IL LIBRO DI RAVAGNANI: LIBERTA' A PREZZO DI UN'INFEDELTA'
Spiritualmente impalpabile, teologicamente confuso, umanamente povero... ci si poteva aspettare qualcosa di più del diario dello sfogo che gli ha ordinato lo psicologo
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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CHIARA FERRAGNI PROSCIOLTA PER IL PANDORO... MA E' DAVVERO INNOCENTE?
Chiuso il capitolo giudiziario, si dimentica l'impatto culturale della regina delle influencer, impregnata di femminismo ed emancipazione come prodotti virali (VIDEO: La Ferragni secondo Silver Nervuti)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
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LE INFERMIERE CHE NON SI SONO PIEGATE AI DIKTAT LGBT
La limitazione della libertà di espressione ad opera dell'ideologia gender causa licenziamenti e demansionamenti sul lavoro: due casi emblematici
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia
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SAN GIUSEPPE ALLAMANO SMASCHERA L'ILLUSIONE DI EVANGELIZZARE SENZA CONVERSIONE
Nel centenario della Giornata Missionaria, Papa Leone ne ricorda il promotore
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
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LA MASSONERIA SENZA PIU' MEMBRI ORA LI CERCA... SUI SOCIAL
La setta segreta, da sempre condannata dalla Chiesa, in cui era difficile entrare se non per raccomandazione da parte dei membri già affiliati, ora spalanca le sue porte
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
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SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG
Il giorno dopo la condanna a 20 anni per l'imprenditore ed editore cattolico scende il silenzio dei media occidentali e della Santa Sede
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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OMELIA II DOMENICA QUARESIMA - ANNO A (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
Autore: Padre Stefano M. Miotto - Fonte: Il settimanale di Padre Pio
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IL LIBRO DI RAVAGNANI: LIBERTA' A PREZZO DI UN'INFEDELTA'
Spiritualmente impalpabile, teologicamente confuso, umanamente povero... ci si poteva aspettare qualcosa di più del diario dello sfogo che gli ha ordinato lo psicologo
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14 febbraio 2026
Abbiamo letto il libro di (don) Alberto Ravagnani La Scelta. Andiamo al cuore della faccenda: è la prova che Dio esiste. Esiste, perché se è riuscito ad avvicinare alla conversione decine di giovani, servendosi di un prete sicuramente innamorato di Cristo, ma privo di strumenti spirituali, intellettuali e teologici di "base", allora vuol dire davvero che supplet Ecclesia, cioè la Chiesa supplisce anche di fronte all'eventuale claudicanza del pastore. Si sa, la Chiesa è andata avanti anche grazie a sacerdoti inadeguati, ma inseriti dentro la cornice giusta. «Fate quello che dicono e non fate quello che fanno». È un format rodato. Per il resto, sulla vicenda umana di Ravagnani e di quello che dice nel libro, anticipato allo sfinimento nei podcast, nelle interviste, nei reels e nei post sui social con un afflato di egocentrismo neanche tanto nascosto, bisogna avere rispetto, ma non serve dire molto di più, se non la sensazione di essere di fronte al déjà-vu di una crisi ecclesiale titanica, ma inavvertita dalle gerarchie ecclesiastiche. Lasciare il sacerdozio è un dramma, però reversibile, ma nelle pagine che scorrono manca decisamente il senso di questo dramma che ignora anche la responsabilità di un consacrato. Possibile che sia una scelta come un'altra, intercambiabile a seconda delle circostanze? Frutto di un cammino troppo veloce per uno che è sacerdote da appena 7 anni? Di sicuro nel libro non affiora. Il ragazzo scrive a flusso di coscienza, con realismo, non ci aspettavamo Honoré de Balzac, ma qualcosa di più del diario di sfogo ordinato dallo psicologo, francamente sì. Spiritualmente impalpabile, teologicamente confuso, umanamente povero, frutto, più che di discernimento, di molte sedute da uno psicologo. Lo si capisce da questa insistenza dominante del bravo bambino che fu Ravagnani, e poi bravo seminarista, bravo prete, in una sequenza di prese di coscienza psicologiche dove lo schema è quello del poveretto che deve sempre rispondere alle aspettative degli altri. E per questo non è libero. Che fuffa. Dov'è la virilità? Il valore? Dov'è la virtù che si coltiva abbandonando l'io bambino delle recriminazioni sul mondo che non cambia, sulla vita che non è come la vorrei io e sul fatto che è sempre colpa degli altri?
INCAPACE DI UMILTÀ Incapace di umiltà, prende a schiaffi la liturgia con le banalità dei primi ribelli anni '60. Una paccottiglia trita e ritrita sulla Chiesa che deve cambiare. Cieco di fronte all'evidenza che la fede si risveglia oggi, e soprattutto nei giovani, laddove la liturgia è vissuta come duro lavoro e stupore di sacro. Il formalismo stantio che lui le rimprovera è in realtà il formalismo figlio di questi anni di creatività liturgica a cui evidentemente anche lui aspira. Niente di nuovo e niente di più scontato e infruttifero. Non poteva mancare il pippotto in salsa gay friendly, di lui che a Parigi scopre che la Chiesa sbaglia sull'omosessualità, pratica o in tendenza che sia. E lo fa in un tête-à-tête con un gay conosciuto in un bistrot. Polacco, tra l'altro, il quale dice di essere scappato dalla patria perché perseguitato. Evidentemente il primo polacco gay perseguitato dai tempi di nazismo e comunismo. Ma siamo seri? Un piagnisteo continuo di lui che era un bravo bambino e di lui che ha fatto tante cose, con i social, con i giovani e la Chiesa che non lo capisce. E che Fraternità è stata osteggiata. Ma figlio mio: San Francesco è stato osteggiato, San Pio, San Josemaria Escrivà sono stati osteggiati. Cosa ti aspettavi? Che i frutti scendessero dall'albero dei reels così senza fatica? Non lo fanno neanche i fichi selvatici in agosto. Pensavi di farcela tu? E poi lui che cede di fronte alla sessualità e non può e quindi dà la colpa alla Chiesa, che non cambia la morale sessuale. E allora "dagli alla Chiesa" da Galileo fino ad oggi, con la Chiesa nella parte della cattiva che ha sbagliato tutto. Conoscenze storiche da bar, luoghi comuni e cliché triti e ritriti secondo lo schema dell'"io so io e la Chiesa nun capisce un..." insomma avete capito.
VOGLIA DI LIBERTÀ ASSOLUTA E che vuole essere libero, ma questo abito non glielo permette. Che noia. Una lagna egocentrica, che sembra piuttosto nascondere fallimenti, giustificare peccati, aprirsi ad una libertà intesa non come adesione alla Verità. Ammette, Ravagnani, di non avere avuto amici veri, tra i confratelli che non lo capivano, e qui sta forse il cuore della vicenda perché si dovrebbe aprire il doloroso capitolo dei preti che se non sono sostenuti da una comunità di consacrati, che custodiscano dubbi e fatiche, si va poco lontano. E il più delle volte si sbanda. Così come stupisce nel racconto che il vescovo non sia mai nominato, come se non si fosse mai interessato a lui. I superiori sempre visti come arcigni, incapaci di capirlo. Possibile? E poi l'inno alla "somatolatria", al suo corpo palestrato, pompato a suon di crunch per farci credere che per evangelizzare siano utili anche gli integratori contro una Chiesa che ha sempre condannato il corpo e perciò deve cambiare. Un disprezzo verso la veste da prete che si è accorto di portare - dice - per coprire un ruolo e che non corrisponde più con la sua persona finalmente libera. Un'offesa a quei santi che per rimanere fedeli a quella veste perché rivestimento visibile di Cristo si sono fatti ammazzare. Come Rolando Rivi, il cui libro gli avevo regalato quando lo ospitai in casa mia e che credo non abbia mai letto. Ci speravo, perché avrebbe avuto un esempio davanti agli occhi di martirio. In fondo viene da chiedersi se più che un problema di vocazione, non sia un problema di fede. E come si possa alimentare se persino la preghiera è vista come qualcosa di fastidioso, noioso, ripetitivo. E i giovani? I tanto strombazzati giovani che lui ha seguito, che ha avvicinato alla fede? A loro non sono riservate risposte, eppure sono loro oggi che, seguendo le sue gesta alle prese con le interviste sulla Stampa, Repubblica, sui grandi media che ora lo coccolano e domani lo scaricheranno, si interrogano con sconcerto: ma allora a che cosa è servito? E che senso ha rimanere fedeli ad una scelta se poi questa fedeltà viene infranta come il vetro di un IPhone? Un consiglio e un augurio, sarà anche paternalistico, ma fa lo stesso: guarda a Pietro, che tradì, non pubblicò libri sulla sua infedeltà, ma si mise testa china al servizio di quella chiamata. Tuffandosi nella misericordia di Dio e dando la sua vita.
L'ADDIO DI DON ALBERTO RAVAGNANI E IL PROBLEMA DELLA CREDIBLITA' Da prete influencer con un look curato e alla moda Ravagnani si è trasformato sempre più in un personaggio (per lui i social erano un mezzo per propagandare il proprio ego) di Andrea Zambrano https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8443
DOSSIER "EXTRA ECCLESIAM" Sacerdoti ridotti allo stato laicale Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14 febbraio 2026
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CHIARA FERRAGNI PROSCIOLTA PER IL PANDORO... MA E' DAVVERO INNOCENTE?
Chiuso il capitolo giudiziario, si dimentica l'impatto culturale della regina delle influencer, impregnata di femminismo ed emancipazione come prodotti virali (VIDEO: La Ferragni secondo Silver Nervuti)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 16 gennaio 2026
«Finalmente mi riprendo la mia vita». Così Chiara Ferragni ha commentato il proscioglimento nel caso noto come Pandoro gate. Nessuna truffa penalmente rilevante, nessuna condanna. Il diritto ha fatto il suo corso e ha stabilito che il reato, così come contestato, non è più procedibile. Questo, però, non equivale a una patente di correttezza né a una certificazione di trasparenza. Significa solo che non sussistono i presupposti per un'azione penale. L'operazione commerciale che ha innescato il caso non diventa limpida per decreto: resta un esempio emblematico di come il confine tra beneficenza e marketing possa diventare ambiguo, giocando sulla fiducia del pubblico e sulla forza di un brand personale costruito sulla (presunta?) autenticità. Come sempre accade quando si parla della Ferragni, si sono scatenati i tribunali mediatici: chi la condanna a prescindere manco fosse la saponificatrice di Correggio, chi la assolve a prescindere come novella Maria Goretti. Tutti, però, concentrati ossessivamente sul pandoro, come se l'Italia fosse improvvisamente popolata da paladini della filantropia e maestri di etica. Come se quella vicenda fosse un'imperdonabile caduta morale di una figura dalla specchiata rettitudine. Vale allora la pena ricordare chi è davvero Chiara Ferragni: la regina degli influencer, la pioniera, la prima. Una donna che più di molte altre ha saputo incidere sull'immaginario collettivo. L'imprenditrice digitale cremonese ha costruito il suo successo proponendosi come modello sociale e culturale di donna "contemporanea", portavoce di un femminismo semplificato, perfettamente compatibile con le sponsorizzazioni e allineato alle posizioni del transfemminismo mediatico. Un femminismo che non entra mai in conflitto con il mercato, perché è mercato. L'apice di questa narrazione arriva pochi mesi prima dello scoppio del Pandoro gate, al Festival di Sanremo 2023, inaugurato con la stola firmata Dior e lo slogan "Pensati libera". Cinque sere di abiti-manifesto e monologhi femministi in cui si rivendicano aborto, fecondazione artificiale e libertà di vestirsi come si vuole come se fossero diritti negati, da strappare con eroismo. Peccato che siano realtà normate, acquisite e praticate da decenni. Purtroppo. In uno dei momenti più emblematici, la Ferragni si presenta con un abito che riproduce il suo corpo nudo mentre rivendica il diritto a vestirsi come si vuole: l'incoerenza elevata a messaggio. Comunque il sottotesto è chiaro: se non ti senti libera, è perché qualcuno te lo impedisce. Chi? L'uomo innanzitutto. Poi la famiglia, la maternità, la relazione stabile, il corpo. La realtà, in definitiva. Niente di nuovo sotto il sole, ma rilanciato a milioni di follower osannanti pronti a mettere like e a far propria la "lotta al patriarcato" declinato in salsa sanremese e social. A questo si aggiunge la normalizzazione della monetizzazione totale dell'esistenza. Il corpo, le relazioni, i figli: tutto diventa contenuto, tutto diventa prodotto, tutto diventa storytelling. Non per raccontare la realtà, ma per trasformarla in valore, economico, culturale o mediatico che sia. È qui che la Ferragni ha inciso davvero. Non coi Pandori, ma nell'immaginario. Nel far credere a migliaia di ragazze che quella - esposizione totale, vittimismo permanente, attivismo da brand - fosse la via più semplice al successo. E quello, purtroppo, non si archivia con una sentenza.
VIDEO: La Ferragni secondo Silver Nervuti
(5 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=VCjJoDV39I8
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Fonte: Sito del Timone, 16 gennaio 2026
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LE INFERMIERE CHE NON SI SONO PIEGATE AI DIKTAT LGBT
La limitazione della libertà di espressione ad opera dell'ideologia gender causa licenziamenti e demansionamenti sul lavoro: due casi emblematici
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia, 26 gennaio 2026
Una delle implicazioni più ricorrenti nella limitazione della libertà di espressione ad opera dell'ideologia gender sono i licenziamenti ed i demansionamenti sul lavoro. Ciò avviene in vari ambiti, anche in quello sanitario. E, nonostante alla fine - quasi sempre - la verità vinca, le odissee lavorative e giudiziarie colpiscono, non poco, chi non si allinea ai diktat Lgbt, come in due casi particolari di cui abbiamo notizia dal mondo anglosassone.
LE RIPERCUSSIONI UMANE E PROFESSIONALI Una disavventura ai limiti del paradossale è quella capitata a Jennifer Melle, 40enne infermiera londinese di origine ugandese, vittima di un'aggressione da parte di un detenuto transgender, furibondo per essersi sentito appellato come «Mr.» (signore), essendo effettivamente un uomo sul piano biologico. Nel maggio 2024, la donna era andata a prestare cure durante un ricovero in ospedale, concessogli dal carcere dove era in quel momento detenuto con l'accusa di aver adescato dei ragazzi sui social, fingendosi adolescente. La signora Melle era stata pesantemente insultata per il pronome utilizzato, subendo peraltro ingiurie razziali. Al danno, si è aggiunta la beffa: invece di ricevere la solidarietà della propria categoria, l'infermiera è stata redarguita e messa all'angolo. Il Nursing and Midwifery Council (Nmc) ha definito Melle un «potenziale rischio» per non aver utilizzato l'identità di genere scelta dal detenuto transgender al centro della controversia. Al contempo, gli avvocati del Servizio Sanitario Nazionale britannico hanno etichettato le convinzioni religiose dell'infermiera sulle questioni di genere «non degne di rispetto in una società democratica». Poco meno di un anno fa, quando la vicenda è finita sui media britannici, Jennifer Melle si dichiarò «vittima di abusi, molestie, bullismo e discriminazione razziale da parte delle istituzioni. Da quando ho espresso le mie convinzioni cristiane sotto forti pressioni - confidò l'infermiera lo scorso marzo, - sono stata una donna marchiata. Non mi sento supportata dai miei colleghi, né dal Servizio Sanitario Nazionale, a seguito degli abusi razziali e delle minacce di violenza fisica che ho ricevuto dal paziente». Effettivamente, le ripercussioni sulla vita professionale di Melle sono state devastanti. Dopo aver ribadito davanti ai dirigenti della sua azienda ospedaliera che, in base alle sue convinzioni religiose, Dio ha creato gli esseri umani come maschio e femmina, per tutta risposta i superiori hanno demansionato l'infermiera, cancellando il suo nome dal sistema interno, impedendole di fare straordinari, con conseguenti ripercussioni sulla retribuzione. I responsabili sanitari l'hanno inoltre accusata di «non aver rispettato l'identità preferita del paziente», affermando che le sue azioni e il suo comportamento erano «in contrasto con il valore del rispetto del trust». Soltanto dopo molti mesi e molti disagi e danni, l'odissea giudiziaria di Jennifer Melle si è conclusa felicemente proprio pochi giorni fa, con la piena reintegrazione da parte degli ospedali universitari di St Helier ed Epsom, che hanno archiviato la causa per «violazione dei dati» contro l'infermiera.
OTTO INFERMIERE CONTRO L'ABUSO DELLO SPOGLIATOIO FEMMINILE Lieto fine anche per otto infermiere del Darlington Memorial Hospital. Le donne hanno vinto la causa dopo la penalizzazione riservata loro dai dirigenti sanitari per essersi opposte all'utilizzo dello spogliatoio femminile da parte di "Rose" Henderson, un uomo che si identifica come donna. Secondo il tribunale di Newcastle, i dirigenti dell'ospedale hanno violato la dignità delle otto dipendenti. È stato quindi riconosciuto l'«ambiente ostile» determinato dalla dirigenza durante il contenzioso. Il caso iniziò nel 2019, anno in cui Henderson aveva utilizzato lo spogliatoio femminile. La politica aziendale del County Durham and Darlington Nhs Foundation Trust sulla transizione di genere sul posto di lavoro, tuttavia, consentiva a una persona di utilizzare lo spazio riservato a un solo sesso, conforme alla propria identità di genere, e chiunque di quel sesso si opponesse poteva cambiarsi altrove. Ben 26 infermiere firmarono una lettera in cui lamentavano l'uso e la condotta di Rose Henderson all'interno dello spogliatoio. Henderson tuttavia dichiarò al tribunale che le accuse, tra cui quella di fissare le donne che si spogliavano, erano «false». Alla fine, nella sentenza di 134 pagine, la Corte ha affermato che l'ospedale avrebbe molestato e discriminato le infermiere chiedendo loro di condividere lo spogliatoio con una «donna transgender biologicamente maschile», oltretutto non prendendo sul serio le loro preoccupazioni. L'esito della causa intentata dalle infermiere del Darlington Memorial Hospital ha suscitato l'approvazione anche da parte della scrittrice J. K. Rowling. «Le donne hanno il diritto di non spogliarsi davanti agli uomini sul posto di lavoro. Vent'anni fa, questa frase sarebbe stata un'affermazione così ovvia che la gente vi avrebbe riso in faccia per averla pronunciata ad alta voce. Ora è motivo di festa. Congratulazioni, eroine», ha scritto l'autrice di Harry Potter su X.
Fonte: Provita & Famiglia, 26 gennaio 2026
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SAN GIUSEPPE ALLAMANO SMASCHERA L'ILLUSIONE DI EVANGELIZZARE SENZA CONVERSIONE
Nel centenario della Giornata Missionaria, Papa Leone ne ricorda il promotore
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 16 Febbraio 2026
Il 25 gennaio, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio per celebrare il centesimo anniversario della Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che si svolgerà il prossimo 16 ottobre. Questa giornata istituita da Papa Pio XI nel 1926, ci ricorda la vocazione missionaria della Chiesa, riassunta dalle parole di Nostro Signore ai suoi discepoli: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20). Pochi sanno che l'istituzione di questa giornata si deve anche ad un santo che non fu mai missionario, ma che alle missioni dedicò la sua vita: san Giuseppe Allamano, la cui festa si celebra il 16 febbraio. Giuseppe Allamano nacque a Castelnuovo d'Asti il 21 gennaio 1851, nella stessa terra benedetta che aveva dato i natali a san Giovanni Bosco e fu uno degli ultimi frutti di quello straordinario filone di spiritualità piemontese, costellato da nomi come quelli di san Giuseppe Cafasso, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Leonardo Murialdo, e, tanti altri beati e servi di Dio. La spiritualità piemontese è sempre concreta, radicata nella fedeltà alle grazie ricevute ogni giorno, senza mai essere intellettuale o sentimentale. Ciò che la caratterizza è il primato della vita interiore, l'amore per la Chiesa, una profonda devozione mariana, una fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza. Ordinato sacerdote nel 1873, Giuseppe Allamano, fu presto colpito dalla sofferenza: una grave malattia lo costrinse ad abbandonare l'insegnamento, ma ciò che sembrava una sconfitta diventò, nelle mani di Dio, un seme fecondo. Nominato rettore del Santuario della Consolata di Torino, Allamano trasformò quel luogo in un centro vivo di rinnovamento sacerdotale. Davanti all'immagine della Madonna Consolata, maturò in lui una chiamata decisiva: formare missionari santi per annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. Nel 1901 fondò l'Istituto Missioni Consolata (oggi Missionari della Consolata) e, pochi anni dopo, l'Istituto delle Missionarie della Consolata. Non partirà mai personalmente per le missioni, ma il suo cuore le abbraccerà tutte.
LA GIORNATA MISSIONARIA Nel 1912, si rivolse direttamente a san Pio X, per cercare di sensibilizzare il clero e i fedeli sulle attività delle missioni, chiedendo anche l'istituzione di una giornata a questo dedicata. La risposta arriverà con l'istituzione della Giornata Missionaria, poco dopo la sua morte, che avvenne a Torino, il 16 febbraio 1926. Quest'anno ne celebriamo il centenario. Fu beatificato da Giovanni Paolo II e proclamato santo da papa Francesco il 20 ottobre 2024. Oggi la sua famiglia missionaria è diffusa in molti Paesi del mondo. Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di san Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti. Essa può essere riassunta nel suo celebre motto: «Prima santi, poi missionari». «L'opera della missione - scrive Allamano - esige grande santità. Non basta una santità mediocre, occorrono, come missionari, santi in modo superlativo. Le anime si salvano con la santità... Certe conversioni non si ottengono che con la santità. Non dimenticate mai che la conversione dei cuori è opera della divina grazia, e solo chi ne è ripieno, opererà prodigi di conversione... Prima santi e poi missionari. Non bisogna scambiare i termini. Non è affatto presunzione il voler farsi santo; è presunzione il confidare nelle proprie forze. I santi non sono nati santi, ma si sono fatti santi. Quelli che vogliono farsi veramente santi, il Signore li aiuta e li fa santi. Per essere santi occorre pregare. Bisogna pregare sempre, giorno e notte senza interruzione: il che vuol dire essere come investiti dello spirito di preghiera, come l'abito riveste il corpo. Dobbiamo formarci lo spirito della preghiera, avere l'abito della preghiera, che non consiste nel pregare sempre vocalmente, dal mattino alla sera, ma nel riferire tutto al Signore. Così il nostro lavoro sarà preghiera. Si fa più in un quarto d'ora dopo aver pregato, che in due ore senza preghiera. La preghiera deve essere perseverante. Bussiamo alla porta; se non ci viene aperto, bussiamo più forte; rompiamo la porta, se occorresse. È il Signore che ci insegna a fare così. Quando non riceviamo ciò che chiediamo, pensiamo che neppure un filo, una parola della nostra preghiera è caduta nel vuoto».
PER MEZZO DELLA CROCE Aggiunge il nostro santo: «È per mezzo della croce che ci santifichiamo, non per mezzo delle parole e neppure solo delle preghiere; queste giovano anche, ma il più importante è portare bene la croce. La spiritualità però non deve essere triste, ma profondamente serena e fiduciosa nella Provvidenza». «La confidenza - sottolinea il nostro santo - è la quintessenza della speranza. Confidare è speranza robusta, viva. Nella via della perfezione essa ha una grande parte. Senza confidenza in Dio non si può far nulla; d'altra parte, facciamo torto a Dio non confidando in lui. Ci vuole una confidenza da pretendere miracoli, una confidenza tale, da essere un po' audaci, "prepotenti". Il Signore non si offende di ciò. Iddio provvede a tutto per coloro che in lui confidano». La devozione alla Madonna Consolata è uno dei pilastri della spiritualità di san Giuseppe Allamano, che vede nella Consolata una Madre che guida, sostiene e corregge, e a Lei affida ogni difficoltà. «Se uno non sentisse amore verso la Madonna, lo domandi: non aver amore alla Madonna è cattivo segno. Se non avete la devozione alla Madonna, e non dico solo devozione, ma una tenera devozione - dice - non vi farete santi!» L'energia è una dote caratteristica della Madonna. «Maria nei suoi dolori non si lasciava abbattere, ma aveva energia: "stava preso la croce di Gesù" (Gv 19, 25), partecipe delle sofferenze del figlio. Generosità, coraggio - esorta - ma anche allegrezza! Dio vuole anime forti e risolute, che si mettano interamente a disposizione di lui! Guai a chi mette riserve nella santificazione! Il Paradiso non è fatto per i fiacchi Che cos'è la nostra vita? É un'ora. Almeno in quest'ora lavoriamo con tanta intensità, con tanto spirito, di modo che un'ora sola valga tutta la giornata. Non è tanto il cadere nella debolezza che è male, ma il non sollevarsi; invece bisogna sempre cominciare di nuovo, non stancarsi. Coraggio sempre. Avanti nel Signore».
Fonte: Radio Roma Libera, 16 Febbraio 2026
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LA MASSONERIA SENZA PIU' MEMBRI ORA LI CERCA... SUI SOCIAL
La setta segreta, da sempre condannata dalla Chiesa, in cui era difficile entrare se non per raccomandazione da parte dei membri già affiliati, ora spalanca le sue porte
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 23 gennaio 2026
Senza dubbio viviamo in una società di cambiamenti epocali, alcuni veramente insoliti e bizzarri come questo che vi raccontiamo e che ha per protagonista la società segreta che più segreta non si può, anzi la società segreta per eccellenza: la Massoneria. La confraternita da sempre condannata dalla Chiesa in cui era difficilissimo entrare, se non per "raccomandazione" da parte dei membri già affiliati, ora apre, anzi, spalanca le sue porte e lo fa in modo tutt'altro che sommesso, utilizzando addirittura i social. Questo è quanto riporta il Telegraph. Altro che rituali segreti e strette di mano misteriose, oggi, chiunque può aspirare a diventare massone, o meglio così è in Inghilterra, dove la setta segreta sta intraprendendo una campagna di reclutamento pubblica che utilizza niente meno che Facebook per attrarre adepti. Dunque, non solo le chiese si svuotano (almeno così si dice..): anche la società accusata o sospettata di governare il mondo ha bisogno di un piccolo aiutino per il reclutamento. Il numero di membri, infatti, diminuisce, al punto che le logge di tutto il Paese ora pagano per attirare gente nuova. Tra le logge "social", i massoni di Buckinghamshire hanno pubblicato annunci su Facebook invitando le persone a «unirsi ai Fratelli» dall'inizio di dicembre dello scorso anno: «La porta è aperta... Non aspettare che ti chiedano». «Stai cercando un nuovo giro social? Intriso di tradizione, ma concentrato su una concezione moderna di comunità? La Loggia Fiscian dei Massoni sarebbe felice di conoscerti». Ecco un altro incredibile annuncio di un'altra confraternita. Altri annunci online hanno fatto appello agli uomini che mirano a «far parte di qualcosa di positivo» e assicurano che sia «facile unirsi». Insomma sembrano messaggi che fanno leva sul senso di solitudine diffuso tra i giovani a cui indubbiamente strizzano l'occhio, utilizzando il linguaggio facile, immediato e accattivante del marketing, per mostrare una realtà, in apparenza dinamica, ultramoderna, che presenterebbe solo aspetti positivi. Perché tutto questo, se proprio il senso di segretezza era una delle caratteristiche essenziali della confraternita? La risposta sono i numeri: secondo gli stessi dati provenienti dagli ambienti massonici, l'adesione alla setta segreta è da tempo in calo sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. Le cifre più recenti della Gran Loggia Unita d'Inghilterra parlano di circa 170.000 membri, in calo rispetto ai diverse centinaia di migliaia negli anni '50. Negli Stati Uniti, l'ultima tabella della Masonic Service Association indica un totale dei membri nazionali nel 2023 a 869.429, in calo rispetto ai poco più di 4,1 milioni del 1959. Le logge sembrano anche approfittare dei crescenti livelli di solitudine tra i giovani, un desiderio di "fratellanza" e il desiderio di appartenere a qualcosa di più grande. Ma la Chiesa, invece, ha da sempre messo in guardia dall'appartenere a questa realtà. Nella sua enciclica del 1884 Humanum Genus, papa Leone XIII scriveva infatti che «la setta dei massoni» era, tramite «frode o audacia», «riuscita a infiltrarsi in ogni rango dello stato fino a diventare un potere dominante». Un tale «avanzamento rapido e formidabile - aggiunse, aveva causato «gravi danni alla Chiesa, al potere dei principi, al benessere pubblico». Ma molto più recentemente, nel 2023, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha esplicitamente riaffermato che ai cattolici è vietato entrare nelle logge massoniche, sottolineando l'"inconciliabilità" della Massoneria con la dottrina cattolica e affermando che il giudizio negativo di lunga data della Chiesa sulla Massoneria rimaneva in vigore. E se ancora non bastasse, nel suo libro del 2023, "Credo - Compendio della fede cattolica", il vescovo Athanasius Schneider ha scritto che «l'essenza del credo massonico è una sovversione dell'ordine divino della creazione e della trasgressione delle leggi date da Dio». Insomma, da società segreta a società con segreti e speriamo che entrambi gli aspetti "misterici" rimangano ancora a lungo tali (nonostante le ultime, disperate operazioni social).
Fonte: Sito del Timone, 23 gennaio 2026
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SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG
Il giorno dopo la condanna a 20 anni per l'imprenditore ed editore cattolico scende il silenzio dei media occidentali e della Santa Sede
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10 febbraio 2026
Ora che la condanna di Jimmy Lai a 20 anni di detenzione è stata pronunciata dal tribunale di Hong Kong, la partita si sposta sul piano internazionale e il caso dell'editore-direttore del quotidiano Apple Daily potrebbe diventare una delle pedine da muovere nella complessa partita a scacchi che dovrà stabilire nuovi equilibri geopolitici. Le reazioni di ieri al verdetto hanno già messo in mostra quali saranno le possibili mosse. Il governo cinese, per bocca del ministro degli Esteri Lin Jian, nell'esprimere «pieno sostegno» al governo di Hong Kong e alla condanna impartita dai giudici a difesa della sicurezza nazionale, ha mandato un messaggio chiaro a Londra e Washington: i Paesi coinvolti devono «rispettare la sovranità della Cina e il sistema legale di Hong Kong, astenersi dal fare dichiarazioni irresponsabili, non interferire nel sistema giudiziario di Hong Kong o negli affari interni della Cina in alcuna forma». Da parte sua il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando di «conclusione ingiusta e tragica di questo caso» chiede che la Cina conceda a Jimmy Lai «la libertà vigilata per motivi umanitari», richiesta condivisa anche dal governo britannico per bocca del ministro degli Esteri Yvette Cooper. La richiesta è giustificata sia dall'età di Jimmy Lai (ha compiuto 78 anni lo scorso dicembre) sia dalle sue condizioni di salute ulteriormente deterioratesi in questi anni di prigionia. La possibilità - e la speranza - è che il caso Jimmy Lai entri in qualche negoziato - commerciale, militare, politico - così da poter arrivare a una sua liberazione per motivi umanitari, magari con un esilio nel Regno Unito insieme alla sua famiglia, mantenendo la Cina il principio di gestire Hong Kong a suo piacimento e magari ottenendo in cambio qualche concessione da Usa e Regno Unito.
LA QUESTIONE HONG KONG Una soluzione del genere a questo punto sarebbe certo auspicabile per quanto riguarda la sorte di Jimmy Lai, ma lascerebbe comunque irrisolta la questione Hong Kong. Perché, ricordiamolo, se Jimmy Lai è diventato giustamente il simbolo della battaglia per la libertà e la democrazia, in condizioni analoghe alle sue ci sono altri giornalisti e attivisti pro-democrazia: ieri sono stati condannati con lui altri 8 (sei ex dipendenti di Apple Daily e due esponenti di associazioni democratiche) a pene che vanno dai sei ai dieci anni. E nei prossimi giorni - come ricordava ieri AsiaNews - si attende la sentenza per tre altri attivisti democratici che rischiano fino a dieci anni di galera per sedizione: l'avvocato Chow Hang-tung (40 anni), Lee Cheuk-yan (68) e Albert Ho (74), in prigione dal 2021. "Salvare" Jimmy Lai e chiudere gli occhi su tutto il resto sarebbe una politica miope, perché il soffocamento di Hong Kong ha un significato che va ben oltre il destino degli oltre sette milioni di abitanti dell'ex colonia britannica. Quello che sta accadendo è una palese violazione dell'accordo sino-britannico con cui il Regno Unito restituiva Hong Kong alla Cina il 1° luglio 1997, accordo in base al quale sotto lo slogan "un Paese, due sistemi", Pechino garantiva che gli abitanti di Hong Kong avrebbero goduto per 50 anni il mantenimento degli stessi diritti e libertà garantite nella colonia dal Regno Unito. In questi 28 anni invece si è assistito da parte di Pechino alla progressiva e sistematica distruzione del sistema Hong Kong sulla base di interpretazioni soggettive, per non dire puramente arbitrarie, degli accordi sottoscritti. Il che è abbastanza per comprendere che la principale difficoltà nel trattare con il regime comunista cinese è proprio la sua inaffidabilità. Cosa che spiega peraltro quanto sta accadendo con l'accordo segreto sino-vaticano per la nomina dei vescovi cattolici. Finora la Santa Sede ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco arrivando sempre con umiliante ritardo a ratificare le nomine decise unilateralmente da Pechino che, non per niente, nei comunicati ufficiali ignora sempre la Santa Sede.
UN SILENZIO IMBARAZZATO E IMBARAZZANTE A questo proposito, qui sta l'altro aspetto sconcertante della vicenda di Jimmy Lai: il totale silenzio del Vaticano, ma anche della Chiesa di Hong Kong. Le cronache dei media di tutto il mondo fanno risaltare semplicemente la storia di un imprenditore ed editore che ha condotto una battaglia per la libertà e la democrazia, ne fanno un simbolo della libertà di stampa, ma la storia di Jimmy Lai è molto più di questo. È una storia di fede, la storia di un convertito che nell'incontro con Cristo ha compreso anche il senso della sua battaglia per la libertà. Ed è significativa la presenza costante e silenziosa ad ogni udienza in tribunale del cardinale Joseph Zen, che lo ha battezzato nel 1997. Gli anni di carcere, come ha testimoniato alla Bussola una ex giornalista del suo quotidiano Apple Daily, ci hanno mostrato un vero confessore della fede, una testimonianza di martirio bianco. E il Vaticano lo ignora completamente, più preoccupato di non dispiacere il regime comunista cinese che non di manifestare vicinanza e solidarietà a un fratello perseguitato, valorizzandone anche l'esempio per tutti i credenti. Ieri i media vaticani non hanno neanche dato la notizia della sentenza: Vatican News e Osservatore Romano riportavano notizie da tutto il mondo, dalla vittoria elettorale in Giappone del primo ministro Sanae Takaichi ai massacri in Congo, dalla morte del fisico Antonino Zichichi ai nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ma della condanna di Jimmy Lai, che pure era sui giornali di tutto il mondo, di destra e di sinistra, neanche una riga. Un silenzio imbarazzato e imbarazzante, che la dice lunga sul disastro che la Segreteria di Stato vaticana sta provocando con il dossier cinese.
JIMMY LAI E' COLPEVOLE: ESITO SCONTATO A HONG KONG DI UN PROCESSO-FARSA Carcere a vita per l'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong che si è battuto per la libertà e perché ci fossero media indipendenti dal Partito Comunista Cinese... e intanto il Vaticano tace di Riccardo Cascioli https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8398
JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE L'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong rischia di morire in carcere per la sua battaglia di libertà contro il partito comunista cinese (VIDEO: The Hong Konger) di Riccardo Cascioli https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8336
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10 febbraio 2026
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OMELIA II DOMENICA QUARESIMA - ANNO A (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
Autore: Padre Stefano M. Miotto - Fonte: Il settimanale di Padre Pio
Siamo giunti alla seconda Domenica di Quaresima e la prima lettura ci presenta il patriarca Abramo. Invitato da Dio, egli lascia la sua terra, la sua parentela e la casa di suo padre, per andare verso una terra sconosciuta che Dio gli indicherà. II racconto della vocazione di Abramo mette in luce la sua pronta obbedienza alla Volontà di Dio e la sua sconfinata fiducia nell'adempimento delle promesse divine. Dio promette ad Abramo di far di lui una grande nazione e che in lui si diranno benedette «tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). Questa promessa si realizzerà pienamente con Gesù. Con Lui, discendente di Abramo secondo la natura umana, la salvezza è offerta a tutte le nazioni. Abramo parte senza sapere dove andare, animato da una grande fede. Il suo viaggio verso la terra che Dio gli indicherà simboleggia molto bene il nostro pellegrinaggio terreno verso la meta eterna che è il Paradiso. In questo cammino ci sono difficoltà d'ogni genere. Come Abramo, anche noi dobbiamo essere animati da una grande fiducia nelle promesse divine. Se saremo fedeli al Signore, raggiungeremo certamente il termine del nostro cammino. Come Abramo, anche noi dovremo lasciare tutto. Con noi porteremo solo il bene che abbiamo fatto, tutto il resto lo lasceremo su questa terra. Co me Abramo, anche noi dobbiamo essere obbedienti a Dio, compiendo fedelmente la sua Volontà ed evitando il peccato che intralcia il nostro cammino incontro a Lui. Come Abramo, anche noi saremo benedetti, con una benedizione eterna nei Cieli Il cammino è lungo e san Paolo, nella seconda lettura di oggi, così esorta Timoteo: «Soffri con me per il Vangelo» (2Tim 1,8). Per rimanere fedele al Vangelo, lungo il non facile cammino di questa vita, e per annunziarlo al mondo, il cristiano deve tener conto che inevitabilmente ci sarà qualcosa da soffrire. L'apostolato di san Paolo fu costantemente contrassegnato dalla croce. Questo non deve però spaventare il fedele discepolo del Signore. Dio - come abbiamo udito nel salmo di oggi - «è nostro aiuto e nostro scudo» (Sal 32,20) e ci sarà accanto nell'ora della prova. In questo cammino è indispensabile una grande fiducia nel Signore, nel suo aiuto onnipotente, e una fervida vita di preghiera, per avere la forza di andare sempre avanti. La necessità della preghiera è messa in luce dal brano del Vangelo che abbiamo prima ascoltato. Gesù condusse in disparte, «su un alto monte» (Mt 17,1), Pietro Giacomo e Giovanni e si trasfigurò davanti a loro, facendo loro scorgere un riflesso della sua Gloria divina. Per i tre Apostoli, l'esperienza della Trasfigurazione fu qualcosa di indimenticabile. Era così grande la loro gioia che avrebbero voluto rimanere lì per sempre, al punto che Pietro chiese di poter fare tre capanne, una per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Pietro non aveva ancora compreso che per giungere alla Gloria di Dio bisogna prima passare per la croce. Gesù condusse i tre Apostoli sul monte Tabor, il monte della Trasfigurazione, per fortificarli con l'esperienza della sua Gloria divina, nell'imminenza della sua Passione e Morte in croce. Era bello fermarsi lì, ma gli Apostoli dovettero ridiscendere quel monte e riprendere il cammino dietro Gesù che si incamminava verso un altro monte, quello del Calvario. L'episodio della Trasfigurazione ci insegna la necessità della preghiera. Anche noi dobbiamo salire il "monte della preghiera". Nel silenzio e nel raccoglimento, anche noi faremo una esperienza indimenticabile che darà a noi la forza di andare avanti e di affrontare le inevitabili prove della vita. In questo periodo di Quaresima, troviamo anche noi il tempo per "salire il monte della preghiera". Gesù ci aspetta. Nell'episodio del Vangelo di oggi c'è un altro particolare molto bello: la voce del Padre che dice: «Questi e il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (Mt 17,5). Il Signore ci parla nella preghiera, ispirandoci buoni propositi di miglioramento. Bisogna ascoltarlo. Il Signore ci parla inoltre attraverso la Chiesa, per mezzo dei suoi rappresentanti, iniziando dal Papa. Dobbiamo essere docili al suo Magistero, consapevoli che chi ascolta la Chiesa, e pertanto il Papa, ascolta il Signore.
FESTA DELLA TRASFIGURAZIONE (IN RICORDO DELL'EROICA BATTAGLIA DI BELGRADO) 6 agosto 1456: la vittoria militare dell'Occidente che fermò gli Ottomani umiliando la ferocia islamica di Umberto Maiorca https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4893
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