BastaBugie n�950 del 05 novembre 2025

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1 NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA
Gli ultimi dati Istat certificano un ulteriore calo della natalità: è il frutto di una generazione senza natura, senza gli altri, senza storia e in definitiva senza Dio
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO
Il Pride brianzolo mette in scena una blasfema parodia della Via Crucis che, tra l'altro, è un reato penale
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 OSTETRICHE CHE PRATICANO ABORTI, LA FOLLE PROPOSTA DI PD E 5 STELLE
Andrea Crisanti (PD) ed Elisa Pirro (M5S) hanno presentato un disegno di legge con cui chiedono di permettere alle ostetriche di praticare aborti, ma le ostetriche sono contrarie
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI
Essendo di destra gli orchestrali protestano contro la sua nomina, tanto più che si fa chiamare direttore (e non direttrice)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY
Esperimenti in laboratorio presentati come innocui studi sulla riproduzione, minimizzano la vera finalità: oggi tocca ai topolini, domani saranno i bambini a fare da cavie e da prodotti per l'egoismo di altri
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 SCELTA DI CAMPO DELLA CEI: APPOGGIARE I GAY PRIDE
La CEI pubblica il documento di sintesi del cammino sinodale e tenta (inutilmente) di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 OMELIA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE (GV 2,13-22)
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere
Autore: Angelo Sceppacerca - Fonte: Fonte: Agenzia SIR

1 - NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA
Gli ultimi dati Istat certificano un ulteriore calo della natalità: è il frutto di una generazione senza natura, senza gli altri, senza storia e in definitiva senza Dio
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 novembre 2025

Previsioni del tempo sulla natalità. Si prevede che l'anno prossimo la temperatura della fecondità femminile scenda ancora, dall'1,18 figli per donna (o per coppia) nel 2024 - ennesimo minimo storico per il nostro Paese - al 1,13 per il 2025. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2023 al 2024 le nascite sono calate del 2,6%, ossia 10 mila bebè in meno. L'anno scorso tra fiocchi rosa e azzurri siamo arrivati a 370 mila nascite. Dal 2008 le nascite sono diminuite del 35,8%. Insomma mancano all'appello più di un terzo degli Italiani dal 2008. Gli stranieri figliano di più, ma nel tempo sempre meno anche loro: prova indiretta che non è il reddito la scriminante per mettere al mondo i figli, dato che gli stranieri guadagnano meno, ma è soprattutto il contesto culturale in cui vivi a determinare se mettere al mondo un figlio oppure no. La nostra forma mentis sta plagiando anche gli islamici.
Quali i motivi di queste basse temperature dove la vita fa fatica a germogliare? L'Istat, in primis, indica il fatto che il numero di giovani si assottiglia nel tempo. Insomma la denatalità è un cane che si morde la coda. La denatalità genera se stessa. In secondo luogo vi sono diversi fattori che concorrono alla glaciazione demografica: «L'allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l'uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla». Noi aggiungiamo l'aumento della sterilità e infertilità tra i giovani e l'aborto: nel mondo tre gravidanze su dieci finiscono in aborto e sei gravidanze indesiderate su dieci fanno la stessa fine.
Puntiamo la lente d'ingrandimento però su una motivazione indicata dall'Istat: la scelta di rinunciare alla genitorialità. Motivazione che dice tutto e dice niente. Crediamo che dietro questa motivazione si celino quattro "senza" che affliggono l'uomo post-moderno. Costui vive, anzi sopravvive, senza natura, senza gli altri, senza storia e senza Dio (l'"altro" per eccellenza).

1) SENZA NATURA
Senza natura: i nostri contemporanei occidentali vivono in costante lotta contro la propria natura. Questa inclina le persone a sposarsi e dunque a diventare coniugi e poi genitori. Però questa inclinazione alla genitorialità incontra diversi ostacoli. Ad esempio collide con la famigerata emancipazione femminile. Purtroppo la donna ne ricava solo una indipendenza della propria identità materna, che è caratteristica naturale ineludibile scritta a lettere di fuoco in ogni cuore femminile. E dunque si evira di un tratto essenziale della sua persona. L'emancipazione sociale diventa emancipazione metafisica dalla natura, dalla struttura ontologica più profonda che ci definisce anche come padri e madri. L'intimo richiamo a diventare ciò che siamo (Pindaro) è sopraffatto dal richiamo tutto esteriore del mondo che ci vuole stranieri a noi stessi, ossia professionisti di successo, inesausti edonisti, icone social. L'affermazione di sé conduce in realtà alla negazione di sé. La tensione solipsistica all'autenticità sfocia nella menzogna perché si contraddice la propria vocazione naturale. La sfibrante corsa alla realizzazione finisce per ingabbiarsi nel modello dell'eterogenesi dei fini: quanti amici, parenti e conoscenti che masticano il pane raffermo del rimpianto, della mancanza di realizzazione personale. E non si accorgono che questa passa anche dai vagiti di un bambino.

2) SENZA GLI ALTRI
E così arriviamo al secondo "senza": senza gli altri. I nostri contemporanei hanno dimenticato che il "sé" si costruisce con l'altro da sé. E il figlio è il primo "altro" per prossimità insieme al coniuge. E non è un "altro" che è solo nemico del tuo tempo, dei tuoi spazi, delle tue relazioni, delle tue opportunità, delle tue energie - tutti aspetti di cui i figli sono oggettivamente voraci - ma amico di te perché chiede e dà amore.
Il viandante del XXI secolo è un essere irrelato, una monade ego-centrata e di per sé sussistente, un buco nero che inghiotte anche la più accecante luce, compresa quella che si sprigiona dopo un parto. Tutto è centrato su se stesso, tutto s'incardina sull'Io, non c'è altro al di fuori di sé. È onnivoro di sé, è il narciso tanto innamorato di sé quanto deluso da sé e dopo la sua morte non vede niente, semplicemente perché egli più non sarà. Tutto finirà con lui. Quindi sarebbe irragionevole programmare una discendenza.
La bulimia di sé porta alla solitudine anche per mancanza di figli. Gesù è stato folgorante: «Il chicco di grano che non muore rimane solo» (Gv 12, 24). Poteva dirci che chi non muore a sé stesso, al proprio egoismo, al proprio disperante e delirante individualismo non entrerà nel Regno dei Cieli, non è degno di seguirLo, non fa la volontà del Padre. No, niente di tutto questo: Gesù indica una conseguenza antropologica, spietatamente esistenziale. Hai cercato per tutta la tua vita te e solo te e sei rimasto solo. Senza figli e a volte senza un uomo o una donna che ti possa amare. Hai cercato te e alla fine non ti sei trovato. Come stringere in un pugno della sabbia e vederla scappare via dalle dita. Più stringi, più la tua vita ti sfugge. «Chiunque vorrà salvare la propria vita, la perderà» (Mt 16, 25). Non è solo un monito per l'Aldilà, ma anche per l'Aldiquà.

3) SENZA STORIA
L'uomo post-moderno è poi senza storia. Siamo tutti degli spiantati, sradicati perché esseri astorici. E siamo senza storia perché hanno ucciso la tradizione, che è l'anello nuovo del tempo saldato al termine di una catena di altri e precedenti anelli la cui sequenza si perde nella notte luminosa dei tempi. Senza radici non c'è fusto e non ci sono rami protesi nel futuro. Senza passato l'uomo è una incognita a se stesso perché non può posizionarsi sull'asse temporale. Senza riferimenti non possiamo muoverci in nessuna direzione. Come persi in un piatto deserto. Quante persone vivono inconsapevoli di sé, senza senso, senza rotta esistenziale, vivendo alla giornata perché c'è solo l'oggi, orfano dello ieri e del domani? Un uomo anonimo. E come chiedere a quest'uomo di generare, se lui stesso nel suo intimo è sterile di vita? Come protendersi nel futuro se non sa da dove viene, proprio perché gli alchimisti del pensiero contemporaneo sono stati attentissimi a cancellare ogni traccia del suo passato affinchè si muova sul palcoscenico di questo mondo in modo smarrito. Un uomo così frastornato, svuotato della sua dimensione storica, delle sue tradizioni, delle sue consuetudini, della sua narrazione generazionale e dunque familiare potrà mai regalarsi un futuro in formato bambino? Certo che no. Privo delle quinte della storia come potrà essere attore del suo tempo, calcare le scene del suo presente e quindi come potrà proiettare se stesso nel futuro con la sua prole? Per costui il futuro non è promessa da realizzare, ma condanna da scampare.

4) SENZA DIO
Infine i nostri compagni di viaggio verso l'eternità non sanno che c'è un'intera eternità ad attenderli. Sono uomini senza Dio. Togli Dio, togli il Padre e dunque togli tutti i padri, tutti i genitori. Chiusa la fonte della vita a monte, a valle i campi non daranno frutto perché non più irrigati. Soffocata la voce di Dio nella coscienza collettiva, si è spenta anche la voce della Provvidenza. Ed ecco sorgere la paura: la nemica numero uno dei figli. Ce la faremo? Quanto costa un figlio? Mi sento pronta ad essere madre? Non è meglio aspettare di avere un contratto a tempo determinato, di aver pagato almeno mezzo mutuo, di risolvere i problemi di salute di mio padre, di ambientarci in questa nuova città? Tu aspetti, ma il ticchettio dell'orologio biologico non aspetta.
Eliminato Dio, il domani si oscura e diventa solo una minaccia, una profezia infausta, uno stato di allerta continuo, un rischio di incalcolabile portata. Nulla più concorre al bene per chi ama Dio, proprio perché non si ama Dio. Il "crescete e moltiplicatevi" pare una favoletta per quegli uomini-bambini che credono ancora in un Dio che non ci farà mancare nulla. Diventa un mito il desiderio di riempire il Cielo con i propri figli per donare la felicità eterna a persone nuove di zecca che senza il nostro "Sì" non ci sarebbero mai state. Il figlio come figlio di Dio è oggi concetto assolutamente estraneo, radicalmente alieno alla sensibilità collettiva.
Senza la trascendenza, l'immanenza si esaurisce nel non senso. E brancolando nel buio dell'esistenza, perché priva del suo senso ultimo e definitivo, come si potrebbe mai mettere al mondo un figlio? Quest'ultimo non sostanzia in sé anche un afflato divino? Quest'ultimo, in un certo qual modo, non perpetua l'esistenza dei genitori sulla Terra (e non solo con la propria memoria) e non li eterna in Cielo?
Cancellate nell'uomo la sua natura, le sue relazioni, la sua storia e Dio e lo priverete anche dei suoi figli.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 novembre 2025

2 - IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO
Il Pride brianzolo mette in scena una blasfema parodia della Via Crucis che, tra l'altro, è un reato penale
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25 settembre 2025

Nostro Signore continua ad essere crocefisso e ad essere insultato ai piedi della croce. La stessa croce e il cammino di sofferenza che lo ha portato al Golgota sono oggetto di scherno. Gesù e la sua croce sono insultati dai nostri peccati e da quelli della comunità gay. In particolare dalla comunità arcobaleno della Brianza che ha organizzato per il prossimo sabato il Brianza Pride ad Arcore.
Dato che i Pride non fanno più notizia e dato che i cattolici sono vittime privilegiate di qualsiasi dileggio perché ormai privi di spina dorsale, ecco che agli organizzatori è venuta l'offensiva idea di strutturare il corteo secondo lo schema della Via Crucis che per l'occasione prenderà il nome di Via frocis. Dieci stazioni, invece di quattordici, per declamare gli stereotipi del pensiero LGBT e progressista mimando i titoli delle stazioni della Via Crucis: Gaza condannata a morte e poi, come spiegano gli organizzatori, «le famiglie arcobaleno si caricano la croce del ddl Varchi [che qualifica l'utero in affitto reato universale, n.d.r.]»; «la comunità LGBT incontra i genitori Agedo [Associazione genitori di figli LGBT, n.d.r.]», che ricalca in modo oltraggioso l'incontro di Cristo con sua Madre; «l'Ungheria cade sui diritti lgbt» e «la Brianza cade sotto il cemento di Pedemontana», rievocando le cadute di Gesù verso il Calvario; «Brianza Pride incontra i non binary» e le donne transessuali, quando invece Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Nell'undicesima stazione Gesù viene inchiodato alla croce e invece nella blasfema ottava stazione «l'Italia [è] inchiodata alla croce dell'ingerenza vaticana», tanto per spargere il fango dell'odio sulla Chiesa cattolica. La nona stazione della Via frocis è dedicata all'incontro con gli studenti e infine nella decima si parlerà di diritti per tutti (fuorchè per i cattolici).

UN ATTACCO FRONTALE ALLA CHIESA
Perché questo attacco frontale alla Chiesa cattolica, ai credenti e alla sensibilità religiosa collettiva? Perché qualcuno in casa cattolica finalmente ha parlato chiaro. Come avevamo riportato qualche giorno fa sul blog Gender Watch News, il cardinal Gerhard Ludwig Müller, in merito al cosiddetto Giubileo arcobaleno, aveva affermato che i pellegrini LGBT cercavano di «propagandare se stessi passando attraverso la Porta Santa, piuttosto che vivere il tradizionale scopo di cambiare vita, proprio dell'evento giubilare. Essi profanarono il tempio di Dio, facendo della casa del Padre una piazza di rappresentanza (Gv 2,17). Il movimento Lgbt è assolutamente contro la volontà di Dio Creatore, che ha istituito il matrimonio come santo sacramento in Cristo, ed è uno scandalo assoluto che ciò sia avvenuto».
Oscar Innaurato, presidente di Brianza oltre l'arcobaleno e uno dei principali organizzatori della Via frocis, a tal proposito ha dichiarato: «Ci sentiamo sotto attacco, non solo le parole del cardinale Müller, ribadite anche da papa Leone XIV ma anche l'approvazione in via definitiva al Senato del ddl Varchi che rende la gestazione per altri un reato universale. Continuiamo a sentirci colpiti e discriminati e questa Via frocis è un modo per dare voce alle nostre parole».
Da una parte, per paradosso, siamo felici di ciò che ha detto Innaurato. Significa che il cardinal Muller ha colpito nel segno, ha messo sale nelle ferite aperte nella coscienza dei militanti gay, ha fatto capire che il nemico numero uno per loro, la Chiesa cattolica, ha ancora tra i suoi membri qualcuno che non si flette al gaiamente corretto, che è fedele servitore della verità e non si fa blandire o intimorire. C'è ancora chi non si piega e non si spezza.
La Via frocis è dunque una risposta schiumante rabbia alla verità chiara come il sole sull'omosessualità. Siamo anche amaramente contenti di questa iperbolica reazione allergica dell'attivismo gay - davvero uno shock anafilattico a contatto con l'allergene cattolico - perché mostra a tutti, atei compresi, di che pasta sono fatti lor signori. I quali non hanno poi timore di molestarci perché siamo notoriamente imbelli. I fanatici dell'Islam - pratica ripugnante - scaraventano dai piani alti dei palazzi le persone omosessuali. Noi benediciamo in chiesa chi in strada ci insulta.

UN ATTO DI BLASFEMIA GRAVISSIMO
Su altro versante la Via frocis è un atto di blasfemia gravissimo, offende pesantemente tutti i credenti e crea scandalo, sconcerto, disgusto. Siamo ben oltre la discriminazione, così cara ai gay solo se li riguarda, siamo all'insulto vibrante disprezzo ed irrisione. Vedremo quanti pastori ambrosiani, tacendo, diventeranno complici di questo misfatto. Ogni omissione in questo caso è colpevole perché collabora materialmente al male. Sentiamo già poi berciare i politici di area levantina, invocando la libertà di parola. Tutelata se ad offendere sono i militanti gay, negata se a difendere Dio e i suoi principi sono i cattolici.
Perché poi qui c'è un chiaro risvolto penale. La Via frocis potrebbe avere tutte le carte in regola per configurare il reato di Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose. Recita l'art. 404 cp: «Chiunque, in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto [...] è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000». Qui i sofisti del diritto affermeranno che l'offesa è ad una pratica religiosa non a cose oggetto di culto. Noi in qualità di antisofisti rispondiamo che offendendo la pratica religiosa della Via crucis si offende la croce.
I legulei arcobaleno ribatteranno che non si è offeso l'oggetto materiale della croce, come esigerebbe il 404. Rispondiamo che la Via frocis ha fatto di peggio: ha offeso la croce in quanto tale, il suo significato, e quindi ha offeso contemporaneamente tutte le croci materiali esistenti che rimandano a quel significato declinandolo nel concreto. D'altronde se si offende una cosa sacra si vuole in realtà offendere il significato che reca in sé quella cosa. Ci aspettiamo allora che qualche Pubblico ministero, raggiunto da siffatta notitia criminis, faccia comprendere che la libertà di parola non è libertà di offendere. E se magari anche il Prefetto lo comprendesse forse l'ennesima spregevole angheria alla coscienza collettiva dei credenti potrebbe addirittura essere fermata.
Eppure alla fine nulla di inedito, nulla di strano. Sin dall'inizio la croce e il Condannato ad essa appeso suscitano irrisione e offese: «Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "[...] Scenda ora dalla croce e gli crederemo". [...] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo» (Mt 27, 41-44).

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25 settembre 2025

3 - OSTETRICHE CHE PRATICANO ABORTI, LA FOLLE PROPOSTA DI PD E 5 STELLE
Andrea Crisanti (PD) ed Elisa Pirro (M5S) hanno presentato un disegno di legge con cui chiedono di permettere alle ostetriche di praticare aborti, ma le ostetriche sono contrarie
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17 ottobre 2025

Mercoledì 15 ottobre, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Andrea Crisanti (Pd) - microbiologo diventato famigerato durante il Covid - ed Elisa Pirro (M5S) hanno presentato alla stampa il testo di un disegno di legge dal titolo Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 in materia di attività di competenza dell'ostetrica. Il fine è quello di permettere alle ostetriche di praticare aborti, pur non essendo abilitate alla professione medica. In Italia solo i medici possono praticare aborti. Le ostetriche appartengono alle Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, ma non sono medici. Da qui la proposta di PD e M5S di fare una eccezione per le ostetriche nel caso di aborto.
Se andiamo a leggere le competenze delle ostetriche indicate dall'art. 48 del decreto n. 206 vediamo come questa figura professionale è stata pensata per far nascere i bambini, non per ucciderli (lo stesso dovrebbe dirsi per i ginecologi): sorvegliare che la gravidanza proceda normalmente secondo esami diagnostici prescritti da un medico; effettuare i relativi esami; preparare i genitori al loro futuro compito; assicurare la preparazione completa al parto; assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto; praticare il parto; individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l'intervento di un medico; esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s'imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; assistere la partoriente; sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; praticare le cure prescritte da un medico.

RISCHIOSISSIMO PER LE DONNE
Questi compiti, eccetto quello relativo alle informazioni da fornire in merito alla «pianificazione familiare» che potrebbero includere informazioni sull'aborto, sono pro-life, non sono pro-choice. Tra l'altro, nell'elenco di queste competenze si individuano molto bene i limiti dell'operato delle ostetriche oltre i quali deve intervenire il medico, come nel caso di prescrizione di esami diagnostici e di terapie. Lasciare in mano alle ostetriche un intervento chirurgico come l'aborto sarebbe dunque rischiosissimo per le donne: chi si farebbe mai operare da una persona che non è un medico e un medico specialista? Crisanti, primo firmatario del Ddl, invece vorrebbe che le ostetriche praticassero aborti come se fossero ginecologi. In conferenza stampa, tenuta per amara ironia della sorte quando si celebrava la Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale, il microbiologo ha affermato che è venuto il momento di «rompere una convenzione» secondo la quale ostetriche o infermieri non sarebbero considerati all'altezza di «poter svolgere interventi medici di routine». Uccidere un bambino nel ventre materno è quindi diventato un intervento medico di routine. Registriamo la disinvolta affermazione di Crisanti.
Perché alle ostetriche dovrebbe essere permesso di praticare aborti? La risposta è presente nel titolo stesso della conferenza stampa: Interruzione volontaria di gravidanza: più accessibilità per garantire i diritti delle donne. Il nemico numero uno è il medico obiettore: è lui che, secondo la narrazione abortista, impedirebbe alle donne di abortire. La percentuale di obiettori infatti è superiore a quella dei non obiettori: 60,5% tra i ginecologi (cfr. Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della 194 per l'anno 2022, redatta dal Ministero della Salute nel 2024, ultima relazione disponibile). A margine: una così alta adesione all'obiezione di coscienza è prova evidente che il medico sa che abortire è uccidere un bambino. Però attenzione: solo il 39 % del personale non medico è obiettore (40,9% tra gli anestesisti). Ecco perché Crisanti & Co. vogliono pescare da lì i nuovi professionisti dell'aborto. I candidati sono in numero maggiore.

I PUNTI PER L'ABORTO SONO PIÙ DEI PUNTI NASCITA
Ma davvero serve aumentare il numero di praticanti aborti? Ci sono così tanti aborti che serve nuova manovalanza? No. Dati alla mano, purtroppo i medici obiettori non sono un ostacolo alla pratica degli aborti. Un primo dato: tutte, ma dicasi tutte le donne che volevano abortire nel nostro Paese, sono riuscite ad abortire. Secondo dato presente nella Relazione del Ministero della Salute: «Si osserva una diminuzione dei tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento, possibile indicatore di efficienza dei servizi». Dunque i tempi per abortire negli anni si fanno sempre più brevi. Se ci fossero difficoltà ad accedere all'aborto i tempi si dilaterebbero.
Terzo dato: facendo un confronto tra i nati e gli abortiti e le strutture per nascere e per abortire risulta che «in proporzione [...] i punti IVG sono più dei punti nascita». Insomma, il servizio abortivo è più efficiente di quello preposto alla nascita. Se ci fossero problemi ad abortire dovremmo registrare ben maggiori difficoltà che nell'accesso al parto, ma così non è.
Quarto dato, forse il più rilevante: «Il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore è pari a 0,9 IVG a settimana a livello nazionale [il picco massimo è in Molise con 6,2 aborti a settimana: assolutamente gestibili dato che l'intervento dura circa venti minuti]. [...] Il dato nazionale è in costante diminuzione negli anni». Quindi ogni medico abortista deve effettuare un "solo" aborto a settimana (ma anche uno è troppo). Tra l'altro, quinto dato, dal 2014 al 2022 i medici non obiettori, pur rimanendo in minoranza, sono aumentati del 21,5%: il trend è quindi in crescita. Mentre la percentuale di medici obiettori è in costante flessione. In sintesi, la macchina abortiva in Italia ammazza decine di migliaia di bambini all'anno senza mai incepparsi (più di 65 mila nel 2022).
E allora domandiamoci: dov'è l'emergenza? Come si fa a dire che mancano medici per effettuare aborti e dunque bisogna ricorrere alle ostetriche e che i medici obiettori impediscono di praticare aborti? Come si fa a dirlo tenendo anche conto che il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori è in costante diminuzione negli anni? Sono tutte, purtroppo, solo menzogne.

Nota di BastaBugie:
l'autore dell'articolo precedente, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, le ostetriche sbugiardano Crisanti e bocciano il suo Ddl" rivela la sconfessione del disegno di legge di Crisanti da parte della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica. Che respinge in toto il testo e spiega che il senatore del PD sapeva già del rifiuto.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 ottobre 2025:

Vi ricordate il disegno di legge del professore e senatore Andrea Crisanti, nome famigerato durante l'era Covid, di cui avevamo scritto qualche settimana fa? La proposta firmata da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle era semplice: permettere anche alle ostetriche di praticare aborti. Peccato che le ostetriche non siano mai state d'accordo con questa proposta.
Il 15 ottobre scorso Crisanti tiene una conferenza stampa in Senato per presentare il suo Ddl. Ciò che Crisanti dice durante la conferenza stampa fa sobbalzare sulla sedia la dottoressa Silvia Vaccari, presidente della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (FNOPO), la quale prende carta e penna e, in nome delle circa 22 mila ostetriche da lei rappresentate, nello stesso giorno scrive e pubblica una circolare di fuoco.
In primis la Vaccari rivela che nel settembre del 2024 Crisanti tentò di far sottoscrivere alla Federazione il suo Ddl, ma invano: «Questa Federazione manifestava chiaramente al Senatore proponente di avere ravvisato nella proposta legislativa suddetta insuperabili criticità, tali da non consentire nemmeno interventi di carattere emendativo su di essa». Insomma Crisanti aveva incassato un "No" bello tondo.
Non avendo ricevuto più notizie da allora, la Vaccari pensava che il Ddl fosse morto e sepolto, fino a quando non apprese, proprio nella giornata del 15 ottobre 2025, che Crisanti stava presentando il disegno di legge in conferenza stampa. In questa occasione «sono state rese affermazioni che, di per sé stesse, risultano difformi dal vero e meritevoli di immediata confutazione». Prima menzogna: «È necessario contestare l'affermazione secondo cui le/gli Ostetriche/ci italiane/i in percentuale largamente preponderante non esprimano obiezione di coscienza». Seconda menzogna: «Si rimarca che la proposta di legge in questione non è il frutto di una concertazione con la rappresentanza ordinistica degli esercenti la Professione Ostetrica né che vi sia una immediata disponibilità (quasi un entusiasmo) delle/degli iscritte/i onde farsi carico e rilevare sulla loro figura professionale le prestazioni ad oggi - correttamente - incombenti sul Medico circa l'interruzione volontaria della gravidanza». In breve: Crisanti ha ricevuto un rifiuto da parte della Federazione delle ostetriche ad appoggiare il suo Ddl e lui in conferenza stampa ha asserito l'opposto.
La circolare poi spiega perché la Federazione ha bocciato il Ddl di Crisanti, sottolineando, come avevamo già fatto noi a suo tempo, l'incompatibilità della pratica abortiva con il ruolo della professione di ostetrica perché la medesima pratica ha carattere medico-chirurgico: «Risulta del tutto incongruo, mediante singole disposizioni disomogenee, far transitare sull'Ostetrica le prestazioni di carattere indiscutibilmente Medico Chirurgico. [...] Si tratta in tutta evidenza di figure professionali diverse e con ambiti di attività e responsabilità differenziati [...] che non svolgono "compiti simili" o - come impropriamente sostenuto nella proposta di modifica legislativa - "sovrapponibili", pertanto, legittimare un tale "passaggio di competenze" da Medico ad Ostetrica/o, non migliora i livelli di applicazione della Legge n. 194/1978 e non valorizza l'autonomia e la dignità della nostra Professione né va incontro ai bisogni di salute della donna in tutte le fasi della sua vita ed anche nel supporto informativo, sanitario ed emotivo rispetto alle scelte abortive».
E così chiude: «Nella prima mattinata di oggi 15 ottobre ho pertanto immediatamente provveduto a notiziare la Presidenza e la Vice Presidenza della Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato e Previdenza Sociale del Senato circa la totale estraneità e contrarietà della FNOPO a questa iniziativa legislativa in contrasto alla quale assumerò ogni ulteriore iniziativa ritenuta opportuna per tutelare la dignità e l'autonomia della Professione Ostetrica».
In sintesi, il senatore Crisanti ha proposto un disegno di legge inviso alle stesse ostetriche, ma, ciò nonostante, non solo non ha deciso di cassarlo definitivamente, ma ha continuato per la sua strada dando ad intendere che la Federazione delle ostetriche lo appoggiasse, quando invece lo avversa totalmente e in radice. Tutto questo solo perché la sinistra farebbe qualunque cosa, anche carte false, pur di far abortire ancora più donne.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17 ottobre 2025

4 - NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI
Essendo di destra gli orchestrali protestano contro la sua nomina, tanto più che si fa chiamare direttore (e non direttrice)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 settembre 2025

Venezi. Pareva che il suo destino fosse impresso nel suo nome. Ma non è stato così. Partiamo da Amleto, sì da Amleto che, monologando tra sé, valutava le favorevoli opportunità offerte da «un semplice stiletto» anche quando «il merito paziente riceve disprezzo dagli indegni». Ora non sappiamo se il direttore d'orchestra Beatrice Venezi sia adorna di sufficiente merito per essere confermata nel ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Non lo sappiamo perché sprovvisti della competenza necessaria per pronunciarsi. Ma sappiamo che la Venezi non ha nascosto simpatie destrofile e questo basta per impedirle di assumere qualsiasi ruolo di rilievo in Italia.
La cronistoria è la seguente: il 22 settembre scorso, con uno scarno comunicato stampa, la Fondazione del teatro, presieduta dal sindaco Luigi Brugnaro, rendeva noto che la Venezi dal 2026 avrebbe ricoperto l'incarico di direttore musicale del Teatro, ruolo che comporta l'interfacciarsi con gli orchestrali e cantanti e la definizione dei programmi. Passano pochi giorni e gli orchestrali del teatro scrivono al sovraintendente della Fondazione, Nicola Colabianchi. La prima doglianza è questa: «Abbiamo appreso esclusivamente tramite la stampa della Sua decisione». Insomma niente consultazione con i musicisti e i sindacati. Colabianchi risponde dicendo che c'era il fondato «timore di continue e ripetute polemiche che avrebbero potuto interferire nel processo di scelta», polemiche che puntualmente si sono verificate. Insomma, il sovraintendente aveva previsto che la nomina della Venezi sarebbe stata osteggiata sin dall'inizio e dunque aveva tagliato corto.

IL VERO MOTIVO
Ma il vero motivo del rifiuto della Venezi è un altro, scrivono i professori di orchestra: «La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Il Direttore Venezi non ha mai diretto né un titolo d'opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro. Venezi non ha mai diretto nei principali teatri d'opera internazionali, né il suo nome compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale. Dove si manifesta dunque il 'talento internazionale' che dovrebbe essere alla guida della Fenice? Quali prospettive di relazioni di alto profilo nel mondo musicale apre questa nomina?».
Venerdì scorso le maestranze del teatro hanno proclamato uno stato di agitazione. I dipendenti della Scala, del Petruzzelli di Bari, del Regio di Torino, del Maggio di Firenze hanno manifestato la loro solidarietà ai compagni di Venezia. Infine, sabato scorso, gli orchestrali hanno organizzato dentro il teatro un volantinaggio anti-Venezi prima di un concerto.
Sin qui i fatti. Ora entriamo nel merito. Prima, il merito musicale della Venezi. In effetti la musicista non ha calcato i podi delle orchestre più blasonate al mondo, forse anche perché ha solo 35 anni, e non hai mai diretto nulla alla Fenice. Per tanti suoi colleghi di pari età - è proprio il caso di dirlo - la musica è diversa: sono chiamati a destra e a manca in teatri prestigiosi, innanzitutto proprio perché sono giovani. È una strategia di marketing: il giovane attira perché viene spesso dipinto come un enfant prodige, quando invece non di rado manca di preparazione e, ovviamente, di esperienza. Ma poco importa: si preferisce il virgulto all'olivo secolare. Un secondo motivo per cui diversi colleghi della Venezi hanno avuto più fortuna in giro per il mondo e in Italia sta nel fatto che si sono schierati dalla parte giusta della Storia.

DIRETTORE E NON DIRETTRICE
E qui entriamo nel vero merito della vicenda: la Venezi è di destra e non di sinistra. È questo il peccato originale di tutta questa vicenda. La preparazione non c'entra nulla. C'entra solo il colore politico della sua bacchetta. Venezi in questo senso non ne ha fatta una giusta. La prima è stata quella di essere figlia di un dirigente nazionale di Forza Nuova. Poi è stata nominata consigliere per la musica dall'allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Non paga, non si è vergognata nell'affermare che preferisce essere chiamata "direttore" e non "direttrice", chiara preferenza linguistica fascista... Ha poi ammesso di essere di destra. E infine il presidente della Fondazione che l'ha nominata, il sindaco Brugnaro, appartiene al centrodestra. Ce n'era abbastanza per chiederne l'espulsione dall'Italia. La Venezi, agli albori della sua carriera quando le sue simpatie politiche non erano ancora note, veniva incensata anche dai media mainstream perché donna e pure una bella donna. Era il paradigma perfetto da promuovere contro il patriarcato nei teatri. Ma poi ci si accorse che era una serpe in seno e da qui la firma alla sua condanna a morte professionale.
La sinistra è noiosamente prevedibile. Il piano gramsciano che esige la colonizzazione della cultura italiana in ogni suo aspetto - scuola sin dai nidi, università, ricerca, teatri, cinema, conservatori, scuole d'arte, di recitazione e coreutiche, editoria, giornali compresi, e anche Chiesa cattolica - deve spingersi fino al più totale e radicale monopolio di ogni spazio dove si fa cultura. E infatti la nostra kultura è profondamente progressista e liberale.
Orchestrali e sindacati berciano contro la lottizzazione dell'arte semplicemente perché per una volta tanto sul podio non c'è un nipotino di Marx, perché l'egemonia rossa delle assunzioni nei ruoli chiave è incappata in una eccezione. Davvero senza vergogna e pudore. Infatti tutti sanno, ma davvero tutti, che per arrivare a ricoprire certi ruoli un tempo dovevi essere tesserato del PCI e, oggi, mostrare senza ombra di dubbio di aderire alla linea ideologica di area levantina. Il curriculum, la preparazione, l'esperienza, il talento, ammesso e non concesso che ci siano, vengono dopo, molto dopo. Perché se sei rosso sei normale, una brava persona, ma se non sei allineato sei fascista. Prima dell'inizio del concerto di Capodanno 2024 al teatro dell'opera di Nizza, la Venezi venne fischiata - un dissenso intelligentemente preventivo espresso appunto prima che si udisse una sola nota - e fu esposto uno striscione con scritto: «Niente fascisti all'opera, niente opera ai fascisti».
Dunque, la quasi certa bocciatura della Venezi non dipende innanzitutto da come tiene in mano la bacchetta, ma dal fatto che la musica che vuole dirigere è in realtà diretta da altri. Ed è lei che deve eseguire la parte secondo le loro indicazioni. Qui i veri direttori d'orchestra sono stati già nominati da un pezzo e non si schioderanno mai dal loro podio.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 settembre 2025

5 - FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY
Esperimenti in laboratorio presentati come innocui studi sulla riproduzione, minimizzano la vera finalità: oggi tocca ai topolini, domani saranno i bambini a fare da cavie e da prodotti per l'egoismo di altri
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 luglio 2025

Il sogno di ogni coppia omosessuale è avere un figlio biologicamente di entrambi i membri della coppia. Il sogno, che in realtà è un incubo, si potrebbe avverare. I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University, guidati dal dottor Yanchang Wei, hanno combinato i genomi di due spermatozoi di topo all'interno di un ovocita privato del nucleo. Chiamasi androgenesi. I risultati sono stati pubblicati a giugno nell'articolo scientifico Topi androgenetici fertili generati mediante mirato editing epigenetico delle regioni di controllo dell'imprinting.
I ricercatori hanno ripetuto questo processo innumerevoli volte, tanto da produrre 259 embrioni di topo che geneticamente erano figli di due maschi ma anche, così pare, di una femmina, dato che nei mitocondri c'è una minima parte di materiale genetico della madre. Di questi 259 embrioni formati ed impiantati nell'utero di topo femmina solo due sono arrivati all'età adulta e si sono poi loro stessi riprodotti.

UNIVERSITÀ DI TOKYO
La cosiddetta riproduzione uniparentale non è una novità. Nel 2007 la rivista Nature Reports Stem Cells ci informò che un team di ricercatori guidati dal professor Tomohiro Kono della facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo era riuscito a produrre topi con due madri e nessun padre. Nel 2023 Il giapponese Katsuhiko Hayashi aveva condotto un esperimento in cui avrebbe fatto nascere dei topi senza l'intervento genetico della femmina, seppur adottando una tecnica diversa rispetto a quella usata dai ricercatori di Shanghai. Infatti furono prese cellule cutanee di topo, furono convertite in ovocellule e poi queste vennero fecondate con gli spermatozoi dello stesso topo da cui vennero prelevate e poi convertite le cellule cutanee.
Dunque nel primo e secondo caso qui descritto, i topolini concepiti erano figli rispettivamente di due maschi e di due femmine. Avevano quindi due genitori dello stesso sesso. Nell'ultimo caso, quello del dott. Hayashi, i topolini concepiti erano figli di un unico genitore maschio.
Inutile ricordare che per avere il cosiddetto topolino in braccio serve un dispendio elevatissimo di cavie e che i sopravvissuti spesso sono affetti da patologie gravi. Madre natura ha le sue regole che se non rispettate producono guai seri. Ma questi due ostacoli, il dispendio elevato di embrioni e i difetti genetici dei figli così prodotti, non saranno un deterrente per applicare queste tecniche all'uomo. Già oggi la fecondazione artificiale comporta che più del 90% degli embrioni muoia o rimanga crioconservato e già oggi i nati da queste tecniche si espongono al rischio di contrarre patologie severe. Questi due inciampi non sono scriminanti per un motivo molto semplice: alle persone non importa sacrificare tutte queste vite umane pur di avere un figlio e i dati sui difetti genetici della prole così concepita sono poco conosciuti, per non dire occultati.

ESPERIMENTI SUI TOPOLINI
Torniamo ai tre esperimenti prima ricordati. Per giustificare esperimenti come questi, la retorica scientista in genere afferma che simili ricerche non mirano a risultati concreti, né tantomeno ad applicare tali risultati all'uomo, bensì vogliono solo scoprire alcuni meccanismi del funzionamento delle cellule, dei geni, della riproduzione, etc. Dunque, tutti tranquilli: si tratta solo di scienza speculativa che mai giungerà ad essere tecnica riproduttiva umana.
In realtà simili affermazioni sono solo cortine fumogene volute per nascondere la vera finalità di questi esperimenti: abbiamo un pubblico vastissimo composto da single che vorrebbero diventare insieme padre e madre di un figlio, figlio dunque biologicamente di un solo genitore. Il massimo dell'egoismo: un figlio da non spartire con nessuno. E su altro fronte c'è un pubblico forse ancora maggiore di coppie gay che vorrebbero un figlio geneticamente di entrambi, un bambino biologicamente figlio di due padri e di due madri.
Ciò che muove questi esperimenti è quindi alla fine il vil denaro, perché vi sono moltissimi single e coppie gay desiderosi di diventare prima clienti che genitori e come clienti sono disposti a sborsare importanti cifre pur di aver il bambino in braccio, tra l'altro un bambino monomarca, non ibrido, non imbastardito con il Dna proveniente da persone diverse dal single o dai membri della coppia gay.
In breve questi sono esperimenti di ingegneria sociale volti a snaturare la famiglia, la genitorialità, e la filiazione.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 luglio 2025

6 - SCELTA DI CAMPO DELLA CEI: APPOGGIARE I GAY PRIDE
La CEI pubblica il documento di sintesi del cammino sinodale e tenta (inutilmente) di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 ottobre 2025

È stato pubblicato dalla Cei il Documento di sintesi del cammino sinodale, dal titolo Lievito di Pace e di Speranza, che sarà votato il prossimo 25 ottobre dalla Terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia. Molti i temi trattati. Concentriamo il focus sulle tematiche LGBT.
Nel paragrafo La cura delle relazioni della Parte I si possono leggere alcune indicazioni operative: «Che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)».
Prima interpretazione di questo passo secondo un approccio esegetico letterale: buona cosa quella di tentare di integrare ad esempio in parrocchia i divorziati, i conviventi, i coniugati solo civilmente, le coppie omosessuali unite civilmente. Integrarli, aggiungiamo noi, non significa però ad esempio affidare loro responsabilità significative in parrocchia, sia perché possono essere inadeguati (un convivente non può fare catechismo ad esempio, figuriamoci una persona che pratichi l'omosessualità), sia per evitare lo scandalo, ossia che si possa interpretare l'affidamento di responsabilità a queste persone come un placet alla loro condizione contraria alla morale naturale. Inoltre integrarli, accompagnarli, accoglierli comportano che il parroco e gli altri fedeli devono - è un obbligo morale - persuaderli, nel modo miglior possibile, sul fatto che continuare a vivere secondo quelle condizioni non fa il loro bene perché in contrasto con il volere di Dio.
Queste due riflessioni, tra le molte che si potrebbero articolare su questo punto, mancano completamente nel documento della Cei, ergo è inevitabile leggere il passo sopra citato secondo un diverso approccio esegetico: nella Chiesa cattolica non solo c'è posto per tutti - e questo è doveroso - ma c'è posto per tutto: adulterio, omosessualità, fornicazione, etc. La CEI sposa questa deriva di matrice schiettamente Bergogliana.

L'APPROCCIO INCLUSIVO VERSO IL PECCATO
La correttezza di questa interpretazione è suffragata anche da un precedente passaggio in cui la CEI scrive: «Non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che "lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono" (CEI, Lineamenti per la prima Assemblea sinodale - LAS - 2024, 6)». Le sfumature - che sfumature non sono perché sono toni scuri di colore nettamente distinto dal bianco della santità - dell'omosessualità praticata, dell'adulterio, etc. non vanno accolte, ma rigettate. Si può e si deve accogliere il peccatore, non il peccato. Sarà pure una categoria concettuale rigida, ma date la colpa alla verità che spesso rigida lo è.
L'approccio inclusivo verso il peccato che orienta queste indicazioni della CEI non può che essere applicato anche al successivo punto programmatico: «Che le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana».
Innanzitutto una nota terminologica. Le persone omosessuali sono diventate persone omoaffettive. Mettere l'accento sull'affetto, sul sentimento predispone meglio il cattolico ad accettare l'omosessualità. In secondo luogo il termine "transgender" è ideologico (così come la locuzione "identità di genere" che ricorre successivamente): occorre parlare di persone transessuali. Il "genere" - "gender" in inglese - è la percezione dell'appartenenza ad un sesso che ha una persona. È  un dato soggettivo e quindi può essere fallace. Il sesso invece è un dato oggettivo e dunque di suo è veritiero: occorre riconoscere il sesso e dunque adeguare la propria percezione a tale riconoscimento. Quindi usare la parola "transgender" significa sposare l'etica LGBT: sono io che mi scelgo il sesso.
Ma veniamo al rilievo più importante: la CEI parla di "riconoscimento" delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie. Non crediamo che per "riconoscimento" si debba intendere la scoperta che Tizio sia omosessuale o la consapevolezza che Tizio sia transessuale e che Caio e Sempronia siano i genitori di Tizio. Perché mai la CEI dovrebbe incoraggiare un dossieraggio ecclesiale delle persone omosessuali e transessuali? Suonerebbe come una schedatura. Pare evidente che per "riconoscimento" si debba invece intendere "accoglimento senza riserva dell'orientamento omosessuale e della transessualità, appoggiando le famiglie in questo senso".

REALTÀ PASTORALI DICHIARATAMENTE PRO-LGBT
Questa interpretazione è avvalorata dal seguente passaggio presente nel paragrafo L'attenzione per la dimensione affettiva: «Che le Chiese locali [...] avviino [...] équipe che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità - anche tenendo conto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere - soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori; c. che le Chiese locali vigilino e operino affinché nei vari contesti formativi [...] non avvengano forme di abuso psicologico, spirituale e di coscienza, anche nell'ambito dell'orientamento sessuale».
Qui la CEI si sta riferendo a quelle iniziative e realtà pastorali dichiaratamente pro-LGBT come il Progetto Gionata. Ma c'è di più e c'è di peggio: la CEI qualifica la persuasione alla conversione per le persone omosessuali, chiedendo loro di abbandonare questa condizione contraria alla propria dignità personale, come abuso psicologico, spirituale e di coscienza. La CEI sposa quindi l'approccio affermativo tipico di una certa psicologia contemporanea: ti senti gay? Va bene così e non ti dico nulla, altrimenti ti sto facendo violenza. Si potrebbe obiettare che la CEI non scrive esplicitamente che proporre l'abbandono dell'omosessualità rappresenti un abuso, ma, lo ripetiamo, stante l'assenza completa nel documento dei riferimenti dottrinali che qualificano l'omosessualità e la transessualità come condizioni intrinsecamente disordinate, non si può che concludere che la CEI veda ogni proposta volta alla riscoperta della propria eterosessualità come un sopruso.
Anche questa interpretazione riceve l'avallo da parte di un altro passaggio del documento della CEI che non può che essere la conclusione logica dei passaggi precedenti: «Che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le "giornate" promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l'omofobia e transfobia, etc.)». Qui la CEI appoggia i Pride e chiede di pregare per la loro buona riuscita. Anche in questo caso si potrebbe obiettare: la CEI, in realtà, vuole appoggiare solo quelle iniziative civili volute per combattere le reali ed ingiuste discriminazioni a danno di omosessuali e transessuali, rifuggendo da qualsiasi deriva ideologica. Risposta: dove sono queste iniziative? Non esistono. La CEI parla di "giornate" e, in merito ai temi LGBT, esistono solo le giornate e il mese dell'orgoglio LGBT. Perciò la CEI appoggia esplicitamente i Pride. Questa è la verità. Tra l'altro, per rifuggire ogni rischio di fraintendimento avrebbe dovuto criticare esplicitamente i Pride, che sono pure blasfemi e sacrileghi, mettendo così in chiaro che il suo sostegno andava solo ad altre iniziative di diversa natura.
Dunque la CEI in questo documento prosegue nel suo intento di tentare di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Inadeguato e ambiguo»: vescovi fuori dal coro sinodale gay friendly" mette in evidenza il pensiero dei vescovi Paccosi (San Miniato): «Inadeguato il riconoscimento delle unioni omoaffettive» e Suetta (Sanremo): «La Cei non può cambiare la dottrina, proporrò di rettificare i passaggi ideologici sui diritti degli omosessuali». Per la Cei è uno smacco.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 ottobre 2025:

C'è chi dice no. Appena un giorno di vita e il documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia viene scaricato da due vescovi. Se il buon giorno si vede dal mattino, per la Cei non sarà semplice far approvare così com'è il controverso testo votato pomposamente da quasi 800 delegati incaricati dalle Diocesi. Da qui alla votazione del testo che verrà sottoposta all'Assemblea Generale della Cei di metà novembre, potrebbero essere molti altri i vescovi che chiederanno di modificare alcune parti. Soprattutto quelle che ridisegnano la morale sessuale circa il rapporto con l'omosessualità. E soprattutto da ieri che non uno, ma ben due vescovi sono usciti allo scoperto per prendere le distanze, annunciando una richiesta di modifica.
Sotto accusa sono principalmente quei passaggi in cui si parla del «riconoscimento delle unioni omoaffettive» e dove si parla di veglie contro l'omofobia e si riconosce il gender.
Il primo a prendere posizione è monsignor Giovanni Paccosi che ha pubblicato sul sito della Diocesi un testo inviato al portale In terris. E il giudizio, se si pensa che siamo di fronte non certo ad un vescovo della fronda (se mai ve ne fossero nell'attuale composizione della Cei), è lapidario: «In alcuni articoli c'erano, tutte insieme, proposte non omogenee e tendenziose». 
Paccosi va subito dritto al punto, contrapponendo l'attività pastorale della sua diocesi, scandita dal suono delle campane, dalle Messe dove incontra i suoi fedeli all'ambiguità delle espressioni partorite dai delegati: «Invece nel nostro documento sinodale ci sono alcune espressioni che ritengo ambigue: proprio quelle che adesso sono sulla bocca di tutti. Sul punto controverso dell'accoglienza delle persone omosessuali, per esempio, si aggiunge all'accoglienza auspicata il "riconoscimento". Ma "riconoscere" non è sinonimo di "accogliere"», conclude il vescovo facendo riferimento ad alcuni passaggi «inadeguati».
Il secondo vescovo uscito allo scoperto è il vescovo di Sanremo e Ventimiglia monsignor Antonio Suetta che ha affidato al sito Uccr, un testo di presa di distanza. «Il Documento non è pronunciamento della CEI - ha scritto. Si tratta di una consultazione di fedeli (e non) promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con uno stile sinodale. Non è formalmente un Sinodo, né un pronunciamento della stessa CEI, nonostante nelle Assemblee che si sono succedute fossero presenti anche numerosi Vescovi».
Dunque, esattamente come scrivevamo ieri, non si può avere la pretesa che la voce dei cattolici sia stata ascoltata per il semplice fatto che 800 battezzati hanno deciso di scrivere un documento su desiderata e istanze che di cattolico hanno ben poco.
Infatti, il vescovo ribadisce che «rappresentano comunque una porzione minoritaria rispetto ai fedeli che sono in Italia». Secondo Suetta «il testo approvato che ne viene fuori registra purtroppo tendenze e visioni di Chiesa e di dottrina, che, a mio parere, sono tutte da verificare e rettificare alla luce della Dottrina Cattolica, contenuta, ad esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel Magistero costante e ininterrotto sulle tematiche oggi dibattute».
E promette che «la prossima Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana riceverà questo Documento e ne farà oggetto di riflessione, dibattito ed eventualmente di orientamenti pastorali». Tradotto: dovrà cambiare.
Lo stesso Suetta al telefono successivamente con la Bussola lo ha confermato: «L'assemblea sinodale è assolutamente libera nel decidere di emendare quelle che allo stato attuale sono proposte, anche perché, è bene ricordarlo, le Conferenze Episcopali non hanno potestà per intervenire sulla Dottrina».
Sempre nel testo, il vescovo ricorda che «in un documento ecclesiastico non si devono introdurre termini tipicamente e ideologicamente connotati come "riconoscimento" (nell'ambito specifico delle rivendicazioni dei movimenti omosessualisti e cosiddetti arcobaleno) e transgender, vocabolo di assoluto marchio ideologico per quanto riguarda la teoria del gender, che vorrebbe promuovere diritti delle persone omosessuali in ordine al Matrimonio, alla famiglia, alla procreazione e all'adozione dei figli».
Insomma: anche per Suetta «dal punto di vista della morale cattolica, non si può accettare questa parola perché la dottrina cattolica non riconosce quanto l'ideologia gender sostiene, cioè la possibilità di cambiamento di genere in dipendenza di un'auto percezione o di volontà a prescindere dal dato biologico della nascita» e «affermare che le persone omosessuali abbiano un diritto all'intimità sessuale contraddice con quanto insegnato perennemente dal Magistero e dal Catechismo della Chiesa Cattolica».
Insomma, in vista dell'Assemblea generale è molto probabile che anche altri vescovi usciranno allo scoperto per rimarcare l'inadeguatezza di questo testo.
Sicuramente uno smacco per la Cei, che ha puntato tutte le sue energie per un'iniziativa muscolare affidando ad una ridotta di esaltati dell'ideologie Lgbt il controllo di una parte così significativa della morale sessuale. E di cui i vertici a guida del parlamentino Cei dovranno farsi carico, invece di magnificare il percorso democratico che ha portato a questo documento. Perché la democrazia non appartiene alla vita della Chiesa. Per lo meno quella in cui il controllo è dei soliti padroni del vapore, interamente votati alla causa omosessualista che spacciano per decisioni condivise pericolose fughe in avanti contro la dottrina.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 ottobre 2025

7 - OMELIA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE (GV 2,13-22)
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere
Autore: Angelo Sceppacerca - Fonte: Fonte: Agenzia SIR, 09-11-2008 (omelia per il 09/11/2014)

L'imperatore Costantino, convertitosi al cristianesimo, donò a papa Milziade il palazzo del Laterano. Verso il 320, vi aggiunse la chiesa del Laterano, la prima di tutte le chiese d'Occidente, consacrata da papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santissimo Salvatore. Nel XII secolo, per via del suo battistero, il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; da cui il nome di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi e dalle guerre, venne ricostruita sotto Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726.

GESÙ SCACCIA I VENDITORI
La scena di Gesù che scaccia i venditori dal Tempio di Gerusalemme è così vivida e movimentata da attirare tutta quanta la nostra attenzione, col rischio di lasciare in ombra quello che più conta e che l'episodio stesso vuole indicare. I giudei, infatti, avevano chiesto a Gesù "un segno" che giustificasse la sua azione e il Signore, in risposta, lancia una misteriosa sfida: "Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere". Solo dopo la risurrezione gli apostoli capiranno che il tempio di cui parlava Gesù era il suo corpo.
Si comprende bene, solo alla luce di Pasqua, il rapporto fra il tempio profanato dai mercanti e il corpo di Gesù straziato sulla croce e risorto glorioso. Se anche a noi colpisce l'azione di Gesù che rovescia i banchi dei mercanti, ai suoi interlocutori l'allusione alla risurrezione doveva risultare quasi blasfema. Infatti, se il tempio (in ogni cultura religiosa) rappresenta l'ombelico che congiunge terra e cielo, luogo del divino e sorgente dell'umano, centro dello spazio e del tempo, con la persona di Gesù questo "luogo" non sarà più localizzato a Gerusalemme, né in nessun altro posto, ma sarà lui stesso il vero tempio dove abita Dio; e di questo tempio che è il suo corpo, Gesù è il capo e i credenti ne sono le membra. Gesù è il nuovo santuario, "luogo" dove la comunione tra Dio e l'uomo è piena di vita; la Chiesa, corpo di Cristo, è la dimora di Dio che abita nel cuore dei credenti, anch'essi pietre vive dell'edificio spirituale.
La religione degli uomini, nata dal basso, è superata. La vera religione è "dall'alto", nel senso della grazia: Dio stesso si fa presente e visibile (udibile) nella persona e nella parola del Figlio. Lui è la tenda di Dio in mezzo al suo popolo.

IL TEMPIO DI GERUSALEMME
Torniamo, però, alla scena raccontata nel Vangelo. Il tempio di Gerusalemme, luogo dell'incontro con Dio, si era trasformato in mercato per la compravendita di buoi, pecore e colombe e per il cambio delle monete "impure" in quelle "pure" coniate dal tempio stesso. Se dovessimo fare un parallelo col tempo di oggi, a cosa potremmo paragonare l'episodio? Francamente non tanto ai piccoli negozi di souvenir e di oggetti religiosi che affiancano i nostri santuari: troppa sproporzione con una pagina di Vangelo! Anche se una certa purificazione è sempre auspicabile... Però, non penso che Gesù alludesse alle bancarelle di oggetti di devozione. [...]
La parola del Vangelo ci incoraggia ad arrivare in fondo al cammino, irto di tentazioni, carico di fatica e facile allo scoraggiamento. L'Agnello di Dio ci attende sul piccolo monte calvario, dove verserà tutto il suo sangue in espiazione, e nel giardino lì accanto, dove si mostrerà di nuovo in piedi, vivo e risorto. L'Agnello ha preso il posto di JHWH, perché il sacrificio di Dio stesso ha preso il posto di tutti i sacrifici dell'uomo a Dio e che si riducono troppo spesso a un mero mercanteggiare.

Fonte: Fonte: Agenzia SIR, 09-11-2008 (omelia per il 09/11/2014)

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