BastaBugie n�981 del 10 giugno 2026

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1 IL LIMITE DEL CONSENSO INFORMATO PER I CORSI GENDER
Il Ddl Valditara sul consenso dei genitori non trasforma l'errore in verità: se un contenuto è sbagliato, non diventa educativo solo perché la scuola lo presenta con trasparenza e una famiglia lo autorizza
Autore: Daniele Trabucco - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 SAN GIORGIO NON DIALOGA COL DRAGO, MA LO COMBATTE E LO UCCIDE
Il grande martire ricorda ai cattolici arrendevoli che con il male non ci si confronta, ma si affronta nel nome di Cristo (tentando di sconfiggerlo)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
3 UN TRIBUNALE SCOZZESE NON APPLICA LA LEGGE IN DIFESA DELL'ABORTO
Archiviate le accuse penali di una cristiana anziana arrestata in Scozia per un cartello pacifico in una ''zona cuscinetto'' vicino a un ospedale che pratica aborti
Fonte: Provita & Famiglia
4 SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
Lo abbiamo chiesto all'intelligenza artificiale e abbiamo scoperto che Chat Gpt... ne sa una più del diavolo
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Bussola Mensile
5 AL CONGRESSO SPAGNOLO LEONE XIV RIBADISCE I PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Il Papa ha ricordato la storia cristiana della Spagna, oggi secolarizzata, e indicato tre pilastri da difendere: la vita, la famiglia, la libertà educativa
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 L'ARCA DI NOE', NUOVE SCOPERTE SU DOVE POTREBBE ESSERE
La vicenda ebbe inizio nel 1959 quando dall'aereo fu vista una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 OMELIA XI DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 9, 36-10,8)
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - IL LIMITE DEL CONSENSO INFORMATO PER I CORSI GENDER
Il Ddl Valditara sul consenso dei genitori non trasforma l'errore in verità: se un contenuto è sbagliato, non diventa educativo solo perché la scuola lo presenta con trasparenza e una famiglia lo autorizza
Autore: Daniele Trabucco - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 giugno 2026

La nuova disciplina in materia di consenso informato per le attività scolastiche concernenti l'educazione affettiva e sessuale prevede che la partecipazione degli studenti a tali iniziative sia subordinata alla previa autorizzazione dei genitori, ovvero degli studenti medesimi qualora maggiorenni. La scuola è tenuta a rendere conoscibili, prima dello svolgimento dell'attività, le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti trattati, le modalità operative, i materiali didattici utilizzati e l'eventuale intervento di esperti esterni. In caso di mancata adesione, lo studente non partecipa all'attività, beneficiando, ove previsto, di percorsi alternativi. La legge, inoltre, esclude lo svolgimento di simili attività nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, salvo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali, e introduce forme di vigilanza sugli interventi esterni attraverso il coinvolgimento degli organi collegiali dell'istituzione scolastica.
A prima vista, tale impianto sembra rispondere a un'esigenza reale: impedire che la scuola, mediante progetti extracurricolari, laboratori, percorsi formativi o interventi di soggetti esterni, possa introdurre surrettiziamente contenuti incidenti sulla coscienza morale del minore e sull'ordine educativo familiare. Sotto questo profilo, la norma possiede indubbiamente una funzione arginante: rende visibile ciò che altrimenti potrebbe restare implicito, obbliga l'istituzione scolastica a dichiarare contenuti e finalità, restituisce ai genitori una posizione non meramente passiva rispetto a materie che toccano il nucleo più delicato della formazione personale. Tuttavia, proprio qui si manifesta il limite più profondo del provvedimento. Esso non assume la questione educativa nella sua radicalità ontologica e morale, ma la riconduce al piano procedurale dell'autorizzazione. Non domanda anzitutto che cosa sia vero dell'uomo, del corpo, della sessualità, dell'affettività, della famiglia e del bene del minore; domanda, piuttosto, chi debba prestare il consenso affinché determinati contenuti possano essere proposti. La questione, così, non è più collocata nell'ordine della verità, ma nell'ordine della volontà. Il consenso informato, in questa prospettiva, diventa il baricentro della disciplina.

IL CRITERIO FONDATIVO DELL'EDUCAZIONE
Ora, il consenso, per quanto possa costituire una garanzia contro l'arbitrio amministrativo o l'imposizione ideologica occulta, non può assurgere a criterio fondativo dell'educazione. Esso appartiene alla grammatica della scelta, non a quella del bene; alla logica dell'autorizzazione, non a quella della verità. Nessuna volontà, neppure se formalmente libera e previamente informata, può trasformare in educativo ciò che, per il suo contenuto intrinseco, contraddice la natura della persona e disordina l'intelligenza morale del minore. È questo il punto essenziale. Una visione antropologica falsa non diviene legittima perché comunicata preventivamente; un contenuto diseducativo non diviene conforme al bene perché approvato mediante modulo; una concezione della sessualità fondata sulla separazione tra corpo e identità, sulla riduzione del sesso a percezione soggettiva o sull'equiparazione indifferenziata di ogni forma relazionale non cessa di essere problematica solo perché la famiglia è stata posta nella condizione di conoscerla e, eventualmente, di accettarla. Il vizio della legge consiste, dunque, nell'adottare ancora il linguaggio tipico della modernità liberale: informazione, consenso, opzione, scelta, rifiuto. La famiglia viene sì richiamata, ma prevalentemente come soggetto chiamato ad autorizzare o a non autorizzare; non viene, invece, posta al centro come realtà naturale titolare di un compito educativo originario, anteriore allo Stato e non riducibile a una mera competenza partecipativa.
La scuola, a sua volta, non viene ricondotta in modo pieno alla propria funzione sussidiaria, ma resta potenzialmente abilitata a proporre contenuti antropologicamente sensibili, purché essi siano sottoposti a una procedura di trasparenza e adesione. In tal modo, il problema educativo viene amministrativizzato. L'educazione affettiva e sessuale è trattata come un'offerta formativa facoltativa, quasi fosse un segmento opzionale del curricolo, da accettare o rifiutare secondo una dinamica consensuale. In realtà, essa non è un'attività neutra tra le altre. Essa riguarda il rapporto dell'uomo con sé stesso, con il proprio corpo, con l'altro, con la differenza sessuale, con la generazione, con la responsabilità e con il bene. In essa è implicata, sempre, una determinata concezione dell'umano. Per questa ragione, il consenso informato può impedire la clandestinità dell'ideologia, ma non può impedirne la legittimazione. Può rendere palese il contenuto, ma non giudicarne la verità. Può tutelare la famiglia dall'esclusione procedurale, ma non restituirle, da solo, il primato sostanziale che le compete nell'ordine educativo. Può, insomma, contenere l'abuso, ma non fondare il giusto.

LA VERA SOLUZIONE
Ciò che sarebbe stato necessario non era, dunque, una legge costruita principalmente sulla volontà autorizzante, quanto una disciplina fondata sull'ordine oggettivo dell'educazione. La norma avrebbe dovuto affermare, in principio, che l'educazione dei figli appartiene primariamente alla famiglia e che la scuola vi concorre soltanto in via sussidiaria, nei limiti di una formazione conforme alla dignità della persona, all'unità di corpo e anima, alla realtà sessuata dell'essere umano, alla differenza tra uomo e donna, al pudore, alla responsabilità morale e al bene integrale del minore. Sarebbe stato, inoltre, necessario distinguere con nettezza l'insegnamento biologico e scientifico della sessualità, proprio delle discipline curricolari e ordinato alla conoscenza del corpo umano, dall'educazione affettiva e morale, che non può essere sottratta al giudizio primario della famiglia né consegnata al pluralismo indifferenziato delle opzioni ideologiche. La biologia istruisce circa il dato naturale, mentre l'educazione morale forma il giudizio sul bene. Confondere i due piani significa consentire che, sotto l'apparenza della neutralità scientifica, vengano introdotte visioni dell'uomo tutt'altro che neutrali.
La vera soluzione, pertanto, non consiste nel rendere consensuale qualunque contenuto, bensì nel dichiarare indisponibili alla volontà quei contenuti che contraddicono la verità della persona. Non basta dire che la scuola può proporre attività in materia affettiva e sessuale purché i genitori siano informati; occorre stabilire che la scuola non può proporre contenuti che dissolvano il legame tra corpo e identità, che riducano la sessualità ad autodeterminazione soggettiva, che oscurino la differenza sessuale o che relativizzino la funzione educativa e naturale della famiglia. Il consenso informato può, dunque, rimanere come presidio accessorio di trasparenza e garanzia, ma non può essere il fondamento dell'ordine educativo. Fondamento deve essere il primato della famiglia, la funzione sussidiaria della scuola, la tutela del minore e il riconoscimento che l'educazione non appartiene al dominio della pura scelta, bensì all'ordine della verità. La vera soluzione è questa: non autorizzare il possibile errore, semmai impedire che l'errore diventi educazione.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 giugno 2026

2 - SAN GIORGIO NON DIALOGA COL DRAGO, MA LO COMBATTE E LO UCCIDE
Il grande martire ricorda ai cattolici arrendevoli che con il male non ci si confronta, ma si affronta nel nome di Cristo (tentando di sconfiggerlo)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 19 aprile 2026

Nel suo libro Fisionomie di santi, lo scrittore francese Ernest Hello dedica un profilo a San Giorgio, definendolo "uno dei santi più illustri e dimenticati; illustri ieri, dimenticati oggi". Hello scriveva il suo libro nel 1879; oggi San Giorgio non è solo dimenticato, ma nella Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, la sua memoria è stata addirittura retrocessa a festa liturgica facoltativa, forse perché san Giorgio è il santo guerriero per eccellenza, antitetico al modello del cattolico pacifista oggi dominante. 
San Giorgio nacque probabilmente in Cappadocia tra il 275 e il 285, e morì martire a Nicomedia intorno al 303. I suoi genitori erano cristiani: il padre Geronzio, di origine persiana, e la madre Policromia, cappadoce. Educato nella fede, crebbe nella disciplina e nel timore di Dio. A diciassette anni abbracciò la carriera militare sotto l'imperatore Diocleziano. Si distinse per coraggio e rettitudine, divenendo tribunus militum, cioè un ufficiale di alto grado dell'esercito romano. 
Nel 303, l'anno in cui più infuriava la persecuzione di Diocleziano, Giorgio si presentò all'imperatore e ardì rimproverarlo, confessando di essere cristiano. Fu torturato in tutti i modi possibili, ma continuò a professare la sua fede. Lo fustigarono fino a mettere le ossa allo scoperto, lo gettarono in una fossa ardente, gli applicarono stivaletti roventi ai piedi, ma Giorgio continuava a soffrire senza arrendersi. Più volte dato per morto, Giorgio risorse miracolosamente, convertendo testimoni e soldati, tra cui il comandante Anatolio. Persino l'imperatrice Alessandra, colpita dalla sua fede, abbracciò il cristianesimo e subì il martirio. Alla fine l'ufficiale cristiano chiese di essere condotto davanti al tempio dove si adoravano gli dei. Diocleziano pensò di averlo finalmente piegato. Ma Giorgio, rivolgendosi all'idolo, dopo aver fatto il segno della croce gli chiese: "Vuoi che ti faccia sacrifici come a Dio?". Allora il demonio, forzato alla confessione rispose: "Non sono Dio. Non c'è altro Dio al di fuori di quello che tu predichi". Poi gli idoli del tempio caddero in polvere. A questo punto l'imperatore ordinò di decapitare il milite cristiano. In quel tempo ciò accadde a molti martiri. Il Signore li fece sopravvivere ad inauditi tormenti, permettendo che morissero solo per mezzo della decapitazione. 

MEGALOMARTIRE
San Giorgio è entrato nella storia, come "Megalomartire", cioè grande testimone della fede, ed è venerato soprattutto in Oriente. Ma egli è celebre per un altro episodio, tramandatoci dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, che è una raccolta medioevale non di leggende, ma di testimonianze storiche. Nei dintorni della città di Silena, in Libia, un mostro terribile, che viveva in un lago, terrorizzava la popolazione, precipitandosi su animali o su uomini. Si cercò di placarlo dandogli ogni giorno due pecore, ma presto i greggi finirono e si consultò l'oracolo. Questi rispose che, per sfamarlo, bisognava servire al dragone, vittime umane da tirare a sorte. Questa storia non è inverosimile. Gli oracoli pagani, ispirati dal demonio, chiedevano spesso sacrifici umani per placare gli dei e solo il Cristianesimo interruppe questa pratica infernale. La sorte designò un giorno come vittima la figlia del Re. Il sovrano rifiutò di concedere la figlia, ma il popolo iniziò a rivoltarsi, circondando il palazzo e minacciando la famiglia reale. A questo punto il Re cedette e consegnò la figlia alla folla, per immolarla al drago. La giovane attendeva la sua sorte sulle rive del lago, quando le apparve un soldato cristiano, che la rassicurò, invitandola ad avere fiducia nel nome di Cristo. Quando il drago emerse, Giorgio, salito a cavallo, lo affrontò nel nome del Signore, e lo trafisse da parte a parte con la sua lancia. Poi condusse il mostro ferito fino alla città e promise di ucciderlo, a condizione della conversione del popolo. Il Re fu battezzato e ventimila uomini con lui, senza contare le donne e i bambini. Giorgio rifiutò ogni ricompensa e andò verso il suo destino, che sarebbe stato il martirio. 
Il dato più antico e più solido della memoria cristiana di san Giorgio è la sua morte sotto Diocleziano. Eppure, l'immagine di san Giorgio che domina ovunque - dalle icone bizantine agli affreschi medievali, fino alla pittura rinascimentale - è quella del cavaliere che trafigge il drago. Questa scena, al di là della sua storicità, ha un valore simbolico. Il drago ci ricorda che esistono nemici, non solo dei singoli individui, ma delle collettività umane. Sotto le sembianze del drago potremmo raffigurare la Rivoluzione anticristiana che da secoli aggredisce la Civiltà cristiana. San Giorgio è il cristiano, o il gruppo di cristiani che, armati di fede, combattono e annientano il nemico.

SENZA TIMORE FINO ALLA VITTORIA
Se la lotta di san Giorgio contro il drago può essere messa in dubbio dalla critica storica, non può esserlo un altro episodio, tramandato da testimoni. Il 15 luglio 1099, nel corso della Prima Crociata bandita dal Papa beato Urbano II, quando i crociati giunsero alle porte di Gerusalemme, san Giorgio apparve rivestito di una bianca armatura su cui risplendeva, rossa, la croce e fece segno ai combattenti di seguirlo senza timore fino alla vittoria. Lo stesso accadde nella battaglia di Antiochia. Da allora san Giorgio è il patrono non solo della lotta, ma del trionfo sul nemico, e come tale è stato invocato nei secoli. 
Particolarmente forte fu la devozione nella Repubblica di Genova, il cui vessillo - croce rossa in campo bianco - divenne simbolo del santo. Il grido "Genova e San Giorgio!" accompagnava i combattenti in battaglia. Anche Venezia lo venerò, dopo san Marco, come suo speciale protettore. Ma nessuna provincia del mondo cattolico sorpassò l'Inghilterra nell'ossequio reso a questo santo, venerato fin dal IX e X secolo. Un concilio nazionale, tenuto ad Oxford nel 1222, ordinò che la festa del grande Martire fosse di precetto in tutta l'Inghilterra per onorarlo quale protettore del popolo inglese. In Italia, le città e i comuni di cui san Giorgio è patrono sono più di cento. Il suo cranio, portato a Roma dall'Oriente, nell'VIII secolo, è custodito a Roma nella chiesa di San Giorgio al Velabro.
La memoria liturgica di san Giorgio si celebra il 23 aprile, giorno della sua nascita al cielo. In Georgia, terra che porta il suo nome, il santo è venerato con particolare solennità anche il 23 novembre.
Oggi abbiamo bisogno della protezione di san Giorgio, e dobbiamo invocarlo perché infonda spirito combattivo e conduca alla vittoria tutti coloro che hanno la responsabilità, o la vocazione, di difendere il popolo cristiano dai suoi nemici.

Fonte: Radio Roma Libera, 19 aprile 2026

3 - UN TRIBUNALE SCOZZESE NON APPLICA LA LEGGE IN DIFESA DELL'ABORTO
Archiviate le accuse penali di una cristiana anziana arrestata in Scozia per un cartello pacifico in una ''zona cuscinetto'' vicino a un ospedale che pratica aborti
Fonte Provita & Famiglia, 22 maggio 2026

Lo scorso 27 aprile, presso il Tribunale di Glasgow, il giudice Stuart Reid ha archiviato le accuse penali a carico di Rose Docherty, anziana donna cristiana di 75 anni, arrestata per essersi offerta a una semplice, ed eventuale, conversazione con chi avrebbe acconsentito, all'interno di una "zona cuscinetto". La signora Docherty era stata la prima persona a essere incriminata penalmente in base alla legge scozzese del 2024 sulle "zone cuscinetto", una normativa che vieta di "influenzare" chiunque cerchi di accedere ai servizi di aborto entro un raggio di 200 metri da ogni ospedale. Il suo primo arresto risaliva al 19 febbraio 2025, ma il Procuratore Fiscale aveva deciso di non procedere. Poi, a settembre, era stata arrestata una seconda volta nelle stesse circostanze, avviando sette mesi di procedimenti penali.
Ciò che Rose Docherty aveva fatto era semplicemente tenersi ferma nei pressi del Queen Elizabeth University Hospital di Glasgow reggendo un cartello con la scritta: «La coercizione è un reato, sono qui per parlare, solo se lo desiderate». Non si era avvicinata a nessuno, non aveva parlato di aborto, non aveva assunto alcun comportamento ostruzionistico, molesto o intimidatorio, e non aveva protestato. Eppure era stata ammanettata, fatta salire sul retro di un furgone della polizia e rinchiusa in una cella per oltre due ore. La sua vicenda aveva suscitato preoccupazione in campo internazionale: sia la Conferenza episcopale cattolica scozzese sia - a livello estero - il Dipartimento di Stato americano avevano espresso sgomento, con quest'ultimo che aveva definito l'arresto un esempio della repressione della libertà di parola in atto in tutta Europa. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance aveva segnalato la questione nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nel febbraio dello scorso anno. [...]
La svolta era arrivata con l'udienza del 20 aprile, durante la quale i legali della signora Docherty - coordinati dall'organizzazione di tutela legale ADF International e dallo studio Lindsays, con l'avvocato Jamie McGowan - avevano sostenuto che le accuse violavano il diritto alla libertà di espressione sancito dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In quell'occasione era emerso anche un dettaglio clamoroso: la Procura aveva ammesso di non aver ancora verificato se all'interno della "zona cuscinetto" ci fosse effettivamente qualcuno che accedeva ai servizi di aborto, elemento che la legge stessa individua come requisito essenziale del reato. Interrogato dallo sceriffo Reid sull'esistenza di prove sufficienti, il procuratore aveva risposto che al momento non ve n'erano, ma che potevano emergere da successive indagini. Lo sceriffo ha concluso che la Procura non aveva dimostrato l'esistenza di un reato previsto dalla legge scozzese, archiviando il caso. La questione, però, potrebbe essere riaperta qualora emergessero prove più solide e la Procura ritenesse l'azione penale nell'interesse pubblico.
Fuori dal tribunale, Rose Docherty ha dichiarato: «Questo verdetto rappresenta un'importante vittoria per la libertà di parola in Scozia e nel Regno Unito. Sono stata arrestata, incriminata e processata per niente altro che per aver invitato pacificamente a una conversazione consensuale in uno spazio pubblico. Solo per essermi resa disponibile per i soli, gli impauriti e i costretti, sono stata trattata come un criminale violento». L'avvocato di ADF International Jeremiah Igunnubole ha sottolineato come il procedimento sia emblematico di una crescente crisi della libertà di parola nel Regno Unito e ha chiesto l'abrogazione urgente di queste leggi. Nel frattempo, un caso simile si sta verificando in Inghilterra, dove Isabel Vaughan-Spruce - anch'essa assistita da ADF International - dovrà affrontare a ottobre prossimo un processo per aver pregato in silenzio nei pressi di una clinica abortiva: è la prima persona incriminata ai sensi della Sezione 9 del Public Order Act del 2023, legge analoga che ha introdotto le "zone cuscinetto" intorno a tutte le strutture abortive in Inghilterra e Galles.

Fonte: Provita & Famiglia, 22 maggio 2026

4 - SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
Lo abbiamo chiesto all'intelligenza artificiale e abbiamo scoperto che Chat Gpt... ne sa una più del diavolo
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Bussola Mensile, novembre 2025 (n. 24)

Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e l'invenzione dell'intelligenza artificiale all'industrializzazione ottocentesca, sottolineando che la Chiesa deve rispondere a questa sfida della rivoluzione digitale con la sua dottrina sociale. Ecco le parole del Papa: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».
Il 21 giugno il Papa ha parlato al Giubileo dei governanti, ribadendo che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dell'uomo, non un mezzo per sminuirlo o sostituirlo. Anche il 17 giugno in occasione della Seconda conferenza annuale di Roma sull'Intelligenza Artificiale, Leone XIV aveva espresso seria preoccupazione per gli effetti su bambini e giovani, in particolare sul loro sviluppo intellettuale, neurologico e spirituale, sottolineando che l'intelligenza artificiale non vada confusa con l'intelligenza: «Tutti noi, ne sono certo, siamo preoccupati per i bambini e per i giovani, e per le possibili conseguenze dell'uso dell'intelligenza artificiale sul loro sviluppo intellettivo e neurologico. [...] Nessuna generazione ha mai avuto un accesso così rapido alla quantità di informazioni ora disponibili grazie all'intelligenza artificiale. Ma di nuovo, l'accesso ai dati - per quanto vasti - non va confuso con l'intelligenza, che, necessariamente, "implica l'apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono" (Antiqua et nova, n. 29). Alla fine la vera saggezza ha più a che vedere con il riconoscere il vero senso della vita che con la disponibilità di dati».
Il pontificato di Leone XIV è dunque segnato da una visione in cui l'intelligenza artificiale rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma antropologica e spirituale. Occorre quindi servirsi delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza perdere di vista ciò che resta esclusivamente umano: la libertà, la creatività, le relazioni con gli altri e con Dio.
Quasi per provocazione, ma anche con uno spirito di discernimento, ho posto a ChatGPT (l'intelligenza artificiale di OpenAI) una domanda spiazzante: "Se tu fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?". Letta l'inquietante risposta, ho fatto una seconda domanda: "Che modi useresti per indurre in tentazione un giovane?". Ecco i risultati di questo esperimento su cosa ha da dire l'intelligenza artificiale riguardo l'azione del diavolo.

1) SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
Se fossi il diavolo, una strategia per allontanare le persone da Dio potrebbe consistere nell'ingannarle e confonderle, facendole dubitare della verità e delle proprie convinzioni. Ecco i modi che userei punto per punto.
1. Sfumare la verità
Presentare la religione in modo distorto, facendo sembrare che ci siano tante verità diverse e che tutte siano ugualmente valide. In questo modo, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta o disinteressata a cercare la verità autentica. Ad esempio sui social circolano continuamente video e post che mescolano spiritualità, superstizioni, filosofie orientali e citazioni di santi o papi, tutto nello stesso calderone. Questo porta a confondere le persone: sembra che ogni "verità" abbia lo stesso peso. Così il Cristianesimo viene percepito come una delle tante opzioni possibili, non come la via che porta a Cristo.
2. Seminare dubbi su Dio
Indurre le persone a dubitare dell'esistenza di Dio o della sua bontà, specialmente in momenti di sofferenza o difficoltà. La sofferenza può essere una leva potente per mettere in discussione il senso della vita e la presenza di un essere divino amorevole. Ad esempio durante tragedie come guerre o disastri naturali si diffondono commenti del tipo: "Se Dio fosse buono non permetterebbe questo".
3. Spostare l'attenzione sui piaceri temporanei
Distrarre le persone con l'edonismo, il materialismo, il successo e il consumismo. Concentrarsi esclusivamente sul presente e sui piaceri immediati può distogliere l'attenzione dalle cose spirituali e dalla ricerca di un senso più profondo nella vita. Ad esempio il mondo della musica e delle serie TV spesso esalta la ricchezza, l'apparenza fisica, la carriera di successo o il divertimento sfrenato come unico scopo della vita. Si celebra l'idea che "devi goderti tutto e subito". Così la dimensione spirituale e la ricerca di senso passano in secondo piano.
4. Inculcare una falsa autosufficienza
Spingere le persone a credere che non abbiano bisogno di Dio perché sono autosufficienti o che possano trovare felicità e realizzazione solo in se stesse, senza cercare aiuto in una forza superiore. Ad esempio oggi si sente spesso: "Basta credere in te stesso e non avrai bisogno di nessuno". Questo messaggio, che sembra positivo, diventa pericoloso se porta a pensare che non serva affidarsi a Dio o cercare il Suo aiuto, perché "basta autodeterminarsi per essere felici".
5. Promuovere indifferenza verso la religione
Indurre la gente a pensare che la spiritualità sia poco importante, insignificante o antiquata. Se le persone non vedono un valore nel coltivare la loro fede, possono diventare apatiche verso la ricerca di Dio. Ad esempio oggi la domenica è ormai vista solo come giorno di shopping o relax. Andare a Messa è considerato "facoltativo" o addirittura inutile, mentre la fede è percepita come qualcosa di antiquato, non rilevante per la vita moderna.
6. Creare divisioni
Incitare alla divisione tra le diverse fedi o all'interno della stessa comunità religiosa. La discordia e la separazione possono ridurre la forza della comunità e minare la fiducia in Dio. Ad esempio sui social ci sono infinite discussioni tra cristiani su questioni liturgiche, morali o pastorali che spesso degenerano in insulti e ostilità. Questo clima di polemica continua fa dimenticare che il Vangelo ci chiama prima di tutto all'unità nell'unica Chiesa di Cristo.
Queste sarebbero solo alcune delle possibili strategie. Si tratta, in generale, di strategie che si basano sulla confusione, il disinteresse e la separazione, che possono portare una persona ad allontanarsi da Dio e dalla ricerca di un cammino spirituale autentico.

2) CHE MODI USERESTI PER INDURRE IN TENTAZIONE UN GIOVANE?
Indurre qualcuno in tentazione è una delle cose più subdole che si possano fare, poiché implica giocare con le vulnerabilità e le debolezze di una persona. Se dovessi farlo, come "diavolo", userei metodi che sfruttano la curiosità, il desiderio di appartenenza e la ricerca di gratificazione immediata. Ecco alcune strategie che potrebbero essere utilizzate.
1. Sfruttare il desiderio di appartenenza
Ogni persona, soprattutto un ragazzo giovane, cerca un senso di appartenenza e riconoscimento. Potrei metterlo in situazioni dove si sente escluso, e poi offrirgli "una via d'uscita" attraverso comportamenti che lo allontanano dai suoi valori, come l'ingresso in un gruppo che promuove abitudini dannose o poco salutari.
2. Minare la sua autostima
Potrei giocare sulle insicurezze del ragazzo, facendogli credere che solo attraverso il peccato o comportamenti disordinati (come il consumo di sostanze, il rifiuto di regole morali, etc.) potrà ottenere ciò che desidera: potere, successo, attenzione e amore.
3. Creare falsi desideri
Potrei fargli desiderare cose materiali o soddisfazioni temporanee, come il successo facile, l'apparenza fisica perfetta o il potere sugli altri. Promuoverei l'idea che queste cose possano dargli la felicità, mentre in realtà lo allontanano da valori più profondi e duraturi.
4. Utilizzare la curiosità e l'impulsività
La tentazione può spesso venire attraverso la curiosità. Potrei spingerlo a provare cose nuove senza pensare alle conseguenze, come attività rischiose o comportamenti trasgressivi. L'impulsività giovanile rende il ragazzo vulnerabile alle tentazioni che sembrano emozionanti o gratificanti nel momento, ma che hanno un prezzo da pagare più tardi.
5. Sfruttare la solitudine e la disperazione
Se il ragazzo sta attraversando un momento di solitudine o difficoltà emotiva, lo incoraggerei a cercare consolazione nelle cose sbagliate, come vizi o cattive compagnie, promettendogli che lo aiuteranno a sfuggire al dolore.
6. Promuovere il piacere a breve termine
Potrei fargli credere che il piacere immediato sia più importante della felicità duratura, come nel caso di dipendenze o altre esperienze che sembrano appaganti all'inizio, ma che a lungo andare lo svuotano e lo rendono dipendente da ciò che non gli porta realmente soddisfazione.
7. Confondere i suoi principi morali
Un'altra strategia potrebbe essere quella di confondere le sue convinzioni morali, spingendolo a pensare che ciò che lui pensa sia "giusto" non sia veramente tale, o che un comportamento "sbagliato" non lo sia più perché " lo fanno tutti ", facendogli credere che non ci sia nulla di male nel cedere alle tentazioni, perché in fondo "che male c'è"?
L'idea sarebbe sempre quella di farlo sentire come se cedere alla tentazione fosse la cosa più naturale e soddisfacente da fare, nascondendo le conseguenze a lungo termine e sfruttando le sue vulnerabilità emotive e psicologiche. La presenza di me come diavolo non sarebbe mai diretta o esplicita, ma subdola e manipolativa, facendo sembrare la tentazione come una scelta "facile" e "giusta" nel momento presente.

CONCLUSIONI (MIE)
Lo ammetto: prima di porre queste domande all'intelligenza artificiale non mi aspettavo molto. Pensavo di ricevere una risposta banale, generica, magari un po' sensazionalistica. Invece è stata sorprendentemente lucida, strutturata, quasi... diabolica nel senso letterale del termine cioè divisiva.
Per raggiungere l'obiettivo tale risposta era ben congegnata, astuta, seducente. Lontano dall'essere una semplice simulazione conteneva una verità amara: molti dei meccanismi descritti sono già in atto, quotidianamente, nel nostro mondo. Non c'è bisogno di essere teologi per riconoscere che il nemico dell'anima opera sempre nel nascondimento, nella sottigliezza, nell'inganno.
È paradossale, ma profondamente istruttivo, che sia stata una macchina (fredda, logica, artificiale) a sintetizzare così bene ciò che spesso fatichiamo a vedere. Come se, nella sua "neutralità" analitica, l'intelligenza artificiale potesse restituirci uno sguardo lucido sul nostro tempo. 
Questo episodio mi ha fatto riflettere su un punto essenziale: la vera battaglia spirituale non si combatte con spade o proclami, ma nella mente e nel cuore. Ed è lì che il nemico cerca di entrare, mimetizzandosi tra ciò che ci appare normale, moderno, innocuo. 
Non bisogna temere la tecnologia in sé, ma occorre vigilare. Usarla come strumento a servizio della verità, non come complice del male. Anche le due domande provocatorie sull'azione del demonio riportate in questo articolo possono diventare una via per risvegliare le coscienze. 
E allora dobbiamo porci una domanda seria: se il diavolo volesse davvero allontanarci da Dio... ci accorgeremmo dei suoi metodi? Non sarà l'intelligenza artificiale a salvarci in quanto l'unico salvatore del mondo è Gesù Cristo.

Nota di BastaBugie: Papa Leone XIV nel discorso ai parlamentari in occasione del Giubileo dei Governanti ha riservato un passaggio all'intelligenza artificiale.
Ecco l'interessante estratto di quel discorso pronunciato il 21 giugno 2025:

Il grado di civiltà raggiunto nel nostro mondo (...) trovano oggi una grande sfida nell'intelligenza artificiale. Si tratta di uno sviluppo che certamente sarà di valido aiuto alla società, nella misura in cui, però, il suo utilizzo non porti a intaccare l'identità e la dignità della persona umana e le sue libertà fondamentali. In particolare, non bisogna dimenticare che l'intelligenza artificiale ha la sua funzione nell'essere uno strumento per il bene dell'essere umano, non per sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.
La vita personale vale molto più di un algoritmo e le relazioni sociali necessitano di spazi umani ben superiori agli schemi limitati che qualsiasi macchina senz'anima possa preconfezionare. Non dimentichiamo che, pur essendo in grado di immagazzinare milioni di dati e di offrire in pochi secondi risposte a tanti quesiti, l'intelligenza artificiale rimane dotata di una "memoria" statica, per nulla paragonabile a quella dell'uomo e della donna, che è invece creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, con tutte le implicazioni etiche ed esistenziali che ne derivano.

DOSSIER "INTELLIGENZA ARTIFICIALE"
Il futuro è già qui

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Fonte: La Bussola Mensile, novembre 2025 (n. 24)

5 - AL CONGRESSO SPAGNOLO LEONE XIV RIBADISCE I PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Il Papa ha ricordato la storia cristiana della Spagna, oggi secolarizzata, e indicato tre pilastri da difendere: la vita, la famiglia, la libertà educativa
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 9 giugno 2026

Ieri, 8 giugno 2026, papa Leone XIV ha tenuto un lungo e corposo discorso al Congresso dei Deputati ove ha incontrato i membri del Parlamento spagnolo che, alla fine, gli hanno tributato un lungo applauso. Nei viaggi pontifici i discorsi davanti ai parlamenti delle nazioni visitate sono momenti di grande rilevanza nell'ambito della Dottrina sociale della Chiesa e riguardano direttamente la relazione tra la fede cattolica e la vita politica, tra la Chiesa e il mondo. Come era accaduto per i discorsi di Benedetto XVI alla Westminster Hall di Londra (2010) e al Bundestag di Berlino (2011) anche questo discorso di Leone segna un ulteriore approfondimento di questa relazione e va quindi letto con attenzione.
Negli ultimi decenni la Spagna ha vissuto un accelerato e radicale processo di secolarizzazione che ha riguardato la fine della precedente società cristiana e anche, come sempre accade in questi casi, il rovesciamento dell'etica pubblica. La laicizzazione ha prodotto il nichilismo morale soprattutto con l'introduzione di leggi contro la vita e la famiglia. Di recente, aperture ad un possibile ridimensionamento dell'inviolabilità del sigillo sacramentale della Confessione si sono accompagnate al progetto di inserire in Costituzione il diritto all'aborto, come già accaduto in Francia. Il Papa ha parlato a questa Spagna, che non è più una nazione cristiana e lo ha fatto seguendo tre piste tematiche: innanzitutto ha ricordato la storia cristiana della nazione, durante la quale la Chiesa e la religione cattolica hanno animato una luminosa civiltà; quindi ha descritto il quadro dei principi e dei valori che, anche dopo quel periodo di cristianità, devono essere mantenuti in quanto espressione della natura dell'uomo; infine ha parlato dell'aiuto che la religione può ancora dare alla società spagnola, se le viene concessa la libertà.

LA STORIA CRISTIANA DELLA SPAGNA
A proposito della prima di queste piste, Leone ha ricordato il Don Chisciotte, santa Teresa d'Avila, Miguel de Unamuno, la Scuola di Salamanca, in particolare l'opera del frate domenicano Francisco de Vitoria, che ha contribuito a fondare il moderno diritto internazionale sul «valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere». In realtà il pensiero di de Vitoria non era moderno, ma ancora legato ad una visione interna alla societas christiana, e il giusto appello nei suoi confronti non deve condurre a sovrapporre tra loro il diritto naturale cristiano e il diritto moderno degli Stati sovrani. A questo proposito papa Leone si lascia sfuggire un "mea culpa" per la Chiesa che non sarebbe stata completamene all'altezza di questa tradizione, come nella Magnifica humanitas aveva chiesto scusa per il ritardo con cui essa aveva lottato contro la schiavitù: affermazioni non molto attendibili dal punto di vista storico. A parte questo, bene ha fatto il Papa a ricordare questa storia passata, a dire che essa «appartiene alle grandi eredità della Spagna».
Il passaggio alla seconda pista indicata sopra avviene proprio sulla inviolabilità della persona umana come criterio ultimo della giustizia, inviolabilità sulla quale convergono la Rivelazione e la ragione che «può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell'uomo». La parte più consistente del discorso si è snodata proprio a rivolgere «una parola forte e decisa a coloro che hanno una forte responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale». Queste parole "forti e decise" hanno riguardato la difesa della vita umana in tutte le sue fasi, e che non «lascia nell'ombra un bambino non ancora nato»; quindi la protezione della famiglia «prima realtà umana e fondamento naturale della comunità»; poi l'educazione nella quale bisogna «sempre rispettare il diritto primario e inalienabile dei genitori nello scegliere il tipo di istruzione e formazione da impartire ai figli». Non c'è dubbio che in questo discorso vengano ribaditi in modo inequivocabile i "principi non negoziabili", pur senza chiamarli così. Ciò vale anche se il discorso passa subito a parlare del «tragico dramma migratorio» equiparandolo ai tre precedenti, mentre tra loro c'è una notevole differenza, dato che per i primi tre siamo davanti a degli assoluti morali negativi. Di interesse, comunque, il realismo con cui si danno indicazioni per affrontare il problema: che ci siano «reali possibilità di integrazione» e che si promuova «il diritto di rimanere nella propria terra».

LA LIBERTÀ RELIGIOSA
La terza pista tra quelle indicate all'inizio porta papa Leone a riflettere sulle società democratiche e sul loro concetto di libertà, soprattutto della libertà religiosa. Leone affronta la questione non basandosi sui diritti del cattolicesimo ma sulla libertà di religione, per la quale «la fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio».
Qui si apre una questione rilevante, meritevole di approfondimento. Nonostante il riferimento iniziale al contributo del cattolicesimo alla grandezza della civiltà spagnola, nonostante le osservazioni finali del Papa che, prendendo spunto da fregi e dipinti che ornano l'aula delle Cortes, ha ricordato come «la libertà moderna è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana», non emerge nel discorso alcun diretto riferimento alla religione cattolica come religio vera, avente quindi un ruolo unico nella purificazione della ragione politica, non motivato solo da ragioni culturali e storiche. Quando si rivendicano dei suoi diritti lo si fa solo in riferimento al principio della libertà religiosa, quindi con un criterio valido per tutte le religioni, e adoperando le parole fede o religione in senso generale. Ma se il cattolicesimo è la religio vera e se, per questo, la politica ne ha bisogno, la sua posizione nella vita pubblica cambia, rispetto sia all'autorità che alle altre religioni. Sul punto si nota una qualche differenza con Benedetto XVI e i suoi discorsi davanti ad altri parlamenti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 9 giugno 2026

6 - L'ARCA DI NOE', NUOVE SCOPERTE SU DOVE POTREBBE ESSERE
La vicenda ebbe inizio nel 1959 quando dall'aereo fu vista una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 25 aprile 2026

L'arca di Noè, al centro di uno dei racconti più noti del Vecchio Testamento, forse è stata individuata. Lo pensa un gruppo di ricercatori statunitensi che non solo da tempo ispeziona con il georadar il sottosuolo del suggestivo sito di Durupınar - non lontano dal massiccio del monte Ararat, in Anatolia orientale (Turchia) - ma è ora convinto d'aver trovato degli indizi rilevanti e meritevoli di approfondimenti. Prima di vedere di che si tratta, però, è opportuno fare un passo indietro e dire qualcosa di più su tale sito. Tutta la vicenda ebbe inizio nel 1959 quando, durante una ricognizione aerea, il capitano dell'esercito turco İlhan Durupınar individuò una formazione irregolare nelle montagne della Turchia orientale che assomiglierebbe a una nave. Proprio questa somiglianza - piuttosto visibile anche a occhio nudo - ha per decenni spinto esperti, fedeli ma anche semplici curiosi ad ipotizzare che la formazione, chiamata appunto di Durupınar dal nome del suo poc'anzi menzionato scopritore, altro non sarebbe che il punto in cui si era fermata l'Arca di Noè.
Ad alimentare la suggestiva ipotesi ci sono non solo delle somiglianze esteriori (effettivamente la formazione ricorda un'imbarcazione), ma anche delle similitudini nelle misurazioni. Il sito infatti misura circa 515 piedi di lunghezza (circa 157-160 metri), estensione che risulterebbe davvero prossima a quella dei 300 cubiti (circa 133,35 metri) indicati nel sesto capitolo della Genesi come, appunto, lunghezza dell'Arca. Solo una coincidenza? Secondo molti studiosi sì e c'è chi da tempo ritiene la questione del tutto risolta. Il riferimento è qui ad un articolo pubblicato nel 1996 sul Journal of Geoscience Education dal geologo Lorence Collins, in collaborazione con David Fasold - il quale, peraltro, all'inizio credeva alla tesi dell'Arca -, nel quale si sostiene l'ipotesi della struttura geologica naturale, facendo presente come i presunti componenti artificiali (residui di ferro e metallici) sarebbero null'altro che minerali vulcanici ossidati e sedimenti. Il dibattito sul sito di Durupınar non si è però mai chiuso del tutto.
Prova ne sia quanto avvenuto nel 2017, quando il regista Cem Sertesen ha diffuso il documentario Noah's Ark, che ha riunito 22 anni di ricerche nella zona in cui molti credono si trovino i resti del grande vascello biblico. C'è poi il lavoro di Andrew Jones, fondatore di Noah's Ark Scans, il quale - insieme al suo team - da anni studia la formazione di Durupınar; e proprio Jones, per tornare agli ultimi sviluppi, utilizzando il georadar e la termografia a infrarossi avrebbe individuato quella che ritiene essere una struttura a forma di imbarcazione sepolta nel terreno. Le scansioni pare abbiano infatti rivelato una rete di tunnel sotterranei che attraversano il centro della struttura e ne percorrono i bordi interni; e tutti convergerebbero in una stanza interna. Da ultimo, va fatto presente come sarebbero stati rintracciati sul sito dei fossili marini, tra cui coralli e conchiglie che, a quell'altitudine, suggerirebbero che l'area in epoche remote possa essere stata sommersa.
«Credo fermamente che questi siano i veri resti, sepolti e in decomposizione, dell'Arca di Noè, la famosa nave. E stiamo facendo del nostro meglio per convincere gli scettici e mostrare al mondo questo sito», ha dichiarato Jones a Fox News, sottolineando di aver trovato prove certe dell'«esistenza di tunnel a circa quattro metri di profondità e circa due metri di altezza, che percorrono il centro dell'imbarcazione e il bordo interno dello scafo. Crediamo fermamente che questa planimetria, che mostra tunnel e possibili travi e muri di sostegno, suggerisca che si tratti di un'opera artificiale e non di una formazione naturale». La stessa Fox ribadisce che molti geologi dissentono dalla tesi che vuole il sito di Durupınar formazione artificiale. Se però le nuove scoperte di Jones e del suo team dovessero rivelarsi entusiasmanti come annunciate, beh, una riapertura del dibattito sarebbe inevitabile. Da parte sua, Jones è sicuro: «Abbiamo la forma della nave, siamo nella posizione corretta e ora stiamo anche notando che il terreno all'interno è diverso da quello immediatamente esterno alla formazione». Se risultasse tutto confermato, non sarebbe affatto poco.

Fonte: Sito del Timone, 25 aprile 2026

7 - OMELIA XI DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 9, 36-10,8)
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

La pagina del Vangelo di Matteo, che abbiamo ascoltato, ci descrive la prima missione degli apostoli.
Dal contesto della narrazione appare chiaro che Gesù la considera una missione provvisoria e sperimentale: quasi una prova generale in vista della missione definitiva di cui li incaricherà dopo la risurrezione, quando darà l'ordine di andare a tutte le genti non solo ad annunziare il Regno di Dio, ma anche a battezzare e a guidare i credenti in conformità ai suoi comandi.
Alcune delle raccomandazioni qui contenute (per esempio quella di non uscire dai confini di Israele) si spiegano col carattere di preparazione e di saggio di questa prima evangelizzazione. Tuttavia nel suo insieme l'episodio è esemplare, ricco di insegnamenti, e merita tutta la nostra attenzione. Noi ci limiteremo a commentare in breve alcune frasi particolarmente rilevanti di questo brano.

LA CHIESA, FRUTTO DELLA COMPASSIONE DIVINA PER L'UMANITÀ SMARRITA
Vedendo le folle, ne sentì compassione. Come si vede, proprio la compassione di Cristo viene indicata come il motivo sostanziale della decisione di eleggere tra i suoi discepoli dei capi responsabilizzati e di avviare così una precisa struttura ecclesiale. La ragione profonda della missione apostolica è lo stato di miseria dell'umanità: una miseria che punge il cuore del Figlio di Dio. La Chiesa dunque nasce dalla pietà del Signore e dalla sua volontà di salvezza.
Qual è la natura di questa miseria?
Erano stanche, sfinite, come pecore senza pastore. La stanchezza, il disorientamento, la disgregazione sono le note dolorose che l'occhio penetrante dell'Unigenito del Padre, che è diventato uno di noi, rileva nell'umanità abbandonata a sé sola.
È un giudizio che è ancora pienamente attuale. Anche l'uomo di oggi spesso si sente stanco: stanco di lottare contro mille difficoltà che gli amareggiano l'esistenza; stanco di faticare senza risultato e qualche volta addirittura senza perché; stanco di non essere compreso nelle sue aspirazioni più essenziali e più vere; stanco di essere imbrogliato; stanco di essere sopraffatto da mille soprusi; stanco di essere vittima di molte ingiustizie. Magari crede di poter uscire da questa prostrazione con riforme sociali e cambiamenti politici, anche legittimi, ma che alla fine lo lasciano sempre deluso.
Poi l'uomo di oggi è immerso nella confusione dei pareri, frastornato da mille messaggi e da mille proposte; e non sa più a chi credere.
E trova la divisione e il conflitto perfino là dove gli sembrerebbe giusto attendersi un po' di concordia (per esempio nella propria famiglia, nel proprio ambiente di lavoro e di vita, nella propria comunità di preghiera).
Perciò è smarrito: non sa più dove andare, non sa più quale sia la sua strada, non sa più quale sia il suo destino.
Ebbene, appunto per venire incontro a questa disperata condizione degli uomini, Gesù sceglie i Dodici; e così dà inizio alla Chiesa.
La Chiesa è dunque un dono che ci è dato per farci uscire dalla nostra stanchezza, dal nostro disorientamento, dalla nostra disgregazione; e guai a trascurare o peggio a disprezzare i doni di Dio!
La Chiesa ci è data come aiuto provvidenziale a superare i nostri smarrimenti e ad approdare alle certezze vitali: stiamo attenti a non fare della nostra capacità di litigare, dei nostri problematicismi, della nostra inesauribile propensione a dubitare, quasi un titolo di merito e un segno di più consapevole ecclesialità.
La Chiesa ci è data come mezzo di unificazione e di concordia: e allora non dobbiamo diventare mai all'interno della famiglia dei credenti profeti di divisione e di contestazione, magari all'insegna del diritto al pluralismo.

L'INCONTRO INTIMO E PERSONALE CON CRISTO
Chiamò a sé i Dodici. La scelta è sua, sua la chiamata. Gli apostoli perciò non saranno tanto dei rappresentanti della "base", quanto dei "mandati" da Cristo agli uomini, i quali, in virtù della loro presenza, della loro parola, della loro azione, potranno e dovranno diventare una comunità di fratelli.
Chiamò a sé. Prima di andare tra gli uomini, l'apostolo deve andare a Gesù. Prima ancora di scoprire tutte le necessità e le sofferenze del mondo che lo aspetta, deve scoprire personalmente l'amore appassionato e coinvolgente di colui che lo chiama; diversamente non è un apostolo.
Prima di essere un "mandato", è un "chiamato", che deve fare della sua inalienabile intimità con Cristo la ragione della sua esistenza e l'anima della sua operosità.
La preghiera è indispensabile per evangelizzare
Gli operai sono pochi. Pregate dunque... È una parola un po' sorprendente. Il mondo ha bisogno di apostoli, e il Signore dei cuori ritiene necessaria la nostra preghiera perché ci siano operai per la messe del Regno di Dio. Il Signore vuole che ci sia la nostra implorazione anche per le cause che stanno a cuore soprattutto a lui.
Del resto, il Vangelo di Luca - narrando lo stesso episodio - ci informa che Gesù passò in preghiera l'intera notte precedente la elezione degli apostoli.
Quando mancano i sacerdoti, noi siamo portati a studiare le cause del fenomeno, a organizzare inchieste, a promuovere sondaggi di opinione. Ed è giusto. Gesù però ci dà un consiglio più semplice e ci dice: Pregate...
Forse questa è la più notevole diversità che c'è tra noi e il Vangelo. Noi riteniamo che i problemi del mondo si risolvano soprattutto attraverso una migliore conoscenza del mondo. Il Vangelo ci insegna che i problemi del mondo si risolvono soprattutto attraverso una più grande e intensa familiarità con Dio.

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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