BastaBugie n�987 del 22 luglio 2026

Stampa ArticoloStampa


1 IL CASO ROGGERO CI DICE CHE L'ITALIA E' A RISCHIO RIVOLTA SOCIALE
La discutibile sentenza di condanna del gioielliere che ha ucciso due rapinatori e la conseguente reazione furiosa della gente rivela un'Italia esasperata e frustrata (VIDEO: Le immagini della rapina)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?
L'algoritmo non ha l'anima e non può assolvere perché Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita per Lui
Autore: Samuele Pinna - Fonte: Sito del Timone
3 RISCHIO GATTACA, LA PRODUZIONE DI BAMBINI OGM
Dietro il mito del progresso, la nuova eugenetica tratta gli embrioni umani come materiale biologico da produrre, selezionare, manipolare, modificare geneticamente (VIDEO: Gattaca)
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia
4 LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICI
Il rapporto definitivo sul 7 ottobre svela tutti i crimini di Hamas contro Israele: violenze sessuali sistematiche, standardizzate, non casuali, femminicidi (ma le nostre femministe dove sono?)
Autore: Stefano Magni - Fonte: Sito Nicola Porro
5 LEFEBVRIANI, NON BASTANO LE PAROLE SE I FATTI SONO SCISMATICI
Le intenzioni soggettive dei lefebvriani non tengono al riparo da una scomunica in cui sono incorsi da sé e che Roma ha solo dichiarato (ecco perché è diverso il caso dei vescovi nominati dal governo cinese)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 COME SI ADDESTRANO I MEDICI A PRATICARE L'EUTANASIA
Il governo canadese finanzia con 3 milioni di dollari all'anno il programma di preparazione alla morte assistita, ma il piano è top secret
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 13, 44-52)
Trovata una perla di gran valore...
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - IL CASO ROGGERO CI DICE CHE L'ITALIA E' A RISCHIO RIVOLTA SOCIALE
La discutibile sentenza di condanna del gioielliere che ha ucciso due rapinatori e la conseguente reazione furiosa della gente rivela un'Italia esasperata e frustrata (VIDEO: Le immagini della rapina)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 luglio 2026

Il caso di Mario Roggero - il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, e ieri entrato in carcere, per aver ucciso due ladri e ferito un terzo che avevano appena rapinato la sua gioielleria il 28 aprile 2021 - dovrebbe far riflettere non solo per la discutibile decisione dei giudici, ma soprattutto per le reazioni che ha provocato.
Roggero è stato condannato perché ha ucciso i banditi alle spalle, quando questi erano già in fuga; non costituivano perciò un pericolo immediato per il gioielliere, la moglie e la figlia che erano in negozio, tale da poter invocare la legittima difesa. Da questo punto di vista una forma di condanna era inevitabile, anche se date le circostanze ci si poteva aspettare una sentenza molto più mite: Roggero era già stato derubato diverse volte, senza che mai fosse stata fatta giustizia; i ladri inoltre avevano terrorizzato moglie e figlia, che avevano seriamente temuto per la loro vita; si può dunque capire la rabbia e la frustrazione del commerciante che lo hanno spinto a quella furia omicida.
Senza dunque giustificare l'omicidio di 2 persone, per quanto delinquenti fossero, si poteva e si doveva tenere conto delle circostanze. Ma peggio ancora è stata la condanna a pagare 780mila euro di risarcimento al ladro ferito e alle famiglie dei 2 uccisi. Una decisione sconcertante e assurda che semplicemente porta ad affermare il principio che il crimine conviene: se va bene, ti tieni la refurtiva (che tanto nessuno ti becca); se va male garantisci un futuro alla tua famiglia.
Comprensibile dunque una certa reazione negativa alla sentenza della Cassazione che manda in giudicato il caso. Ma a colpire è soprattutto la forza, l'intensità e la vastità della reazione, che sta coinvolgendo tanta parte dell'opinione pubblica, del mondo dello spettacolo e anche la politica.
Da questo punto di vista il caso di Roggero fa il paio con un altro fatto di cronaca avvenuto nei giorni scorsi: l'11 luglio a San Benedetto del Tronto l'imprenditore Giuseppe Barboni, 38 anni, ha atterrato e preso a pugni un immigrato irregolare iracheno che da ore stava disturbando e bloccando il traffico e dopo avere per diversi minuti cercato di convincerlo a spostarsi e a parlare. Il video girato da un passante ha fatto il giro del web, e anche qui - come per Roggero - un'ondata di «Ha fatto bene», «Dovrebbero fare tutti così», che ha ovviamente scandalizzato leader politici che non possono rischiare di passare per razzisti e xenofobi e ultras dell'immigrazione libera senza se e senza ma.

CAPIRE COSA STA ACCADENDO
Invece di scandalizzarsi sarebbe molto meglio cercare di capire cosa sta accadendo, perché gli italiani non sono improvvisamente diventati tutti razzisti e giustizieri; e non basta dare la colpa ai social che danno la possibilità di aggredire verbalmente nascondendosi dietro una tastiera.
La verità è che la gente non ne può più, è frustrata ed esasperata da questa insicurezza crescente, dall'impunità sistematica per chi delinque e le sanzioni inesorabili per chi solo prova a difendersi.
Roggero, come tanti altri commercianti, aveva subito altre rapine, aveva dovuto vedere i suoi cari terrorizzati sotto il tiro di una pistola, e senza che mai lo Stato abbia fatto nulla per creare condizioni di sicurezza o per sgominare le bande di delinquenti. E Barboni ha cercato di liberare la strada che almeno tre volte quel giorno e per diverse ore era stata il teatro di un immigrato fuori controllo che ostacolava il traffico rischiando anche di provocare incidenti: era già stato fermato e poi rilasciato dalla polizia poco prima, ma il fatto è che per ore poteva agire indisturbato a danno di chi transitava in quella zona.
Alla fine, in modi diversi, Roggero e Barboni sono diventati il termometro di una situazione sociale esplosiva: sono gli "eroi" di tantissimi italiani che assistono ogni giorno - e devono sopportare - ad atti di prevaricazione grandi e piccoli, il degrado crescente dei centri urbani, la microcriminalità imperante, le violenze sessuali.
I rom che rubano in stazione o in metropolitana e che davanti alle telecamere reclamano il diritto al loro "lavoro" senza che nessuno intervenga; le donne islamiche esibite con veli che lasciano scoperti solo gli occhi quando agli italiani è vietato nascondere la propria identità; cittadini abusivi che si sentono in diritto di occupare spazi e depositare i loro rifiuti ovunque lo ritengano; immigrati irregolari che si sentono liberi di insozzare monumenti e chiese. E questo solo per stare alle cose meno gravi (si fa per dire), di cui però tutti facciamo esperienza.

SPACCIO DI DROGA IN PIENO GIORNO
E poi: spaccio di droga in piazze o parchi pubblici in pieno giorno, interi quartieri di grandi città diventati off limits e alla mercé di baby gang; maranza che la fanno da padroni sfidando anche la polizia (vedi quanto accaduto pochi giorni fa a Roma davanti al Colosseo); violenze sessuali anche in pieno giorno.
E guai a reagire: perché c'è una magistratura sempre pronta a giustificare chi delinque e a punire severamente chi reagisce; perché c'è un'ideologia dominante, veicolata dalla grande stampa, che giustifica e legittima tutto questo; perché c'è una politica che persegue questi risultati.
Ma siamo arrivati al punto che la misura è colma, le vittime cominciano a farsi giustizia da sole: i casi Roggero e Barboni ci dicono che siamo ormai a rischio di una rivolta sociale. Ed è su questo che tutti dovrebbero riflettere, Chiesa italiana inclusa.
Da questo punto di vista, la risposta di tanti politici di centro-destra che si stanno mobilitando per fare pressione sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per concedere la grazia a Roggero, è assolutamente inadeguata. Non abbiamo bisogno di un provvedimento sull'onda dell'emotività che in questa forma rischierebbe di legittimare l'omicidio volontario, ma di politiche serie che ripristinino la dignità e l'identità di un popolo che qualcuno vorrebbe distruggere. Abbiamo bisogno di vedere ristabiliti i confini della nazione; di uno Stato di diritto dove la legge si applica a tutti e dove non ci sono deroghe in base alla cultura di provenienza; di respingere al mittente la pretesa di alcuni gruppi religiosi e politici di reclamare spazi privilegiati, che è solo l'affermazione di una volontà di non integrarsi. Tanto per cominciare.
E abbiamo bisogno di una Chiesa che torni a vedere come suo primo compito quello di rievangelizzare il nostro popolo e di riconoscere che il bisogno più grande di chi arriva in Italia sia conoscere Cristo. Perché la disgrazia più grossa dell'Italia è aver perso la fede, l'unica cosa che fonda la nostra identità e che può ridare forza e ragioni anche alle nostre istituzioni.

Nota di BastaBugie: nel seguente video dal titolo "Gioielliere sparò e uccise due rapinatori, condannato a 17 anni" (durata: 2 minuti) si può vedere il servizio andato in onda su Rai Uno, dopo la condanna di primo grado, nella trasmissione Porta a porta del 05/12/2023 con le immagini della rapina.


https://www.youtube.com/watch?v=h6qhV3xUo5I

GIOIELLIERE CONDANNATO A 17 ANNI DI CARCERE PER AVER DIFESO LA SUA FAMIGLIA
Mario Roggero è stato inoltre condannato a risarcire 480mila euro alle famiglie delle vittime, cioè i ladri che lo hanno rapinato (VIDEO: Intervista al gioielliere)
di Stefano Magni
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7651

CONDANNATO A 4 ANNI PER AVER FERITO IL LADRO ALBANESE CHE VOLEVA ENTRARGLI IN CASA
Mattarella nega la grazia richiesta dalla moglie del macellaio di Padova (dovrebbe anche risarcire i danni per 24.500 euro all'albanese, se non fosse che è irreperibile... poverino!)
di Matteo Milanesi
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7636

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 luglio 2026

2 - IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?
L'algoritmo non ha l'anima e non può assolvere perché Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita per Lui
Autore: Samuele Pinna - Fonte: Sito del Timone, 27 maggio 2026

Non c'è nulla di più tangibile, concreto e - potremmo persino dire - "materialista" del Sacramento cattolico. Vale per tutti e sette i Sacramenti, che si realizzano a partire dalla materia (l'acqua per il Battesimo, il pane e il vino per l'Eucaristia, l'olio per gli Infermi, etc.). Ergo, non c'è nulla di virtuale nella tradizione cattolica: tutto rimanda invece a un livello corporeo e spirituale. E oggi sembra proprio questo aspetto della spiritualità a essere carente in una società sempre più tecnico-scientifica, psicologista e pragmatica, ma incapace di raggiungere quel desiderio di felicità - che altro non è se non il desiderio d'Infinito -, nonostante il benessere diffuso. L'uomo pare crescere nelle conoscenze, ma non nello spirito. Si psicanalizza e si apre a mondi innaturali, ma sembra non raggiungere mai quella gioia voluta a tutti i costi e quella pacificazione tanto agognata e quasi sempre delusa.

L'INIZIATIVA PROVOCATORIA
Non stupisce, allora, l'iniziativa volutamente provocatoria dell'artista italiano Matteo Mandelli, intitolata The Algorithm Creed all'AI WEEK 2026: un confessionale ligneo integrato con un'IA che "confessa" e "assolve" i peccati degli utenti. Un'opera definita dagli stessi ideatori "eretica", ma destinata a far discutere - come la precedente installazione Deus in Machina, di matrice svizzera - con l'intento di far riflettere sui limiti necessari da porre alle nuove tecnologie. Limite che in casa cattolica deve far sorgere una domanda: una macchina può davvero assolvere un peccatore?
Sebbene l'Intelligenza Artificiale abbia la capacità di comparare un numero assai più ampio di dati in tempi brevissimi rispetto a un uomo, non potrà mai sostituire la mediazione antropica. E questo è il primo punto su cui riflettere: Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita all'annuncio del Vangelo. Non è solamente una questione di talenti, ma anzitutto di grazia: quegli uomini, scelti dalla Chiesa e consacrati mediante il Sacramento dell'Ordine, hanno un compito speciale. La grandezza del sacerdozio non deriva, dunque, dalle sole doti particolari - che, per volere di Dio, ogni creatura possiede -, ma dal rendere presente con la propria vita i doni soprannaturali. Dovremmo, perciò, volere dei sacerdoti che celebrino l'Eucaristia mettendo al centro Cristo (e non se stessi, né la "comunità"), che non disdegnino di stare ore in confessionale, che sappiano accogliere chiunque per annunciare a tutti la verità appresa da Cristo.

NON È UNA SEDUTA PSICOANALITICA
Il Sacramento della Riconciliazione non richiede risposte preconfezionate, né può essere assimilato a sedute psicoanalitiche (esiste, infatti, una differenza sostanziale tra la confessione e la direzione spirituale, che riguarda anche la dimensione psichica del battezzato), ma prevede l'intervento di persone consacrate per questo servizio. La Chiesa insegna che nei Sacramenti chi agisce è Cristo attraverso il ministro, nonostante la sua indegnità o i suoi limiti. L'assoluzione è un atto sacramentale che necessita di questa mediazione. Molti, difatti, si chiedono perché si debbano confessare i propri peccati a un'altra persona, pur dedicata a quell'incarico. Ma questa è una visione puramente psicologica, non spirituale: il prete non è il fine del momento celebrativo, ma il mezzo attraverso cui la grazia divina può fluire e discendere copiosa sul penitente. E il motivo di questa scelta, che la Chiesa continua a proporre rimanendo fedele al mandato del suo Signore, va fatto risalire al Nazareno, il quale ha voluto affidare il dono del perdono ai suoi Apostoli, che lo hanno poi trasmesso ai loro successori (vescovi e presbiteri): «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23). Un tesoro in vasi di creta, certamente, che però ricorda come la fede cristiana non sia astratta, ma si eserciti nelle pieghe reali - e non ideali - della storia. Non esiste una fede "fai-da-te", così come il rapporto con Dio non si riduce a un semplice "Tu e io", ma richiede sempre un "noi": l'essere Corpo di Cristo. Il perdono passa, pertanto, sempre attraverso la Chiesa: non posso autoassolvermi, perché riconosco di avere bisogno di un cammino di purificazione per poter partecipare in massimo grado di quella grazia divina capace di redimere e rendere "nuove creature".
Il problema, forse, è che oggi si tende a ridurre il peccato a un errore di sistema, mentre esso è una ferita della libertà, che conduce all'infelicità. La misericordia, poi, non è un algoritmo, ma un atto d'amore personale, di un Dio che perdona a chi è disposto a pentirsi per cambiare vita. Per questo solo il Signore può perdonare, e solo un ministro ordinato può farlo in persona Christi.

DOSSIER "INTELLIGENZA ARTIFICIALE"
Il futuro è già qui

Per vedere articoli e video, clicca qui!

Fonte: Sito del Timone, 27 maggio 2026

3 - RISCHIO GATTACA, LA PRODUZIONE DI BAMBINI OGM
Dietro il mito del progresso, la nuova eugenetica tratta gli embrioni umani come materiale biologico da produrre, selezionare, manipolare, modificare geneticamente (VIDEO: Gattaca)
Autore: Francesca Romana Poleggi - Fonte: Provita & Famiglia, 18 giugno 2026

La ricerca sull'editing genetico perfeziona tecniche sempre più precise: già da tempo, con il cosiddetto "CRISPR", si tagliano e incollano pezzettini di Dna con l'intento di eliminare quelli difettosi. Oggi, però, un team guidato dal genetista Dieter Egli della Columbia University, secondo una pubblicazione recente, ottiene con l'uso dei "base editors" un risultato ancora più preciso e accurato del CRISPR.
Dagli stessi resoconti trionfalistici dei giornali, però, si comprende che il lavoro di Egli non è ancora peer-reviewed e che gli autori sono ancora lontani da un uso clinico della scoperta. Il Wall Street Journal riferisce poi che quasi l'80% degli embrioni modificati era a "mosaico", cioè gravemente malformati.
Quanti esseri umani si siano persi in tutti questi esperimenti, evidentemente, non importa a nessuno.
In diversi Paesi vigono norme che pongono limiti al delirio di onnipotenza degli scienziati che giocano con la vita di piccoli esseri umani. Ma le leggi, in un mercato globalizzato, si aggirano facilmente, ottenendo all'estero quello che non si può ottenere in patria.
La legge 40, la sperimentazione e la fabbricazione degli esseri umani in provetta
In Italia, quel che resta della legge 40/2004, dopo le sentenze della Corte Costituzionale che hanno abbattuto i (deboli) paletti posti nell'ottica di limitare gli abusi, vieta qualsiasi sperimentazione sugli embrioni, salvo le ricerche con finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche dirette alla tutela della sua salute e del suo sviluppo; vieta la produzione di embrioni ai fini della ricerca o sperimentazione, ogni forma di selezione eugenetica e gli interventi diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete o a predeterminarne caratteristiche genetiche, salvo gli interventi diagnostici o terapeutici consentiti di cui sopra (cfr. art. 13).
La normativa appare stringente, ma ci sono quei "salvo..." che aprono a derive pericolose. Del resto, il vulnus originario sta alla radice, dato che si consente la fabbricazione degli esseri umani in provetta, calpestandone irrimediabilmente la dignità. Ricordiamo che la fecondazione in vitro comporta di per sé la morte di 9 bambini per uno che ne nasce. Solo in Italia, e solo nel 2023 (ultimi dati ufficiali disponibili), e solo con la fecondazione omologa a fresco, sono stati formati 177.097 embrioni, e sono nati vivi soltanto 4179 bambini.
Tutti inorridiscono di fronte a cibi geneticamente modificati, anche quando non è dimostrato che possano arrecare danno a chi li consuma. Pochi, però, si scandalizzano di fronte a tale manipolazione e strage di embrioni umani.
Ormai non c'è più un figlio da accogliere, ma del "materiale biologico" da fabbricare e comprare. Il lento e inesorabile processo di disumanizzazione dei piccoli esseri umani, iniziato con la legalizzazione dell'aborto negli anni '70, è giunto a compimento. Ancora oggi, infatti, c'è chi parla degli embrioni umani come di "grumi di cellule" o "persone potenziali", mentre la scienza vera, unanimemente e "laicamente", attesta che dal momento del concepimento c'è un essere umano completo, un piccolo direttore d'orchestra autonomo (anche se non indipendente) dalla madre, artefice del suo destino futuro (parafrasando l'editoriale del British Medical Journal del novembre 2000).

BAMBINI PERFETTI, SELEZIONE EUGENETICA E ABORTO EUGENETICO
La propaganda plaude alla "scienza" che scala le vette del "progresso" fino alla fabbricazione di bambini "perfetti". Ormai lo scopo dichiarato dei genetisti che giocano a fare Dio non è più soltanto quello di eliminare i portatori di malattie gravi. Oggi i piccoli vengono classificati, ordinati e persino modificati per essere "migliorati". Diverse cliniche per la fertilità americane - Nucleus Genomics è un caso esemplare - offrono ai "compratori" (non si possono chiamare "genitori") embrioni con un certo quoziente di intelligenza, colore dei capelli, altezza, un certo rischio di obesità e di malattie mentali, di ipertensione, diabete, cancro alla prostata e persino calvizie; il tutto, ovviamente, solo in termini di probabilità, senza alcuna garanzia definitiva.
Si assemblano in provetta un certo numero di embrioni, si selezionano i migliori e gli altri si gettano via come spazzatura. E diverrà sempre più facile anche manipolarli geneticamente: poco importano le vite che si perdono nell'operazione. Poi, se alla fine dei giochi il bimbo in grembo risultasse meno che perfetto (o comunque non conforme ai desiderata dei compratori), c'è sempre l'aborto cd. "terapeutico", cioè eugenetico, come insegnano noti influencer su YouTube (Jesse Ridgway, alias McJuggerNuggets, e sua moglie Ashley), che hanno spiegato ai loro follower di aver abortito perché al figlio era stata diagnosticata la sindrome di Down, che «non è una benedizione». Il dilagare dell'aborto, in questo senso, è la riprova della completa mancanza di effettività di norme che vietano l'eugenetica, come l'art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Le Big Fertility, dal canto loro, respingono l'accusa di praticare l'eugenetica perché - dicono - "forniscono informazioni che i genitori possono usare per dare ai propri figli la miglior vita possibile".

IL RISCHIO GATTACA
E nel frattempo il business della fertilità ingolosisce sempre più, e le ricerche di "gene editing" sui nascituri sono molto ben finanziate. Solo per la fecondazione in vitro (senza calcolare l'utero in affitto), Global Market Insights stimava un mercato in espansione che nel 2023 si aggirava intorno ai 20,2 miliardi di dollari.
Brian Armstrong, co-fondatore e CEO di Coinbase, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute degli Stati Uniti, definisce entusiasta l'insieme delle tecnologie riproduttive come "Gattaca stack", evocando apertamente la celebre distopia del film ambientato in un mondo dove le persone perfette (fabbricate in vitro) sfruttano e discriminano gli imperfetti, concepiti naturalmente. Verrà il giorno in cui sarà obbligatorio avere figli perfetti concepiti in provetta? Chi farà figli naturali e imperfetti sarà considerato un pericoloso sovversivo? Sarà imputato interamente a lui il costo per le cure di malattie che con l'eugenetica potevano essere evitate? E non sarà forse necessario - comunque - assicurarsi un certo contingente di esseri umani meno intelligenti e meno performanti da adibire alle mansioni più umili?
E mentre all'inizio della vita la manipolazione genetica e l'aborto eugenetico (che fa strage anche di bambini con il labbro leporino, o il piede torto, o l'esadattilia, cioè con problemi del tutto eliminabili) uccidono gli imperfetti e gli indesiderati, il suicidio assistito e la deriva eutanasica cui stiamo assistendo eliminano gli scomodi, i malati, i disabili e i sofferenti.
La potenza economica delle Big Fertility, poi, è in grado di coprire con una spessa coltre di silenzio omertoso i fallimenti e i problemi inerenti alla fecondazione artificiale, sia in termini di salute fisica e psichica dei genitori, specie delle madri, sia in termini di salute fisica e psichica dei (pochi) figli risultanti che, rispetto ai bambini naturali, hanno più difetti alla nascita e presentano una maggiore incidenza di malattie e tumori rari.
Del resto non serve essere scienziati per capire che un embrione concepito nel caldo del grembo materno, con gameti selezionati dalla natura e che si rapporta con l'essere umano madre, sta meglio di quello concepito con gameti selezionati al microscopio - magari dall'Intelligenza Artificiale - e che si "rapporta" con il vetro freddo della capsula di Petri: la persona umana è o non è un soggetto di relazione?

UN IMPEGNO E UNA RESPONSABILITÀ CULTURALE PER CIASCUNO DI NOI
Alla luce di tutto questo, ancora una volta è urgente ribadire che è nostra precipua e individuale responsabilità vivere con verità nell'ambito delle relazioni (fisiche e virtuali) di cui siamo intessuti. Dobbiamo mettere in guardia amici, parenti e conoscenti che vengono tentati dal marketing del figlio a tutti i costi, pur con la massima comprensione e carità nei confronti delle coppie sterili.
Dobbiamo promuovere la scienza vera, che è sempre "buona" e rispettosa della persona umana. Ricordiamo che, se da un lato proliferano gli studi come quello di Egli, dall'altro, superando mille ostacoli, il team del professor Noia del Gemelli di Roma ha recentemente pubblicato una ricerca che annovera tra le cause della sindrome di Down un fattore autoimmune: questo potrebbe essere il primo passo verso la cura e la prevenzione del problema genetico, che è cosa molto diversa dall'eliminazione del bambino imperfetto.
Questo serve a diffondere la verità e la speranza.
Serve a contrastare tutto quello che, tramite gli schermi di ogni dimensione, cerca di farci il lavaggio del cervello in senso mortifero e utilitaristico. Può sembrare una battaglia impari. Ma ricordiamo che la natura è dalla nostra parte: abbiamo un Alleato che già da tempo si è garantito la vittoria.

Nota di BastaBugie: ben 22 anni fa il film distopico dal titolo "Gattaca" prevedeva un futuro prossimo in cui grazie ai controlli della genetica lo Stato poteva decidere chi promuovere socialmente e chi svantaggiare. Oggi nei nostri laboratori quel film è diventato realtà.
Per informazioni e varie clip del film Gattaca clicca qui, mentre qui sotto trovi il trailer dell'imperdibile film. Da vedere, rivedere e consigliare ai figli e agli amici.


https://www.youtube.com/watch?v=Qa16C5tIaQI

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!

Fonte: Provita & Famiglia, 18 giugno 2026

4 - LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICI
Il rapporto definitivo sul 7 ottobre svela tutti i crimini di Hamas contro Israele: violenze sessuali sistematiche, standardizzate, non casuali, femminicidi (ma le nostre femministe dove sono?)
Autore: Stefano Magni - Fonte: Sito Nicola Porro, 14 maggio 2026

Una nuova indagine condotta dalla Commissione civile israeliana, ha riaperto la dolorosa ferita del pogrom del 7 ottobre 2023. La Commissione è un organismo indipendente ed ha indagato su un corpus di prove imponente: oltre 10 mila fotografie, più di 1.800 ore di filmati e oltre 430 interviste, testimonianze e incontri con sopravvissuti, ex ostaggi, esperti e familiari.
L'indagine, i cui risultati sono stati pubblicati e divulgati il 12 maggio, riguarda la violenza sessuale sistematica subita quel giorno e nei mesi successivi dalle donne israeliane vittime di Hamas.
Entrare nei dettagli più che truculenti delle singole torture a sfondo sessuale subite dalle donne, in diversi casi anche dagli uomini, sarebbe impressionante per il lettore e distrarrebbe dalle conclusioni. Per chi volesse approfondire, l'intero rapporto è reperibile online.

LA BRUTALITÀ COME PIANO
Sono le conclusioni dell'indagine a costituire una novità. Abbiamo infatti la prova che Hamas abbia agito seguendo un piano e non limitandosi a dar libero sfogo agli istinti sadici dei suoi terroristi e dei loro numerosi collaboratori. Tutti i dettagli e le dinamiche dello stupro di massa del 7 Ottobre lo dimostrano.
"Hamas e i suoi collaboratori hanno fatto ricorso alla tortura sessuale per massimizzare il dolore e la sofferenza", leggiamo nel rapporto.
Le vittime hanno subito atti brutali, tra cui ustioni, mutilazioni, stupri, immobilizzazione, inserimento forzato di oggetti nei genitali, colpi d'arma da fuoco al volto e alla zona genitale, uccisioni e abusi davanti ai propri familiari, nonché esecuzioni. Molte vittime sono state trovate ammanettate, legate o comunque fisicamente immobilizzate. Forme estreme di violenza sessuale e di genere sono state perpetrate contro gli ostaggi tenuti in cattività per lunghi periodi, sia donne che uomini.
Queste torture e violenze sessuali erano standardizzate, non spontanee:
La Commissione d'inchiesta civile ha individuato almeno tredici tipi di abusi in diversi luoghi, tra cui:
1) stupro, stupro di gruppo e altre forme di violenza sessuale;
2) tortura sessuale, comprese ustioni e mutilazioni intenzionali;
3) colpi d'arma da fuoco deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale;
4) Omicidi ed esecuzioni a seguito o in concomitanza con violenze sessuali e di genere;
5) Abusi sessuali post mortem, umiliazioni e profanazione dei cadaveri;
6) Nudità forzata ed esposizione;
7) Ammanettamento e immobilizzazione delle vittime;
8) Esibizione pubblica ed esibizione al pubblico ludibrio di donne e bambini;
9) Rapimento di madri e bambini;
10) Violenza sessuale e di genere inflitta in presenza o nelle immediate vicinanze di familiari;
11) Riprese video e diffusione digitale di atti di violenza sessuale e di genere, compreso l'uso dei social media per documentare, esaltare e amplificare le atrocità;
12) Minacce di matrimonio forzato con gli aguzzini;
13) Stupro e altre forme di violenza sessuale contro ragazzi e uomini.

GUERRA PSICOLOGICA
Se nei crimini commessi dai regimi totalitari del passato, la segretezza era rispettata in modo maniacale (i nazisti, ad esempio, non hanno mai ammesso lo sterminio degli ebrei e i comunisti hanno sempre negato l'esistenza delle fosse comuni o dei gulag), Hamas ha dato massima visibilità ai suoi crimini, anche in diretta.
Anche questo modo di ostentare la violenza è una precisa strategia di guerra psicologica.
L'indagine documenta come i responsabili abbiano usato come un'arma la visibilità e la diffusione digitale come parte integrante della violenza stessa, compresi i contenuti a sfondo sessuale. I gruppi armati hanno registrato atti di abuso, umiliazione e omicidio, diffondendo poi i filmati attraverso le piattaforme dei social media e gli stessi account digitali delle vittime.
Nessuno ha celato la propria identità:
I responsabili si sono ripresi mentre commettevano gli attacchi e hanno diffuso immagini e video che li ritraevano mentre aggredivano, umiliavano, rapivano e uccidevano donne, bambini e intere famiglie, oltre a profanare i cadaveri. Hanno presentato le donne e i loro corpi come trofei di guerra.
Le prime vittime di questa strategia del terrore mediatico sono stati i parenti delle vittime:
In numerosi casi, i familiari hanno appreso per la prima volta della sorte dei propri cari attraverso immagini o video diffusi dagli autori dei reati. Questo uso deliberato dei media digitali ha trasformato gli atti di violenza in strumenti di guerra psicologica diretti non solo alle vittime, ma anche alle famiglie e alla società in generale.
E la distruzione dei rapporti familiari era uno dei primi obiettivi dei terroristi di Hamas:
In diversi episodi documentati, le vittime sono state aggredite sessualmente o umiliate in presenza di parenti e, in uno dei casi documentati, i membri della famiglia sono stati costretti a partecipare ad atti di violenza reciproci. Questi atti riflettono ciò che la Commissione definisce violenza sessuale "kinocida": violenza deliberatamente progettata per distruggere la famiglia come unità sociale ed emotiva, trasformando in arma i legami tra i membri della famiglia.

VIOLENZE PROLUNGATE E FEMMINISMO CIECO
Secondo uno dei più ricorrenti mantra pro-pal, la violenza del 7 Ottobre non giustifica il "genocidio" (quello sì, ancora tutto da dimostrare) che gli israeliani avrebbero commesso a Gaza. Questa critica non tiene conto del fattore tempo: il 7 Ottobre non fu un fatto isolato e le torture fisiche, psicologiche e sessuali, si sono prolungate nel tempo, sulla pelle degli ostaggi, finché la guerra non è finita.
Le violenze sessuali sono proseguite anche dopo gli attacchi stessi. Il rapporto riporta le testimonianze degli ostaggi liberati e di altre fonti che dimostrano come le aggressioni sessuali, le umiliazioni sessuali e le torture a sfondo sessuale siano continuate durante la prigionia a Gaza per lunghi periodi. In alcuni casi, gli abusi sessuali e di genere subiti dagli ostaggi sono andati avanti per mesi.
Questa inchiesta è un messaggio della bottiglia, in attesa di essere letto da qualche organismo sovranazionale o associazione per la difesa dei diritti umani, all'Onu o nel variegato mondo occidentale. Ma ci sono poche speranze che venga raccolto e letto da chi di dovere. Quasi certamente: non dalle femministe che, ormai, come è evidente dal 7 Ottobre, hanno sposato la causa palestinese. Al punto di espellere anche le femministe stesse, se solo denunciano gli stupri di Hamas.
Il rapporto della Commissione civile interroga le nostre coscienze di occidentali. Viviamo in una società giustamente sensibile ai diritti delle donne, sensibilissima al femminicidio, ma cieca di fronte alle vere violenze seriali e ai veri femminicidi di massa. Se a commetterli sono quei palestinesi che la nostra classe colta ha identificato come "oppressi", persino le femministe stentano a vederli e a denunciarli.

VOGLIAMO APRIRE GLI OCCHI SU QUELLO CHE I MUSULMANI STANNO FACENDO A ISRAELE?
Il 7 ottobre Hamas ha dimostrato che il suo reale obiettivo è solo l'uccisione indiscriminata di civili ebrei nei modi più crudeli possibili (VIDEO: Le atrocità islamiche del 7 ottobre)
di Stefano Magni
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7943


DOSSIER "GUERRA ISRAELE - HAMAS"
L'attacco islamico e la risposta degli ebrei

Per vedere articoli e video, clicca qui!

Fonte: Sito Nicola Porro, 14 maggio 2026

5 - LEFEBVRIANI, NON BASTANO LE PAROLE SE I FATTI SONO SCISMATICI
Le intenzioni soggettive dei lefebvriani non tengono al riparo da una scomunica in cui sono incorsi da sé e che Roma ha solo dichiarato (ecco perché è diverso il caso dei vescovi nominati dal governo cinese)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 luglio 2026

Ma perché se la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è eretica è stata scomunicata? La scomunica è un atto ingiusto, che invece dovrebbe essere scagliato contro i veri eretici. Suona più o meno così la terza obiezione che si muove alla scomunica dichiarata dalla Santa Sede, in seguito alle consacrazioni episcopali del 1° luglio scorso.
Un primo chiarimento si impone: la Santa Sede non ha imposto alcuna scomunica, ma si è limitata a dichiarare una scomunica automatica dei sei vescovi per aver compiuto una consacrazione episcopale senza mandato e contro la volontà espressa del Romano Pontefice. Dunque, la causa della scomunica non è l'avversione del Papa alla Fraternità Sacerdotale San Pio X o un giudizio sommario del Dicastero competente, ma il fatto compiuto dai vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X nonostante l'ammonimento formale e pubblico della Santa Sede a non procedere.
Ora, il punto da comprendere è che l'episcopato è ordinato di per sé a reggere la Chiesa di Cristo, e dunque non è mai possibile conferire il terzo grado dell'ordine sacro contrariamente alla volontà espressa del Papa, che del corpo episcopale è, per volontà di Cristo, il capo. Ancor meno è possibile farlo con lo scopo di garantire l'autonomia sacramentale di un particolare gruppo dalla gerarchia cattolica. Se poi queste consacrazioni vengono compiute con il fine dichiarato di dare alla Chiesa un «episcopato veramente cattolico», allora allo scisma si aggiunge l'eresia, perché appartiene all'indefettibilità della Chiesa che sempre esiste ed esisterà un episcopato veramente cattolico nel successore di Pietro e nei vescovi in comunione con lui, a prescindere dal fatto che si tratti di buoni vescovi o meno.
Un aspetto che si fa fatica a far capire alle persone è che la scomunica latæ sententiæ non scatta solo per l'eresia o per l'apostasia, ma anche per lo scisma, per la profanazione dell'Eucaristia, per la violazione del segreto confessionale, per l'assoluzione del complice, etc. Ritenere che i vescovi non dovevano essere scomunicati perché (forse) non sono eretici, sarebbe come dire che i ladri non vanno condannati perché non sono stupratori... Si tratta di peccati distinti e di delitti canonici distinti.

UN DELITTO CANONICO CHE PREVEDE LA SCOMUNICA AUTOMATICA
Dunque, i sei vescovi hanno compiuto sotto gli occhi di tutti un delitto canonico ben specifico che prevede la scomunica automatica, e la Santa Sede ha giustamente dichiarato (non imposto) tale scomunica. Per quanti si rifugiano in presunti precedenti non sanzionati, come quello di sant'Atanasio e del cardinale Slipyj, facciamo notare che si tratta di riferimenti errati e rimandiamo ai rispettivi link per la dimostrazione. Quanto al parallelo con gli attuali vescovi cinesi ordinati senza il mandato del Papa, rimandiamo ad un prossimo articolo.
La Nota esplicativa che accompagna la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede si riferisce anche alla scomunica latæ sententiæ per scisma dei chierici della Fraternità Sacerdotale San Pio X e, con importanti e doverose distinzioni, dei fedeli laici che vi aderiscono formalmente. Non entriamo nel pur legittimo ed importante dibattito circa il potere di una Nota esplicativa di dichiarare delle scomuniche non presenti nel Decreto; facciamo solo notare che il delitto di scisma prevede una scomunica latæ sententiæ che non dev'essere necessariamente dichiarata.
E questo ci porta all'altro grande nodo della questione. Secondo la Fraternità Sacerdotale San Pio X e molti dei suoi sostenitori, non vi sarebbe alcuno scisma perché non c'è dichiaratamente alcuna intenzione di voler compiere uno scisma, di voler costituire una gerarchia parallela. Ed in effetti la Fraternità Sacerdotale San Pio X non fa altro che esprimere pubblicamente la propria contrarietà allo scisma. Ma ciò è sufficiente a non commettere effettivamente uno scisma? In fondo, anche molti di coloro che compiono l'eutanasia protestano di non voler commettere alcun omicidio, ma semplicemente di voler aiutare la persona a porre fine alle proprie sofferenze; o molti di quelli che ricorrono alla contraccezione non dicono affatto di non volere figli, ma semplicemente di voler distanziare le nascite.
Quello che perciò dev'essere verificato è l'intenzionalità dell'atto, non la semplice intenzione soggettiva. Il Codice di Diritto Canonico definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». È dunque chiaro che non ogni disobbedienza o ribellione costituisce uno scisma, né la contestazione del Magistero del Papa si configura di per sé come tale; si tratta invece di un rifiuto abituale e concreto di sottomettersi al Papa e di comunicare con gli altri membri della Chiesa.
Due testi possono aiutare a chiarire ulteriormente. Il primo, un classico, è del Caietanus, nel suo commento all'articolo della Summa Theologiæ che tratta dello scisma: «È scismatico chi rifiuta di agire come parte della Chiesa. Poco importa la ragione: dal momento in cui ci si rifiuta di comportarsi come parte di un'unica Chiesa cattolica, si cade nello scisma. Per quanto diverse siano le ragioni e le passioni che spingono i cristiani a sottrarsi alla comunione, a voler santificare ed essere santificati, a insegnare ed essere istruiti, a dirigere ed essere diretti [...] non più come parti della Chiesa cattolica, ma come se fossero essi stessi un "tutto" a sé stante, questi sono scismatici».

UN CORPO A SÉ STANTE
Il grosso problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X sta proprio nel rifiuto sistematico di agire come parte del tutto, ponendosi di fatto come un corpo a sé stante. Anche se a parole si dice il contrario, nei fatti la Fraternità Sacerdotale San Pio X agisce in una indipendenza totale dai vescovi locali e dalla Sede Apostolica. Le recenti e passate consacrazioni episcopali sono state poste in atto precisamente per poter continuare in questa completa autonomia. Per riprendere il Gaetano, nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sia la santificazione mediante i sacramenti, sia l'insegnamento, sia il governo sono esercitati nella più totale indipendenza dalle legittime autorità della Chiesa, rifiutandosi di ricevere i sacramenti al di fuori della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di recepire gli insegnamenti del Magistero, di essere governati dalla Santa Sede. L'oggetto dello scisma non è quello di fondare un'altra chiesa, o una gerarchia parallela, ma di sottrarsi abitualmente all'autorità della gerarchia legittima; ed è precisamente quello che la Fraternità Sacerdotale San Pio X compie da decenni.
È molto significativo quanto il cardinale Journet scriveva nel suo capolavoro di ecclesiologia, L'Église du Verbe incarné; lo scismatico non lo si riconosce necessariamente per una dichiarata intenzione soggettiva di voler costituire una chiesa parallela, di rifiutare in linea teorica la comunione con la Chiesa (in questo caso, Journet, citando la voce Schisme nel Dictionnaire de Théologie Catholique e riferendosi al Gaetano, parla di scisma diretto), ma per il fatto che la volontà si orienta «direttamente e come suo oggetto non verso il rifiuto della comunione, ma verso una cosa che [...] comporta la rottura della comunione» (scisma indiretto). E continua: «Al limite, si avrebbe il caso dello scismatico suo malgrado, un caso meno fantasioso di quanto si pensi: quello dell'uomo che non vuole separarsi dall'unità ma che compie determinate azioni o le compie in un certo modo, e che si ostina a compierle in modo tale che la rottura ne derivi inevitabilmente»; come fu già il caso di Ignaz von Döllinger, sacerdote e teologo, che «ha sempre ribadito la sua volontà di restare nell'unità e mai volle accettare l'etichetta di vetero-cattolico» (vol. 2, p. 829).
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è purtroppo almeno in questa situazione di scisma "suo malgrado", perché, nonostante protesti fedeltà al Papa e alla Chiesa, pone in atto sistematicamente delle azioni che comportano una rottura, di cui la più evidente è quella delle consacrazioni episcopali illegittime. A ragione dunque il Dicastero parla anche di scisma e ricorda la scomunica latæ sententiæ per coloro che vi aderiscono. Anche se non dichiarata.

Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Luisella Scrosati, nell'articolo seguente dal titolo "Cina-Écône, chi estorce la regolarizzazione e chi la rifiuta" spiega perché è diverso il caso dei vescovi della Fraternità rispetto a quelli imposti da Pechino. Questi ultimi di fatto si autoinvitano in comunione con Roma, mentre i primi se ne autoescludono per operare in proprio. Le nomine governative cinesi restano discutibili. ma non giustificano lo scisma lefebvriano.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 luglio 2026:

Dobbiamo oggi affrontare l'obiezione dei due pesi e delle due misure: in Cina si consacrano vescovi senza alcun mandato della Sede Apostolica, per volontà di un governo ateo e comunista, e il Vaticano non scomunica nessuno; la Fraternità Sacerdotale San Pio X consacra quattro vescovi e il giorno dopo il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiara le scomuniche. A questa obiezione se ne associa un'altra: il Papa non poteva riconoscere i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, visto che riconosce quelli cinesi?
Incominciamo da una constatazione di circostanza. L'accordo Cina-Vaticano, mediato dalla Segreteria di Stato e mantenuto riservato, è stato più volte oggetto delle critiche della Bussola, perché appare, almeno per quanto si può osservare, decisamente consenziente ai capricci del governo cinese, il quale ha già più volte imposto ad alcuni vescovi cattolici cinesi di consacrarne altri senza un accordo previo con la Santa Sede. Il problema dunque c'è e si vede. Ma si vede anche l'estrema delicatezza della situazione dei cattolici in Cina, dove la fedeltà alla Chiesa cattolica viene non di rado pagata con la privazione della libertà e la stessa vita. Un rifiuto della Santa Sede potrebbe comportare conseguenze estremamente pericolose per la presenza dei cattolici in Cina. Non è questo il caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Dobbiamo anche tenere presente che, non conoscendo i termini dell'accordo sino-vaticano, non sappiamo se il Papa abbia accordato un'approvazione tacita ad eventuali consacrazioni episcopali, anche senza il mandato esplicito.
Dal mero punto di vista delle circostanze, la situazione dei vescovi cinesi non è dunque paragonabile a quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X; in Cina, la Santa Sede sta cercando una soluzione pratica che permetta alla Chiesa di continuare a sussistere con una gerarchia legittima e ai fedeli cattolici di continuare ad esistere e praticare la propria fede (soluzione che, allo stato attuale, appare assai problematica), mentre nel caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X queste necessità non sussistono.
Ma andiamo al nocciolo della questione: le consacrazioni senza mandato nella Repubblica popolare e quelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X sono effettivamente da porsi sullo stesso piano? La risposta è negativa. Anzi, sotto un certo punto di vista, sono diametralmente opposte. Nel caso dei vescovi cinesi, certamente la Santa Sede potrebbe rifiutare la comunione ai vescovi consacrati senza il mandato apostolico, ma nel momento in cui decide di riconoscere queste consacrazioni, questi vescovi sono vescovi della Chiesa cattolica, appartengono al corpo episcopale, sono soggetti al Papa. Qualunque sia il fine ultimo perverso del governo cinese, questi impone consacrazioni episcopali perché questi vescovi vengano accettati dalla Chiesa cattolica, ossia pretende una regolarizzazione canonica da parte della Santa Sede di vescovi ordinati senza mandato.
Paradossalmente, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha preso la direzione opposta. Essa, di fronte alla proposta di regolarizzazione da parte della Santa Sede ha sempre sistematicamente rifiutato di accettarla: prima nel 1988, poi nel 2012 e quindi ancora nel 2018, quando, come ha di recente dichiarato mons. Guido Pozzo, don Davide Pagliarani respinse una dichiarazione che era maturata di comune accordo, con il pretesto che prima «Roma avrebbe dovuto riconoscere i suoi errori». Anche di recente, di fronte alla proposta del Dicastero di avviare nuovi confronti con lo scopo di raggiungere una regolarizzazione, don Pagliarani ha espressamente rifiutato. In sostanza, i vescovi cinesi accettano di entrare giuridicamente nella Chiesa cattolica, nonostante siano stati consacrati senza mandato, mentre quelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X rifiutano questa proposta di reintegro.
Ancora, possiamo notare che, ad oggi, non risultano consacrazioni episcopali in Cina contro la volontà del Papa, ma semmai senza il mandato. E questa distinzione è di rilievo. Perché se talvolta è possibile consacrare senza il mandato del Papa, presumendo che il Papa tacitamente approvi consacrazioni che vengono effettuate in situazioni di grave necessità per la Chiesa, questo non è possibile quando invece la volontà del Papa si esprime esplicitamente in modo contrario.
Alla luce di quanto detto, diventa chiara la risposta anche alla seconda obiezione accennata: il Papa non poteva dare il mandato per le consacrazioni del 1° luglio a Ecône? Ne avevamo già parlato rispondendo a mons. Athanasius Schneider, quando chiedeva a papa Leone di concedere il mandato apostolico alla Fraternità Sacerdotale San Pio X per le consacrazioni episcopali annunciate. Ma come può il Papa concedere il mandato a chi vuole sottrarsi esplicitamente alla sua giurisdizione? Quanti pensano e dicono che "il Papa poteva anche dare il mandato", non sanno quello che stanno dicendo; sarebbe chiedere che il Papa approvi uno scisma. Perché la Fraternità non stava chiedendo al Papa di concedere il mandato per poter esercitare il ministero nella comunione giuridica della Chiesa cattolica (che, ricordiamo, è necessaria quanto la professione della retta fede), e dunque nella sottomissione alla Sede Apostolica, ma precisamente per potersi sottrarre ad essa, una volta acquisita una "indipendenza sacramentale".
C'è infine un'ultima risposta da dare all'obiezione dei due pesi e delle due misure. Se uno Stato avesse deciso irresponsabilmente di depenalizzare l'omicidio, si dovrebbe allora lottare per chiedere che venga depenalizzato anche lo stupro? O non si dovrebbe piuttosto lavorare perché l'omicidio torni ad essere sanzionato e regni l'ordine nella società? Se l'accordo sino-vaticano non è un buon accordo, qual è la soluzione: lavorare perché questo accordo venga modificato o esigere la libertà di commettere altri atti che si configurano come dei delitti canonici contro l'unità della Chiesa? Se nella casa di Dio regna una consistente impunità su molti fronti, la soluzione è forse quella di aumentare ulteriormente le situazioni di impunità? Davvero si fa veramente fatica a comprendere la logica dei "due pesi e due misure"; si può capire certamente lo stato d'animo di chi magari si vede colpito da una sanzione, mentre altri restano impuniti, ma se quella sanzione è giusta, non bisogna prendersela con l'autorità della Chiesa, ma correggere se stessi.
E purtroppo le scomuniche ai sei vescovi sono più che giustificate, così come è giusto ricordare ai sacerdoti e ai fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X che la sottrazione abituale e sistematica all'autorità del Papa (rifiutando ogni proposta di regolarizzazione canonica), che la Fraternità Sacerdotale San Pio X vive da ormai oltre quarant'anni, significa essere nello scisma e l'adesione allo scisma è un grave peccato contro la comunione cattolica, che comporta la scomunica latæ sententiæ, anche se non dichiarata.

DOSSIER "LEFEBVRIANI? NO, GRAZIE!"
Non possiamo andare via dalla Chiesa Cattolica

Per vedere articoli e video, clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13 luglio 2026

6 - COME SI ADDESTRANO I MEDICI A PRATICARE L'EUTANASIA
Il governo canadese finanzia con 3 milioni di dollari all'anno il programma di preparazione alla morte assistita, ma il piano è top secret
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 9 giugno 2026

Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad occuparsene - anche se il testo in discussione è stato per il momento rispedito in commissione -, mentre in Emilia Romagna la maggioranza ha deciso di tornare su questo tema, con i gruppi consiliari di Pd, Avs, M5S e Civici che hanno depositato un nuovo pdl - intitolato Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito - per disciplinare la morte on demand. Ieri Papa Leone XIV ha tenuto un formidabile discorso al Parlamento spagnolo ribadendo la centralità della tutela della vita umana «dal concepimento fino al naturale tramonto», ma c'è da escludere che il discorso del pontefice, purtroppo, possa portare a chissà quali ravvedimenti i tifosi nostrani della "dolce morte".
Ed è un peccato, anche perché le ombre su questa pratica sono numerose, come prova - su tutti - l'esempio del Canada, che ha riconosciuto la morte assistita solo dieci anni fa e che ne è diventato, nel giro di poco, patria internazionale - con tutto ciò che di inquietante ciò comporta. Parlano chiaramente i dati - dai 1.018 casi del 2016 si è balzati ai 16.499 del 2024, con un'impennata di morti superiore al 1500% -, i casi inquietanti emersi pubblicamente sui media - come quello di un prete cattolico ricoverato per una frattura all'anca cui la morte è stata proposta ben due volte -, ma parla anche la strana condotta dei medici che somministrano la morte e che, a quanto pare, non intendono raccontare a nessuno esattamente come lavorano. Esagerazioni? Niente affatto: cronaca, semplice cronaca. A riferire questa notizia è Alex Schadenberg, 57 anni, attivista nato a Woodstock, Ontario, e grande conoscitore di questi temi in quanto direttore esecutivo dell'Epc, acronimo che sta per Euthanasia prevention coalition.
In breve, Schadenberg ha raccontato che la Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di condividere con la competente Commissione parlamentare il proprio programma di addestramento al personale medico per praticare la morte assistita. Un fatto assai grave, se si considera che la Camap non è indipendente ma riceve dal governo federale la bellezza di 3 milioni di dollari all'anno proprio per sviluppare il suo programma di preparazione alla "dolce morte". Tutto ciò appare ancor più sconvolgente visto che la citata Commissione sta ragionando su come autorizzare l'eutanasia sulla base della sola malattia mentale a partire dal marzo 2027. Ma niente, la Camap ha bocche cucite. E in una email quasi piccata ha fatto presente che lo scopo del proprio programma «non è la promozione o l'educazione del pubblico; piuttosto, esiste per supportare gli operatori sanitari nella comprensione e nell'applicazione del quadro legislativo e clinico esistente nella loro pratica».
Peccato che una Commissione parlamentare non sia esattamente un gruppo estraneo o di impiccioni, ma una istituzione democratica. Come mai allora si vuole nascondere come si formano i medici pro "dolce morte"? Secondo quanto riporta ancora Schadenberg in seno all'associazione si consumano da tempo accesi scontri, con più voci levatesi contro i moduli e i protocolli criticati per non tenere conto di quei profili vulnerabilità - come la mancanza di fissa dimore o la solitudine - che possono spingere qualcuno a chiedere la morte assistita; pare perfino che si formino gli operatori sanitari a considerare non solo difficile, ma pressoché invivibile l'esistenza delle persone con disabilità. Insomma, quella della quale non si vuol condividere il modus operandi sarebbe una vera e propria scuola di morte insensibile, come se non bastasse, alle difficoltà sociali che possono spingere la gente a chiedere di morire.
Quel che è peggio è che quest'insensibilità ormai si sta radicando nella globalità della popolazione canadese. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile che già nel 2023 un sondaggio di Research Co. abbia rilevato che il 28% dei canadesi sia d'accordo per il suicidio assistito per le persone senza dimora in salute e il 27% sia favorevole per offrirlo a quanti versano in condizioni di estrema povertà. No, i canadesi non sono impazziti e, molto probabilmente, non lo sono neppure i membri della Canadian Association of MAiD Assessors and Providers. Semplicemente, una volta che passa l'idea che esistano vite indegne di essere vissute, quest'idea tende a dilatarsi: in un tragico inveramento di quello che i bioeticisti chiamano «pendio scivoloso», si inizia con alcuni casi limite e si finisce con innumerevoli casi, senza più limiti. In effetti, l'impennata di morti assistite - + 1500%, repetita iuvant, in appena otto anni - racconta esattamente questa storia.

Fonte: Sito del Timone, 9 giugno 2026

7 - OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 13, 44-52)
Trovata una perla di gran valore...
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Ancora una volta l'odierna pagina evangelica offre alla nostra meditazione alcune delle così dette "parabole del Regno". Sono brevi racconti (qualche volta addirittura brevissimi) coi quali Gesù rivela con semplicità e quasi con discrezione - si direbbe nell'intento di illuminare senza abbagliare i nostri poveri occhi - il progetto di salvezza del Padre verso di noi; un progetto che comincia ad avverarsi qui in terra e troverà il suo compimento nel mondo definitivo (nel "Regno", appunto).
Il "tesoro nascosto". Un uomo - dice Gesù - scopre un grande tesoro in un campo altrui, e decide furbescamente il da farsi. La legge prescrive che in questi casi si divida il ritrovato a metà tra lo scopritore e il proprietario. Allora egli decide di comprarsi il campo, prima di rivelare la notizia della scoperta, in modo da assicurarsi l'intera proprietà del tesoro. Per far questo vende tutti i suoi averi: vende tutto quello che ha per poter fare l'acquisto. Il sacrificio è grande, ma poi il tesoro lo ripagherà ampiamente di ogni sua rinuncia. È interessante notare che il comportamento del protagonista della parabola è certamente scorretto, anzi è francamente disonesto. Ma Gesù non intende qui darci un insegnamento sulla morale degli affari.
Qui, come nella parabola analoga della perla di grande valore, vuole insegnarci che l'adesione al Vangelo non patisce mezze misure.
Vende tutto quello che ha: questa è la frase più importante del testo. Se si vuole mettersi davvero alla sequela di Gesù, tutto deve essere sacrificato: diventare discepoli di un Salvatore crocifisso impone che tutto nella nostra esistenza sia trasformato.
In fondo, queste due parabole sono il commento - e quasi la raffigurazione scenica - del primo e fondamentale comando della legge antica: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze; o anche della sconcertante frase di Gesù: Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me.
Noi siamo toccati sul vivo da questo insegnamento. Siamo tutti - chi più chi meno - maestri del compromesso: tentiamo sempre di salvare qualcosa da questo sacrificio totale che ci viene richiesto. Nella vita spirituale siamo dei mercanti che mirano sempre a tirare di prezzo, in modo da non rinunciare proprio a tutto, di quello che abbiamo, di quello che siamo, di quello che ci è particolarmente caro.
Ciascuno ha le sue allergie e le sue incompatibilità. Come Rachele, pur essendoci dedicati al culto del Dio vivo e vero, teniamo nascosto qualche idoletto nella sella del nostro cammello.
Invece il Signore, di fronte alla esigente volontà del Padre, ci propone una resa senza condizioni e una totalità di donazione.

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.