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BastaBugie n�953 del 26 novembre 2025
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ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO
Incarcerazione preventiva dell'ex presidente, 70enne e malato: in Brasile come in Francia lo Stato passa alle maniere forti contro opposizioni e dissenzienti
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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IL PRIMO MARTIRE LAICO CHE L'INDIA NON VOLEVA
La canonizzazione del 2022 di Devasahayam Pillai, figlio di un bramino indiano, ha messo a nudo le contraddizioni del sistema religioso indù
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
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ANGLICANI A PEZZI, IN NIGERIA RESPINTA LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY
Leadership femminile e benedizioni LGBT: il cocktail esplosivo che divide gli anglicani
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito del timone
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NO A MARIA CORREDENTRICE, IL VATICANO FA CONFUSIONE
Il titolo è attribuito alla Madonna da santi e teologi (l'ultimo dei quali è San Giovanni Paolo II), ma viene smentito da una recente Nota dottrinale di dubbio valore
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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MOLESTIE E DOCCE MISTE IN UN CAMPO ESTIVO QUEER
In Spagna volano accuse di transfobia per coprire un modello educativo che imponeva ai ragazzi nudità forzata e alluci da succhiare
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Pro Vita & Famiglia
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MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE
Per Resurrezione il regista ha deciso di cambiare totalmente il cast, incluso Jim Caviezel, perché dopo 20 anni anche gli attori invecchiano
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito del timone
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OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 24,37-44)
Vegliate perché non sapete in quale giorno
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO
Incarcerazione preventiva dell'ex presidente, 70enne e malato: in Brasile come in Francia lo Stato passa alle maniere forti contro opposizioni e dissenzienti
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 novembre 2025
In un crescendo di illiberalità senza precedenti da almeno 100 anni, la democrazia occidentale mostra, via via, segni di grave decomposizione e sfilacciamento ben chiari della tracotanza di un potere che arresta i nemici e possibili oppositori di ieri e di oggi. Dopo il caso clamoroso della grave condanna di Sarkozy perchè "non poteva non sapere" cosa tramassero alcuni dei suoi collaboratori, del successivo arresto e della recente disposizione del carcere ai domiciliari - tutti fatti successivi all'intervista dell'ex presidente francese in cui invitava il reuccio Macron a convocare elezioni o dimettersi - ora in Brasile siamo all'incarcerazione "preventiva" dell'ex presidente Jair Bolsonaro per evitare una possibile fuga. Fuga durante una veglia di preghiera: assurdo spirito anticristiano. L'ex presidente brasiliano è stato condannato recentemente a 27 anni di carcere, per aver "presumibilmente" complottato un colpo di Stato ai danni di Luiz Inácio Lula da Silva, vincitore delle elezioni del 2022. Lo scorso 21 novembre gli avvocati di Bolsonaro avevano chiesto al giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes di consentirgli di scontare la sua condanna agli arresti domiciliari, adducendo motivi di salute, visti i ricorrenti problemi intestinali dell'ex presidente settantenne, derivanti da un accoltellamento avvenuto nel 2018 durante la campagna elettorale, che renderebbero la detenzione pericolosa per la vita. «È certo che trattenere il ricorrente in un ambiente carcerario rappresenterebbe un rischio concreto e immediato per la sua integrità fisica e persino per la sua vita», si legge nella richiesta, che chiedeva gli arresti domiciliari per «motivi umanitari». Il tribunale non ha ancora ordinato l'inizio della pena, mentre sono in corso vari procedimenti legali e ricorsi. I sostenitori di Bolsonaro avevano in programma di organizzare una "veglia" sabato sera davanti all' appartamento dove si trovava da agosto agli arresti domiciliari, un'originale protesta che era stata annunciata da suo figlio, Flávio Bolsonaro, in un video pubblicato sui social media e che sarebbe all'origine del provvedimento di incarcerazione "preventiva" deciso da chi? Dal braccio armato giudiziario di Lula, ovvero il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes. «Il tumulto causato da un raduno illegale dei sostenitori del condannato rischia fortemente di compromettere l'arresto domiciliare e altre misure cautelari, consentendo la sua eventuale fuga», aveva scritto Moraes nella sua decisione, visionata dalla Reuters. Bontà sua, Moraes ha ordinato che non venissero utilizzate manette, che non vi fosse alcuna esposizione mediatica forzata e che venisse riservato un trattamento rispettoso, consono alla dignità di un ex capo di Stato: un insolito mix di severità e deferenza che riflette quanto questo caso sia diventato delicato per gli stessi giustizialisti. Ovviamente anche quest'ultimo atto politicamente motivato a favore dell'attuale presidente Lula da Silva e contrario alle opposizioni, oltre che ad ogni interpretazione dello "Stato di diritto e separazione dei poteri" sta creando sconcerto nel campo dei conservatori. Ogni visita a Bolsonaro deve essere preventivamente approvata dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes e quest'ultimo, già durante i "domiciliari", impediva qualsiasi contatto diretto con il leader del Partito Liberale (conservatori) Valdemar Costa Neto; i figli di Bolsonaro si descrivono sempre più spesso come gli unici eredi legittimi degli elettori del padre, circa la possibile candidatura del governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas. L'ottantenne Lula da Silva, che aveva annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Repubblica lo scorso 23 ottobre, non ha più nessuna remora nel combattere senza sosta e con sistematicità, grazie al controllo totale sulla magistratura suprema del Paese, contro ogni leader dei conservatori, in particolare Jair Bolsonaro ed i suoi famigliari ed alleati, rei di rappresentare un'alternativa cristiana di libertà e di ripresa economica credibile per il Paese. Le elezioni presidenziali in Brasile si celebreranno, a Dio piacendo e Lula consentendo, i prossimi 4 e 25 ottobre 2026, solo qualche mese prima di quelle francesi (se non si riuscirà a sfiduciare Emmanuel Macron). Saranno mesi intensi e ricchi di colpi di scena, purtroppo tutti eventi che molto probabilmente allontaneranno i due Paesi dai minimi standard democratici. Lula come Macron, due dei leader dei più importanti Paesi del G20, nel silenzio generale passano alle maniere forti e, dopo aver imbavagliato e intimidito le opposizioni, ora incarcerano i disturbatori e pericolosi dissenzienti. C'è da chiedersi dove siano i difensori della democrazia liberale e dove i cantori dei valori occidentali?
Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Luca Volontè, nell'articolo seguente dal titolo "Sarkozy condannato, anche le toghe francesi fanno politica" parla della condanna a 5 anni di reclusione per l'ex presidente ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia. Una pena senza precedenti per una figura politica di spicco, che apre le porte del carcere a uno scomodo avversario di Macron, in base al teorema ben noto anche in Italia del "non poteva non sapere". Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 settembre 2025: L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy sarà presto incarcerato, dopo essere stato condannato ieri, giovedì 25 settembre, a cinque anni di carcere da un tribunale di Parigi che lo ha ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia, una punizione senza precedenti per una figura politica francese di spicco. Il processo a suo carico era iniziato lo scorso 6 gennaio. La sentenza di ieri è stata più severa di quanto molti si aspettassero, una novità assoluta per la sua severità e gravità nella storia politica francese moderna. Uno scomodo avversario politico di Macron e dei suoi che viene chiuso in cella per il tempo necessario all'attuale presidente per proseguire con i suoi azzardi internazionali e bluff alla guida del Paese. Di certo Nicolas Sarkozy paga la franchezza delle sue opinioni sulla crisi politica francese e le responsabilità di Macron, rilasciate lo scorso 3 settembre al quotidiano Le Figaro. Meno di un mese fa l'ex presidente diceva: «...Ho avuto modo quest'estate di dire al presidente della Repubblica Macron che sono convinto che non ci sarà altra soluzione che lo scioglimento [del Parlamento]. Sarebbe strano, dopo aver scelto di scioglierlo ieri quando nulla lo richiedeva, rifiutarsi di farlo oggi che la decisione è necessaria! La politica deve rispettare il buon senso e obbedire a regole alle quali bisogna sottomettersi. Le elezioni legislative anticipate si terranno quindi senza dubbio entro poche settimane... il Rassemblement National di Marine Le Pen è un partito che ha il diritto di candidarsi alle elezioni. Può quindi anche vincerle se questa è la scelta del popolo francese! Ai miei occhi, appartengono all'arco repubblicano». Elezioni come unica soluzione alla crisi politica, voluta e innescata lo scorso anno dagli azzardi di Macron e piena legittimità della destra, come forza democratica e repubblicana, di poter vincere le elezioni e governare: due affermazioni che non sono passate inosservate nei circoli che governano oltralpe. Sarkozy, presidente dal 2007 al 2012, trascorrerà del tempo in carcere anche se ricorrerà in appello, come infatti si legge nella decisione del tribunale di ieri. Uscendo dall'aula, Sarkozy ha espresso la sua rabbia per la sentenza. «Quello che è successo oggi... è di estrema gravità per quanto riguarda lo Stato di diritto e la fiducia che si può avere nel sistema giudiziario», ha detto ai giornalisti, dichiarandosi innocente e aggiungendo che la scandalosa sentenza mette in discussione anche il voto dei francesi di allora e l'intero Stato di diritto del Paese. Sarkozy è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere per i tentativi di alcuni suoi stretti collaboratori di ottenere fondi dalla Libia per la sua candidatura presidenziale del 2007, durante il governo del defunto dittatore Muammar Gheddafi. I fatti per i quali è stato dichiarato colpevole risalgono al periodo tra il 2005 e il 2007, dopo di che - ha aggiunto la corte - è diventato presidente ed è stato coperto dall'immunità presidenziale. Una condanna che si fonda sul teorema, sancito per decenni dalla magistratura italiana, che pur non essendoci alcuna prova certa del reato di cui era accusato, né un soldo era arrivato per la campagna elettorale, Sarkozy, che all'epoca era ministro degli Interni, "non poteva non sapere" cosa avevano trescato i suoi collaboratori con Gheddafi per favorirne l'elezione a presidente della Repubblica. Zero prove anche per quanto riguarda tutte le altre accuse, tra cui corruzione e ricezione di finanziamenti illeciti per la campagna elettorale. Il giudice ha affermato che non vi è alcuna prova che Sarkozy abbia stipulato un accordo con Gheddafi, né che il denaro inviato dalla Libia sia arrivato nelle casse della campagna elettorale di Sarkozy, anche se la tempistica era «compatibile» e i percorsi seguiti dal denaro erano «molto poco trasparenti», ma l'ex presidente è colpevole di associazione a delinquere per aver «permesso» ai suoi stretti collaboratori di mettersi in contatto con persone in Libia, nel tentativo di ottenere finanziamenti per la campagna elettorale. Sarkozy avrà qualche giorno di tempo per sistemare le sue cose e poi i procuratori lo faranno condurre in carcere per scontare la sua pena. Prendiamo atto di questa politicizzazione della magistratura francese, fatto grave che inquina ancor più uno scenario politico incerto ed una crisi economica galoppante. È la seconda volta quest'anno che un tribunale francese emette una sentenza con effetto immediato nei confronti di una figura politica di spicco: a marzo scorso era stata la leader della destra Marine Le Pen, come abbiamo descritto su La Bussola, ad essere condannata per appropriazione indebita di fondi Ue, con il divieto immediatamente esecutivo di candidarsi a una carica pubblica per i successivi cinque anni. Ora i cinque anni di carcere, con decorrenza immediata, all'ex presidente Sarkozy. Due coincidenze e indizi chiari che favoriscono solo le trame autoritarie di Emmanuel Macron e del suo circolo di potere, non certo la Repubblica francese, né la separazione di poteri propria di uno Stato di diritto.
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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 novembre 2025
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IL PRIMO MARTIRE LAICO CHE L'INDIA NON VOLEVA
La canonizzazione del 2022 di Devasahayam Pillai, figlio di un bramino indiano, ha messo a nudo le contraddizioni del sistema religioso indù
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, 28 settembre 2025
Nel 2022 papa Francesco ha canonizzato Devasahayam Pillai, che diventa così il primo laico dell'India a ricevere tale onore. Il suo vecchio nome era Neelakandan, nato nel 1712 nel Kerala. La sua era una ricca famiglia di casta elevata, suo padre era il bramino responsabile di un tempio induista del Tamil Nadu. Istruito nel sanscrito e nello studio dei Vedanta, grazie al suo ceto gli fu permesso di entrare come paggio alla corte di Marthanda Varma, maharaja di Travancore. Una volta adulto, il Nostro divenne un altissimo funzionario di governo sotto il successivo maharaja, Ramayan Delawa. La sua conversione al cristianesimo avvenne in modo singolare. Ecco come andò. Nel 1741 si presentò al largo di Colachel, città del Travancore, una nave da guerra olandese comandata da Eustachius De Lannoy. L'aveva inviata la Compagnia olandese delle Indie orientali per cercare di fare di Colachel una base commerciale olandese.
UN'AMICIZIA SPECIALE Solo che il maharaja di Travancore non aveva alcuna intenzione di diventare un tributario della potenza europea, così come era accaduto ad altre teste coronate indiane. Gli invasori avevano fucili e cannoni, sì, ma gli attaccati potevano contare sul numero. La battaglia si risolse a sfavore degli olandesi, i più dei quali vennero uccisi e i superstiti fatti prigionieri. Tra questi ultimi c'era il capitano De Lannoy. Per salvare la vita dei suoi uomini, l'olandese accettò di passare al servizio del maharaja e di addestrarne l'esercito alle tattiche europee nonché all'uso delle armi da fuoco. Di più: finì col trovarsi addirittura a capo dell'armata di Travancore, di cui, anzi, con molte, vittoriose battaglie riuscì ad ampliare i confini. Durante questo periodo, dovendo in qualità di generalissimo frequentare i funzionari di corte, lui e Neelakandan Pillai entrarono in confidenza e infine in amicizia. Neelakandan, che era sposato con Barghavi Ammal, donna di pari casta, era incuriosito dal quasi coetaneo europeo (erano entrambi sui trent'anni) e lo interrogava spesso sugli usi occidentali. Tra i quali c'era la religione cristiana.
CAMBIÒ VITA Dai e dai, il Nostro, sempre più affascinato dalle spiegazioni dell'olandese e particolarmente colpito dal racconto evangelico della resurrezione di Lazzaro, volle diventare cristiano anche lui. Col nome di Devasahayam, che era in qualche modo la traduzione nella sua lingua, il tamil, del nome Lazzaro, che, a sua volta, in aramaico corrispondeva suppergiù ad "aiuto di Dio". Ricevette il Battesimo, cattolico, nella chiesa più vicina, che era quella della missione gesuita di Vadakkankulam. Non è chiaro se il rito cattolico sia stato scelto per la vicinanza territoriale o perché l'olandese improvvisatosi catechista era cattolico lui. Può darsi, dal momento che il di lui cognome era francese, De Lannoy. Niente di strano, per l'epoca, che un capitano di mare francese fosse al servizio della Compagnia delle Indie olandese. La moglie di "Lazzaro", come d'uso da quelle parti, seguì il marito nel cambio di religione e fu battezzata col nome di Teresa. Cioè Gnanapoo Ammaal, che in tamil starebbe per "fiore della conoscenza". Secondo le complicate gerarchie familiari di quella parte dell'India, anche altri parenti stretti della coppia si fecero battezzare cattolici. E, per sicurezza, andarono a vivere, con "Teresa", presso la missione dei gesuiti.
LA PERSECUZIONE Infatti, la precauzione era necessaria, perché lasciare l'induismo, specialmente per esponenti della casta alta (ricordiamoci del mestiere del padre di "Lazzaro"), era non solo scandaloso ma quasi un reato capitale. Come si vede, l'attuale nazionalismo indù non ha fatto altro che ripristinare antiche pratiche. A farsi carico dell'accusa contro Devasahayam fu il capo dei bramini del Travancore, che ne ottenne l'esautorazione dal suo incarico ministeriale e perfino l'arresto. Il Nostro finì in carcere e ci rimase per tre anni, sempre in attesa che fosse decisa la sua esecuzione. Perché non lo giustiziarono subito? Perché De Lannoy non era rimasto inattivo e si era rivolto alle autorità olandesi chiedendone l'intervento. Il maharaja si ritrovò così tra l'incudine dei fanatici induisti e il martello degli olandesi, che non voleva più inimicarsi. Perciò, scelse una via di mezzo: l'esilio. Devasahayam, legato alla rovescia in groppa a un bufalo d'acqua, doveva essere condotto tra gli insulti e gli sputi della folla fino al fondaco di Kuzhumaikkad controllato dagli olandesi. Ma poi, per non perdere la faccia col popolo aizzato dai bramini, il bufalo fu portato in un altro luogo, dove Devasahayam venne torturato da dieci diversi carnefici, triste rituale che gli spettava in quanto di casta alta. Infine, lo lasciarono tra i monti boscosi del confine col Pandya, territorio di un rajah rivale. Per portarcelo gli fecero fare la strada più lunga, così che tutti potessero vederlo mezzo nudo e, come d'uso per i criminali, dipinto di rosso e nero.
I SUOI MIRACOLI A ogni sosta, ottanta frustate, poi pepe sulle ferite e dentro al naso, legato a un albero sotto il sole accanto a un secchio di acqua putrida: se voleva bere, c'era quello. Abbandonato infine nella foresta, il Nostro si diede all'eremitaggio. Oggi una chiesa nei dintorni conserva ancora la roccia da cui scaturì miracolosamente acqua quando, mezzo morto di sete, si inginocchiò a pregare. Molti guarirono con le foglie di un albero a cui era stato legato. Così la gente dei dintorni, indù compresi, cominciò visitare il "santone" per chiedergli preghiere e consigli. Ma quando la cosa venne all'orecchio dei suoi vecchi nemici, questi stabilirono di toglierlo di mezzo una volta per tutte. Mandarono i loro sgherri a cercarlo e questi lo trovarono, anche perché non si nascondeva affatto. E fu allora che avvenne l'ultimo miracolo di Devasahayam. La pistola con cui cercarono di sparargli fece cilecca. Più volte. Il loro bersaglio chiese di poterla toccare. Quelli, tra lo stupito e il perplesso, concessero, tanto, non funzionava. Devasahayam prese l'arma e la benedisse, poi, tra lo stupore dei suoi persecutori, la restituì. Adesso andava. Lo uccisero con cinque colpi, poi gettarono il corpo in un dirupo. Era il 14 gennaio 1752. Alcuni devoti recuperarono il cadavere e lo portarono nella chiesa di Kottar dedicata a san Francesco Saverio. Oggi la chiesa è cattedrale e ne custodisce la reliquia. Nel 2012 papa Benedetto XVI promulgò il decreto che riconosceva il martirio di Devasahayam Pillai, primo passo verso la canonizzazione.
Immagine dell'articolo creata con AI (ChatGpt)
Fonte: Il Timone, 28 settembre 2025
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ANGLICANI A PEZZI, IN NIGERIA RESPINTA LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY
Leadership femminile e benedizioni LGBT: il cocktail esplosivo che divide gli anglicani
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito del timone, 8 ottobre 2025
La Comunione anglicana di Nigeria ha criticato la nomina del vescovo Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury. In una dichiarazione rilasciata lunedì e firmata dall'arcivescovo, metropolita e primate della chiesa della Nigeria, il reverendo Henry C. Ndukuba, l'elezione viene descritta come «devastante» e in contrasto con le convinzioni della maggioranza degli anglicani a livello globale. L'annuncio è arrivato il 3 ottobre: per la prima volta una donna viene nominata arcivescovo di Canterbury, la massima autorità spirituale della Comunione anglicana e primate d'Inghilterra. Nella pratica, sarebbe la "papessa" anglicana, sebbene la sua figura non ha nulla a che fare con il ruolo del Successore di Pietro. Si tratta della 63enne Sarah Mullally, sposata e madre di due figli, ex infermiera (dal 2004 si è dedicata al ministero) con ruoli di un certo livello nel Sistema sanitario inglese come direttore non esecutivo del Consiglio inglese di infermeria, ostetricia e assistenza sanitaria domestica. È diventata "presbitero" della chiesa anglicana nel 2006 e poi "vescovo" di Londra nel 2019. È succeduta a Justin Welby, che si è dimesso all'inizio di quest'anno a causa di accuse di pedofilia. Considerata riformista, nel suo primo sermone da vescovo di Londra disse di se stessa in quanto donna: «Sono naturalmente sovversiva». Negli ultimi anni poi è stata promotrice del programma "Vivere nell'Amore e nella Fede" volto anche a «includere e sopportare maggiormente le persone Lgbtqi+». «Si tratta di un doppio rischio», si legge nella dichiarazione della comunità anglicana nigeriana, «in primo luogo, per la sua insensibilità nei confronti della convinzione della maggioranza degli anglicani che non riescono ad accettare la leadership femminile nell'episcopato e, in secondo luogo, cosa ancora più preoccupante, perché il vescovo Sarah Mullally è una forte sostenitrice del matrimonio tra persone dello stesso sesso». La Comunione anglicana della Nigeria ha ricordato i commenti del vescovo Mullally dopo il voto del 2023 della Chiesa d'Inghilterra che andò ad approvare le benedizioni per le coppie dello stesso sesso: «Un momento di speranza», furono le sue parole. «Resta da vedere come speri di ricomporre il tessuto già lacerato della Comunione anglicana a causa della controversa questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che ha causato un'enorme crisi in tutta la Comunione per oltre due decenni», prosegue ancora la dichiarazione dei nigeriani. Rifiutando ufficialmente la leadership dell'arcivescovo di Canterbury, la Comunione di Nigeria ha affermato il suo allineamento con la Global Anglican Future Conference (GAFCON): «La Chiesa della Nigeria afferma la posizione GAFCON senza riserve e ribadisce la nostra precedente posizione di difendere l'autorità delle Scritture, i nostri credi storici, l'evangelizzazione e la vita cristiana santa, indipendentemente dall'attuale agenda revisionista». La Nigeria, che vede i suoi cristiani letteralmente sotto attacco e provati dal martirio, difficilmente infatti si appiattisce su scelte mondane che al massimo possono attirare la nostra Europa secolarizzata. La Comunione anglicana nigeriana ha inoltre invitato gli anglicani conservatori in Inghilterra e altrove a resistere a quelli che ha definito «insegnamenti empi» e a difendere la verità biblica: «Incoraggiamo tutti i fedeli fratelli e sorelle della Chiesa d'Inghilterra che hanno costantemente rifiutato l'aberrazione chiamata matrimonio omosessuale e altri insegnamenti empi, lottando per la fede che è stata trasmessa agli eletti». In realtà, nonostante il rumor generale, la nomina di Sarah Mullally non è una sorpresa. Men che meno una «rivoluzione» che «bussa alle porte del pontificato di papa Leone XIV», come vorrebbe Il Fatto quotidiano. Si tratta bensì della naturale conseguenza della scelta che compì la chiesa anglicana nel 1992, quando aprì la possibilità alle donne di accedere al sacerdozio, in netto contrasto con la Chiesa cattolica all'epoca guidata da Giovanni Paolo II. Ci vollero altri vent'anni per aprire anche all'episcopato. Ecco perché non dovevamo di certo aspettare il 2025 per immaginare che prima o poi anche una donna avrebbe aspirato a diventare "papessa". Questa frattura nella comunità anglicana - che, lo facciamo notare, in Nigeria non è marginale visto che sono stimati 20 milioni di anglicani di fronte ai 25 stimati in Gran Bretagna - continua a non sorprenderci se consideriamo anche il percorso di vita del prossimo dottore della Chiesa cattolica san John Henry Newman. Fu lui a concludere attraverso lo studio dei Padri della Chiesa che la verità non è una questione di compromesso o equilibri e che la progressiva deriva protestante della comunità anglicana era dietro l'angolo. Il predominio della libertà di spirito l'avrebbe condotta inesorabilmente a scelte mondane guidate dallo spirito del tempo. Speriamo che l'insegnamento del futuro dottore della Chiesa sia tenuto in buon conto anche in casa cattolica.
LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY, CULMINE DEL NAUFRAGIO ANGLICANO La nomina di Sarah Mullally a primate d'Inghilterra è il coronamento di una ''chiesa'' sfigurata a forza di aperture (qualcuno vorrebbe introdurre anche in casa cattolica...) di Luisella Scrosati https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8322
Fonte: Sito del timone, 8 ottobre 2025
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NO A MARIA CORREDENTRICE, IL VATICANO FA CONFUSIONE
Il titolo è attribuito alla Madonna da santi e teologi (l'ultimo dei quali è San Giovanni Paolo II), ma viene smentito da una recente Nota dottrinale di dubbio valore
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 5 novembre 2025
Martedì 4 novembre, il Dicastero della Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota dottrinale di 80 paragrafi, approvata da papa Leone XIV, nella quale ci viene spiegato che «considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell'opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria» (§ 22, corsivo nel testo). Sempre inappropriato ci dicono dal Dicastero; almeno per i lettori delle principali lingue in cui è stato pubblicato il documento, perché il testo inglese si limita ad un «it would not be appropriate», omettendo l'avverbio e preferendo il condizionale. Ma siccome qualcuno deve aver deciso che l'originale dei documenti della Chiesa non si debba più scrivere nella lingua latina, è lasciato alla preferenza dei lettori quale versione scegliere. Appena tre giorni prima, sabato 1° novembre, Leone XIV proclamava san John Henry Newman dottore della Chiesa. Piccolo dettaglio: Newman era uno di quelli che aveva difeso la possibilità di utilizzare il titolo di Corredentrice. La proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione (1854) aveva turbato, tra gli altri, il mondo anglicano. L'amico e compagno di John Henry Newman nell'avventura dell'Oxford Movement, Edward B. Pusey, formulò le obiezioni del mondo anglicano nell'Eirenicon, al quale Newman rispose con la nota Letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Eirenicon, che costituisce il trattato mariologico per eccellenza di Newman. Pusey si lamentava che la corredenzione non era affermata «in isolati passi di un autore devozionale [...], ma nelle risposte formali indirizzate da Arcivescovi e Vescovi al Papa in merito a ciò che essi auspicano riguardo alla dichiarazione dell'Immacolata Concezione come articolo di fede» (An Eirenicon, London, 1865, pp. 151-152). Ed aggiungeva con disappunto che «questa dottrina, a cui qui si allude, è elaborata dai teologi cattolici romani di ogni scuola». Newman era ben consapevole della conoscenza approfondita che Pusey aveva dell'insegnamento dei Padri della Chiesa; era perciò sorpreso del fatto che egli potesse accusare il mondo cattolico di una "quasi idolatria" nei confronti della SS. Vergine, a motivo dell'abbondanza di titoli onorifici e di densità teologica attribuiti alla Madonna, perché era proprio la «Chiesa indivisa», a cui Pusey si appellava, ad essere tanto generosa nei titoli mariani. «Quando si vede che Lei, con i Padri, dà a Maria i titoli di Madre di Dio, seconda Eva e Madre di ogni vivente, Madre della vita, Stella del mattino, mistico nuovo Cielo, Scettro dell'ortodossia, tutta immacolata Madre della santità, e simili, la gente potrebbe interpretare come una misera contropartita per tale modo di esprimersi le sue proteste contro chi dà a Maria il titolo di Corredentrice e Sacerdotessa».
Mai Newman avrebbe pensato che sarebbe arrivato un giorno in cui si sarebbe dovuto difendere il titolo di Corredentrice di fronte non ad un anglicano, ma al prefetto dell'ex-Sant'Uffizio. Nientemeno. La ragione per cui il Dicastero cassa il titolo di Corredentrice è la sua potenzialità di generare «confusione e squilibrio nell'armonia delle verità della fede cristiana, perché "in nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati"» (At 4,12). E ancora: «il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo [...] non costituirebbe un vero onore alla Madre». Affermazioni non originali, dal momento che sono tipiche delle obiezioni protestanti, ma di certo molto curiose in un documento ufficiale che si propone di rispondere a questioni che risveglierebbero «con frequenza, dubbi nei fedeli più semplici»; sì, perché nell'epoca della gestione Fernández, le Note dottrinali non esistono più per chiarire ciò che potrebbe apparire confuso, ma per rendere confuso ciò che era già chiaro. Logica richiederebbe infatti che, se un termine che si è ormai ampiamente diffuso - non solo nella devozione dei fedeli, ma anche negli interventi papali ed episcopali e nei documenti ufficiali della Chiesa (si pensi ai due decreti, rispettivamente del 1913 e del 1914, del Sant'Uffizio) -, viene eventualmente frainteso in modo non conforme alla retta dottrina, la Santa Sede intervenga per chiarire e confermare, non per alimentare ulteriormente il fraintendimento e liquidare un titolo che si è ormai affermato a livello teologico e magisteriale. Perché chiunque abbia una minima conoscenza di come si è sviluppata la riflessione teologica intorno alla corredenzione mariana e delle sue precisazioni fondamentali, sa bene che essa non sostiene una redenzione parallela a quella di Cristo, né una necessità assoluta della collaborazione mariana (de condigno) per la Redenzione, e neppure che Maria SS. non abbia avuto bisogno di essere redenta dal Verbo incarnato, suo Figlio. Tutti aspetti già ampiamente assodati, ma che Tucho & C. preferiscono continuare a fingere che siano confusi e pericolosi.
La Nota arriva pure a presentare un criterio, tratto da non si sa dove, che sarebbe semplicemente esilarante, se non fosse tragicamente presente in un documento ufficiale della Santa Sede: «Quando un'espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». Bisognerebbe chiedere al card. Fernández e a mons. Matteo se credano realmente a quanto hanno scritto; perché, seguendo questo principio, bisognerebbe ritrattare praticamente tutti i dogmi mariani. E non solo. Forse che il titolo di Theotokos non richiese - e continua a richiedere - numerose e continue spiegazioni? Forse che il dogma dell'Immacolata Concezione non dev'essere continuamente spiegato per evitare di pensare che la Madonna sia esente dalla redenzione di Cristo? Le formulazioni del dogma trinitario o di quello cristologico non richiedono anch'esse «numerose e continue spiegazioni»? Sarebbero per questo «sconvenienti» e non utili alla fede del Popolo di Dio? Il principio enunciato dalla nota, costituisce di fatto la tomba di ogni definizione dogmatica e della stessa teologia. Del tutto scorretta è poi la presentazione della storia della dottrina della corredenzione. Lo straordinario contributo di numerosi santi e teologi viene liquidato in appena un paragrafo (§ 17), segno piuttosto evidente che l'intenzione della Nota non era certo quella di fare il punto della situazione, ma di colpire la corredenzione. Altra liquidazione si registra nel misero accenno all'insegnamento dei pontefici, in particolare di san Giovanni Paolo II; salvo poi dedicare due ampi paragrafi alla posizione di Ratzinger (ancora cardinale). La ragione di questa selezione non è difficile da cogliere: Ratzinger sarebbe, insieme a papa Francesco, a cui viene dedicato l'intero paragrafo § 21, l'auctoritas per sostenere che il titolo di Corredentrice sarebbe inappropriato. A ben vedere, nel votum del 1996, in qualità di Prefetto della CDF, Ratzinger non rifiutava il titolo, ma riteneva che la riflessione teologica non fosse ancora matura per attribuire alla Madonna il titolo di Corredentrice e Mediatrice; la sua contrarietà al titolo, invece, riguarda una semplice intervista del 2002 (nella quale, tra l'altro, si dichiarava favorevole alla dottrina di fondo, come espressione del fatto che Cristo voglia condividere con noi tutto, anche il suo essere redentore). Ma un votum ed un'opinione vengono favorite nella Nota piuttosto che, per esempio, la presentazione del più sistematico insegnamento di Giovanni Paolo II sulla corredenzione mariana; il pontefice polacco (come i predecessori) non aveva poi minimamente esitato ad utilizzare più volte anche quel titolo che adesso Tucho ci spiega essere sconveniente e inappropriato. Giovanni Paolo II, evidentemente, si divertiva ad «oscurare l'unica mediazione salvifica di Cristo». Ancora una volta, il cardinale Fernández si conferma come un fabbricatore seriale di dubbi e pasticci, come già accadde per le risposte ad alcuni dubbi sollevati da Amoris Lætitia, per le benedizioni alle coppie omo, per la pena di morte e la dignità umana. Doveva essere il primo prefetto da silurare con il nuovo pontificato, ed invece lo ritroviamo ringalluzzito a proseguire la propria opera di confusione. Al male è stato ancora concesso tempo per sfidare la pazienza divina e mettere alla prova la fede dei cristiani.
Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Luisella Scrosati, nell'articolo seguente dal titolo "Per far sparire la Corredentrice non basta dire magistero" spiega che il valore magisteriale della Nota dottrinale Mater populi fidelis nulla dice sul grado di certezza, ma solo sulla modalità dell'insegnamento. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 novembre 2025: «L'espressione "dottrinale" nel titolo della Nota indica che questo documento ha un valore speciale, superiore agli altri documenti che abbiamo pubblicato negli ultimi due anni. Firmata dal Papa, appartiene al magistero ordinario della Chiesa e dovrà essere presa in considerazione in relazione allo studio e all'approfondimento di argomenti mariologici». Così aveva sentenziato il cardinale Víctor M. Fernández in occasione della presentazione della Nota dottrinale Mater populi fidelis alla Curia dei Gesuiti. Effettivamente una Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, una volta che viene approvata dal Sommo Pontefice, diviene parte del suo magistero ordinario. Ma che cosa significa questa espressione e cosa comporta per i fedeli? Qualcuno infatti pensa che attribuire ad un documento la qualifica di magistero ordinario corrisponda ad una sorta di incontestabile Roma locuta, causa finita. Da cui deriverebbero, sul versante di chi ne gradisce il contenuto, una impossibilità di "contestazione" di diritto e di fatto, mentre dalla parte di chi è comprensibilmente sobbalzato sulla sedia leggendo certe cose, la necessità di affermare che questa Nota non è magistero (e magari che Leone XIV non è papa). In effetti, sull'argomento la confusione è tanta e gli attributi di autentico, ordinario, fallibile, infallibile, riferiti al magistero, si regalano con molta, forse troppa generosità. Anche l'affermazione di Fernández non è un capolavoro di chiarezza; egli insiste sul carattere «superiore», «speciale» di questa Nota, rispetto agli altri documenti della sua gestione, perché magistero ordinario. Ora, se andiamo a vedere come il prefetto si era pronunciato in riferimento ai documenti prodotti dal Dicastero da lui presieduto, non possiamo non ricordare quando dichiarò che Fiducia supplicans rientra nel magistero autentico. Dal che possiamo dedurre che probabilmente ai suoi occhi il magistero ordinario sia superiore al magistero autentico. Il problema è che questo tipo di confronto non funziona, perché mette in relazione due ordini "di misura" differenti, come confrontare gli etti con il metro. Il magistero della Chiesa viene classificato in base a quattro categorie differenti di criteri: il grado di certezza, il soggetto, l'oggetto, la modalità (o grado di solennità). Per il nostro tema ci interessano la prima e l'ultima categoria. La prima ci spiega che non ogni affermazione del magistero ha lo stesso grado di certezza e quindi non richiede lo stesso tipo di assenso (vi abbiamo dedicato il primo piano nel numero di marzo 2025 de La Bussola Mensile). Vi sono infatti affermazioni magisteriali che godono del massimo grado di certezza, sia nell'insegnare una dottrina come divinamente rivelata, ossia un dogma (e qui si richiede un'adesione propriamente di fede), come nell'insegnare in modo definitivo verità strettamente legate al deposito della fede (che richiede dunque un assenso fermo e definitivo). Questo è il livello massimo di "sicurezza" del magistero, che viene perciò detto infallibile. Vi è poi il magistero semplicemente autentico, che raccoglie un ampio ventaglio di insegnamenti, di cui alcuni più prossimi all'infallibilità ed altri più "pedagogici", che nel tempo possono anche rivelarsi come caduchi. A questo magistero il fedele risponde con l'ossequio religioso della volontà e dell'intelletto. È evidente che questo magistero non rientra nel Magistero infallibile, ma questo non significa che esso sia contestabile a piacimento. Occorrerà un attento studio nel comprendere la portata delle diverse affermazioni ivi contenute e nel cogliere alcuni "segni" che indicheranno una maggiore o minore prossimità ad un insegnamento certo e definitivo. Per esempio, quando uno stesso insegnamento tende a riproporsi nel magistero autentico ed approfondirsi nel tempo, quando la sua connessione con il magistero infallibile appare significativa, quando la struttura argomentativa risulta solida e le sue radici nelle Scritture e nella Tradizione robuste, quando i teologi tendono a confluire nel ritenerlo una dottrina comune, allora è chiaro che il suo rifiuto sarebbe temerario. Al contrario, quando si tratta di affermazioni più estemporanee o isolate, accessorie, o non sufficientemente radicate nella Rivelazione; quando poi si pongono in discontinuità con il magistero autentico precedente o perfino in rottura con quello infallibile, allora è chiaro che l'adesione del fedele dev'essere adeguata alla provvisorietà di questo insegnamento, fino a poter arrivare anche ad una analisi che ne metta in evidenza le criticità. Magistero infallibile e magistero semplicemente autentico: ma che fine ha fatto quello ordinario? Questa qualifica non esprime il grado di certezza del magistero (e il corrispondente assenso del fedele), bensì la modalità con cui il magistero si esprime. Sotto questo punto di vista, il magistero può essere solenne o straordinario, quando si esprime o mediante i famosi (ma rari) pronunciamenti ex-cathedra del Sommo Pontefice, oppure mediante un Concilio ecumenico; è invece ordinario il magistero esercitato appunto "ordinariamente" dal Sommo Pontefice (e/o dai vescovi), mediante encicliche, esortazioni apostoliche, udienze, etc. Solo il magistero ex-cathedra è sempre connesso al magistero infallibile; negli altri casi, occorrerà verificare il contenuto e il tenore dell'espressione magisteriale nella loro sostanza, cioè al fatto che si manifesti l'intenzione del Pontefice di pronunciarsi su una dottrina in termini definitivi. Questo significa che possiamo avere magistero infallibile sia all'interno del magistero ordinario che di quello solenne. Lo stesso lo possiamo dire per il magistero semplicemente autentico: esso può essere presente sia nel magistero solenne che in quello ordinario. Risulta altresì chiaro che in uno stesso documento troviamo normalmente affermazioni che possiedono diversi gradi di certezza: possiamo trovare dogmi e insegnamenti definitivi "nuovi" o semplicemente richiamati e ulteriormente sviluppati, del magistero autentico prossimo all'infallibilità, e ancora argomentazioni rigorose o meno fondate, osservazioni di tipo educativo, sociologico, raccomandazioni di vario tenore e tanto altro ancora. Dunque, l'affermazione del cardinale Fernández sul fatto che Mater populi fidelis rientri nel magistero ordinario del pontefice non dice nulla sul grado di certezza del suo insegnamento e dunque neppure sull'assenso dovuto dal fedele, che risponde invece ai criteri sopra accennati. Dunque, keep calm. L'affermazione del prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha semplicemente espresso la modalità con cui il magistero si è manifestato. Che è la stessa di quell'enorme quantità di insegnamenti pontifici sulla cooperazione attiva e immediata della Santissima Vergine alla Redenzione degli uomini, anche quando i Papi non hanno utilizzato il termine "corredenzione". Insegnamenti che però hanno tutte le caratteristiche di un magistero autentico prossimo all'infallibilità (a prescindere dalla proclamazione o meno del quinto dogma), ma che Tucho si è scordato di riportare.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 5 novembre 2025
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MOLESTIE E DOCCE MISTE IN UN CAMPO ESTIVO QUEER
In Spagna volano accuse di transfobia per coprire un modello educativo che imponeva ai ragazzi nudità forzata e alluci da succhiare
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Pro Vita & Famiglia, 8 ottobre 2025
L'ideologia gender è pericolosa. Non solo a parole o "progetti" - come quelli, tanti, nelle scuole italiane - ma anche a fatti concreti e spesso letteralmente violenti. Pensiamo all'approccio affermativo per far cambiare sesso, e fisico, persino ai bambini, ma anche con veri e propri fatti di cronaca. L'ultimo inquietante caso, riportato dall'edizione online di Tempi, si è verificato a Bernedo, nei Paesi Baschi, in Spagna. Tutto è accaduto nelle due settimane centrali di agosto, al termine delle quali, un nutrito gruppo di adolescenti tra i 13 e i 15 anni hanno sporto denuncia affermando di essere stati costretti a esibirsi nudi durante un campo estivo, sotto gli occhi dei loro accompagnatori e dei loro coetanei. Secondo le ricostruzioni dei genitori, gli animatori avrebbero quindi obbligato i ragazzi a fare la doccia tutti insieme, con la scusa di voler superare gli stereotipi di genere, dunque con l'intento di porre fine alla discriminazione di chi, tra i ragazzi, non si riconosceva né come maschio, né come femmina.
I DETTAGLI DELLA VICENDA Il caso, però, non si esaurisce qui. Ulteriori approfondimenti avrebbero svelato che nel medesimo campo estivo, un paio di anni fa, sarebbero state sporte ulteriori denunce per aggressioni sessuali ai danni di tre minori, anche se attualmente la procura generale dei Paesi Baschi dichiara di non aver ricevuto alcuna informazione sul caso. Dopo i fatti riscontrati la scorsa estate, tuttavia, il tribunale di Vitoria ha convocato le tre presunte vittime, dalla cui testimonianza sarebbero emersi ulteriori particolari scabrosi, in particolare docce e camere condivise ed educatrici che giravano in topless per le vie del paese. Persino le richieste di fare la doccia con il costume indosso venivano respinte, mentre alcuni animatori avrebbero anche obbligato i ragazzi che molestavano a farsi la doccia accanto a loro e guai a chi chiedeva l'utilizzo di spogliatoi separati. Non solo: per ottenere lo spuntino, i ragazzi sarebbero stati costretti a succhiare l'alluce dell'educatore e, ciliegina sulla torta, erano presenti specchi imbrattati e inutilizzabili, su uno dei quali era stata raffigurata una donna dalle gambe spalancate, accompagnata dalla scritta "buon appetito". Ai partecipanti al campo, in tutto ciò, veniva proibito di tenere contatti con i genitori, persino in caso di malattia o di infortunio. Un'inchiesta giornalistica spagnola ha svelato che l'organizzazione avrebbe ricevuto fondi pubblici dai consigli provinciali di Álava e Guipúzcoa e, nel frattempo, il ministro della Sicurezza basco Bingen Zupiria ha replicato sostenendo che non si tratterebbe di «un centro educativo né di un campo registrato».
LE ASSURDE "GIUSTIFICAZIONI" Non si sono fatte attendere le repliche degli organizzatori, che anziché cercare di discolparsi - le indagini sono ancora in corso - hanno dato delle risposte che sembrano essere addirittura delle giustificazioni e una sottolineatura di quanto sia per loro "normale" tutto ciò. «Non crediamo nella divisione di genere - hanno dichiarato - e crediamo nell'educazione femminista ed egualitaria, e la separazione esclude corpi e identità diverse. Per questo applichiamo la stessa filosofia nelle docce e nelle camere». In tema di molestie, gli animatori affermano: «Siamo preoccupati e disposti a discutere, ma siamo un gruppo di volontari che decide in assemblea: serve tempo per prendere decisioni condivise». In definitiva, gli educatori respingono in toto le accuse pur - a quanto pare - non esplicitamente, autoproclamandosi vittime di «aggressioni transfobiche» e «messaggi d'odio». Al contempo, rivendicano i loro «valori transfemministi, spazi sicuri per tutte le identità e tutti i corpi, coeducazione, rottura degli stereotipi». Le docce, i bagni, le camere e gli spogliatoi misti, quindi, avrebbero come obiettivo quello di «creare ambienti misti più vivibili, proteggere i giovani dalla violenza, desessualizzare la nudità». Assurdo, vergognosamente, ma vero. Una vicenda raccapricciante, quella dei campi estivi baschi, che ovviamente sta tenendo banco nell'opinione pubblica spagnola e ha riportato alla ribalta la spaccatura nel movimento femminista spagnolo. Lidia Falcón, militante espulsa da Izquierda Unida per essersi opposta alla Ley Trans, sottolinea come «il relativismo postmoderno abbia corroso il buon senso e la tutela dei minori». La femminista "dissidente" denuncia quindi come gli abusi perpetrati nel campo estivo di Bernedo siano malcelati da «una narrazione che colpevolizza i genitori se si indignano e accusa i ragazzi stessi di arretratezza se provano disagio. Questa non è educazione, è violenza simbolica e materiale» oltre che un «abuso di potere. Nessuna retorica può nasconderlo», conclude Falcón.
Fonte: Pro Vita & Famiglia, 8 ottobre 2025
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MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE
Per Resurrezione il regista ha deciso di cambiare totalmente il cast, incluso Jim Caviezel, perché dopo 20 anni anche gli attori invecchiano
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito del timone, 16 ottobre 2025
Ci siamo. La scorsa settimana sono iniziate presso gli studi di Cinecittà le riprese dell'attesissimo The Resurrection, regia di Mel Gibson sotto la produzione di Icon Productions e Lionsgate come partner distributore. C'è una novità inattesa: Jim Caviezel, che ha interpretato il ruolo di Gesù in The Passion, sarà sostituito dall'attore finlandese Jaakko Ohtonen. L'attore, 36 anni, è noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Secondo quanto annunciato nei mesi scorsi dal magazine statunitense Variety, Mel Gibson non farà il suo ritorno in Italia solo a Roma, ma le riprese riguarderanno anche Matera e altre località della Puglia. Le novità non riguardano solo il personaggio di Gesù. Gibson infatti ha deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film. Stando sempre a quanto riferito da Variety, la ragione risiederebbe nella collocazione temporale del film, ovvero tre giorni dopo la fine del primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanire gli attori, e questo avrebbe richiesto costi molto elevati. Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning). Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro vedrà l'interpretazione di Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio e ci sarà anche Rupert Everett in un ruolo non ancora specificato. Le date di uscita previste sono: per la prima parte il Venerdì Santo, 26 marzo 2027, e il giorno dell'Ascensione, 6 maggio 2027, per la seconda. La scelta di queste date è voluta - come per il primo film - in modo da collegare le uscite con il calendario liturgico cristiano.
Nota di BastaBugie: per tutti gli approfondimenti e il trailer de "La passione di Cristo" di Mel Gibson clicca nel seguente link http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=9
I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA Rispetto ai 63 film della sua lunga carriera, l'attore americano ne ha diretti pochissimi, ma sono autentici capolavori per qualità tecnica, morale e spirituale di Don Stefano Bimbi https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8345
Fonte: Sito del timone, 16 ottobre 2025
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OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 24,37-44)
Vegliate perché non sapete in quale giorno
Fonte Il settimanale di Padre Pio
È iniziato il Tempo dell'Avvento, il tempo che ci prepara alla celebrazione del Natale. L'Avvento deve essere un tempo di silenzio e di attesa, di più intensa preghiera e di più generosa carità fraterna. Le letture di questa prima domenica d'Avvento ci danno delle preziose indicazioni per come trascorrere le quattro settimane che ci separano dal Natale. La prima lettura ci dice: «Venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Camminare nella luce del Signore significa uscire dalle tenebre del peccato e mutare completamente corso alla nostra vita. Con la prima domenica d'Avvento inizia un nuovo Anno liturgico e deve anche iniziare una vita nuova per noi: si deve rafforzare l'impegno di camminare sempre nella luce di Dio, rinunciando al peccato e a tutte le opere del maligno. Nella seconda lettura, san Paolo apostolo ci indica chiaramente quello che deve essere il nostro impegno. Egli ci esorta a svegliarci dal nostro torpore e ci dice: «è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti» (Rm 13,11). Ben a ragione, san Paolo ci esorta a svegliarci, per il fatto che siamo addormentati: siamo cristiani ma non viviamo da cristiani. Subito dopo, egli così ci esorta: «La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,12). Cosa sono le opere delle tenebre? Sono i peccati, per i quali noi ci allontaniamo sempre di più dalla luce divina. Quante sono le opere delle tenebre ai nostri giorni! Pensiamo all'aborto, al divorzio, alla contraccezione, al disprezzo della vita fin dal suo concepimento, alle tante impurità con cui ci degradiamo sempre più; pensiamo alle violenze, all'odio e alle molte disonestà nell'ambito della vita civile. Davvero, mai come in questo tempo stiamo brancolando nel buio. Enrico Medi, celebre scienziato morto pochi decenni fa, e di cui è in corso la causa di beatificazione, diceva che questa nostra epoca sarà ricordata nella storia come la più barbara che ci sia mai stata. Cosa dobbiamo fare, dunque, per tornare sulla retta via illuminata dalla luce del giorno? Dobbiamo svegliarci, ovvero convertirci, per mezzo di una buona Confessione, domandando sinceramente perdono dei nostri peccati, e, come dice il Vangelo di oggi, dobbiamo poi vigilare, ossia rimanere svegli. Gesù lo dice chiaramente: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42). Vegliare significa perseverare nella Grazia di Dio, in modo da essere trovati pronti quando il Signore verrà. Il Signore è venuto una prima volta duemila anni fa; verrà poi alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità; ma, tra queste due venute, vi è una terza venuta che avverrà per ciascuno di noi: questa venuta ci sarà al termine della nostra vita. Non sappiamo quando sarà il momento della resa dei conti. Gesù, per questo motivo, ci esorta alla vigilanza e, per farci comprendere meglio questa incertezza, adopera il paragone di un ladro che giunge all'improvviso: «Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa» (Mt 24,43). Per questo motivo dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo della nostra vita e il primo della nostra conversione. Seguendo l'insegnamento di san Bernardo, si può parlare di un'altra venuta che avviene nel silenzio e nell'ineffabile dolcezza della contemplazione. Si tratta della venuta di cui parla Gesù nel Vangelo: «Se uno mi ama conserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Anche noi potremo gustare la dolcezza di questa venuta di Dio nel nostro cuore se riusciremo a dedicare il dovuto tempo alla preghiera, una preghiera fatta con il cuore e con tutta l'attenzione della nostra mente. Il Tempo d'Avvento è il tempo propizio per fare più silenzio e per dedicarci a questa preghiera interiore. Volendo perciò terminare l'omelia con un proposito pratico di miglioramento, vorrei indicare proprio questo: amare e ricercare il silenzio, perché nel silenzio si trova Dio! La Vergine Maria ci aiuti a meditare nel nostro cuore la Parola di Gesù e a sentire, per quanto è possibile, l'ineffabile presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che dimorano dentro di noi.
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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