NON GUARDO SANREMO MA... HO VISTO UNA PICCOLA LUCE!
Finalmente vince il Festival una canzone sull'amore tra un uomo e una donna che si promettono ''davanti a Dio... per sempre sì!'' (VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci)
Autore: Simona Bimbi - Fonte: BastaBugie
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L'ILLUSIONE CHE LA GUERRA ALL'IRAN CREI UN MONDO MIGLIORE
Dopo l'uccisione dell'ayatollah Alì Khamenei, l'unica certezza è che il conflitto colpirà duramente l'Europa a cominciare dall'approvvigionamento del petrolio
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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VESCOVO ARGENTINO DICHIARA NULLO IL MATRIMONIO DI UNA COPPIA TRANS
Celebrato in chiesa il (finto) matrimonio di una coppia composta da un uomo (che si identifica come donna) e una donna (che si identifica come uomo)
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito il Timone
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LA QUARESIMA CONTRO L'EVOLUZIONISMO
Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai: la Genesi ci richiama alla nostra origine da Dio, alla realtà del peccato originale e alla necessità di un Salvatore
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
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CONTENTI? LA FAMIGLIA NEL BOSCO E' STATA RIEDUCATA
Dopo quattro mesi senza moglie e figli, il padre capitola: l'intervista a Repubblica è un caso emblematico di rieducazione alla cinese
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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IL COSTA RICA HA UNA NUOVA PRESIDENTE, CATTOLICA E PRO LIFE
Laura Fernández ha sempre difeso i principi non negoziabili, a partire da quello della vita dal concepimento alla morte naturale
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito il Timone
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OMELIA III DOM. DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 4,5-42)
Chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie
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NON GUARDO SANREMO MA... HO VISTO UNA PICCOLA LUCE!
Finalmente vince il Festival una canzone sull'amore tra un uomo e una donna che si promettono ''davanti a Dio... per sempre sì!'' (VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci)
Autore: Simona Bimbi - Fonte: BastaBugie, 2 marzo 2026
Premetto che non mi siedo sul divano a guardare Sanremo da almeno 10 anni, ma di botta o di rimbalzo, quella settimana lì tutti noi qualcosa su Sanremo veniamo sempre a sapere. Quest'anno ho sentito di un balletto che tutti rifanno sui social che includeva indicare la fede nuziale... incuriosita ho scoperto che tra i concorrenti in gara c'era un certo Sal Da Vinci, che portava una canzone sul matrimonio dedicata alla moglie, sposata nel 1992. Confesso che non sapevo chi fosse il cantante, come più della metà di quelli in gara... ma d'altra parte ho passato i 40 anni e per fortuna le nuove generazioni con il microfono in mano e molto alternative mi sono più o meno sconosciute! Sal Da Vinci non è sicuramente un giovane ma ho ascoltato la sua canzone, che ha una melodia più facile per le mie orecchie e appena terminato l'ascolto ho pensato: "Che cosa fantastica sarebbe se quest'anno vincesse lui!” Sì forse porta in gara una canzonetta senza lode né infamia ma almeno che parla di una normalità che ormai pare in disuso: un uomo e una donna che si innamorano e decidono di passare insieme tutta la vita, coronando il loro sogno con un matrimonio davanti a Dio... Ma figurati, se in questo mondo così politicamente corretto può vincere una canzone così "banale"... E invece domenica ho letto che aveva vinto proprio lui!!! Non ci potevo credere!!! Non sono un critico musicale quindi le mie considerazioni non hanno un gran valore, lo so, ma in questa vittoria mi piace leggerci un urlo unanime di tutti quelli che non ne possono più di tutto questo politicamente corretto con baci saffici, uomini vestiti da donna, coppie non più coppie alla Ilary e Totti, di tutta questa musica tremendamente alternativa che, con sonorità poco piacevoli, parlano insistentemente di sesso sfrenato con chiunque, di violenza, di odio, di disperazione, ecc. Volendo essere precisi, di sesso parla anche Sal Da Vinci ("Litigare e far l’amore poi che male c’è"), ma un sesso sicuramente più sano di chi a Sanremo nel 2023 ha cantato: "Ormai nemmeno facciamo l’amore / Direi piuttosto che facciamo l’odio". E anche Sal Da Vinci parla di momenti difficili ma non con disperazione come fanno tante canzoni degli ultimi tempi ma dicendo più poeticamente: "Perché un amore, non è amore per la vita / Se non ha affrontato la più ripida salita". Poi al televoto ha preso più voti il secondo classificato? E pazienza... alle 1,00 di notte per votare possono essere svegli principalmente solo i giovani della notte a cui piace di più il secondo! Ma nelle giurie di Sala stampa e della Radio ha vinto Sal... come a dire: "Anche se noi per lavorare dobbiamo stare nel politicamente corretto... però non se ne può più nemmeno noi perché... quando è troppo è troppo!" E se è troppo per loro... figuriamoci per noi comuni mortali!!! Insomma magari mi sono entusiasmata troppo per una canzonetta ma mi auguro che Dio prenda una piccola cosa come questa vittoria per toccare il cuore di tante persone in modo da migliorare un po' questo mondo e spero che Dio premi con un matrimonio lungo chi oggi ha avuto il coraggio di cantare: Con la mano sul petto / io te lo prometto / Davanti a Dio / saremo io e te / da qui / sarà per sempre sì.
VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci
https://www.youtube.com/watch?v=IJ6punBGiUA
DOSSIER "FESTIVAL DI SANREMO" Le edizioni dal 2009 ad oggi Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: BastaBugie, 2 marzo 2026
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L'ILLUSIONE CHE LA GUERRA ALL'IRAN CREI UN MONDO MIGLIORE
Dopo l'uccisione dell'ayatollah Alì Khamenei, l'unica certezza è che il conflitto colpirà duramente l'Europa a cominciare dall'approvvigionamento del petrolio
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 2 marzo 2026
«La violenza non è mai la scelta giusta», ha detto ieri papa Leone XIV, durante la visita a una parrocchia romana, riferendosi all'attacco contro l'Iran. E poco prima, all'Angelus, aveva detto che «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso il dialogo ragionevole, autentico e responsabile». Non è lo scontato fervorino moralistico di un Papa che fa il suo mestiere, è la consapevolezza profonda della realtà. La guerra non ha mai portato una pace vera, ha solo peggiorato la situazione. Basta restare nella regione mediorientale per averne la prova inconfutabile: dalla prima guerra del Golfo in poi è stato un susseguirsi di guerre e distruzioni, che hanno portato solo più violenze, morti e destabilizzazione. Come ricordavamo già sabato, le uccisioni di Gheddafi e Saddam, la cacciata di Assad, hanno nettamente peggiorato la situazione in Libia, Iraq e Siria. Così come la realtà si è incaricata di smentire l'allora presidente americano Barack Obama che aveva commentato l'uccisione, il 2 maggio 2011, del leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, affermando trionfalmente che «ora il mondo è un posto più sicuro». Questi quindici anni hanno invece visto peggiorare enormemente l'insicurezza, inclusa l'ascesa dell'Isis nonché l'estendersi del fenomeno del jihadismo. Il mondo diventa più sicuro solo se si rispetta l'ordine naturale, l'ordine voluto da Dio, dove la sacralità della vita, il rispetto della dignità della persona - di ogni persona - sono la pietra fondamentale. Netanyahu ha parlato ieri di «guerra che finisce l'era delle guerre», ma è pura illusione, pur restando semplicemente in Medio Oriente: non solo perché gli sviluppi della situazione in Iran sono tutti da vedere o perché gli interessi politici e strategici dei vari Paesi possono cambiare velocemente il gioco delle alleanze (come è sempre accaduto), ma anche perché sottovaluta enormemente il "fattore odio" che anni di guerra e violenze di ogni genere hanno fortemente incrementato nelle popolazioni della regione, e non solo fra i palestinesi. E l'odio è un combustibile formidabile, capace di accendere la guerra in ogni momento. Nessuna simpatia per il regime iraniano degli ayatollah, nessun lutto per la morte di un feroce tiranno, ma pensare che la sua uscita di scena avvii necessariamente una transizione verso la democrazia è, nella migliore delle ipotesi, di una ingenuità disarmante o frutto di una cecità ideologica. E certamente chi l'ha provocata non lo pensa. L'obiettivo è invece un governo che rientri nell'orbita occidentale, democratico o dittatoriale che sia. Del resto era una dittatura anche quella dello Scià di Persia, rovesciato a favore della Repubblica islamica. Perché, contrariamente a quello che si vuol fare credere con la propaganda, nel mondo non c'è una lotta tra democrazie e dittature. Ci sono invece guerre per definire le rispettive zone d'influenza tra potenze, regionali e mondiali. La caduta di Assad in Siria serviva non per stabilire la democrazia e rispettare la libertà religiosa, ma per eliminare un alleato della Russia e dell'Iran, nonché "competitor" di Israele. Tanto è vero che i Paesi occidentali hanno scandalosamente legittimato un nuovo governo chiaramente jihadista. Se fosse il tasso di democraticità a dettare l'agenda, l'Arabia Saudita - che malgrado le recenti riforme resta una brutale dittatura - non potrebbe essere il più importante alleato dell'Occidente nella regione. E se davvero si volessero colpire anzitutto i finanziatori del jihadismo anti-occidentale (e anche anti-israeliano) bisognerebbe iniziare dal Qatar, che invece gode dello status di "maggiore alleato non-Nato" ed è sede della principale base americana nella regione. E con gli esempi si potrebbe continuare a lungo. La lotta per la libertà in Iran, la protesta degli studenti e delle donne, va certamente sostenuta, ma proprio come passione per il rispetto della vita e della dignità umana. Quello a cui stiamo assistendo invece è un uso strumentale della sofferenza del popolo iraniano per giustificare tutt'altro tipo di interessi, a cui - se servisse - si potrà tranquillamente sacrificare anche la libertà e la democrazia.
Nota di BastaBugie:Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Una guerra senza prospettive che mette ko l'Europa" spiega perché ancora una volta USA e Israele sembrano avere tutto l'interesse a destabilizzare aree che sul piano energetico e geopolitico sono nel "cortile di casa" degli europei. L'unica certezza è che il conflitto colpirà duramente l'Europa e i suoi interessi economici. A cominciare dall'approvvigionamento del petrolio. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 marzo 2026: Mentre la politica si divide in Italia e in Europa tra il sostegno e la critica all'avventura militare israelo-statunitense contro l'Iran, l'unica certezza al momento è che il conflitto colpirà ancora una volta duramente l'Europa e i suoi interessi strategici ed economici. Non solo perché non vi sono prospettive né piani per gestire politicamente questa crisi una volta terminati i bombardamenti, ma soprattutto perché intelligence statunitense e Pentagono hanno confermato che non c'erano elementi che facessero prevedere un attacco iraniano a Israele o alle basi degli USA in Medio Oriente, Come nel 2003, quando l'Amministrazione Bush motivò l'invasione dell'Iraq con le armi di distruzione di massa in mano al regime di Saddam Hussein risultate inesistenti, oggi Donald Trump sostiene contro ogni rapporto internazionale che l'Iran era sul punto di attaccare gli Stati Uniti e di costruire armi nucleari. Curiosamente, lo stesso Trump aveva dichiarato nel giugno 2025, dopo i raids dei bombardieri B-2 sui siti atomici iraniani, che il programma nucleare di Teheran era stato cancellato. Benjamin Netanyahu sostiene da oltre 20 anni che l'Iran è sul punto di dotarsi di armi atomiche ma non ha mai aperto a ispezioni internazionali l'arsenale nucleare israeliano, che Tel Aviv non ha mai ammesso di possedere ma che conterebbe circa 150 testate con missili balistici a lungo raggio. L'Europa è ancora una volta vittima designata dell'iniziativa militare di nazioni, Stati Uniti e Israele, che ci si ostina a voler considerare alleate, nonostante nessun europeo sia stato avvisato dagli Sati Uniti dell'imminente attacco all'Iran. I militari italiani che in Iraq e Kuwait rischiano, oggi come nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, di venire coinvolti nella risposta missilistica iraniana contro le basi statunitensi, sono schierati laggiù per aiutare il governo di Baghdad a combattere lo Stato Islamico, non per fare da bersagli in seguito agli attacchi statunitensi all'Iran. La decisione britannica di non partecipare ai raids sull'Iran ma di consentire agli USA di impiegare le loro basi a Cipro ha portato la guerra a lambire l'Europa. I missili e i droni iraniani lanciato contro le due basi britanniche a Cipro, giuridicamente territorio britannico, espone di fatto uno stato membro della UE (di cui ora Nicosia ha la presidenza semestrale) a un conflitto che rischia di infiammare l'intero Medio Oriente e il Mediterraneo Orientale. Ancora una volta USA e Israele sembrano avere tutto l'interesse a destabilizzare aree che sul piano energetico e geopolitico sono nel "cortile di casa" degli europei e che avremmo tutto l'interesse a mantenere stabili. Dopo aver rinunciato all'energia in quantità infinita e a prezzi convenienti offerta dalla Russia, oggi l'Europa paga per prima il prezzo della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz e della ripresa degli attacchi delle milizie Houthi contro i mercantili in transito nel Mar Rosso da e per il Mediterraneo. Una sorta di "tempesta perfetta" che rientra certamente negli interessi di Washington, che vedrà così aumentare l'export del petrolio e gas a prezzi consistenti, il cui rialzo assicura agli Stati Uniti di continuare le estrazioni con la tecnica della frantumazione delle rocce (fracking) non più conveniente se le quotazioni scendono sotto i 62 dollari al barile. Domenica Trump ha affermato che l'effetto dell'attacco all'Iran sul prezzo del petrolio potrebbe essere meno forte rispetto a quanto pensano gli analisti ipotizzando un forte aumento «se le cose vanno male. Vedremo cosa succede». Il Brent aveva chiuso venerdì quotato poco meno di 73 dollari al barile ma ieri ha raggiunto gli 82 dollari, dopo essere già aumentato di oltre il 20% dall'inizio dell'anno, in parte in previsione di un attacco contro Teheran. Sebbene l'Opec abbia concordato di aumentare la propria produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile, secondo gli analisti il petrolio aggiuntivo avrà uno scarso impatto sul mercato se dovessero continuare le interruzioni delle forniture dovute all'escalation del conflitto. L'attività nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre un quinto del petrolio, il 20 per cento dei prodotti petroliferi e il 20 per cento del gas mondiale, si è fermata in seguito alla guerra, con decine di petroliere bloccate attorno all'accesso allo stretto mentre le compagnie assicurative, hanno avvertito che i premi aumenteranno bruscamente per qualsiasi nave che desideri transitare nello Stretto. Si impenna anche il prezzo del gas dopo l'annuncio della sospensione della produzione di GNL del Qatar: ieri ad Amsterdam il Ttf è salito fino a 49 euro a megawattora prima di scendere a 44,5 in chiusura del mercato. Secondo Assium, l'associazione italiana degli Utility manager, che ha stimato il possibile impatto del conflitto sulla spesa energetica, milioni di italiani rischiano di subire a breve un aumento delle bollette del gas e della luce. In caso di incremento delle tariffe del 10% sia su luce che su gas, la maggiore spesa si attesterebbe attorno ai +207 euro annui a famiglia (+135 euro per il gas, +72 euro l'energia elettrica); in caso di incremento del +20% per il gas e del +15% per la luce, l'aggravio sarebbe di +378 euro annui (+270 euro il gas, +108 euro la luce); in caso di incremento del +30% per il gas e del +25% per la luce, l'aggravio sarebbe di +585 euro annui (+405 euro il gas, +180 euro la luce). «Prevediamo di nuovo una elevata volatilità dei prezzi dell'energia fino a quando le tensioni non saranno rientrate» ha detto Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l'Energia, in audizione in Commissione Attività Produttive della Camera. Per Gianclaudio Torlizzi, Fondatore T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa, «se lo stop dei flussi di gas e petrolio che transitano attraverso Hormuz perdurasse, - il petrolio e il gas naturale potrebbero puntare rispettivamente a 90 dollari al barile e 50 euro MWh». Per l'analista poi «la campagna israelo-statunitense va letta all'interno della guerra fredda 2.0 tra Washington e Pechino. Obiettivo: strozzare i canali di approvvigionamento energetico cinese e rilanciare il predominio sulle terre rare. A oggi Mosca potrebbe diventare l'unico fornitore di greggio a sconto per Pechino». Cina, India e altre nazioni asiatiche potenzieranno presumibilmente le importazioni di energia russa, anche a rischio di sfidare dazi e sanzioni di Washington. Una strada che invece l'Europa si è preclusa da sola in parte per cecità dei suoi leader e in parte per aver seguito i diktat degli "alleati" statunitensi. E con amici così, chi ha bisogno di nemici?
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 2 marzo 2026
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VESCOVO ARGENTINO DICHIARA NULLO IL MATRIMONIO DI UNA COPPIA TRANS
Celebrato in chiesa il (finto) matrimonio di una coppia composta da un uomo (che si identifica come donna) e una donna (che si identifica come uomo)
Autore: Federica Di Vito - Fonte: Sito il Timone, 18 febbraio 2026
Il 28 gennaio padre Fernando Luis Gómez ha officiato il matrimonio di una coppia composta da Solange Ayala, nato uomo e ora identificatosi come "donna" e Isaías Díaz Núñez, nata donna e identificatasi come "uomo", presso la chiesa di Nostra Signora di Pompeya a Corrientes, in Argentina. Intanto l'arcivescovo José Adolfo Larregain ha dichiarato all'agenzia Crux che emetterà un decreto formale di nullità. Ayala, attivista Lgbt, ha raccontato alla radio locale Radio Sudamericana che la coppia ha seguito le procedure «proprio come tutti gli altri». A detta sua il frate che ha celebrato il matrimonio si sarebbe prima consultato con l'arcivescovo e successivamente avrebbe acconsentito alla cerimonia, perché, parlando in termini biologici «non c'erano obiezioni» - qualcuno deve essersi scordato il «maschio e femmina li creò», non proprio un dettaglio. I due infatti avevano legalmente modificato i propri dati personali sui documenti in conformità con la legge. Tra le altre cose, Ayala ci ha tenuto a specificare di non essere «ultra-cattolico o super devoto alla Chiesa», ma di voler «dare visibilità» a quanti dei suoi amici trans sono cattolici e desiderano sposarsi.
NESSUNA DOCUMENTAZIONE ECCLESIASTICA Dopo che la notizia è stata resa pubblica, sia l'arcidiocesi di Corrientes sia la parrocchia hanno emesso comunicati ufficiali dichiarando che «in nessun momento è stata ricevuta la documentazione ecclesiastica corrispondente alle formalità richieste per la gestione di questi casi». In una dichiarazione ha poi ribadito che il matrimonio cristiano richiede condizioni essenziali per la validità e la liceità secondo il Diritto canonico. Il comunicato sottolinea che l'omissione di queste condizioni non solo distorce il profondo significato del sacramento, ma può anche creare confusione nella comunità dei fedeli. L'arcivescovo di Corrientes ha agito in conformità con le disposizioni del diritto canonico, emettendo «le appropriate ammonizioni e le eventuali misure disciplinari canoniche che potrebbero essere necessarie». L'arcidiocesi ha riaffermato il suo impegno per una Chiesa che accoglie, accompagna e cammina accanto alle persone, sempre in fedeltà al Vangelo, alla dottrina della Chiesa e all'ordine giuridico che garantisce la corretta celebrazione dei sacramenti. Ogni sacerdote ragionevolmente formato sa che secondo il diritto canonico questo matrimonio non doveva essere celebrato (Can. 1095, 3°, per la precisione). Il matrimonio cristiano è infatti possibile tra un uomo e una donna disposti - e non per questo capaci, al nostro "sì" risponde infatti la Grazia di Dio da accogliere abbondantemente ogni giorno - a camminare verso la santità. Due persone transgender abbracciano un'ideologia che è contraria alla Dottrina cattolica, questa è la verità. Dirlo alla coppia avrebbe significato davvero accoglierli e accompagnarli come si propone di fare la Chiesa.
LA SANTITÀ DEI SACRAMENTI Padre Gómez da parte sua ha affermato che verranno rafforzate le procedure di intervista, preparazione e verifica per salvaguardare la santità dei sacramenti e prevenire confusione nella comunità. L'arcivescovo intanto ha spiegato a Crux che, in casi come questo, un matrimonio è considerato nullo ipso facto - cioè nullo di per sé - perché non soddisfa i requisiti di "materia e forma" necessari per un sacramento valido, sebbene venga emesso un decreto formale per attestarlo. «È importante prendere in considerazione la dichiarazione di Papa Francesco Fiducia Supplicans riguardo alle benedizioni e alla necessità di evitare confusione con il rito del matrimonio», ha spiegato l'arcivescovo. Anche se, di confusione, pare se ne sia generata già abbastanza. L'avvocato Ricardo Lugo, esperto di diritto canonico intervistato da Crux, ha dichiarato che la richiesta del matrimonio è stata accettata dalla parrocchia perché formalmente i due «hanno generi distinti» spiegando che dal suo punto di vista «i requisiti civili ed ecclesiastici che regolano entrambe le istituzioni sono soddisfatti». Lugo ha anche raccontato che la maggior parte della comunità cattolica locale non si era opposto alla cerimonia, ma «un gruppo minore ha presentato una denuncia all'arcivescovo, ed è stata avviata una procedura canonica». A Crux ha detto la sua anche Sergio Petroni, un attivista cattolico Lgbt di Buenos Aires ed ex seminarista: «Capisco che la Chiesa si muove molto più lentamente della cultura e della società - fa dei passi indietro per non commettere errori». Ha poi spiegato: «So che se il Papa dicesse che le persone Lgbt possono ricevere tutti i sacramenti, seguirebbero grandi divisioni». Petroni ha affermato che se più sacerdoti osassero celebrare i matrimoni Lgbt, il cambiamento potrebbe arrivare prima, anche se «non dipende solo dai sacerdoti, perché le loro comunità possono opporsi alle loro azioni. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una trasformazione culturale». A noi sembra piuttosto che con queste trasformazioni culturali ci si stia facendo prendere un po' troppo la mano, ahinoi, anche in casa cattolica.
Fonte: Sito il Timone, 18 febbraio 2026
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LA QUARESIMA CONTRO L'EVOLUZIONISMO
Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai: la Genesi ci richiama alla nostra origine da Dio, alla realtà del peccato originale e alla necessità di un Salvatore
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 23 Febbraio 2026
«Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris» («Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai»). Con queste parole, pronunciate dal sacerdote che impone le ceneri sul capo dei fedeli, il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima nel rito romano. L'origine di questa formula liturgica risale al primo capitolo della Genesi, quando il Signore, dopo il peccato di Adamo, gli disse: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gen 3, 19). Tutti i Padri della Chiesa commentano questo passo biblico, ricordando che l'effetto della caduta di Adamo ha reso corrotta e mortale la natura umana, e questa corruzione è stata trasmessa all'umanità proprio perché Adamo, divenuto mortale, ha generato figli mortali. Sant'Agostino dice: «La morte del corpo, che avviene quando l'anima abbandona il corpo, non sarebbe toccata all'uomo se non avesse peccato. Infatti fu detto: Terra sei e alla terra andrai» (De Genesi ad litteram VI, 25, 36).
L'UOMO NON È AUTORE DI SÉ STESSO L'uomo nato dalla terra, a causa della ribellione, ritorna ad essa. Il testo della Genesi contiene un'esortazione all'umiltà, ricordando che l'uomo non è autore di sé stesso, ed esprime un richiamo a non attaccarsi alle cose materiali, perché la parola "polvere" indica la transitorietà di ogni cosa terrena. Sant'Ambrogio da Milano così commenta il versetto della Genesi: «Riconosci, o uomo, la tua natura; non si insuperbisca la tua carne. Dalla terra sei e alla terra ritorni» (De Paradiso, XI, 51). L'umiltà nasce dal riconoscimento della propria origine: l'uomo non si è dato l'essere da sé, dipende in tutto e per tutto da Dio. Lo stesso richiamo alla verità della condizione umana risuona nei grandi maestri della spiritualità medievale. San Bernardo di Chiaravalle, con la sua forza ascetica, pone all'uomo tre domande che smascherano ogni superbia: «Quid fuisti? Quid es? Quid eris?» («Chi fosti?, chi sei?, Chi sarai?»). La risposta è sempre una sola: pulvis. La polvere non è soltanto il destino biologico del corpo, ma il segno della radicale dipendenza creaturale. L'uomo non è il prodotto di una trasformazione spontanea della materia, ma è stato tratto dal limo della terra per un atto diretto di Dio. E proprio perché creato immediatamente da Dio, il suo ritorno alla polvere è presentato dalla Scrittura come conseguenza della colpa, non come fase naturale di un processo evolutivo. La sentenza «Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris» possiede una densità teologica che va ben oltre il semplice richiamo morale alla caducità della vita. Essa racchiude una visione dell'origine dell'uomo, antitetica a quella evoluzionista. Nei versetti precedenti, la Sacra Scrittura ha descritto in questi termini la creazione dell'uomo: «Allora il Signore Iddio formò l'uomo con polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e con ciò l'uomo divenne un'anima vivente» (Gen 2, 7). Il testo è estremamente chiaro: l'uomo, fatto di anima e di corpo, non proviene dagli ominidi, dalle scimmie o da altre forme inferiori di animali, ma è stato tratto direttamente da Dio dal limo della terra. A questo testo fa riscontro la condanna dopo il peccato: sei polvere e polvere ritornerai. Il corpo della prima donna fu formato direttamente da Dio, traendolo dalla costola di Adamo (Gen 2, 21-24) e, anche in questo caso non c'è possibilità di adattare le parole della Scrittura alla narrazione evoluzionista.
IL CARATTERE STORICO DELLA GENESI Il cardinale Ernesto Ruffini, in un suo studio dedicato a La teoria dell'Evoluzione secondo la scienza e la fede (Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia 2023), riporta un gran numero di citazioni che confermano il consenso unanime dei Padri su questo punto: da sant'Ireneo a san Cirillo di Gerusalemme, da san Gregorio Nisseno a san Giovanni Crisostomo, da san Girolamo a sant'Agostino. Secondo quest'ultimo, «Adamo è stato formato dal limo in perfetta virilità», ovvero come uomo fatto e non allo stato embrionale (De Genesi ad litteram 6, 18, 29). San Tommaso d'Aquino, nella Summa Theologiae (I, q. 91), spiega la convenienza teologica della formazione dell'uomo dal limo della terra, sottolineando che tale atto manifesta insieme l'umiltà della materia e la nobiltà della forma spirituale infusa da Dio. E il suo maestro sant'Alberto Magno, propostosi il quesito «se da altri che da Dio potesse essere formato il corpo dell'uomo», risponde: «Si deve dire che il corpo del primo uomo, secondo i detti dei Santi e secondo la Fede cattolica, né conveniva, né poteva essere fatto che da Dio stesso» (Summa Theologiae, II, Tract. XIII, q. 85). L'unità di questa tradizione patristica e scolastica è espressa dal Magistero costante della Chiesa circa l'origine immediata del corpo del primo uomo. Il decreto della Pontificia Commissione Biblica del 30 giugno 1909 ha ribadito il carattere storico sostanziale dei primi capitoli della Genesi, escludendo che possano essere ridotti a un mito puramente simbolico. Gli evoluzionisti negano la rivelazione scritturale di Adamo ed Eva come unici progenitori dell'umanità, accettando il poligenismo evoluzionista, che postula la contemporanea apparizione di uomini, in varie parti della terra, come risultato di una lunga trasformazione biologica a partire da specie inferiori. La dottrina della Chiesa insegna invece che il corpo di Adamo non venne al mondo da una forma corporea preesistente, ma fu creato direttamente da Dio a partire da un pugno di terra e che Adamo ed Eva furono la prima e unica coppia, da cui discese tutto il genere umano. Con la negazione della storicità di Adamo ed Eva, ridotti a metafora collettiva, cade il peccato originale, e con questo la necessità dell'Incarnazione di Cristo, Redentore dell'umanità. La polvere della Genesi non è il residuo di un'evoluzione animale, bensì la materia inerte plasmata direttamente dal Creatore. Per questo, la teoria dell'evoluzione è contraria alla fede cattolica. Ed è per questo che le parole della Quaresima, "Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai", possono essere considerate un manifesto anti-evoluzionista, che ci invita a meditare sull'origine e il destino dell'uomo.
Fonte: Radio Roma Libera, 23 Febbraio 2026
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CONTENTI? LA FAMIGLIA NEL BOSCO E' STATA RIEDUCATA
Dopo quattro mesi senza moglie e figli, il padre capitola: l'intervista a Repubblica è un caso emblematico di rieducazione alla cinese
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 febbraio 2026
«La mia testa è cambiata. È stato necessario per tornare insieme». La rieducazione della famiglia nel bosco è completa. E ha il formato di un'intervista che - vedrete - ha tutta l'aria di essere il segnale che Nathan Trevallion è finalmente capitolato. È la condizione per poter riabbracciare i suoi figli e la moglie e c'è da stare sicuri che da ora in poi, assisteremo al ricongiungimento famigliare tanto atteso. La casa? La allargheranno con un progetto di bioedilizia (come piace ai dettami green), faranno il bagno a secco e aggiusteranno gli infissi. E poi si collegheranno alla rete elettrica e a quella idrica. Non sentirete mai più parlare di unschooling. Si adatteranno ad una home schooling on line sotto la supervisione dei servizi. Sicuramente più controllata e addomesticata di ogni altra esperienza di scuola parentale italiana. Perché ciò che si vuole raggiungere è il controllo, non la libertà di educazione. Lo Stato ha vinto e la famiglia nel bosco ha perso, crollata sotto una pressione micidiale, dopo quattro mesi di privazioni e umiliazioni, senza poter vivere con i propri figli, qualunque supereroe avrebbe ceduto. E Nathan ha ceduto, come avviene in Cina dove la rieducazione sociale ha bisogno di molte sedute per quelli più tetragoni all'adattamento. L'intervista che il papà del bosco ha concesso mercoledì a Repubblica ha tutta l'aria dell'amara capitolazione. Lo si capisce più dalle domande di Corrado Zunino che dalle risposte del povero Nathan. Domande supponenti, domande che prevedono una risposta addomesticata fatta per compiacere i servizi sociali e il tribunale dei minorenni che gli ha tolto i figli e lo ha diviso dalla moglie. Un uomo, nel difendere ciò che ha di più caro come i figli e la sua famiglia, ha due strade: o rovesciare il tavolo e rintanatosi nel bosco diventare come Rambo o crollare sotto i colpi di un'attenzione mediatica morbosa e asfissiante. Per salvare i suoi cuccioli e per salvare sé stesso. Le domande del giornalista sono come un test in avanscoperta. Come se avesse ricevuto l'incarico di andare a verificare nel bosco di Palmoli se questo strambo naturista ha ancora voglia di andare avanti con la sua guerra personale: "Che cosa accetterete?" Gli chiede. E ancora, bacchettandolo: "È pronto ad accettare le visite dei servizi sociali? In passato non lo avete fatto"; Lo umilia: "Lo sa che i suoi figli ora dovranno studiare la grammatica e non solo giocare col mulo Gallipoli?"; Gli intima le condizioni: "Accetterà le regole delle leggi italiane?" fino alla domanda delle domande, quella che serve per staccare il lasciapassare definitivo: "Ora è cambiato? Ha rivisto qualcuna delle sue idee estreme?". La risposta del poveretto è sconsolata: «Il cuore non è cambiato, la mia testa però sì. È stato necessario». E per forza, dopo 4 mesi di privazioni del bene più importante per un padre, quello dei figli e del diritto a educarli secondo la sua impostazione, la testa cambia per forza. Si può adattare ai soprusi, ma non può adattarsi a ciò che non è naturale, perché un padre che ha la grande responsabilità dei suoi figli e della moglie, ad un certo punto deve scendere a patti e mettere da parte la sua libertà, intesa come piena adesione ad un diritto naturale. Libertà che, invece, ora verrà invocata da un sistema educativo mellifluo che non si è fatto problemi nel provocare choc nei bambini pur di raggiungere il suo scopo. «Accetteremo gli standard italiani, rispetteremo le regole». Così è deciso. E pazienza se in Gran Bretagna, paese di lui e in Australia, paese di sua moglie Catherine, si può vivere anche in spazi più angusti. Se ne tornassero a casa loro, è la sotterranea risposta che tradisce un razzismo che fa comodo quando fa comodo. C'è un aspetto dell'intervista di Nathan a Repubblica che colpisce: l'assenza totale di umanità, la completa noncuranza da parte del giornalista, che questa vicenda ha creato una frattura gigantesca tra lo Stato e il diritto di famiglia. Perché anche il ruolo dei media, in questa storia che sa tanto di maoistica pretesa del «colpirne uno per educarne cento», ha mostrato il suo lato peggiore di cane da compagnia del potere. Immolata alla logica del best interest educativo deciso dallo Stato, la famiglia nel bosco è finalmente civilizzata, il lupo è addomesticato. E il leviatano fatto di toghe e leggi può finalmente distendere il suo tappeto rosso. Una famiglia, intanto, è stata piegata ai voleri dello Stato. E questo servirà come avvertimento per chiunque altro abbia idea di mettersi in testa che la sua libertà valga molto di più delle istituzioni.
CI VOGLIONO FAR DIVENTARE TUTTE FAMIGLIE NEL BOSCO La vicenda della famiglia del bosco, di per sé perfettamente ecologica, smaschera la tirannia verde che in realtà nasconde un'altra ideologia, quella dello Stato onnipotente (VIDEO: Fuori dal sistema!) di Riccardo Cascioli https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8374
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 febbraio 2026
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IL COSTA RICA HA UNA NUOVA PRESIDENTE, CATTOLICA E PRO LIFE
Laura Fernández ha sempre difeso i principi non negoziabili, a partire da quello della vita dal concepimento alla morte naturale
Autore: Paola Belletti - Fonte: Sito il Timone, 3 febbraio 2026
Laura Virginia Fernandez è la nuova presidente del Costa Rica. Entrerà ufficialmente in carica l'8 maggio prossimo e sarà la seconda donna presidente dello stato dell'America centrale. Leader del Partito Pueblo Soberano (PPSO), è considerata erede del presidente uscente, Rodrigo Chaves, del quale intende proseguire le politiche. Con il 96,87% delle schede scrutinate alle 12:00 del 2 febbraio, Fernández ha ottenuto 1.191.727 voti (48,30%). Come riporta Aciprensa in un ampio commento dove riferisce la vittoria elettorale e tratteggia il profilo della neo eletta, «avendo superato la soglia del 40% richiesta dalla legge elettorale, non sarà necessario un secondo turno. Oltre alla presidenza, questa domenica sono stati eletti i 57 membri dell'Assemblea Legislativa. Il partito del Popolo Sovrano ha ottenuto 31 seggi, assicurandosi così la maggioranza nell'organismo che approva le leggi. Il Partito di Liberazione Nazionale ne avrà 17, il Fronte Ampio 7, mentre i restanti due sono stati divisi tra la Coalizione Agenda Cittadina e il Partito dell'Unità Sociale Cristiana». Quello che gli osservatori frettolosamente definiscono come essere conservatrice, si declina per la Fernandez in fede cattolica vissuta e conseguente difesa dei valori non negoziabili, a partire da quella della vita che secondo la presidente entrante va difesa dal concepimento alla morte naturale. Il 2 febbraio, nella sua prima conferenza stampa, Fernández ha ringraziato "Dio e il popolo della Costa Rica" per i risultati elettorali. «"Confido in Dio, che so sarà con noi ogni giorno e ogni minuto del prossimo governo", ha aggiunto. Nel governo di Rodrigo Chaves, è stata Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025». Con la sua squadra di governo intende promuovere "una grande crociata per la dignità umana nazionale, una grande crociata per l'amore del prossimo, una grande crociata per la giustizia sociale, per il salvataggio dei valori e della famiglia". La sua fede cattolica è manifesta, non esibita. Il giorno delle elezioni ha partecipato alla celebrazione eucaristica nella Basilica di Nostra Signore degli Angeli, patrona del paese. Così ha commentato in un post su X: "Ho pregato per tutti i costaricani, per questo amato Paese, per ciò che verrà". Della sua solida posizione a difesa della vita ha parlato in più di un'occasione. Nel programma El Octavo Mandamiento il 4 agosto 2025 «ha dichiarato di essere "contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale"». Fernández ne ha parlato pubblicamente in diverse occasioni. Nel programma El Octavo Mandamiento , il 4 agosto 2025, ha dichiarato di essere «"contraria all'aborto; credo nella vita dal concepimento alla morte naturale".» Quando era ancora in carica Chaves, nel cui governo Fernandez ha ricoperto ruoli importanti (Ministra della Pianificazione Nazionale e della Politica Economica dal 2022 al 2025 e, contemporaneamente, Ministra della Presidenza dal 2024 al 2025), il governo aveva modificato una norma introdotta da Alvarado che allargava l'accesso all'aborto, ripristinando una legislazione più rigorosa a difesa della vita del nascituro e delle madri. L'accesso all'aborto cosiddetto terapeutico è permesso quindi dall'ottobre del 2025 solo in caso di pericolo imminente per la vita della madre. «Dopo l'abrogazione, Fernández ha dichiarato di essere "enormemente soddisfatta perché la legge precedente, che conteneva indebite lacune che mettevano a rischio la vita dei bambini non ancora nati, è stata abrogata"». La presidente entrante ha inserito nel suo piano di governo cinque principi guida fondamentali e uno di essi è proprio sui valori portanti della "vita, la famiglia e i valori che ci definiscono come nazione". Nel documento dichiara che ogni politica pubblica sarà "progettata e pianificata per proteggere la vita e le nostre famiglie". Altre priorità che si è data Fernandez riguardano la giustizia sociale, la sicurezza e la lotta al crimine organizzato - il narcotraffico approfitta della posizione strategica del paese. «"Riconosciamo, in questo momento, non solo il culmine di un processo elettorale, ma l'inizio di un compito impegnativo e di grande responsabilità: servire l'intera nazione, nella sua diversità di opinioni, sensibilità e realtà sociali", hanno affermato i vescovi. Hanno affermato che coloro che presto assumeranno i loro incarichi avranno "la sfida di unire il Paese, sanare le divisioni e promuovere un clima di dialogo, rispetto e sincera ricerca del bene"». Così si sono espressi i vescovi del paese in una dichiarazione all'indomani del voto congratulandosi con Laura Fernández Delgado e gli altri deputati eletti. Assicurano la preghiera e il loro accompagnamento spirituale e chiedono a Dio di "illuminarli con saggezza, prudenza e forza, affinché le loro decisioni siano sempre orientate alla giustizia, alla pace e alla dignità di tutte le persone, in particolare di coloro che vivono in situazioni di maggiore vulnerabilità".
Fonte: Sito il Timone, 3 febbraio 2026
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OMELIA III DOM. DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 4,5-42)
Chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 4 marzo 2026
La liturgia di oggi ci fa contemplare due scene che si illuminano a vicenda: da una parte il popolo d'Israele nel deserto, nella prima lettura; dall'altra Gesù Cristo al pozzo di Sicar con la samaritana. Nel libro dell'Esodo il popolo ha sete. Si trova nel deserto e mormora contro Mosè arrivando a dire: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». È una sete fisica, ma dietro c'è una sete più profonda: la paura di essere abbandonati. Dio allora ordina a Mosè di percuotere la roccia e da quella roccia scaturisce acqua. Il luogo viene chiamato Massa e Merìba, cioè "prova e contestazione", perché lì Israele ha messo alla prova il Signore. Nel Vangelo ritroviamo la stessa sete, ma in forma personale. Non più un popolo intero, ma una donna sola. Non più un deserto geografico, ma un deserto interiore. Anche qui c'è una domanda implicita: Dio è davvero con me? Si interessa della mia vita concreta? La roccia percossa nel deserto e Cristo seduto al pozzo di Sicar sono due immagini collegate. San Paolo dirà che quella roccia era figura di Cristo. Come dalla roccia colpita sgorgò l'acqua, così dal costato di Cristo trafitto sulla croce sgorgheranno sangue e acqua, segni dei sacramenti. Nel deserto l'acqua salva dalla morte fisica; nel Vangelo l'acqua viva salva dalla morte spirituale. C'è però una differenza decisiva. Nel deserto il popolo mormora e pretende un segno. Al pozzo, invece, Gesù prende l'iniziativa: «Dammi da bere». Non attende la protesta, ma offre la grazia. Tuttavia anche noi, spesso, assomigliamo a Israele. Quando arrivano le difficoltà, le prove, le malattie, le incomprensioni, quante volte nel cuore riaffiora la domanda: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».
L'ACQUA CHE DISSETA DAVVERO «Dammi da bere» è una frase sorprendente: Dio chiede da bere a una creatura. Colui che ha creato l'acqua, chiede acqua. Ma in realtà è Lui che sta offrendo qualcosa di infinitamente più grande. Come spesso accade nel Vangelo, Gesù parte da un bisogno materiale per condurre a una verità spirituale più profonda. La samaritana pensa all'acqua del pozzo. Gesù parla di un'acqua viva, capace di diventare sorgente che zampilla per la vita eterna. Quest'acqua è la grazia, è dono dello Spirito Santo, è la vita divina che ci viene comunicata nei sacramenti. Non è un sentimento passeggero, non è un'emozione religiosa: è una realtà oggettiva che trasforma l'anima. Il cristianesimo infatti non è in primo luogo uno sforzo morale, ma un dono da accogliere. San Paolo lo dice chiaramente: l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Prima ancora che noi cerchiamo Dio, è Dio che cerca noi. Prima ancora che noi abbiamo sete di Lui, è Lui che ha sete della nostra salvezza. Eppure, quante volte anche noi, come la samaritana, non capiamo subito. Restiamo alla superficie. Cerchiamo l'acqua che non disseta davvero. Il dialogo diventa più personale quando Gesù tocca la ferita morale della donna: «Hai avuto cinque mariti...». Il Signore porta alla luce la verità per guarire, non per umiliare. Il suo scopo è salvare. Quei "cinque mariti" possono rappresentare anche le nostre false sorgenti. Ognuno di noi sa dove ha cercato acqua e non l'ha trovata: nel successo, nel denaro, in relazioni sbagliate, nell'orgoglio, nelle abitudini di peccato. Il cuore resta inquieto quando si allontana dalla sorgente vera. Sant'Agostino diceva: «Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».
UNA BROCCA DA LASCIARE La Quaresima è il tempo in cui il Signore ci invita a fare verità. Non una verità generica, ma concreta. Dove sto cercando la mia felicità? Qual è il mio "pozzo" che non disseta? C'è qualche peccato che continuo a giustificare? C'è una situazione che rimando di affrontare? La risposta non è scoraggiarsi, ma fare come la samaritana: lasciarsi guardare da Cristo. Quando la donna comprende di essere davanti al Messia, cambia tutto. Lascia la brocca e corre in città ad annunciare: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto». La brocca abbandonata è il segno di un passato lasciato alle spalle. Ha trovato una sorgente più grande. Anche per noi c'è una brocca da lasciare. Forse è un'abitudine sbagliata o un vizio radicato in noi. Forse è la freddezza nella preghiera. Forse è la trascuratezza dei sacramenti. L'acqua viva richiama il Battesimo, ma anche la Confessione che rinnova la grazia battesimale e l'Eucaristia che alimenta la vita divina. Concretamente, questa settimana possiamo fare tre cose semplici ma decisive. Primo: dedicare alla preghiera ogni giorno qualche minuto in più del solito, magari rileggendo questo Vangelo e dicendo: «Signore, dammi sempre di quest'acqua». Secondo: fare ogni sera un serio esame di coscienza, chiedendoci dove abbiamo cercato la nostra sicurezza. Terzo: accostarci con umiltà al sacramento della Confessione, senza paura. Il peccato nascosto è come una sorgente inquinata; la grazia lo purifica. Chiediamo un appuntamento con il padre spirituale per verificare se il cammino della Quaresima procede bene. Infine, non dimentichiamo l'ultimo passaggio: la samaritana diventa missionaria. L'incontro vero con Cristo non si tiene per sé. Anche noi possiamo testimoniare con semplicità: una parola di fede in famiglia, un invito alla Messa, un gesto di carità fatto con amore. Oggi leggendo il vangelo anche noi siamo davanti al pozzo. Gesù ci guarda e dice: «Dammi da bere». Gli daremo la nostra fede? Gli consegneremo la nostra vita perché la trasformi? Gli permetteremo di entrare nelle nostre ferite più nascoste sicuri che Dio può far scaturire acqua anche dalla roccia più dura della nostra vita? Se non induriamo il cuore, questa Quaresima diventerà un tempo di vera conversione e di affidamento totale. Solo così potremo dire con sincerità: «Signore, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete».
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