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BastaBugie n�956 del 17 dicembre 2025
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HALAL AKBAR, COSI LA MEZZALUNA CONQUISTA IL MERCATO FRANCESE
L'etichetta halal si applica a ogni cosa (non solo alla carne): le moschee ne hanno fatto una bandiera religiosa che marca il territorio e finanzia il mondo islamico europeo
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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ELON MUSK LANCIA GROKIPEDIA, UNA WIKIPEDIA SENZA PREGIUDIZI WOKE
Il multimiliardario ha anche cancellato il suo abbonamento a Netflix scatenando un effetto a catena
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone
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IL MOVIMENTO LGBT ARRUOLA I PERSONAGGI DEL PASSATO FALSIFICANDO LA STORIA
Da Leonardo a Shakespeare, da Pompei ad Anna Frank: vogliono applicare alla lettera il romanzo 1984 di George Orwell quando dice ''Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato''
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
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PERSECUZIONE DI BOLSONARO, IL FIGLIO SI CANDIDA E UN FILM LO LANCIA
Incarcerato l'ex presidente con una falsa accusa, si candida il figlio Flavio contro la deriva autoritaria di Lula (e intanto è in arrivo il film con Jim Caviezel sulla vittoria di Bolsonaro del 2018)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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TUTTE LE STRATEGIE WOKE SVERGOGNATE DA CHI HA LAVORATO ALL'ONU
Intervista ad Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Il Timone
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LETTERE ALLA REDAZIONE: COMUNIONE SULLA LINGUA INSULTATA DAL PULPITO
Un sacerdote umilia i fedeli e calpesta le norme della Chiesa, ma accusa loro di disobbedienza
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: Redazione di BastaBugie
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OMELIA IV DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 1,18-24)
Non temere di prendere con te Maria, tua sposa
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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OMELIA DELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE - ANNO A
In questa santissima notte
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero
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HALAL AKBAR, COSI LA MEZZALUNA CONQUISTA IL MERCATO FRANCESE
L'etichetta halal si applica a ogni cosa (non solo alla carne): le moschee ne hanno fatto una bandiera religiosa che marca il territorio e finanzia il mondo islamico europeo
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 dicembre 2025
Nel 2005, quando a Clichy-sous-Bois, nel piccolo comune nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, aprì Beurger (Beur è un termine gergale francese per la seconda generazione di nordafricani che vivono in Francia) King Muslim, un fast food dall'estetica americana ma dal menu, gli orari e l'abbigliamento, rigorosamente halal, la notizia fece il giro del mondo. Se ne occuparono persino il Washington Post e il New York Times. La popolazione francese iniziò a farsi qualche domanda. Ma niente di più. Anche perché, nel frattempo, nel comune di Roubaix, al confine con il Belgio, c'erano già otto ristoranti che stavano sperimentando un menu interamente halal. Fu presto chiaro che non si trattava più di un episodio isolato, ma del segnale di una trasformazione profonda. Era l'inizio della normalizzazione del halal come parte integrante dell'economia e della quotidianità francesi. I ristoranti, i fast food, le macellerie e i negozi generici halal si moltiplicavano a dismisura in Francia cambiando definitivamente il paesaggio urbano. E nel 2010 il giro d'affari del settore alimentare halal raggiungeva già i 5,5 miliardi di euro, un miliardo dei quali provenienti dal solo mondo fast food, in un Paese che ospitava, allora, circa 5 milioni di musulmani. Una storia che racconta molto più del cibo che serve. Basti pensare che ad ottobre, sei ristoranti francesi della nota catena americana di hamburger, Five Guys - tra cui quello di Parigi - sono passati alla carne halal e stanno eliminando l'alcool dai loro menu. O che Hmarket, la catena 100% halal, nata nel 2006, con una missione ambiziosa - riposizionare il mercato alimentare islamico offrendo qualità, prezzi accessibili e un dichiarato impegno sociale -, oggi conta 22 negozi tra Francia e Belgio, e serve 33.000 clienti al giorno. Esistono applicazioni che come MyHallal aiutano i musulmani a trovare macellerie, minimarket e ristoranti, identificando persino quelli con uno "spazio di preghiera".
VIVERE HALAL Vivere halal - in arabo permesso - non è un obbligo religioso dell'islam. Nel Corano è una pratica circoscritta alla carne di maiale e il testo islamico autorizza, finanche, i musulmani a mangiare il cibo degli ebrei e dei cristiani, quindi non prevede in alcun modo un sistema di certificazione halal come esiste oggi. La storia delle "etichette etiche" nasce dopo il 1979. Quando l'Iran viene conquistato da Khomeini, e nella foga di islamizzare il Paese dopo il governo occidentale dello Scià, improvvisa una autarchia dei generi alimentari, sfiora una carestia, riapre, poi, al mercato estero, ma a una condizione: il regime invierà delle delegazioni religiose nei mattatoi per controllare la macellazione. L'Iran sciita emette, così, il bollino di cosa è lecito e cosa non lo è. E con i giuristi sciiti inventa ufficialmente l'etichettatura halal. La mossa sconvolge il mercato globale della carne e costringe l'islam sunnita, fino a quel momento, assolutamente disinteressato all'argomento, a reagire per non lasciare agli sciiti il controllo dello standard. Halal adesso deve, allora, riguardare, qualsiasi cosa. S'avvia così un meccanismo che arriva fino ai giorni nostri e che si manifesta dapprima nelle macellerie improvvisate delle banlieue, per poi estendersi a tutti i prodotti di largo consumo e persino ai beni di lusso. L'immigrazione islamica fa il resto. La Francia, con la sua vasta popolazione, diventa un laboratorio. E l'esigenza di disporre di negozi certificati halal diventa un modo per delimitare uno spazio identitario e territoriale che non deve mischiarsi con quello della République. Oggi quella che appare come una vittoria culturale dell'islam in Francia è sancita da un dato difficilmente contestabile: ogni prodotto di consumo quotidiano esiste in versione islamicamente corretta e nessun grande distributore si sottrae alla corsa a pubblicare il proprio catalogo speciale per il Ramadan.
UN AUMENTO DEL 118% IN QUINDICI ANNI Trent'anni dopo, l'etichetta halal ha toccato qualsiasi cosa e le moschee ne hanno fatto una bandiera religiosa: hanno lanciato applicazioni che insegnano come l'adesione all'halal consenta di accumulare buone azioni (hasanat) in un personale "conto religioso", destinato a garantire l'accesso al paradiso. Ma, soprattutto, il bipolarismo tra la cultura del capitalismo occidentale e l'islamismo risulta ormai del tutto superato. Quindi ecco che Carrefour, per esempio, ha appena acquisito il 10 per cento del capitale dell'insegna Hmarket con un'operazione da 10 milioni di euro. Non si tratta semplicemente di aver fiutato un buon affare, ma della necessità di rispondere a una legge elementare, quella della domanda e dell'offerta. La Francia è cambiata e, con essa, è cambiato il suo mercato: la presenza ampia e strutturata di una popolazione islamica ha ridefinito i consumi, orientato le strategie della grande distribuzione e inciso in profondità sulle dinamiche dell'economia nazionale. Nel 2020 Parigi ha ospitato la prima Halal Franchise Expo, segno che il settore non è più una nicchia ma un segmento maturo, capace di attrarre investitori e creare reti. Il mercato halal in Francia oggi abbraccia 10 milioni di potenziali consumatori. Secondo un sondaggio Ifop per l'Express, pubblicato a fine 2020, il 67% dei musulmani sceglie carne halal sempre e un altro 15% quasi sempre. Anche il resto del paniere si adegua: dessert, cioccolatini e caramelle halal sono passati dal 40% del 2010 al 68% del 2020, una crescita trainata dalle generazioni più giovani, come osserva il politologo Jérôme Fourquet. Con un'espansione annua del 15%, il comparto halal supera oggi i 7 miliardi di euro di fatturato, il doppio del biologico e le stime raccontano che, entro un anno, si arriverà ai 12 miliardi. Con un aumento del 118% in quindici anni, questo dinamismo colloca la Francia al secondo posto nel mondo, dopo la Malesia. A livello globale il comparto halal vale oltre 2 trilioni di dollari e serve un bacino di 2,2 miliardi di consumatori. Gli analisti prevedono che, entro il 2030, la spesa mondiale possa sfiorare i 10 trilioni, una crescita che non sembra conoscere gravità. Ma ciò che sorprende non è soltanto la curva economica, come dicevamo, ma l'ampiezza dell'universo halal, ormai esteso ben oltre alimenti e bevande. Cosmetici, farmaci, moda, turismo, finanza: un vero e proprio ecosistema transnazionale, che avanza ridefinendo intere filiere produttive e modelli di consumo. Ma non è tutto qui. Il mercato islamico finanzia a sua volta il mondo islamico in Europa. Hmarket in Francia promette, per esempio, di donare 10 euro del prezzo dell'agnello dell'Eid ad una moschea nel Paese. Halal è economia etica islamica. Halal è separazione. Ma il confine ormai è liquido. E silenzioso tra gli scaffali avanza inarrestabile.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 dicembre 2025
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ELON MUSK LANCIA GROKIPEDIA, UNA WIKIPEDIA SENZA PREGIUDIZI WOKE
Il multimiliardario ha anche cancellato il suo abbonamento a Netflix scatenando un effetto a catena
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito del Timone, 3 ottobre 2025
Mi ricordo quando l'enciclopedia era quella che un venditore porta a porta era riuscito a rifilare alla nostra come a tante altre famiglie del quartiere. Roba anni Ottanta, del secolo e del millennio scorso. In questo millennio, invece, c'è soprattutto lei, Wikipedia, l'enciclopedia libera che tanto libera non è più da un pezzo, come abbiamo già approfondito sulla nostra rivista (qui per abbonarsi). Wiki stava per il nostro vecchio "giovane e dinamica", anzi vorrebbe dire veloce e condivisa. Nel 2001, quando i suoi fondatori iniziarono a dare vita all'idea visionaria, open e ottimista del sapere condiviso e trasparente, l'ideologia woke (ah, le vocali, che differenza possono fare!) non era ancora così diffusa e arrogante. L'agenda LGBTECCETERA e tutto il progressismo non se ne erano ancora appropriati. Mentre ora sì, giungendo al notevole risultato di esasperare contemporaneamente cittadini di ogni parte del pianeta Terra. Il grossolano edificio, però, inizia a mostrare crepe su alcune delle sue strutture portanti, come è il caso dell'enciclopedia online. Musk lo ha annunciato su X: "Stiamo costruendo Grokpedia. È un enorme miglioramento rispetto a Wikipedia. Onestamente, dobbiamo fare dei passi avanti verso l'obiettivo di xAI di comprendere l'universo". Anche il suo, di obiettivo, non è male in quanto ad ambizione. Dunque la sua xAI vuole offrire in tempi si suppone rapidi una voce alternativa a Wikipedia che non sia però così faziosa, anzi «irrimediabilmente faziosa - dice citando il post di Davud Sacks - Un esercito di attivisti di sinistra si occupa delle biografie e si oppone a ogni ragionevole correzione. A peggiorare ulteriormente la situazione, Wikipedia appare spesso per prima nei risultati di ricerca di Google e ora è una fonte attendibile per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale. Questo è un problema enorme». Il progetto di Musk sarà più simile alle intenzioni di Wikipedia all'età - breve - della sua innocenza: sarà open source e "libera da propaganda e narrazioni di parte". Elon Musk, a sua volta personaggio con le sue ombre e rischi annessi all'enorme potere di cui dispone e ai riferimenti etici spesso più che discutibili, non è l'unico a non poterne più di indottrinamenti, gender, bavagli e censure preventive e sta servendo pan per focaccia alla cancel culture. Oltre a lavorare (e far sgobbare alacremente) i suoi su AI e Grokipedia ha infatti cancellato il suo abbonamento a Netflix. Lo ha fatto esercitando il suo diritto di cliente insoddisfatto e comunicandolo a qualche centinaio di milioni di persone, che in moltissimi casi lo stanno imitando. Lui per primo ha seguito le dichiarazioni di un altro utente X, Matt Van Swall, accompagnando il suo annuncio di annullamento dell'abbonamento a Netflix con un lapidario "Same". Basta con l'aggressione ideologica e vigliacca ai nostri figli esposti a contenuti gender e basta anche con le accuse di nazismo a un uomo come Charlie Kirk che per la sua battaglia tutta dialettica contro gender e progressismo estremo è stato brutalmente assassinato. Religione en Libertad riferisce che «Steele (Hamish Steele, dichiaratamente gay, creatore della serie animata per bambini Dead Center: A Paranormal Park che normalizza i temi trans e queer per bambini proprio su Netflix, Ndr) avrebbe criticato aggressivamente Keir Starmer sui social media per le sue espressioni di cordoglio per l'omicidio di Kirk. Dopo aver insultato il Primo Ministro britannico per averlo fatto, Steele avrebbe definito il giovane leader cristiano un " nazista ". Il post sta circolando su X, riprodotto da un account Bluesky, ma non è presente nella sua cronologia, e lui nega di aver insultato Charlie». Cancellare un post dalla cronologia non è forse il nuovo "presto, nasconditi nell'armadio"? E in ogni caso non sono casi isolati quelli di utenti che hanno esultato per l'omicidio del giovane Kirk. Ecco, forse, il tempo per poter compiere queste vigliaccate impunemente sta per finire: «se quel conciso "Same" aveva già iniziato a moltiplicare il numero di disdette di abbonamenti, un altro tweet di Musk del 1° ottobre le ha fatte schizzare alle stelle in modo esponenziale. Questa volta erano otto parole: "Cancella Netflix per la salute dei vostri figli", ha detto in risposta a un tweet che rappresentava un cavallo di Troia che introduceva l'agenda woke e transgender "ai vostri figli" (e alla vostra stessa casa)». A quanto pare la libertà di pensiero e quella educativa rimangono due temi piuttosto sensibili anche per i genitori di oggi. L'effetto anestesia totale - mai andato a segno del tutto - sta gradualmente scomparendo.
Nota di BastaBugie: per visitare il sito di Grokpedia, clicca qui!
Fonte: Sito del Timone, 3 ottobre 2025
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IL MOVIMENTO LGBT ARRUOLA I PERSONAGGI DEL PASSATO FALSIFICANDO LA STORIA
Da Leonardo a Shakespeare, da Pompei ad Anna Frank: vogliono applicare alla lettera il romanzo 1984 di George Orwell quando dice ''Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato''
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 16 agosto 2025
«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato». In questa frase, contenuta nel celebre romanzo 1984 di George Orwell, si condensa una grande verità: l'importanza - a fini manipolatori e propagandistici - di controllare o comunque di alterare la storia. Dev'essere per questo che, da anni, la comunità Lgbt a livello internazionale ha iniziato a stravolgere, appunto, la storia. Come? Semplice: "arruolando" sul fronte arcobaleno tutta una serie di personaggi le cui tendenze non eterosessuali, per così dire, sono però tutte da provare - e questo, ovviamente, a meri fini propagandistici. Gli esempi in tal senso si sprecano. Si va, iniziando dal mondo antico, da Alessandro Magno (356 a.C.-323 a.C.) - la cui relazione con il compagno Efestione aveva senza dubbio un carattere profondo, ma contrabbandata come omosessuale senza prove certe - a Leonardo da Vinci (1452-1519) - la cui omosessualità, anche qui, non è mai stata provata -, arrivando fino al più relativamente recente William Shakespeare (1564-1616) - anch'egli presentato come gay in assenza di riscontri. Non solo. Tornando al mondo antico, colpisce l'arruolamento nel movimento arcobaleno del calco dei due esseri umani sorpresi abbracciati al momento dell'eruzione di Pompei, calco rinvenuto nel 1922 nella casa criptoportico di Pompei appunto. Questa catalogazione Lgbt è arrivata dopo che, se per molto tempo si era creduto che i due esseri umani fossero un uomo e una donna, con recenti analisi del Dna si è invece compreso come fossero due uomini. Di qui - detto, fatto - la presentazione della coppia come testimonianza gay nella Pompei che fu. E a nulla, in quel caso, sono servite le parole di esperti come il professor Stefano Vanacore, che ha guidato un team di ricerca che ha esaminato la coppia nel 2017 e che ha detto che si tratta «di ipotesi che non potranno mai essere verificate». La lobby arcobaleno, da parte sua, non si ferma invece davanti a nulla. Si è perfino avanzata l'assurdità (altrimenti non si potrebbe chiamarla) secondo cui sarebbe stata lesbica o bisessuale la povera Anna Frank (1929-1945). A supporto di questa traballante ipotesi alcuni passaggi - ovviamente estrapolati - del Diario della giovane, che si diceva «terribilmente curiosa» del corpo delle sue amiche una delle quali baciata per curiosità. Che Anna Frank avesse una cotta per Peter, anche lui ospitato nello stesso alloggio segreto per tentare di sfuggire alla furia nazista - e pure lui, poi, morto nell'Olocausto - viene invece considerato con scarso entusiasmo dai manipolatori arcobaleno della storia. Una narrazione ideologicamente orientata - dunque - ma allo stesso tempo palesemente grottesca, che però nelle intenzioni dei suoi fautori è propedeutica e fondamentale per far arrivare al successo la propaganda Lgbtqia+. L'obiettivo, infatti, è che tutti possano continuare ad abboccarvi; almeno fino a quando non avranno modo di imbattersi in un vero libro di storia, che resta il miglior nemico, appunto, di certe astute quanto infondate manipolazioni.
Fonte: Provita & Famiglia, 16 agosto 2025
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PERSECUZIONE DI BOLSONARO, IL FIGLIO SI CANDIDA E UN FILM LO LANCIA
Incarcerato l'ex presidente con una falsa accusa, si candida il figlio Flavio contro la deriva autoritaria di Lula (e intanto è in arrivo il film con Jim Caviezel sulla vittoria di Bolsonaro del 2018)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 dicembre 2025
Molti ravvicinati avvenimenti negli ultimi giorni in Brasile e, nonostante le minacce del Presidente Lula da Silva agli oppositori conservatori cristiani, la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro raccoglie importanti consensi e anche un film sul padre, ancora in carcere, potrebbe favorirlo. Sempre che Lula e de Moraes consentiranno lo svolgimento di elezioni libere, democratiche e con un candidato forte delle opposizioni, atteggiamento per nulla scontato viste le decisioni illiberali di questi anni. Dio non voglia che, come sta accadendo in Honduras, dove il candidato delle destre cristiane Nasry Asfura sta vincendo le elezioni, il presidente in carica, la comunista Xiomara Castro invochi la protesta di piazza per bruciare le schede elettorali, visto il magrissimo consenso raccolto.
LA DETERMINAZIONE DEL FIGLIO Lo scorso 5 dicembre il senatore Flavio Bolsonaro ha dichiarato che suo padre, l'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, lo sostiene per la corsa presidenziale del prossimo anno, anche se ora deve consolidare l'alleanza di tutti i partiti e i leaders della destra conservatrice del paese nella sfida con l'uscente e regnante Lula. Le parole di Flavio Bolsonaro sono state confermate dal leader del "Partito Liberale", Valdemar Costa Neto, che in una dichiarazione ha detto come l'ex presidente, seppur stia scontando una pena di 27 anni per un fallito colpo di Stato, abbia veramente scelto il figlio maggiore come candidato presidenziale del partito. «Adesso è il momento per me di parlare con più persone, affinché tutti capiscano che questo è in realtà il progetto che vincerà nel 2026», ha dichiarato il senatore Bolsonaro al notiziario locale Metropoles in un'intervista, il cui video è stato pubblicato nella serata di venerdì. Consapevole di non essere la prima scelta di alcuni altri colonnelli ed esponenti della destra conservatrice e cristiana del paese, Flavio Bolsonaro è convinto che il suo programma economico sarà elaborato da persone molto serie, competenti e credibili. L'8 dicembre scorso, a pochi giorni dall'annuncio della scelta di Jair Bolsonaro a favore del figlio, il potentissimo e stimatissimo governatore di San Paolo, la capitale economica e finanziaria del paese, Tarcisio de Freitas ha dichiarato che Flavio Bolsonaro avrà il suo pieno sostegno per la candidatura alla presidenza il prossimo anno, «Flavio può contare su di noi», ha detto ai giornalisti dopo un evento pubblico, confermando che egli sarà sempre fedele al padre del senatore, l'ex presidente Jair Bolsonaro. L'endorsement del governatore di San Paolo ha rafforzato la determinazione del senatore e candidato delle destre Flavio Bolsonaro che, il giorno seguente, ha ringraziato Freitas e tentato di tranquillizzare i mercati, preoccupati che Lula possa rimanere in carica per altri quattro anni, tant'è che l'indice della Borsa Bovespa, sta tornando ai livelli di crescita moderata di fine novembre.
LA DERIVA AUTORITARIA DI LULA Per parte sua, non c'è nemmeno lontanamente da pensare che Lula da Silva stia con le mani in mano e accetti di competere in una elezione democratica con un avversario forte dello schieramento conservatore e cristiano. Infatti, il leader del Partito dei Lavoratori del presidente brasiliano Lula da Silva, Edinho Silva, il 10 dicembre ha banalizzato la candidatura presidenziale del senatore Flavio Bolsonaro, definendola come ridicola e poco seria ma tradendo al contempo preoccupazione per il crescente sostegno che potrebbe catalizzare il figlio di Bolsonaro, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Nel frattempo, a riprova della velocità con la quale le vicende politiche brasiliane stanno accelerando, ieri 10 dicembre, i deputati del Congresso federale hanno approvato un disegno di legge che riduce significativamente le pene per diversi reati, tra cui il tentativo di colpo di Stato, aprendo la prospettiva che Bolsonaro, 70 anni, possa vedere la sua pena ridotta a poco più di due anni, dai 27 che dovrebbe invece scontare. Prima di diventare legge dello Stato, la proposta dovrà ancora essere ratificata dal Senato dove ci sono buone possibilità che venga approvata. Sempre di questi giorni è la notizia di un film in fase di produzione un film sull'ex presidente brasiliano incarcerato Jair Bolsonaro, come ha confermato il figlio Carlos, in un post condiviso su X dopo che suo fratello Flavio si è candidato alle presidenziali del Paese nel 2026, in cui si ringrazia ed elogia l'attore americano Jim Caviezel, che interpreta il ruolo l'ex presidente nel film. Secondo il "The Guardian", il film biografico "Dark Horse", sulla base di indiscrezioni e di una prima anteprima non ufficiale, il film sembra concentrarsi sulla campagna presidenziale di Bolsonaro del 2018, sottolineando il suo passato militare. La pellicola, in uscita il prossimo anno anche in lingua portoghese, accrescerà certamente il consenso intorno alle destre conservatrici e cristiane e, manco a dirlo, alla figura di Flavio Bolsonaro. Sempre l'attuale Presidente della Repubblica, Lula da Silva, e il suo Robespierre, ovvero il Vicepresidente del Tribunale supremo federale del Brasile Alexandre de Moraes, non decidano di arrestare e dichiarare incandidabile anche il senatore Flavio Bolsonaro, completando così la deriva autoritaria del paese.
DOSSIER "IL BRASILE DI BOLSONARO" Il presidente odiato dalla sinistra Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 dicembre 2025
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TUTTE LE STRATEGIE WOKE SVERGOGNATE DA CHI HA LAVORATO ALL'ONU
Intervista ad Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Il Timone, novembre 2025
«Le persone oggi sono prive di identità», e quindi completamente manipolabili. Non usa giri di parole per descrivere la situazione in cui siamo immersi Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e da ex responsabile delle Nazioni Unite dei progetti di educazione sessuale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life, anche in qualità di presidente della Fondazione Creciendo Contigo Mujer e di coordinatrice della Red Vida y Familia Ecuador. Il Timone la ha incontrata in Italia, in una calda sera di fine agosto. Medina, partiamo dal suo passato: le posizioni che porta avanti oggi a livello nazionale internazionale non sono le stesse di un tempo... «Infatti. Quando ero giovane ero impegnata nell'area politica della sinistra e nel suo braccio armato, che era un movimento per portare la rivoluzione in Ecuador». Quali sono, in base alla sua esperienza, i tratti distintivi del mondo radicale? «Principalmente la divisione e l'odio. La cosa sulla quale lavora di più la sinistra è la divisione: dividi e vincerai. Allo stesso tempo, la prima cosa che ti insegnano è a odiare: la Chiesa, gli uomini, la ricchezza, i proprietari di aziende... odia! Ti insegnano a odiare e ti dicono che l'unico modo per risolvere un problema è eliminare l'altro, sia fisicamente che psicologicamente. Una persona capisce che l'ideologia la sta inghiottendo, la sta danneggiando, perché prima le viene tolta l'identità, poi la famiglia... divisione e odio». Lei ha lavorato anche per le Nazioni Unite. Che ruolo ricopriva e quale "missione" portavate avanti come istituzione? «Ho lavorato come consulente delle Nazioni Unite. Essere consulente vuol dire che sei la parte operativa: le Nazioni Unite preparano dei termini di riferimento di un progetto che vogliono implementare a li propongono alle varie Ong, le quali partecipano al bando, e quella che si avvicina di più a quanto richiesto viene selezionata per implementare il progetto. Il progetto più grande che ho seguito si e articolato tra il 2000 e il 2004, per un valore complessivo di sei milioni e mezzo di dollari: con un'associazione di nome Cidet, della quale ero presidente esecutivo, abbiamo lavorato per diffondere l'uso dei contraccettivi, l'aborto, l'ideologia femminista in Sud America, e questo entrando nelle scuole, nel consultori e formando gli insegnanti, i medici e i gruppi giovanili. Ho lavorato inoltre per portare avanti altri progetti governativi e con altre Ong locali e internazionali, anche in ltalia e in Germania, per organizzare conferenze e convegni interistituzionali con il medesimo scopo». Insomma, alcuni fini che l'Agenda 2030 persegue non sono una novità degli ultimi tempi... «Esatto. Solamente che negli anni ha cambiato nome: prima erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile, poi si è sviluppata l'Agenda 21, con l'idea della Pachamama, della Madre Terra intesa come entità, e con l'idea che gli animali siano come le persone, che abbiano gli stessi diritti, con tanto di sanzioni per chi non si adegua a tale visione. Ora l'Agenda 2030 sta occupando spazi nuovi, ha uno spettro d'azione molo più grande ed è molto più ambiziosa: coi suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la sorveglianza della popolazione è più pervasiva e stringente, togliendo alle persone sempre più libertà e mezzi con la scusa dei "diritti" che devono essere riconosciuti: dal controllo economico con la moneta elettronica, per cui non si è più liberi di gestire i propri soldi, al controllo alimentare, proibendo i fertilizzanti, implementando il biologico, o spingendo a mangiare insetti...». Con quale strategia viene portato avanti tutto questo? «Se con l'Agenda 21 vi era una strategia di "coscienza" e si puntava a uno sviluppo più in ambito politico ed economico, l'Agenda 2030 lavora maggiormente sotto il profilo della manipolazione emozionale; e sono in primis i giovani a venir agganciati a livello emotivo, anche perché questa volta l'implementazione degli obiettivi avviene soprattutto attraverso le scuole». Tornando alla sua storia di vita, quando ha maturato la sua conversione di fede e di mentalità? «Ho cominciato il mio cammino di conversione grazie a un'esperienza mistica con la Vergine Maria che ho avuto il 27 novembre 2004, giorno della Festa della Medaglia Miracolosa. Quando mi sono convertita non è stato facile, mi sono trovata in mezzo a due fuochi: le mie amicizie femministe mi hanno abbandonata e anche i cattolici mi guardavano con sospetto, pensando che mentissi. Ma io ero cosi innamorata del Signore, ero talmente grata di tutto quello che avevo visto e sentito ed ero così convinta di dover creare una rete pro vita, che non m'importava nulla, andavo avanti». In seguito, la cosa più difficile per me è stata passare dall'emozione a una fede "ordinaria": all'inizio sentivo la presenza della Vergine, il suo odore, e quando tutto questo è finito mi sentivo abbandonata. Ma la Madonna mi aveva promesso che non mi avrebbe mal lasciata sola, che sarebbe sempre stata sopra di me per governarmi, sotto di me per sostenermi, davanti a me per guidarmi, accanto a me per accompagnarmi. E cosi è stato. Gli esempi sono tanti, nel corso della vita mi sono successe molte cose, alcune veramente incomprensibili: come quando mi hanno avvelenata in Perù e l'ospedale mi ha curata gratuitamente, o quando hanno rapito mia figlia, e quando hanno provato a uccidermi lanciando una bottiglia di vetro da un cavalcavia e ne sono uscita illesa...». Come giudica la questione "vita" nel mondo odierno? L'aborto e l'eutanasia sono ormai temi normalizzati, quasi dei "diritti" acquisiti... «A mio avviso l'aborto è il danno più grande che il Maligno ha fatto nella nostra esistenza; uccidiamo i nostri figli per avere soldi, una posizione, una vita fatta di viaggi e di piacere, per poter essere più indipendenti...». Possiamo dire che l'ideologia di morte oggi è quasi un dogma? «Si, l'ideologia ha tre caratteristiche fondamentali: parte da problemi reali, oggettivi; per tali problemi presenta soluzioni emozionali, "veloci", percepite come buone per la popolazione: per esempio, se una donna viene stuprata, le si fornisce l'aborto, e lo stesso se ha problemi economici nell'accogliere la nuova vita; infine, porta le persone a non riconoscere più la verità: per esempio, oggi non si può tagliare un albero o uccidere un animale, ma puoi amputare i bambini per far loro "cambiare" sesso, o contaminare il proprio corpo di sostanze "farmaceutiche"... se questo avviene, è perché le persone hanno subito un completo lavaggio del cervello e vivono come ipnotizzate, tanto da non percepire più l'impatto fisiologico, psicologico e spirituale di tutto questo». Insomma, dalla rivoluzione sociale sessantottina, oggi siamo nel pieno della rivoluzione sessuale, che ha come focus principale i bambini e i ragazzi: rapporti sessuali precoci, contraccezione, ideologia gender, pornografia dilagante... Quali conseguenze provoca tutto questo nelle persone e, di riflesso, nella società? «La conseguenza fondamentale è che le persone oggi sono prive di identità: se sono capace di dire che tu non sei quello che sei e ti convinco che non sei né uomo né donna, posso fare con te tutto quello che voglio, ti posso dire cosa mangiare, dove andare, cosa fare, come vestirti... sei un essere umano completamente manipolabile, senza appartenenza, incapace di pensare più in là di quello che altri vogliono che tu pensi. Per anni si è combattuto affinché le donne e i bambini potessero passare dall'essere "oggetti sociali" all'essere "soggetti sociali", mentre ora queste ideologie stanno facendo il processo inverso, in quanto la cosa che più conta è legata al consumo». Perché i cristiani cattolici danno tanto fastidio a questo tipo di ideologie? «Perché la persona cristiana cattolica ha il sentimento del trascendente, è capace di discernere, ha un senso nella vita, non si lascia prendere dal sentimentalismo, dalla lussuria...». Un tema molto caro anche al nuovo Papa è quello dei social network: una rete che amplia la libertà individuale o che, in definitiva, ingabbia nell'ideologia? «Ritengo sia importante allontanare innanzitutto i bambini e i ragazzi dai social media; questo non significa bloccare la loro libertà, al contrario è un modo per curarsi della loro innocenza, della loro vita e della loro evoluzione emozionale».
Fonte: Il Timone, novembre 2025
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LETTERE ALLA REDAZIONE: COMUNIONE SULLA LINGUA INSULTATA DAL PULPITO
Un sacerdote umilia i fedeli e calpesta le norme della Chiesa, ma accusa loro di disobbedienza
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: Redazione di BastaBugie, 17 dicembre 2025
Gentile redazione di BastaBugie, ho scoperto da qualche mese il
vostro sito e devo dire che è davvero un sollievo leggere le notizie che
voi riportate. Non tanto perché siano notizie rassicuranti, ma perché
il bene viene presentato come il bene e il male viene chiamato anch'esso
per nome. Vi scrivo per una cosa successa stamattina. Ero a Messa
con il mio fidanzato e suo padre. Il sacerdote, prima di scendere a
distribuire la Comunione, ha detto: «Mi raccomando, noi siamo persone e
le persone mangiano con le mani; sono i cani che mangiano con la bocca.
Quindi si riceve l'Eucaristia come le persone e non come gli animali». Sono
rimasta basita e ammetto che mi stavo già innervosendo. Dal momento che
noi riceviamo la Comunione sulla lingua, normalmente ci accostiamo per
ultimi, per non mettere in imbarazzo i sacerdoti o gli altri fedeli.
Sentendo però quelle frasi pronunciate dal sacerdote, ci siamo
velocemente confrontati e abbiamo deciso di andare comunque a fare la
Comunione, come sempre in fondo e per ultimi. Davanti a me c'era il
mio futuro suocero, al quale, non appena si è inginocchiato, il
sacerdote ha detto: «Sulle mani!». Allora lui ha risposto: «Dai, dai, lo
sai che non puoi farlo» (perché questo sacerdote era già stato
richiamato dal vescovo, anche se solo verbalmente, dato che il vescovo
non nasconde di pensarla come lui). Il sacerdote, mentre gli dava la
Comunione, ha poi detto ad alta voce: «Qui si parla di obbedienza alla
Chiesa», cosa assurda, visto che è lui a non voler obbedire alla Chiesa. Poi
sono andata io e, scocciato, ha dato la Comunione anche a me. Subito
dopo è arrivato il mio fidanzato e ho sentito che gli diceva: «Siete
pidocchi». A quel punto non sono davvero riuscita a trattenermi e a
calmarmi, anche perché tutti stavano sentendo che ci stava insultando, e
gli ho detto a voce abbastanza alta: «Ma questo è un abuso; ne renderà
conto». Ovviamente io intendevo che ne avrebbe reso conto al Signore,
non a un uomo o al vescovo; non so però se questo fosse chiaro. Il
mio fidanzato mi ha portata via e, una volta tornato sull'altare, il
sacerdote ha continuato dicendo: «Chiediamo a Gesù di donarci il suo
amore e di toglierci questo odio che abbiamo dentro e questa fissazione
per la Tradizione». Finita la Messa, una ragazza mi si è avvicinata
dicendo di pensarla come me, ma di lasciare stare, perché secondo lei il
sacerdote si comporta così apposta per fare in modo che noi non andiamo
più a Messa da lui, ma dai lefebvriani. Io non so se devo
confessarmi o sentirmi in colpa per avergli risposto davanti a tutti.
Onestamente non mi sento in colpa, né mi sento male per ciò che ho
fatto. So che non è servito, perché lui continuerà a fare così, ma in
quel momento, sentendo che insultava Il mio fidanzato in quel modo, non
ce l'ho davvero fatta a contenermi. Tra l'altro, Il mio fidanzato mi ha
poi detto che il sacerdote non aveva detto «siete pidocchi», ma «siete
bigotti». In effetti avevo capito male; fatto sta che, presa dal
nervoso, gli ho comunque risposto. So che bisognerebbe essere umili,
però non ce l'ho fatta, perché ho percepito chiaramente la cattiveria e
l'odio nei nostri confronti. Per questo chiedo: se dovesse capitarmi di
andare di nuovo a Messa quando c'è lui, come dovrei comportarmi?
Lasciarlo parlare e fare finta di niente, oppure parlargli in sacrestia?
Io avevo anche pensato di andare in sacrestia dopo la Messa, perché
comunque ci ha denigrati davanti a un centinaio di persone, aggiungendo
poi che siamo noi ad odiare loro, quando è chiaramente il contrario. C'è
da pregare per questi sacerdoti, lo so, ma il problema è che insegnano
in modo sbagliato e detestano chi non la pensa come loro. Il padre del
mio fidanzato mi ha raccontato che purtroppo questo sacerdote spesso
riesce nel suo intento e che molti ragazzi della parrocchia hanno
iniziato ad andare dai lefebvriani. Ormai il padre del mio fidanzato
dice che va quasi apposta alla Messa da lui, per dimostrargli che,
nonostante l'odio che mostra, noi restiamo; io però non so perché poi
rimango nervosa per tutta la giornata quando accadono queste cose. Lo
so che occorre portare rispetto ai sacerdoti, anche solo per il fatto
che hanno fatto una scelta di vita completamente devota al Signore. Da
qui nasce il mio dubbio: restare umile e accettare ciò che dice quel
sacerdote facendo finta di niente, come fanno il mio fidanzato e suo
padre, oppure è opportuno rispondergli e in tal caso: pubblicamente o in
separata sede? Grazie mille in anticipo per il tempo che mi dedicherete. Buona Domenica di Avvento, Beatrice
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Beatrice, capisco
bene quanto l'episodio che racconti ti abbia turbata: quando l'accedere
al sacramento dell'Eucaristia, che dovrebbe essere il momento più sacro
e pacificante, diventa occasione di tensione, umiliazione e parole
dure, è normale restarne feriti e nervosi anche a lungo. Provo allora a risponderti con ordine. Sul
tuo comportamento direi che non mi sembra esserci in te un
atteggiamento di disprezzo verso il sacerdote o verso il sacerdozio in
sé, ma una reazione istintiva davanti a parole percepite come ingiuste e
offensive, soprattutto nei confronti del tuo fidanzato. La tua risposta
è nata dall'indignazione, non dall'odio. Questo non significa che sia
stata la scelta migliore, ma aiuta a comprendere l'intenzione del cuore. Se,
come dici, non senti nel profondo un peso di colpa davanti al Signore,
non forzarti a "sentirti in colpa". La confessione non serve a
collezionare colpe e generare scrupoli, ma a portare davanti a Dio ciò
che la coscienza avverte come peccati. Se però senti il bisogno di
rileggere l'episodio con il Signore, anche solo per chiedergli pace e
luce, puoi farlo serenamente nella preghiera personale o chiedendo al
tuo padre spirituale. Per quanto riguarda l'atteggiamento verso i
sacerdoti è vero: a loro va portato rispetto per la loro consacrazione.
Hanno dato la loro vita al Signore lasciando tutto quanto avevano e
quindi, anche solo per questo vanno stimati. Certamente bisogna pregare
per i sacerdoti. Pregare non significa dire che tutto va bene, ma
affidare al Signore ciò che noi non possiamo cambiare. L'insegnamento
sbagliato e il disprezzo verso chi non la pensa allo stesso modo non
vengono da Dio, e su questo non devi avere dubbi. Inoltre il rispetto
non è silenzio obbligato davanti a parole sbagliate o a comportamenti
che feriscono i fedeli. Allo stesso tempo, la correzione, quando è
necessaria, non va fatta sull'onda dell'emotività, soprattutto in chiesa
durante la liturgia. La Messa non è mai il luogo adatto per "regolare i
conti", da una parte o dall'altra. Quando questo accade, tutti ne
escono feriti. Adesso veniamo a come comportarti in futuro. Se
dovesse ricapitare di partecipare a una Messa celebrata da questo
sacerdote, ti suggerirei alcune linee molto concrete. Durante la
liturgia: custodisci il silenzio e il tuo cuore. Non per paura, ma per
proteggerti interiormente e per non lasciare che la Messa venga rovinata
anche per te. Dopo la Messa, se senti di dover parlare, fallo in
sacrestia o in un contesto privato, con calma, senza pubblico. Anche se
il sacerdote non ascolta, tu avrai agito nel modo più evangelico
possibile. Se comunque ti accorgi che partecipare a quella Messa ti
lascia sistematicamente agitata e amareggiata per tutta la giornata,
chiediti con libertà se non sia più saggio, per un tempo, nutrire la tua
fede altrove. Non è una fuga né una resa. È autodifesa. Infine per
quanto riguarda il ragionamento del padre del tuo fidanzato, restare
come segno di fermezza, dimentica che la testimonianza cristiana non
consiste nel logorarsi interiormente o nel vivere costantemente in
conflitto. A volte la testimonianza più vera è scegliere luoghi dove si
può crescere nella pace, nella carità e nella fede, senza essere
continuamente provocati. Ti incoraggio soprattutto a proteggere il tuo cuore: la fede non deve diventare una fonte costante di nervosismo, ma di vita. Ti
affido al Signore in questo tempo di Avvento, perché ti doni pace,
chiarezza e la gioia semplice di chi sa di cercare la verità con cuore
sincero.
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Fonte: Redazione di BastaBugie, 17 dicembre 2025
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OMELIA IV DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 1,18-24)
Non temere di prendere con te Maria, tua sposa
Fonte Il settimanale di Padre Pio
Nell'ultima Domenica di Avvento la Chiesa ci invita a riflettere sugli avvenimenti che precedono il Natale del Signore. La scelta del brano evangelico cade perciò sulla pagina nella quale san Giuseppe è tormentato da un dubbio, un dubbio che non riguardava certamente l'onestà e l'innocenza di Maria, ma ciò che Dio domandava a lui personalmente. Per comprendere questo dubbio bisogna capire bene come avveniva il matrimonio presso gli ebrei. Esso si svolgeva in due fasi distanziate un anno l'una dall'altra. La prima fase era il fidanzamento che, di fatto, riservava definitivamente la giovane al suo futuro marito. In un certo senso, si può dire che essi erano già marito e moglie ma non abitavano ancora insieme: dovevano aspettare ancora un anno. Durante quell'anno fervevano i preparativi per la cerimonia solenne che culminava con la riunione degli sposi nella loro nuova casa. Il brano del Vangelo di oggi si colloca proprio durante quest'anno di preparativi. Giuseppe e Maria erano già promessi l'uno all'altra, e si stava preparando la solenne cerimonia nuziale. A questo punto avvenne qualcosa di imprevisto per l'ignaro Giuseppe: in Maria si vedevano sempre più evidenti i segni della maternità. Egli ancora non sapeva dell'Annuncio angelico avuto da Maria sua sposa e, quindi, non sapeva che Ella era stata prescelta da Dio per diventare la Madre del Messia. Egli, pertanto, si trovava in un dubbio molto grande: "Cosa vuole il Signore da me?". Si è tanto scritto su questo episodio evangelico e tante sono state le risposte date dai vari studiosi della Sacra Scrittura. Ritengo che la risposta più bella sia quella data da san Bernardo il quale, commentando questa pagina evangelica, insegnò che san Giuseppe, illuminato da Dio, comprese che Maria, sua sposa, era quella vergine di cui parlava il profeta Isaia: «La Vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7,14). Egli conosceva bene la Sacra Scrittura e sapeva che il Messia sarebbe nato da una vergine, e in quel momento comprese che la vergine prescelta per questa altissima missione era proprio Maria, la sua sposa. Sappiamo dal Vangelo che Maria e Giuseppe volevano mantenere la loro verginità. Questo lo deduciamo dalle parole che Maria disse all'Angelo allorquando egli le disse: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31). A quelle parole, Maria rispose: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1,34). È chiaro che queste parole hanno senso solo se si ammette che i due santi Sposi avevano molto fermo il proposito di mantenere integra la loro verginità; o, per meglio dire, che avevano fatto un vero e proprio voto di verginità. La prima domanda che sorge spontanea è la seguente: per quale motivo Maria non disse nulla a san Giuseppe riguardo il mistero che stava avvenendo in Lei? La riposta è semplice: il mistero che si stava compiendo in Lei era talmente grande che non si sentiva in grado di esprimerlo. Dio certamente avrebbe provveduto ad avvisare il suo sposo Giuseppe. San Giuseppe, come dicevo prima, comprese che Maria stava diventando la Madre verginale del Messia e fu colto da un profondo senso di umiltà. Insegnava san Bernardo che per tal motivo egli si voleva ritirare nell'ombra, ritenendosi indegno di vivere accanto al Messia e alla Madre sua. Se avesse ritenuto Maria colpevole di qualche cosa, l'avrebbe accusata pubblicamente. Considerandola invece innocente, volle mandarla via in segreto, allontanandosi così da un Mistero che considerava troppo grande per lui. In questo modo, san Giuseppe avrebbe fatto ricadere tutte le colpe su di lui. Ecco allora che intervenne l'Angelo a rassicurare il giusto Giuseppe e a dirgli: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt 1,20). Uno dei vari messaggi di questo brano evangelico penso possa essere questo: come san Giuseppe, anche noi non dobbiamo temere di prendere Maria nella nostra vita. Prendere Maria nella nostra vita significa consacrarci interamente a Lei, affidandole la nostra vita, mettendoci sotto la sua materna protezione e pregandola con fervore. San Giuseppe deve diventare per noi il modello supremo della devozione mariana. Prendendo Maria nella nostra vita, andremo molto avanti e molto in alto.
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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OMELIA DELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE - ANNO A
In questa santissima notte
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero
1) MESSA DELLA NOTTE
"In questa santissima notte" la nostra oscurità è stata illuminata "con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo". Il silenzio della campagna di Betlem si è animato di voci di angeli e di grida festose di uomini.
DAL NATALE TUTTA LA NOSTRA ESISTENZA È DIVINIZZATA Dio non ama le luci false e il chiasso frenetico. Quando le luci false e artificiali delle nostre presunzioni, delle ideologie che cercano di far violenza all'autenticità delle cose, delle nostre pretese di imporre noi, dal di fuori, le norme e il senso del vivere; quando le luci false e artificiali si spengono, allora e solo allora Dio si rivela. Quando il chiasso del nostro compiacimento, del nostro orgoglio, del nostro disperato agitarci si acquieta, allora e solo allora si fa sentire la voce del cielo e ci giunge notizia del mondo invisibile e vero. Così è avvenuto in quella notte unica e decisiva, che noi siamo ancora qui a ricordare e a rivivere dopo duemila anni. Così è difficile che avvenga nella notte dell'uomo di oggi, pasciuto eppur spiritualmente denutrito, assetata di verità e abbeverato quotidianamente di vuote parole, avido di luce vera e accecato dai bagliori fatui del suo sconsolato sapere. È difficile, ma non impossibile. Dio tenta e ritenta sempre di farsi capire da noi. Dio tenta e ritenta sempre di trovare la strada del nostro cuore. Questo Natale 1986 è un altro tentativo dell'amore di Dio, che ancora una volta si vuol rivelare perché gli uomini ritrovino se stessi e il loro destino.
IL NATALE CI RIVELA CHE DIO È PADRE "In questa santissima notte" Dio si è rivelato come Padre. Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio (Gal 4, 4), ha scritto San Paolo. Dunque Dio ha un Figlio: non è l'infinità gelida e inerte dell'essere senza confini, che avevano intravisto i filosofi, ma è paternità sostanziale, è fecondità, è donazione, è amore. Dio è Padre: non è solo l'artefice ingegnoso che ha costruito l'universo e poi se ne è andato per i fatti suoi, ma è un padre affettuoso che non può non pensare a noi, che ci insegue col suo desiderio di farci felici, che non si dà pace finché non ci vede ricondotti nel calore della sua casa. Il Natale è la smentita più recisa e più alta dell'idea – che qualche volta gli uomini insipientemente si fanno - di un Dio lontano e distratto, chiuso nel suo cielo e indifferente a ciò che avviene sulla terra. Dio - continua San Paolo - mandò suo Figlio, nato da donna (Gal 4,4). Il Figlio di Dio è nato da una donna: questo è il grande evento del Natale, che ha stupito e commosso così tanto gli uomini che essi in tutta la terra continuano a ritenere il giorno che lo commemora come il giorno più nobile e santo, anche se la maggior parte di loro non si ricorda più la ragione dello stupore e il motivo della commozione. Il Figlio di Dio è nato da donna come noi. Ha assunto tutta l'esistenza umana, con l'umiltà e la fragilità della nostra nascita, con la sofferenza che immancabilmente l'accompagna, con la morte che fatalmente la conclude. È diventato dei nostri. Si è fatto partecipe di tutta la nostra sorte, e così l'ha consacrata e divinizzata.
IL VERBO DI DIO È DIVENUTO UNO DI NOI PERCHÉ NOI DIVENTASSIMO COME LUI Il Figlio di Dio è venuto alla luce nello squallore di una mangiatoia, dopo aver ricevuto l'avvilimento di un rifiuto: non c'era posto per loro nell'albergo (Lc 2, 7). Ma la sua venuta non è un puro abbassarsi; il Natale non è l'esaltazione della povertà e dell'umiliazione per la povertà e per l'umiliazione. L'Unigenito del Padre è diventato uno di noi perché noi diventassimo come lui, insigniti della stessa dignità di figli di Dio. Si è imprigionato nella nostra miseria perché noi ne uscissimo, e il peso insopportabile della nostra meschinità e del dolore umano si trasformasse nella ricchezza della vita divina. Perciò questa notte ci appare tutta pervasa di gioia. Hai moltiplicato la gioia. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (Is 9,2), abbiamo ascoltato dal profeta. Vi annunzio una grande gioia (Lc 2, 10), ha detto l'angelo ai pastori e a noi. È importante non lasciarsi prendere soltanto da un sentimento generico di tenerezza umana o di poesia. La nostra gioia non si fonda sul fatto, preso per se stesso, che un bambino è nato per noi (Is 9, 5); ma sul fatto che il bambino, che è nato, è chiamato ed è Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace (Is 9,5). La nostra gioia deriva dal fatto che ci è nato un salvatore, e quindi è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (Tt 2, 11). Vale a dire: la gioia natalizia può scaturire solo dal pieno accoglimento della visione di fede. In una fede chiara, semplice, ferma - che conosce e riconosce il Figlio unigenito di Dio che "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo... e si è fatto uomo" - consiste la vera accoglienza del Natale e del suo messaggio. Il Signore ci conceda di accoglierlo come i pastori, non di rifiutarlo come hanno fatto gli abitanti di Betlem. E questo sia il più sostanzioso augurio natalizio: saper accogliere il Signore Gesù, nella sua parola, nel sacramento della sua presenza che ogni domenica ci convoca attorno all'altare, nella fedeltà alla sua Chiesa, nei fratelli che si trovano nel bisogno e si appellano a noi; essere e restare consapevoli che Gesù è venuto "per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga"; impegnarci a lavorare perché si conosca e si esalti la gloria di Dio e si affermi la pace in terra per gli uomini che Dio ama.
2) MESSA DEL GIORNO
Il Natale è indubbiamente un giorno unico nella serie dei nostri giorni. Oggi il mondo sembra diverso; perfino gli uomini - "durum genus", gente dura e spietata, come ha detto un grande e umanissimo poeta latino - oggi sembrano diversi e più buoni. Che cosa è avvenuto in questo giorno? Niente di straordinario, parrebbe: una donna ha dato alla luce un figlio, che è stato avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Dove sta la novità, dove sta la grandezza? Chi è questo bambino che, dopo duemila anni, riesce ancora a incantare il mondo, a placare per un po' rancori, odi, accanimenti, ad ammansire per qualche momento gli uomini, cioè le creature più feroci che respirano sulla terra? Di chi è questa nascita, così miserabile da sembrare quella di un figlio di vagabondi, e così decisiva che da essa si contano gli anni della storia? Quali sono le vere ragioni della nostra festa? Non cerchiamo la risposta nel sentimentalismo senza contenuti di verità, nel quale troppe volte va a stemperarsi e a estenuarsi la vigorosa autenticità del Natale. Non cerchiamo la risposta nella superficialità e nella leggerezza con la quale la più rivoluzionaria esaltazione della povertà e del silenzio è stata trasformata in occasione per ostentare la nostra abbondanza e per accrescere la nostra agitazione e il nostro chiasso. Cerchiamo piuttosto la risposta nella parola di Dio.
IL NATALE È AFFERMAZIONE DELLA VITA Ogni nascita è un trionfo della vita; ma questa lo è in modo unico e trascendente, perché il piccolo nato in una stalla, che noi adoriamo, è colui che possiede la pienezza della vita ed è il principio di ciò che esiste: Tutto è stato fatto per mezzo di lui... In lui era la vita (Gv 1, 3-4), abbiamo ascoltato. Se è affermazione della vita, il Natale è, nella sua sostanza, condanna di ogni pensiero, di ogni atto, di ogni pratica, di ogni legislazione, di ogni comportamento privato e pubblico che sia apportatore di morte. L'egoismo umano - spesso ammantandosi ipocritamente dei nomi più suggestivi - ha esteso sempre più ampiamente tra noi una cultura di morte: per questa cultura si arriva a soffocare la vita nascente e addirittura a ritenere una conquista sociale il diritto di uccidere gli esseri più innocenti, più indifesi quindi più sacri; per questa cultura di morte c'è gente che, mossa dall'avidità del guadagno, non esita a diffondere tra i giovani e perfino tra i ragazzi la disperazione della droga; per questa cultura di morte, si continua a potenziare il mercato dei mezzi di distruzione, spingendo così anche i popoli più sfortunati e poveri a dilaniarsi in lotte fratricide. Forse proprio perché intuiamo di essere immersi, oggi più che in altre epoche, in questa cultura di morte, tutti, credenti e non credenti, sentiamo il fascino della celebrazione natalizia e siamo portati a solennizzarla anche nelle maniere più incongrue, percependo in essa l'ultimo spazio concesso alla cultura di vita e alla speranza per la sopravvivenza dell'uomo.
IL NATALE È AFFERMAZIONE DELLA LUCE, CIOÈ DELLA VERITÀ La luce splende nelle tenebre... Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1, 5.9). Ma che cos'è la verità? Verità è conoscere le cose come stanno in faccia a Dio, non come si vorrebbe che fossero in ossequio ai nostri interessi e alle nostre prevaricazioni. Verità è dare le risposte giuste ai "perché" fondamentali dell'esistenza. Verità è cogliere l'intimo significato di ciò che è veramente importante: il significato del nostro venire al mondo e del nostro morire, il significato del lavoro, della fatica e della sofferenza, il significato di questa esistenza terrena, cui siamo così tenacemente attaccati e che è così rapida nello scorrere e nel dileguarsi. Verità è insomma sapere e capire ciò che né la mirabile e complicata scienza mondana né le molte parole riversate quotidianamente su di noi dai "signori" della comunicazione sociale ci aiutano affatto a comprendere. Siamo fatti per la luce, e tuttavia siamo tutti immersi nell'oscurità. E la notte dell'errore, del dubbio, della falsità, del rifiuto di conoscere è così profondamente penetrata nello spirito di molti di noi che, come capita agli occhi malati, essi sono infastiditi dalla luce, la rifiutano e spesso arrivano perfino a irriderla e a colpevolizzarla: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta (Gv 1,5), notava già malinconicamente l'Evangelista. Forse proprio per questo abbiamo l'istinto di trasformare il Natale in un tripudio di luci esteriori, che abbagliano le nostre strade. Questa frenesia è forse la nostalgia della luce vera, è il segno che ancora c'è nei cuori l'inconscia fiducia che qui, nel Natale, dal Verbo di Dio che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, l'uomo può rompere le sue tenebre, sempre più avvolgenti, e ritornare a essere conquistato dalla Verità che illumina e salva.
NEL NATALE DIO VINCE CON IL SUO AMORE LA STOLTEZZA DELL'UOMO Il Natale è l'affermazione di Dio, che, estromesso e dimenticato, ha deciso di vincere con l'amore la strana stoltezza delle sue creature. È il lieto annunzio che il Signore ritorna nel suo mondo, che credeva di essersi liberato di lui, e, nonostante ogni contraria apparenza, lo riconsacra. Dopo aver già parlato ai tempi antichi molte volte e in diversi modi per mezzo dei profeti, il Padre della vita e della luce ha voluto spingere al massimo la sua determinazione di amarci, e ci ha parlato per mezzo del suo unico Figlio, nato da donna, che, diventando uomo, si inserisce nella nostra tormentata e contaminata vicenda, e ci resta per sempre, pieno di grazia e di verità (Gv 1, 14), e dunque fonte perenne, in mezzo al nostro deserto, di tutta la verità di cui gli uomini non cessano mai di aver sete e di tutta la grazia di cui abbiamo un radicale bisogno. Da questa ormai definitiva presenza di Dio, il mondo riceve la garanzia che, nonostante la sua straordinaria capacità di essere insensato e cattivo, alla fine non potrà andare perduto. Se ci guardiamo attorno, e anche se guardiamo dentro di noi con occhi disincantati, abbiamo talvolta l'impressione che l'umanità sia tutta una grande rovina: sono crollati i valori che sostenevano la società, sono state scosse le fondamenta della compagine familiare, da più parti la virtù è pubblicamente beffata e il vizio applaudito. Per alcuni aspetti la nostra convivenza pare ridotta a un cumulo di macerie. Ma anche su questo cumulo di macerie scende oggi il messaggio di pace e di luce, che dice a tutta la terra: Regna il tuo Dio (Is 52,7). Oggi è un giorno in cui si può riprendere a parlare di speranza e di gioia, rovine di Gerusalemme (Is 52,9), perché col suo Natale, mistero eternamente vivo ed eternamente efficace di salvezza, il Signore ha consolato il suo popolo (Is 52,9).
Fonte: Un Natale vero
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