QUESTI NOSTRI GIOVANI, IN ANSIA PER LA LUNGA MARCIA
Perché siamo mediocri e viviamo vite mediocri, ma chiediamo ai nostri figli l'eccellenza?
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2
GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO
Il 21 giugno cade la Giornata mondiale dello yoga, istituita dall'Onu, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede ha messo in guardia dal cadere in un pericoloso sincretismo (VIDEO: Budda in fila indiana)
Autore: Alessandra Nucci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3
UNGHERIA, INIZIANO LE PURGHE E IL GOLPE BIANCO DI MAGYAR (E L'UE LO PREMIA)
Il nuovo premier elimina le leggi di Orban, chiede le dimissioni del presidente, multa chi contesta il Gay Pride ed emana leggi retroattive per garantirsi pieni poteri
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4
DALLA SAN PIO X UNA PROFESSIONE DI FEDE INTEGRA, MA INCOERENTE
In vista delle illecite consacrazioni episcopali e la conseguente scomunica, la Fraternità si presenta come ultimo baluardo a difesa della fede, ma è solo un tentativo di mascherare lo scisma
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5
L'EROISMO DI SANTA MARIA CROCIFISSA IN TEMPO DI COLERA
In piena epidemia la nobile 22enne Paola Di Rosa prestò servizio al lazzaretto per curare le ammalate di colera e aiutarle a salvare l'anima
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6
PANNELLA HA VINTO, MA NON AVEVA RAGIONE
A dieci anni dalla morte di Marco Pannella tutti lo celebrano come il vincitore dato che aborto, divorzio ed eutanasia sono oggi realtà, ma questo non vuol dire che queste cose fossero giuste (VIDEO: Mai più servo di Pannella)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7
OMELIA XIV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 11, 25-30)
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
1 -
QUESTI NOSTRI GIOVANI, IN ANSIA PER LA LUNGA MARCIA
Perché siamo mediocri e viviamo vite mediocri, ma chiediamo ai nostri figli l'eccellenza?
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 maggio 2026
Mi è capitato in studio l'ennesimo ragazzino angosciato dai voti scolastici, in competizione con i compagni e, ovviamente, un malessere manifestato attraverso svariati sintomi. L'ennesimo, perché si tratta, ormai, di una situazione endemica, tanto da potersi considerare, in termini statistici, normale. Mi ha spiegato che un brutto voto, se non recuperato prontamente, può precludergli tutta la vita; il fallimento non è emendabile, equivale a una vita fallita, indegna di essere vissuta. Mi sono chiesto se ci fosse un'immagine che potesse rappresentare o chiarire, almeno a me, questa situazione in modo da chiarirmi cause e possibili soluzioni. Mi è venuto alla mente un film recente intitolato La lunga marcia (2025). Il film è ambientato negli Stati Uniti, nel ventesimo secolo. C'è una dittatura militare e l'America devastata da una crisi economica; ogni anno viene organizzata la Lunga Marcia, nella quale cento giovani, provenienti da tutti gli stati, camminano per centinaia di chilometri senza mai fermarsi, mantenendo una velocità minima costante. Chi rallenta riceve avvertimenti e, alla terza infrazione, viene ucciso sul posto dai soldati che accompagnano i ragazzi a bordo di mezzi blindati. Lungo il cammino i concorrenti cedono uno a uno - per esaurimento fisico, crolli psicologici o semplice mala sorte - mentre la folla ai bordi della strada li guarda come uno spettacolo. La marcia finisce solo quando rimane un unico sopravvissuto, che ottiene in premio denaro e la possibilità di chiedere qualsiasi cosa voglia.
LA LUNGA MARCIA Il film è tratto da un romanzo che lo scrittore Stephen King ha vergato durante gli anni universitari con lo pseudonimo di Richard Bachman. La collocazione temporale del racconto è piuttosto vaga, anche se alcuni indizi fanno pensare che sia ambientato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, King lo scrisse alla fine degli anni Sessanta, in piena guerra del Vietnam, nella quale migliaia di giovani americani venivano mandati a morire in una guerra lontana, spesso senza capirne il senso. Eppure, a me sembra che sia ambientato nel mondo occidentale attuale; e che i partecipanti alla Lunga Marcia siano i nostri ragazzi. È così che si vedono: all'inizio di una lunga marcia che solo uno, per merito o fortuna, potrà concludere. Rallentare o fermarsi equivale all'essere eliminati. La marcia è crudele ma equa, tutti hanno la possibilità di vincere il premio: «qualsiasi cosa voglia per tutta la vita». La vita è una competizione: sacrifica tutto, sopporta tutto, e alla fine sarai ricompensato. Se sopravvivi. Altrimenti sarai un perdente - un loser - e non c'è posto, nella nostra società, per un perdente: la sua vita sarà miseria e vessazioni senza tregua. Altro che «beati i poveri, i mansueti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati» (Mt 5, 3-12); altro che «gli ultimi saranno i primi» (Mt 20, 16). Sono parole che forse ripetiamo ancora, ma alle quali non crediamo nemmeno noi. Mors tua, vita mea; homo homini lupus; ecco la realtà che gli mostriamo. Non importa se gli abbiamo insegnato o meno le preghiere; se li abbiamo educati o costretti ad andare a Messa alla domenica. Il nostro mondo funziona così, la sua regola fondamentale è la competizione. Alla morte.
PERCHÉ NON HAI FATTO MEGLIO? E, pensandoci, anche noi li abbiamo educati così: ogni volta che li abbiamo puniti per un brutto voto; ogni volta che abbiamo confrontato i loro risultati con quelli dei compagni, ogni volta che, ad un buon voto, abbiamo commentato «Hai fatto solo il tuo dovere», oppure «Perché non hai fatto meglio?». Fin da piccoli celebriamo ogni piccolo successo come se fosse un successo mondiale, assoluto; fin dall'asilo devono imparare una lingua straniera, perché «prima cominci, meglio è». Meglio cominciarla subito, la competizione. E poi lo sport, uno strumento, esperienze di ogni tipo, viaggi all'estero, Erasmus. Il tempo dello svago, del gioco o dell'amicizia è tempo perso: bisogna correre, accumulare vantaggi sugli altri, prepararsi per la lotta. Siamo mediocri e viviamo vite mediocri, ma chiediamo ai nostri figli l'eccellenza. Perché? Perché in fondo crediamo anche noi che sono partecipanti alla Lunga Marcia, e che saranno eliminati; se non sarà successo prima ai loro compagni. Poi hanno l'ansia. Certo, sono terrorizzati dalla competizione: in palio c'è la vita. Così - come accade nel film - alcuni ragazzi cedono alla tensione e rinunciano alla Lunga marcia prima che inizi. Perché non c'è posto per i loser nel nostro mondo; un mondo nel quale - al di là di slogan sempre più ipocriti - non c'è posto per il Vangelo; né per gli ultimi o, semplicemente, per i mediocri. È il mondo della competizione, della concorrenza, della performance: il nostro valore dipende da quanto produciamo. E torno a ripensare a quel ragazzino seduto nel mio studio. Alla sua vita e al suo futuro. Mi chiedo se qualcuno, un giorno, gli dirà che la Lunga Marcia è soltanto una «costruzione sociale», che è solo nella nostra testa. Che la competizione non è una legge di natura, ma un inganno.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 maggio 2026
2 -
GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO
Il 21 giugno cade la Giornata mondiale dello yoga, istituita dall'Onu, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede ha messo in guardia dal cadere in un pericoloso sincretismo (VIDEO: Budda in fila indiana)
Autore: Alessandra Nucci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2026
Nel 2014 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21 giugno come la Giornata mondiale dello yoga. Nel 2016 l'Unesco ha inserito ufficialmente lo yoga nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Nel 2017 il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha auspicato l'introduzione dello yoga direttamente nel programma di educazione fisica delle scuole, dove già dal 2003 lo yoga aveva diritto di cittadinanza, in virtù di un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Istruzione e la Federazione Italiana Yoga. Queste sono le ultime tappe che rendono ufficiale il dilagare incontrastato dello yoga in tutto il mondo, specie occidentale, fra centri formativi, palestre e luoghi di cura, scuole e università, corsi aziendali e perfino parrocchie, monasteri e comunità religiose cattoliche e cristiane. Questa percezione dello yoga come pratica asettica universalmente benefica, per il corpo e per la mente, prese piede a partire dal 1967, quando i Beatles, all'apice del loro successo mondiale, a sorpresa andarono in India a visitare Maharishi Mahesh Yogi, il guru dalla cadillac bianca. Da allora lo yoga, e la sua stretta parente, la meditazione trascendentale, sono praticati come tecniche non-religiose e hanno dato il via all'esplosione di interesse per le forme di psicoterapia che propongono di cambiare la coscienza, dallo zen all'auto-ipnosi, dal reiki al tai-chi-chuan, a tutto l'arcipelago costantemente in espansione delle credenze New Age.
LIBRI SACRI DI INDÙ E BUDDISTI In realtà lo yoga è antichissima pratica che si rifà ai libri sacri della religione indù e poi al buddhismo, ma ormai è talmente normalizzato come esercizio neutro a-religioso che, mentre avanza l'assioma secondo cui le religioni vanno relegate tutte quante nell'ambito del privato, l'area del pensiero orientale rimane al di sopra dell'invito a diffidare. Il pass che viene dato allo yoga, e per estensione anche all'induismo, è quello che ha permesso al premier indiano Narendra Modi di esaltare lo yoga davanti a tutte le nazioni dell'Assemblea generale dell'Onu, come pratica olistica universalmente benefica che promuove l'armonia con la natura e con il mondo. Va notato che questo primato dell'induismo è stato attentamente coltivato in ambito sovranazionale fin dal 1893, quando in occasione del primo Parlamento mondiale delle religioni, lo Swami Vivekananda (1863-1902) presentò la sua religione politeista non solo come sintesi e compimento di tutte le altre religioni, ma anche di tutta la scienza, il cui fine egli vedeva come la ricerca della fonte ultima di energia che crea e sostiene il mondo. Così, mentre l'Occidente, a cui si debbono le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno reso la vita più prospera, comoda e lunga, si lascia accusare, al contrario, di averla rovinata, massificata, militarizzata, inquinata e commercializzata, e il cristianesimo ha perso contatto con il meglio della propria tradizione spirituale, l'induismo ha cominciato ad avanzare pretese di scientificità per il pensiero monista, proprio in virtù del suo rifiuto del razionalismo occidentale, disprezzato come "dualismo" meccanicistico, e della spinta a meditare il nulla aspettando dal nulla l'illuminazione dell'intelletto.
LA DIFFUSIONE DELLO YOGA Negli anni abbiamo visto le spinte interne al sistema globalista che fa perno sull'Onu portare di fatto in direzione di una mentalità compatibile con la riduzione materialista di tutto ad uno (uomo compreso), propria del monismo e alternativa a quello che viene sempre più disprezzato come "dualismo" del pensiero occidentale. Fondamentale però per la diffusione dello yoga è la possibilità di dare ad intendere che lo yoga non sia in alcun modo incompatibile con il cristianesimo, anzi. Ma è proprio rispetto a questo sincretismo che Joseph Ratzinger, nella Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana (1989), mise in guardia, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. «Dovrà perciò essere interpretata rettamente la dottrina di quei maestri che raccomandano di "svuotare" lo spirito da ogni rappresentazione sensibile e da ogni concetto [...]. Il vuoto di cui Dio ha bisogno è quello della rinuncia al proprio egoismo, non necessariamente quello della rinuncia alle cose create che egli ci ha donato e tra le quali ci ha posti. [...] Sant'Agostino è, su questo punto, un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: egli è più profondo e più grande di te. [...] "Restare in se stessi": ecco il vero pericolo. Il grande Dottore della Chiesa raccomanda di concentrarsi in se stessi, ma anche di trascendere l'io che non è Dio, ma solo una creatura» (n. 19).
VIDEO: Budda in fila indiana (1 ora e 27 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=f_wwWewF6Yw
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 giugno 2026
3 -
UNGHERIA, INIZIANO LE PURGHE E IL GOLPE BIANCO DI MAGYAR (E L'UE LO PREMIA)
Il nuovo premier elimina le leggi di Orban, chiede le dimissioni del presidente, multa chi contesta il Gay Pride ed emana leggi retroattive per garantirsi pieni poteri
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 giugno 2026
Ciò che sta accadendo in Ungheria, per mani dell'attuale premier 'europeista' Peter Magyar e della sua maggioranza di neofiti e lobbisti, è senza precedenti. La sua gravità è pari solo al silenzio complice che la circonda. Partiamo dalla fine: un uomo ungherese che ha rimosso decine di bandiere dell'Orgoglio Gay dal "Ponte Elisabetta" di Budapest, rischia una multa di quasi 2,6 milioni di fiorini (7.300 euro) e fino a tre anni di reclusione, se sarà riconosciuto colpevole di aver causato danni penali ingenti alla libertà di pensiero e manifestazione, in vista del 'pride' del 27 giugno che si svolgerà oggi (per chi legge) nella capitale. Ordine e sicurezza di vivere in uno 'stato di diritto' e in una rinnovata democrazia rispettosa di regole e diritti per tutti, come afferma l'attuale premier Magyar? Attenzione alle parole! Se fosse così, perchè persino le Ong finanziate dai soliti noti liberalsocialisti filantropi si stanno scagliando contro le recentissime iniziative del 'manchurian president', dal pupillo costruito a tavolino da loro stessi e dalla Commissione Europea? Come mai la TASZ (Hungarian Civil Liberties Union) e Amnesty International stiano alzando la voce per denunciare aperte e sconcertanti violazioni delle regole democratiche, dello 'Stato di diritto', lo dimostrano i fatti succedutisi nelle ultime settimane, ai quali, bene dirlo subito, la Commissione ha risposto con lo sblocco dei primi miliardi di finanziamenti.
PROPOSTA ANTIDEMOCRATICA Ebbene, di fronte alla proposta antidemocratica di destituire, con la forza dei numeri necessari per le riforme costituzionali (due terzi del parlamento, ottenuti alle ultime elezioni), il premier Peter Magyar vuole destituire (ovvero dimissionare a forza) il Presidente della Repubblica, senza alcuna ragione e senza il consenso della Corte costituzionale, solo per poter aver un proprio burattino alla presidenza e liberarsi da qualunque impiccio istituzionale. Inoltre, con la stessa maggioranza di neofiti che governa il paese, Magyar vuole limitare retroattivamente il mandato dei parlamentari ad un massimo di 12 anni, cosicché si eliminerebbero per l'attuale premier due problemi: primo, le opposizioni attuali (Fidesz, i democristiani di KDNP e la destra di Mi Hazánk) dovrebbero sostituire la metà dei propri parlamentari (i più esperti) e, secondo, la maggioranza di neofiti eviterebbe brutte figure e potrebbe far meglio valere la forza dei numeri, non certo degli argomenti. Lo scorso 16 giugno, nel disinteresse generale e nel silenzio complice di tutte le istituzioni europee, lo stesso attuale premier e la sua maggioranza avevano politicamente decapitato Viktor Orban, approvando una modifica alla Costituzione che limita, 'retroattivamente' a otto anni il mandato di un primo ministro, impedendo così a Viktor Orbán di poter tornare a ricoprire tale carica. In base alla modifica, nessun primo ministro dal 1990 in poi, potrà ricoprire la carica per più di due mandati, anche se distanti tra loro diversi anni. Una norma politicamente motivata che, senza la firma del capo dello Stato, non entrerebbe in vigore a meno che proprio il capo delle Stato non dovesse dimettersi, vista la riforma costituzionale in approvazione.
OPERAZIONE PURGATORIO Lunedì 22 giugno il premier Péter Magyar, definì le nuove misure "Operazione Purgatorio", pur essendo i più palesi attacchi allo stato di diritto ungherese mai visto nel paese. Per l'attuale premier e governo questi passi sono necessari per "ristabilire lo stato di diritto", mentre per le opposizioni sono un chiaro abuso di potere e per le Ong della sinistra globalista e liberalsocialista sono palesi violazioni dello "stato di diritto". Per la Commissione europea, che ha avversato con ogni mezzo il governo Orban negli ultimi 13 anni, le attuali decisioni di Magyar sono invece da premiare, tant'è che dopo aver sbloccato sulla fiducia 16,6 miliardi per il neo governo ungherese a fine maggio, ieri l'altro ha sbloccato altri 10,4 miliardi. Un premio per l'europeista autocrate e campione di violazione dello stato di diritto che non ha precedenti nella storia dell'Europa, se non in quella dell'est sotto il regime comunista sovietico. Ad addolorare e preoccupare, per questa intollerabile deriva ed erosione dei principi minimi della democrazia e del retto ordinamento dello Stato, è anche il silenzio complice e inaccettabile del PPE, di cui Peter Magyar è parte. Segno ulteriore del decadimento penoso di una classe dirigente che dopo aver abbandonato i propri valori cristiani fondanti, ora si mostra incapace di difendere i principi stessi dello 'Stato di diritto'. Chiamateli voi europeisti, ma si comportano da autocrati senza scrupoli e muti davanti ad un 'colpo di Stato' senza precedenti.
DOSSIER "VIKTOR ORBAN" Chi è il presidente dell'Ungheria Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 giugno 2026
4 -
DALLA SAN PIO X UNA PROFESSIONE DI FEDE INTEGRA, MA INCOERENTE
In vista delle illecite consacrazioni episcopali e la conseguente scomunica, la Fraternità si presenta come ultimo baluardo a difesa della fede, ma è solo un tentativo di mascherare lo scisma
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26 giugno 2026
E dopo la Dichiarazione di fede del 14 maggio scorso, nella giornata di mercoledì 24 giugno, vigilia del concistoro, la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha inviato al Santo Padre e ai cardinali una «professione integrale di fede cattolica», in 154 punti, come «miglior contributo che si possa offrire alla Chiesa universale», nella speranza che questo testo possa un giorno «servire da base per una discussione franca con la Santa Sede, in un clima pacifico, fraterno e caritatevole». Questa professione non è solo la manifestazione dell'attaccamento della Fraternità alla fede cattolica, ma anche della volontà dei suoi membri di non affrontare mai il proprio problema strutturale. È da quarant'anni che i colloqui con la Santa Sede sono segnati da questa "strategia": mettere davanti una pretesa professione di fede cattolica integra, con lo scopo di "buttare la palla" nel campo di Roma (espressione che ho udito letteralmente più volte dalla bocca dei superiori della FSSPX, incluso l'attuale) e tenere lontano il pericolo di dover difendere la propria (indifendibile) area di rigore. E così, da quattro decadi, la Santa Sede offre una soluzione canonica e la Fraternità rinvia, mettendo davanti il problema della "fede", e rendendo il criterio della retta dottrina come l'unico indispensabile per l'appartenenza alla Chiesa cattolica, contrariamente a tutta la tradizione della Chiesa. Una retta dottrina che la Fraternità, nel caso del primato del Papa, afferma a parole e smentisce nei fatti.
IL PROBLEMA DELLA FRATERNITÀ È piuttosto evidente che il problema della Fraternità non è professare la fede cattolica, ma professarla al di fuori dell'unità cattolica. Ed è precisamente il nodo, nemmeno troppo gordiano, che la FSSPX non vuole affrontare, ciò che rende la propria posizione scismatica, nonostante talune ragioni che essa rivendica. Perché, in linea teorica, si può essere perfettamente ortodossi e perfettamente scismatici, ed essere così drammaticamente, pericolosamente fuori della Chiesa. Viene alla mente quanto sant'Agostino scriveva degli scismatici donatisti: «mentre le cose in cui sono con noi, noi non le proibiamo, per quanto riguarda quelle in cui non sono con noi, li esortiamo a venire per averle o a tornare per riaverle, e con ogni possibile mezzo ci impegniamo con grande carità, perché, emendatisi e correttisi, facciano questa scelta». Ed aggiungeva: «non diciamo loro [ai donatisti]: "Non date il battesimo", ma: "Non datelo nello scisma"; e a quelli che essi stanno per battezzare, non diciamo: "Non ricevete il battesimo", ma: "Non ricevetelo nello scisma"» (Sul battesimo dei donatisti, I.2.3). Non diciamo alla Fraternità: "non professate la fede", ma "non fatelo nello scisma". Perché il punto è proprio qui, ed è ciò su cui la Fraternità continua a menar il can per l'aia, arroccandosi su una interpretazione dello stato di necessità incompatibile con la costituzione divina della Chiesa. Non esiste, infatti, un episcopato cattolico che nasca contro la volontà del Papa, cui spetta, per diritto divino, di selezionare, consacrare ed inviare i vescovi. Non esiste un episcopato cattolico che prescinda dall'appartenenza al corpo episcopale, che possa essere esercitato, anche solo dal punto di vista del potere d'ordine, autonomamente, quando non persino in contrapposizione agli altri vescovi e al Papa. Non esiste un episcopato solo "sacramentale", ossia che non sia ordinato al governo della Chiesa, ragion per cui un'ordinazione episcopale senza mandato costituisce un atto scismatico.
DON PAGLIARANI Se un suggerimento può essere dato alla Santa Sede, è certamente quello di incontrare i vertici della Fraternità e tirar fuori una volta per tutte questi problemi. E altri, che l'attuale superiorato di don Pagliarani ha il "merito" di non riuscire più a tenere nascosti sotto i tappeti della propria sbandierata fedeltà alla Chiesa, e che vanno nella direzione di ritenere dubbi quasi tutti i sacramenti novus ordo. Due sacerdoti che hanno lasciato qualche anno fa la FSSPX, hanno confermato quanto a me già noto (ma non al pubblico medio), ossia che «la Fraternità San Pio X reitera le cresime conferite col rito riformato da Paolo VI», e «addirittura recentemente a Bordeaux è stata nuovamente conferita la cresima a un giovane già cresimato dal card. Ricard con il rito tradizionale». Si tratta dell'ennesimo segnale preoccupante, insieme a quello di non usare le ostie consacrate nelle Messe celebrate con il rito di Paolo VI, a conferma del fatto che ormai la tesi di don Jean-Michele Gleize, teologo della FSSPX e docente di teologia dogmatica a Ecône, sulla dubbiosa validità di quattro sacramenti novus ordo, non riguarda solo una corrente minoritaria. «Precisamente - scrive don Gleize - le loro [dei vescovi "conciliari"] intenzioni sono dubbie nella misura esatta in cui sono dubbi i nuovi riti riformati da Paolo VI. Sappiamo che sussiste un dubbio, riguardo alla validità, per i due sacramenti dell'estrema unzione e della cresima, a causa della materia. Esiste un dubbio anche per il sacramento dell'Eucaristia, per la Messa, a causa dell'ambiguità del nuovo rito, che può distorcere l'intenzione del celebrante. Per quanto riguarda il sacramento dell'Ordine, la problematica, se di problematica si tratta, è analoga a quella della Messa: non si può giudicare la validità se non caso per caso, in base alle celebrazioni concrete». La Fraternità, in sostanza, concepisce se stessa come l'unica realtà nella quale questi sacramenti sono certamente validi. Anche nelle realtà che celebrano i sacramenti in rito antico il dubbio è tutt'altro che assente, a causa di una possibile invalidità a monte dell'ordinazione episcopale di colui che ha conferito gli ordini maggiori. E così, il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo emerito di Bordeaux, potrebbe aver conferito delle cresime invalide (agli occhi della FSSPX) per almeno due ragioni: possibile invalidità degli oli sacri (quanto alla materia) e possibile invalidità della sua ordinazione. Per non parlare della sempre viva Commissione San Carlo Borromeo per la nullità matrimoniale (ed altre cosette), dove la Fraternità di fatto esercita quella giurisdizione che poi sbandiera di non voler trasmettere con le "proprie" ordinazioni episcopali. La Santa Sede li riceva dunque, ponga direttamente ai suoi interlocutori domande che permettano di chiarire una volta per tutte queste ambiguità e prenda una posizione chiara e definitiva, che possa orientare i fedeli e confermarli nella fede. Nota di BastaBugie:l'autore del precedente articolo, Luisella Scrosati, nell'articolo seguente dal titolo "Müller al concistoro rompe il silenzio sul 'caso Écône'" parla dell'ex prefetto della Dottrina della Fede che scuote il sacro collegio dei cardinali nell'imminenza di un nuovo atto scismatico. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 giugno 2026: Non era nell'agenda del concistoro in corso, ma il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e presidente, ex-officio, dell'allora Pontificia Commissione Ecclesia Dei, non ci ha pensato due volte: secondo la notizia diffusa da Il Giornale, il cardinale ha preso la parola per chiedere ai confratelli cardinali e al Papa di rispondere all'accusa aperta della Fraternità Sacerdotale San Pio X che Roma, a partire dal Concilio Vaticano II incluso, avrebbe perso la fede. Avevamo dato notizia della "professione di fede" che la FSSPX, di certo non senza una certa provocazione, aveva inviato il 24 giugno scorso a tutti i cardinali riuniti in concistoro. Che Roma abbia perso la fede, che la Chiesa cattolica sia ormai declassata ad una decadente "chiesa conciliare" non è di certo una convinzione dell'ultim'ora nel panorama lefebvriano; ma di certo le imminenti consacrazioni episcopali e i toni di sfida del superiore generale, don Davide Pagliarani, non potevano passare inosservate. Il cardinale ha avuto la franchezza necessaria per scuotere i confratelli da un silenzio piuttosto imbarazzante, quasi che un nuovo atto scismatico imminente sia qualcosa di cui la Chiesa non debba occuparsi. Due sembrano essere le indicazioni che Müller ha voluto suggerire al Santo Padre. La prima riguarda il fatto che è giunto il momento di rispondere nei contenuti alle accuse della Fraternità, senza lasciare questa incombenza ad interviste estemporanee di qualche prelato o al solo dibattito teologico. Anche perché i fedeli hanno il diritto alla chiarezza, da parte dei propri pastori. Di certo non è rassicurante che un tale incarico possa essere assegnato all'attuale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernández, e non solo per la sua problematica formazione teologica, ma anche perché, di una questione così delicata, è necessario che si occupi chi la conosce a fondo, avvalendosi del contributo di quelle realtà che hanno ben chiare le posizioni della Fraternità e che da anni vi hanno dedicato i propri studi. Mai come in questo frangente appare necessario ricostituire l'Ecclesia Dei, dopo la chiusura forzata voluta da Francesco, che ha il vantaggio di (ri)partire da un bagaglio di quarant'anni di esperienza, arricchendola di nuovi collaboratori che hanno approfondito, dal punto di vista teologico, l'una o l'altra delle questioni sollevate dalla FSSPX. Perché se una risposta dev'esserci - e dev'esserci -, dovrà essere caratterizzata da completezza, articolazione, esaustività. Tra le tematiche che bisognerà affrontare vi sono di certo quei testi del Concilio Vaticano II che la Fraternità continua ad equivocare e che una corrente diametralmente opposta alla FSSPX interpreta in una linea di rottura: ecumenismo, libertà religiosa, collegialità, potere supremo e primato, dialogo interreligioso; una chiarificazione di questi e altri punti renderà un servizio di verità alla Chiesa intera, e non solo al mondo tradizionalista. Ma bisognerà anche mettere definitivamente la Fraternità di fronte ai propri errori sul modo di intendere l'intenzione sacramentale, l'episcopato, il primato petrino, l'unità della Chiesa ed altre questioni "minori", ma cui la FSSPX fa continuamente appello, come la giurisdizione di supplenza, il principio dell'Ecclesia supplet, et alia. La ricostituzione dell'Ecclesia Dei potrà rispondere anche all'altra esigenza sollevata dal cardinale Müller, ossia quella di avere a disposizione una struttura per accogliere sacerdoti, religiosi e laici che eventualmente lasceranno la FSSPX in seguito alle consacrazioni. Che all'interno della Fraternità non tutti siano particolarmente felici della linea di aperta sfida voluta da don Pagliarani, non è un mistero. Che questo però sia sufficiente per compiere un passo come quello di lasciare Ecône per riunirsi all'inaffidabile "Roma modernista" è un altro paio di maniche. Bisogna infatti ricordare che nel 2003-2004, il rappresentante della linea "morbida", mons. Bernard Fellay (co-consacrante il 1° luglio) non si fece scrupoli dall'espellere dalla Fraternità alcuni sacerdoti che avevano difeso l'accordo tra la comunità di Campos e la Santa Sede. Dalla Santa Sede ci si attende un segnale ancora più chiaro e forte. È da decenni che tutti i sacerdoti e i fedeli legati al rito antico e a quella che, per comodità, indichiamo come la "pedagogia tradizionale della fede", nella ferma volontà di non lacerare con lo scisma il corpo mistico di Cristo, vivono in uno stato di precarietà continua e non di rado di enorme difficoltà per poter accedere dei luoghi ove trovare questo tesoro inestimabile del rito antico. A costoro è sovente riservato un trattamento diffidente quando non apertamente ostile da parte dei vescovi e delle curie diocesane. Trovare una soluzione che sottragga questi fedeli ad una tale instabilità sarebbe il segnale più grande, da parte del Papa, offerto anche a tutti coloro che frequentano le cappelle della FSSPX, senza voler aderire allo scisma. Questi fedeli e sacerdoti, spesso indicati come "Ecclesia Dei", sono una realtà estremamente viva ed in continuo aumento. Basti pensare ai numeri sbalorditivi del pellegrinaggio di Chartres. In questa prospettiva don Nicola Bux, in una recente Lettera aperta pubblicata da Edward Pentin, ha domandato a papa Leone di guardare «alla realtà di tanti vescovi che, con equilibrio, hanno realizzato l'armonia liturgica nelle proprie diocesi» e concedere nuovamente «a tutta la Chiesa la possibilità di celebrare, accanto al nuovo rito, l'antico rito romano, riaffermando al contempo la validità della riforma liturgica e l'inviolabilità del Concilio Vaticano II, come di ogni altro Concilio Ecumenico». Di grande interesse è anche la proposta patrocinata da padre Louis-Marie de Blignières, ossia quella di costituire delle circoscrizioni o ordinariati, guidate da vescovi scelti all'interno del mondo tradizionale, sul modello di quelli nati dopo il motu proprio Anglicanorum coetibus. Questa struttura permetterebbe finalmente di inserire pienamente il movimento tradizionale nella gerarchia della Chiesa, di avere una maggiore stabilità, e dunque di promuovere più decisamente quella pacificazione liturgica tanto agognata. Negli Stati Uniti, dove la presenza della FSSPX è particolarmente diffusa, le autorità e i teologi della Franciscan University of Steubenville, hanno indirizzato al superiore generale, al consiglio e ai fedeli della FSSPX una Lettera aperta per domandare di desistere dall'atto scismatico in programma per il 1° luglio, «che consoliderebbe e approfondirebbe la separazione già presente», e ritrovare la strada del dialogo con la Santa Sede. Tra i firmatari spiccano i nomi di Scott Hahn, autore di numerose pubblicazioni tradotte anche in italiano, Mark Miravalle, teologo sempre attivo nella promozione del dogma sulla mediazione e corredenzione di Maria, John Bergsma, ex pastore protestante, specialista di Antico Testamento e Rotoli del Mar Morto, Stephen Hildebrand, vice-rettore dell'Università. Un appello lodevole, che speriamo possa far breccia in almeno alcuni membri della FSSPX; una lettera fraterna ma anche estremamente franca: «I tesori della Tradizione cattolica non appartengono a chi è fuori dalla comunione con Pietro; essi appartengono al cuore della Chiesa. Una nuova ordinazione episcopale al di fuori della gerarchia ecclesiale e senza il mandato apostolico creerebbe una nuova ferita nel Corpo di Cristo e porrebbe i doni che Dio ha affidato alla Fraternità [...] al di fuori del suo abbraccio materno».
DOSSIER "LEFEBVRIANI? NO, GRAZIE!" Non possiamo andare via dalla Chiesa Cattolica Per vedere articoli e video, clicca qui!
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26 giugno 2026
5 -
L'EROISMO DI SANTA MARIA CROCIFISSA IN TEMPO DI COLERA
In piena epidemia la nobile 22enne Paola Di Rosa prestò servizio al lazzaretto per curare le ammalate di colera e aiutarle a salvare l'anima
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15 dicembre 2025
«Supplicava che le croci non cessassero e le persecuzioni e le prove non le fossero risparmiate. Ed infatti, pur manifestando nella sua azione di fondatrice le più belle qualità d'intelligenza e di volere, ella soffrirà con grande coraggio i dolori fisici, e soprattutto le angosce dell'anima (...). Un'ardente preghiera sgorgava allora dalle sue labbra: "Gesù mio! Tu solo mi basti. La mia vita sia crocifissa con Te"». Questo è un passaggio dell'omelia pronunciata da Pio XII il 12 giugno 1954, giorno della canonizzazione di santa Maria Crocifissa Di Rosa (6 novembre 1813 - 15 dicembre 1855), fondatrice delle Ancelle della Carità. Una santa, Maria Crocifissa, che come gli altri suoi "colleghi" in Paradiso prosegue la sua missione per la salvezza delle anime. Il suo nome, infatti, non risplende solo per le virtù dimostrate in vita, ma anche per quanto lei continua a fare post mortem. Basti qui ricordare il fatto che proprio Maria Crocifissa, quasi un secolo dopo la sua morte, è stata scelta da Dio nell'ambito di una delle mariofanie più ricche dell'epoca contemporanea, quella di Maria Rosa Mistica, per fare da guida alla veggente Pierina Gilli (1911-1991), apparendole molte volte dal dicembre 1944 (quando la guarì dalla meningite) in poi, preparandola alle apparizioni della Madonna, offrendole conforto e consigli spirituali. Ricordiamo che la Chiesa non ha ancora affermato l'autenticità di questa mariofania, ma nel luglio 2024 - attraverso il dialogo tra la Diocesi di Brescia e il Dicastero per la Dottrina della Fede - ha riconosciuto l'abbondanza dei frutti spirituali e la bontà dei messaggi legati a Rosa Mistica stessa. Il secondo ciclo di apparizioni (1966) di Rosa Mistica ha un focus particolare sugli ammalati. Un elemento che si lega bene alla vita terrena della santa celebrata oggi, visto che il suo istituto religioso nacque proprio a seguito della carità eroica che Paola Francesca Maria Di Rosa - questo il suo nome secolare completo - dimostrò verso gli ammalati durante l'epidemia di colera che colpì la sua città, Brescia. Correva l'anno 1836. L'epidemia mieteva molte vittime. Il lazzaretto era pieno di malati ed era difficile trovare chi fosse disposto a curarli.
LA CHIAMATA DA DIO Paola, di famiglia nobile, si sentì chiamata da Dio ad assistere i colerosi. Si consigliò con il suo confessore, monsignor Faustino Pinzoni. E poi scrisse una lettera al padre, il cavalier Clemente Di Rosa, per chiedergli il permesso di andare nel lazzaretto a curarvi le donne contagiate. La missiva - datata 21 giugno 1836 - iniziava così: «Viva Gesù! Carissimo Papà, sono a pregarvi di una grazia. Ve la chiedo in iscritto, non per mancanza di confidenza a parlarvi; ma perché non mi si chiudan le parole fra le labbra con una vostra pronta negativa. Sì, la grazia che vorrei da voi, ve la chiedo per amor di Gesù Cristo. Deh! non me la negate. Il mio vivissimo desiderio sarebbe d'approfittare del mezzo che Iddio mi dà d'aprirmi il Paradiso col praticare l'atto di carità in assistere all'ospedale le povere colerose. Lasciate che mi dedichi al servizio di queste povere infelici. Voi, fate al Signore il sacrificio della vostra Paolina; io lo farò della mia vita». Qualche riga dopo, la santa aggiungeva: «Non consultate né la carne, né il sangue, ma la Religione sola. Non apporterò alcun danno alla famiglia, perché vi ho riflettuto, e prenderò tutte le misure che la prudenza suggerisce. Di queste ve ne parlerò a viva voce. Caro Papà, accordatemi questa licenza, che mi renderete felice. Vostra affez.ma obbl.ma figlia Paola». Quale fu la risposta del genitore? Prima è opportuna una premessa. A quell'epoca il padre della santa era già vedovo e aveva già subìto la perdita di sei figli su nove (il colera gli avrebbe poi portato via un altro figlio ancora, Filippo, di 27 anni). Comprensibilmente, il cavalier Di Rosa, leggendo quella lettera, tremò. E, in attesa della sua decisione, tremarono (e piansero) non solo i familiari ma anche i domestici, che avevano una sorta di venerazione per Paolina, com'era chiamata la futura santa Maria Crocifissa. Anche il padre si consigliò con mons. Pinzoni, che lo lasciò libero di decidere in un senso o nell'altro, perché «non si tratta - gli disse il sacerdote - di un caso di coscienza, ma di un atto volontario ed eroico». Al culmine del suo dramma interiore, il padre, per amore di Dio e del prossimo, accordò il permesso alla figlia. Così, tre giorni dopo la lettera, all'età di 22 anni, Paola entrò nel lazzaretto. E vi entrò con un'altra nobile, la signora Gabriella Echenos Bornati, che accompagnerà la santa in diverse altre imprese di carità.
UNO SPETTACOLO TERRIBILE Il colera infestava non solo Brescia, ma tutta la provincia. Nei due giorni precedenti l'arrivo di Paola al lazzaretto, i morti erano stati rispettivamente 113 (il 22 giugno) e 87 (il 23 giugno). Lo spettacolo che si presentava davanti a lei e Gabriella era terribile, per la varietà di sintomi e i dolori lancinanti causati dal morbo. Le due infermiere volontarie dovevano «asportare tutto ciò che le ammalate emettevano, pulire incessantemente corpi, letti, pavimenti, perché in quella sporcizia si nascondeva la causa del morbo, e i medici l'avevano intuito», scriveva uno dei primi biografi della santa, mons. Luigi Fossati; tra i vari altri compiti, bisognava «coprire e portare via i morti; accogliere le nuove colpite che incessantemente e, ad ondate, entravano». Paola prestava la massima cura a questa opera al servizio dei corpi. Ma al contempo le premeva particolarmente dare un conforto spirituale a quelle ammalate (molte delle quali moribonde), perché voleva che tutte si salvassero l'anima. Perciò si chinava su di loro, ricordava loro - anche alle più ribelli - di essere amate da Dio, trovava parole semplici per aiutarle a morire riconciliate con il Creatore. E quasi sempre riusciva nell'intento, a volte assistendo con commozione a un semplice segno di croce, fatto con le ultime forze. Nonostante il servizio svolto nel lazzaretto, né Paola né Gabriella subirono il contagio. Fin dai primi giorni, inoltre, il loro esempio attrasse altre volontarie. Un bresciano dell'epoca, citato dal Fossati, scriveva: «Ieri chiesi a un coleroso uscito dall'ospedale come fosse stato assistito da quelle pie persone, e col pianto della gratitudine negli occhi mi rispose queste precise parole: "Quelle sante persone non sono del mio mondo, ma sono angeli! Non è possibile immaginare tanta carità. Una nobile signorina di ventidue anni!"», esclamava con ammirazione, riferendosi a Paola. L'esperienza al lazzaretto fu la base per la nascita delle Ancelle. Infatti, Paola iniziò a visitare assiduamente le ammalate all'ospedale di Brescia. Alcune compagne la imitarono. Dopo essersi consigliata con il proprio direttore spirituale, Paola si decise a formare un gruppo stabile di giovani di buona volontà, che affiancassero le infermiere laiche già presenti all'ospedale. Verso la fine di aprile del 1840, con la benedizione del vescovo, la nostra santa iniziò a condurre vita comune con le altre compagne: si trattava del primo nucleo della Pia Unione delle Ancelle della Carità. Il 18 maggio di quello stesso anno, dopo dieci giorni di esercizi spirituali, 32 Ancelle di diversa provenienza iniziarono ufficialmente il loro servizio presso l'ospedale di Brescia. Monsignor Pinzoni assegnò a Paola, che non aveva ancora compiuto 27 anni, l'ufficio di superiora. Furono dunque questi gli inizi delle Ancelle della Carità (erette in congregazione sotto Pio IX), nate dal cuore di una donna bresciana che ha messo la gloria di Dio e i beni eterni al di sopra di tutto.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15 dicembre 2025
6 -
PANNELLA HA VINTO, MA NON AVEVA RAGIONE
A dieci anni dalla morte di Marco Pannella tutti lo celebrano come il vincitore dato che aborto, divorzio ed eutanasia sono oggi realtà, ma questo non vuol dire che queste cose fossero giuste (VIDEO: Mai più servo di Pannella)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026
Marco Pannella è stato celebrato ieri, decimo anniversario della sua morte, come il vincitore, dato che quanto lui voleva è oggi realtà. Quando un personaggio politico riceve l'elogio di un Pontefice (Francesco nella storica telefonata del 25 aprile 2014 e poi in altre occasioni) e di un Presidente della Repubblica (Mattarella ieri su Repubblica e anche lui in varie altre occasioni), sia dell'autorità spirituale che di quella secolare, significa che è stato un Vincitore con la maiuscola. Ma il vincitore di fatto, colui che ha imposto la propria ragione, non automaticamente è anche il vincitore di diritto, colui che aveva ragione. Anche i Papi, talvolta, e anche i Presidenti, più spesso, danno medaglie a chi ha avuto la meglio, non a chi ha generato il meglio. Se i vincitori avessero solo perciò ragione, essere perdenti sarebbe sempre una sciagura, invece è spesso una provvidenza. Nei confronti di Marco Pannella ci collochiamo tra i perdenti, tra quelli che avevano ragione e la conservano gelosamente. Chi violenta la natura delle cose commette ingiustizia, chi fa della democrazia «l'organizzazione della disorganizzazione» (De Corte) dissolve l'ordine naturale su cui la società è costruita e la trasforma in una "dissocietà". Non c'è alcun dubbio che Pannella sia stato un grande protagonista in questo campo, il Migliore, ma dalla legge sul divorzio in poi è stata una progressiva discesa agli inferi. Non è il caso di ripetere qui la rassegna della dissoluzione prodotta, tanto è tristemente nota. Può essere più interessante, invece, esaminare meglio l'idea che Pannella sia stato un anticipatore dei tempi, colui che si pone controcorrente (come ha anche ricordato Mattarella ieri), che anticipa il futuro con rischio personale, un profeta capace di vedere quanto nessun altro ancora vedeva.
IL REFERENDUM SUL DIVORZIO Nella seconda metà degli anni Sessanta e nel primo lustro dei Settanta del secolo scorso, la società italiana era già ampiamente secolarizzata. Il libro di Augusto Del Noce L'epoca della secolarizzazione è del 1970, ma l'analisi della situazione e del probabile futuro che ci attendeva era già stata scritta da lui nel 1964 ne "Il problema dell'ateismo". Nel 1970 è stata approvata la legge Fortuna-Baslini sul divorzio, ma col suo libro Del Noce mostra che le basi sociali e culturali erano già state poste prima. Nel 1974 Pannella e i Radicali guidarono il fronte del no al referendum sul divorzio. Ma in contemporanea anche Pedrazzi, Zizola, Scoppola, La Valle coalizzarono un fronte cattolico molto radicato e diffuso a favore del "no", segno che il terreno era già pronto e l'esito non fu prodotto solo dal pioniere Pannella. Quell'appello dei cattolici democratici per il no al referendum fu firmato da qualche migliaio di aderenti, con molti nomi di spicco che già occupavano posti di grande rilievo nella vita italiana, politica, sindacale e culturale. Va anche ricordato che dei nuovi diritti al divorzio e all'aborto parlavano proprio in quell'epoca grandi teologi cattolici progressisti. Si faccia attenzione alle date. Per esempio, nel 1971 Hans Küng pubblicava il suo Essere cristiani nel quale forniva il quadro teologico progressista per l'appoggio alle richieste, diciamo così, "pannelliane", dandovi, ovviamente, un substrato di pensiero non paragonabile a quello di Marco. Nel 1972, Karl Rahner parlava di liceità dell'aborto nel suo libro Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e come chance, pur essendo a quell'epoca ancora lontani dall'approvazione della legge 194 del 1978 e dalle battaglie per l'aborto di Pannella e Bonino che conversero nel referendum del 1981.
TEOLOGIA MODERNISTA In altre parole, Pannella era stato anticipato perfino dalla teologia modernista cattolica. Certo, ricordare che a Küng fu ritirata la missio canonica per insegnare all'università di Tubinga proprio per il suo libro Essere cristiani fa capire che i Pontefici di allora non erano ancora pronti ad elogiare un Pannella come vincitore, ma nel mondo cattolico molto si era mosso prima di lui e attorno a lui. La discesa agli inferi ebbe molti altri pionieri. Pannella è stato una guida alla secolarizzazione nichilista della società italiana, oppure è stato guidato? Possiamo dire che ha fiutato una situazione che era già in corso e che per molti versi lo aveva anche anticipato. I successi del Partito radicale non sarebbero stati possibili senza che il PCI diventasse quel "partito radicale di massa" previsto da Del Noce. E il gramscismo era già molto attivo anche prima che Del Noce ne parlasse nel 1978 nel libro il Suicidio della rivoluzione. È importante non fare di Pannella il solitario profeta anticipatore del suo e del nostro tempo, in questo modo si possono comprendere meglio le ragioni del suo "successo" di cui si parlava all'inizio. In questo quadro è doveroso anche ricordare il suo essere sempre stato prima di tutto un "liberale". Questo ci porta a riprendere in mano il senso intimo del pensiero liberale e della sua profonda influenza sugli avvenimenti di cui Pannella è stato protagonista. Certamente abbiamo avuto molte versioni di questo pensiero, ma ciò non esclude un punto essenziale in comune: l'uomo visto come individualità emancipata e liberante se stessa e lo Stato come individualità chiamata a garantire questo diritto, anche allargandone progressivamente gli eventuali confini. Pannella ha lavorato per far coincidere le due istanze, ma non le ha inventate perché sono state esse ad inventare lui.
VIDEO: Mai più servo di Pannella (durata: 1 ora e 24 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=0psJT_Clax0
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20 maggio 2026
7 -
OMELIA XIV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 11, 25-30)
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire
Le frasi di Matteo, che abbiamo ascoltato, sono tra le più affascinanti e le più ricche di insegnamento di tutti i vangeli. Da queste poche parole tutti i libri umani vengono oltrepassati; tutti i complicati pensieri, tutte le analisi erudite dei dotti sbiadiscono davanti alla loro luce; tutto il multiloquio, che si rovescia quotidianamente su di noi da parte dei vari mezzi moderni di comunicazione, nel confronto rivela la sua spaventosa vuotezza. Purché si sappiano davvero capire. La loro profondità è immensa. Forse solo la Vergine Maria, creatura "piccola" resa grande da Dio, ha potuto esaurirne davvero l'intelligibilità. Qui siamo di fronte a una sapienza diversa da quella che si impone nel mondo: una sapienza così sublime da esigere una speciale illuminazione dall'alto per essere percepita e assimilata. Alla Madre di Dio chiediamo di accostarci a queste frasi con l'umiltà di cuore, che è stata sua, e con lo stesso desiderio di aprirsi alla verità divina che ha connotato ogni giorno del suo pellegrinaggio terrestre.
CI È INDISPENSABILE UN ANIMO SEMPLICE E LIMPIDO Ti benedico, o Padre... perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11,25). Queste cose sono i misteri del Regno, è il disegno che l'amore del Padre ha pensato per noi, è il senso ultimo e vero dell'universo, è la strada sulla quale possiamo arrivare a salvarci. Avvertiamo in queste parole l'eco del canto di colei che un giorno aveva magnificato Dio perché ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili (Lc 1,52). Vedete come il Figlio assomigli spiritualmente alla Madre, così come doveva perfettamente assomigliare a lei nelle fattezze del volto. Vedete come il cuore e la mentalità di Maria siano vicini e conformi al cuore e alla mentalità di Gesù. Vedete come l'originalità e la carica rivoluzionaria della predicazione di Cristo siano state anticipate dall'intuizione affettuosa di colei che già era stata proclamata piena di grazia. Non ci meraviglia: nella Vergine del Magnificat noi ascoltiamo lo stesso Spirito Santo "che è Signore e dà la vita", e che, avendo già "parlato per mezzo dei profeti", nella pienezza dei tempi è disceso su Maria nell'Annunciazione ed è disceso su Gesù, nel battesimo del Giordano, sospingendolo nel mondo a compiere la sua missione di Maestro e di Redentore (cf. Lc 4,1.14). Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra... Che cosa dice Gesù con questa frase che, a ben guardare, è al tempo stesso tremenda e consolante? Dice in sostanza: "Ti ringrazio, o Dio, perché ti è piaciuto distribuire tra noi le tenebre e la luce, la finezza di spirito e l'ottusità, l'attitudine a capire il significato vero delle cose, degli accadimenti, delle idee e la totale incomprensione, non secondo le regole mondane consuete, con le quali solitamente troviamo avvantaggiati i ricchi di mezzi, di cultura, di appoggi, ma secondo principi nuovi e stupefacenti, che smentiscono tutte le attese terrene e capovolgono l'ordine dei valori comunemente riconosciuto". Chi sono, secondo Gesù, quelli che più faticano a interpretare la cifra dell'esistenza, a intendere il linguaggio di Dio, a percepire la fondamentale dimensione religiosa dell'universo senza della quale niente nella vita si capisce davvero? Chi sono i "sapienti" e gli "intelligenti", di cui qui si parla? Sono quelli che sanno, e più ancora quelli che sanno di sapere. Sono quelli che, essendo troppo furbi, troppo informati e troppo complicati, non riescono più a cogliere la semplicità disarmante del progetto del Padre. Sono quelli che sono così bravi a discutere e a indagare tutta l'esteriore complicazione della dottrina evangelica e della vicenda ecclesiale, che non sono più in grado di vedere e gustare l'interiore linearità e il candore della parola divina che salva, né la soprannaturale bellezza della Sposa amata dal Signore, che è la Chiesa. Certo, qui non si condanna l'onesta ricerca intellettuale né si vuol infierire sugli smarrimenti e sulle nebbie che possono affliggere talvolta anche gli animi meglio intenzionati. Siamo piuttosto messi in guardia dall'aridità di cuore, dall'orgoglio, dal sottile egoismo, dallo spirito di amara contestazione, che spesso colpiscono e accecano coloro che, in virtù dei loro studi e del loro prestigio culturale, credono di vedere meglio degli altri in materia di fede e di poter giudicare con voce più autorevole. Nella cristianità non mancano quelli che fanno delle loro frequentazioni bibliche o teologiche le premesse a un atteggiamento di critica e di rancore. Come c'è chi si occupa di religione e di mondo ecclesiastico, ma sembra ricavarne soltanto, per sé e per gli altri, dubbio, disorientamento, sterile problematicismo. Sono api snaturate che dal nettare delle parole ispirate e dai fiori della vita ecclesiale pare sappiano trarre solo aceto aspro e attossicante. Di tutti costoro - tra i quali per qualche aspetto e per qualche momento possiamo essere annoverati tutti - Gesù dice: sono i "sapienti" e gli "intelligenti", cui il Padre si compiace di tenere nascosti i suoi vitali segreti.
IMITIAMO LO SGUARDO UMILE DI MARIA Ma allora i "sapienti" e gli "intelligenti" non hanno posto nel Regno di Dio? No, c'è posto anche per loro, perché nel Regno di Dio c'è posto per tutti. C'è posto anche per loro, purché cerchino di diventare "piccoli"; purché usino della loro scienza e della loro acutezza per contemplare con occhio limpido la verità totale e per superare le inutili complicazioni; purché non si prendano troppo sul serio; purché non si dimentichino che per il Signore del cielo e della terra la fede viva degli animi retti ha un valore infinitamente più grande di tutti i libri e di tutte le discussioni; purché non si chiudano in consorterie impenetrabili e sprezzanti; purché non abbiano nessun atteggiamento di disistima o di sufficienza verso la religione tradizionale, la pietà e il buon senso degli umili, che sono i preferiti di Cristo e i privilegiati del Padre. Domandiamo per intercessione di Maria l'umiltà e la mitezza del suo cuore, che è stato il più conforme al cuore dell'amatissimo Figlio. Allora potremo, come Maria, vedere la realtà con gli occhi stessi dell'Unigenito, il solo che sa davvero guardare dentro il mistero di Dio. Allora, nelle fatiche dell'esistenza e nelle difficoltà della vita di fede, troveremo il ristoro che ci è stato promesso. Allora la legge evangelica dell'amore, cui ci siamo sottomessi accettando come norma dell'esistenza l'ideale cristiano, sarà per noi veramente un "giogo dolce" e un "carico leggero".
BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.