BastaBugie n�980 del 03 giugno 2026

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1 L'INGANNO DEI LEFEBVRIANI: SBANDIERARE LA FEDE PER CELARE LO SCISMA
Un ritornello efficace ripetuto dai tempi di Lefebvre per coprire la gravità della scomunica e che dimentica il catechismo di San Pio X per il quale gli scismatici sono separati dalla Chiesa, anche se non negano alcuna verità di fede
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 BRUNO MARS INIZIA IL CONCERTO CON SEGNO DELLA CROCE E PREGHIERA
Diventa virale il video del cantante statunitense che prega davanti all'altare, per i suoi fan e la sua squadra, chiedendo a Dio protezione (VIDEO: Inizio del concerto di Bruno Mars)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
3 ANCHE A NAPOLI LA DRAG QUEEN INDOTTRINA I BAMBINI
Durante il Queer Festival i bambini sono coinvolti in uno spettacolo con Priscilla, già in passato ospite di un liceo
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia
4 L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE
La strage di Modena dimostra la fragilità di chi vede il pericolo islamico solo negli attentati e non considera il reclutamento dei giovani con ogni mezzo, inclusi social e videogiochi (intanto la Svezia mette al bando il termine islamofobia)
Autore: Souad Sbai - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 TRUMP RICORDA A XI JINPING L'INGIUSTO ARRESTO DI JIMMY LAI
Ma la storia delle persecuzioni in Cina inizia nel 1949 con il regime maoista che ha imposto un controllo totale sulla società con il terrore ideologico e la repressione
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
6 OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA
Il medico si è giustificato dicendo che voleva essere sicuro che fosse a conoscenza dei diversi servizi a cui avrebbe potuto accedere
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 OMELIA DEL CORPUS DOMINI - ANNO A (Gv 6,51-58)
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie

1 - L'INGANNO DEI LEFEBVRIANI: SBANDIERARE LA FEDE PER CELARE LO SCISMA
Un ritornello efficace ripetuto dai tempi di Lefebvre per coprire la gravità della scomunica e che dimentica il catechismo di San Pio X per il quale gli scismatici sono separati dalla Chiesa, anche se non negano alcuna verità di fede
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026

Il 13 maggio scorso, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha pubblicato una dichiarazione per confermare che le consacrazioni del prossimo 1° luglio, annunciate dal superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), don Davide Pagliarani, comporteranno la scomunica latæ sententiæ.
Don Pagliarani risponde il giorno successivo con una Dichiarazione di Fede cattolica rivolta direttamente a papa Leone, per esprimere «il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale», considerata il «minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa». Il superiore della FSSPX lamenta di non essere mai stato adeguatamente ascoltato, di non aver mai ricevuto una «risposta effettiva» alle perplessità sollevate negli anni. Al contrario, «l'unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa».
Chi è a conoscenza della modalità con cui la Fraternità si è rapportata con la Santa Sede in tutti questi anni sa riconoscere in questa dichiarazione un tratto piuttosto caratteristico di queste relazioni, ossia quello di far credere al lettore sprovveduto che il problema sia esclusivamente "Roma", mentre la Fraternità non è altro che cattolica perché professerebbe la "fede di sempre" (cosa tra l'altro non vera, essendoci degli errori importanti nella dichiarazione). E così, caro Papa, ti mettiamo davanti una dichiarazione dottrinale per mostrarti che noi crediamo quello che la Chiesa ha sempre creduto; e se dunque tu ci scomunichi, scomunichi la Tradizione della Chiesa, mostrando che lo scismatico sei tu.
Mons. Lefebvre fece lo stesso nella famosa dichiarazione del 21 novembre 1974, testo "fondatore" della FSSPX, quando proclamò: «Per questo ci atteniamo fermamente a tutto ciò che è stato creduto e praticato nella fede, i costumi, il culto, l'insegnamento del catechismo, la formazione del sacerdote, l'istituzione della Chiesa, della Chiesa di sempre e codificato nei libri apparsi prima dell'influenza modernista del Concilio, attendendo che la vera luce della Tradizione dissipi le tenebre che oscurano il cielo della Roma eterna». Le tenebre sono a Roma, la luce a Ecône: il problema riguarda dunque Roma non la Fraternità.

IL VERO PROBLEMA
Dichiarazioni di questo tipo non hanno che uno scopo: di fronte al comprensibile disorientamento e tentennamento di molti fedeli per la minaccia di scomunica, specie di quelli che hanno iniziato la frequentazione delle cappelle della FSSPX in anni più recenti, la Fraternità ha necessità di dimostrare di essere cattolica, e che la scomunica che conseguirà necessariamente alle consacrazioni è una cattiveria di Roma, una sua incomprensione o, meglio ancora, la prova che Roma ha perso la fede, perché insieme alla Fraternità, condannerebbe anche la fede espressa nella dichiarazione. Il ragionamento di don Pagliarani è piuttosto evidente: noi proclamiamo la fede cattolica, voi vi limitate a colpirci con il diritto canonico. Da una parte l'integrità della fede, dall'altra il legalismo canonico: posta così la questione, chi non simpatizzerebbe per la FSSPX?
E invece la verità è ben diversa. Lo scopo di questa dichiarazione è quello di gettare fumo negli occhi dei lettori, perché non vedano il vero problema alla base della Fraternità e della sua scelta di consacrare vescovi contro l'espressa volontà del Papa: lo scisma. E uno scisma che si fonda su una insufficiente, e pertanto falsa, concezione della Chiesa. Nessun vescovo può essere un vero vescovo cattolico se non è ricevuto nel collegio episcopale dal Papa, che di tale collegio è il capo. Nessun vescovo può esercitare legittimamente il proprio ministero se non nella comunione della Chiesa cattolica. Non c'è "stato di necessità" che dispensi da questa comunione gerarchica stabilita da Gesù Cristo e confermata dalla Chiesa. Quella di sempre. E a non volere questa comunione è stata a più riprese la Fraternità, che ha sistematicamente rifiutato ogni proposta di regolarizzazione canonica, senza la quale non c'è comunione con la Sede Apostolica, per rivendicare una totale autonomia dalla gerarchia cattolica che, per definizione, si chiama scisma.

COSA SONO DAVVERO I LEFEBVRIANI
Quanto al «non nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale» non c'è che da sorridere. Perché la Fraternità dimentica sempre di spiegare al Papa e alla Chiesa come mai consiglia di ri-ordinare sotto condizione i sacerdoti della "chiesa conciliare" che si "convertono", proibisce di utilizzare particole consacrate nelle Messe novus ordo, erige chiese, altari e seminari senza nemmeno consultare l'Ordinario del luogo, continua ad ammettere che i propri sacerdoti assistano ai matrimoni senza avere le deleghe necessarie per la forma canonica (e dunque per la validità del sacramento), impedisce ai propri sacerdoti la communicatio in sacris con i sacerdoti della Chiesa cattolica e ai fedeli di partecipare attivamente ai sacramenti "riformati" (e si potrebbe continuare). Se spiegasse il senso di tutte queste "usanze" farebbe capire una volta per tutte al Papa che l'unica chiesa di Cristo indefettibile non ha più il suo centro di unità a Roma, ma a Menzingen. Se per gli ortodossi russi Mosca è la terza Roma, per la Fraternità Menzingen è la quarta.
Dall'altra parte ci ritroviamo però, per inscrutabili permissioni divine, la persona meno indicata per rapportarsi con il mondo tradizionalista e per cercare di ricucire degli strappi. Tucho Fernández sarà ricordato nella storia della Chiesa per aver fatto sollevare l'episcopato di un intero continente contro le benedizioni delle coppie omosessuali da lui fortemente volute. Le sue "chiarificazioni" sul tema hanno poi creato ancora più confusione e insoddisfazione. Tucho rappresenta quel mondo che rovescia l'insegnamento della Chiesa sbandierando una continuità inesistente, conquistata distorcendo i testi del Magistero o dei dottori della Chiesa ad usum Delphini. La posizione gravemente errata della Fraternità non può e non deve far dimenticare i numerosi problemi dottrinali e disciplinari che affliggono la Chiesa, di cui Fernández è l'espressione tra le più tristi ed eloquenti.
Anche le mancate sanzioni (ad oggi) nei confronti di mons. Joseph Brennan, per la scandalosa partecipazione alla consacrazione di un vescovo anglicano non sono certamente un segnale di una volontà di confermare i fedeli nella verità della fede. Ma questa grave situazione che affligge la Chiesa cattolica non sarà mai motivo sufficiente per trascinare le anime al di fuori dell'unità cattolica. Perché qualcuno sembra aver scordato che, come insegnava proprio San Pio X nel noto Catechismo, «gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede». Una verità che non ritroviamo nella Dichiarazione di don Pagliarani.

DOSSIER "LEFEBVRIANI? NO, GRAZIE!"
Non possiamo andare via dalla Chiesa Cattolica

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026

2 - BRUNO MARS INIZIA IL CONCERTO CON SEGNO DELLA CROCE E PREGHIERA
Diventa virale il video del cantante statunitense che prega davanti all'altare, per i suoi fan e la sua squadra, chiedendo a Dio protezione (VIDEO: Inizio del concerto di Bruno Mars)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 8 maggio 2026

Bruno Mars ha lasciato ultimamente a bocca aperta i suoi fan mettendosi in ginocchio e non per fare una proposta di matrimonio, ma per pregare! Ebbene sì perché uno degli ultimi concerti del cantante che ha avuto luogo agli inizi di maggio a Las Vegas, durante il The Romantic Tour si è aperto in un modo totalmente inaspettato: con un video in cui lui prega davanti all'altare, per i suoi fan e la sua squadra, chiedendo a Dio protezione. Durante questo momento spirituale, il cantante ha recitato una preghiera che è già diventata virale sulle piattaforme digitali per il suo impatto così diretto. Bruno Mars, nel video, ha ringraziato Dio per l'opportunità di fare ciò che ama e ha chiesto, in particolare, la forza perché la sua band, quella sera, potesse, offrire uno spettacolo indimenticabile: «L'unica cosa che vi chiedo è di proteggere tutti i presenti» conclude l'artista nel clip, proprio prima di fare il segno della croce mentre le campane suonano a festa.
C'è da dire che il video ha collezionato ben 2, 5 milioni di visualizzazioni, 322.000 like, oltre 13.400 repost e più di 27.000 condivisioni. Tanti i commenti che lodano l'iniziativa del cantante. In particolare, un fan ha scritto sotto il video di Bruno Mars: «Come Hooligan da 16 anni, questo momento ha toccato molto il mio cuore cattolico. (...) Il modo in cui Bruno ha posto Dio al primo posto è stato davvero bello. È stato un momento così intimo vederlo inginocchiarsi davanti a Dio, pregare per la protezione di tutti i presenti allo stadio e fare il segno della croce. Vederlo poi esibirsi sul palco mentre indossava il suo crocifisso e la medaglia di Nostra Signora di Guadalupe lo ha reso ancora più significativo. È un momento che davvero non dimenticherò mai come Hooligan. Grazie, Dio, per avermi dato l'opportunità di vedere Bruno in tour ancora una volta!»
Comunque non è un caso che l'immagine della Vergine di Guadalupe chiuda la scena del video di Mars, perché il legame di Bruno Mars con questa sua devozione era già emerso in precedenza. Il cantante aveva già incluso riferimenti religiosi in opere precedenti come il video "Risk It All", come anche il nostro giornale aveva messo in evidenza. In particolare, nel video di questa sua ultima canzone il cui titolo, in italiano, si traduce con "Giocati tutto", veniva raccontata e rappresentata sulle note di una ballata romantica, una storia semplice e, ormai, controcorrente: una coppia che decide di sposarsi, in un contesto non semplicemente romantico, ma in cui emergono dettagli davvero inaspettati.
La location è una chiesa disseminata di statue dei santi, con una Madonna in primo piano, inoltre nei primi istanti della clip si intravedono un rosario e la Medaglia Miracolosa. Infine, lo stesso Mars si mostra seduto sia fuori sia dentro la chiesa mentre suona la chitarra portando al collo quella stessa medaglia insieme a un crocifisso. Insomma, incredibile ma vero, nello star system, c'è ancora chi ha ancora il coraggio di non rinnegare se stesso, la propria cultura di appartenenza, persino se questa ha a che fare con una cosa considerata, nel mondo di oggi, così "scomoda", come la fede. Bruno Mars è sempre la star che conosciamo e la sua voce e il suo stile rimangono inconfondibili, ma di certo, un concerto in cui anche Dio è invitato è e sarà sempre tutta un'altra musica!

COME SAL DA VINCI A SANREMO, BRUNO MARS CONQUISTA L'AMERICA
Con Risk It All, che è un inno al matrimonio, si fa spazio una canzone destinata a diventare la colonna sonora delle nozze americane (VIDEO: Risk It All)
di Raffaella Frullone
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8479

VIDEO: Inizio del concerto di Bruno Mars

https://www.youtube.com/shorts/hOqURtXeT-0

Fonte: Sito del Timone, 8 maggio 2026

3 - ANCHE A NAPOLI LA DRAG QUEEN INDOTTRINA I BAMBINI
Durante il Queer Festival i bambini sono coinvolti in uno spettacolo con Priscilla, già in passato ospite di un liceo
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia, 28 aprile 2026

«Il rosa non è solo per le femmine e il celeste non è solo per i maschi». È stato questo il leitmotiv de "L'ora delle storie con Priscilla", uno spettacolo e laboratorio di lettura per bambini tenuto da una drag queen all'insegna dell'indottrinamento ideologico alla fluidità di genere che si è svolto domenica 19 aprile, presso la sede della Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli, nell'ambito del Napoli Queer Festival.
Svoltosi dal 14 al 19 aprile, il Napoli Queer Festival si autodefinisce come «un festival multidisciplinare dedicato all'esplorazione e alla promozione della cultura e delle arti performative queer. Attraverso spettacoli, musica, talk, mostre, percorsi formativi, mira a costruire e rafforzare luoghi di espressione queer: proponendo artistx ineditx nel panorama culturale della città per creare nuove connessioni col territorio; aprendo spazi di discussione e di confronto sulla queerness e sulle identità non conformi», secondo quanto si legge sul sito ufficiale della kermesse.
Ebbene, sempre nell'ambito di questa iniziativa, l'evento con la drag queen veniva già prima del suo svolgimento presentato come un incontro dove «Priscilla legge favole a bambin3. Nessun trauma. Nessuna fuga verso mamma o papà. Nessuna paura. Solo risate, domande, curiosità. Bambin3 che hanno visto semplicemente una persona che ama truccarsi e vestirsi con colori vivaci. Hanno ascoltato la storia. Hanno partecipato. Hanno detto la loro. Con naturalezza». Il tutto è stato organizzato dal Collettivo Favolos*, in collaborazione con MagnaVeg, che coniuga la dieta vegana con la cultura delle «identità libere» - ossia fluide - in nome dell'inclusione. 

LO "SPETTACOLO" DELLA DRAG QUEEN
Attraverso questo spettacolo laboratoriale si è dunque instillata nei più piccoli la menzogna che maschi e femmine siano soltanto convenzioni sociali, poiché si può essere ogni giorno ciò che si vuole, a prescindere dal proprio sesso biologico. D'altra parte, il progetto "L'ora delle storie con Priscilla" nasce proprio per far incontrare l'infanzia con «la diversità senza filtri ideologici e senza paure indotte. Non si parla di orientamento sessuale. Non si fa propaganda. Non si "indottrina"» è la descrizione degli stessi promotori, che sa tanto di excusatio non petita, accusatio manifesta. 
Ma soprattutto di una palese contraddizione. Durante le stesse letture ai bambini, infatti, si insegna «l'autodeterminazione. Si parla di diritto di essere se stess3. Si parla di educazione affettiva, rispetto e libertà di espressione», come si legge sempre nella descrizione dell'evento. E ancora: «Questo progetto rappresenta un gesto chiaro: offrire strumenti, parole e immagini che aiutino i più piccoli a crescere senza vergogna, senza paura, senza silenzi imposti» e «sostenere percorsi educativi fondati sull'ascolto e sull'inclusione». Ecco, dunque, che alla luce di queste considerazioni l'obiettivo pedagogico della drag queen appare evidente: introdurre precocemente i bambini alla fluidità di genere e alla libertà sessuale. E, come se non bastasse, nelle ultime righe della presentazione dello spettacolo traspare ancor più esplicitamente l'intento ideologico - sovversivo della realtà e conseguentemente della stessa grammatica italiana - di quest'azione pedagogica: «La rivoluzione non è uno slogan. È una voce che legge una fiaba. È una stanza in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi liber@ di esistere».

CHI E' PRISCILLA, LA DRAG GIA' OSPITE IN UN LICEO
La drag queen Priscilla - all'anagrafe Mariano Gallo - non è nuova ad incontri con bambini e adolescenti. A gennaio dello scorso anno è stata infatti protagonista di un incontro con i ragazzi del liceo artistico Munari di Acerra nell'ambito della settimana dello studente, con il pieno coinvolgimento dei docenti e della dirigente scolastica. Allora si presentò a scuola in abito fucsia e kefiah e disse con orgoglio: «È la prima volta in assoluto che una drag queen incontra gli studenti e le studentesse di un liceo». Eppure, gli studenti si trovarono allora di fronte a un'attivista Lgbt, non certo a un'esperta in materia di discriminazioni o bullismo. Dunque, «niente a che vedere con un pedagogista, uno psicologo dell'età evolutiva o un esperto di comunicazione: solo un soggetto che, senza alcuna competenza, fa formazione, dicendo ai nostri ragazzi che "spesso, quello che viene costruito a scuola, viene distrutto a casa dalle famiglie"», ebbe modo di dire al tempo il deputato Rossano Sasso, nel corso di un'interrogazione parlamentare sulla scia delle polemiche che scaturirono dopo quell'incontro.
In tale prospettiva, e proprio in tema di scuola e libertà educativa dei genitori, appare urgente e fondamentale ciò che sta per accadere proprio in questi giorni in Senato, ovvero la discussione - e, si auspica, l'approvazione - del Ddl Valditara sul consenso informato proprio su iniziative inerenti la sessualità e l'affettività. [...]

Fonte: Provita & Famiglia, 28 aprile 2026

4 - L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE
La strage di Modena dimostra la fragilità di chi vede il pericolo islamico solo negli attentati e non considera il reclutamento dei giovani con ogni mezzo, inclusi social e videogiochi (intanto la Svezia mette al bando il termine islamofobia)
Autore: Souad Sbai - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026

L'Occidente ha commesso un errore fatale continuando a guardare il terrorismo islamista come un fenomeno strettamente militare, mentre il jihadismo evolveva in una minaccia culturale, digitale e identitaria. Oggi il cosiddetto Stato Islamico non ha più bisogno soltanto di territori da conquistare, perché gli basta occupare gli schermi dei nostri figli. È questa la drammatica denuncia contenuta nel recente studio dell'International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), che descrive la nascita di un vero e proprio "califfato virtuale" costruito su misura per l'universo Gen Z.
Lo studio mostra come l'estremismo si sia perfettamente adattato ai linguaggi delle nuove generazioni, colonizzando videogiochi, TikTok, meme, musica trap, estetica goth, chat criptate e ironia social. Non siamo più davanti alla propaganda rozza dei video nel deserto. Oggi il radicalismo si presenta sotto forma di contenuti apparentemente innocui, mimetizzati nell'universo digitale frequentato dagli adolescenti europei.
Secondo il rapporto, gruppi vicini all'Isis utilizzano piattaforme come Roblox, Minecraft, Discord e TikTok per creare ambienti di indottrinamento graduale. Ragazzi giovanissimi vengono agganciati attraverso dinamiche di appartenenza, sfida e ribellione. La propaganda eversiva non parla più soltanto di religione, ma fa leva su mascolinità, esclusione sociale, riscatto, odio verso l'Occidente e ricerca di senso.
Da anni denuncio che il fondamentalismo non può essere affrontato con il multiculturalismo ingenuo e con il relativismo culturale. Abbiamo lasciato crescere intere generazioni nel vuoto esistenziale, mentre nelle periferie avanzavano predicatori radicali, influencer pseudo-religiosi e reti digitali capaci di manipolare i soggetti più fragili. Oggi paghiamo il prezzo di quella cecità politica.
Il caso di Modena rappresenta un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Salim El Koudri, cittadino italiano di origine marocchina, ha travolto con un'auto diversi passanti nel centro cittadino, ferendo gravemente numerose persone. Le indagini parlano di disagio psichico e marginalità, eppure emergono anche messaggi di odio contro i cristiani e un profondo rancore identitario.
È fondamentale essere chiari: non ogni musulmano è un estremista e non ogni disagio sociale produce fenomeni eversivi. Sarebbe però irresponsabile negare che esista oggi una saldatura pericolosa tra fanatismo online, vittimismo esasperato e cultura islamista diffusa nelle reti digitali. È proprio questo lo scenario descritto dall'Icct, con giovani occidentali che assorbono simboli jihadisti come fossero elementi estetici o linguaggi di appartenenza.
La sinistra europea continua tuttavia a rifiutare il problema. Chi denuncia il fondamentalismo finisce sotto accusa, mentre si tace davanti alla diffusione di contenuti estremisti nelle piattaforme frequentate da minori. Un atteggiamento suicida. Per anni si è preferito parlare soltanto di inclusione, senza mai pretendere integrazione reale, rispetto dei principi democratici e difesa dell'identità europea.
L'Isis ha compreso ciò che molte cancellerie europee non hanno ancora capito, ovvero che la battaglia decisiva si combatte nell'immaginario collettivo. Il jihadismo contemporaneo non si limita a reclutare combattenti, ma costruisce comunità emotive, modelli di appartenenza e codici simbolici capaci di sedurre adolescenti disorientati.
Quando un giovane europeo cresce senza radici forti, immerso in una collettività che rinnega se stessa e delega l'educazione agli algoritmi, diventa vulnerabile a qualsiasi narrativa radicale. Il fondamentalismo offre una risposta semplice, totalizzante e aggressiva, contrapponendo un'identità assoluta a una società che considera decadente.
Il "califfato virtuale" non nasce nel vuoto. Cresce dentro l'Europa fragile, auto-accusatoria e disarmata che abbiamo costruito negli ultimi anni. E continuerà a espandersi finché la politica non ritroverà il coraggio di difendersi senza complessi ideologici. Liquidare i responsabili di tali atrocità definendoli semplicemente come "pazzi" impedisce alla popolazione di comprendere i processi effettivi di radicalizzazione. Il terrorismo non è follia estemporanea, bensì un processo razionale e deliberato per le persone che lo eseguono.

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La Svezia mette al bando il termine "islamofobia" per autodifesa" parla del ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, che ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende. È una forma di autodifesa dall'islamizzazione.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 maggio 2026:

Il ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende, in nome della difesa della libertà di espressione.
Al suo posto, ha spiegato, Stoccolma spingerà per l'uso di espressioni più precise come «odio anti-musulmano». Una decisione che segna una frattura netta con il linguaggio dominante degli ultimi decenni e che rischia di rimescolare il dibattito pubblico ben oltre i confini scandinavi. D'altronde si sa, le accuse di islamofobia vengono utilizzate in tutto il mondo per silenziare chi osa mettere in discussione le dottrine islamiste. 
Classe 1979, giurista di formazione, la Stenergard è da tempo considerata la «principessa ereditaria» del premier Ulf Kristersson. Volto noto del Partito Moderato, ex promessa del tennis giovanile, abile comunicatrice, prima che il rimpasto di Governo la spostasse agli Esteri, era ministro dell'Immigrazione. Il Paese, infatti, l'ha conosciuta per la linea inflessibile nell'applicazione dell'Accordo di Tidö - l'accordo di coalizione di Governo: ridurre drasticamente gli ingressi irregolari e facilitare il rimpatrio nei Paesi di origine. Ora, da ministro degli Esteri, porta la stessa coerenza sul piano internazionale: la Svezia non si limiterà a cambiare vocabolario in casa propria, ma intende fare pressione affinché Unione Europea e Nazioni Unite seguano l'esempio.
Sia l'Ue che l'Onu hanno fatto proprio il concetto di islamofobia. Le Nazioni Unite hanno istituito nel 2022 una Giornata internazionale per combatterla e hanno nominato un inviato speciale dedicato; l'Unione Europea ha finanziato progetti, nominato coordinatori e prodotto rapporti che trattano il fenomeno come categoria a sé, ma soprattutto come un'emergenza di primaria importanza per tutto il Continente. A dare peso a questa battaglia lessicale è anche il panorama internazionale: l'Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oci), con sede in Arabia Saudita, e riunisce 57 Stati a maggioranza musulmana, gestisce da anni un Osservatorio sull'islamofobia che ha prodotto almeno diciassette rapporti sull'argomento negli ultimi due decenni. Nel 2022, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale per la Lotta all'islamofobia, celebrata ogni 15 marzo. Nel Regno Unito, novembre è diventato il "Mese della Consapevolezza sull'islamofobia", iniziativa particolarmente estesa agli atenei inglesi. Nessuna giornata equivalente esiste invece per contrastare l'odio contro cristiani o ebrei.
Quella svedese è una decisione che arriva in risposta alle insistenti sollecitazioni dei Democratici Svedesi, culminate nell'interrogazione parlamentare del deputato Richard Jomshof. Il quale ha accusato colleghi e giornalisti di aver «abboccato all'esca islamista», sottolineando come il termine venga spesso brandito anche contro musulmani che si battono per i diritti delle donne. Del resto, da tempo gli analisti sostengono che il termine «islamofobia» sia stato sapientemente promosso dalle reti islamiste proprio per assimilare la contestazione della dottrina islamista, delle prescrizioni della shari'a o delle aspirazioni politiche all'odio razziale, azzittendo, in un colpo solo, ogni voce dissenziente. 
In particolare, il concetto viene ricondotto al repertorio ideologico dei Fratelli Musulmani, l'organizzazione islamista sunnita transnazionale nata in Egitto nel 1928. Il gruppo è stato designato ufficialmente come entità terroristica in diversi Paesi a maggioranza musulmana. L'Egitto, sua terra d'origine, lo ha messo al bando e dichiarato organizzazione terroristica già nel 2013. Nel 2014, lo hanno seguito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. E la Fratellanza Musulmana e le sue ramificate reti hanno saputo indirizzare perfettamente il potenziale di questo termine per trasformarlo in un'arma retorica di straordinario successo: porre l'ideologia politica islamista al di sopra di ogni critica.
L'iniziativa di Stoccolma si inserisce così in un tentativo più ampio, e storico, di contrastare l'infiltrazione islamista nella società svedese. Ricordiamo che, nel maggio 2025, un rapporto del Ministero dell'Interno francese intitolato "Fratellanza Musulmana e islamismo politico in Francia" ha evidenziato la «presenza attiva» dell'organizzazione anche in Svezia.
Secondo Le Monde, il documento sottolinea che la sezione svedese dei Fratelli Musulmani, «pur di dimensioni ridotte, si distingue per la sua influenza sulle strutture europee del movimento». Un'influenza dovuta, secondo il rapporto, ai finanziamenti provenienti dal Qatar, dalla grande tolleranza delle politiche multiculturali svedesi nell'ultimo decennio, e ai buoni rapporti intrattenuti con partiti politici locali, in particolare i Socialdemocratici. Un rapporto talmente delicato e allarmante che ha spinto il governo svedese ad aprire, nell'ottobre 2025, un'indagine ufficiale sull'infiltrazione islamista nel tessuto sociale del Paese. E di fronte all'evidente avanzata islamica in Svezia, in un'intervista all'Expressen, il ministro dell'Istruzione e dell'Integrazione Simona Mohamsson ha usato parole nette: «Vediamo che l'islam politico ha preso piede e gli è stato permesso di impadronirsi di quartieri, scuole, servizi sociali e rischia persino di prendere il controllo dei partiti politici. Quindi dobbiamo reagire. L'islamismo non vuole costituzioni, ma la legge della shari'a. Non vuole integrazione, ma segregazione. Vuole che gli uomini abbiano il controllo sulle donne e che non sia permesso amare chi si vuole. Ci sono molti islamisti che pensano di saperne di più e di aver preso il controllo della società, e noi abbiamo lasciato che accadesse. Non abbiamo reagito».
Ecco che l'annuncio di Stoccolma circa la messa al bando della parola islamofobia s'inserisce in questa scia, ma arriva anche al termine di anni di pressioni da parte dei Democratici Svedesi. Un partito a lungo bollato come «razzista» e, appunto, «islamofobo» per aver osato denunciare le conseguenze dell'imponente afflusso di immigrati musulmani che ha fatto della Svezia uno dei Paesi europei con il tasso più alto di accoglienza pro capite. A quella generosità senza precedenti il Paese ha visto corrispondere la formazione di società parallele, quartieri inaccessibili alle forze dell'ordine, no go zones, il collasso del sistema di welfare, uno dei tassi di violenza sessuale denunciata tra i più elevati del Continente e un'ondata di criminalità organizzata che ha insanguinato le città con sparatorie, attentati ed esplosioni di gang di immigrati. Problemi esplosi anche perché, per lungo tempo, molti hanno preferito tacere piuttosto che rischiare l'etichetta infamante di islamofobo.

LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA
Un uomo di origine marocchina si lancia con l'auto sulla folla in pieno centro: aveva scritto ''Bastardi cristiani di m., voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio'' (VIDEO: Modena è molto peggio)
di Stefano Magni
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8550

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026

5 - TRUMP RICORDA A XI JINPING L'INGIUSTO ARRESTO DI JIMMY LAI
Ma la storia delle persecuzioni in Cina inizia nel 1949 con il regime maoista che ha imposto un controllo totale sulla società con il terrore ideologico e la repressione
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 17 maggio 2026

Durante il suo viaggio in Cina, il presidente americano Trump ha sollevato con il presidente comunista cinese Xi Jinping la questione di Jimmy Lai, detenuto dal 2020 in una prigione di Hong Kong. Trump ha riferito così l'esito del colloquio: "Direi che la risposta non è stata positiva. Ha detto che è stato una specie di incubo per lui". Ma chi è Jimmy Lai?
Jimmy Lai, pseudonimo di Chee-Ying Lai, è nato a Canton nel 1947 in una famiglia poverissima e conobbe fin dall'infanzia le privazioni e le violenze della Cina comunista. Ancora adolescente riuscì a fuggire clandestinamente a Hong Kong, allora colonia britannica, dove iniziò a lavorare come operaio tessile. Grazie a una straordinaria capacità imprenditoriale, costruì in pochi decenni un vero impero economico nel settore dell'abbigliamento e dell'editoria, diventando uno degli uomini più noti della città. Convertitosi al cattolicesimo, Jimmy Lai maturò progressivamente la convinzione che la libertà economica dovesse accompagnarsi alla libertà politica e religiosa. Per questo motivo mise la propria ricchezza, la propria influenza e i suoi giornali al servizio della difesa delle libertà civili di Hong Kong, minacciate dall'espansione del controllo del regime comunista cinese. 
Dopo l'imposizione della legge sulla sicurezza nazionale da parte della Cina, Lai divenne uno dei simboli della resistenza democratica di Hong Kong. Arrestato più volte dalla polizia locale, ormai strettamente subordinata al potere di Pechino, subì processi sempre più duri e restrizioni crescenti della libertà personale. Nonostante l'età avanzata e la possibilità di lasciare il Paese, rifiutò di abbandonare Hong Kong, scegliendo di condividere il destino del suo popolo.
Nel febbraio 2026 è stato condannato a vent'anni di reclusione per "sedizione" e "cospirazione" contro il regime comunista.

IL REGIME MAOISTA
La sua vicenda si inserisce nella lunga storia delle persecuzioni in Cina, che inizia fin da quando il regime maoista ha conquistato il potere nel 1949, imponendo un controllo totale sulla società attraverso il terrore ideologico e la repressione. Nel caso del cattolicesimo, il problema principale per il regime era la fedeltà al Papa, considerata incompatibile con la sovranità ideologica dello Stato socialista. Per questo negli anni Cinquanta Pechino creò la "Associazione Patriottica" cinese, una struttura controllata dal Partito destinata a costruire una Chiesa "indipendente" da Roma. I vescovi e i sacerdoti che rifiutarono di aderire alla nuova organizzazione furono accusati di essere "controrivoluzionari" o "agenti imperialisti". Molti finirono, senza processo, nei laogai, i campi di lavoro forzato del sistema repressivo cinese.
Tra le figure simbolo della persecuzione vi è Ignatius Kung Pin-mei, vescovo di Shanghai, arrestato nel 1955 insieme a centinaia di sacerdoti e fedeli. Trascorse oltre trent'anni tra carcere e isolamento per essersi rifiutato di rompere la comunione con il Papa. Un'altra figura emblematica fu Fan Xueyan, vescovo clandestino di Baoding, arrestato ripetutamente e morto nel 1992 in circostanze mai chiarite dopo anni di torture e detenzione. 
Gerolamo Fazzini nel suo Libro rosso dei martiri cinesi (Edizioni San Paolo, 2006) raccoglie la testimonianza di quattro cattolici esemplari: Gaetano Pollio, arcivescovo di Kaifeng, arrestato e mandato ai lavori forzati per sei mesi; Domenico Tang, gesuita, arcivescovo di Canton, detenuto per 22 anni, dato già per morto anche dalla sua famiglia; padre Leone Chan, 4 anni e mezzo di carcere, uno dei primi sacerdoti a far conoscere in Occidente l'incubo comunista cinese per essere riuscito a fuggire nel 1962; Giovanni Liao Shouji giovane catechista cinese anche egli internato per oltre 22 anni nei laogai, Condannati con procedimenti farsa sulla base di crimini mai compiuti furono costretti a torture e umiliazioni di ogni genere mentre in Europa, negli anni Sessanta - annota Fazzini - il verbo del maoismo veniva propagandato come il "volto buono" del comunismo, arruolando simpatizzanti anche in casa cattolica. 

UNA TESTIMONIANZA
Robert W. Greene (1911- 2003) un missionario americano in Cina, della congregazione di Maryknoll, ha raccontato a sua volta la sua testimonianza di fede durante la persecuzione comunista in Cina negli anni Cinquanta. Dopo la vittoria dei comunisti di Mao Zedong, padre Greene fu arrestato dalle autorità comuniste, accusato di essere una "spia americana" e sottoposto a lunghi interrogatori, umiliazioni e torture. Rimase prigioniero e arrivò persino a essere condannato a morte e destinato alla decapitazione durante la persecuzione anticristiana del 1952, ma venne improvvisamente liberato e deportato a Hong Kong. Una delle immagini più ricordate della sua prigionia è quella del sacerdote che, privo del rosario, utilizzava fiammiferi spezzati per contare le Ave Maria nella cella. 
Dopo il ritorno negli Stati Uniti, Robert Greene continuò a testimoniare pubblicamente la situazione della Chiesa perseguitata in Cina attraverso conferenze e scritti. La sua autobiografia Calvario in Cina, L'ultimo parroco di Tong'an, è stata pubblicata lo scorso anno in italiano dalla casa editrice Ares. In un articolo sul quotidiano "Libero" (Quando il comunismo cinese cominciò a conquistare il mondo, 7 dicembre 2025), attraverso le testimonianze drammatiche di padre Greene, Antonio Socci ha ricordato come funzionava la macchina infernale del maoismo: bambini trasformati in delatori, famiglie distrutte dalla propaganda e persecuzioni contro i cristiani e gli oppositori. Per decenni, migliaia di cristiani hanno subito arresti, torture, lavori forzati e morte nei campi di rieducazione. Secondo gli studi del PIME, il Pontificio Istituto per le Missioni Straniere, migliaia di sacerdoti e religiosi scomparvero durante le campagne maoiste, specialmente nel periodo della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando chiese, monasteri e seminari vennero devastati dalle Guardie Rosse. Molte delle loro storie sono rimaste nascoste dietro la censura del regime, ma missionari, storici e testimoni hanno progressivamente ricostruito il dramma della Chiesa perseguitata in Cina che purtroppo sembra dimenticata dalla Ostpolitik della Santa Sede, mentre il dittatore comunista Xi Jinping continua a proclamarsi discepolo di Mao Zedong.

SALVARE JIMMY LAI, NON DIMENTICARE HONG KONG
Il giorno dopo la condanna a 20 anni per l'imprenditore ed editore cattolico scende il silenzio dei media occidentali e della Santa Sede
di Riccardo Cascioli
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8464

JIMMY LAI E' COLPEVOLE: ESITO SCONTATO A HONG KONG DI UN PROCESSO-FARSA
Carcere a vita per l'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong che si è battuto per la libertà e perché ci fossero media indipendenti dal Partito Comunista Cinese... e intanto il Vaticano tace
di Riccardo Cascioli
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8398

JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE
L'imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong rischia di morire in carcere per la sua battaglia di libertà contro il partito comunista cinese (VIDEO: The Hong Konger)
di Riccardo Cascioli
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8336

Fonte: Radio Roma Libera, 17 maggio 2026

6 - OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA
Il medico si è giustificato dicendo che voleva essere sicuro che fosse a conoscenza dei diversi servizi a cui avrebbe potuto accedere
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 4 maggio 2026

«Sono rimasto molto scioccato». Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di Vancouver, ha ricordato un'esperienza che, in effetti, molto difficilmente avrebbe potuto lasciarlo indifferente. All'anziano prete cattolico, infatti, in un ricovero che lo ha visto come paziente a seguito di una frattura riportata all'anca in seguito a una caduta in bagno il giorno di Natale, è stata proposta... l'eutanasia. Proprio così: e per ben due volte. Lo ha raccontato lui stesso, in una intervista rilasciata al BC Catholic. La duplice offerta è stata fatta da due operatori sanitari diversi. Già questo è sconvolgente, se si pensa che Holland, come si diceva, era ricoverato per una frattura e non per qualche male incurabile. Ma colpisce ancor di più - e ha colpito, ovviamente, lo stesso sacerdote - il fatto che la proposta di morte assistita (MaiD) sia stata avanzata dal personale del Vancouver General Hospital, l'ospedale che lo aveva in cura, nonostante esso sapesse di avere a che fare con un prete.

LA PROPOSTA DI MORTE
Figurarsi, viene da commentare, con quale insistenza la «dolce morte» sarebbe stata proposta se il paziente fosse stato un altro... Ma torniamo alla proposta di morte. Quando l'ha ascoltata, padre Holland ha replicato che non stava morendo né allora né adesso e che il riferimento del medico all'eutanasia lo aveva lasciato «per un attimo senza parole». Non contento, secondo il racconto del sacerdote, il medico ha allora poi riproposto l'argomento, dicendo che è «qualcosa di cui bisogna discutere con chi ha ricevuto una diagnosi terminale». Che però è cosa che non riguardava (e fortunatamente non riguarda) il sacerdote di Vancouver, il quale ha voluto ribadire una cosa che dovrebbe essere ovvia. Padre Holland, secondo il suo racconto, ha infatti replicato ancora al medico di essere moralmente contrario all'eutanasia. A quel punto, il medico ha spiegato - ricorda ancora il sacerdote - che «voleva solo essere sicuro che, nel caso in cui mi fosse stata diagnosticata una malattia terminale o meno... fossi a conoscenza dei diversi servizi a cui avrei potuto accedere».
Tutto questo, meglio sottolinearlo, avviene in un Paese, il Canada, dove da anni c'è un cardinale coraggioso come Frank Leo che si batte con la vita anche osteggiando le nuove derive eutanasiche in Parlamento. D'accordo, ma a quelli che invece non sono cattolici? La morte viene loro offerta - e magari viene pure accettata - solo a seguito di fratture? Purtroppo la domanda non è così surreale, anzi. In effetti, c'è poco da stare tranquilli in un Paese dove la morte assistita, più che concessa, viene ormai apertamente proposta. Si prenda, per esempio, quanto avvenuto a Roger Foley, canadese affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo. Ebbene, nel 2018 l'uomo si era trovato dinnanzi ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia. Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (uno del 2017, l'altro del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Caso isolato? Non esattamente.

L'ATLETA PARALIMPICA CHRISTINE GAUTHIER
Per maggiori informazioni chiedere all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Lo scorso dicembre era poi emersa anche sui media italiani l'assurda vicenda di Jolene Van Alstine, 37 anni, residente nella provincia canadese del Saskatchewan. La donna soffre da otto anni di iperparatiroidismo primario normocalcemico, una malattia paratiroidea molto rara ma curabile. Il punto è che nel Saskatchewan pare non ci siano chirurghi in grado di eseguire l'operazione di cui ha bisogno, motivo per cui la donna si è imbarcata in una eterna lista d'attesa a fronte della quale, disperata, ha provato a chiedere il suicidio assistito: e la sua richiesta era incredibilmente accettata. Forse perché nel Canada diventato la patria della morte on demand non è raro crepare in attesa di cure. Secondo il think tank canadese SecondStreet.org, infatti, solo tra aprile 2024 e marzo 2025 sono deceduti quasi 24.000 pazienti - 23.746, il numero esatto - che erano nelle liste d'attesa per le cure.
Tornando alla vicenda di padre Larry Holland, va specificato come essa, benché incredibile, non rappresenti un caso così isolato. Altri pazienti nelle sue stesse condizioni hanno ricevuto la proposta di morire e, probabilmente, l'hanno accettata. Altrimenti non spiegherebbe come mai, a pagina 11 di un rapporto della Commissione sul fine vita del Québec con cui erano stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Dunque il racconto del sacerdote di Vancouver va preso tremendamente sul serio. E andrebbe preso sul serio soprattutto dai quei parlamentari e politici che, anche in Italia, ancora si ostinano a considerare la morte assistita un fato privato e di libertà individuale, quando invece l'esperienza insegna che essa, una volta legalizzata, innesca processi infernali, che finiscono con il colpevolizzare i pazienti. È davvero a questo che vogliamo arrivare, a proporre - e più volte - la morte a chi semplicemente osa farsi ricoverare?

Fonte: Sito del Timone, 4 maggio 2026

7 - OMELIA DEL CORPUS DOMINI - ANNO A (Gv 6,51-58)
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 3 giugno 2026

Dopo aver riflettuto e celebrato domenica scorsa il mistero della Santissima Trinità, oggi è la volta del Corpus Domini, la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Non ricordiamo soltanto un gesto compiuto da Gesù duemila anni fa durante l'Ultima Cena che anticipava il sacrificio della croce. Oggi adoriamo una presenza: Gesù Cristo è realmente presente nell'Eucaristia con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
Nel Vangelo abbiamo ascoltato parole che scandalizzarono molti ascoltatori di Gesù: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55). Quasi tutti i discepoli, dopo averle sentite, se ne andarono. Se Gesù avesse voluto parlare soltanto in senso simbolico, avrebbe avuto l'occasione perfetta per spiegarsi meglio e richiamarli indietro, ma non lo fece. Anzi lasciò che se ne andassero, perché stava annunciando una verità fondamentale della fede: nell'Eucaristia non riceviamo un simbolo, ma riceviamo Lui stesso.
Per comprendere la grandezza di questo dono dobbiamo ricordare una verità che spesso dimentichiamo. Noi abbiamo bisogno di nutrire il corpo per vivere, ma abbiamo bisogno di nutrire anche l'anima. Quando una persona trascura il cibo per molti giorni, il corpo si indebolisce. Allo stesso modo, quando trascura l'Eucaristia, l'anima perde forza spirituale. Si continua magari a respirare fisicamente, ma si diventa sempre più fragili davanti alle tentazioni, sempre meno capaci di pregare, di perdonare, di amare.
Nella prima lettura Mosè ricorda al popolo d'Israele il lungo cammino nel deserto e la manna che Dio fece scendere dal cielo. Quella manna era un segno che preparava un dono infinitamente più grande. La manna sosteneva la vita del corpo per qualche giorno, mentre l'Eucaristia sostiene la vita soprannaturale e prepara alla vita eterna. Per questo Gesù dice: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58).
Pensiamo adesso a quanto sia sorprendente il modo scelto da Dio per restare con noi. Avrebbe potuto scrivere un libro come hanno fatto i grandi filosofi del passato, ma non lo ha fatto: ha scelto invece di farsi cibo. L'amore tende sempre all'unione: una madre desidera stare vicino al figlio piccolo, due sposi desiderano vivere insieme nell'intimità. Gesù ha trovato nell'Eucaristia il modo più intimo possibile per unirsi a noi.

COME CI ACCOSTIAMO ALLA SANTA COMUNIONE
Proprio perché crediamo che nell'Ostia consacrata sia realmente presente il Signore dell'universo, dobbiamo interrogarci anche sul modo in cui ci accostiamo alla Santa Comunione. La Chiesa oggi permette di ricevere l'Eucaristia anche sulla mano, ma per molti secoli i cristiani hanno ricevuto il Signore esclusivamente sulla lingua, proprio per evidenziare che l'Eucaristia non è un pane qualsiasi. Ricevere la Comunione sulla lingua manifesta nel modo più eloquente possibile che non siamo noi a prendere Cristo, ma è Cristo che si dona a noi. E come una mamma imbocca il suo piccolo, così fa con noi la Chiesa, nostra madre. Inoltre ogni Ostia consacrata può lasciare piccoli frammenti che, per quanto minuscoli, contengono realmente Gesù Cristo. Quando si riceve la Comunione sulla lingua si riduce al minimo il rischio che questi frammenti rimangano sulle mani o cadano a terra. Se crediamo veramente alla Presenza Reale, anche il più piccolo frammento merita il massimo rispetto e la massima attenzione. Proprio per questo la Chiesa, per ridurre a zero il rischio della perdita di frammenti, ha reso obbligatorio l'uso del piattino tutt'ora in vigore.
Anche la postura del corpo ha la sua importanza. Il corpo educa l'anima e manifesta ciò che crediamo. Per questo la tradizione della Chiesa ha sempre considerato particolarmente significativa la Comunione ricevuta in ginocchio. Non perché Dio voglia umiliarci, ma perché siamo noi ad avere bisogno di esprimere umiltà e adorazione. Quando un uomo si inginocchia riconosce che davanti a lui c'è qualcuno più grande.
Pensiamo ai giapponesi che si inginocchiano davanti al loro imperatore come segno di rispetto. Se gli uomini mostrano tanta riverenza davanti a un'autorità terrena, quanto più dovremmo mostrarla davanti a Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori, realmente presente nell'Ostia consacrata. In ginocchio davanti all'Eucaristia non perdiamo la nostra dignità, ma semplicemente riconosciamo la verità: Dio è Dio e noi siamo sue creature amate. È diritto del fedele ricevere la Comunione sulla lingua e in ginocchio, mentre il sacerdote potrebbe rifiutarsi di darla in mano se pensasse che c'è il rischio di profanazione. In questo la Chiesa dimostra la sua preferenza per la comunione ricevuta sulla lingua e in ginocchio.
Inoltre se crediamo davvero che Gesù è presente nel tabernacolo, allora non possiamo considerare la chiesa come un luogo qualsiasi. All'ingresso e quando si passa davanti al tabernacolo occorre fare la genuflessione che, tra l'altro, è obbligatoria. Il ginocchio destro a terra dimostra di aver capito che «nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10).

I FRUTTI DELL'EUCARISTIA
Detto tutto questo non bisogna però dimenticare che l'Eucaristia produce i suoi frutti soltanto se viene accolta con fede e con umiltà. Non basta fare la Comunione materialmente e con rispetto esteriore. Ricevere correttamente il corpo di Cristo non autorizza a ritenersi superiori agli altri o a criticare il sacerdote, a rischio di scadere nella superbia.
Per ricevere il Corpo di Cristo occorre non solo un corretto comportamento esteriore, ma soprattutto avere un'anima preparata. Per questo la Chiesa ci insegna la necessità della Confessione quando siamo consapevoli di aver commesso un peccato mortale. Nessuno si presenterebbe a un ricevimento importante con vestiti sporchi e trasandati. Quanto più dobbiamo presentarci con il cuore purificato quando andiamo incontro al Re dell'universo.
L'Eucaristia poi non termina quando finisce la Messa. Gesù che riceviamo sull'altare deve trasformare la nostra vita quotidiana. Se ci nutriamo di Cristo, dobbiamo imparare a ragionare, parlare ed amare come Lui. Una persona che riceve la Comunione e poi conserva rancori per anni, sparla continuamente degli altri o vive nell'egoismo assomiglia a un malato che prende la medicina, ma rifiuta di seguire le altre prescrizioni del medico.
Il Signore vuole trasformarci dall'interno per sostenerci nel cammino della vita. Pensiamo a una madre stanca che continua a servire la propria famiglia con amore o un marito che sopporta con pazienza un momento difficile nel matrimonio. Oppure a un giovane che rinuncia a un peccato per restare fedele al Vangelo o un anziano che offre le proprie sofferenze senza lamentarsi continuamente. In tutte queste situazioni l'Eucaristia diventa forza concreta per vivere cristianamente.
La festa di oggi ci invita anche a riscoprire l'adorazione eucaristica. Molti cristiani hanno trovato davanti al Santissimo la luce per le decisioni difficili, la forza nelle prove e la pace nelle sofferenze. San Giovanni Maria Vianney raccontava che un contadino passava ore davanti al tabernacolo. Quando gli chiese cosa facesse tutto quel tempo, rispose semplicemente: "Io guardo Lui e Lui guarda me".
Questa è la fede che la Chiesa ci invita a rinnovare oggi: davanti all'Eucaristia non vediamo una cosa, un ricordo o un simbolo, ma adoriamo una Persona viva che è Dio stesso.
Chiediamo allora al Signore la grazia di partecipare alla Messa con più fede e attenzione, di accostarci al Corpo di Cristo con tutta la riverenza possibile e di sostare più spesso in adorazione davanti al tabernacolo. Quanto più ci avvicineremo all'Eucaristia, tanto più Cristo vivrà in noi. E quando Cristo abita in noi la nostra vita cambia davvero ed è allora che possiamo dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Fonte: BastaBugie, 3 giugno 2026

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