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BastaBugie n�983 del 24 giugno 2026
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COME FAUCI E INTELLIGENCE INSABBIARONO LE ORIGINI DEL COVID
Tulsi Gabbard pubblica documenti da cui viene smascherato lo stretto rapporto fra Anthony Fauci e l'Intelligence Nazionale per nascondere le ricerche in Cina che hanno causato il Covid
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE
Il regista ha affermato che il sequel de La Passione di Cristo uscirà al cinema in due parti: la prima nel 2027 e la seconda nel 2028
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
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L'AGESCI APRE AI CAPI SCOUT LGBT
Ecco cosa prevede il documento sull'identità di genere e cosa invece ha ribadito, poco dopo, Papa Leone XIV
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia
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MONDIALI DI CALCIO: MANGIA, PREGA E SEGNA, MA SE SEI ISLAMICO, NON CRISTIANO
Il giocatore che prega Gesù dopo il gol viene subissato di critiche, invece alzare le braccia al cielo per Allah va benissimo (come lo stadio con spazi appositi per la preghiera islamica e offerta di cibi halal)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
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BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI
Rivendicata come buona l'intenzione della sinistra di favorire l'immigrazione irregolare per fini elettorali
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
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LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA
Meno schermi e cellulari nelle scuole: viene riscoperta la lettura su libri, scrittura a mano e apprendimento tradizionale
Fonte: Provita & Famiglia
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OMELIA XIII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 10, 37-42)
Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di
me
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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COME FAUCI E INTELLIGENCE INSABBIARONO LE ORIGINI DEL COVID
Tulsi Gabbard pubblica documenti da cui viene smascherato lo stretto rapporto fra Anthony Fauci e l'Intelligence Nazionale per nascondere le ricerche in Cina che hanno causato il Covid
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2026
Tulsi Gabbard, direttrice uscente dell'Intelligence Nazionale (un ruolo di coordinamento delle agenzie di intelligence e figura di raccordo fra esse e il presidente) lascerà l'incarico il 30 giugno. Mentre volano stracci fra Trump e il Partito Repubblicano per la nomina del successore, la Gabbard, che ormai non ha più niente da perdere, sta togliendosi qualche soddisfazione personale e politica. La settimana scorsa, il 12 giugno, aveva reso pubblici i documenti che provavano l'esistenza del finanziamento pubblico di 120 biolaboratori all'estero, in 30 paesi partner fra cui l'Ucraina (e dunque «a rischio di compromissione a causa della guerra in corso tra Russia e Ucraina»). La denuncia è passata abbastanza in sordina. È una pratica che dura, da quel che dice la Gabbard, almeno da una decina d'anni. Dunque a finanziare quei laboratori all'estero sono state le amministrazioni di entrambi i partiti, compresa la prima di Trump dal 2017 al 2021. La nuova rivelazione, di ieri, 19 giugno, è invece una potenziale "bomba", anche se la grande stampa nazionale non l'ha diffusa molto, ad eccezione di New York Post e pochi altri quotidiani. Secondo i documenti appena declassificati, infatti, Anthony Fauci, il super consulente della politica pandemica, avrebbe mentito al Congresso, nelle audizioni, sul finanziamento di pericolosi esperimenti nel laboratorio di Wuhan, in Cina, probabile punto di partenza del Covid-19.
PANDEMIA DI COVID-19 Nel comunicato stampa della Direzione Nazionale dell'Intelligence, si legge che «Prima della pandemia di Covid-19, Anthony Fauci, in qualità di direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), ha stanziato milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo "guadagno di funzione" sui coronavirus dei pipistrelli presso il Wuhan Institute of Virology (Wiv), un lavoro che ora è ampiamente considerato la fonte della fuga accidentale dal laboratorio che ha scatenato la pandemia». Ma di questo si parla da anni. La vera novità, invece, è la prova che l'insabbiamento c'è stato ed è avvenuto con la complicità di parte dei servizi segreti americani di allora. Si legge infatti che sono stati declassificati: «comunicazioni e documenti inediti che svelano come Fauci abbia collaborato con i vertici politicizzati della Comunità dell'Intelligence (Ic) per sopprimere la verità sulle sue azioni, sulle origini del virus, ovvero la fuga di laboratorio, e sul suo ruolo nell'assegnazione dei finanziamenti statunitensi a questa pericolosa ricerca che ha causato danni incommensurabili e innumerevoli perdite di vite umane. Questi documenti rivelano il ruolo diretto di Fauci nell'influenzare e manipolare le valutazioni dell'intelligence sul Covid-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell'intelligence sulla ricerca».
L'INTERESSE AD ALLONTANARCI DALLA VERITÀ E qualcuno sta iniziando a parlare, a quanto risulta, dopo aver subito intimidazioni: «Durante questo processo - di raccolta delle prove, si legge nel comunicato - i funzionari dell'Odni (Direzione Nazionale Intelligence, Dipartimento dell'Ohio, ndr) hanno raccolto testimonianze da numerosi informatori della comunità dell'intelligence che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull'origine del virus da parte della stessa. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l'integrità della comunità dell'intelligence e danneggiato il popolo americano». La storia della pandemia andrebbe riscritta, secondo la Gabbard, perché tutta l'informazione di allora sarebbe stata viziata da questo rapporto illegittimo fra Fauci e parte dei servizi segreti: «Durante la pandemia, Fauci e i leader politicizzati all'interno della comunità dell'intelligence hanno creato un circolo vizioso di comunicazione autoreferenziale. Fauci ha fornito scienziati da lui selezionati e finanziati dal Niaid per consigliare la comunità dell'intelligence. Questo contributo ha influenzato le valutazioni ufficiali dell'intelligence, che sono state poi citate pubblicamente come consenso scientifico per confutare la teoria della fuga di notizie dal laboratorio. Secondo centinaia di e-mail esaminate, la comunità dell'intelligence ha quasi sempre recepito le sue raccomandazioni». E di qui anche l'accusa più grave, quella di aver mentito al Congresso: «a Fauci fu ripetutamente chiesto se avesse parlato con "Fbi, Cia, Dia o qualsiasi altra agenzia di intelligence statunitense in merito alla ricerca sui virus" prima, durante o dopo la pandemia. Fauci eluse ripetutamente le domande, prima di affermare falsamente: "a mia conoscenza, no, riguardo al Covid"». Una risposta definitiva sull'origine del Covid non c'è ancora, nemmeno dopo la pubblicazione di questi documenti dei servizi segreti. Ma si inizia, se non altro, a ricostruire la storia di chi ha avuto tutto l'interesse ad allontanarci dalla verità. E solo negli Usa se ne parla. In Cina no.
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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2026
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TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE
Il regista ha affermato che il sequel de La Passione di Cristo uscirà al cinema in due parti: la prima nel 2027 e la seconda nel 2028
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 23 maggio 2026
È uno dei progetti più ambiziosi di Mel Gibson, reduce dal grande successo di The Passion del 2004. Stiamo parlando di «The Resurrection of the Christ» ovvero il sequel, appunto, de La Passione di Cristo, sequel le cui riprese sono cominciate nell'ottobre del 2025 e che uscirà nelle sale cinematografiche in due parti diverse: la prima il 6 maggio 2027 e la seconda il 25 maggio 2028. Entrambe le date coincidono con la Solennità dell'Ascensione. Nel cast avrebbero dovuto esserci sempre Jim Caviezel nei panni di Gesù, Maia Morgenstern nei panni della Madonna e Francesco De Vito nel ruolo di Pietro. In realtà Caviezel non comparirà più nel film e tutto il cast risulterà completamente rinnovato. Al suo posto l'attore finlandese Jaakko Ohtonen, 36 anni, noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Non solo, anche il resto del cast è stato completamente cambiato: Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning). Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro sarà interpretato da Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio. Il motivo per cui Gibson avrebbe deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film, risiederebbe nella notevole distanza temporale dal primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanirli, aumentando notevolmente i costi di produzione. Sappiamo, inoltre, che le riprese sono durate 134 giorni in diverse località italiane (Roma, Matera, Bari, Brindisi, Ginosa e Craco). Inoltre, la sceneggiatura è stata scritta con Randall Wallace, per intenderci, il regista di Braveheart. Insieme avevano già previsto che il progetto avrebbe avuto una dimensione spirituale e soprannaturale molto più ampia rispetto al primo film. Infatti il critico cinematografico Jordan Ruimy ha riferito che «la sceneggiatura sarà più filosofica e poetica di una storia semplice», una sorta di viaggio in cui Gesù sarebbe andato «in altri regni». Gibson avrebbe addirittura parlato di una «sceneggiatura psichedelica». Il film evidenzierà anche il periodo di tre giorni che inizia il Venerdì Santo, il giorno della morte di Gesù, e analizzerà perché i discepoli non hanno riconosciuto Gesù sulla strada per Emmaus. In questo film, come afferma il suo regista, sarebbero state impiegate una profusione di forze e creatività che hanno portato Mel Gibson ad affermare che si tratta senz'altro del lavoro più importante della sua vita e addirittura di «uno dei film più importanti della storia». In Italia la pellicola verrà distribuita dalla Lionsgate che coprirà anche Nord America e Regno Unito, mentre in Spagna la distribuzione sarà gestita da Diamond. In America Latina, IDC, la joint venture di Lionsgate nella regione, sarà responsabile della situazione. L'elenco dei partner internazionali include Leonine (Germania), Metropolitan Film (Francia), Monolith (Polonia) e Ascot Elite (Svizzera). Adam Fogelson, presidente del Lionsgate Motion Picture Group, ha descritto così il risultato scenico: «Ogni immagine che abbiamo visto durante le riprese sembra un capolavoro pittorico portato in vita. Sono pochissimi registi capaci di operare a questo livello di immagini e allo stesso tempo capaci di offrire contenuti di tale profondità». Così, ora che le riprese sono terminata e la pellicola è pronta, non resta che aspettare maggio 2027...
Nota di BastaBugie: per tutti gli approfondimenti e il trailer de "La passione di Cristo" di Mel Gibson clicca nel seguente link http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=9
I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA Rispetto ai 63 film della sua lunga carriera, l'attore americano ne ha diretti pochissimi, ma sono autentici capolavori per qualità tecnica, morale e spirituale di Don Stefano Bimbi https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8345
Fonte: Sito del Timone, 23 maggio 2026
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L'AGESCI APRE AI CAPI SCOUT LGBT
Ecco cosa prevede il documento sull'identità di genere e cosa invece ha ribadito, poco dopo, Papa Leone XIV
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Provita & Famiglia, 9 giugno 2026
L'Agesci si piega all'ideologia gender: da giorni, infatti, tiene banco la novità dell'associazione "cattolica" secondo cui anche i capi dichiaratamente Lgbt potranno, appunto, svolgere tale ruolo. È quanto infatti ha stabilito il documento "Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo", recentemente diffuso dalla stessa Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. In nome del consueto richiamo ad accoglienza e inclusione, l'Agesci rivendica così il diritto per gli aderenti che si autodefiniscano omosessuali, lesbiche, queer o transgender di poter essere capi scout, e di conseguenza di poter essere dei modelli d'esempio per bambini e adolescenti, come del resto sono chiamati a fare, dal Patto Associativo, proprio i capi. Ma si può dire che in questo modo l'Agesci sconfessa quella 'C' del proprio acronimo e le profonde radici cristiane dello scoutismo, oltre che la Dottrina Sociale della Chiesa, il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica? Vediamo se sì e perché.
IL DOCUMENTO DELL'AGESCI «Sguardo, ascolto, presenza sono la postura fondamentale che contraddistingue il nostro approccio. Nella consapevolezza di essere in primis educatori cristiani al servizio della crescita delle ragazze e dei ragazzi e non teologi, abbiamo maturato il desiderio di dare ulteriore concretezza ai nostri valori di accoglienza e di riconoscimento dei vissuti personali sapendo che in essi è all'opera il Signore». Questo afferma sin dal suo preambolo il documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo pubblicato dall'Agesci. In ossequio al mantra dell'inclusione, si subordina dunque a essa senza mezzi termini la verità dell'essere umano, riconosciuta anzitutto dalla biologia, prima ancora che dalle Scritture e dal magistero della Chiesa. Alla luce di tale premessa ne consegue «la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l'orientamento affettivo e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo». Per quanto nel testo si richiamino principi condivisibili quali il rispetto della dignità della persona e l'esigenza di non discriminare, il problema si amplifica allorquando si presume di poter far dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere del capo scout soltanto una "questione di vita privata". Nei fatti purtroppo le cose non stanno in questi termini, dal momento che la vita di un capo scout è essa stessa testimonianza. E ciò a maggior ragione quando si è chiamati a incarnare la fede cristiana che si professa. Nel Profilo del Capo - approvato dal Consiglio Generale 2025 con mozioni 22 e 23 - si legge infatti proprio che la guida scout deve vivere una testimonianza cristiana integrale, ossia è chiamata a educare attraverso l'esempio personale, perché i ragazzi apprendono soprattutto dall'adulto che «vive ciò che insegna». Di qui la stessa Comunità Capi deve valutare l'idoneità dell'adulto proprio sulla base di questa coerenza di vita cristiana. Di conseguenza, riguardo al Patto Associativo, il problema decisamente più rilevante rimane quello educativo. Il rischio concreto è infatti che tali guide scout, anziché educare allo sviluppo della propria identità maschile o femminile in conformità al proprio autentico Sé, indottrinino bambini e adolescenti alla fluidità di genere e alle tematiche care al mondo Lgbt.
IL MONITO DI LEONE XIV Dopo questa "svolta" sono arrivate però alcune affermazioni di Papa Leone XIV che, invece, ha ribadito come la Chiesa si ponga in una posizione totalmente opposta a quella paventata da Agesci. Ci riferiamo alle parole che - sicuramente per pura casualità - sono arrivate proprio pochi giorni dopo, seppur rivolte a un'altra associazione scoutistica, quella degli Scouts d'Europa Cattolici. «Siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturità delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno», ha infatti detto il Pontefice lo scorso 1 giugno in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Associazione Italiana Guide e Scouts d'Europa Cattolici. Il Santo Padre, evidenziando proprio il cuore dello stile educativo di chi è chiamato al ruolo di capo scout, ha ricordato l'intuizione del fondatore, Baden-Powell, e ha sintetizzato la missione di un capo scout in questi termini: «Voi accompagnate ragazzi e ragazze all'incontro con Gesù, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino».
UNA REPLICA IMPLICITA (MA FORSE NON TROPPO) ALL'AGESCI Dopo aver rilevato che «il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana», Papa Leone ha lodato in special modo il coraggio di tale «scelta pedagogica della vostra Associazione nell'educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un'attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell'essere donna e dell'essere uomo è una dinamica propedeutica all'incontro autentico e consapevole con l'altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l'intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso». In questo modo, Leone XIV sembra aver voluto ribadire con forza quale presupposto fondamentale di ogni relazione educativa proprio l'irriducibile e strutturale diversità - e ricchezza - sussistente tra maschi e femmine. In quanto biologicamente differenti, bambini e bambine, ragazzi e ragazze necessitano infatti di strategie pedagogiche specifiche, orientate alla crescita e maturazione umana - e dunque anche emotivo-affettiva - in conformità alla propria identità maschile o femminile. In tale prospettiva - ha concluso il Santo Padre - «l'avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanità viene illuminata e coinvolta dall'opera di Dio, vero educatore di tutti noi». Insomma attraverso il discorso agli Scout d'Europa, Papa Leone, proprio a partire dalla relazione educativa, ha ribadito con fermezza e con un linguaggio chiaro la posizione del Catechismo, della Dottrina Sociale e del Magistero della Chiesa. Custodendo la sua inviolabile dignità, la Chiesa accoglie ogni persona e nello stesso tempo rifiuta ogni ingiusta discriminazione, ma non può approvare atti «intrinsecamente disordinati», né tanto meno relazioni omosessuali attive, convivenze, matrimoni gay e transizioni di genere. Essendo oggettivamente in contrasto con il disegno di Dio sulla sessualità e il matrimonio, fluidità di genere e indottrinamento gender restano pertanto mera ideologia.
Fonte: Provita & Famiglia, 9 giugno 2026
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MONDIALI DI CALCIO: MANGIA, PREGA E SEGNA, MA SE SEI ISLAMICO, NON CRISTIANO
Il giocatore che prega Gesù dopo il gol viene subissato di critiche, invece alzare le braccia al cielo per Allah va benissimo (come lo stadio con spazi appositi per la preghiera islamica e offerta di cibi halal)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 giugno 2026
Il cristianesimo dà fastidio anche ai Mondiali, mentre all'Islam si fanno ponti d'oro. Non è passata inosservata nella sua patria, la Germania, la preghiera che il calciatore Felix Nmecha ha pronunciato al termine della partita che la nazionale teutonica ha giocato contro Curaçao vincendo 7 a 1. Proprio l'attaccante tedesco di origini nigeriane ha dato con un suo gol il via alla goleada tedesca. Ma non è per ragioni meramente sportive che ce ne occupiamo. Il motivo è legato alla sua fede cristiana. Una fede, è di professione evangelica, che il giovane attaccante vive in modo pubblico. Dopo aver segnato il gol, si è inginocchiato sul prato, ha formato con le mani una corona sulla testa e l'ha depositata sul campo. Poi ha teso le mani verso il cielo e successivamente ha pubblicato una foto di questo momento su Instagram con le parole "Thank you Jesus!". Dopo la partita, inoltre, ha formato un cerchio di preghiera insieme a Jonathan Tah e a un paio di giocatori di Curaçao. Il motivo di questo atteggiamento è legato alla sua fede cristiana. «Il calcio è la mia passione, Gesù è il mio fondamento» aveva detto in passato e «ogni volta che entro in campo, non si tratta di me, ma di glorificare Dio». Parole e atteggiamenti che stanno facendo storcere il naso a più di uno nel suo paese, alle prese con una drammatica secolarizzazione, come sulla Bussola scriviamo spesso a proposito della Germania. Le critiche che gli sono piovute addosso provengono tutte dalla stampa, che ha non solo criticato Nmecha, ma lo ha pure dileggiato. «Un calciatore professionista con la fissa per Cristo: cartellino rosso per Gesù!»; «Il giocatore della nazionale tedesca Felix Nmecha ostenta la sua fede come un ostensorio. Dietro di essa si nasconde una cupa visione dell'umanità». «La preghiera di Nmecha dopo la partita dei Mondiali è una pietra d'inciampo». Cose così, per far capire il tenore di articoli livorosi, che scavano nel suo passato per trovare una mela bacata da azzannare.
LE "ACCUSE" E che infatti trovano. Il calciatore, infatti, in passato aveva criticato l'ideologia omosessualista portata avanti dalle brigate Lgbt che anche in Germania sono molto agguerrite. E così lo accusano di essere omofobo e transofobo: «Il giocatore aveva precedentemente condiviso o messo "mi piace" a diversi contenuti transfobici e omofobi sul suo account Instagram. In uno dei post, il movimento LGBTQ+ e il concetto di "Pride" venivano paragonati al diavolo. In un altro, un estremista di destra statunitense derideva una persona trans minorenne», si legge sulla stampa tedesca. Apriti cielo. Tanto è bastato per farlo diventare un bersaglio di critica e scherno che va ben oltre il rettangolo di gioco. Non è una novità che la cristianofobia in Europa si stia radicalizzando proprio prendendo come pretesto la critica alle ideologie antiumane, che si sono imposte nel Vecchio Continente. E così, anche una manifestazione di lode a Dio per un semplice gioco, diventa occasione per tappare la bocca. Infatti, il caso si allarga perché Nmecha ha detto di appartenere ad una sorta di congrega internazionale di calciatori, che hanno in comune non la squadra d'appartenenza di club e nemmeno la nazionale e neppure il ruolo, ma semplicemente la loro fede in Gesù Cristo. "Ballers in God" (tradotto: giocatori in Dio) è una rete, parlare di movimento è esagerato, fondata nel 2015 dal calciatore inglese John Bostock e che si prefigge di utilizzare il calcio per diffondere il messaggio di Gesù Cristo, supportando e guidando i giocatori nella loro fede. Lodevole, soprattutto se pensiamo che il mondo del calcio, e dello sport in generale ad alti livelli, è quanto di più lontano da certi valori evangelici. Ma non per certa stampa e, evidentemente certa opinione pubblica tedesca ed europea, che rimprovera a questi calciatori di non limitarsi a vivere nel privato la loro fede, pena appunto la scomunica. Perché, il problema sta tutto nel portare la fede nell'agone pubblico e misurarla con le ideologie invece che vanno per la maggiore. Ma che ci sia un doppiopesismo neanche tanto latente è provato da altri due episodi che hanno come teatro lo stadio di Atlanta, dove domenica la Spagna ha battuto 4 a 0 l'Arabia Saudita. Qui, la religione sotto osservazione è l'Islam, ma guardiamo bene che trattamento ha ricevuto.
I TIFOSI SAUDITI CON TUTTI GLI ONORI Anzitutto lo stadio si è preparato ad accogliere i tifosi sauditi con tutti gli onori: spazi appositi dedicati alla preghiera islamica e offerta di cibi halal nei punti ristoro dell'impianto. Più che libertà religiosa, siamo nel campo di un gesto di sottomissione che difficilmente a parti rovesciate vedremmo negli stadi di Rabat. Celebre, infatti, è il segno di croce che Cristiano Ronaldo fece in diretta tv dopo aver segnato un gol quando giocava nell'Al Nasr. Scatenò un putiferio, venne redarguito anche se la passò liscia, probabilmente grazie all'ingaggio milionario che gli fece da scudo. Ma il motivo era semplice: in Arabia è vietata ogni forma di ostentazione pubblica della fede. I calciatori non possono entrare in campo facendosi il segno di croce, che per la verità anche da noi, ha acquisito un valore scaramantico più che di manifestazione pubblica di fede. In ogni caso, sarebbe impensabile in Arabia una norcineria in uno stadio per far felici i tifosi occidentali amanti di carne di maiale e costine alla brace. Sottomissione americana a parte, sempre nella stessa partita, è interessante notare il destino rovesciato capitato a Lamine Yamal, stella nascente della nazionale spagnola e, come noto, di origini marocchine per parte di padre. Al suo debutto con la nazionale delle Furie rosse al mondiale, Yamal ha segnato e durante l'esultanza si è inginocchiato alla maniera islamica, puntando le braccia al cielo. Un chiaro segno di ossequio ad Allah. Del resto, il giovane fuoriclasse del Barcellona non è la prima volta che ostenta la sua fede islamica in pubblico. E lo ha fatto anche domenica, nella seconda partita dei campioni d'Europa al Mondiale americano. Proteste? Zero. Critiche in Spagna per questa ostentazione della fede? Neanche lontanamente l'ombra. Anzi, certi siti musulmani hanno esaltato il gesto del calciatore che non è certo il primo (anche Antonio Rüdiger e Mohamed Salah lo hanno fatto). Ovvio che il Mondiale è una vetrina capace di fissare anche nell'opinione pubblica certi gesti e cristallizzarli. L'opinione pubblica europea invece, scatenata contro Nmecha, zitta. Per il musulmano Yamal sono piovuti elogi, per il povero cristiano Nmecha solo critiche. Ed è anche da questi particolari, parafrasando De Gregori, che si giudica un giocatore e - aggiungiamo noi - il termometro della cristianofobia.
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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 giugno 2026
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BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI
Rivendicata come buona l'intenzione della sinistra di favorire l'immigrazione irregolare per fini elettorali
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 29 maggio 2026
«Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da Lilli Gruber, ha risposto alla giornalista di Libero Brunella Bolloli, la quale faceva presente come, alle elezioni comunali di Venezia, il centrosinistra avesse cercato di puntare sul voto della comunità bengalese. Che, in effetti, si è mobilitata in modo massiccio, ma non è bastato per impedire la vittoria di Simone Venturini. Ora, al di là di come sia andato il voto di Venezia, le parole bersaniane a La7 suonano interessanti perché confermano ciò che, finora, era poco più d'un sospetto: l'intenzione del centrosinistra di fare proprio il voto di comunità di stranieri a larga maggioranza musulmana. Un tema, si badi, che non nasce certo oggi e non riguarda solo l'Italia. Già nel 2002, infatti, il filosofo francese Pierre-André Taguieff parlava di Islamo-gauchisme descrivendo le convergenze tra socialisti e musulmani. Nel 2013, poi, era stato pubblicato al riguardo perfino uno studio - intitolato The Emerging Red-Green Alliance - per mettere a fuoco il profilarsi, sulla scena politica, di una «alleanza rosso-verde». Una alleanza che si è nel tempo rafforzata e che, secondo Il Giornale, ha giocato un suo ruolo perfino nel recente referendum sulla giustizia, nella quale sarebbero stati sostanzialmente arruolati contro il governo qualcosa come 1,7 milioni di voti islamici. Esagerazioni? Forse. Sta di fatto che le parole di Pier Luigi Bersani, da cui siamo partiti, confermano in modo chiaro che l'alleanza tra sinistra e voto islamico non è più un'ipotesi: è una realtà. Certo, si tratta d'una non notizia dal punto di vista giornalistico proprio perché - come appena detto - è da tempo che il campo progressista strizza l'occhio al voto di cittadini di origine straniera e di religione musulmana. La novità, in quanto accaduto ad Otto e mezzo, sta invece nel fatto che quest'alleanza, in Italia, ora viene apertamente non solo ammessa ma, come si diceva, rivendicata; il che rappresenta senza dubbio un gesto d'onestà intellettuale, nulla da dire. Al tempo stesso, tutto questo ispira almeno due brevi riflessioni. La prima concerne il fatto che, a questo punto, l'atteggiamento di favore e di accoglienza, almeno a parole, da parte della sinistra verso l'immigrazione può essere criticato - senza essere più tacciati di fare processi alle intenzioni - anche per la sua strumentalità. La seconda e ultima riflessione da fare ha la sua base in un dilemma: oggi abbiamo una sinistra italiana che si serve del voto islamico, ma chi ci dice che sarà sempre così? Come possiamo cioè escludere che, domani, possano essere le forze politiche islamiche a servirsi del voto di sinistra per affermarsi? Del resto, che oggi due importanti metropoli planetarie come Londra e New York abbiano come sindaci, espressione della sinistra, due personalità di fede islamica - rispettivamente Sadiq Khan e Zohran Mamdani - è un fatto. Certo, né a Londra né a New York è stata introdotta la sharia e scenari come quelli descritti da Michel Houellebecq in Sottomissione sembrano scongiurati. Almeno per ora, s'intende. Perché alla capacità del campo progressista (lo stesso che tifa aborto libero e morte assistita) di perseguire il suicidio dell'Occidente potrebbe non esservi limite.
ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVE A Venezia il PD ha candidato 7 bengalesi e a Mestre un'ex segheria diventerà una moschea da 8000 metri quadrati, mentre a Lecco proliferano i candidati musulmani sotto sigle progressiste di Lorenza Formicola https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8528
Fonte: Sito del Timone, 29 maggio 2026
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LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA
Meno schermi e cellulari nelle scuole: viene riscoperta la lettura su libri, scrittura a mano e apprendimento tradizionale
Fonte Provita & Famiglia, 22 giugno 2026
La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari nelle scuole a partire dall'autunno. La notizia, per quanto storica, in realtà arriva dopo un percorso iniziato già dal 2023 dal governo di coalizione di centro-destra che ha perseguito una politica che privilegia il tempo dedicato alla lettura rispetto a quello trascorso davanti agli schermi, favorendo i libri e gli strumenti di apprendimento tradizionali, soprattutto tra i bambini in età prescolare. Il deputato Joar Forsell, presidente della commissione per l'istruzione del parlamento svedese, ha dichiarato che le autorità hanno riscontrato un calo generale delle capacità di lettura e scrittura, in particolare tra gli studenti più giovani. «Stiamo riducendo l'uso degli schermi perché crediamo che i libri e i metodi di apprendimento più tradizionali siano migliori per i bambini», ha affermato Forsell.
UN FENOMENO INTERNAZIONALE La scelta svedese si inserisce in un più ampio ripensamento globale sull'uso degli smartphone nelle scuole, dopo anni in cui molti paesi avevano dotato le proprie aule di laptop, tablet e applicazioni didattiche. Per citare alcuni esempi: tra i paesi nordici, la Danimarca sembra orientata ad attuare un divieto analogo, mentre in Finlandia una legge che limita l'uso dei dispositivi mobili è già in vigore dallo scorso agosto. Ma anche dalla Spagna alla Corea del Sud si moltiplicano le misure simili, che vanno dal divieto totale dei cellulari in classe alla limitazione dei compiti svolti davanti allo schermo. Perfino negli Stati Uniti il vento sta cambiando: il distretto scolastico unificato di Los Angeles, infatti, ovvero il secondo più grande del Paese, ha annunciato il divieto degli schermi fino alla seconda elementare, l'imposizione di limiti giornalieri al tempo di utilizzo per ogni classe, il blocco di YouTube e la revisione di tutti i contratti relativi alle tecnologie didattiche.
I DATI CHE HANNO FATTO SCATTARE L'ALLARME A corroborare la svolta svedese ci sono numeri inequivocabili. Nel Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) del 2022, il 24,3% degli studenti svedesi del nono anno non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura, una percentuale solo leggermente migliore della media dell'Unione Europea, ferma al 26,2%. La risposta del governo è stata tanto simbolica quanto concreta: oltre al divieto dei cellulari, infatti, quest'anno sono stati stanziati 555 milioni di corone svedesi - pari a circa 59 milioni di dollari - nell'ambito di un nuovo programma di sovvenzioni per l'acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti. Sul piano scientifico, Magnus Haake, professore associato di scienze cognitive all'Università di Lund, ha spiegato che l'apprendimento con materiali fisici coinvolge la parte motoria e sensoriale del cervello dei bambini e «potenzia l'intero sistema». Inoltre, anche fuori dalle aule, l'agenzia sanitaria pubblica svedese ha iniziato a fornire ai genitori indicazioni su come ridurre il tempo davanti agli schermi in famiglia.
UNA SVOLTA GIÀ IN ATTO In alcune scuole svedesi il cambiamento è già realtà. Alla scuola superiore Malmö Borgarskola, nel sud della Svezia, i cellulari sono infatti già vietati durante le lezioni: gli studenti li depositano all'inizio di ogni ora in un apposito contenitore, scherzosamente soprannominato "Hotel per cellulari", e li ritirano solo al suono della campanella. «Quando hai un telefono, c'è sempre qualcosa da guardare», ha ammesso Melina S., studentessa di diciassette anni, la cui testimonianza è stata ripresa dai media locali. Il vicepreside Patrik Sander ha confermato che ora anche l'uso dei computer portatili - comunque forniti a ogni studente - viene scoraggiato in classe a meno di un'espressa indicazione degli insegnanti. «Oggigiorno vediamo che la tendenza va nella direzione opposta», ha detto Sander. «Abbiamo imparato che scrivere a mano con una matita aiuta a memorizzare». Un futuro scritto su carta, insomma, parte da oggi.
Fonte: Provita & Famiglia, 22 giugno 2026
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OMELIA XIII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 10, 37-42)
Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di
me
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Le parole del Signore, che qui sono state proclamate, ci invitano a riflettere su tre fondamentali argomenti: l'unità e indivisibilità del progetto con cui Dio ci salva, la centralità di Cristo per la nostra vita, la maniera migliore di affrontare il momento della prova e della pena.
NON SI DÀ DIO SENZA CRISTO, NÉ CRISTO SENZA CHIESA Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (Mt 10,40). Con questa frase Gesù ci chiarisce la stretta connessione che c'è tra Dio, Padre e Creatore di tutti, e lui, il Figlio unigenito di Dio, mandato nel mondo per la nostra liberazione; e la stretta connessione che c'è tra lui, Redentore e Signore unico dell'universo, e i suoi apostoli, da lui inviati in mezzo agli uomini a rendere in ogni tempo presente e operante la sua parola di verità e la sua grazia. Come si vede, la Chiesa, fondata sugli apostoli, non è separabile da Cristo, come Cristo non è separabile dal Padre. Nella concretezza dell'esistenza è difficile che uno possa credere sul serio in Dio - non in un Dio sbiadito e lontano, che non entra nella nostra vicenda, ma nel Dio vivo e vero, che non solo è all'origine delle cose, ma in ogni momento ci dà le regole giuste di vita e ci chiama a partecipare al suo destino - senza credere al tempo stesso in Gesù crocifisso e risorto, Figlio vero di Dio, unica fonte della nostra libertà e della nostra gioia. Ed è ancora più difficile che uno possa accettare Cristo - non il Cristo ridotto a essere soltanto un uomo buono, profeta di pacifismo e di umanitarismo, ma il Cristo vero, che è Dio, centro dei nostri cuori e giudice delle nostre azioni - senza riconoscere nella Chiesa la sua opera e la sua eredità, che in modo garantito ci dona e ci attualizza la sua luce, la sua forza, la sua speranza, la sua consolazione. La verità è indivisibile e, nella realtà delle cose, tutto si implica: rifiutare la Chiesa significa rifiutare il Salvatore del mondo; rifiutare Cristo significa rifiutare Dio; rifiutare Dio significa porre le premesse di una società assurda e disumana, come la storia del XX secolo si è incaricata di dimostrare all'evidenza.
SE SIAMO DI CRISTO, TUTTA LA NOSTRA VITA VA GIOCATA PER LUI Le altre espressioni del Vangelo, che oggi abbiamo ascoltato, sono come la spiegazione e il commento autentico all'invocazione che all'inizio della messa abbiamo rivolto a Gesù Cristo, forse senza pensare troppo alla serietà e all'importanza di ciò che dicevamo: "Tu solo il Signore". Gesù è il Signore, e noi siamo fatti per lui. La nostra esistenza è tutta un servizio reso alla sua regalità. Quando veniamo in chiesa la domenica per ricordarci di lui e del suo sacrificio, non gli facciamo un favore: gli diamo semplicemente quello che gli spetta. Pregarlo non vuol dire compiere un gesto gratuito di cortesia nei suoi confronti; vuol dire avere l'intelligenza di riconoscere le cose come stanno e di comportarci in un modo che è al tempo stesso doveroso e conveniente per noi. Osservare i suoi comandamenti - che tutti si riassumono nell'amore di Dio e del prossimo - non è un atto di generosità da parte nostra o la scelta di una linea facoltativa di comportamento; è fare quello che è necessario fare, se vogliamo non imbrogliare noi stessi e non tradire la nostra stessa natura. Gesù è il solo Signore: non abbiamo dunque e non vogliamo avere altri padroni, perché abbiamo già lui; non abbiamo e non vogliamo avere altre appartenenze, perché siamo già suoi; non abbiamo e non vogliamo avere alcuna ideologia che pretenda di spiegarci il senso ultimo delle cose, perché abbiamo già il suo Vangelo; non abbiamo e non vogliamo avere altri motivi di fiducia e altri appoggi, perché lui è la sola sorgente della speranza che non delude. Gesù è il destinatario di tutta la nostra capacità di donazione e di affetto. Nessuno, in tutta la storia umana (che pure ha visto sfilare molti prepotenti, esaltati, falsi messia, personalità che pretendevano di essere oggetto di culto), ha osato pronunciare le parole che abbiamo raccolto dalle labbra del nostro Maestro: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me (Mt 10,37). Nessuno, in tutta la storia umana (che pure ha visto il succedersi di capi dalle mirabolanti promesse di giustizia, di pace, di avvenire illuminato dal sole del progresso), è arrivato a dichiarare quanto ci è stato detto da Cristo: Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,39). Come si vede, Gesù è un caso unico, è un caso serio, è un caso che ci costringe drammaticamente a riflettere: stare dalla sua parte o non stare dalla sua parte comporta un mutamento radicale della nostra sorte. Davanti a Cristo non è possibile restare neutrali; e riconoscerlo per quello che è, non solo a parole ma con le opere e la vita intera, vuol dire assicurarsi la vera e definitiva salvezza.
CON CRISTO, LA CROCE È RICCA DI SENSO; SENZA CRISTO, È DISPERAZIONE Il terzo insegnamento che raccogliamo oggi dalla pagina di Vangelo riguarda la croce: Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me (Mt 10,38). Anche su questo punto occorre essere molto chiari. La croce, cioè la sofferenza, non è una prerogativa dei cristiani: è un'esperienza che tocca tutti. Credenti o non credenti, presto o tardi tutti si imbattono nel dolore, nei disagi umilianti della vecchiaia, nella morte. La differenza è che chi non crede, davanti alla sua croce non può che disperarsi o abbandonarsi a un'orgogliosa amarezza. Chi crede invece può "prendere la sua croce" come un mezzo prezioso per purificarsi e affinarsi interiormente, per irrobustirsi nell'anima, per collaborare con Cristo alla redenzione del mondo, per disporre il suo cuore a una felicità futura più grande. Come si sarà notato, sono tutte lezioni forti e severe. Ma è così che il Signore ci aiuta a crescere e a rendere più ricchi di senso i nostri giorni.
Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
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