riferirsi al cattolicesimo cosiddetto tradizionalista era fortemente denigratorio. Una cosa che ai campioncini nostrani della lotta alla "violenza delle parole" dovrebbe accendere più di una spia, ma quella parte del pannello di controllo è in corto circuito da un pezzo. Cosa stanno facendo invece per contrastare minacce e attacchi purtroppo non solo verbali contro i cattolici e i cristiani di altre confessioni? L'eco del colpo che ha freddato Charlie Kirk e infiammato milioni di cuori è ancora forte e non solo in America. A tale proposito «Patel ha affermato che l'FBI sta indagando su 60 segnalazioni di crimini d'odio anti-cattolici, tra cui quelli avvenuti a Kansas City, Missouri; Louisville, Kentucky; Houston; Nashville, Tennessee; e Richmond, Virginia. "Ci sono stati segnalati 60 casi di crimini d'odio anti-cattolici su cui stiamo indagando", ha affermato Patel, menzionando anche "cinque indagini in corso per crimini d'odio anti-cattolici a Kansas City, Louisville, Houston, Nashville e Richmond". Dal 2020, sono stati segnalati centinaia di attacchi contro parrocchie cattoliche in tutto il Paese. Gli attacchi anticattolici sono aumentati vertiginosamente dopo la decisione della Corte Suprema del 2022 di ribaltare la sentenza Roe contro Wade (...). Uno di questi è stato l'attacco sopra menzionato alla Annunciation Catholic School di Minneapolis durante la messa di apertura.» Il famigerato "memorandum anticattolico" è arrivato a indicare nei cattolici tradizionalisti niente meno che una minaccia terroristica.
L'FBI, SOTTO BIDEN, PERSEGUITAVA I CATTOLICI: SPUNTANO NUOVI DOCUMENTI Ormai è provato che l'agenzia governativa spiava a scopo intimidatorio i cattolici contrari alle politiche Lgbt e abortiste del governo trattandoli come fossero estremisti violenti di Luca Volontè https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8212
BIDEN SCATENA L'FBI CONTRO I CATTOLICI Svelato il documento interno che intende monitorare quelli che considera pericolosi ''estremisti'' cioè i cattolici pro-life, soprattutto se pregano il Rosario e vanno alla Messa in latino di Luca Volontè https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7321
Fonte: Sito del Timone, 19 settembre 2025
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OMELIA XXVIII DOMENICA T.O. - ANNO C (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Nel suo viaggio verso Gerusalemme, dove avrebbe incontrato la morte e consumato il sacrificio che ci avrebbe salvato, Gesù attraversa un territorio che è posto al confine tra la Galilea e la Samaria: due regioni ostili tra loro, discordi su tutto, anche sul modo di pregare l'unico Dio. E si imbatte in un gruppo di uomini colpiti dalla lebbra, che per sostenersi vivevano insieme e insieme si aggiravano nella campagna alla ricerca di qualcosa e di qualcuno che li aiutasse a sopravvivere: una comunità umana terrificante, compaginata dalla sventura e dalla stessa segregazione emarginante che ad essi era imposta dalla legge.
GESU' NON PREDICA LA DISOBBEDIENZA CIVILE
Nel gruppo vi sono samaritani e giudei, perché la sofferenza è un crogiuolo nel quale i rancori e le divergenze si fondono, nel quale le inimicizie si annullano, e diventano irrilevanti tutte le liti e le beghe che pure sembrano così importanti a chi non ha maggiori fastidi e non deve sopportare disgrazie più grandi. Fermatisi a distanza, ci ha detto il Vangelo. Questi infelici conoscono i regolamenti, che vietavano a loro il contatto coi sani, e non si avvicinano. Ma da lontano si fanno sentire, con la forza che viene dalla disperazione: Alzarono la voce dicendo: Gesù, maestro, abbi pietà di noi! È abbastanza curioso che lo chiamino "maestro", essi che hanno fame di guarigione e non di insegnamenti, essi che sanno che anche volendolo non potrebbero mettersi alla sua scuola. Sembra quasi che con questa parola vogliano insinuare che Gesù è soprattutto venuto a curare i mali dello spirito e a illuminare le tenebre dei cuori; sembra quasi che vogliano ricordarci che, di tutti i mali dell'uomo, la mancanza della verità, l'ignoranza del significato delle cose e del mondo, l'assenza di certezze esistenziali siano quelli più pericolosi e sconvolgenti. Gesù risponde, probabilmente meravigliandoli e forse anche deludendoli nella loro attesa e nel loro acutissimo desiderio. Egli dice: Andate a presentarvi ai sacerdoti. Era ciò che prescriveva la legge per i lebbrosi guariti. Nel giorno della sua purificazione, il lebbroso deve essere portato dal sacerdote (Lv 14,2), che perciò fungeva da autorità sanitaria di controllo. Inviandoli prima di guarirli, Gesù metteva alla prova la loro fede in lui e nelle sue capacità taumaturgiche. Ma qui prima ancora bisogna notare che Gesù rispetta la legge, rispetta l'autorità del sacerdote giudaico, rispetta le strutture della società in cui vive. Anzi, fa in modo che proprio attraverso l'obbedienza alla legge e l'ossequio all'autorità si operi la salvezza e si compia il miracolo: mentre andavano, furono guariti. Come si vede, il Signore non predica affatto la disobbedienza civile o il rovesciamento delle istituzioni. Piuttosto egli comunica lo Spirito di Dio che trasforma il nostro mondo interiore, dando un senso nuovo e diverso a ogni legge e a ogni ordinamento, e proponendo alla nostra obbedienza una motivazione più alta e più vera.
DIO SI COMPIACE DI CHI HA L'ATTITUDINE A RINGRAZIARE L'episodio evangelico ha una seconda parte sorprendente: dei dieci beneficati, uno soltanto sente il dovere di tornare a manifestare la sua gratitudine. Ed è un Samaritano! Nessuno dei compatrioti e correligionari di Cristo viene a esprimere un pensiero di riconoscenza: probabilmente credono che ad essi tutto è dovuto. O forse qualcuno, avendo ascoltato dal Maestro che l'autorità è un servizio, ritiene che Gesù sia in obbligo di venire incontro alle sue richieste. Ma Gesù di questo grazie mancato si lamenta esplicitamente, e così ci richiama quanto sia necessario per una autentica vita religiosa il non essere ingrati. L'abitudine a ringraziare, anche nella convivenza umana, è ciò che distingue un animo capace di aprirsi e perciò di comunicare: con chi non sa mai dire la parola "grazie", credo che anche il Signore faccia fatica a intendersi. Quando ero parroco, la cosa che mi sembrava più triste e spaventosa in certi cristiani critici e contestatori, era proprio l'assenza dello spirito di gratitudine dai loro scritti, dai loro discorsi, e perciò, si poteva presumere, anche dal loro cuore: impegnati come erano a rivendicare diritti e a esigere riconoscimenti, non si accorgevano più di quanto avevano ricevuto. Tutti intenti a criticare tutti e a lamentarsi di tutti (il papa, i vescovi, gli uomini del passato, coloro che pur li avevano istruiti nella fede), non gli veniva nemmeno in mente di dire grazie a nessuno. Noi cercheremo di non essere così, per non meritare anche noi il rimprovero del Signore. E anzi pregheremo perché la lezione che oggi ci è stata data dalla parola di Dio non venga mai da noi trascurata, e perché si formi davvero in noi un cuore cortese e riconoscente.
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Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.
Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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