LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA
Un uomo di origine marocchina si lancia con l'auto sulla folla in pieno centro: aveva scritto ''Bastardi cristiani di m., voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio'' (VIDEO: Modena è molto peggio)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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L'AGENDA LGBT MINACCIA LE SUORE CON IL CARCERE
A New York le domenicane rischiano il carcere perché nell'offrire servizi di carità, come l'assistenza ai malati terminali, non vogliono piegarsi all'ideologia gender
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia
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I DRAGONI DI LAMBESC, SENZA IL CORAGGIO DI DIFENDERSI IL BENE VIENE SCONFITTO
La lezione della Rivoluzione francese: chi rinuncia a difendere la verità, la giustizia e l'ordine prepara la vittoria dei violenti
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
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SAL DA VINCI ALL'EUROVISION: QUANDO UN ITALIANO PIACE AL MONDO, PERCHE' CI VERGOGNIAMO?
Il successo di Per sempre sì mostra che allegria, normalità e identità sono ancora capaci di parlare al cuore dell'Europa, ma non agli italiani benpensanti (VIDEO: Sal Da Vinci all'Eurovision)
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SILVIA SALIS IMITA LA MELONI E SI DICE MADRE, ETERO E CATTOLICA, MA POI...
La consulente dell'astro nascente del progressismo italico insulta i cattolici
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OMELIA PENTECOSTE - ANNO A (Gv 20,19-23)
Come il Padre ha mandato me, io mando voi
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie
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LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA
Un uomo di origine marocchina si lancia con l'auto sulla folla in pieno centro: aveva scritto ''Bastardi cristiani di m., voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio'' (VIDEO: Modena è molto peggio)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 maggio 2026
La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all'ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall'urto. L'aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall'auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all'azione di placcaggio. L'aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla. Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato "stabile" nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all'Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c'è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.
NIZZA, BERLINO, LONDRA E BARCELLONA Ma cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L'uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non cambia la tragicità degli effetti». La giunta di sinistra di Modena ha cercato di esorcizzare il trauma con un grande raduno della cittadinanza. Piazza Grande, domenica 17 maggio pomeriggio, si è riempita in pochi minuti di persone, almeno 5mila stando alle prime stime. Sul palco si sono alternati sindaci, il presidente della Regione Michele de Pascale, il presidente della Provincia Fabio Braglia. «La nostra comunità è unita, non c'è spazio per l'odio. Generalizzare che tutti gli stranieri sono da mandare a casa è una castroneria degna di sciacalli». È uno dei passaggi più applauditi del discorso del sindaco di Modena Massimo Mezzetti.
LE REAZIONI DELLA POLITICA Più che il trauma subito e la dimostrazione di coraggio di una cittadinanza che non si chiude in casa, stando alle prime interviste, chi era presente in piazza se la prendeva soprattutto con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e chi, a destra, "strumentalizza". Salvini ha fatto notare il cognome arabo dell'attentatore (perché di attentato si tratta, comunque, a prescindere dalla matrice) e ha ribadito il suo programma di remigrazione: la cittadinanza va meritata. Anche se, in questo caso, Salim El Koudri è cittadino italiano nato in Italia ed è legalmente difficile, se non impossibile, revocare la cittadinanza ad uno che l'ha dalla nascita. Giorgia Meloni, sottolinea invece un aspetto che può e deve piacere a tutti: l'eroismo di chi ha fermato l'aggressore, con un coraggio da personaggio di Clint Eastwood. «Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca». Rivolgendosi, in un tweet, a Luca Signorelli. La sinistra istituzionale non fa a meno di notare anche la presenza dei due immigrati egiziani, Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio, fra chi è accorso per primo a placcare l'aggressore. Quindi, con una rapidità incredibile, è stata archiviata la pista islamica fra i possibili moventi dell'attentato e semmai si dice che il problema peggiore è chi, come Salvini, "strumentalizza". Però il ministro Piantedosi ha dichiarato che gli inquirenti "faranno ulteriori accertamenti". Fra questi ci sarà anche l'ispezione dei contenuti dei messaggi online del futuro stragista. Meta, prima dell'attentato, aveva chiuso tutti i suoi profili. Un provvedimento molto grave che viene preso dagli amministratori in occasione di violazioni particolarmente pesanti delle regole della comunità. Che messaggi aveva scritto El Koudri prima di lanciarsi nella sua folle corsa omicida? La dinamica dell'attentato ricalca per filo e per segno numerosi precedenti. Sono pochissimi i casi di emulazione ad opera di non musulmani. El Koudri era armato di coltello, non si è arreso, non era sotto shock quando è stato fermato: l'abbinamento auto e coltello è un'altra costante degli attentati di questo tipo.
LA PISTA DEL TERRORISMO ISLAMICO Il periodo è fra i più pericolosi: con la guerra in Iran ancora praticamente in corso, l'allerta attentati è cresciuta. Il regime iraniano è l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di organizzazioni e movimenti jihadisti che reclutano nella comunità islamica europea per compiere attentati. Non reclutano in modo tradizionale, ma usando i social network, puntando sulla radicalizzazione fai-da-te di menti fragili. Un giovane immigrato di seconda generazione, 31 anni, laureato in Economia ma disoccupato, isolato, sempre più "strano", secondo i suoi vicini faceva lunghe urlate al telefono (con chi?) è un profilo ancora molto sospetto. La pista del terrorismo islamico, solitario o su commissione, non è affatto esclusa. È semmai la politica di sinistra e il suo intero ecosistema mediatico che hanno cercato di tacitare questa voce: sbattendo una diagnosi psichiatrica in prima pagina, cambiando il soggetto dell'attentato dall'uomo al suo mezzo ("auto impazzita sulla folla"), evitando accuratamente quelle stesse generalizzazioni a cui ricorre in altre circostanze. Se un bracciante immigrato del Mali viene assassinato a Taranto, è un omicidio razzista "che interroga la coscienza di tutti gli italiani". Se un immigrato di seconda generazione cerca deliberatamente la strage, è solo lui che ha problemi, la comunità musulmana non c'entra, l'islam non c'entra, la mancata integrazione è un "fuori tema" e non si può parlare di terrorismo. Come sempre l'ambiente mediatico mainstream pare non cercare neppure la verità, di fronte a un evento scomodo per la sua ideologia, transenna la scena e dice ai suoi utenti "non c'è niente da vedere".
Nota di BastaBugie:Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Una lunga serie di attentati jihadisti con auto e camion sulla folla" parla di come a Modena si sia replicato un copione visto tante volte sin dai primi anni 2000. Attentati con mezzi semplici: un'auto lanciata sulla folla. I gruppi jihadisti lo hanno praticato e anche predicato a lungo contro i nemici di Allah. Sarà questo un altro caso? Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 maggio 2026: Anche l'Italia ha il suo attentato. Sebbene non si conosca ancora la matrice. Via Emilia, cuore di Modena. Famiglie a passeggio, la normalità di un sabato italiano. Poi, una Citroën C3 piomba sulla folla come un proiettile impazzito: oltre cento all'ora, marciapiede trasformato in trappola. Scarpe che volano, corpi falciati, sangue e distruzione. Quindici feriti, una donna alla quale sono state tranciate entrambe le gambe e c'è chi lotta tra la vita e la morte. Nizza, Berlino, Barcellona, Londra. Ora Modena. Il copione è sempre lo stesso, tragicamente immutabile. I fatti di Modena non sono che l'ultima replica di una strategia bellica che l'Europa e l'Occidente tutto continuano a subire, l'ennesimo atto di emulazione. La cronologia della scia di sangue, d'altronde, parla da sola e unisce i puntini di un disegno chiarissimo. Il terrore su gomma fa la sua comparsa in Israele durante la Prima Intifada del 1987 e registra il suo acme nella Seconda Intifada (2000-2005), periodo in cui si contarono 20 attacchi veicolari palestinesi e 15 vittime. E poi Glasgow 2007 (una jeep piena di propano contro il terminal); Olanda 2009; Londra 2013 (il fuciliere Lee Rigby investito e quasi decapitato da due britannici di origine nigeriana); Digione 2014 (11 pedoni falciati al grido di "Allahu Akbar"); Nantes 2014 (un furgone contro il mercatino di Natale, un morto); Graz 2015 (un van sulla folla e poi l'assalto col coltello, 3 morti); Lione 2015; Nizza 2016 (il camion guidato da un tunisino sulla Promenade, 84 morti e troppi bambini); Berlino 2016; London Bridge 2017 (speronamento e accoltellamenti, 8 morti); Finsbury Park 2017; Parigi 2017 (un'auto contro i soldati sugli Champs-Élysées); Levallois-Perret 2017 (militari speronati); Barcellona 2017; New York 2017 fino alle ultime repliche del 2025 di Monaco e Manchester (l'assalto alla sinagoga durante lo Yom Kippur con investimento e accoltellamento dei fedeli, 2 morti) e l'isola di Oléron (pedoni e ciclisti travolti da un uomo che ha tentato di incendiare l'auto gridando "Allahu Akbar") fino ai fatti di Lipsia di pochi giorni fa e infine Modena. E poche ore dopo, è toccato ad Oakland, California, stessa scena e tre morti. Dietro la spietata semplicità del vehicle ramming (un termine mutuato dagli antichi arieti navali, i rostri che sventravano le chiglie nemiche) si cela una strategia geometrica, teorizzata e stampata nero su bianco sui magazine della galassia jihadista, da Inspire a Rumiyah. I dotti del terrore lo hanno capito prima di noi: blindare gli aeroporti e tracciare gli esplosivi ha solo spostato il bersaglio, non l'obiettivo. Il passaggio dal macro-terrorismo logistico dell'11 settembre a questo micro-terrorismo veicolare è un capolavoro di macabra economia. Come predicava l'ideologo Abu Mohammad Al-Adnani già nel 2014 - portavoce dell'Isis e mente degli attentati di Parigi del 2015 - prima di essere liquidato dai raid americani, un'auto è un perfetto moltiplicatore di forza: non richiede addestramento, non scatta ai metal detector, non crea sospetti al momento dell'acquisto e offre a chiunque la certezza dell'imprevedibilità assoluta. D'altronde, ritenuti tutti infedeli e nemici, qualunque individuo è un bersaglio lecito. Era il 2010, quando Inspire - rivista ufficiale di al-Qaeda - nell'editoriale The Ultimate Mowing Machine (il Tosaerba Definitivo) invitava ad «utilizzare un pickup come un tosaerba, non per falciare l'erba, ma i nemici di Allah».
UN MIX DI RABBIA, ODIO E MANCATA INTEGRAZIONE Poche certezze e tante domande attendono risposta nella vicenda personale dell'autore della tentata strage di Modena: qualche dubbio anche sugli asseriti problemi psichici. di Riccardo Cascioli (La Nuova Bussola Quotidiana, 19 maggio 2026)
Forse qualcosa in più sui motivi che hanno spinto Salim El Koudri a lanciarsi sabato 16 maggio sui passanti in una via del centro a Modena, si saprà stamattina dopo l'interrogatorio di garanzia che si svolgerà nel carcere di Modena, dove El Koudri è detenuto. Per ora ha parlato soltanto il suo avvocato, secondo cui il 31enne, italiano di seconda generazione di origine marocchina, è in stato di confusione, non pienamente consapevole di quanto ha fatto. Ha poi detto che chiederà la perizia psichiatrica, ricordando che Salim è stato in cura presso un centro psichiatrico dal 2022 al 2024. Peraltro, sempre secondo il suo legale, i familiari (i genitori e una sorella) ignoravano i problemi mentali di Salim El Koudri. Inoltre una perizia dovrà essere compiuta sul materiale contenuto nei «dispositivi informatici» dell'autore della tentata strage. Mentre tanti sono i punti interrogativi che chiedono una risposta, chi non ha dubbi sono i politici, che – secondo tradizione – strumentalizzano ogni tragedia per promuovere la propria agenda: da sinistra si accusa il governo di non garantire la sicurezza e di non fare abbastanza per intercettare il disagio psichico (detto proprio da chi fa di tutto per smantellare ogni apparato di sicurezza), mentre dalla Lega si rilancia sull'immigrazione irregolare e sulle regole per ottenere la cittadinanza, temi sicuramente importanti ma che non c'entrano direttamente con la tragedia di Modena. Il problema è che il solito polverone politico impedisce una riflessione seria e una comprensione di quanto sta accadendo anche in Italia. Partiamo dalle cose certe emerse in queste ore. Anzitutto l'attentato: non c'è dubbio che si tratti di una modalità jihadista, come abbiamo già spiegato ieri. Anche se finora non sono emersi elementi che colleghino Salim El Koudri a una rete jihadista o che lo indichino come auto-radicalizzato, il fatto che sia ricorso a questa modalità non può essere casuale. Un secondo elemento si collega a questo: ieri, dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno Piantedosi che ne aveva rivelato l'esistenza, sono spuntate le mail scritte da Salim El Koudri all'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) – dove aveva ottenuto la laurea triennale in Economia - in cui pretende un lavoro «non da magazziniere», un «lavoro coerente» con il suo titolo di studio. È il 27 aprile 2021, cinque anni fa; la parte peggiore e più significativa è però quella in cui inveisce con chi pensa sia la causa dei suoi problemi: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio». Questo atteggiamento non indica immediatamente una rivendicazione religiosa o obiettivi da colpire, tanto è vero che nei successivi 5 anni non si è mai segnalato per iniziative anti-cristiane o semplicemente violente. Quei messaggi indicano però rabbia e un odio montante, un odio generalizzato, che è esattamente ciò che spinge a lanciarsi con l'auto contro persone inermi che camminano per strada. Ancora di più: pur essendo nato in Italia e cittadino italiano da quando aveva 14 anni, parla da straniero, si sente straniero, estraneo alla cultura e alla società in cui è nato e cresciuto che identifica con il cristianesimo. È questo l'aspetto più inquietante, perché è la certificazione di una integrazione mancata: non è un caso isolato, è un fenomeno molto più generalizzato, non per il razzismo degli italiani ma per la provenienza degli immigrati. Le prime testimonianze dicono che Salim El Koudri non frequentasse moschee o centri culturali islamici, ma anche così fosse c'è una differenza culturale e c'è una mentalità di chi proviene dai Paesi islamici che rende molto difficile una vera integrazione anche per chi non ha obiettivi religiosi in testa. È esattamente ciò che giusto 26 anni fa affermava il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, quando riferendosi proprio al caso islamico avvertiva che «in vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie». Ma da allora poco è cambiato se quelli che allora contestavano duramente il cardinale Biffi sono gli stessi che oggi continuano a favoreggiare l'immigrazione illegale e che sostengono che la soluzione sia curare i problemi psichici. Sarebbe ora che la politica cominciasse invece a fare i conti con questa realtà, perché la tentazione terroristica può essere irresistibile per chi non è integrato e vive un profondo disagio sociale. E anche senza sfociare in attivismo terrorista deve preoccupare una fascia di popolazione che rappresenta un serbatoio di odio e risentimento pronto a esplodere alla prima occasione. Francia, Belgio, Regno Unito da questo punto di vista dovrebbero insegnare qualcosa. Ci sono poi delle domande che attendono risposta, per poter avere un quadro più preciso di quanto accaduto a Modena. La prima riguarda senz'altro i contenuti che Salim El Koudri postava sui social e che hanno provocato la chiusura dei suoi profili; altre cose riguardano la sua vita privata, come si mantenesse senza avere un lavoro, vivendo da solo – pare che con la famiglia non avesse praticamente rapporti – e possedendo anche un'auto, usata appunto per la tentata strage. Ma soprattutto è lecito chiedersi qualcosa a proposito della sua asserita malattia mentale. Dal 2024, stando a quanto dichiarato dal suo avvocato, Salim avrebbe smesso di prendere farmaci perché, diceva, «si sentiva bene». Il che fa sorgere qualche interrogativo: se si hanno seri problemi psichiatrici è possibile passare due anni senza manifestare in modo evidente lo squilibrio? Non la semplice stranezza o la vita solitaria registrata dai proprietari dei locali che soleva frequentare, ma proprio la manifestazione di sintomi che richiedono un intervento sanitario. Proprio questa circostanza fa dubitare del fatto che Salim El Koudri sia veramente un "pazzo", tanto più che anche la maggior parte degli autori di questa serie di attentati in Europa con le auto lanciate sulla folla vengono definiti sbrigativamente tali. Il che dovrebbe se non altro ingenerare qualche sospetto. Speriamo che almeno in Italia gli inquirenti vadano fino in fondo senza aver paura della realtà.
VIDEO: MODENA È MOLTO PEGGIO (18 minuti) di Matt Carus
https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw
L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE La strage di Modena dimostra la fragilità di chi vede il pericolo islamico solo negli attentati e non considera il reclutamento dei giovani con ogni mezzo, inclusi social e videogiochi (intanto la Svezia mette al bando il termine islamofobia) di Souad Sbai https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8566
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 maggio 2026
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L'AGENDA LGBT MINACCIA LE SUORE CON IL CARCERE
A New York le domenicane rischiano il carcere perché nell'offrire servizi di carità, come l'assistenza ai malati terminali, non vogliono piegarsi all'ideologia gender
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia, 21 aprile 2026
L'agenda gender non risparmia nessuno. Neanche alcune suore che da oltre un secolo si prodigano per la carità, la solidarietà e la cura degli ultimi. Sembra assurdo, ma è quanto di vergognoso sta succedendo alle suore domenicane di Hawthorne, congregazione fondata nel 1901 dalla venerabile Rose Hawthorne Lathrop. Da 125 anni, infatti, le religiose - che come unica fonte di finanziamento hanno le donazioni dei fedeli - gestiscono la casa di cura Rosary Hill Home, nello Stato di New York, offrendo servizi di carità come l'assistenza ai malati terminali, con particolare riguardo per i malati oncologici. Ebbene, la fedeltà delle domenicane di Hawthorne alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi non negoziabili sta suscitando la netta opposizione delle autorità statali. Il motivo? Pur accogliendo tutti, le suore si rifiutano di piegarsi all'ideologia gender: nel caso specifico, lo Stato di New York vorrebbe imporre loro l'uso dei pronomi scelti dai pazienti e l'assegnazione delle stanze ospedaliere in base all'identità di genere dichiarata. Una contrapposizione in cui i nuovi principi politicamente corretti dell'amministrazione dem entrano in collisione con il Primo Emendamento, che tutela la libertà religiosa e di espressione, oltre che con il pensiero e la fede delle domenicane. Il contenzioso va avanti dall'aprile 2024 e le autorità dello Stato di New York non si limitano ad esigere l'utilizzo dei pronomi secondo la volontà dei pazienti transgender, ma vorrebbero anche dei servizi sanitari "neutri", nonché l'affissione di specifici avvisi "antidiscriminazione", che certificherebbero, anche a livello simbolico, la resa di un importante istituto cattolico all'ideologia Lgbt+.
LA DIFESA DELLE SUORE Le domenicane di Hawthorne, tuttavia, non sono disposte a piegare il capo al laicismo dem e proseguono nella loro battaglia legale. La causa, presentata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York a White Plains, vede come imputati la governatrice di New York, Kathy Hochul, e quattro funzionari del Dipartimento della Salute dello stesso Stato. «Credo che la cosa più importante sia la nostra ferma volontà di mantenere la nostra identità cattolica. Senza di essa, ciò che facciamo non avrebbe senso», ha dichiarato in un'intervista Madre Marie Edward, OP, superiora della congregazione religiosa. Le religiose non sono dunque disposte a negoziare sulla loro fede cattolica. Tutto nasce dall'approvazione di una legge statale approvata nel 2023, intitolata "Carta dei diritti dei residenti delle strutture di assistenza a lungo termine per i newyorkesi Lgbtqia+ e le persone che vivono con l'Hiv". La normativa fu approvata ad amplissima e trasversale maggioranza, potendo contare anche sull'appoggio di una parte dei parlamentari dell'opposizione repubblicana. Nella fattispecie, il disegno di legge passò con 144 voti favorevoli e 2 contrari alla Camera e 55 voti favorevoli e 7 contrari al Senato, dopodiché la governatrice Hochul firmò la legge il 30 novembre 2023, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l'Aids. «Gli anziani Lgbtqia+ e sieropositivi sono tra le nostre popolazioni più vulnerabili e oggi stiamo prendendo provvedimenti per garantire che tutti i newyorkesi, indipendentemente da chi siano, da chi amino o dal loro stato sierologico, trovino sicurezza e sostegno nei luoghi in cui ne hanno più bisogno. L'odio non avrà mai posto a New York», dichiarò allora Hochul. Da parte loro, le suore di Hawthorne erano rimaste ignare dell'entrata in vigore della nuova legge, fino al giorno in cui, circa due anni fa, erano iniziati ad arrivare dei solleciti dall'amministrazione statale, senza che fosse avviato alcun procedimento legale contro l'istituto religioso, sebbene le suore ritengano tale rischio reale. L'avvocato L. Martin Nussbaum, legale delle domenicane, ha rimarcato che la legge del 2023 rappresenta una «forma di ostentazione dell'ideologia di genere, che obbliga queste suore a essere formate secondo un'ideologia totalmente contraria alla loro fede cattolica. Perché ci viene imposto questo? Non abbiamo nemmeno pazienti di questo tipo [transgender, ndr]», ha continuato Nussbaum. «È lo Stato che obbliga queste sante suore a piegarsi a un'ideologia contraria alla loro fede».
IL RISCHIO DEL CARCERE Quel che è peggio, però - come riporta il sito ufficiale delle suore domenicane che ripercorre l'intera vicenda - è che la legge sanitaria statale di cui si è appena parlato esenta le strutture gestite dalla "Church of Christ", da "Scientist" e da altre realtà sia laiche che religiose, ma non prevede alcuna esenzione per le organizzazioni cattoliche. Di conseguenza, se i membri della Catholic Benefits Association - di cui fanno parte, appunto, le suore domenicane e la Casa di Riposo Rosary Hill - non si conformano, rischiano multe, ingiunzioni, la potenziale revoca della licenza, fino addirittura alla reclusione. Rosary Hill Home, la struttura gestita dalle domenicane di Hawthorne, è situata a Hawthorne, una frazione della città di Mount Pleasant, nella contea di Westchester, a circa 50 chilometri a Nord-Est di Manhattan. L'hospice dispone di 42 posti letto ed è gestito da 14 suore coadiuvate da assistenti infermieristici laici qualificati. La struttura non prevede limiti di durata per il soggiorno, al punto che alcuni pazienti vi rimangono per anni, sebbene la permanenza media sia di circa due o tre mesi, e la maggior parte dei pazienti, data la gravità delle condizioni, purtroppo spesso muore proprio all'interno della casa di cura. «L'assistenza infermieristica è un lavoro meraviglioso di per sé, ma le nostre suore, tutte noi, siamo consacrate, abbiamo pronunciato i voti, abbiamo consacrato la nostra vita a Dio, e certamente la preghiera è la cosa più importante, primaria. Consideriamo questo un lavoro, e le suore vivono una vita di preghiera molto intima, che poi si riversa nella cura dei pazienti, in modo che dobbiamo prenderci cura di loro come se fossero Cristo, il Cristo sofferente», ha affermato sempre Madre Marie Edward. «E per fare ciò, dobbiamo essere molto salde nella nostra identità di cristiane e seguire gli insegnamenti di Cristo - ha aggiunto - quindi fare qualcosa che vada contro questo non funzionerebbe». Va da sé che tutta questa vicenda sia non solo vergognosa, ma a suo modo storica. La violazione della libertà religiosa e di coscienza nei confronti delle suore domenicane di Hawthorne sta infatti rappresentando un precedente gravissimo e un esempio drammatico di quanto possa essere crudele e liberticida l'ideologia Lgbt.
Fonte: Provita & Famiglia, 21 aprile 2026
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I DRAGONI DI LAMBESC, SENZA IL CORAGGIO DI DIFENDERSI IL BENE VIENE SCONFITTO
La lezione della Rivoluzione francese: chi rinuncia a difendere la verità, la giustizia e l'ordine prepara la vittoria dei violenti
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 27 arile 2026
Nel caldo luglio del 1789, mentre la Rivoluzione francese muoveva i suoi primi passi, un nome cominciò a circolare tra le strade di Parigi: quello dei dragoni del principe di Lambesc, noti per il loro coraggio e per il loro attaccamento alla Monarchia. Il loro comandante, Carlo Eugenio di Lorena, principe di Lambesc, nato nel 1751, era il capo e l'ultimo rappresentante della famiglia dei duchi di Guisa, il Casato, sempre devoto alla Chiesa di Roma, che durante le guerre di religione del XVI secolo aveva guidato la Lega cattolica contro i protestanti ugonotti. Lambesc vedeva con lucidità ciò che molti rifiutavano di ammettere: Parigi non era inquieta, era sull'orlo della rivolta. I suoi dragoni - appartenenti al reggimento Royal-Allemand - erano soldati esperti, spesso di origine tedesca, ma fedelissimi al Re. Cavalieri armati di sciabola e di moschetto, addestrati a combattere sia in sella che a piedi, rappresentavano una delle ultime forze realmente capaci di ristabilire l'ordine nel caos crescente. La situazione precipitava. Il 9 luglio 1789 l'Assemblea nazionale francese si proclama Costituente. Il Re, Luigi XVI, licenzia il ministro Jacques Necker e richiama truppe attorno alla capitale, ma esita. Sovrano pio e mite, ma debole, fatica a concepire l'idea di avere dei nemici e cerca solo di evitare lo scontro aperto. Il 12 luglio, a mezzogiorno, Parigi è in preda a un immenso disordine. Nei giardini delle Tuileries e al Palais-Royal, la folla si accalca, in un turbinio di urli, d'invettive, di false notizie. Si gridano slogan, si agitano i busti di Necker e del duca d'Orléans, il cui palazzo è il centro della rivolta, mentre i discorsi incendiari di Camille Desmoulins trasformano il malcontento in furia.
I DRAGONI DEL PRINCIPE DI LAMBESC I dragoni del principe di Lambesc, schierati sulla piazza Luigi XV, all'ingresso delle Tuileries, vengono bersagliati di pietre, mattoni e cocci di bottiglia. Le sciabole brillano al sole, ma il Re ha dato l'ordine di non reagire. Lambesc, fatta fare ai soldati qualche evoluzione, fa avanzare i suoi uomini, compie una carica di alleggerimento, più dimostrativa che distruttiva, e si ritira sulla riva sinistra della Senna. Due giorni dopo, il 14 luglio, una folla di non più di un migliaio di scalmanati, provenienti soprattutto dal Faubourg Saint Antoine, assale l'Hotel des Invalides e poi la Bastiglia, identificata come il simbolo del potere monarchico. Il governatore Bernard-René de Launay, dopo aver trattato con i rivoltosi, che gli promettono l'incolumità, si arrende, ma viene massacrato. Un garzone di cucina ne mozza la testa, la infila in cima a una picca, e, seguito da una muta selvaggia, la porta in giro fino a notte. Quello che sarà chiamato il "Terrore", non inizia con Robespierre, ma con la presa della Bastiglia. La notizia dell'insurrezione giunge al Re, che si trova a Versailles, durante la notte. Luigi XV, il suo predecessore, - scrive lo storico Pierre Gaxotte - " sarebbe balzato in sella a qualsiasi ora, sarebbe entrato a Parigi con tutti gli uomini atti a combattere e, spuntato il giorno, sarebbe stato freneticamente acclamato da una borghesia che, dopo aver tanto protestato, temeva ormai per la propria vita e per i propri beni. Avrebbe fatto impiccare una dozzina di assassini alle finestre dell'Hotel de Ville, rimesso una guarnigione alla Bastiglia e sarebbe rientrato a Versailles ad accogliere le dichiarazioni di obbedienza di un'Assemblea umile e sottomessa" (La Rivoluzione francese, Edizioni A. Barion, tr. it. 1949, p. 129). Il principe di Lambesc vorrebbe caricare la folla alla testa dei suoi dragoni e disperderla con i suoi moschetti, ma l'ordine è di tenere riposte le sciabole, perché il Re non vuole che sia versato del sangue. Il barone Pierre-Victor de Besenval, che sulla piazza di Parigi dispone di tre reggimenti svizzeri e ottocento cavalieri, obbedendo anch'egli agli ordini del sovrano, non interviene.
IL RITIRO DELLE TRUPPE Il 15 luglio Luigi XVI annuncia il ritiro delle truppe; il 16 richiama Necker; il 17 entra a Parigi, dove riceve dal sindaco Bailly la coccarda tricolore, nuovo simbolo della Rivoluzione. È un gesto di conciliazione, ma anche il segno della resa alla Rivoluzione. Una settimana dopo, in un parossismo di furore, la folla lincia l'Intendente generale di Parigi Louis Bertier de Sauvigny e suo suocero Joseph François Foulon, controllore delle Finanze. A Foulon il popolaccio taglia la testa e la esibisce in corteo su una picca, riempiendogli la bocca di fieno, per denunciarlo come complice di una congiura antipopolare. Poi un gruppo di rivoltosi afferra Bertier de Sauvigny, e lo costringe a marciare per le vie della città con la testa mozzata del suocero di fronte a sé, cantando: "Bacia papà, bacia papà". Di fronte all'Hotel de Ville, Bertier è ucciso: gli strappano il cuore dal petto e lo gettano verso i notabili del municipio. poi riprendono a marciare, con la testa di Bertier affiancata a quella di Foulon. Il principe di Lambesc, costretto all'inazione, lascia la Francia e si trasferisce a Vienna dove nel 1791 sarà nominato maggiore generale dell'esercito imperiale. Alla battaglia di Tournai, del 22 maggio 1794, carica con i suoi cavalieri la fanteria francese, mettendola in fuga. Da allora combatte, distinguendosi per il suo valore, tutte le battaglie anti-giacobine e anti-napoleoniche del suo tempo, come generale dell'esercito austriaco. Sotto questo aspetto, il principe di Lambesc può essere definito, e fu, un soldato della Contro-Rivoluzione, così come i suoi antenati lorenesi erano stati soldati della Contro-Riforma cattolica sotto san Pio V. Con la restaurazione dei Borboni in Francia nel 1815, vennero restituite al principe di Lambesc tutte le sue dignità dinastiche e venne nominato Maresciallo di Francia e Pari di Francia ereditario. Ma ormai la sua patria era Vienna, dove morì all'età di 74 anni il 2 novembre 1825. Non avendo avuto figli, alla sua morte la gloriosa Casa di Guisa si estinse. Il 21 gennaio 1793, Luigi XVI era stato ghigliottinato e il Papa Pio VI, nell'allocuzione Quare lacrymae del 17 giugno 1793, aveva riconosciuto nel sacrificio del sovrano "una morte votata in odio alla religione cattolica", attribuendogli "la gloria del martirio". Sarebbe stata evitata la tragedia se i Dragoni del principe di Lambesc avessero ricevuto, l'ordine mai dato, di affrontare i rivoltosi? Quel che è certo è che nelle guerre e nelle rivoluzioni, di fronte a un nemico che ci minaccia, tra tutte le decisioni, la più difficile è quella di difendersi, perché non basta possedere la forza, occorre la volontà di usarla, e, soprattutto, la convinzione di avere il diritto di farlo.
Fonte: Radio Roma Libera, 27 arile 2026
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SAL DA VINCI ALL'EUROVISION: QUANDO UN ITALIANO PIACE AL MONDO, PERCHE' CI VERGOGNIAMO?
Il successo di Per sempre sì mostra che allegria, normalità e identità sono ancora capaci di parlare al cuore dell'Europa, ma non agli italiani benpensanti (VIDEO: Sal Da Vinci all'Eurovision)
Autore: Simona Bimbi - Fonte: BastaBugie, 20 maggio 2026
Ci sono occasioni in cui il successo di un italiano all'estero dovrebbe suscitare almeno un moto spontaneo di soddisfazione. Non necessariamente entusiasmo unanime, perché gusti e sensibilità possono essere diversi, ma almeno la capacità di riconoscere quando qualcosa di nostro viene accolto con simpatia, interesse e perfino ammirazione. E invece accade spesso il contrario: appena un artista, un simbolo o un tratto della nostra identità ottiene un consenso internazionale, una parte d'Italia sente il bisogno di prenderne le distanze, sminuirlo, quasi di vergognarsene. È una specie di riflesso condizionato, un'autodenigrazione preventiva che scambia il disprezzo per intelligenza e la freddezza per raffinatezza. Dopo aver visto i commenti su Sal Da Vinci all'Eurovision Song Contest appena concluso mi viene da chiedere: ma perché noi italiani dobbiamo sempre lamentarci? Capisco che una canzone di musica leggera non è sicuramente un tema di fondamentale importanza, ma mi ha sollevato un po' di indignazione. Tutto il mondo interessato alla musica parla dell'esibizione all'Eurovision del vincitore di Sanremo e, anche se ci sono pareri non favorevoli perché troppo anni '80, tutti ne riconoscono l'energia positiva, allegra, autentica e geniale... perché, diciamocelo, la gonna della sposa-ballerina che si stacca e diventa una bandiera italiana è un autentico colpo di genio! Infatti il boato del pubblico presente è stato uno dei più forti di tutte le esibizioni! Sal Da Vinci è l'artista con più visualizzazioni e ascolti sul web di tutto l'Eurovision, molto avanti rispetto alla vincitrice bulgara! Solo su YouTube hanno guardato il video di Sal più di 26 milioni di volte!
LE CRITICHE E da noi in Italia c'è qualcuno che lo ha accusato di portare in Europa canzoni da matrimoni della Camorra o nella migliore delle ipotesi di portare i vecchi stereotipi di pizza e mandolino! Poi ovviamente la canzone può piacere o non piacere e per fortuna ci sono anche giornali italiani che ne parlano bene, ma questi brutti commenti cosa c'entrano?! Noi un tempo eravamo un'eccellenza mondiale in tanti campi, un'eccellenza sempre più difficile da mantenere o che ormai è purtroppo svanita e una volta che ci riconoscono un primato a livello europeo, se non globale, cosa facciamo? Ci vergogniamo! Qual è il problema se a molti è piaciuto Sal Da Vinci?! Che ha parlato di matrimonio davanti a Dio e per giunta per tutta la vita? Che ha messo in scena l'emozione che dà la celebrazione di un matrimonio? Che ha portato una canzone neomelodica e non con tutte quelle sonorità che vanno di moda ora? Che ha fatto più di 30 anni di gavetta e quindi era il più anziano in gara? Gavetta che, fra l'altro, si vedeva bene nel modo di cantare, anche se non perfetto, nel modo di stare sul palco e di coinvolgere il pubblico, che forse gli altri avevano meno. Cosa altro può aver dato noia? Che è arrivato a Vienna con moglie, figli, nipoti e genero? E così ricorda che la famiglia unita esiste ancora e ti sostiene nella gioia, ma anche quando non si ha tutto questo successo perché non avendo mai cambiato moglie lui ha sempre avuto accanto le solite persone. Forse dà noia il fatto che ricorda che esiste ancora un'Italia affidabile? In un'intervista Sal ha detto che il suo verso preferito è: "Con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio" perché "per me le promesse sono importanti". E in un mondo dove il rispetto di promesse elettorali, promesse matrimoniali o semplicemente promesse di riservatezza su un segreto di un amico, sembra dimenticato, lui con la sua semplicità dà una bella lezione a tante, troppe persone.
LA RISPOSTA DI SAL Ma forse la risposta a tutte queste critiche nostrane, spesso di sinistra, l'ha data Sal Da Vinci stesso dichiarando in un'intervista: "Quando gli italiani fanno gli italiani, si sprigiona una forza incredibile!" Una forza che, indipendentemente dalle inclinazioni personali o geografiche (perché non abbiamo modi di fare identici in tutte le zone d'Italia), ci accomuna tutti e ci rende riconoscibili e apprezzati in tutto il mondo: la geniale simpatia che, senza troppo sforzo, porta un po' di sana allegria! E credo che l'allegria sia una di quelle caratteristiche che più possono portare a Dio! In fondo, il punto non è stabilire se Sal Da Vinci debba piacere a tutti, né trasformare una gara musicale in una questione di patriottismo obbligatorio. Il punto è imparare a guardare con maggiore onestà ciò che accade: se un artista italiano conquista il pubblico europeo con una proposta popolare, piena di gioia di vivere e riconoscibile, non c'è nulla di cui vergognarsi. Anzi, forse c'è qualcosa da riscoprire: vi pare che non ci sia bisogno di gioia di vivere in questo mondo?! E allora ben venga chi, senza complessi, porta sul palco un'Italia che sorride, canta e non chiede scusa di esistere. Grazie Sal Da Vinci che hai portato un po' di gioia e di normalità sul palco, in uno scenario (quello europeo) che ultimamente ha ben poco di allegro e normale. E pazienza per quegli italiani che, criticandoti e basta, rinunciano ad essere fieramente italiani!
SAL DA VINCI - PER SEMPRE SÌ (LIVE) - First Semi-Final - Eurovision 2026
https://www.youtube.com/watch?v=OknnSe8SG8Q
NON GUARDO SANREMO MA... HO VISTO UNA PICCOLA LUCE! Finalmente vince il Festival una canzone sull'amore tra un uomo e una donna che si promettono "davanti a Dio... per sempre sì!" (VIDEO: Per sempre sì - Sal Da Vinci) di Simona Bimbi https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8469
COME SAL DA VINCI A SANREMO, BRUNO MARS CONQUISTA L'AMERICA Con Risk It All, che è un inno al matrimonio, si fa spazio una canzone destinata a diventare la colonna sonora delle nozze americane (VIDEO: Risk It All) di Raffaella Frullone https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8479
Fonte: BastaBugie, 20 maggio 2026
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BAMBINI MALATI DOPO IL VACCINO, SINISTRA IN TILT
In Commissione Covid il tradimento dei 4 pilastri della medicina: rapporto rischio beneficio, principio di precauzione, proporzionalità degli interventi, medicina basata sulle prove
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 maggio 2026
Malattie autoimmuni, malattie neurologiche e malattie cardiache. Il dottor Eugenio Serravalle, pediatra e presidente dell'Associazione di studi e informazioni sulla salute lo ha detto rispondendo alla domanda della capogruppo FdI in Commissione Covid, Alice Buonguerrieri. La domanda era relativa alle malattie che hanno sviluppato i bambini e gli adolescenti vaccinati con i preparati anti Covid durante la campagna vaccinale. In particolare le miocarditi, per le quali sono emersi dei dati che non erano stati rilevati negli studi preregistrativi dei vaccini (per forza, non erano stati testati sui minori), ma che sono emersi dalle osservazioni sul campo fino ad essere riconosciute sulla scheda tecnica dei vaccini a mRNA. Basterebbe questa evidenza, dicevamo, ma no. Non basta. Non basta ad esempio alla pattuglia piddina e pentastellata presente in Commissione, la cui presenza è deliberatamente volta a minimizzare, contestare e sminuire le evidenze che vengono messe agli atti dei lavori. Con qualche scivolone che denota una mancanza di preparazione. Ylenia Zambito, ad esempio senatrice del Pd, la quale, forte della sua laurea in chimica farmaceutica e della sua attività accademica, ha pensato bene di replicare alle affermazioni di Serravalle rimproverandolo per una lettura specifica dei dati sui bambini non vaccinati. Poteva sembrare un battibecco tra concittadini, Zambito e Serravalle sono entrambi di Pisa, ma è parso chiaro che sia stato l'ennesimo tentativo degli esponenti dell'opposizione alla Commissione Covid per non far emergere agli atti verità che ormai sono acclarate. «Lei non ha capito i lavori che cita - ha accusato Zambito - non sa leggere i dati dandoci una interpretazione sbagliata, ci sta raccontando una serie di cose pericolose per fare una battaglia contro le vaccinazioni». Serravalle le ha risposto con fermezza: «Questa è un'affermazione che non può fare perché la colonna che mostra i precedenti infettati è a parte. Non sono quegli altri mi dispiace, ma se c'è qualcuno che non ha letto il lavoro scientifico non sono io».
I 4 PILASTRI DELLA MEDICINA Un battibecco che mostra come i rappresentanti della minoranza a Palazzo San Macuto siano in realtà in opposizione alla Commissione stessa, mettendo in dubbio senza argomenti gli auditi, ostacolando con polemiche pretestuose il più delle volte, i lavori. Eppure, l'audizione è stata importante perché sono stati messi in fila in maniera analitica i 4 pilastri della medicina che sono stati traditi in pandemia, con un occhio al comparto pediatrico, essendo l'audizione riservata alle problematiche sofferte dai minori vaccinati: 1. Rapporto rischio beneficio 2. Principio di precauzione 3. Proporzionalità degli interventi 4. Medicina basata sulle prove «Tutti questi principi sono stati spessissimo disattesi nelle decisioni prese in pandemia», ha detto Serravalle, ricordando come non siano stati raggiunti i due obiettivi di una campagna vaccinale della vaccinazione: la protezione della salute individuale e quella della salute collettiva. Infatti - studi alla mano - «i benefici netti reali per i bambini sono stati minimi o nulli o addirittura a efficienza invertita» mentre riguardo alla salute collettiva «abbiamo visto una campagna improntata sull'idea che le vaccinazioni dei bambini potessero proteggere i cari con l'immunità di gregge che si è rivelata una colossale truffa». Molti principi sono stati ribaditi anche per le vaccinazioni pediatriche anti Covid: «Noi sapevamo sin dal primo foglietto illustrativo di Comirnaty che non era stato mai dichiarato efficace nella prevenzione della trasmissione semplicemente perché i trials clinici non l'avevano mai testato». E che «i bambini si infettavano con Omicron, ma il vaccino non proteggeva per l'immunità di gregge. Così il razionale della vaccinazione di massa sui bambini è decaduto».
UN DISASTRO Insomma, un disastro. E di «disastro» ha parlato anche la Buenguerrieri in una nota, a seguito della sua audizione: «Serravalle ha dimostrato, dati alla mano come si conviene a un uomo di scienza, come la campagna vaccinale anti-Covid fu disastrosa. Ha spiegato che nelle persone in età pediatrica il rischio legato alla contrazione del virus fosse molto basso, ma nonostante ciò furono oggetto, dai 12 anni in su, della campagna vaccinale di massa impostata dall'allora Governo. Attraverso il Super Green Pass fu impedito a ragazzi molto giovani, 'colpevoli' di non essere vaccinati, di poter svolgere attività sportive. E ha spiegato di aver riscontrato numerosi casi di effetti avversi da vaccino anti-Covid in età pediatrica». Benefici nulli, ma eventi avversi di gran lunga più presenti dell'atteso. Come le miocarditi, che hanno falcidiato migliaia di giovani in età pre e post pubere: «Si può discutere a lungo, ma potrei citare uno studio che ha rilevato come la miocardite si è presentata solo nel gruppo dei vaccinati e non dopo l'infezione covid; oppure che non si sono verificati decessi correlati per Covid 19 e che il numero di accessi al pronto soccorso e ricoveri non programmati è risultato maggiore nei ragazzi dopo la prima vaccinazione». E ancora: «Noi abbiamo richiesto uno studio di vigilanza attiva in cui chiedere indagini o per lo meno solo l'esecuzione delle troponine e dell''elettrocardiogramma per valutare le entità delle miocarditi sub cliniche dato che una delle sue conseguenze è stata l'aumento della mortalità in fasce di età infantili e adolescenziali. Invece abbiamo assistito all'abbandono dei minori vaccinati». A questo si aggiungano «le restrizioni vissute e la strategia vaccinale pediatrica alla fine del 2021 quando già i dati della inutilità nella prevenzione del contagio erano noti e manifesti. Non tutti i paesi Europei adottarono questa scelta, anzi alcuni fecero autocritica come la Danimarca e scusandosi sospesero immediatamente l'inoculo ai bambini».
DOSSIER "IL VACCINO ANTI-COVID" La scienza e la propaganda Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 maggio 2026
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SILVIA SALIS IMITA LA MELONI E SI DICE MADRE, ETERO E CATTOLICA, MA POI...
La consulente dell'astro nascente del progressismo italico insulta i cattolici
Autore: Federica di Vito - Fonte: Sito del Timone, 22 aprile 2026
Dodici anni dopo che sulla copertina di Vanity Fair appariva un Renzi chic dallo sguardo ammiccante ci risiamo con il fenomeno progressista del momento: la sindaca di Genova Silvia Salis. Meglio vestita e con un consulente d'immagine più azzeccato (mai ai livelli dell'armocromista della Schlein, bisogna ammetterlo), ma la strategia è la stessa. L'anteprima del numero di Vanity Fair in uscita il 22 aprile con Silvia Salis in copertina viene così lanciata sui social: «Di Silvia Salis oggi parlano tutti. All'estero, il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Qualche settimana prima, l'agenzia di stampa Bloomberg News l'ha soprannominata "Anti-Meloni"». Nel corso dell'intervista è proprio alla premier che la Salis fa il verso. Certo, da una che proviene dal mondo dello sport ci si aspettava una competitività più originale, invece «sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale» è esattamente ciò che ha detto la sindaca. Per poi aggiungere: «Ma non credo che il mio sia l'unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l'amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica». Mentre costei tenta di garantirsi un'immagine quasi moderata, una figura pubblica da lei scelta fa uscite ben più spinte. Ilaria Gibelli, avvocato e consulente del Comune per le questioni Lgbt, ha pubblicato una storia (ora non più visibile) sul credo religioso degli elettori dei principali partiti politici. Lo schema pubblicato, elaborato sulle elezioni europee del 2024, metteva in evidenza che tra gli elettori di Fratelli d'Italia la rappresentanza cattolica è dell'83,8%, in Forza Italia del 79%, nella Lega del 76,6% e poi a scendere con M5s e Partito democratico. Fin qui, tutto bene. Se non fosse che l'avvocata ha poi aggiunto: «Non fa una piega, i partiti cattolici sono quelli più: omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi, maschilisti, si può continuare». Che dire, complimenti per la profonda argomentazione. «Affermare che i partiti più cattolici sono quelli omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti non è solo falso e offensivo: è un atto discriminatorio, al confine del razzismo, che rivela preconcetti evidenti», l'ha accusata Ilaria Cavo, deputata ligure, presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in Consiglio comunale, che chiede alla Salis «che si professa fervente cattolica» di «recedere immediatamente dal contratto che impegna centinaia di migliaia di euro pubblici in una figura che offende il mondo cattolico». Per chi non lo sapesse, la consulente è stata incaricata per contrastare le discriminazioni del mondo arcobaleno attraverso specifiche attività di sensibilizzazione al modico costo di 156.000 euro di soldi pubblici. Probabilmente la sindaca era impegnata col lancio del numero di Vanity Fair e deve esserle sfuggita questa sua ultima uscita a dir poco discriminatoria. Speriamo colga presto l'occasione per dimostrare che, come ha ribadito nell'intervista, in special modo quando si parla di una donna, non si debba «guardare a come si veste e a come appare» ma al «merito politico». E qui stiamo parlando di quello che ha affermato la sua consulente, non certo di come si veste. Ci stiamo chiedendo nello specifico se sia opportuno affidare questo ruolo a una persona che mentre difende alcuni selezionatissimi diritti allo stesso tempo offende milioni di persone per il loro credo. Aspettiamo che il sindaco Salis - quando si riprenderà dall'impennata di popolarità e dal concerto techno - prenda le distanze da tali espressioni, in fondo ci ha già abituati a strategie di dietrofront quando la sua Amministrazione aveva censurato il Presepe per poi precisare, a polemica scoppiata, che in realtà era solo stato spostato. Intanto a noi la copertina di Vanity Fair sa tanto di "candidatura in pectore" alle prossime elezioni politiche. D'altronde è stata la stessa Salis rispondendo a Bloomberg a far riferimento a questa possibilità: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest'attenzione nazionale mi lusinga». Chi l'avrà vinta, la glamour Schlein che posa per Vogue o la Salis "pulita" di Vanity Fair?
Fonte: Sito del Timone, 22 aprile 2026
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OMELIA PENTECOSTE - ANNO A (Gv 20,19-23)
Come il Padre ha mandato me, io mando voi
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 20 maggio 2026
Nel giorno di Pentecoste la Chiesa contempla il compimento della Pasqua. Gesù non è soltanto risorto ed asceso al cielo, ma continua ad agire nella storia donando il suo Spirito Santo. Senza, il cristianesimo diventerebbe soltanto un insieme di idee, di ricordi o di regole morali. Con lo Spirito Santo, invece, Cristo vive dentro di noi e la Chiesa diventa realmente il suo Corpo vivente nel mondo. Gli Apostoli, prima della Pentecoste, erano uomini impauriti. Avevano visto il Risorto e ascoltato le sue parole, eppure rimanevano nel cenacolo con le porte sbarrate. Quante volte pure noi andiamo a Messa e preghiamo in famiglia, ma poi viviamo chiusi nella paura del futuro, di soffrire, del giudizio degli altri, di testimoniare la fede. Lo Spirito Santo entra proprio dentro queste porte chiuse. Gesù non aspetta che gli Apostoli diventino forti da soli, ma è lui a trasformarli soffiando su di essi dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo». Quel soffio richiama il gesto della creazione: Dio aveva plasmato Adamo dalla polvere e aveva soffiato in lui il respiro della vita. Ora Cristo risorto compie una nuova creazione. Lo Spirito Santo non migliora semplicemente l'uomo vecchio, ma crea l'uomo nuovo. Il cristiano non cerca soltanto di "comportarsi bene", ma lascia entrare Dio dentro di sé per trasformare la propria vita. Per questo è sbagliato ridurre la fede a uno sforzo personale. Siamo tentati di sforzarci di essere più pazienti, buoni e generosi, ma poi ci scoraggiamo perché vediamo sempre gli stessi difetti. Invece la Pentecoste ci insegna che la santità nasce anzitutto dalla presenza di Dio in noi, non dal nostro sforzo. È lo Spirito Santo che produce i suoi frutti nell'anima: pace, gioia, fortezza, dominio di sé, carità. Certo, è necessaria la nostra collaborazione, ma il protagonista è Dio.
LA LAMPADINA E LA CORRENTE Pensiamo ad una lampadina: può essere perfetta, ben costruita, elegante, ma senza corrente rimane spenta. Così è la nostra anima senza lo Spirito Santo. Possiamo avere cultura, capacità, perfino una certa religiosità esteriore, ma senza il soffio di Dio manca la luce vera. E questo si vede concretamente nella vita quotidiana. Una persona piena di Spirito Santo non è necessariamente straordinaria agli occhi del mondo, ma è una persona che porta pace. In famiglia non alimenta continuamente tensioni. Sul lavoro non vive di rivalità o orgoglio. Nelle difficoltà non cade nella disperazione e, anche quando soffre, conserva una sorprendente serenità. Per capire se lo Spirito Santo sta agendo in una determinata realtà bisogna considerare che la sua prima opera è unire. A Babele gli uomini, pieni di superbia, non si comprendono più e le differenti lingue manifestano tale divisione. A Pentecoste, invece, uomini di popoli diversi comprendono tutti il medesimo annuncio. Lo Spirito Santo crea comunione. Invece il demonio lavora sempre per dividere: all'interno della famiglia, nel gruppo di amici, nelle parrocchie, persino dentro il cuore dell'uomo, mettendolo continuamente in contraddizione con se stesso. Quando vediamo nascere pettegolezzi, fazioni, rancori ostinati, freddezza e sospetto, lì lo Spirito Santo è stato ignorato. È importante allora domandarsi: io costruisco comunione oppure semino divisione? Le mie parole portano pace oppure veleno? A volte basta poco per spegnere lo Spirito: una critica continua, un giudizio cattivo, un'ironia pungente, il gusto di parlare male degli altri. In tante occasioni il clima diventa pesante non per grandi tragedie, ma per piccole ferite ripetute ogni giorno.
IL CORAGGIO DELLA TESTIMONIANZA La seconda opera dello Spirito Santo è il coraggio della testimonianza. Gli Apostoli escono dal cenacolo e annunciano Cristo senza vergogna. Oggi molti cristiani vivono una fede nascosta, quasi chiedendo scusa di credere. Si ha paura di apparire "troppo cattolici". Eppure il mondo non ha bisogno di cristiani timidi, ma di cristiani luminosi. Non aggressivi e fanatici, ma neppure muti. Un padre che insegna ai figli a pregare, una madre che perdona e incoraggia, un giovane che non si vergogna di difendere la Chiesa, una persona che difende la verità senza conformarsi al pensiero dominante: questi sono i segni concreti della Pentecoste. Infine il Vangelo collega il dono dello Spirito al perdono dei peccati. Non è un dettaglio secondario. Dove arriva lo Spirito Santo nasce la misericordia. L'uomo vecchio conserva rancore, mentre l'uomo nuovo impara a perdonare. A volte diciamo: "Io non ce la faccio". È vero. Da soli spesso non ce la facciamo. Ma lo Spirito Santo può rendere possibile anche ciò che umanamente sembra impossibile. Ci sono persone che per anni hanno vissuto nell'odio e poi, aprendosi alla grazia di Dio, hanno ritrovato pace e libertà. La Pentecoste allora non è soltanto il ricordo di un evento passato. È una domanda rivolta a ciascuno di noi: vuoi davvero lasciare entrare lo Spirito Santo nella tua vita? Perché non si impone, ma entra dove trova una porta aperta. E quando entra trasforma lentamente tutto: il modo di guardare, di parlare, di soffrire, di amare. Trasforma perfino le ferite in occasione di grazia. Chiediamo oggi al Signore di non essere cristiani spenti, abitudinari, stanchi, ma uomini e donne abitati dallo Spirito Santo. Perché il mondo non sarà convertito da strategie umane, ma dal fuoco di Dio che arde nel cuore dei santi.
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