BastaBugie n�957 del 24 dicembre 2025

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1 IL NATALE E' IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO
Se la nascita del Salvatore non ci orienta verso il destino eterno, allora il mistero cristiano è ridotto a emozione (VIDEO: Nato a Betlemme)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
2 SALVINI ASSOLTO: RESTANO I DANNI DI UN PROCESSO POLITICO
La Cassazione decreta l'assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms, una vicenda assurda viziata dalla magistratura che fa politica
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SONO STATA USATA COME UNA MACCHINA FABBRICA-BAMBINI
La vera storia di Marie-Anne smaschera la retorica progressista dell'utero in affitto
Fonte: Provita & Famiglia
4 SGOMBERATO L'ASKATASUNA, IL CENTRO SOCIALE PIU' VIOLENTO (E IMPUNITO)
Il centro sociale di Torino occupava abusivamente uno stabile dal 1996: lo sgombero è avvenuto in un giorno di guerriglia urbana contro le forze dell'ordine (DOPPIO VIDEO: canzone ironica e scontri con la polizia)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO
La Francia che vuole carrozze per sole donne ha smesso di difenderle e si è arresa alle conseguenze dell'immigrazione islamica di massa
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
6 IL TRACOLLO MORALE DELLA BBC, PER ANNI UN MEGAFONO LGBT
Dalle carceri femminili allo sport, fino ai bambini: ecco come l’ideologia ha colonizzato il servizio pubblico
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia
7 OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO A (Mt 2, 13-15. 19-23)
Alzati, prendi con te il bambino e sua madre
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie
8 OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO A (Lc 2,16-21)
Maria custodiva tutte queste cose
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL NATALE E' IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO
Se la nascita del Salvatore non ci orienta verso il destino eterno, allora il mistero cristiano è ridotto a emozione (VIDEO: Nato a Betlemme)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 21 dicembre 2025

I sacerdoti oggi parlano raramente dell'inferno e del Paradiso, quasi temendo che il richiamo ai novissimi possa apparire fuori tempo o inadatto alla sensibilità contemporanea. Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all'uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata. 
Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell'esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l'eternità. Ma l'eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità. San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell'eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant'Alfonso Maria de' Liguori, «l'eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l'eternità.
Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l'inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.
Per avere un'idea dell'inferno non occorre sforzare l'immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l'inganno elevato a norma, l'infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L'inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell'inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l'uomo, rifiutando la verità e l'amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.

IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO
Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell'inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.  Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.
Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.
Il Natale, con il calore e l'affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l'ambiente soprannaturale per eccellenza è il Cielo; che il Cielo è la nostra vera patria e il luogo di eterna felicità al quale ogni uomo è chiamato e, se corrisponde alla Grazia, è destinato ad arrivare. La pace e la gioia spirituale che il Natale accende nei cuori sono una prefigurazione della felicità eterna del Paradiso, dove l'anima sarà completamente immersa nel possesso e nel godimento di Dio.

UNA REALTÀ CHE SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE
Il Paradiso è una realtà che supera ogni immaginazione: è la pienezza di tutti i beni desiderabili, l'estasi eterna della visione beatifica. I secoli si succederanno ai secoli senza diminuire la felicità degli eletti; anzi, la certezza di possedere eternamente il Bene supremo ne accrescerà senza fine la dolcezza. I beni spirituali sono inesauribili, come dimostrano le amicizie spirituali che nascono sulla terra. Quando queste amicizie durano nel tempo e rimangono sempre nuove, senza sazietà, è segno che sono di origine divina. E in Paradiso queste amicizie saranno riannodate, così come i legami familiari con i nostri cari, ritrovati alla luce di Dio, per non più separarci da loro. I Beati vivono nella gioia inesauribile di amare e di essere amati, in una vita che fiorisce continuamente senza conoscere noia né stanchezza.
Ma dopo la visione intuitiva di Dio, ciò che accrescerà maggiormente la gioia dei Beati sarà la contemplazione dell'Uomo-Dio, Gesù Cristo, Verbo Incarnato, e della sua Santissima Madre, la Beatissima Vergine Maria, Regina degli angeli, dei santi e del Paradiso stesso. Le melodie del Paradiso saranno quelle intonate dagli Angeli a Betlemme per cantare la gloria di Dio e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma coloro che in terra furono uomini di buona volontà, perché amarono Dio, oggi ascolteranno con commozione queste melodie in Cielo. 
Così, mentre il mondo mostra ogni giorno le ferite dell'inferno che l'uomo costruisce quando si allontana da Dio, il Natale ci ricorda che il paradiso comincia ogni volta che Dio viene accolto. Tra queste due anticipazioni - una di luce e una di tenebra - l'uomo è chiamato a scegliere. La scelta dell'eternità si gioca nel tempo, nelle decisioni quotidiane, nel modo in cui crediamo, adoriamo, speriamo ed amiamo, come la Madonna a Fatima ci ha invitato a fare.  
Natale è l'anticipo storico di ciò che il Paradiso è in modo eterno: la comunione piena tra Dio e l'uomo. San Gregorio di Nissa insegna che l'anima è stata creata con un desiderio infinito, capace di essere colmato solo da Dio (De vita Moysis, II, 232-239).  Il Natale accende nel cuore una pace fragile e ancora esposta alle ferite; il Paradiso è quella stessa pace portata a compimento, senza più dolori né separazioni.
San Tommaso d'Aquino afferma che la felicità suprema dell'uomo consiste nella visione di Dio (Summa Theologiae, I-II, q.3). A Natale, Dio si lascia vedere in un volto umano; in Paradiso l'uomo vedrà Dio senza veli. Il Natale è la prima visione di Dio concessa all'uomo; il Paradiso sarà l'ultima, definitiva ed eterna.

VIDEO: NATO A BETLEMME (durata: 5 minuti)
Una dolce canzone di Natale per bambini che racconta la notte in cui Gesù è nato a Betlemme. Melodia semplice, calda e luminosa, perfetta per famiglie, scuole, recite e momenti speciali insieme.


https://www.youtube.com/watch?v=U4L3mkWsdSM

DOSSIER "NATALE"
Le verità dimenticate sulla nascita di Gesù

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Fonte: Radio Roma Libera, 21 dicembre 2025

2 - SALVINI ASSOLTO: RESTANO I DANNI DI UN PROCESSO POLITICO
La Cassazione decreta l'assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms, una vicenda assurda viziata dalla magistratura che fa politica
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 dicembre 2025

L'assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms, sancita dalla Cassazione con il rigetto del ricorso della Procura di Palermo, chiude formalmente una delle vicende giudiziarie e politiche più controverse degli ultimi anni, ma lascia aperte molte domande sul rapporto tra giustizia e politica e sui danni, materiali e immateriali, che un'inchiesta può produrre anche quando si conclude con un nulla di fatto.
Tutto inizia nell'estate del 2019, tra l'1 e il 20 agosto, quando la nave della Ong spagnola Open Arms soccorre migranti in acque libiche e chiede l'autorizzazione a sbarcare in Italia. Matteo Salvini è allora vicepremier e ministro dell'Interno del governo Lega-M5s e applica la linea dei porti chiusi già sperimentata nei mesi precedenti, ritenendo che la gestione degli sbarchi non possa essere lasciata alle Ong e che debba coinvolgere l'Unione europea.

UNA VICENDA GROTTESCA DI USO POLITICO DELLA MAGISTRATURA
Il divieto di sbarco non è una decisione solitaria: il 2 agosto 2019 viene firmato un decreto interministeriale anche dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, entrambi esponenti del Movimento 5 Stelle, mentre a Palazzo Chigi siede Giuseppe Conte. Nonostante ciò, la vicenda si trasforma rapidamente in un caso giudiziario. Il 19 novembre 2019 Salvini viene iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di sequestro di persona aggravato, per aver impedito lo sbarco dei migranti, e da quel momento inizia un lungo calvario durato 2.220 giorni, con una spada di Damocle sulla testa e la richiesta finale, da parte della Procura, di sei anni di carcere.
Nel frattempo il quadro politico cambia radicalmente: pochi giorni dopo il braccio di ferro su Open Arms cade il governo gialloverde, nasce l'esecutivo giallorosso e Giuseppe Conte diventa il punto di riferimento di una nuova maggioranza progressista. Il Movimento 5 Stelle, che al governo aveva sostenuto compatto la linea di Salvini sugli sbarchi, il 30 luglio 2020 vota in Senato a favore dell'autorizzazione a procedere contro il leader leghista, di fatto scaricando l'ex alleato. Conte e Toninelli prendono le distanze: il primo parla di una lettera inviata a Salvini per chiedere almeno lo sbarco dei minori, il secondo sostiene che Salvini volesse "monetizzare" politicamente la crisi avendo già deciso di far cadere il governo. Si arriva così al processo a Palermo, con tre anni di dibattimento, ventiquattro udienze in primo grado, oltre quarantacinque testimoni ascoltati, continui viaggi in Sicilia di un ex vicepremier sotto scorta, con costi pubblici rilevanti per la sicurezza e per l'intero apparato giudiziario.
Il tribunale assolve Salvini perché il fatto non sussiste e la Cassazione conferma definitivamente l'assoluzione, chiudendo un procedimento che, dal punto di vista penale, si rivela infondato.

IL TRACOLLO DELLA LEGA
Resta però il dato politico: dal 2019 a oggi la Lega è passata dal 34,3% delle elezioni europee all'8,97% delle ultime consultazioni europee e, se le cause di questo calo sono molteplici, è difficile negare che l'inchiesta Open Arms abbia rappresentato uno spartiacque nella parabola di Salvini, condizionandone l'azione politica, l'immagine pubblica e la capacità di incidere nel dibattito nazionale. Per sei anni Salvini è stato di fatto in ostaggio dei Pm, con un'accusa gravissima che si è dissolta solo al termine dell'iter giudiziario, mentre nel frattempo il danno politico, mediatico ed elettorale si è prodotto ed è ormai irreversibile. È qui che si innesta una riflessione più ampia e delicata: quando un'inchiesta appare fortemente politicizzata e interviene a gamba tesa su scelte che sono eminentemente politiche, il rischio per la democrazia è evidente.
La magistratura svolge un ruolo fondamentale di garanzia, ma proprio per questo deve essere percepita come imparziale, distante da qualsiasi retropensiero ideologico, capace di applicare la legge senza trasformarsi in un attore del confronto politico. La fiducia dei cittadini nelle toghe è un pilastro dello Stato di diritto e si fonda sulla certezza che la libertà personale sia nelle mani di chi giudica secondo le norme e non secondo l'opportunità o l'appartenenza. Nel caso Open Arms, l'assoluzione definitiva pone una domanda che va oltre Salvini e la Lega: chi risarcisce sei anni di indagini, processi, tensioni istituzionali e danni politici? Chi paga per il tempo, le risorse pubbliche e il logoramento di un leader e di un partito poi riconosciuti innocenti? Sono interrogativi scomodi ma inevitabili, perché senza una riflessione seria su questi effetti collaterali il rischio è che la giustizia, anche quando arriva alla verità, lasci dietro di sé macerie che nessuna sentenza potrà mai riparare.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 dicembre 2025

3 - SONO STATA USATA COME UNA MACCHINA FABBRICA-BAMBINI
La vera storia di Marie-Anne smaschera la retorica progressista dell'utero in affitto
Fonte Provita & Famiglia, 19 dicembre 2025

Marie-Anne Isabelle è una donna britannica che ha vissuto sulla propria pelle il dramma di ciò che molti vogliono raccontare come una favola moderna: l'utero in affitto. Per lei, però, non è stata una storia di altruismo e lieto fine, ma qualcosa che ancora oggi definisce senza esitazioni «un incubo». «La maternità surrogata non è una favola, è un incubo» ripete nelle interviste e nei convegni internazionali dove, da anni, denuncia pubblicamente l'utero in affitto come «un inganno» che l'ha ridotta, parole sue, a «una macchina fabbrica-bambini».
Per capire perché Marie-Anne sia arrivata a usare parole così dure bisogna tornare indietro di circa dodici anni. Nel 2013 ha 39 anni, vive nel Regno Unito, ha un compagno che ama e due figli di 6 e 10 anni. Lavora nel settore educativo, è affettivamente serena e non ha problemi economici. Non cerca soldi, non cerca visibilità. Un giorno, però, si presenta a casa sua una delle persone a cui è più legata: la cugina Marje. Per lei è quasi una sorella. Marje ha un tumore all'utero, le hanno già parlato di isterectomia per salvarle la vita, ha congelato degli embrioni con il marito nella speranza di poter avere un figlio prima o poi. Quando si siede in salotto, le chiede una cosa che nessuno si aspetterebbe da un familiare: «Vuoi portare in grembo mia figlia per me?». All'inizio Marie-Anne resta scioccata. Sa poco o nulla di maternità surrogata. Ha letto qualche articolo sulle donne indiane sfruttate per sfornare neonati per coppie ricche europee e asiatiche, ma l'ha sempre percepita come una realtà lontana, esotica, quasi da reportage. La cugina la rassicura subito: nel loro caso, promette, sarà tutto diverso. Non ci sarà denaro, nessun contratto commerciale, solo un gesto d'amore tra parenti. È l'inizio di un percorso che lei, anni dopo, chiamerà «l'errore più grande della mia vita». Convinta di fare del bene, Marie-Anne accetta, ma pone una condizione che per lei è non negoziabile. L'embrione dovrà essere creato con l'ovulo della cugina e il seme del marito, così da essere geneticamente figlio loro, e lei dovrà poter vedere la bambina che porterà in grembo, avere un ruolo nella sua vita, essere almeno la "madrina" che la accompagna crescendo. Nessuno pensa di sedersi davanti a un avvocato; si dicono che sono famiglia, che basta la parola. In seguito lei scoprirà che la coppia aveva già valutato surrogazioni all'estero, ma troppo costose. Lei, invece, era la soluzione "perfetta": vicina, disponibile, gratuita.

L'ITER SANITARIO
Comincia così la trafila medica. Marie-Anne entra in un centro per la fecondazione in vitro (FIVET) dove le vengono trasferiti in utero gli embrioni creati con i gameti della coppia. Prima del concepimento affronta mesi di esami, visite, controlli. Racconterà di avere fatto iniezioni di ormoni tutti i giorni per circa tre mesi, di aver iniziato a sentirsi fin dall'inizio più un corpo a disposizione della clinica e dei committenti che una donna libera. Una volta instaurata la gravidanza, si accorge che tutti si sentono autorizzati a dirle cosa mangiare, come vivere, che cosa fare o non fare, come se il suo corpo non le appartenesse più. Era già madre di due bambini, sapeva che cosa significa portare una vita dentro di sé, ma questa volta sente che il legame con la piccola è "vietato": la bambina è sua e insieme non dovrebbe esserlo. Nel 2014 arriva il momento del parto. L'ospedale sa che si tratta di una surrogata, ma la legge britannica è chiara: la madre legale è sempre la donna che partorisce. Sono quindi le volontà di Marie-Anne a contare: lei chiede che in sala parto ci siano solo lei, la cugina e il compagno; il marito di Marje aspetterà fuori. I medici le propongono un taglio cesareo programmato; lei rifiuta, sostenuta da un'ostetrica che le ricorda che un intervento chirurgico non è una "gentilezza" ma una procedura che comporta rischi. In quei momenti, però, invece di sentirsi sostenuta, sente addosso il fiato delle istituzioni: viene contattata l'assistenza sociale, vengono poste domande, si parla del fatto che il bambino sarà dato a un'altra coppia. Tutto questo mentre è in travaglio.
La bambina nasce. Per qualche istante, come ogni madre, Marie-Anne la tiene tra le braccia. Poi la macchina si rimette in moto: il padre "committente" entra per il contatto pelle a pelle, l'ospedale insiste perché sia comunque lei, la partoriente, a lasciare il reparto con la neonata in braccio. È una politica interna e l'ospedale non vuole entrare nel merito di chi crescerà il bambino. Così Marie-Anne esce, attraversa i corridoi, raggiunge il parcheggio e lì, tra le auto, consegna la bambina alla coppia. Quel gesto, che sulla carta avrebbe dovuto essere il compimento di un "dono", sarà per lei l'inizio di un lutto impossibile. Nei giorni successivi, le promesse si moltiplicano. La cugina e il marito le dicono che si vedranno spesso, che le manderanno foto, che la bambina la chiamerà zia e la sentirà parte della famiglia. Passa però appena un mese e tutto si spezza. Le visite promesse vengono rinviate, le telefonate diminuiscono, l'accesso ai social viene chiuso, ogni legame si raffredda. Fino al silenzio. Marie-Anne sprofonda in una sofferenza che la travolge. Cominciano gli attacchi di panico, l'insonnia, l'angoscia. Non è solo il rimpianto di aver "dato via" una bambina; è la consapevolezza, dolorosissima, di essere stata usata e poi scartata. Mentre cerca di capire cosa stia succedendo, scopre che la coppia ha avviato una procedura presso l'Alta Corte per ottenere un parental order: l'atto che sposta definitivamente ogni diritto genitoriale su di loro, cancellando il suo nome dai certificati e da ogni responsabilità legale. Marie-Anne viene convocata in tribunale, sottoposta a valutazioni psichiatriche, interrogata dai servizi sociali. L'ente pubblico che segue tutti i casi di surrogata le spiega, con freddezza, che se non darà il suo consenso rischierà di vedersi presentare il conto del mantenimento della bambina, perché per la legge la madre, finché non c'è un parental order, è lei.

LA CAUSA LEGALE E I PROBLEMI DI SALUTE
La causa va avanti per circa due anni. Nel frattempo la salute mentale di Marie-Anne crolla: viene ricoverata in psichiatria, inizia un lungo percorso di cure con il sistema sanitario nazionale. Ne paga il prezzo anche la sua famiglia: i due figli vengono affidati al padre e vivono con lui per circa cinque anni, mentre lei cerca di rimettersi in piedi. In tribunale, paradossalmente, la sua sofferenza viene usata contro di lei: se sta così male, le viene fatto capire, non è forse la prova che non è in grado di gestire la situazione? La donna chiede almeno la possibilità di un contatto per poter vedere ogni tanto la bambina, ma le spiegano che un contatto garantito renderebbe il suo consenso "condizionato" e quindi giuridicamente problematico. Alla fine, stremata dalle pressioni, dalle minacce economiche e illusa ancora una volta da nuove promesse di incontri futuri, firma. Il parental order viene concesso. Da quel momento, racconta, non ha mai più visto la bambina che ha portato in grembo.
Negli anni successivi Marie-Anne passa, a tratti, più tempo in ospedale che a casa. Parla di un disturbo post-traumatico complesso, di terapie prolungate, di un percorso sanitario-psicologico specifico per cercare di elaborare ciò che le è successo. Racconta che per un lungo periodo non riusciva nemmeno a guardare una donna incinta o un neonato senza essere travolta dall'ansia. La surrogata, che le era stata presentata come un gesto altruistico tra parenti, le ha lasciato addosso cicatrici profonde. Non solo su di lei: anche i suoi figli hanno pagato il prezzo di una madre spezzata e di una famiglia divisa. A coprire i costi delle cure psichiatriche e psicologiche, sottolinea, è stato il servizio sanitario pubblico, cioè l'intera collettività, mentre la coppia che ha ottenuto la bambina ha continuato la propria vita. A un certo punto, però, decide di rompere il silenzio. Scrive e pubblica la sua storia su piattaforme femministe e associazioni che denunciano l'utero in affitto. In una lettera aperta che oggi fa il giro del mondo, arriva a dire: «Ho fatto l'errore più grande della mia vita, solo per aiutare qualcuno». Non parla di un incidente di percorso, ma di un sistema che, a suo giudizio, mette sempre e comunque al centro il desiderio di chi commissiona un bambino, e relega la donna che lo porta in grembo al ruolo di strumento. Per questo ripete senza mezzi termini: «L'utero in affitto è un inganno. Sono stata usata come una macchina fabbrica-bambini». Nelle conferenze e in incontri internazionali, Marie-Anne racconta la sua esperienza di surrogata "altruistica" per una parente, proprio per smontare il mito che esisterebbe una versione "buona" e priva di rischi dell'utero in affitto. Insiste sul fatto che lei non ha mai ricevuto un compenso vero e proprio, solo rimborsi spese e qualche aiuto pratico, e che proprio questa cornice pseudo-familiare ha reso più facile la manipolazione: niente avvocati, nessuna informazione seria sui rischi legali e psicologici, promesse verbali di contatto che non avevano nessun valore una volta nato il bambino. «Volevo aiutarla, ma mi sono rovinata la vita», confida quando le chiedono se oggi rifarebbe quella scelta.
Oggi, dopo anni di terapia e di ricostruzione familiare, i suoi figli sono tornati a vivere con lei e la sua vita ha ritrovato un equilibrio, fragile ma reale. La bambina nata dalla surrogata, però, resta un'assenza quotidiana. Non sa che aspetto abbia, come viva, che tipo di persona stia diventando. Sa soltanto che da qualche parte nel Regno Unito c'è una giovane ragazza che porta nel corpo le tracce di nove mesi trascorsi nel suo grembo e che lei non può nemmeno salutare.

Fonte: Provita & Famiglia, 19 dicembre 2025

4 - SGOMBERATO L'ASKATASUNA, IL CENTRO SOCIALE PIU' VIOLENTO (E IMPUNITO)
Il centro sociale di Torino occupava abusivamente uno stabile dal 1996: lo sgombero è avvenuto in un giorno di guerriglia urbana contro le forze dell'ordine (DOPPIO VIDEO: canzone ironica e scontri con la polizia)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 dicembre 2025

Ieri mattina, giovedì 18 dicembre, le forze dell'ordine hanno sgomberato il centro sociale Askatasuna. Famoso quasi quanto il Leoncavallo, ma protagonista di molte più azioni violente negli ultimi anni, era diventato celebre per aver animato le peggiori manifestazioni No Tav, le più radicali manifestazioni pro-Pal, blocchi ferroviari e assalti a sedi di istituzioni, forze dell'ordine e media (fra cui La Stampa di Torino, a fine novembre). «Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese» il commento fiero di Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno. Pronta la risposta dei militanti: «Possono chiudere, sgomberare o arrestarci, ma ci troveranno sempre nelle strade. Sgomberare Askatasuna è la volontà chiara di un governo fascista di contrastare le manifestazioni oceaniche per la Palestina». Per tutta la giornata di ieri si sono registrati scontri fra la polizia e i militanti che volevano rientrare nella sede del centro sociale di Corso Regina Margherita 47. E il tutto è avvenuto perché sei attivisti avevano sbagliato piano.

LIBERTÀ IN LINGUA BASCA
Lo stabile è occupato dal 1996. Fra il comune, guidato dal sindaco Lo Russo (del PD), e un comitato di garanti del centro sociale Askatasuna ("libertà" in lingua basca), c'era un patto ufficiale di collaborazione. Il 19 marzo era stato prorogato di cinque anni e si sarebbe passati alla fase operativa. Prima la ristrutturazione degli spazi, poi luce verde a eventi «di carattere sociale, culturale, artistico, musicale sportivo ed educativo» per «favorire l'aggregazione e la coesione sociale». E per: «Promuovere i valori dell'antifascismo, dell'antisessismo, dell'antirazzismo, diritti sociali ed ecologia» e «aumentare la percezione di sicurezza». Il patto è saltato perché durante una perquisizione delle forze dell'ordine, sei attivisti sono stati trovati al terzo piano, inagibile come tutto lo stabile. Avevano diritto al piano terra e al cortile, ma non ad alloggiare altrove nello stesso palazzo. Ma perché la polizia è entrata, con carabinieri, vigili del fuoco, guardia di finanza al seguito? Perché era in corso un'indagine su decine di indagati per gli assalti alle Officine Grandi Riparazioni (Ogr) del 2 ottobre, alla sede di Leonardo il 3 ottobre, alla sede de La Stampa il 28 novembre. Perché il centro sociale con cui il comune aveva sinora collaborato anche per «aumentare la percezione di sicurezza» era la maggior minaccia alla sicurezza di Torino e dintorni. Quei tre assalti sono solo tre fra i tanti.
Appena due settimane fa, fra il 6 e il 7 dicembre, una massa di No Tav, fra cui i principali agitatori erano proprio dell'Askatasuna, aveva attaccato il cantiere della Val di Susa. Un primo attacco era stato respinto dalle forze dell'ordine senza troppe difficoltà. Ma la domenica 7 gli antagonisti erano tornati all'assalto, con fuochi d'artificio lanciati ad alzo zero e pietre di 5 chili scagliate con catapulte rudimentali.
In settembre e all'inizio di ottobre, si erano resi protagonisti degli assalti pro-Pal: prima il blocco delle stazioni ferroviarie torinesi, in risposta allo stop della Flotilla di Greta, poi l'attacco alle Ogr, alla Leonardo e, a seguito del decreto di espulsione dell'imam Mohammed Shahin, anche la sede de La Stampa.  

I DISORDINI DI GENNAIO
Il 4 aprile, quattro attivisti del centro sociale Askatasuna erano stati fermati per i disordini di gennaio, scoppiati in seguito alla morte di Ramy Elgaml, un ragazzo egiziano morto a Milano durante un inseguimento dei carabinieri. All'inizio di quest'anno, il 9 gennaio, convinti che si trattasse di un omicidio deliberato, gli antagonisti si erano resi protagonisti delle più violente manifestazioni contro la polizia, rompendo le vetrate del Commissariato di Dora Vanchiglia, lanciando oggetti, bombe carta, bottiglie di vetro contro gli agenti, sfasciando auto della polizia, danneggiando la segnaletica stradale (usata come arma impropria sempre contro gli agenti).
Meno di un mese prima, il 13 dicembre 2024, gli antagonisti avevano dato l'assalto al Politecnico di Torino, "complice del genocidio a Gaza", secondo i militanti dell'Askatasuna: sassaiola, lancio di uova e di oggetti contundenti, due agenti erano rimasti feriti.  
Andando a ritroso, di mese in mese, si trovano sempre episodi di violenza. Anche nel decennio scorso. A fine gennaio era stato condannato a due anni ai domiciliari Giorgio Rossetto, 62 anni. La condanna è la conseguenza del processo che ha visto imputate decine di persone per gli scontri avvenuti il 27 giugno e il 3 luglio 2011. Dunque parliamo di 14 anni fa. In quell'occasione i militanti avevano scavato trincee per impedire l'avvio del primo cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. A un tentativo di sgombero, avevano reagito con la forza. Bilancio degli scontri: in ospedale finirono oltre 60 agenti.
La lentezza dei processi e la mitezza delle pene sono le caratteristiche di tutta la vicenda Askatasuna. Anche il maxi processo, con 28 imputati, conclusosi il marzo scorso, sempre per le proteste No Tav, era finito con appena 18 condanne a pene lievi e 10 assoluzioni. Per tutti era caduto il reato più grave, quello di associazione a delinquere.
Insomma: sindaco collaborativo (in senso stretto) e giudici clementi, per decenni. Ora lo sgombero. Poi cosa ci attenderemo da Torino?

VIDEO 1 (ironico): Askatasuna, canzone di Fabio Lucentini (4 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=fzEDE5DFB-s

VIDEO 2: Scontri tra manifestanti e polizia (28 minuti)
Violenti scontri sono scoppiati a Torino nel pomeriggio di sabato 20 dicembre al corteo organizzato dagli antagonisti dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna.


https://www.youtube.com/watch?v=zEYzf4M1df4

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 dicembre 2025

5 - LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO
La Francia che vuole carrozze per sole donne ha smesso di difenderle e si è arresa alle conseguenze dell'immigrazione islamica di massa
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 7 novembre 2025

Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.
«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?
L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.
Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...

Fonte: Sito del Timone, 7 novembre 2025

6 - IL TRACOLLO MORALE DELLA BBC, PER ANNI UN MEGAFONO LGBT
Dalle carceri femminili allo sport, fino ai bambini: ecco come l’ideologia ha colonizzato il servizio pubblico
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia, 26 novembre 2025

Un grosso scandalo a tinte arcobaleno sta investendo, ormai da settimane, la BBC. La nota emittente del servizio pubblico del Regno Unito è infatti accusata di aver propagandato eccessivamente, soprattutto nell'ultimo quinquennio, l'ideologia Lgbtqi+ al punto da costringere alle dimissioni il suo direttore generale Tim Davie e la Ceo di BBC News Deborah Turness. Le accuse sono state mosse dagli stessi gruppi femministi 'gender-critical', da ex-dipendenti, politici conservatori e media di destra che hanno denunciato l'emittente di aver adottato una linea editoriale sistematicamente prona all'agenda arcobaleno, censurando o minimizzando ogni voce critica e promuovendo attivamente e in maniera esclusiva solo contenuti celebrativi. E ciò a detrimento della doverosa imparzialità giornalistica deontologicamente richiesta, pur di privilegiare il linguaggio e le narrazioni richieste dai gruppi di attivisti interni all'azienda e dalle lobby esterne della galassia Lgbtqi+.

INFORMAZIONE O PROPAGANDA?
In special modo negli ultimi anni alla BBC non si è mai parlato in modo critico delle cliniche per il trattamento della disforia di genere di minori, ma neanche di detransitioner e di criminali nati maschi sedicenti trans trasferiti nelle carceri femminili. Ogni notizia ritenuta scomoda perché andava a scalfire la narrazione patinata della fluidità di genere è stata così prontamente censurata dal gruppo interno BBC Pride e dal desk Lgbtqi+. Alcuni memo interni risalenti agli inizi del mese hanno dunque rivelato «una censura effettiva» di ogni news "politicamente scorretta" in materia e, ironicamente, «una crisi di editoriali pro-trans». Eppure, relativamente ai casi di cronaca nera, la BBC ha sempre chiamato "donna" e usato pronomi femminili per persone trans di sesso maschile, quali per esempio Scarlet Blake, Isla Bryson, Katie Dolatowski. Nel contempo non ha dato alcuno spazio mediatico alla vicenda di David Challenor, condannato per stupro su minore, né agli oltre 70 criminali sessuali trans biologicamente uomini ma trasferiti nelle carceri femminili, mostrando così di preferire una narrazione meramente ideologica dei fatti. E ancora, ponendosi al servizio del "politicamente corretto" e di un linguaggio pseudo-inclusivo, ha preferito usare nei suoi servizi televisivi in modo ricorrente la parola "pregnant people" al posto di donne incinte, pur suscitando il riso della stessa conduttrice.
In ambito sportivo la BBC ha presentato come «storie di coraggio e inclusione» le competizioni vergognosamente impari di uomini che hanno gareggiato nella categoria femminile, facendo solo elogi ad atleti trans biologicamente maschi, quali per esempio Lia Thomas, Laurel Hubbard, Emily Bridges e Gisele Shaw. Inoltre, l'emittente inglese non ha mai intervistato le atlete donne penalizzate, né ha mai riportato i risultati scientifici di studi recenti che hanno dimostrato - qualora non fossero già evidenti - i vantaggi competitivi in termini di prestanza e resistenza fisica di quanti, biologicamente maschi, abbiano preteso e ottenuto di gareggiare col gentil sesso. 

I CONTENUTI SUL PRIDE E PER GLI ADOLESCENTI
Numerosi sono stati anche i servizi e gli articoli dedicati dalla BBC al Pride, il principale evento pubblico della galassia Lgbt. Su tale manifestazione si contano infatti nel solo 2024 almeno 116 articoli, mentre non risulta una sola riga sul devastante scandalo noto come Wpath Files che ha rivelato i danni irreparabili dei farmaci bloccanti la pubertà e degli interventi chirurgici di transizione di genere sulla salute e il benessere psicofisico dei minori. E ancora, dietro le presunte finalità pedagogiche, la BBC ha dato ampio spazio anche ai programmi per bambini con drag queen, «non-binary clown» e «queer country», senza mai includere voci dissonanti di genitori preoccupati per tali contenuti.
Una propaganda che, come è facilmente immaginabile, ha purtroppo assolto al suo scopo principale di indottrinamento dell'opinione pubblica alle istanze ideologiche della lobby Lgbt. Tuttavia, ha condotto alle dimissioni dei vertici dell'azienda e a un'indagine ancora in fieri dell'Office of Communications britannico per imparzialità sistemica. E questo a scapito del servizio pubblico d'informazione, che ha mostrato nei fatti palesemente di non gradire una simile propaganda in salsa gender, con quasi 1 milione e mezzo di abbonati in meno in due anni e una petizione di oltre 500.000 firme per riformare radicalmente la stessa BBC. Dunque la conferma: l'ideologia non paga.

Fonte: Provita & Famiglia, 26 novembre 2025

7 - OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO A (Mt 2, 13-15. 19-23)
Alzati, prendi con te il bambino e sua madre
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 24 dicembre 2025

La festa della Santa Famiglia ci invita a guardare la nostra vita quotidiana alla luce del Vangelo. Oggi non celebriamo una famiglia ideale o "da cartolina", ma una famiglia reale, inserita nella storia, segnata da paure, fatiche e scelte difficili. Il Vangelo ci presenta la fuga in Egitto. Gesù è ancora un bambino, la sua vita è minacciata. Maria e Giuseppe sono costretti a lasciare la loro casa, il loro lavoro, le loro sicurezze. È una pagina che ci dice con forza che Dio non resta fuori dalle nostre difficoltà familiari, ma vi entra dentro, le attraversa con noi.
Giuseppe è l'uomo che ascolta Dio e si fida. Riceve la sua volontà nel sogno e agisce subito secondo quanto detto dall'angelo. Non chiede spiegazioni, non rimanda, non cerca soluzioni più comode. Si alza nella notte e parte. È un'immagine molto vicina alla vita di tanti genitori di oggi, che "si alzano nella notte" quando un figlio sta male, quando sorgono problemi a scuola, quando arrivano preoccupazioni economiche o momenti di crisi nella coppia. Giuseppe insegna che la fede, nella vita familiare, non è fatta di discorsi, ma di scelte concrete, spesso silenziose, prese per amore. Insegna ai genitori il coraggio della responsabilità, la capacità di decidere anche quando è faticoso, di dire dei "no" che proteggono e dei "sì" che costruiscono. Educare non significa evitare ogni sofferenza ai figli, ma accompagnarli con fermezza e tenerezza verso il bene, cioè a scegliere di fare sempre la volontà di Dio.
Maria cammina accanto a Giuseppe con il suo cuore di madre. Porta con sé il Figlio e custodisce ciò che Dio sta compiendo, anche quando non comprende tutto. Quante volte oggi i genitori fanno esperienza di questo: non capiscono fino in fondo il mondo dei figli, il loro linguaggio, le loro fragilità interiori, le sfide legate alla tecnologia e ai social. Maria insegna uno stile prezioso: custodire la famiglia facendo sempre la volontà di Dio. Custodire significa ascoltare, pregare, rimanere presenti, creare in casa un clima di fiducia. Significa trovare tempo vero per stare insieme, spegnere uno schermo per guardarsi negli occhi, offrire ai figli uno spazio dove possano parlare senza sentirsi giudicati.
Gesù cresce dentro questa famiglia segnata dalla precarietà e dall'obbedienza a Dio. Fin dall'inizio condivide la condizione dei piccoli, dei perseguitati, di chi non è al sicuro. Cresce lavorando, obbedendo, imparando. Questo dice qualcosa anche ai figli e ai giovani di oggi. Gesù, pur essendo il Figlio di Dio, accetta di dipendere da Maria e Giuseppe. Il Vangelo ci ricorda che la vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma imparare a volere il bene. Onorare padre e madre, ascoltare, rispettare, essere grati non è un comando superato, ma una via di crescita, di maturità e di libertà interiore.
La fuga in Egitto ci parla anche delle difficoltà che entrano nelle famiglie dall'esterno: problemi di lavoro, malattie, tensioni sociali, preoccupazioni per il futuro. La Santa Famiglia non si divide davanti alla prova, ma si stringe. È un invito forte per le famiglie di oggi a non chiudersi nel silenzio, nell'orgoglio o nel risentimento quando arrivano le difficoltà, ma a cercare aiuto, a pregare insieme, a riconoscere con umiltà la propria fragilità. Una famiglia non è forte perché non ha problemi, ma perché li affronta unita, con Dio al centro.
In conclusione, questa festa è una grande catechesi sulla vita familiare. Ricorda ai genitori che l'educazione è una missione affidata da Dio, da vivere con coerenza e testimonianza. Ricorda ai figli che la famiglia è il primo luogo dove si impara ad amare, a rispettare e a donarsi. Ricorda a tutti che mettere Dio al centro della casa non significa aggiungere qualcosa in più, ma dare senso a tutto.
Affidiamo allora le nostre famiglie alla Santa Famiglia di Nazaret: quelle serene e quelle ferite, quelle forti e quelle stanche. Chiediamo la grazia di famiglie capaci di ascolto, di perdono, di responsabilità e di fede, perché anche oggi, nelle nostre case, Gesù possa crescere e abitare.

Fonte: BastaBugie, 24 dicembre 2025

8 - OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO A (Lc 2,16-21)
Maria custodiva tutte queste cose
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi è il primo giorno dell'anno e, come ogni anno, in questa giornata celebriamo la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Questa Festa è stata collocata dal papa Paolo VI otto giorni dopo la solennità del Natale. Secondo la legge d'Israele, otto giorni dopo la nascita di un bambino ci doveva essere il rito della circoncisione; per questo motivo il brano del Vangelo di oggi riporta anche il racconto di quell'avvenimento nella vita del piccolo Gesù. Provvidenzialmente questo ottavo giorno dopo il Natale coincide con il primo dell'anno, ed è cosa molto bella iniziare un nuovo anno nel Nome di Maria, celebrando una Festa che è tra le più belle in suo onore.
Dire che la Madonna è Madre di Dio sembrava cosa troppo ardita, anzi, impossibile. Come può una creatura essere chiamata con il titolo di Madre di Dio? Ecco che nei primi secoli del Cristianesimo si discusse molto se era lecito o no usare un tale termine. La risposta definitiva venne con il Concilio di Efeso nel 431. Durante questo Concilio, i vescovi lì riuniti insegnarono che è Verità di fede affermare che la Madonna è Madre di Dio per il semplice fatto che Gesù è la Seconda Persona della Santissima Trinità che, nella pienezza dei tempi, si è incarnata, ha preso la nostra natura umana. Gesù, dunque, è vero Dio e vero uomo. È un'unica persona, la Seconda Persona della Santissima Trinità, in due nature: la natura divina preesistente e la natura umana. Dal momento che la persona è comunque divina, la Vergine Maria è Madre di Dio.
Diventare Madre di Dio è il massimo a cui possa arrivare una persona umana. Per questo motivo, alcuni antichi teologi parlavano di Maria come il confine tra il creato e l'increato: al di là di questo confine vi è solo Dio.
La Madonna non è solamente Madre di Dio ma è anche Madre nostra. Questa è una verità molto consolante. Diventando Madre di Gesù, Maria è diventata anche Madre nostra, di noi che siamo le membra del Corpo mistico di Cristo. Oggi, in questa bella Solennità, siamo chiamati a riflettere sull'importanza della devozione mariana. Il papa Paolo VI, in una predica, insegnava che non si può essere cristiani senza essere mariani, ovvero senza nutrire una tenera devozione alla Madonna. La devozione alla Madonna non è qualcosa di facoltativo, lasciato alla nostra libera decisione, ma è qualcosa di essenziale per il semplice fatto che siamo cristiani e Gesù vive in noi. Se vive in noi, Gesù ama in noi. Ama il suo Padre Celeste e ama la sua Madre Immacolata. Per questo motivo possiamo dire che la devozione mariana è come un segno bellissimo della presenza di Gesù in noi: non siamo noi ad amare l'Immacolata, ma è Gesù che la ama in noi. Tutti pertanto devono essere devoti alla Madonna e, quanto più lo saremo, tanto più assomiglieremo a Gesù.
Una grande devozione alla Madonna è il modo più bello e più facile per giungere alla salvezza eterna. Diversi Santi ci assicurano che non si perderà colui che ama la Madonna e la prega con perseveranza. Sia questo dunque il nostro impegno nel nuovo anno che è appena iniziato: pregare con fiducia e perseveranza Colei che è la nostra Madre.
Si racconta che san Bernardino da Siena, quando era ancora giovane, giunta la sera, usciva di casa e vi ritornava dopo diverso tempo. Una sua parente, temendo che il giovane Bernardino avesse trovato qualche brutta compagnia, una sera lo seguì di nascosto; ma fu grande la sua consolazione quando vide che egli, uscito dalla porta della città, si fermava davanti ad una immagine mariana che aveva "rapito il suo cuore", e lì pregava a lungo. Rassicurata da ciò, la parente tornò a casa in pace.
Imitiamo questo esempio. Cerchiamo anche noi una immagine mariana che ci piaccia e che parli al nostro cuore; rechiamoci spesso a visitarla, e parliamole "con il cuore in mano". Saranno quelli i momenti più belli della giornata. Ella, la nostra Madre tenerissima, avrà sempre qualche nodo da scioglierci.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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