CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO
La vicenda della famiglia del bosco, di per sé perfettamente ecologica, smaschera la tirannia verde che in realtà nasconde un'altra ideologia, quella dello Stato onnipotente (VIDEO: Fuori dal sistema!)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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IL MEDICO DEI POVERI E' IL PRIMO SANTO DEL VENEZUELA
Canonizzato da Leone XIV, José Gregorio Hernández, è stato un grande scienziato e professore che non dimenticò mai le sue umili origini e l'attenzione che si deve ai poveri e agli ultimi
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone
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LA BAMBINA TRANS DI NATIONAL GEOGRAPHIC ORA DICE: ''MI HANNO ROVINATO LA VITA''
A 9 anni, finì sulla copertina come prima bambina transgender, ma oggi a 17 anni dichiara di non provare più alcuna attrazione sessuale
Fonte: Provita & Famiglia
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NUOVI DIRITTI = VIOLAZIONI: SVOLTA USA IN POLITICA ESTERA
Nel rapporto sui diritti umani nel mondo saranno inclusi tra le violazioni della dignità umana: il finanziamento dell'aborto, le leggi contro la libertà d'espressione e i trattamenti per la transizione di genere
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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I VERI MOTIVI PER CUI I GIOVANI VANNO SEMPRE MENO A MESSA
Per Avvenire i giovani trovano le funzioni religiose noiose e distanti per cui vanno rese più moderne e accattivanti con trovate originali... ma la realtà dice esattamente il contrario (VIDEO: La musica in chiesa)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
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ORA AI VOSTRI FIGLI CI PENSA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE... COSA POTREBBE ANDARE STORTO?
La nuova minaccia per le famiglie è l'intelligenza artificiale che intrattiene ed educa i bambini con conversazioni empatiche, amichevoli e persino affettive
Fonte: Provita & Famiglia
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OMELIA III DOM. DI AVVENTO - ANNO A (Mt 11,2-11)
Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO
La vicenda della famiglia del bosco, di per sé perfettamente ecologica, smaschera la tirannia verde che in realtà nasconde un'altra ideologia, quella dello Stato onnipotente (VIDEO: Fuori dal sistema!)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 6 dicembre 2025
La vicenda di quella che è ormai nota come "famiglia del bosco" rappresenta un vero paradosso perché viene punita esattamente per aver scelto uno stile di vita che è quello che l'Unione Europea con le organizzazioni ambientaliste - dal WWF in giù - vorrebbero imporre a tutti i cittadini. Esagerazione? No, è proprio così. Non sappiamo tutta la storia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia che con tre figli minorenni vive da alcuni anni nella zona di Palmoli, in Abruzzo. Sappiamo però che seguono uno stile di vita - pare condiviso con altre famiglie in zona - che si definisce neo-rurale: una piccola abitazione in pietra, sistemata alla bell'e meglio, con un gabinetto a secco in una casupola esterna; niente acqua corrente; elettricità solo da pannelli solari; cibo in gran parte autoprodotto (orto e animali); un'auto giusto per gli spostamenti indispensabili. Che sia in nome della lotta ai cambiamenti climatici, per salvare il pianeta, per odio alla modernità o qualsiasi altro motivo, questo è comunque il modo in cui hanno scelto di vivere. Ma è anche lo stile di vita che ha portato il Tribunale dei minori dell'Aquila a sospendere la potestà genitoriale e a togliere loro i tre bambini, cosa di cui abbiamo già parlato. Qui torniamo al paradosso citato all'inizio, e che ruota tutt'attorno al concetto di "impronta ecologica", che da circa trent'anni è diventato l'indice con cui giudicare la sostenibilità del nostro stile di vita. Almeno secondo questo regime di tirannia ecologista che ci sta imponendo scelte irrazionali, dalla casa all'automobile, dall'energia ai consumi. Quante volte ci hanno fatto sentire in colpa per la nostra impronta ecologica troppo elevata, che ruba risorse ai poveri di questo mondo e anche alle generazioni future?
COS'È L'IMPRONTA ECOLOGICA? Avete presente Greta Thunberg quando davanti a una platea di politici ed intellettuali italiani accusava «Ci avete rubato il futuro»? O quando all'ONU sprizzava lacrime di rabbia dicendo «Avete rubato i miei sogni e l'infanzia»? Tutta colpa della nostra maledetta impronta ecologica che divora risorse che la Terra non è in grado di rigenerare, ci dicono. Ma che cos'è l'impronta ecologica? Pretende di essere una unità di misura scientifica che calcola il nostro impatto nell'ecosistema globale. E si definisce come «la superficie di terra e acqua che una popolazione umana richiede per produrre le risorse che essa consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente». È questa la definizione ufficiale data dai due pionieri che hanno inventato questa unità di misura, Mathis Wackernagel e William Rees, due accademici che hanno tradotto in formule la loro ricerca nel libro Our ecological footprint: Reducing human impact on the Earth (pubblicato in italiano con il titolo L'impronta ecologica: Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla Terra), uscito nel 1996 e subito diventato, grazie all'adozione da parte del WWF, un fondamento teorico a sostegno delle tesi ecologiste. I due hanno anche creato il Global Footprint Network che continua il lavoro di approfondimento del tema e, diciamolo pure, di indottrinamento. Allora, per tornare al punto di questo articolo, andiamo pure sul sito del Global Footprint Network a misurare la nostra impronta ecologica (ci sono diversi siti che offrono questo calcolo, ma andiamo sull'originale) per capire qual è il vero obiettivo di questo bombardamento propagandistico. Si tratta di rispondere ad alcune domande sulle abitudini alimentari, sull'abitazione, sull'uso dell'energia, sulla mobilità. Personalmente penso di rappresentare l'italiano medio che vive in un contesto urbano: famiglia in un appartamento di 80 metri quadri, un'automobile con spostamenti legati soprattutto alle esigenze familiari, alimentazione variata con cibo acquistato soprattutto al supermercato. Il risultato, per chi crede a queste cose, è terrificante: «Se tutti avessimo il tuo stile di vita, l'umanità avrebbe bisogno di 4,2 Pianeti Terra». E, per entrare più nello specifico, io avrei finito le risorse che mi potrei permettere già il 29 marzo, mio personale "Giorno di Sovrasfruttamento della Terra".
LO STILE DI VITA CHE LE ÉLITE VORREBBERO IMPORCI Ne avrete già sentito parlare: l'Earth Overshoot Day ci viene ricordato dai media ogni anno con grande enfasi per ricordarci che da quel giorno e fino al 31 dicembre tutta la popolazione mondiale vive in deficit ecologico, ovviamente per colpa dei Paesi industrializzati: nel 2025 il Giorno di Sovrasfruttamento è caduto il 24 luglio (a sottolineare l'estrema gravità della crisi ecologica). Qualcuno potrebbe pensare che la mia pessima impronta ecologica sia dovuta a personali cattive abitudini di spreco non necessariamente attribuibili a tutti quelli nelle mie condizioni. In realtà, però, se andiamo a vedere qual è complessivamente l'impronta ecologica dell'Italia, scopriamo che è addirittura peggiore: 4,5. E allora chiediamoci: come potremmo rientrare in una situazione di equilibrio con l'ambiente? Semplicemente adottando lo stesso stile di vita della "famiglia nel bosco". Provare (il calcolo dell'impronta ecologica) per credere. Questo è lo stile di vita che le élite ecologiste vorrebbero imporci; questo è dove ci stanno portando il Green Deal europeo, gli Accordi di Parigi sul clima, le regole dello sviluppo sostenibile. E tutto passa grazie alla creazione di un clima di emergenza (inesistente) e spacciando per verità ineluttabili delle teorie pseudo-scientifiche che non tengono davanti alla realtà, ma che nessuno ha il coraggio di mettere in discussione. Ci si chiede: ma se questo è l'obiettivo perché se la prendono allora con la "famiglia nel bosco" che fa esattamente ciò che vorrebbero far fare a noi tutti? Non dovrebbe essere presentata come un modello? In effetti la grande stampa in questi anni ci ha sempre presentato in modo edificante storie analoghe, di persone fuggite dalla società e rifugiatesi nella natura, che non hanno figli in nome della salvezza del pianeta. Ecco, forse sono proprio i figli il problema della famiglia nel bosco. E poi perché Nathan e Catherine si sono scontrati accidentalmente con un'altra ideologia molto potente: quella dello Stato onnipresente, dello Stato che non tollera che qualcosa sfugga al suo controllo, dello Stato vero "padrone" ed educatore dei bambini. È uno scontro tra due ideologie, ma che entrambe concorrono a schiacciarci. È il caso di prenderne coscienza.
Nota di BastaBugie: Rino Cammilleri l'11 dicembre nel suo sito "Antidoti" ha così commentato la notizia: "Dunque, se uno prende Greta sul serio e va a vivere nel bosco gli levano i figli? Perché i genitori possono fare i verdi, e anzi sono incoraggiati, ma i bambini no? I bambini possono andare a vivere con coppie gay e fare i trans, ma non gli ecologici? Finisce che chiederò asilo all'Iran...".
VIDEO: Fuori dal sistema! di Silver Nervuti (durata: 5 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=GXc3hZTkWlQ
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 6 dicembre 2025
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IL MEDICO DEI POVERI E' IL PRIMO SANTO DEL VENEZUELA
Canonizzato da Leone XIV, José Gregorio Hernández, è stato un grande scienziato e professore che non dimenticò mai le sue umili origini e l'attenzione che si deve ai poveri e agli ultimi
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone, 20 ottobre 2025
Caracas, domenica 29 giugno 1919. José Gregorio Hernández Cisneros, mentre sta recandosi ad acquistare alcune medicine per una sua anziana paziente, viene investito da un giovane neopatentato intenzionato a sorpassare un tram e muore dopo un'inutile corsa in ospedale. Il giorno successivo una folla immensa si riversa per le strade e accorre ai funerali per un ultimo saluto al 'medico dei poveri', beatificato nel 2021 e canonizzato ieri da Papa Leone XIV. «Proveniva da un villaggio sperduto nelle Ande dove si è formato con disciplina, serietà e misticismo, trasmessi dai suoi genitori, dal suo maestro e dal sacerdote del villaggio. Una trilogia che ha piantato in lui una fede radicata nelle semplici circostanze della vita di un villaggio. Inviato dal padre nella capitale, divenne un grande scienziato e professore di fama nazionale e internazionale che non dimenticò né trascurò mai le sue origini. La sua dedizione ai poveri, agli indigenti, fu esercitata sempre con estremo riserbo, delicatezza e attenzione per ognuno di loro». Ne tratteggia così la figura Baltazar Cardozo, Arcivescovo emerito di Caracas, le cui parole sono riprese nella biografia fresca di stampa della giornalista Manuela Tulli, José Gregorio Hernández Cisneros. Il primo santo del Venezuela (Ares, pp. 128). Docente universitario e medico, uomo di scienza e di fede profonda, Josè rinuncia al desiderio di consacrarsi a Dio anche a causa di motivi di salute per servire Cristo da laico in special modo chinandosi sulle ferite degli ammalati e correndo di casa in casa per non lasciare nessuno senza il suo supporto. «Offro la mia vita per la pace nel mondo», afferma il giorno prima di morire. E proprio quel giorno viene ratificato il Trattato di Versailles che pone fine alla Grande Guerra e gli stessi venezuelani pongono fine ai contrasti tra fazioni opposte accomunati dal dolore per la perdita del 'loro' medico.
LE UMILI ORIGINI Josè nasce a Isnotú il 26 ottobre 1864 da una famiglia numerosa - ha infatti sei fratelli, tra i quali una sorella morta ad appena sette mesi - di umili origini che nel paesino andino ha un piccolo emporio di cosmetici, erbe medicinali e farmaci e una locanda con poche stanze. «Mia madre mi ha insegnato la virtù fin dalla culla, mi ha fatto crescere nella conoscenza di Dio e mi ha dato per guida la carità», diceva. Da adolescente si trasferisce a Caracas per frequentare dapprima il liceo, poi la facoltà di medicina. Nel 1888 si laurea con una tesi sulla febbre tifoide e si specializza in batteriologia, divenendone presto uno dei maggiori esperti nel Paese. Prosegue le sue ricerche seguendo corsi accademici anche a Parigi e Madrid. Rientrato in Venezuela, la sua cattedra di Batteriologia è la prima in America. Medico sapiente, riesce con una cura adeguata a salvare dalla morte imminente anche il fratello del presidente Goméz. Ai pazienti più poveri fornisce non solo terapie e farmaci, ma offre dei soldi per le altre necessità con carità discreta. «Oltre agli studi filosofici, José Gregorio ama molto l'arte. Imparò a fare il sarto per confezionare i propri abiti, si dedicò alla pittura, studiò musica e pianoforte, amava ballare, si dedicava anche alla cucina per i pranzi di famiglia preparando soprattutto ricette della tradizione creola, e se la cavava anche nell'arte della falegnameria, forse nell'imitazione di san Giuseppe, al quale era devoto e del quale aveva un'immagine all'ingresso della sua casa», sottolinea la Tulli. Alla morte del padre fa ogni sforzo anche economico affinché i suoi fratelli e sorelle si trasferiscano con lui a Caracas per l'unità della famiglia.
SANTA MESSA QUOTIDIANA Sul piano spirituale diventa terziario francescano e s'iscrive alla Confraternita del Carmelo. Inoltre prega ogni giorno con il Rosario e l'Angelus, partecipa spesso all'adorazione eucaristica, quotidianamente alla Santa Messa e legge frequentemente le vite dei Santi. In numerose lettere inviate principalmente ad amici e familiari effonde il suo cuore in confidenze intime, attraverso la condivisione di quanto gli accade nella vita di tutti giorni e nell'esercizio della sua missione. A tal proposito scrive a un amico: «I miei pazienti sono tutti guariti, anche se è così difficile curare la gente qui, perché bisogna combattere contro le preoccupazioni e le assurdità che sono profondamente radicate: credono nel male, nelle galline e nelle vacche nere e nei rimedi che si preparano pronunciando parole misteriose». Il miracolo decisivo per la sua beatificazione è avvenuto nel 2017 e si deve alla guarigione per sua intercessione di una bambina da «un gravissimo trauma cranioencefalico con ferita craniocerebrale da colpo d'arma da fuoco», a seguito di una rapina a mano armata perpetrata mentre era in moto con il padre. «La madre ha successivamente raccontato che, quando i medici uscirono dalla stanza dopo averle comunicato la gravità della condizione della figlia, le apparve José Gregorio Hernández assicurandole: “La opererò io”», riporta ancora l'autrice della biografia del medico santo. E in effetti «non esiste alcuna spiegazione medica o scientifica del perché quella ragazza si sia ripresa in quei modi e in quei tempi», come osservato dal neurochirurgo. Insomma, in special modo per l'umile fede e la copiosa carità verso gli ammalati, quale 'Moscati del Venezuela', José Gregorio Hernández Cisnero si prepara a salire agli onori degli altari come primo Santo del Paese.
Fonte: Sito del Timone, 20 ottobre 2025
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LA BAMBINA TRANS DI NATIONAL GEOGRAPHIC ORA DICE: ''MI HANNO ROVINATO LA VITA''
A 9 anni, finì sulla copertina come prima bambina transgender, ma oggi a 17 anni dichiara di non provare più alcuna attrazione sessuale
Fonte Provita & Famiglia, 28 novembre 2025
Forse ricorderete Avery Jackson, il volto simbolo dell'ideologia gender infantile. E ricorderete quando, a nove anni, finì sulla copertina del National Geographic come "prima bambina transgender". Oggi, a diciassette anni - secondo quanto riportato su X dall'attivista Diana Alastair, femminista "old school" e "gender critical", impegnata da anni a difendere spazi, sport e istituzioni riservati alle donne - Avery avrebbe annunciato di identificarsi come non binario e asessuale, ma senza nessun risvolto positivo. Anzi. Avery Jackson, infatti, avrebbe dichiarato di non provare più alcuna attrazione sessuale verso nessuno ed è - tra l'altro - una condizione che non sorprende chi conosce gli effetti del Lupron, il farmaco usato per bloccare la pubertà e che negli Stati Uniti viene somministrato anche ai minori che si "dichiarano" trans. Avery ha ricevuto il cosiddetto "gold standard" delle cure di affermazione di genere: ovvero iniezioni di Lupron, lo stesso principio attivo impiegato per castrare chimicamente i criminali sessuali. Un modus operandi sui bambini che definire drammatico è poco, se pensiamo anche alle parole della presidente della WPATH (la World Professional Association for Transgender Health), il chirurgo transgender Marci Bowers che ha ammesso pubblicamente che questi "bloccanti" provocano una castrazione chimica, impedendo per sempre le capacità sessuali. Nei delinquenti adulti l'effetto è reversibile, nei bambini e adolescenti no. Il farmaco, infatti, ha fermato la crescita ossea, lo sviluppo cerebrale e la maturazione emotiva di Avery, rendendolo sterile e privandolo di un'intera fase della vita. Lui stesso ha dichiarato che la transizione «ha rovinato la mia vita», parole che pesano come un macigno su chi ha celebrato la sua storia come esempio di "liberazione". Su questo tema si sta muovendo drasticamente il Regno Unito, anche se bisogna sottolineare come il pericolo di trasformare i minori in "cavie" sia sempre dietro l'angolo. Il paese d'Oltremanica, infatti, ha già annunciato e ha già limitato drasticamente i bloccanti della pubertà per i danni irreversibili documentati su fertilità, funzione sessuale e sviluppo cognitivo. Allo stesso tempo è stato annunciato uno studio che dovrebbe coinvolgere almeno 220 bambini, anche di soli 11 anni, per il quale la dottoressa Hilary Cass ha dichiarato: siccome «clinici, bambini e famiglie credono con passione» ai benefici dell'approccio affermativo, serve uno studio per chiarire e avere evidenze scientifiche. L'intera vicenda - soprattutto la storia di Avery Jackson - conferma quanto possa essere pericolosa un'ideologia quando viene vista quasi come una "fede", più solida delle evidenze scientifiche e mediche. La prova, insomma, che l'industria della transizione infantile non si ferma davanti a nulla, nemmeno davanti al dolore di chi, come Avery, oggi porta sulle spalle una vita spezzata e ingannata.
DOSSIER "CAMBIO DI SESSO" I danni irreversibili della transizione Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!
Fonte: Provita & Famiglia, 28 novembre 2025
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NUOVI DIRITTI = VIOLAZIONI: SVOLTA USA IN POLITICA ESTERA
Nel rapporto sui diritti umani nel mondo saranno inclusi tra le violazioni della dignità umana: il finanziamento dell'aborto, le leggi contro la libertà d'espressione e i trattamenti per la transizione di genere
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 3 dicembre 2025
Il piano inclinato dei "nuovi diritti" si può ribaltare, se c'è la volontà politica di farlo. Lo conferma l'annuncio del Dipartimento di Stato degli USA che dal 2026 cambierà significativamente il modo di stilare il proprio rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo. In particolare, saranno ritenute violazioni dei diritti umani: i trattamenti ormonali e gli interventi chirurgici diretti alla "transizione di genere" dei bambini; gli aborti finanziati dai governi; le leggi che attentano alla libertà d'espressione; le politiche Dei (acronimo inglese che sta per "diversità, uguaglianza e inclusione") in tema di assunzioni, ossia le corsie preferenziali in base fondamentalmente alla razza e all'identificarsi come Lgbt; l'eutanasia coercitiva. Il cambiamento è stato comunicato dal Dipartimento di Stato con un telegramma inviato lo scorso 20 novembre a tutti i consolati e le ambasciate statunitensi. «Questo telegramma contiene istruzioni precise che suscitano profonda gratitudine nei rappresentanti del movimento pro-vita di tutto il mondo», scrive Raimundo Rojas, membro di National Right to Life. Riguardo all'uccisione dei nascituri, a partire dall'anno prossimo, i diplomatici americani dovranno indicare non solo se i governi sovvenzionano l'aborto e le sostanze abortive, ma anche la stima del numero totale di aborti praticati ogni anno in un dato Paese. In breve, l'aborto volontario verrà considerato per quello che è, un gravissimo attacco contro la vita e la dignità umana. Un fatto di portata storica rispetto al recente passato, perché segna un deciso cambio di rotta nella politica estera degli Stati Uniti.
IL RAPPORTO ANNUALE SULLO STATO DEI DIRITTI UMANI È dagli anni Settanta del XX secolo che il Dipartimento di Stato compila un rapporto annuale sullo stato dei diritti umani in ciascun Paese membro dell'Onu. Questo rapporto è considerato da più parti come lo studio più completo fatto da un singolo governo su tale questione. Ma negli anni, tanto più in questo terzo millennio, la valutazione di quali siano i diritti umani e le loro relative violazioni è cambiata notevolmente in base al "colore" dell'amministrazione, se democratica o repubblicana. Per fare un paio di esempi emblematici, durante i mandati di Barack Obama e Joe Biden alla Casa Bianca, i rapporti del Dipartimento di Stato includevano una sezione sui cosiddetti "diritti riproduttivi", in ossequio alle richieste delle lobby dell'aborto. Nel primo mandato di Donald Trump, questa sezione era stata semplicemente rimossa. Discorso in parte simile per le nuove categorie - figlie dell'ideologia Lgbt - di "orientamento sessuale e identità di genere": incluse sotto Obama, ridimensionate durante la prima presidenza Trump. In questo secondo mandato del tycoon sta quindi avvenendo qualcosa di nuovo. Come sintetizza Rebecca Oas sul Friday Fax: «L'amministrazione Trump non si limita a rimuovere le questioni controverse, ma passa all'attacco». Oltre alla già citata critica all'aborto, nei prossimi rapporti saranno biasimati i governi che favoriscono il transessualismo, ossia quelle che il Dipartimento di Stato chiama «mutilazioni chimiche o chirurgiche» a danno dei bambini. Ad essere oggetto di critica saranno anche le indagini o gli arresti legati ai cosiddetti "discorsi d'odio". A questo proposito va ricordato che diversi Paesi occidentali, negli ultimi anni, hanno discusso e approvato leggi che limitano la libertà d'espressione in tema di aborto, pretese Lgbt (vedi le norme su "omofobia" e "transfobia") et similia, fino ad arrivare - come nel Regno Unito - ad arrestare pacifici difensori della vita nascente, colpevoli di offrire aiuto e anche solo di pregare mentalmente all'interno di una zona cuscinetto. Ricordiamo a proposito il discorso pronunciato da J. D. Vance a Monaco di Baviera nel febbraio 2025, quando il vicepresidente degli USA citò il caso del britannico Adam Smith-Connor (vedi qui) come vittima di uno Stato che calpesta «le libertà fondamentali», tanto da incriminarlo per un "reato" di pensiero.
COMBATTERE LE NUOVE IDEOLOGIE DISTRUTTIVE Tra le violazioni dei diritti umani sarà incluso anche il fatto di facilitare l'immigrazione di massa o illegale «attraverso il territorio di un Paese verso altri Paesi». Un alto funzionario del Dipartimento di Stato, secondo quanto riporta la BBC, ha affermato, dietro richiesta di rimanere anonimo, che le nuove istruzioni sono intese come «uno strumento per cambiare il comportamento dei governi». Lo stesso funzionario ha spiegato che «gli Stati Uniti rimangono fedeli al riconoscimento della Dichiarazione d'Indipendenza secondo cui tutti gli uomini sono dotati dal Creatore di alcuni diritti inalienabili», aggiungendo che i diritti «ci sono dati da Dio, il nostro Creatore, non dai governi». Un riconoscimento, insomma, che gli unici veri diritti sono quelli fondati sulla legge morale naturale, emanazione della legge divina. Una verità che la moderna concezione dei diritti umani tende a ignorare, come dimostrano le proteste di organizzazioni come Amnesty International, che ha parlato di un «allontanamento dai diritti umani universali verso "diritti naturali" sfuggenti e indefiniti». Ma la mossa del Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, va nel verso giusto, quello appunto di combattere «le nuove ideologie distruttive» su cui si basano le violazioni dei diritti umani, come ha spiegato Tommy Pigott, portavoce del medesimo Dipartimento. Nel movimento pro vita americano c'è chi giustamente auspica un ripensamento della stessa amministrazione Trump rispetto a un altro frutto cattivo delle ideologie odierne, la fecondazione artificiale, che non solo slega l'atto unitivo e quello procreativo ma si accompagna al congelamento e alla morte di innumerevoli embrioni, svilendo la dignità dell'essere umano, trattato come mezzo. Resta, ad ogni modo, la notevole svolta del Dipartimento di Stato, che potrà influire positivamente su un maggiore rispetto della dignità umana nel mondo.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 3 dicembre 2025
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I VERI MOTIVI PER CUI I GIOVANI VANNO SEMPRE MENO A MESSA
Per Avvenire i giovani trovano le funzioni religiose noiose e distanti per cui vanno rese più moderne e accattivanti con trovate originali... ma la realtà dice esattamente il contrario (VIDEO: La musica in chiesa)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 8 novembre 2025
Ho letto con particolare interesse l'articolo di Paola Bignardi su Avvenire - intitolato Le ragioni dei giovani che vanno sempre meno a Messa - anche perché seguo l'argomento, su cui si arrovellano sacerdoti, educatori ed animatori, ormai da alcuni anni. In estrema sintesi, il servizio, accompagnato anche da diverse testimonianze di giovani intervistati, sostiene che «le nuove generazioni tendono a considerare le funzioni come noiose e distanti. Servono linguaggi, simboli e percorsi che aiutino a scoprire il senso del rito». Tra le voci raccolte non mancano neppure critiche ai contenuti stessi della Messa («Non è un tribunale per difendere i valori», ha dichiarato un giovane praticante saltuario), ma il succo del discorso è che le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti» e che, quindi, bisogna fare qualcosa, se si vuole evitar l'esodo giovanile dalla Chiesa. Ora, pur con il massimo rispetto in chi si conosce in questa lettura del fenomeno dell'abbandono dei giovani dalla Messa (e della Chiesa), devo dire che non sono affatto d'accordo. E non lo sono né da credente né da sociologo. Iniziando con la mia piccola esperienza personale, per il poco che vale, posso dire di essere testimone, ormai, neppure di anni bensì di decenni di tentativi di rendere le «funzioni» meno «noiose e distanti»: penso a canti innovativi con cori e chitarre (talvolta batterie), penso a "liturgie creative", penso a sacerdoti che danno un tocco, a volte, quasi cabarettistico alla celebrazione (battute, occhiolini, sorrisini, risate), penso ad omelie in cui si parla quasi solo di attualità e pochissimo di temi della fede e legati alla Parola di Dio. Risultato: dopo anni di cotanti esperimenti liturgici (non saprei come altrimenti chiamarli) i giovani a Messa continuano ad essere non solo pochi, ma sempre meno... Siamo quindi proprio sicuri che il punto siano le «funzioni noiose e distanti»? Mi permetto di dubitarne. Anche perché, da sociologo, ho avuto modo di approfondire l'argomento, cui ho dedicato anche diverse pagine d'un mio libro, Grazie a Dio (Lindau), nelle quali ho passato in rassegna, al riguardo, molte ricerche internazionali. Che, in breve, smentiscono categoricamente il problema che l'abbandono della Messa da parte dei giovani - affrontato anche dal sondaggio fatto dalla nostra rivista (qui per abbonarsi) - sia una questione liturgica. Semmai, i fattori che la letteratura individua come concause di questo abbandono sono le seguenti: l'abbandono della Messa dei genitori di questi giovani (si parla tanto dei ragazzi, ma i primi a trascurare la fede sono padri e madri!); gli scarsi rapporti stabiliti tra questi giovani e i loro sacerdoti (padri spirituali cercasi) e la mancanza di una formazione religiosa ab origine (non è cioè che i giovani lascino la Chiesa a causa della dottrina troppo rigida, ma semmai troppo ignorata), assenza che non offre alcun motivo «per restare». Di quanto fin qui riportato, tengo a precisarlo, esistono evidenze molto robuste. Ecco che allora è difficile non provare un filo di sconforto quando - certamente con la massima buona fede - si ripropone l'idea che i giovani vadano meno a Messa perché le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti». Che è senza dubbio ciò che loro spesso dicono, beninteso. Solo che disponiamo ormai di una tale abbondanza di dati tale per cui dovremmo, forse, fare uno sforzo di lettura del fenomeno più ampia. E possibilmente senza neppure abbandonarsi sempre a letture pessimistiche dato che disponiamo di riscontri circa il fatto che in vari Paesi anche dell'Occidente sta tornando un interesse, tra i giovani, proprio per la fede. Il mio invito è quindi, se possibile, di concentrarsi su ciò che di positivo sta avvenendo, su questi segnali di riavvicinamento tra i giovani e la fede cristiana, senza auspicare «aggiornamenti liturgici» (o dottrinali) di sorta dato che, dopo decenni di esperimenti in tal senso, questa strada appare non risolutiva del problema; se non, anzi, essa stessa parte del problema.
VIDEO: La musica in chiesa (3 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=lHVTmyhHHKI
Fonte: Sito del Timone, 8 novembre 2025
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ORA AI VOSTRI FIGLI CI PENSA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE... COSA POTREBBE ANDARE STORTO?
La nuova minaccia per le famiglie è l'intelligenza artificiale che intrattiene ed educa i bambini con conversazioni empatiche, amichevoli e persino affettive
Fonte Provita & Famiglia, 3 agosto 2025
Nel panorama in continua evoluzione dell'intelligenza artificiale, stanno prendendo piede nuove piattaforme che propongono chatbot dalle sembianze sempre più "umane", progettati per instaurare relazioni empatiche, amichevoli e persino affettive con gli utenti. Nuovi modelli che intaccano - in realtà lo stanno già facendo - anche e in particolare il mondo dei bambini. Tra questi, i più noti sono Replika, Character.AI, Nomi e, di recente, Ani, il nuovo "companion virtuale" lanciato da xAI, l'azienda di Elon Musk, all'interno del sistema Grok 4. Tali strumenti promettono conversazioni realistiche, assistenza emotiva, e interazioni che spaziano dal semplice scambio amichevole fino a simulazioni romantiche o intime. In altre parole, chatbot progettati per diventare "amici immaginari", capaci di risposte personalizzate e di accompagnare gli utenti - spesso minorenni - nella loro vita quotidiana. Non è un caso che lo stesso Musk abbia annunciato anche "Baby Grok", un modello pensato specificamente per i bambini, ma sul quale, ad oggi, non sono state fornite garanzie né sul piano della sicurezza né su quello della trasparenza.
I RISCHI PER I MINORI Questi "amici artificiali" sembrano innocui, persino utili, soprattutto per ragazzi che vivono situazioni di disagio, solitudine o marginalità. Tuttavia, dietro l'interfaccia accattivante e le risposte empatiche, si celano pericoli gravissimi. Il primo e più evidente riguarda il coinvolgimento emotivo: un minore può sviluppare un attaccamento psicologico a una macchina che, sebbene appaia comprensiva e rassicurante, non ha alcuna coscienza né capacità educativa. Il rischio di dipendenza è reale, così come quello di un isolamento crescente dal mondo reale, dai rapporti familiari e dai pari. Ancora più grave è la possibilità che questi chatbot - specialmente se non dotati di filtri adeguati - forniscano risposte inappropriate, fuorvianti o addirittura pericolose. Molti adolescenti, infatti, utilizzano queste piattaforme come fossero dei veri e propri "psicologi tascabili", a cui confidare emozioni, insicurezze o pensieri intimi, senza sapere se le risposte che ricevono siano corrette, eticamente accettabili o fondate su principi di reale tutela. L'intelligenza artificiale, infatti, non ha coscienza morale e può facilmente essere manipolata o "addestrata" con contenuti inappropriati. Inoltre, i dati sensibili degli utenti vengono spesso raccolti e utilizzati a scopi commerciali, aprendo il varco a pericolose pratiche di profilazione (anche psicologica), che mettono a rischio la libertà e la dignità degli utenti.
L'ALLARME DI TELEFONO AZZURRO A lanciare l'allarme è stato - sulle pagine di Avvenire - Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, che ha denunciato pubblicamente i pericoli legati all'utilizzo incontrollato dell'intelligenza artificiale da parte dei minori. Secondo i dati diffusi dall'organizzazione, l'84% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha già interagito almeno una volta con un chatbot AI. Ancora più inquietante è il fatto che un ragazzo su sei vi ricorre regolarmente perché non ha nessuno con cui parlare, e il 40% prende per vere le informazioni ricevute, senza verificarne l'attendibilità. Addirittura, il 23% dei minori ha ricevuto da questi strumenti suggerimenti pericolosi, con riferimenti a sessualità esplicita o autolesionismo. Di fronte a questi numeri, Caffo ha sottolineato l'urgenza di un intervento legislativo concreto: verifica dell'età obbligatoria, filtri di sicurezza avanzati, sistemi di supervisione adulti, responsabilità civile per le aziende coinvolte e sanzioni per chi non rispetta i criteri minimi di tutela. Un altro aspetto molto preoccupante è poi l'inconsapevolezza - e l'ignoranza - diffusa tra i genitori: molti adulti, afferma Caffo, continuano a mettere i figli davanti a TikTok o ad altri strumenti digitali senza sapere davvero cosa stiano guardando o con chi stiano interagendo. È necessario, dunque, non solo un intervento normativo, ma anche un cambio culturale profondo, che coinvolga scuola, famiglia e società. Pro Vita & Famiglia Onlus denuncia da anni i pericoli legati proprio all'esposizione dei minori a contenuti disfunzionali e dannosi nel mondo digitale. Pensiamo infatti alla crescente ipersessualizzazione e iperdigitalizzazione dei bambini, l'accesso precoce a contenuti pornografici o comunque scabrosi, il rischio di pedofilia, pedopornografia fino anche agli adescamenti online. Tutto ciò, però, non è frutto del caso, ma è il risultato di una cultura che sta abbandonando i minori a strumenti spersonalizzanti e manipolativi. A ciò si aggiungono le conseguenze psicologiche della sovraesposizione agli schermi: isolamento sociale, difficoltà di concentrazione, ansia, depressione, problemi comportamentali e relazionali. Ecco perché Pro Vita & Famiglia continua a promuovere un modello educativo sano e concreto, basato sulla centralità della famiglia, sulla presenza vigile dei genitori, sulla protezione dell'infanzia e sulla necessità di riportare i bambini alla realtà, al contatto umano, al gioco, allo studio, alla bellezza, anche con iniziative ad hoc come la Campagna "Piccole Vittime Invisibili".
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Fonte: Provita & Famiglia, 3 agosto 2025
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OMELIA III DOM. DI AVVENTO - ANNO A (Mt 11,2-11)
Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
Fonte Il settimanale di Padre Pio
La terza Domenica d'Avvento è detta anche "Domenica della gioia". È detta così perché il Natale è ormai vicino e la Liturgia ci invita a prepararci con rinnovata esultanza a questo mirabile evento. Il Vangelo di oggi ci presenta un episodio un po' difficile da comprendere. Giovanni Battista è in carcere per aver ripreso apertamente Erode Antipa a motivo della sua scandalosa relazione con Erodiade. Egli già in precedenza aveva indicato ai suoi discepoli che Gesù era il Messia atteso dalle genti, Colui che toglie il peccato del mondo (cf Gv 1,29-34; Mt 3,11-12). Dal carcere ove ora si trova, il Battista manda i suoi discepoli a domandare se Egli è veramente il Messia. Come mai li manda, dopo aver in precedenza chiaramente riconosciuto in Gesù il Messia? A questa domanda sono state date diverse risposte dagli studiosi della Sacra Scrittura. La risposta più convincente sembra essere la seguente: non era tanto il Battista ad avere dubbi in proposito, ma i suoi discepoli. Essi si attendevano un Messia diverso, un Messia austero e vigoroso che avesse sferzato con forza i peccatori recalcitranti. Non si attendevano di certo un Messia mite e misericordioso. Per questo motivo, il santo Precursore li manda da Gesù affinché si rendano conto che devono seguire il Maestro di Nazareth e non più lui, ormai condannato a morire. La domanda dei discepoli è la seguente: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). «Colui che deve venire» è un'espressione tipica dell'Antico Testamento e indica il Messia promesso da Dio. Gesù risponde loro rimandandoli a quanto essi "ascoltano" e "vedono". In poche parole, rispondono le opere stesse compiute da Gesù. I Profeti, infatti, parlavano dei segni che avrebbero accompagnato il Messia: «Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35,5-6). Ecco allora che Gesù risponde ai discepoli del Battista in questo modo: «Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,4-5). Le parole di Gesù si concludono con questa frase: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo» (Mt 11,6). Queste parole significano che sono beati quelli che non trovano nel comportamento umile e misericordioso di Gesù un ostacolo a credere in Lui e ad accettare di divenire suoi discepoli, rinunciando a sogni e a speranze troppo umane. Molti, infatti, erano quelli che si attendevano un Messia ben diverso, un Messia umanamente vittorioso. Come ho detto prima, anche i discepoli del Battista si aspettavano un Messia austero e severo, un Messia che avesse rimproverato aspramente tutti i peccatori. Per questo motivo, san Giovanni Battista, al termine della sua esistenza terrena, invia i suoi discepoli da Gesù, affinché comprendano la sua lezione di misericordia e il suo appello alla conversione. Il discorso di Gesù termina con un elogio nei riguardi del Precursore. Egli dice che il Battista è più che un profeta (cf Mt 11,9). Con queste parole, Gesù vuole indicare che Giovanni è proprio il messaggero inviato da Dio a preparare la strada al Messia. Infine Gesù dice: «In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,11). Ciò significa che Giovanni è come il confine tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Egli è il vertice dell'Antico ed arriva alle soglie del Nuovo. Quindi, egli è il più grande dei Profeti, ma non possiede ancora la pienezza della Rivelazione, per cui noi, alla luce del Vangelo, conosciamo di Dio molto più di lui. Ciò significano le parole: «Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Veniamo ora a noi. Domandiamoci cosa ci attendiamo da Gesù. Molti ebrei si attendevano un liberatore politico; i discepoli del Battista aspettavano un Messia severo e austero; e noi? Ognuno lo vorrebbe a sua immagine e somiglianza, ma pochi sono quelli disposti ad accoglierlo per quello che è veramente. Tutti lo vogliono, ma come vogliono loro. Il messaggio di questa terza Domenica penso possa essere proprio questo: accogliere Gesù per quello che è e per quello che insegna, e non per quello che noi vorremmo; fare nostro il suo modo di pensare, di parlare e di agire. Tutto questo lo otterremo solo pregando molto e meditando assiduamente il suo Santo Vangelo, ove impariamo la sua Sapienza. Solo in questo modo potremo essere autenticamente felici.
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